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1129 pagine?? No, è troppo per me
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APPUNTI DI LETTURA 2020

Post n°2184 pubblicato il 23 Settembre 2020 da ossimora

Roderick Duddle – L' angolo del dornetti


N.45

Roderick Duddle
Michele Mari
Einaudi

Avevo iniziato tempo fa questo libro in e book  e poi abbandonato ; ho riprovato e scoperto  quindi che riesco anche a leggere qualcosa in e book ...
L'ho anche letto velocissimamente questa volta , forse proprio per vincere il comunque vivo "fastidio" per la lettura non cartacea .
Un Michele Mari particolare e divertente .
La cosa che traspare di più è proprio l'ironia ed il divertimento dell'autore che more solito se ne infischia bellamente delle mode letterarie e segue sempre e soltanto se stesso ( forse per questo molti lo additano come un uomo dall'io ipertrofico ed autoreferenziale ...esattamente ciò che deve essere un grande scrittore...direi) 
Quando l'ho incontrato io ero avvolta ed imbarazzata da quella sua schiva timidezza e più che iperegocentrico l'ho sempre visto come uno scrittore autonomo e nei limiti della professione di proff univerisario ...libero e certamente originale , oltre che capace di una scrittura raffinata e preziosa .
Torno a Roderick Duddle ...un bastardello di circa 12 anni , figlio di una prostituta ed inconsapevole erede di una fortuna ; in possesso di un medaglione che ne testimonia l'identità e che diverrà conteso da una serie di loschi figuri , al centro di una fitta trama di intrighi e di un groviglio di personaggi.
Il Probo, suor Ellison , Jones e la sua laida locanda , legulegli e tanti altri personaggi  tutti figli dell'amore di Mari per il romanzo d'avventura del 7/800 .
Un affresco tutto giocato sul riuso dei topoi letterari che hanno fatto grande Dickens , Stevenson , Felding ed altri, amati , conosciuti profondamente , rimescolati in un rutilante groviglio di avvenimenti , colpi di scena e rimandi letterari...
anche se infondo "Roderick Duddle ...è Michele Mari. 

 
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APPUNTI DI LETTURA 2020

Post n°2183 pubblicato il 21 Settembre 2020 da ossimora

L'ottava vita (per Brilka)
N. 44
L'otta vita  (per Brilka)
di Nino Haratischiwili
Marsilio romanzi 

