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Creato da terpix il 28/03/2007

Anilina days

Giano blog brodo di giuggiole branzino e caffè accident'art

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sasso

Post n°659 pubblicato il 08 Novembre 2009 da terpix

 
 
 

sasso

Post n°658 pubblicato il 18 Settembre 2009 da terpix

 
 
 

amen

Post n°657 pubblicato il 18 Giugno 2009 da terpix
 

"Io poi ci provo e, dal basso delle mie scarse capacità di comprensione, poi deduco e mi picco di saperlo fare. Poi ma solo poi, mi ricredo e sposo la soluzione più vicina, io che son non pratica, zitella. E all'ultimo poi, prendo & vado. Dici che non c'è novità? Che sembra copione stinto?. Che convengo. Che idem.Che? E poi che a me piace pensare così. Così, davvero dici? Nell'angolo, non trovo copioni nuovi, o forse questa chissà. Questa è diversa risoluzione, questa è nuova, almeno qui, questa. Del post che non frega a nessuno, ma quel che peggio neppure a te, anzi, persino doloroso, ti / vi sollevo"

Grazie per l'affetto virtuale e la pazienza. Ciao anilina days

 

 

 
 
 

Requiem 4 a Dream

Post n°656 pubblicato il 13 Giugno 2009 da terpix
 

 

Diciamo che gli zebedei son colmi da tempo e oltre. Diciamo che a spendere polpastrelli e tastiera per commentare cacca, ci si imbratta oltremisura, diciamo che continuare a dire da ..anni le stesse cose sugli stessi lerci argomenti ogni volta diversi e identici nel loro bieco disegno e pochezza, costringe a ennesimi stracciamenti di vesti che se poi uno avesse ancora panni sani, magari...

Già, ma allora, che fare? (dice il blog qui su a dx e qui giù)

C'è chi propugna indifferenza, chi pratica silenzio (eccome!), c'è chi a giorni alterni insiste, chi ennesimamente si stupisce inorridito, chi non sa che dire/fare/baciare/lettera/testamento, chi fa altro, chi chissà cosa fà, chi s'è dato.

Parlare d'altro? Come direbbe Cannella, "parlare d'amore, non se ne parla" chè il tempo è andato il pan ci manca e sul ponte...Obviously...

Beh, ha ragione. Dopo annosi dissensi, convengo. Mi ha convinta appieno. Non si può parlard'amore, qui non ce n'è.

Sì. Però che fare? Chiudere? Ciao&grazie? Leggere e basta, immalinconirsi coi vecchi blogs che ancora hanno propulsione per dire? Il tasto "eliminablog" sta in basso a sx. Pare basti un attimo, una conferma, e via. Mi pare unica soluzione sana.

Ma prima, sorseggiando un tanax lento, mi piacerebbe raccontare ancora qualcosa, sebbene conscia di snaturare il senso di questo spazio chè nato a due per due in due, facendo da sola, per un poco, certa che l'assenza di due delle quattro mani sarà mancanza letale. Tant'è.

Qui chissà, non si parlerà più di Silvio Berlusconi, del governo delle destre, delle disgrazie delle sinistre. Chi scrive ha votato per "Sinistra e Libertà", si oppone come può a questo regime, e contestualmente ha le scatole piene di questo Paese, di questa Scuola, del Blog&del Face, di metodologie del ca**o, della sua situazione personale e dei sui presunti affetti. Meglio di così?

Che fare?

Nel prossimo post si racconterà di Terpie, animal pet society, perso nei meandri mefitici melanconici merdosi meschini mediasettosi mentitori mercegagli messengeristici messeguenti, della vita moderna. Se vi pare.

 
 
 

Viola & Liquirizia

Post n°655 pubblicato il 01 Giugno 2009 da terpix
 
Foto di terpix

A me piacciono gli anfratti bui
delle osterie dormienti,
dove la gente culmina nell’eccesso del canto,
a me piacciono le cose bestemmiate e leggere,
e i calici di vino profondi,
dove la mente esulta,
livello di magico pensiero.
Troppo sciocco è piangere sopra un amore perduto
malvissuto e scostante,
meglio l’acre vapore del vino
indenne,
meglio l’ubriacatura del genio,
meglio sì meglio
l’indagine sorda delle scorrevolezze di vite;
io amo le osterie
che parlino il linguaggio sottile della lingua di Bacco,
e poi nelle osterie
ci sta il nome di Charles
scritto a caratteri d’oro.

