Settembre 2020: The Sex Pistols – NEVER MIND THE BOLLOCKS (1977)

Sex Pistols - Never mind the bollock

 

Data di pubblicazione: 27 ottobre 1977
Registrato a: Wessex Sound Studios (Londra)
Produttore: Chris Thomas & Bill Price
Formazione: Johnny Rotten (voce), Steve Jones (chitarra, basso, cori), Sid Vicious (basso), Glen Matlock (basso), Paul Cook (batteria)

 

 

Lato a

 

                        Holidays in the sun
                        Bodies
                        No feelings
                        Liar
                        God save the Queen
                        Problems

 

Lato B

 

                        Seventeen
                        Anarchy in the UK
                        Submission
                        Pretty vacant
                        New York
                        EMI
 

I am an anti-christ, I am an anarchist…

 

 

Il punk fu qualcosa di terribilmente travolgente, devastante, disorientante. Fu un genere che nel suo periodo di maggiore esposizione portò la controcultura iconoclasta come reazione ai fenomeni di massa omologanti, lobotomizzanti. Nella sua “antiestetica” il punk proponeva la demolizione delle icone, dei miti, dei punti di riferimento, dalla politica alla religione, dalla famiglia al culto della persona. La sua etimologia appunto sta ad indicare che il centro di gravitazione cui ruota è l’essere “sporco”, “delinquente”, in sostanza l’essere i peggiori.
Le origini del genere, in tutte le sue forme, trovano radici nel tempo, ma è nella seconda metà degli anni ’70 che il punk invase le giovani generazioni portandole nella devastazione più totale. E una delle voci più dirette  e dure di quel periodo fu quella dei Sex Pistols di Johnny Rotten. Una band passata alla storia pur avendo dato alle stampe un solo album, ma che ha il merito di aver demolito mura più grandi e dure di quelle di Gerico.
In questo caso l’associazione diretta tra genere e artista è una delle più immediate: non si può pensare al punk senza tenere in conto quello che fu Never mind the bollocks. Questo disco fu il centro propulsore di tutta la “nuova musica” che emergeva, di un’esigenza ribelle e rivoluzionaria molto più violenta e refrattaria a qualsiasi regola di tutto ciò che lo aveva preceduto. Un disco che dichiarava guerra a tutto: ai miti del rock (presi di mira in questo periodo erano i “dinosauri” del rock come Genesis, Pink Floyd o Deep Purple) e alla classe borghese con una rabbia e una cattiveria senza eguali, ma anche tutta la precedente generazione hippy. Never mind the bollocks spazzava via tutto, e nulla sarebbe stato più uguale a prima!
Come Elvis Presley, come i Beatles, i Rolling Stones, i Velvet Underground, i Doors… I Sex Pistols incarnavano qualcosa di veramente nuovo e rivoluzionario nella musica rock che era destinato a rimanere nel tempo. Il loro linguaggio era la devastazione pura. Borchie, capelli cotonati, catene, chiodi e incisioni sulla viva carne, altro non era che lo spirito di una perenne inquietudine cui loro davano voce.
Basti pensare al celeberrimo inno iconoclasta di God save the Queen, dove l’unica certezza è il “nessun futuro”, in un afflato nichilista di incrollabile certezza, oltraggiosa e apocalittica, ironicamente pubblicato in concomitanza con il giubileo della Regina Elisabetta. Altra particolare attitudine nichilista è contenuta nell’altro inno Anarchy in the UK dove Johnny Rotten si dichiara anarchico e anticristo, e la libertà umana non è una possibilità, ma la dimensione di una devastazione totale!
Ma il disco si riassume anche nella apocalittica Holidays in the sun, nell’inno osceno di Bodies (dove prendono posizione contro l’aborto, non si sa se in maniera convinta o sarcastica), nell’invettiva sarcastica di No feelings, nella denuncia marziale di New York. Vi è spazio per gli screzi tra Rotten e McLaren in Liar o nella presa in giro alla loro casa discografica in EMI, che diverse perplessità manifestò nel pubblicare il disco. Delirio puro sangue scaturisce in Problems e Submission, mentre Seventeen riassume l’aria che respirava in quel determinato periodo storico, e Pretty vacant prende in giro i disoccupati.
Tutto questo grondava di chitarre granitiche e grandiose, violente, ritmica durissima,, e una voce che più che cantare, urlava,  ma che nello stesso tempo non misconosceva la melodia. In tutto questo ritroviamo un comportamento sempre scostante, provocatore (come ad esempio indossare maglie con le svastiche nel quartiere ebraico di Londra), che non accetta dialogo o compromessi di nessun tipo. Nessun futuro, appunto!
Mood maledetto e iracondo che mieterà la sua vittima in Sid Vicious, e porterà su altri territori nei lavori dei PIL, dove Rotten si riprenderà il suo nome (John Lydon) e proseguirà tra punk rock e new wave. Ma Never mind the bollocks resterà in eterno un manifesto generazionale importante e maledetto, ribelle e sboccato, che farà scuola a molte altre band del futuro.

 

I punk dicono: «Ok, noi suoniamo veloce e distorto. E allora?». Ecco, a me piace quell’e allora?”
(Frank Zappa)

Settembre 2020: The Sex Pistols – NEVER MIND THE BOLLOCKS (1977)ultima modifica: 2020-09-28T15:46:24+02:00da pierrovox

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