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*Donna:* (Stringendo tra le dita una fotografia strappata, i bordi bruciacchiati dal calore di un accendino) «Mi ha venduta per un pugno di rilevanza, Gatto. Qualcuno che chiamavo “fratello”, qualcuno che conosceva ogni mia crepa. Ha usato le mie confidenze come moneta di scambio. Fa male più del freddo, questo veleno che scorre dove prima c’era fiducia.»
*Gatto:* (Stiracchiandosi pigramente) «Gli umani chiamano “amicizia” un patto di non aggressione temporaneo. Ma appena la fame morde o il riflesso di una moneta brilla più forte, i denti affondano nella carne più vicina. Non chiamarlo tradimento, chiamalo “natura”. Io non mi fido nemmeno della mia ombra quando la luce cambia angolo.»
*Donna:* «Ma non finirà così. Ho i suoi segreti chiusi in questa mano. Se devo affogare, mi assicurerò che lui sia l’ancora che mi trascina a fondo. Voglio vederlo perdere il respiro mentre la maschera gli scivola via. La ripicca è l’unico modo per sentirmi ancora intera.»
*Gatto:* «La vendetta è un pasto che puzza di vecchio, umana. Ti riempie lo stomaco di sassi e ti toglie l’agilità. Mentre tu progetti come morderlo, lui sta già cercando la prossima gola da tagliare. Ehi, tu che vedi le carogne prima ancora che smettano di muoversi! Vale la pena masticare cenere per sentirsi vincitori?»
*Corvo:* (Gracchiando una risata secca, mentre le pupille riflettono il rosso di un’insegna al neon) «Vedo un altro spettro che cerca di curare una ferita scavandone una identica. Il tradimento non è un furto, è un’epifania: ti ha mostrato il mostro dietro lo specchio. Ma la tua ripicca? È solo il tentativo di diventare il mostro che ti ha ferito per non averne più paura.»
*Donna:* «Quindi dovrei restare a guardare? Lasciare che cammini sulle mie macerie come se nulla fosse?»
*Corvo:* «L’odio è un legame più stretto dell’amore. Se ti vendichi, resterai incatenata a lui per l’eternità. Vuoi davvero che la tua storia sia scritta con l’inchiostro che lui ha versato? Il vero schiaffo non è il colpo di ritorno, è il vuoto che lasci dietro di te quando capisce che non ha più nulla da tradire.»
*Gatto:* (Socchiudendo gli occhi gialli) «Esatto. Lascialo al suo banchetto di bugie. Le persone che tradiscono mangiano da sole, anche quando la tavola è piena. Io preferisco cacciare nel buio, dove nessuno sa chi sono e nessuno può vendermi.»
*Donna:* (Lasciando cadere i pezzi della foto nel vuoto, guardandoli disperdersi come neve sporca) «È difficile restare puliti quando tutti intorno a te giocano nel fango.»
*Corvo:* «Non cercare la pulizia, cerca la distanza. Il tradimento è un incendio che brucia solo se gli dai il tuo ossigeno. Lascialo spegnere nel silenzio. Niente terrorizza un traditore più del disprezzo che non si prende nemmeno la briga di colpire.»
C’è un senso di rara quiete nel ritrovarsi riflessi in parole che sembrano scritte da una mano sola. È quel fenomeno in cui la realtà si spoglia del superfluo per farsi verità, semplice e immediata, capace di abitare uno spazio dove la logica non ha più bisogno di bussole. In quel lasso di tempo in cui le ore si sono smarrite, non è stato solo il tempo a correre, ma anche la consapevolezza di un’intesa che non cercava spiegazioni, perché si spiegava da sé. Quei pensieri che si sono duplicati reciprocamente non erano che il battito di una stessa sintonia, germogli cresciuti nel calore di un contatto che non ha avuto paura di prolungarsi, dal primo raggio di sole fino al sipario scuro delle stelle. È un’ammirazione che non resta ferma, ma che fluisce e ritorna, carica della stessa piacevole sorpresa. è stato naturale, come se quel filo sottile del gradimento fosse l’unica trama possibile in una stanza dalle pareti chiare, dove lo sguardo ha saputo andare oltre la maschera per leggere l’intenso, il profondo, l’accattivante. Condividere quel pensiero significa riconoscere che quella magia non è stata un’eccezione al contesto, ma la creazione di un mondo nuovo. Dove tutto è particolare, eppure tutto è, finalmente, al suo posto.

L’Eclissi del Tempo
Donna: (Osservando l’orologio da polso fermo) «Il tempo ha smesso di correre. Forse si è stancato di inseguire promesse che non sappiamo mantenere.»