A.Merini

                                                 &&&&&&&&&&&&&&

Sinceramente, niente mi cala di lui alla Certosa con Topolinik, nè se trattasi di satraposatiro bavoso, nè se si impasticca di viagrados, nè nè se pure a letto è quello "del fare" dopato di affaires, ceronato di fard nel fazzoletto.. Tra me e lui oltre al trucco, c'è distanza abissale: non mi faccio i minori, mi tira da sè, vado in campeggio a sa mesa scoada, e chi un po' è stato con me aveva altri amanti migliori, tant'è...

Sono "del pensare" più che "del fare senza pensare", sebbene più ci penso e più non comprendo, non bevo e me ne impippo del comprendere chè qui c'è tutto compreso, niente più da chiarire, basta col tango, voto ripiego, viaggi sul ponte, cugine francesi, cucine à la carte, efficienza da nani, 7 o 13... dopati di fard, di botuli in saldo, decoder tronisti, veline col culo, pischelli pelati, glandi rasati, tous les verres cassez.

A forza, causa assenza di bicchieri, mi trastullo col vino di un morto ancora caldo, vino doc italiano, ça va sans dire.

 

Nico Orengo
Di viola e liquirizia

EINAUDI 2005 pagg.155 Euro 15,50

.Trama
Un esperto di vino, viene chiamato ad Alba per svolgere un corso di degustazione presso l'enoteca "Tastevin". La signora Amalia, proprietaria dell'enoteca, ha un fratello inetto che gioca e perde a carte la cascina e terreno con il vile e baro Barravale. Come recuperare l'avita magione? Eroico si propone l'esperto degustatore con una scommessa, riconquisterà la tenuta "Ginotta" riconoscendo al gusto e all'olfatto i vini scelti dal perfido baro. Ci riuscirà?

I vino: "Colore granato, riflessi aranciati, unghia rosata tendente al bianco. Al profumo è vino selvaggio, con note di animale, direi pelli conciate, cuoio, caligine di vecchio camino, ha goudron, catramato, che finisce con virgole di pepe e chiodi di garofano.

II vino: Colore granato con riflessi aranciati da mattone di chiesa. Sentori pieni, invitanti, note di liquirizia, di menta, di canfora. Vino caldo, armonico, grande struttura e tannicità..

III vino: Sentore di frutta cotta, ciliegie sotto spirito, muschio, buccia d'arancia caramellate, cuoio, tisana di tiglio, fondi di caffè, cacao, lacca, olive taggiasche in salamoia, candela, cannella, noce moscata, miele di corbezzolo, legno d'acacia, zolfanello spento e tela cerata...

IV vino: Colore granato con brillantezza di tramonto, quando il sole color di arancia da spremere se ne va a morire tra una collina e l'altra, come se stesse ballando un tango con un'allegria melanconica... viole e liquirizia

V vino: Colore cupo, mattone molto cotto. Profumo primaverile: ancora viole, ma scure, poi ciliegia, le "marada" e poi rose sfatte e fumo di falò e anche castagne bianche, quelle che si mangiano nei giorni dei morti, sabbia e conchiglie di mari caldi, subtropicali..."

&&&&&&&

Soluzioni (se vi pare)

 Barolo del 1978 della cantina Beppe Rinaldi / Barolo 1978 Aldo Conterno di Bussia Soprana di Monforte / Sorì Tildìn 1989 di Gaja / Barbaresco 1989 Asili Bruno Giacosa / Roche d'Ampsej del 1986 di Matteo Correggi

 
 
 

Qui

Post n°654 pubblicato il 24 Maggio 2009 da terpix
 
Foto di terpix

"Nice things should not exist/But since they do/They should be forever./

Così un gatto/mangiatore di morti rifletteva,/la sua cena imbandita/sopra una lastra

blu-notte/venata in diagonale."

 

"Se ho scritto è per

pensiero
perché ero in pensiero per la vita
per gli esseri felici
stretti nell'ombra della
sera
per la sera che di colpo crollava sulle nuche.
Scrivevo
per la pietà del buio
per ogni creatura che indietreggia
con la schiena premuta a una
ringhiera
per l'attesa marina - senza grido - infinita.

