PRIMO VIAGGIO: Antonio

Con la pensione e il tempo libero che il Casagrande pensa di avere, matura la decisione di andare a ritrovare quelle persone che da tempo ha perso di vista, piccoli viaggi di una giornata che quando lavorava non riusciva mai a fare.

La prima persona che il Casagrande vorrebbe andare a trovare è Antonio.

Antonio l’ha conosciuto nel 1995, era il direttore di un negozio di elettrodomestici nel centro commerciale a Vicenza attiguo a quello dove Il Casagrande aveva la responsabilità, Antonio andava da lui a comprarsi le cravatte, Lui si recava da Antonio per comprare i cd da masterizzare.

Il Casagrande spendeva una bella cifra in cd vergini che usava per crearsi compilation su misura da ascoltare in auto durante i suoi viaggi di ritorno in Piemonte, Antonio era un patito di cravatte multicolori e ne acquistava una ogni settimana.

La vita nei centri commerciali è molto familiare, bastarono pochi giorni per conoscere gran parte delle persone che prestavano la loro opera lavorativa in quei centomila metri quadrati.

Ci si ritrovava al mattino a fare colazione, alla tavola calda per il pasto di mezzogiorno, il caffè a metà pomeriggio e l’immancabile aperitivo prima della chiusura delle botteghe.

Un appunto prima di continuare, il Casagrande arrivò a Vicenza in una fredda serata di novembre, preso alloggio in un albergo nelle vicinanze del centro commerciale si chiedeva che tipo di città lo aspettava, abituato alla provinciale Alessandria, non sapeva nulla di preciso su quella che sarebbe divenuta la sua nuova residenza, era la prima volta che veniva nella città dei magnagatti.

Il mattino successivo, in attesa di ricevere le chiavi del negozio si era recato al bar del centro per fare colazione, seduto al tavolo ordino il classico cappuccio e briosce e si mise a sfogliare il giornale locale, dalla lettura del quotidiano aveva capito che la città di provenienza e quella in cui si apprestava a vivere erano molto simili, piccole, a misura d’uomo e lo apprendeva dalle notizie che leggeva, al signor Rossi era morto il cane investito da un pirata della strada, la signora Maria si era rotta l’anca andando a fare la spesa, insomma un posto che se scoreggiavi l’avrebbero scritto su quelle pagine.

Mentre sorseggiava il caffè vide arrivare una coppia di anziani che prese posto al tavolino vicino, non poté fare a meno di ascoltare la loro ordinazione, l’uomo tuonò al cameriere “na bira e na raspa”.

Pur non conoscendo la lingua veneta era evidente che erano state ordinate una birra e una grappa, alla faccia, erano solo le nove del mattino.

Colpo di scena, arrivano le consumazioni ordinate, l’uomo si beve la birra mentre la grappa è letteralmente ingoiata dalla donna, per la miseria dove sono capitato, fu il pensiero del Casagrande.

Ma continuiamo con la vita nel centro commerciale.

Ecco la nota dolente: gli aperitivi.

Come avete potuto notare gli aperitivi sono al plurale perché erano più di uno e c’è un suo perché.

Ad Antonio e al Casagrande si era unito Pasqualino, una macchietta d’uomo campana che parlava un misto di Veneto al Napoletano che risultava incomprensibile ai più, titolare del negozio che riparava scarpe, un personaggio che raccontava una marea di barzellette alle quali si rideva più per educazione che per ilarità e comprensione.

Nel centro commerciale c’erano quattro bar, in uno si faceva colazione, negli altri l’aperitivo, il tutto avveniva con una turnazione programmata in modo da non far torto a nessuno.

Bevuto il primo aperitivo, si alzava Antonio e andava a pagare, ritornando verso i rispettivi negozi il Casagrande sentendosi in debito faceva fermare tutti al secondo bar per offrire a sua volta un giro, a questo punto Pasqualino affermava che il prossimo aperitivo sarebbe toccato a lui, il che avveniva nel quarto d’ora successivo.

