Creato da terpix il 28/03/2007

Anilina days

Giano blog brodo di giuggiole branzino e caffè accident'art

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NObavaglio

Post n°666 pubblicato il 06 Ottobre 2011 da terpix

 
 
 

ciao Vik

Post n°665 pubblicato il 15 Aprile 2011 da terpix
 

http://guerrillaradio.iobloggo.com/

 
 
 

Saramago

Post n°664 pubblicato il 18 Giugno 2010 da terpix

 
 
 

sasso

Post n°663 pubblicato il 05 Marzo 2010 da terpix
 

                                        

 
 
 

...

Post n°662 pubblicato il 25 Gennaio 2010 da terpix
 
Tag: trulli

 
 
 

2009/2010

Post n°661 pubblicato il 29 Dicembre 2009 da terpix
 
Tag: sasso

 
 
 

sasso

Post n°660 pubblicato il 20 Dicembre 2009 da terpix

 

 “Le foglie stanno volando via dal mondo e sopra c’erano dei messaggi e degli enigmi che non abbiamo decifrato. Anche le mani: lette poco, troppo poco; anche le rughe, i lobi… Non abbiamo letto che dei libri.”

 
 
 

sasso

Post n°659 pubblicato il 08 Novembre 2009 da terpix

 
 
 

sasso

Post n°658 pubblicato il 18 Settembre 2009 da terpix

 
 
 

amen

Post n°657 pubblicato il 18 Giugno 2009 da terpix
 

"Io poi ci provo e, dal basso delle mie scarse capacità di comprensione, poi deduco e mi picco di saperlo fare. Poi ma solo poi, mi ricredo e sposo la soluzione più vicina, io che son non pratica, zitella. E all'ultimo poi, prendo & vado. Dici che non c'è novità? Che sembra copione stinto?. Che convengo. Che idem.Che? E poi che a me piace pensare così. Così, davvero dici? Nell'angolo, non trovo copioni nuovi, o forse questa chissà. Questa è diversa risoluzione, questa è nuova, almeno qui, questa. Del post che non frega a nessuno, ma quel che peggio neppure a te, anzi, persino doloroso, ti / vi sollevo"

Grazie per l'affetto virtuale e la pazienza. Ciao anilina days

 

 

 
 
 

Requiem 4 a Dream

Post n°656 pubblicato il 13 Giugno 2009 da terpix
 

 

Diciamo che gli zebedei son colmi da tempo e oltre. Diciamo che a spendere polpastrelli e tastiera per commentare cacca, ci si imbratta oltremisura, diciamo che continuare a dire da ..anni le stesse cose sugli stessi lerci argomenti ogni volta diversi e identici nel loro bieco disegno e pochezza, costringe a ennesimi stracciamenti di vesti che se poi uno avesse ancora panni sani, magari...

Già, ma allora, che fare? (dice il blog qui su a dx e qui giù)

C'è chi propugna indifferenza, chi pratica silenzio (eccome!), c'è chi a giorni alterni insiste, chi ennesimamente si stupisce inorridito, chi non sa che dire/fare/baciare/lettera/testamento, chi fa altro, chi chissà cosa fà, chi s'è dato.

Parlare d'altro? Come direbbe Cannella, "parlare d'amore, non se ne parla" chè il tempo è andato il pan ci manca e sul ponte...Obviously...

Beh, ha ragione. Dopo annosi dissensi, convengo. Mi ha convinta appieno. Non si può parlard'amore, qui non ce n'è.

Sì. Però che fare? Chiudere? Ciao&grazie? Leggere e basta, immalinconirsi coi vecchi blogs che ancora hanno propulsione per dire? Il tasto "eliminablog" sta in basso a sx. Pare basti un attimo, una conferma, e via. Mi pare unica soluzione sana.

Ma prima, sorseggiando un tanax lento, mi piacerebbe raccontare ancora qualcosa, sebbene conscia di snaturare il senso di questo spazio chè nato a due per due in due, facendo da sola, per un poco, certa che l'assenza di due delle quattro mani sarà mancanza letale. Tant'è.

Qui chissà, non si parlerà più di Silvio Berlusconi, del governo delle destre, delle disgrazie delle sinistre. Chi scrive ha votato per "Sinistra e Libertà", si oppone come può a questo regime, e contestualmente ha le scatole piene di questo Paese, di questa Scuola, del Blog&del Face, di metodologie del ca**o, della sua situazione personale e dei sui presunti affetti. Meglio di così?

Che fare?

Nel prossimo post si racconterà di Terpie, animal pet society, perso nei meandri mefitici melanconici merdosi meschini mediasettosi mentitori mercegagli messengeristici messeguenti, della vita moderna. Se vi pare.