Scrivi,

 

dico a me stessa
e scrivo io, per avanzare più sola nell'
enigma
perché gli occhi mi allarmano
e mio è il
silenzio dei passi, mia la luce deserta
- da
brughiera - sulla terra del viale.

Scrivi!  (?)

 

Perché nulla è difeso e la parola bosco
trema più fragile del bosco, senza
rami né uccelli
perché solo il coraggio può scavare
in alto la
pazienza
fino a togliere peso

al peso nero del prato".

 

 

 
 
 

Fritti

Post n°653 pubblicato il 15 Maggio 2009 da terpix
 

prepost

 

"Dunque, parliamo di blog? Non viene in mente niente che non sia di solita avvelenata politica. Francamente non ne posso più. Sembriamo vecchie zie malmostose. Se leggi il giornale incazzi, se guardi la TV pure, se parli di politica non ne parliamo.Parlare d'amore non se ne parla. Si, piacerebbe parlare di poesia, di profumi e di primavera. Il glicine inebria, le rose sono rigogliose, infiorano grandi ciotoloni di fiori. In effetti siamo un po' a corto di argomenti"

Ma se tutto questo fosse incubo, e se ti svegliassi e mi svegliassi, vecchia zia simpatica...ti racconterei , 'a zzia, che

 

 

 post

 I fiori del glicine sono commestibili, fanno parte delle leguminose e quindi ben si prestano alla frittura, sia essa tradizionale o in esotica tempura soffice. Il glicine a intorcinatura oraria o antioraria, cinese o giapponese, ha fiori dolci, saturi di nettare, molto apprezzati da api e calabroni che ne fanno meta reiterata dei loro pic nic, in sciamio scomposto o ordinato, a seconda dei punti di vista, e pur senza disporre di tovaglietta quadrettata, nè cesto zeppo di leccornie, come all'uopo sai, si fà o converrebbe fare. Quella che segue è una ricetta, se ti pare, di mediobasso profilo culinario ma d'amore, adatta, se credi, a ristorare l'anima di nettari dimenticati, utile a rinvenire maleidee contronatura, o se si dovesse malcapitati, preferire in stampa, a far di ricorrenze mai imparate e dosi mielate di stagione, carta per volatili da gabbia di ordinaria attività sfinterica.

Si posson friggere i fiori del suddetto glicine nella classica pastella pronta all'occorrenza, mescolando a qualche cucchiaio di farina un uovo di gallina, latte munto e un pochino di zucchero (volendo, aromatizzando con gocce di cognac o altro liquore per smorzare l'artiglio ferignodell'uovo), o semplicemente con una pastella, in tempura mode, di farina, sciolta con un liquido gassato freddo, a scelta tra acqua, birra o prosecco.
Poi basterà intingere i grappoli di glicine, precedentemente recisi e mondati, nella pastella, quindi tuffarli carpiati in olio bollente per pochi minuti, finchè dorati adeguatamente, e congrui, con l'aspetto che conviene alle fritture in genere. 
Quindi, dopo averli asciugati su carta da cucina, spolverare un po'con zucchero. Poi, senza tergiversare gustarli così, ad occhi chiusi. Ad occhi chiusi, meglio.

postpost  (epitaffio)

... per chi non parla d'amore, ora che non c'è ombra d'amore e tutto è avvelenato immangiabile e senza allegria dentro questa campana di vetro)

Consapevoli che l'amore è una fiera belva che solo può essere addomesticata: affinchè più non ferisca,

non sbrani brani a brani la consapevolezza e l'orgoglio.

Consapevoli che l'amore debba essere ucciso perchè troppo tragiche le sue conseguenze nel mondo,

perchè d'amore si muore davvero ogni istante che passa.

Consapevoli che non si può sopportarne la luce e la purezza e non puoi sopportarne la lussuria

a meno che tu non ti sia allenato giorno per giorno a morirne.

Consapevole

 postkriminal propost

Each man kills the thing he loves

... probabilmente ti ucciderei con il glicine (e se questo blog fosse terra, avresti mappe viola avvinghiate al mouse)

 
 
 

Domani

Post n°652 pubblicato il 08 Maggio 2009 da cannella_free
 
Tag: Abruzzo

Probabilmente sono schizofrenica, ma questa cosa, ascoltarla, mi scioglie. Poi penso che magari è solo un'operazione commerciale, poi mi viene la pelle d'oca, poi dubito, poi spero, poi mi censuro, poi alla fine, ecchisenefrega, crediamoci.

