Affiorano i ricordi

Alla fine di febbraio mi chiama l’assessore alla cultura del paese dove vivo, un’allegra cittadina alle porte di Vicenza, e mi chiede di organizzare a nome dell’associazione con cui collaboro uno spettacolo su Imerio Massignan, un ciclista che sul finire degli anni 50 inizio 60 era diventato famoso per le sue epiche scalate.

Imerio era nato nel paese dove vivo, giusto quindi dare spazio alla sua storia, fatta di successi.

Ho subito accettato perché il famoso ciclista mi faceva respirare un po’ di terra mandrogna, infatti ha passato metà della sua vita a Silvano D’orba ed era uno degli idoli di mio padre, ciclista irriducibile.

Chiamo la compagnia e parlo con l’autore dello spettacolo, si può fare.

La settimana scorsa lo spettacolo è andato in scena, un successone.

Prima della rappresentazione salgo sul palco e mi rivolgo al pubblico, devo presentare la compagnia che da li a poco andrà in scena, spendo anche due parole sulle motivazioni che mi hanno spinto ad organizzare la serata e accenno al fatto che sono di Alessandria.

Alla fine della manifestazione teatrale gli attori sono sotto il palco a stringere la mano alle autorità intervenute, qualcuno del pubblico vuole farsi autografare il libro scritto dall’interprete principale dal quale è stato tratto lo spettacolo appena visto, io me ne sto in disparte lasciando che si godano il momento.

Ad un certo punto mi sento toccare sulla spalla, mi volto e di fronte a me c’è un signore, che poi scoprirò ha 85 anni, e mi chiede se davvero sono di Alessandria, rispondo di si, ci ho vissuto per una quarantina di anni prima di trasferirmi in Veneto per lavoro.

Lui mi dice che era stato un direttore di gare ciclistiche e che nella mia città aveva un amico con il quale aveva diretto parecchie corse.

Mi si illumina lo sguardo, non lo lascio finire e dico subito “Pieri Bassano”.

Lui conferma e mi chiede se lo conoscevo.

Certo che l’ho conosciuto, abbiamo anche lavorato insieme.

Il vecchietto mi guarda stupito ed esclama “che coincidenza” e li mi parte l’embolo dei ricordi e lo rendo partecipe.

Siamo nel 1974 e per premiare un’esaltante annata scolastica inizio a lavorare presso la ditta Melchionni, solo per l’estate ma è quel che basta per farmi capire che lo studio è una cosa importante e il lavoro è faticoso.

Vengo assegnato al reparto ingrosso uomo.

Chiaramente essendo il più giovane e ultimo arrivato sono preso d’assalto con i lavori più antipatici e soprattutto da una miriade di scherzi.

La prova più dura era quella di non reagire, l’unica volta che l’ho fatto mi sono ritrovato con un giro di nastro per imballaggi al posto delle mutande.

Dopo una settimana di servizio vengo mandato dal droghiere che aveva il negozio in fondo alla via a prendere “doi ettu ad mur pist”, praticamente una porzione di schiaffi.

Non sono sprovveduto, conosco il dialetto, quindi mi avvio verso la drogheria ma non entro, torno indietro e dico al collega più anziano che mi aveva affidato la commissione “ ha detto il droghiere che è finito e comunque, sapendo che non era vero, non avrebbe potuto consegnarmelo in quanto ancora minorenne.

Uno sguardo di delusione per la mancanza di risate nel vedermi tornare con le guance rosse dagli schiaffi.

Passa qualche giorno e vedo un gruppo di colleghi armeggiare vicino a uno scafale, sento qualche improperio, l’istinto mi direbbe di girare alla larga ma la curiosità mi frega.

Dal gruppo si stacca un tal Cristiani, un personaggio divertente sempre pronto alla battuta, uno dei principali artefici dell’allegria del reparto, mi fa cenno di avvicinarmi.

Con voce affaccendata e concisa mi dice “vola giù al reparto tessuti da Pieri Bassano e fatti dare lo squadra cartelle prima che venga giù tutto”, roteando la mano in segno di velocità.

Cos’era lo squadra cartelle proprio non lo sapevo, quando arriverò di fronte a Pieri avrò delucidazioni, l’importante è non deludere il sig, Cristiani, quindi cerco di fare più in fretta possibile.

Arrivo davanti al banco dei tessuti che occupava tutta la parete al di la del quale Pieri Bassano aspettava i clienti da servire.

“Pieri di sopra serve lo squadra cartelle”, e lui mi chiede: di che misura?

Io non avevo in mente cosa fosse lo squadra cartelle figuriamoci se avevo idea di quale misura poteva essere.

Lui apre un cassetto e mi dice guarda qui e prendi quella ti che serve.

Io per non fare la figura dell’idiota mi allungo sul banco per guardare dentro al cassetto e pensavo: prenderò la prima che mi capita e se sbaglio dirò che è quella che mi ha dato Pieri.

Appoggiato con le braccia al banco allungo il collo e cosi facendo espongo la faccia al primo schiaffo con la voce di Pieri che dice “ questa è la squadra” e subito dopo ne sento arrivare due, una dietro l’altra “e queste sono le cartelle”

Con il viso arrossato dalla squadra cartelle che avevo appena ricevuto mestamente ritorno al reparto con il montacarichi.

Appena si apre la porta vedo schierato tutto il reparto che se la sta ridendo a più non posso.

Cristiani con il sorriso sulle labbra mi viene incontro e mi dice “lo squadra cartelle non serve più, puoi tenertelo e portarlo a casa”

Non potendo reagire feci buon viso a cattiva sorte e mi misi a ridere anch’io,poco dopo tornai giù al reparto tessuti dove Pieri Bassano mi portò dal mitico Giuseppone e bere una gazzosa!

Il vecchietto si è messo a ridere e dandomi una pacca sulle spalle mi dice “ bei tempi, quelli”.