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Restando sullo sport, i Giochi Olimpici secondo me sono una gran cagata perché dovrebbero iniziare innanzitutto con la sfilata di tutti gli atleti…
Ehm, guarda che iniziano proprio con la sfilata degli atleti.
Invece d’interrompermi, segui, altrimenti poi ti pentirai di avermi interrotto. I Giochi che voglio iniziano con la sfilata di tutti gli atleti, ma non divisi per Nazioni ed ingessati nei completini nazionali come le parate militari e seguendo il campanaccio del portabandiera. Questa è la scenografia disegnata per l’autocelebrazione della politica. Una scenografia dove non si celebra quello sport che si vorrebbe rappresentare con i cinque cerchi che è vero che rappresentano i 5 continenti ma che sono anche intrecciati fra loro come  un unico popolo, quello della Terra cioè qualcosa di superpartes rispetto alle Nazioni. Lo sport, in quei 5 cerchi intrecciati non ha bandiere che dividendo distinguono. La mia scenografia distinguerà gli atleti solo rispetto alle discipline perché, nello sport, la diversità è solo nella disciplina sportiva che si pratica. Nella mia sfilata ci sarà dunque il gruppo dell’atletica; un insieme con maschi e femmine di tutte le nazioni, senza bandiere e con indosso gli abiti che vogliono; poi un altro gruppo per un’altra specialità. In ogni gruppo, specialità per specialità, saranno assieme il coreano del nord, quello del sud, l’americano e l’afghano, l’iraniano e l’israeliano, il russo e l’ucraino perché un campo sportivo è terreno neutrale, quindi, la politica fuori. Non fuori dal campo, ma proprio fuori dallo stadio. I discorsi d’inaugurazione li faranno gli atleti scegliendosi liberamente il proprio portavoce. Le tribune d’onore, visto che sono riservate ai politici che non pagano, saranno invece occupate, sempre gratis, dai ragazzi delle scuole che, a differenza dei politici, rappresenteranno fisicamente quel diritto allo sport che tante volte gli è negato. La scuola con le sue necessità nel posto che le spetta, la tribuna d’onore. Le premiazioni saranno affidate agli atleti: lo sconfitto che consacra il vincitore, sapendo ognuno che domani potrebbero trovarsi invertiti. Niente alzabandiera ed inni nazionali. Gli atleti non sono soldati. Gli inni e le bandiere vanno bene in guerra. Le spade, le sciabole, le carabine, l’arco e le frecce nello sport sono attrezzi sportivi, non armi. Come lo sono i guantoni.
Non prendertela, ma le tue sarebbero Olimpiadi del cazzo, come il tuo populismo.
In effetti non sarebbero le Olimpiadi di Arien ma quelle dell’ATLETA LIBERo.
Scusa ma, a parte la scenografia, in termini prettamente sportivi cosa cambia?
Non riesci proprio a rompere il guscio culturale nel quale ti hanno rinchiuso. Le Olimpiadi dell’ATLETA LIBERo non intendono cambiare lo sport ma rimetterlo culturalmente sopra alle divisioni ed alle bandiere. L’uomo più veloce del mondo sarà Usain Bolt, conta un cazzo se è bianco o nero, conta un cazzo se è giamaicano o vaticano, Usain Bolt è un ATLETA del mondo! Conta un cazzo la classifica delle medaglie per nazioni. Conta un cazzo la mano sul cuore quando suonano gli inni o il giro di campo con la bandiera sulle spalle.
Non sono d’accordo, sarà solo una scenografia diversa e fuori dal mondo.
Eheh no, sarà un palcoscenico sottratto alla politica e restituito allo sport. Non fuori dal mondo, ma dentro. Un palcoscenico mediatico per gridare un messaggio, lo Sport non ha bandiere, non ha divisioni e, vedrai che, finalmente e culturalmente, finiranno anche le mani sul cuore e i giri di campo con la bandiera sulle spalle. Io ATLETA LIBERo non intendo cambiare lo Sport perché lo sport non lo parlo, lo pratico e va bene com’è. Voglio solo rompere quel cazzo di guscio.