L'ottava vita (per Brilka) è un romanzo
monumentale, ben 1129 pagine...ci ho messo abbastanza per leggerlo anche se mi attraeva quando ne ero lontana .
E' un'epopea, una storia che ripercorre un secolo intero di storia, narrato attraverso gli occhi dei componenti della famiglia Jashi.
 La famiglia Jashi è una famiglia della Georgia la cui fortuna arriva direttamente dalla ricetta della speciale cioccolata calda che il loro antenato gli ha tramandato. 
Da quella ricetta arriva la fortuna della famiglia, la sua posizione prestigiosa, la ricchezza e tutti i privilegi che hanno avuto.
La storia inizia con Stasia Jashi, che negli ultimi anni di vita degli zar di Russia vuole a tutti i costi diventare una famosa ballerina. 
Sulla sua strada però si mette il Tenente bianco-rosso che stravolge tutti i suoi piani portandola ad un matrimonio affrettato che avviene pochi giorni prima dello scoppio della guerra. 
Il Tenente parte, lascia la moglie pochi giorni dopo averla sposata, e Stasia rimane sola, prigioniera di una vita che immediatamente le appare troppo distante da quello che desiderava realmente. 
Quando la Rivoluzione d'Ottobre scoppia, gli Jashi capiscono che nulla sarà come prima e Stasia si troverà a combattere per la sua stessa vita e per il destino della sua famiglia.
 Contemporaneamente il racconto si apre con Niza e Brilka, rispettivamente nipote e bisnipote di Stasia, che ai giorni nostri si trovano insieme alla ricerca delle canzoni perdute di Kitty, un'altra antenata diventata una famosa cantante in Inghilterra ma che si dice sia fuggita dalla patria etichettata come traditrice.
La voce narrante è Niza che riprende le fila delle storie di famiglia, le intreccia, le completa e le consegna a Brilka, a cui spetterà scrivere l'atto finale....in un capitolo lasciato vuoto...
La scrittura fluida , mai noiosa  , un assedio calmo ma ostinato di parole dalle quali è difficile staccarsi ,  scorre in una spirale di storie, di intrecci, di passione e di dolore  e  rapisce pur portandoci in mondi lontanissimi 
L'ottava vita è l'epopea della famiglia Jashi, storia che si svolge avendo come sfondo la Georgia, l'antica e misteriosa Colchide, la terra della terribile Medea. 
In questo caso la Georgia, protagonista quanto gli stessi personaggi del racconto, ci viene narrata durante le sue rivoluzioni, le rivolte, le ribellioni attraverso cui gli stessi Jashi passano e che plasmeranno il loro futuro e le loro scelte.
Il racconto è diviso in altrettanti piccoli libri, ognuno dedicato ad un personaggio del racconto.
 A narrare tutto però c'è sempre Niza, una donna dei nostri giorni e questa scelta rende il romanzo davvero molto particolare. Perché se è vero che gli eventi narrati, le storie e gli stessi personaggi arrivano direttamente dagli anni precedenti al 900, è altrettanto vero che la voce narrante è moderna, attuale e questo ha reso il racconto molto più scorrevole, vicino a noi in qualche modo. 
Lo stile dell'autrice è davvero sorprendente, le sue parole sembrano pennellate che creano un enorme e meraviglioso quadro, un mosaico di storie, una cacofonia di voci che non fanno altro che intrecciarsi sullo sfondo della storia.
Nonostante la mole consistente del libro non vi sembrerà di aver letto così tante pagine; il racconto non è mai pesante nè noioso, non è mai troppo quello che ci viene raccontato. 
I particolari, le descrizioni, i tanti personaggi, sono tutti necessari a raccontare una storia che senza tutti quei dettagli non sarebbe l'epopea che è. Il secolo rosso viene descritto in tutta la sua brutalità, in tutta la crudeltà che lo caratterizzò, e gli Jashi diventano insieme spettatori e vittime di quegli ingranaggi. La dittatura, la perdita della libertà, la voglia di riconquistarla, sono punti cardine del romanzo. La storia percorre gli anni in cui al potere c'erano Stalin, Lenin e tutti coloro che hanno attraversato  la storia del comunismo russo.
 Spesso l'autrice non li menziona per nome, si limita a descriverli, ma queste descrizioni sono talmente vivide che non potrete fare a meno di riconoscerli immediatamente.
Uno dei punti forti del romanzo sono sicuramente i personaggi, caratterizzati in modo talmente vivido che alla fine vi sembrerà di conoscerli, di far parte voi stessi della famiglia.
 Le donne protagoniste del racconto in particolar modo sono eccezionali, lottano, amano, odiano e vivono attraversando anni difficili ma non rinunciano mai a loro stesse, alla loro identità. Le Jashi sopportano anni di terrore, di violenze e di soprusi, ma sopravvivono e si rialzano sempre. 
Le loro storie costituiranno l'eredità di Brilka, la piccola Brilka che non sa bene chi è e cosa vuole diventare e che attraverso le storie delle sue antenate potrà ritrovare sè stessa.
 storia, personaggi indimenticabili, amore, legami familiari che sopravvivono agli anni e alla distanza, passione, dolore, drammi familiari e la leggenda di una speciale cioccolata calda che si dice sia maledetta. 
L'ottava vita è un romanzo ricco da ogni punto di vista , scritto da una Nino Harashivili che inizialmente credevo un uomo ed invece è una giovane donna di 27 anni georgiana , residente in Germania 

 
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Post n°2182 pubblicato il 02 Settembre 2020 da ossimora


La lunga vita di Marianna Ucrìa - Dacia Maraini - copertina
43
Dacia Maraini 
La lunga vita di Marianna Ucria 
Rizzoli vintage 