Gatto: «Il tempo non corre mai, umana. Siete voi che correte in cerchio convinti che il traguardo sia ovunque tranne dove vi trovate ora. Per me, ogni secondo è solo un modo diverso di tendere i muscoli.»
Donna: «Ho una scatola piena di vecchie foto nell’armadio. Ogni volta che la apro, sento l’odore della polvere e dei rimpianti. Sono frammenti di persone che non riconosco più.»
Gatto: «Le foto sono solo cicatrici stampate su carta. Tu le chiami ricordi, io le chiamo zavorre. Perché conservare l’immagine di un sole che è già tramontato anni fa?»
Donna: «Perché ho paura che, se dimentico da dove vengo, non ci sia più nessuno ad abitare questa pelle. Se perdessi la memoria, sarei ancora io?»
Gatto: «Saresti libera. Ma voi preferite la schiavitù di un passato che vi mastica lentamente. Ehi, uccello del malaugurio! Tu che voli sopra i secoli, che ne fai dei tuoi ieri?»
Corvo: (Gracchiando appena, con gli occhi fissi sull’orizzonte grigio) «Io non ricordo, io osservo il ritorno. Il mondo è una giostra rotta che cigola sempre la stessa melodia. Voi chiamate “nuovo” solo ciò che avete dimenticato troppo in fretta.»
Donna: «Quindi siamo condannati a ripetere gli stessi errori sotto luci diverse?»
Corvo: «Siete condannati a chiamare “destino” il peso delle vostre omissioni. Io resto qui sul cornicione perché il passato ha un sapore metallico e il futuro è solo un altro modo per dire “mai”. Ma non preoccupatevi…»
Gatto: «…sì?»
Corvo: «C’è una certa eleganza nel naufragare sempre nello stesso punto della riva.»
Gatto: «Perché ti vesti come se dovessi andare a un funerale ogni giorno?»
Donna: «È un omaggio alle versioni di me che ho dovuto uccidere per restare viva. E tu? Sei nero come il vuoto.»
Gatto: «Io non mi vesto, umana. Io sono l’ombra che hai paura di proiettare. Siamo uguali: entrambi guardiamo fuori dalla finestra aspettando qualcosa che sappiamo non arriverà mai.»
Donna: «La pioggia?»
Gatto: «No. La conferma che esistiamo anche quando nessuno ci guarda.»
Donna: «E se non arrivasse mai?»
Gatto: «Allora continueremo a fissare il nulla con stile. Ma chiedilo a lui. Ehi, tu sul cornicione! Che dici?»
Corvo: (Con un battito d’ali lento) «Dico che siete ciechi. Cercate la conferma di esistere là fuori, nel buio o negli occhi degli altri, come se foste frammenti di un film interrotto. Ma guardatevi: siete qui, un’anima inquieta e un predatore silenzioso, a dividere lo stesso freddo sul marmo.
Non serve che il mondo vi guardi per essere veri.»
Donna: «E allora perché resti lì, sul bordo del baratro?»
Corvo: «Perché da qui la vista sulla vostra solitudine è bellissima.»
C’era una volta, all’angolo di una strada battuta dal vento, una lanterna dal ferro battuto e i vetri così limpidi da sembrare fatti d’aria. I viandanti la amavano. Si fermavano sotto di lei per scaldarsi le mani e per scambiarsi promesse, convinti che quel bagliore dorato fosse il battito di un cuore generoso, un fuoco eterno che ardeva per confortare il mondo.
Ma la lanterna custodiva una verità silenziosa.
Molto tempo prima, durante una notte di tempesta e fiamme, un incendio troppo violento l’aveva investita. In quell’istante, il calore era stato così spietato da consumare ogni singola molecola d’ossigeno sotto la sua cupola. Lo stoppino si era polverizzato e l’olio era svanito, lasciando dietro di sé una camera blindata, un vuoto pneumatico dove il tempo si era cristallizzato.
Da allora, la lanterna non aveva più generato un solo briciolo di calore proprio.
Tuttavia, non smise di brillare. Scoprì di possedere un talento spettrale: sapeva catturare la luce delle stelle, i riflessi dei lampioni lontani e persino il calore che emanava dai cuori di chi le passava accanto, restituendolo amplificato, perfetto, purissimo. Rideva attraverso i riflessi del mattino e piangeva con le gocce di rugiada sui vetri, simulando una vita che non le apparteneva più.
La gente continuava a ringraziarla. “Grazie per la tua luce,” sussurravano i viandanti, ignari di stringersi a un guscio di ferro gelido.