 
 
 

Tempo&Ruggini

Post n°651 pubblicato il 28 Aprile 2009 da terpix
 
Foto di terpix

La meteorologia è, da tempo, una spina nel fianco del berlusconismo.

 L'annuncio insistente di precipitazioni, tempo incerto, variabilità (nonchè la pandemia, nonchè la crisi, nonchè l'amaro Giuliani) è considerato una delle manifestazioni più perniciose del disfattismo comunista. Neanche la sostituzione  di tutti gli ombrellini e le nuvolette con soli splendenti è servita a migliorare la situazione: i meteorologi Mediaset, con il pretesto della razionalità scientifica, portavano da casa ombrellini e nuvolette ritagliati dalla moglie.
Sono stati tutti licenziati e rimpiazzati con strafiche che non sanno distinguere il Po dall'Anatolia, ma sorridono sempre e sostengono che domani sarà la giornata ideale per abbronzarsi come Obama. (vd proxima lista elettettorale) da M.Serra

 

C’è chi talvolta

dissotterrerà da sotto un cespuglio

argomenti corrosi dalla ruggine

e li trasporterà sul mucchio dei rifiuti.

Chi sapeva di che si trattava,

deve far posto a quelli che ne sanno poco.

E meno di poco.

E infine assolutamente nulla.

Sull’erba che ha ricoperto le cause e gli effetti,

c’è chi deve starsene disteso

con una spiga tra i denti,

perso a fissare le nuvole.

Wislawa Szymborska

 
 
 

Tragedie annunciate

Post n°650 pubblicato il 26 Aprile 2009 da cannella_free
 

Davvero toccante rileggere ora, dopo la tragedia in Abruzzo, le parole di

Saviano nel libro "Gomorra".
Aprite a pagina 236 e leggete:
Io so e ho le prove. So come è stata costruita mezz'Italia. E più di mezza.

Conosco le mani, le dita
i progetti. E la sabbia. La sabbia che ha tirato su palazzi e grattacieli.

 Quartieri, parchi, ville. A Castelvolturno nessuno dimentica le file infinite

dei camion che depredavano il Volturno della sua sabbia.

Camion in fila, che attraversavano le terre costeggiate da contadini

che mai avevano visto questi mammut di ferro e gomma.

 Erano riusciti a rimanere, a resistere senza emigrare e sotto i loro

 occhi gli portavano via tutto. Ora quella sabbia è nelle pareti dei

 condomini abruzzesi, nei palazzi di Varese, Asiago, Genova.

 

Mi pare che non ci sia da aggiungere granchè. Forse, io direi,

un bel visto per l'espatrio?

 
 
 

senza titolo

Post n°649 pubblicato il 06 Aprile 2009 da terpix
 

"Io me ne sCappo e subbitu
Io me ne vojo Annà,
la morte de lu sOrce io non la vojo fa
me ne jirrò in America
in Francia o ‘npò più in là:
basta che non ce
tèrtica
donche se Sta.."

Tra baleno, nacandesi traballano, cullandosi e l' una e

l' altra. E l' una e l' auta ria, riva, si apre e dopo

si chiude si ruobo e dopo nciodesi quiete è priva la terra

 e si diroccano le case e di coito è priva della città a terra,

 e si sderrupeno e case da' città...

 
 
 

parole sì parole no

Post n°648 pubblicato il 02 Aprile 2009 da cannella_free

Tanto tempo fa feci un post sulle parole che mi piacevano. Quelle che suonano come una melodia all’orecchio, che ti portano altrove a pensieri belli, o ricordi dolci. Passamaneria, sicuro, porta ricordi  di abiti antichi e salotti alla Gozzano. Il piacere all’ascolto è quasi fisico.

E poi mi piace la parola Serendipity come suono e per quello che significa.

Macchiato caldo, come sa la mia socia, che porta sempre al magico rito

del caffè al bar. E anche Tenerezza, ovvio.

Tra i verbi, centellinare, lento e sensuale, sussurrare, ombreggiare, ammarare..

Una sola preposizione: per. Un avverbio: perdutamente, impercettibilmente.

Odio, per antipatia atavica: gengiva, corrimano, pedissequo, pregnante.

Odio oggi, per totale inutilità e ripetitività tutti gli Assolutamente sì, Assolutamente no.