Da tempo avevo in mente di leggermi questo libro , poi ho incontrato una nuova edizione e le parole di Rossana Rossanda in copertina "La scrittura si fa forte e ruvida e racconta una educazione di sè e uno sguardo sul mondo in uno stato di eccezionale ed insormontabile solitudine.Non c'è indugio,non c'è tenerezza, non c'è compianto nè rimpianto!...mi hanno definitivamente convinto a prenderlo.
Romanzo scritto da una donna che narra la vita di una donna .La scrittura/donna si sente molto bene. Prima metà del 700 .
Le famiglie nobili conducono le loro confortevoli esistenze tra la ricca città di Palermo ,in cui si eseguono roghi di eretici ad opera dell' inquisizione ed i possedimenti terrieri  di Bagheria. 
La piccola Marianna ,figlia del duca Signoretto Ucria di Fontanasalva ha solo 7 anni quando il padre la conduce di fronte al patibolo per assistere all'impiccagione di un ragazzo.
 La bimba è sordomuta e la speranza del genitore è che il trauma la scuota al punto di costringerla a parlare . Non accade . La fanciulla dalla "gola di pietra", "la mutola" vive quindi  nel silenzio della sua condizione   un matrimonio combinato a 13 anni , deve obbedire a ciò che il padre ha in serbo per lei e vivrà  la sua vita fra figli ,un marito di 46 anni , la casa, e per fortuna ...i libri. Marianna è vittima di un sistema ,di regole , splendore e contrasti , in  continua lotta per l'affermazione di se stessa .Affermazione che avviene nel tempo attraverso la lettura, la conoscenza , qualche amico ed infine un viaggio in solitaria , velato a tratti di nostalgia per la sua splendida terra e profondamente individuale. 
Mi è piaciuto, una scrittura molto femminile , ricca di particolari e di riflessioni , una conoscenza gradevolissima di tradizioni , oggetti modi di vivere del settecento siciliano. 

"Era conosciuta per la sua malvagità , la zia Manina e tutti cercavano di farsela amica per il terrore che sparlasse dietro le spalle.Ma tanto che lei non si lasciava incantare dalle adulazioni: quando  vedeva una persona buffa la metteva in berlina .non era il pettegolezzo in sè che l'attirava ma gli eccessi a cui portavano i vari caratteri dell'avaro, del vanitoso, del debole , dello sbadato.A volte le sue battute erano così azzeccate che finivano per diventare proverbiali"

"Se n'era andata senza disturbare come aveva fatto in tutta la sua breve vita ...Il mondo poteva infondo apparirle come un bello spettacolo purchè non le chiedesse di partecipare"

"Stava sognando di volare , aveva gli occhi e il naso pieni di vento , le zampe del cavallo zompavano fra le nuvole e lei si rendeva conto di stare a cavalcioni sul baio Miguelito davanti a suo padre che teneva le redini e invitava la bestia al galoppo fra quei massi di bambagia.Sotto in mezzo alla valle si vedeva villa Ucria in tutta la sua bellezza, il corpo elegante color ambra , i due bracci ad arco tempestati di finestre , le statue come ballerine intente a saltare in bilico sul cornicione del tetto"

"Sarà perchè le manca la parola e ogni pensiero diventa scritto e gli scritti si sa , hanno la pesantezza e la levigata goffaggine delle cose imbalsamate"

"Cosa rimarrà dopo di noi? Dicono occhi sofferenti del duca Pietro .solo alcune vestigia diroccate , qualche brandello di villa abitata da chimere dall'occhio lungo e sognante , qualche pezzullo di giardino in cui suonatori di pietra diffondono musiche di pietra fra scheletri di limoni e ulivi"

"Uscire da un libro è come uscire dal meglio di sè .Passare dagli archi soffici ed oziosi della mente alle goffaggini di di un corpo accattone sempre in cerca di qualcosa è comunque  una resa"

"Non volevo che l'antica geometria degli affetti e delle abitudini andasse stravolta , ma nello stesso tempo ero curiosa di ogni idea di nuovo , di ogni emozione inaspettata, tollerante verso le proprie contraddizioni e impaziente verso quelle degli altri."

"I sogni sono in qualche modo più corposi della realtà quando diventano una seconda vita a cui ci si abbandona con strategica intelligenza ".


 
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Post n°2181 pubblicato il 22 Agosto 2020 da ossimora

Il mago di Lublino - Isaac Bashevis Singer,Katia Bagnoli - ebook
n.42
Isaac Bashevis Singer 
Il mago di Lublino
Adelphi

