Intorno al vittimismo etnico (in salsa accademica)

 La facoltà di Lettere antiche dell’Università di Princeton ha deciso che non sarà più necessario studiare le lingue classiche per conseguire la laurea: basterà leggere i classici in traduzione. La spiegazione? Semplice: greco e latino sono invariabilmente riconducibili al colonialismo e al suprematismo bianco. Oltre che per tali nobili aspirazioni, per l’ateneo statunitense è anche una questione di numeri, dal momento che, abolendo l’obbligo di cui sopra, si offrirebbe a un maggior numero di studenti la possibilità di accostarsi alle Lettere antiche. Bene, ma in soldoni, quali studenti ingloberebbe questa rivoluzione umanistica? Secondo John McWhorter, linguista afroamericano in forze alla Columbia University, è fin troppo chiaro che Princeton, aspirando a una comunità più inclusiva con studenti provenienti da “una grande varietà di esperienze”, mira ad assicurarsi le iscrizioni di ragazzi neri e di colore, ai quali imporre lo studio del latino e del greco sarebbe da razzisti. In realtà, continua McWhorter, Princeton sta affermando che quelle materie sarebbero troppo difficili da affrontare per gli studenti neri.

Ora, al di là di ogni speculazione linguistica e sociale, è indubbio che i classici sono tali perché dal loro studio non si può prescindere, e il massimo è poterne leggere il testo in originale giacché nessuna traduzione, per quanto prestigiosa, ne restituirà il pathos intrinseco.

Dell’ingratitudine

 Ai tempi del bunga bunga condannammo senza appello le cosiddette olgettine, assimilandole a creature stupende ma senza scrupoli; eppure, a setacciare la pletora di donne che a vario titolo si sono rapportate al Cavaliere, si scopre che – come fa notare Fabrizio Roncone – ce n’è una che brilla per ingratitudine: Laura Ravetto. Dimentica di tutto quello che Berlusconi ha fatto per lei – in parole povere le ha costruito l’intera carriera – con nonchalance giustificata dall’assunto: “Ho capito di non essere il tipo di donna che piace a Berlusconi. Sono hippy, a lui piacciono più composte“, dopo quindici anni di militanza in Forza Italia ha pensato bene di passare alla Lega.

Ora, fatto salvo il paradigma secondo cui ognuno fa come gli pare, incontestabilmente l’ingratitudine s’accompagna alla dimenticanza, e per niente al mondo la si può giustificare.

ravetto: non sono il tipo di donna di berlusconi, a lui piacciono le donne più ubbidienti - Cronache

L’Hemingway fluido

 Un documentario mandato in onda dalla Pbs – la tv pubblica americana – ha svelato al grande pubblico un ritratto inedito del virilissimo Hemingway; tra le altre cose, il nostro appare con i capelli biondo platino, come quelli della quarta moglie Mary Welsh. Si sono così riaccesi i riflettori su un gigante della letteratura a stelle e strisce,  inviso alla sensibilità contemporanea per quella mai sottaciuta avversione per omosessuali e lesbiche, e per l’uso disinvolto della n-word.

Ma quello che più colpisce della vita di Hemingway è che oltre al macho, al donnaiolo, al rissoso, c’era un uomo tormentato, e con molta probabilità non esattamente contento d’essere maschio. Non una novità per la critica hemingwayana che già ne Il giardino dell’Eden, analizzando la storia di Catherine e David, aveva rilevato l’interesse dello scrittore per lo scambio di ruoli tra moglie e marito. Sia quel che sia, il disvelamento dei risvolti privati di Hemingway insegna, qualora ce ne fosse ancora bisogno, che sono le zone d’ombra a soggettivare un individuo, e che allo stesso spetta la libertà di scegliere cosa fare di sé.

American writer and journalist Ernest Hemingway and his wife,... Foto di attualità - Getty Images

Laura Boldrini

Laura Boldrini e l'italica ignoranza - Il Barbuto

 Di battaglie ne ha combattute tante, Laura Boldrini, una su tutte quella contro la disparità di genere e di recente quella contro un condrosarcoma. Donna composta ma di polso, Laura non sa cosa sia la vendetta: benché non abbia dimenticato una certa frase di Beppe Grillo (“Cosa succederebbe se ti trovassi la Boldrini in macchina?”), quando il galantuomo è caduto in disgrazia – a seguito delle ben note vicende che riguardano il figlio – non ha colto l’opportunità di infierire. È altresì vero che un tumore riscrive l’elenco delle priorità, e rendere pan per focaccia a uno sbruffone non è neppure tra quelle.