Questo è diventato il  bel paese dove l’Assolutamente sì, suona.

Moretti, che ne ha azzeccate due o tre magistrali, lo disse subito:

“chi parla male, pensa male.”

L’assolutamente significa che vuoi ribadire qualcosa, un pensiero di cui tu

stesso non ti fidi,

un affermare che ti inquieta o un negare che ti preoccupa. SI,

 da solo non da adito a dubbi, e così fa il sacrosanto NO.

Metterci un assolutamente davanti vuol dire che non

 mi fido di loro…

 

 

 
 
 

Cin Cin

Post n°647 pubblicato il 27 Marzo 2009 da terpix
 

Domani questo spazio compie 2 anni. Va da sè che è "notizia" trafiletto, di basso profilo, da sorvolare mentre si cambia il giornale al canarino. Ovviamente un po' più "importante" per chi da tutto questo tempo ci scrive su. Poi, magari, bisognerebbe fare un consuntivo, comprendere i trend dicotomici delle autrici, intravvedere il senso il susto il verso blogghico. Oppure decisamente lasciar perdere e andare a passeggiare altrove. E però, c'è una cosa, vorrei, che per l'occasione, si convincesse la signora Anilina a bere. Bere sino in fondo il bicchiere che qui ha di fronte da almeno 2 anni, mezzo pieno mezzo vuoto di rosolio o di fiele non si sa.. Già, la signoraAnilina di sopra, quella che Cannella_free dice inamovibile, il marchio (!) la testata, vive, seduta, in eterna primavera, abbozza sorriso fra i ciliegi in fissa e cristallizzata Sakura, contemplativa, rilassata, forse fatta, postura anchilosata. Cosa o chi guardi, neppure noi amiche sue sappiamo, personalmente mi son fatta idea che non veda punto ma, trincerata in una devastante miopia, continui a far credere di stare a guardare, di osservare, di comprendere urbi et orbi. Ciò che scorre sotto di lei tocca solo marginalmente il lembo della sua gonna lunga, qualunque direzione abbia la corrente, qualsiasi vento s'alzi, ogni sobbalzo di percorso, tutte le assenze tutte le penitenze. Non la toccano più di tanto le cazzate, i pianti e i greci, le passioni, le foto ben riuscite quelle improvvisate, le defaillances di terpix&cannella, gli omissis, le sospensioni, i commenti, le allegrie. Anche per questo atteggiamento marmorizzato, vorrei vederla bere, vorrei che una volta almeno, ora, dopo 2 anni complicati e faticosi, bevesse quel calice amaro o dolcissimo,  bevesse, alla salute dei superstiti, alla memoria degli scomparsi, in auspicio per i nuovi tempi, complessi e faticosi , alle porte. Perchè per ogni dubbio, unica, mi si consolida vieppiù l'idea che occorra bere fino in fondo, sempre, chè non farlo sarebbe peccato, chè non farlo sarebbe mezza sega, chè non farlo sarebbe lasciare ad altri biechi osti il brindisi.

Ciao Anilì! E settecentotrenta grazie a quelli che insistono qui.

 
 
 

Precarietà

Post n°646 pubblicato il 23 Marzo 2009 da cannella_free
 
Tag: I CARE

 

Quanto sarebbe fascinoso il sogno della precarietà se non fosse così

orrendamente reale. Se fosse solo il mistero di una vita tutta da vivere, con

i suoi bei punti interrogativi, con intatte le tue possibilità di sbagliare e poi,

magari, porci rimedio, le esperienze ancora lì belle tutte da fare, e poi scegliere.

Ah se potesse ancora essere scelta di allegria e rifiuto degli schemi.

E invece no, tra le cose che stanno rubando a questo paese, ci sono pure i sogni.

 
 
 

SLOW motion

Post n°645 pubblicato il 17 Marzo 2009 da terpix
 
Foto di terpix

 ....