 
 
 

Viola & Liquirizia

Post n°655 pubblicato il 01 Giugno 2009 da terpix
 
Foto di terpix

A me piacciono gli anfratti bui
delle osterie dormienti,
dove la gente culmina nell’eccesso del canto,
a me piacciono le cose bestemmiate e leggere,
e i calici di vino profondi,
dove la mente esulta,
livello di magico pensiero.
Troppo sciocco è piangere sopra un amore perduto
malvissuto e scostante,
meglio l’acre vapore del vino
indenne,
meglio l’ubriacatura del genio,
meglio sì meglio
l’indagine sorda delle scorrevolezze di vite;
io amo le osterie
che parlino il linguaggio sottile della lingua di Bacco,
e poi nelle osterie
ci sta il nome di Charles
scritto a caratteri d’oro.

A.Merini

                                                 &&&&&&&&&&&&&&

Sinceramente, niente mi cala di lui alla Certosa con Topolinik, nè se trattasi di satraposatiro bavoso, nè se si impasticca di viagrados, nè nè se pure a letto è quello "del fare" dopato di affaires, ceronato di fard nel fazzoletto.. Tra me e lui oltre al trucco, c'è distanza abissale: non mi faccio i minori, mi tira da sè, vado in campeggio a sa mesa scoada, e chi un po' è stato con me aveva altri amanti migliori, tant'è...

Sono "del pensare" più che "del fare senza pensare", sebbene più ci penso e più non comprendo, non bevo e me ne impippo del comprendere chè qui c'è tutto compreso, niente più da chiarire, basta col tango, voto ripiego, viaggi sul ponte, cugine francesi, cucine à la carte, efficienza da nani, 7 o 13... dopati di fard, di botuli in saldo, decoder tronisti, veline col culo, pischelli pelati, glandi rasati, tous les verres cassez.

A forza, causa assenza di bicchieri, mi trastullo col vino di un morto ancora caldo, vino doc italiano, ça va sans dire.

 

Nico Orengo
Di viola e liquirizia

EINAUDI 2005 pagg.155 Euro 15,50

.Trama
Un esperto di vino, viene chiamato ad Alba per svolgere un corso di degustazione presso l'enoteca "Tastevin". La signora Amalia, proprietaria dell'enoteca, ha un fratello inetto che gioca e perde a carte la cascina e terreno con il vile e baro Barravale. Come recuperare l'avita magione? Eroico si propone l'esperto degustatore con una scommessa, riconquisterà la tenuta "Ginotta" riconoscendo al gusto e all'olfatto i vini scelti dal perfido baro. Ci riuscirà?

I vino: "Colore granato, riflessi aranciati, unghia rosata tendente al bianco. Al profumo è vino selvaggio, con note di animale, direi pelli conciate, cuoio, caligine di vecchio camino, ha goudron, catramato, che finisce con virgole di pepe e chiodi di garofano.

II vino: Colore granato con riflessi aranciati da mattone di chiesa. Sentori pieni, invitanti, note di liquirizia, di menta, di canfora. Vino caldo, armonico, grande struttura e tannicità..

III vino: Sentore di frutta cotta, ciliegie sotto spirito, muschio, buccia d'arancia caramellate, cuoio, tisana di tiglio, fondi di caffè, cacao, lacca, olive taggiasche in salamoia, candela, cannella, noce moscata, miele di corbezzolo, legno d'acacia, zolfanello spento e tela cerata...

IV vino: Colore granato con brillantezza di tramonto, quando il sole color di arancia da spremere se ne va a morire tra una collina e l'altra, come se stesse ballando un tango con un'allegria melanconica... viole e liquirizia

V vino: Colore cupo, mattone molto cotto. Profumo primaverile: ancora viole, ma scure, poi ciliegia, le "marada" e poi rose sfatte e fumo di falò e anche castagne bianche, quelle che si mangiano nei giorni dei morti, sabbia e conchiglie di mari caldi, subtropicali..."

&&&&&&&

Soluzioni (se vi pare)

 Barolo del 1978 della cantina Beppe Rinaldi / Barolo 1978 Aldo Conterno di Bussia Soprana di Monforte / Sorì Tildìn 1989 di Gaja / Barbaresco 1989 Asili Bruno Giacosa / Roche d'Ampsej del 1986 di Matteo Correggi

 
 
 

Qui

Post n°654 pubblicato il 24 Maggio 2009 da terpix
 
Foto di terpix

"Nice things should not exist/But since they do/They should be forever./

Così un gatto/mangiatore di morti rifletteva,/la sua cena imbandita/sopra una lastra

blu-notte/venata in diagonale."