Promuoviamoli tutti ma smettiamola di vezzeggiarli

 Non c’ho mai creduto alla storiella che i nativi digitali hanno sofferto pene che rasentano l’indicibile per via della DAD che li ha costretti a un surplus di connessione; sebbene sia innegabile che il lockdown, anche parziale, abbia inasprito le discrepanze caratteriali di questo e quello, è altresì vero che a soffrire maggiormente sono stati insegnanti, professionisti e in generali tutti gli adulti che con la tecnologia non c’andavano a braccetto. Ora è tempo di tirare le somme: che tutti gli alunni siano promossi e che i genitori la smettano di commiserarli.

Io Jane lui Tarzan

 Concluso il tempo della paralisi, è arrivato il momento di rimettersi in cammino. Innanzitutto in senso letterale. Per questo motivo luglio ci vedrà impegnati lungo il Sentiero degli Dei. Mi sarebbe piaciuto poter vivere l’esperienza, che ovviamente non si esaurirà nella sola camminata, come quando non avevamo smartphone o GPS, ma ho dovuto arrendermi in fretta perché il resto della compagnia non ci pensa per niente ad abbandonare la urban life. Solo uno mi ha detto: ti seguirei fino in capo al mondo. Preso in parola. Io Jane lui Tarzan. Ma con spray antizanzare

Dying for sex

Dying For Sex - Society Podcast | Podchaser

 Quando Molly Kochan scoprì che il tumore al seno era tornato ed era al quarto stadio, decise di impiegare il poco tempo che le restava vivendo al massimo. Lasciò il marito al quale era legata da un matrimonio infelice, e si convertì a una serie di avventure sessuali, raccontate in prima persona nel podcast Dying for sex che poche settimane fa ha vinto il titolo di “podcast of the year” agli Ambies (Awards for Excellence in Audio).  Molly è morta, quarantacinquenne, a marzo del 2019, ma la sua  storia ha un seguito nel libro di memorie Screw Cancer: Becoming Whole.

La sofferenza fine a se stessa è scandalosa tanto quanto essere a parte della propria data di scadenza, e se la linea destinale non può essere sovvertita, si dovrebbe poter morire con la consapevolezza che, al netto di miserie e ammanchi, vivere ha avuto un senso.

Languishing, l’emozione del 2021

Languishing, ovvero languire apaticamente. Perché niente di ciò che il mondo offre al di là dei muri perimetrali della casa è degno di interesse; è una condizione che riguarda soprattutto gli adolescenti e i giovani adulti, ai quali il lockdown ha dato la mazzata finale. Tristezza rassegnazione indifferenza permeano le giornate degli individui in questione, il cui unico sollievo sta nell’abuso dei media tecnologici. Tutti possono uscirne, ma i privilegiati appartengono alle classi agiate. Del resto periferie e agglomerati urbani fuori dalla grazia di dio sono stereotipi edificanti solo per registi e romanzieri particolarmente ispirati.

Le Instapoet

Citazioni di poesie, Citazioni brevi, Citazioni che ispirano

 Le Instapoet sfatano il luogo comune secondo cui non ci si guadagna da vivere facendo il poeta: grazie alla notorietà ottenuta su Instagram, vantano ottimi contratti editoriali. Niente selfie per i loro follower, ma Instapoesie talvolta corredate da immagini. Un esempio per tutte Rupi Kaur: col suo primo libro ha venduto oltre due milioni e mezzo di copie, malgrado versifichi semplicisticamente (basta dare un’occhiata alle righe in alto). Ora, lungi dal voler infierire, è molto probabile che la ragazza, oggi ventottenne, si farà. Del resto se ce l’ha fatta Amanda Gorman, potrebbero farcela anche le colleghe di Kaur.

cin cin gin

Anche le scrittrici bevono | Fiori del male

 Alcolico e incolore, ad eccezione del London nr. 1 che è turchese, il gin trova nel 12 giugno la giornata a lui dedicata; è l’alcolico più venduto al mondo e vanta estimatori eccellenti tra i quali Umberto Eco e la regina Elisabetta, la cui passione per il gin & tonic spinge i buontemponi a parafrasare God save the Queen in Gin save the Queen.

C’è chi lo demonizza, ma non sa cosa si perde; in un contesto conviviale, privilegiando la morigeratezza, il gin fa emergere il maître-à-penser che è in te. Tranquillo, nel tuo eloquio non figureranno clichés, sempre che a priori non vi sia stata una lotta tra il tuo cervello e il nulla, col secondo come vincitore.