Se l’aperitivo era un prosecco o uno spritz macchiato le tre bevande si supportavano abbastanza bene, ma se si partiva con un Amerikano chiudere il negozio e far quadrare la cassa diventava un’impresa non da poco e tornare a casa con un tasso Alcolemico sopra le righe metteva seriamente a rischio la patente specialmente per Antonio che arrivava da Padova.

La permanenza del Casagrande in Veneto durò  un paio di anni, il Direttore generale lo trasferì di nuovo in Piemonte, quella che doveva sembrare una promozione e un riavvicinamento a casa si rivelò un castigo perché nel frattempo il nostro eroe aveva trovato l’amore.

Ma torniamo ad Antonio, che regolarmente chiamava il Casagrande per riferirgli che il nuovo direttore non gli faceva sconti sulle cravatte, non prendeva mai l’aperitivo, era scorbutico e forse anche un po’ finocchio, insomma il Casagrande gli mancava.

Il Casagrande non mancava mai di passare a trovarlo ogni qualvolta tornava a Vicenza per incontrare la fidanzata, sino al giorno in cui Antonio le comunicò che dal mese successivo sarebbe andato in pensione.

Da li sono un paio di telefonate per gli auguri di Pasqua e Natale poi il silenzio assoluto, il rapporto s’interruppe.

Nessuno ebbe più notizie dell’altro.

Ecco che il Casagrande, curioso di natura, vuole sapere che fine ha fatto Antonio e decide di andare a Padova a trovarlo.

Per prima cosa prende in mano la vecchia agenda sulla quale erano riportati tutti i contatti della sua vita.

Quello di trascrivere tutti i numeri di telefono era iniziata quel giorno che il suo primordiale telefonino Nokia l’aveva abbandonato per passare a miglior vita, negli anni 90 google c’era ma non forniva tutti quei servizi che oggi mette a disposizione dei suoi utenti.

Compone il numero nella speranza sia ancora attivo, un attimo di attesa ed ecco che iniziano gli squilli, uno due tre quattro, nessuna risposta.

Dopo dieci minuti ci riprova, stavolta arriva la risposta, dall’altra parte una voce di donna.

Buongiorno stavo cercando Antonio.

Glielo passo.

Pronto chi parla? Ciao sono Casagrande.

Casagrande chi?

Il tuo fornitore ufficiale di cravatte di vent’anni fa.

No non compro niente e riattacca.

Aspetta un paio di minuti e poi ricompone il numero e risponde nuovamente una voce femminile.

E’ una voce giovanile sicuramente non è la moglie ma tanto vale provare.

E’ la moglie?

No, risponde, la moglie è mancata cinque anni fa, io sono la badante se vuole le passo la figlia.

Il Casagrande spiega alla figlia chi è e quali sarebbero le sue intenzioni.

La risposta non è delle più felici: se vuole venire faccia pure, ma penso che sarà difficile che la possa riconoscere, la demenza accompagnata all’Alzheimer sta facendo il suo corso, in fondo ha ottantadue anni.

Il Casagrande rimane interdetto per qualche secondo, cosa fare?

Si arrocca sulla difensiva adducendo al fatto che non vuole disturbare, ci penserà e se deciderà per la visita chiamerà prima e riattacca.

Una briciola di malinconia lo assale, fare la visita e sprofondare nell’amarezza oppure fare finta di niente e lasciare cadere tutto nel dimenticatoio?

Opta per la seconda ipotesi per far si che nella sua mente vaghi ancora il ricordo di quell’omone compratore seriale di cravatte e grande bevitore di aperitivi.

Il primo viaggio è saltato speriamo nel prossimo, che sia un po’ più allegro di questo ma non si fa illusioni sperando che non tocchi a lui la stessa sorte di Antonio.