             

Sono lenta 24 frame fluidi almeno. Non capisco al volo, cioè, se capisco. Lenta nelle procedure, nelle dinamiche utili, nelle storie, nelle trame, leggo lenta, mangio lenta, passeggio lenta, mi addormento, se, lentamente. Amo i film lenti, slow motion premeditato lento, fare l'amore lento, lentissimo sugo, lentissima carezza. Amo gli eroi lenti, Bogart mentre fuma lento, Corto quando salpa lentamente in un lentissimo rosso a lento tramonto. I ricordi lentissimi che sostano indolenti e lenti. Lo sguardo più lento, fino in fondo lento, l'inerzia lenta della vela sgonfia di bonaccia lentissima, la deriva che scivola, lenta, fra sinuose anse a corrente lenta. Le tue spalle di ieri che s'involano lente, lente che ancora le vedo, chè lente se ne vanno, ma sono lente e per questo le ho così amate. I pallonetti lenti, i lob a scavalco, il lento taglio della racchetta che avvolge la barba della pallina che ricade lenta beffarda, spostando lenta terra rossa.  Lento incidere a punta di coltello sulla mano la linea della fortuna che non c'è, lenta lametta di quando ci sposammo a sangue lento.  Così che leggerò l'ultimo Latouche, risolutivo per le mie scarse conoscenze in economia, ristorerò le mie lentezze, e starò a comprendere la storia della lumaca che costruisce la sua casa fino a cinque volte la prima cella, non una di più perchè sarebbe inutile e fuori controllo, perchè le montagne non crescono all'infinito, e neppure gli alberi, perchè tutto non può crescere sempre e per sempre e ciò che si ama tanto non si può che perderlo lentamente, se. La lumaca decresce, scende ai livelli precedenti e rinnova se stessa e la sua vita e il suo mondo.

 

"Per salvare il pianeta e assicurare un futuro accettabile ai nostri figli non ci si può limitare a moderare le tendenze attuali, ma bisogna decisamente uscire dallo sviluppo e dall’economicismo", dice Latouche. Ecco come definisce lo sviluppo: "L’imbroglio è contenuto già nella parola. Nasconde lo sfruttamento e lo sradicamento in massa di individui, la morte delle diversità, l’evidenza di un’umanità apatica, infelice, precaria, insicura e, a ben guardare, anche più povera. L’idea di di questo tipo vertiginoso di sviluppo resiste ostinatamente all’evidenza del suo fallimento. Per questo ha smesso da tempo di essere una cosa scientifica, è diventata mistica, mitologia, religione. Un feticcio imbroglione che anestetizza le sue vittime. Il vero oppio dei popoli". E sottolinea: "Ci dicono che per uscire dalla crisi dobbiamo lavorare di più. Diventare cinesi. Che la Cina affoghi nell’inquinamento sono obiezioni irrilevanti. È da questa cecità che dobbiamo liberarci".la decrescita non è un fatto negativo. Dobbiamo distinguere, infatti, la decrescita dalla crescita negativa. La crescita negativa è un fatto altamente negativo, oserei dire terribile, visto che viviamo in una società impostata sullo sviluppo. Se non c’è crescita si produce disoccupazione, si distrugge ricchezza, ci sono meno investimenti per l’ambiente, la cultura, la salute. È per questo che dobbiamo uscire dalla società basata sulla crescita e avvicinarci a quella della decrescita serena.
La parola italiana decrescita è tradotta in francese décroître, décru, decrescita. Quando un fiume esce dal suo letto è accru e tutti auspicano la décru, la decrescita del volume dell’acqua. E allora possiamo dire, parafrasando, che il volume dell’economia è uscito dal suo letto e dobbiamo auspicare la decrescita, che il fiume rientri nel suo letto, in un ambito naturale, dove è sempre stato. Lo ripeto: non dobbiamo avere necessariamente una visione negativa, anzi. Ma perché in genere il senso comune, la letteratura, danno una lettura negativa della decrescita? Il nostro immaginario è talmente colonizzato dall’ideologia della crescita che crescere per crescere sembra, è, una cosa assurda. Nessuno però lo pensa e, soprattutto, lo dice pubblicamente, perché siamo totalmente incapaci di pensare. Crescita di cosa? Crescita fino a che punto? Per quale scopo? Con che senso? Se parliamo di crescita della quantità di cibo a disposizione della popolazione più bisognosa tutti capiamo di cosa si sta parlando e lo accettiamo. Ma quando parliamo di crescita fine a se stessa, di produttività fine a se stessa, che significato ha? La crescita all’infinito, senza senso, è un’assurdità totale. È per questo che abbiamo inventato lo slogan della decrescita serena: forza la gente, il consumatore-cittadino, a riflettere. È un paradosso, una forzatura, me ne rendo conto, ma è necessario per creare una rottura, almeno un dubbio" Latouche

 
 
 
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