Creato da Zendriel il 25/10/2006

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Letture/4

Post n°134 pubblicato il 06 Luglio 2010 da Zendriel
 
Tag: Lettura

Ci  sono  periodi  in  cui  ti  lasci  prendere  dalla  pigrizia.  La  stanchezza  accumulata  in  tanti  giorni,  settimane,  mesi,  cala  come  un  velo  nero  e  cancella  la  voglia  di  fare,  di  progettare,  di  agire.

Ci  sono  periodi  in  cui  anche  solo  l'idea  di  aprire  un  libro  ti  fa  storcere  il  naso,  ti  fa  chiedere  perché  dovresti  farlo.  In  fondo  è  estate,  una  stagione  vivace,  più  adatta  alle  riviste  multicolori  che  non  al  bianco  e  nero.

Questa  storia  è  ambientata  in  un  periodo  come  questo;  una  protagonista  svogliata  ha  smesso  di  amare  la  lettura,  si  stanca  dopo  poche  pagine,  non  si  appassiona  alla  trama.
E  c'è  un  padre,  che  torna  a  casa  con  un  romanzo:  è  di  una  figlia  di  una  sua  collega,  spiega,  un  romanzo  d'esordio  di  una  diciottenne.  E  la  protagonista  si  incuriosisce.  E  legge.

Troppi  anni  sono  passati  perché  possa  riconoscersi  nella  adolescente  delle  prime  pagine,  preoccupata  di  vestire  alla  moda,  di  seguire Lost Uomini  e  Donne,  forse  anche  un  po'  futile  ai  suoi  occhi.
Ma  la  protagonista  prosegue,  imperterrita,  decisa  a  dare  un  giudizio  globale  sul  racconto  solo  dopo  averlo  letto  nella  sua  interezza.

E  solo  dopo  più  di  trecento  pagine  si  accorge  di  averle  lette  ininterrottamente;  e  si  rende  conto  che  di  aver  pianto  con  Jessica/Beatrice,  di  essersi  arrabbiata  come  lei  quando  è  stata  schiaffeggiata,  di  sussultare  quando  parla  di  Andrea.
E  realizza  che  questa  era  la  sensazione  che  mancava  da  tanto  tempo:  quel  raptus  irresistibile  che  spinge  a  divorare  le  pagine,  avidi  di  nuove  avventure,  di  scoprire  cosa  il  destino  riserva  ai  protagonisti.

Quella  sensazione  che  ti  porta,  appena  concluso  il  libro,  a  commentarlo  così,  a  caldo,  perché  sai  che  già  tra  qualche  ora  la  sensazione  che  ti  ha  lasciato  addosso  sarà  svanita,  deformata  dai  ricordi.
E  non  ti  importa  che  siano  le  due  di  notte:  sai  che  una  cosa  del  genere  va  condivisa  con  il  mondo;  e  non  sai  a  quanti  questo  pensiero  indurrà  curiosità,  ma  pensi  che,  se  anche  solo  una  persona  lo  leggesse  e  si  lasciasse  convincere  dalle  tue  parole,  ebbene  l'intero  messaggio  avrebbe  acquistato  il  suo  senso.


 
 
 
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