La lanterna restava appesa al suo braccio di metallo, guardando il mondo con la lucidità di chi non può più essere ferito. Era diventata un faro per gli smarriti proprio perché non aveva più una rotta da seguire. La sua vera solitudine non era nel buio degli altri, ma nella consapevolezza che, nonostante la bellezza del suo riflesso, dentro di sé non sarebbe mai più entrato un soffio d’aria.
Era condannata a essere un miraggio di salvezza: un vetro limpidissimo sospeso sopra un deserto di cenere, dove non riusciva a sentire nemmeno il brivido del proprio vuoto.
L’Eterna Eclissi
Il mattino dopo, la polizia trovò il Conte immobile, con gli occhi vitrei e bianchi. Non era morto, ma era vuoto: la sua mente era prigioniera nel riflesso delle sue bugie.
Sul tavolo, al posto delle prove dei suoi raggiri, c’erano solo petali appassiti e cenere.
In una galleria d’arte, la donna dai capelli mossi e occhiali scuri porse una rosa a un giovane curioso.
“Il buio non nasconde i segreti,” spiegò lei, “li mette a nudo.”
Mentre si allontanava, il giovane lesse il cartiglio di un antico dipinto alle sue spalle, le stesse parole che il Conte aveva ignorato: “Mentire è il crimine più antico, un tradimento che ferisce l’anima; la fiducia resta la vittima senza giustizia, poiché ogni menzogna è un taglio profondo nel cuore di chi crede.”
La donna svanì tra la folla, un’ombra silenziosa pronta a ricordare al mondo che il cuore non dimentica mai una ferita inferta da una bugia.


La Luce che Acceca
Il Conte non confessò.
Chiamò il “Collezionista” per inondare la villa di luce artificiale, convinto che il bagliore potesse cancellare la colpa.
“L’oscurità vive dove c’è ombra,” diceva il mercenario.
Ma a mezzanotte, la luce non si spense: venne divorata. I riflettori esplosero e il Collezionista cadde in un sonno senza sogni al solo tocco della donna-ombra.
“La luce è arrogante,” sibilò l’entità apparendo davanti al Conte.
“Pensi che un faro possa guarire la ferita di un tradimento?
La fiducia resta la vittima senza giustizia finché il mentitore non viene consumato dal suo stesso inganno.”

Il Tradimento del Cuore
Il Conte non era un uomo facile da sorprendere, ma la sua fortuna era costruita su un castello di inganni.
Quella notte, nel suo studio, il silenzio fu rotto da un’assenza di luce. Quando la porta si aprì, entrò una silhouette felina, un vuoto nero con due occhi come fari bianchi.
Cercò la pistola, ma la sua mano tremò. La figura teneva una rosa rossa. “Chi siete?” sussurrò lui. “Sono il riverbero delle tue promesse infrante,” rispose la voce-ombra, vibrando nell’aria.
“Hai venduto la fiducia di chi ti amava per il potere, dimenticando che ogni menzogna è un taglio profondo nel cuore di chi crede.” Posò la rosa sui documenti: non erano contratti, ma lettere d’amore e testamenti traditi.
“Hai tempo fino all’alba per confessare la verità a chi hai ingannato, o l’oscurità si prenderà ciò che resta della tua anima.”

Ho preso a calci la ghiaia correndo dietro al sole, Cercando di vincere una gara che non si può vincere. I miei stivali sono logori e la mente corre all’impazzata, Ho dimenticato come si sorride come un bambino senza pensieri. Pensavo che se mi fossi fermato sarei rimasto indietro, Ma più correvo veloce, meno le cose erano chiare.
Fermarsi non è perdere, è ritrovare la vista, È lasciare che le stelle lavino via la notte. Quando spegni il motore, la polvere si posa, E scopri che c’è pace in questa cittadina silenziosa. Non stai rimanendo indietro, no, sei finalmente qui, Proprio dove i sussurri del cielo si fanno vicini.
Quindi fai un respiro, lascialo scendere nel petto, Dì al tuo povero cuore che è tempo di riposare. Dai ossigeno ai sogni che si sono persi nel fumo, Setacciando la verità dalle parole che ho pronunciato. Il rumore del mondo è una folla fragorosa, Ma la tua voce interiore ora grida forte.
Dicono che la vita sia una melodia, una canzone lunga e sinuosa, Ma noi ne intrecciamo il ritmo nel modo sbagliato. Senza il silenzio, le note non risuonerebbero, È lo spazio tra di esse che fa cantare il cuore.
Smetti di scappare dalle ombre, smetti di inseguire il blu, Ogni direzione è aperta davanti a te. Respira e basta…
Sì, lascia che la polvere si posi.