 

"Se ho scritto è per

pensiero
perché ero in pensiero per la vita
per gli esseri felici
stretti nell'ombra della
sera
per la sera che di colpo crollava sulle nuche.
Scrivevo
per la pietà del buio
per ogni creatura che indietreggia
con la schiena premuta a una
ringhiera
per l'attesa marina - senza grido - infinita.

Scrivi,

 

dico a me stessa
e scrivo io, per avanzare più sola nell'
enigma
perché gli occhi mi allarmano
e mio è il
silenzio dei passi, mia la luce deserta
- da
brughiera - sulla terra del viale.

Scrivi!  (?)

 

Perché nulla è difeso e la parola bosco
trema più fragile del bosco, senza
rami né uccelli
perché solo il coraggio può scavare
in alto la
pazienza
fino a togliere peso

al peso nero del prato".

 

 

 
 
 

Fritti

Post n°653 pubblicato il 15 Maggio 2009 da terpix
 

prepost

 

"Dunque, parliamo di blog? Non viene in mente niente che non sia di solita avvelenata politica. Francamente non ne posso più. Sembriamo vecchie zie malmostose. Se leggi il giornale incazzi, se guardi la TV pure, se parli di politica non ne parliamo.Parlare d'amore non se ne parla. Si, piacerebbe parlare di poesia, di profumi e di primavera. Il glicine inebria, le rose sono rigogliose, infiorano grandi ciotoloni di fiori. In effetti siamo un po' a corto di argomenti"

Ma se tutto questo fosse incubo, e se ti svegliassi e mi svegliassi, vecchia zia simpatica...ti racconterei , 'a zzia, che

 

 

 post

 I fiori del glicine sono commestibili, fanno parte delle leguminose e quindi ben si prestano alla frittura, sia essa tradizionale o in esotica tempura soffice. Il glicine a intorcinatura oraria o antioraria, cinese o giapponese, ha fiori dolci, saturi di nettare, molto apprezzati da api e calabroni che ne fanno meta reiterata dei loro pic nic, in sciamio scomposto o ordinato, a seconda dei punti di vista, e pur senza disporre di tovaglietta quadrettata, nè cesto zeppo di leccornie, come all'uopo sai, si fà o converrebbe fare. Quella che segue è una ricetta, se ti pare, di mediobasso profilo culinario ma d'amore, adatta, se credi, a ristorare l'anima di nettari dimenticati, utile a rinvenire maleidee contronatura, o se si dovesse malcapitati, preferire in stampa, a far di ricorrenze mai imparate e dosi mielate di stagione, carta per volatili da gabbia di ordinaria attività sfinterica.

Si posson friggere i fiori del suddetto glicine nella classica pastella pronta all'occorrenza, mescolando a qualche cucchiaio di farina un uovo di gallina, latte munto e un pochino di zucchero (volendo, aromatizzando con gocce di cognac o altro liquore per smorzare l'artiglio ferignodell'uovo), o semplicemente con una pastella, in tempura mode, di farina, sciolta con un liquido gassato freddo, a scelta tra acqua, birra o prosecco.
Poi basterà intingere i grappoli di glicine, precedentemente recisi e mondati, nella pastella, quindi tuffarli carpiati in olio bollente per pochi minuti, finchè dorati adeguatamente, e congrui, con l'aspetto che conviene alle fritture in genere. 
Quindi, dopo averli asciugati su carta da cucina, spolverare un po'con zucchero. Poi, senza tergiversare gustarli così, ad occhi chiusi. Ad occhi chiusi, meglio.

postpost  (epitaffio)

... per chi non parla d'amore, ora che non c'è ombra d'amore e tutto è avvelenato immangiabile e senza allegria dentro questa campana di vetro)

Consapevoli che l'amore è una fiera belva che solo può essere addomesticata: affinchè più non ferisca,

non sbrani brani a brani la consapevolezza e l'orgoglio.

Consapevoli che l'amore debba essere ucciso perchè troppo tragiche le sue conseguenze nel mondo,

perchè d'amore si muore davvero ogni istante che passa.

Consapevoli che non si può sopportarne la luce e la purezza e non puoi sopportarne la lussuria

a meno che tu non ti sia allenato giorno per giorno a morirne.

Consapevole

 postkriminal propost

Each man kills the thing he loves

... probabilmente ti ucciderei con il glicine (e se questo blog fosse terra, avresti mappe viola avvinghiate al mouse)

 
 
 

Domani

Post n°652 pubblicato il 08 Maggio 2009 da cannella_free
 
Tag: Abruzzo

Probabilmente sono schizofrenica, ma questa cosa, ascoltarla, mi scioglie. Poi penso che magari è solo un'operazione commerciale, poi mi viene la pelle d'oca, poi dubito, poi spero, poi mi censuro, poi alla fine, ecchisenefrega, crediamoci.

 
 
 
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