Yasha ,metà ebreo e metà gentile vive a Lublino , in Polonia , con la devota moglie Ester ed esercita  l'attività di funambolo, mago , ipnotizzatore .
Un uomo pirotecnico ed infedele , per nulla religioso , con diverse amanti , da una casa all'altra da un triangolo all'altro ,ma man mano che si va avanti nella lettura si delinea e si caratterizza il suo travaglio interiore e la sua profonda incapacità di prendere decisioni .
Il suo è un percorso che evolve dalla dissolutezza alle redenzione o a qualcosa che vorrebbe assomigliargli. 
La scrittura è davvero superlativa ( sopratutto nella prima parte ) sia quando descrive i luoghi e la natura , sia gli uomini , in particolare gli ebrei ; sia quando penetra nelle menti delle persone : Ester ; Magda ; Emilia diventano pulsanti portatrici di emozioni . 
La chiusura nel casottino che mette in atto nel finale ,un anacoreta quasi santo che si ritira dal mondo e dalle sue tentazioni , diventando un mistico dedito all'espiazione dei suoi peccati è surreale e presenta pure un pizzico di quella  tipica ironia sorniona .
La rievocazione del mondo ebraico polacco distrutto dal nazismo prima e poi dal comunismo , la sua sensibilità  che parte dal quotidiano fino alla metafisica fanno tutte parte della grande tradizione ebraica europea.
IL romanzo è stato pubblicato nel 59 in lingua Yiddisch e riedito da Adelphi . L'immagine ( sopratutto quella leggerea da saltimbanco sognante mi ha fatto spesso pensare leggendolo alle immagini di Chagal...pur piacendomi ci ho messo molto a finirlo; che ancora non abbia smaltito in pieno la cristallizzazione della chiusura?

"Si sentiva un pò ebreo e un pò gentile , si era inventato una religione tutta sua ,Esisteva un creatore ,il quale però non si rivelava a nessuno e non dava indicazioni su ciò che era lecito o proibito .Quelli che parlano a suo nome erano dei bugiardi!

" Aveva quell'aria spaesata di chi avendo estirpato le proprie radici risulta estraneo persino a  se stesso."

 
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Post n°2180 pubblicato il 12 Agosto 2020 da ossimora


N.41 
Ocean Vuong
Brevemente risplendiamo sulla terra 
La nave di Teseo 

Nel tempo di questa lettura ho cambiato idea diverse volte su questo libro che in molti mi hanno consigliato  .Certamente toccante in diverse delle sue parti; un pò "disordinato" e "confuso"( si sente la mano della traduttrice , la Durastanti ...) .
Il libro è una lunga lettera scritta alla madre dal giovane "
Little dog" , ultima generazione di una famiglia vietnamita sopravvissuta alla guerra ed emigrata negli Stati Uniti .
La lettera /narrazione salta da un periodo all'altro con balzi cronologici che raccontano la vita della madre stessa, della nonna , con ampi spazi su altre persone importanti nella sua vita.
Fino al primo amore del protagonista narrante , il giovane Trevor che muore tragicamente di overdose dopo essere diventato dipendente dopo una cura a base di farmaci .Ci sono parti del diario un pò caotiche e poco interessanti seguite da altre molto ben scritte e coinvolgenti e pregevoli come il racconto della vita di nonna Lion .
La madre alla quale la lettere narrata e rivolta è poco delineata se si esclude il fatto che picchiava il figlio in modo irrazionale durante i suoi attacchi d'ira. 

"Ho ventotto anni , sono alto un metro e sessantaquattro,peso cinquanta chili. Sono bellissimo da tre angolature precise e mortale da tutte le altre. Ti sto scrivendo da un corpo che un tempo è stato il tuo .Questo significa che sto scrivendo come un figlio!"

"ho letto da qualche parte che i genitori affetti da sindrome da stress post traumatico hanno una maggiore propensione a picchiare i loro figli .Forse c'è un 'origine mostruosa dietro questa tendenza ,dopo tutto.Forse mettere le mani su tuo figlio significa prepararlo per la guerra .Spiegargli che il cuore ha il compito di dire sì sì sì al corpo, ma avere un battito del cuore non è mai così semplice. "

" amare qualcosa significa darle il nome di una cosa senza valore , in modo che venga risparmiata e lasciata intoccata ,viva.Un nome leggero come l'aria ,può essere anche uno scudo .Uno scudo da Little Dog.

"Tu somigliavi alle morbide praterie di montagna su una tundra innevata :la mia famiglia , pensavo era un paesaggio artico e silenzioso ,quieto solo dopo una notte di artiglieria."

"Quando ho iniziato a scrivere detestavo la mia insicurezza verso le immagini, le proposizioni,le idee, detestavo persino al penna sul diario che usavo .Ogni cosa che  scrivevo iniziava con "Forse " e "magari" e finiva con "penso" o credo che :ma il mio dubbio è ovunque .Mà .Persino quando so che qualcosa è vero come le ossa che mi porto in corpo temo che la conoscenza si dissolva ,e che nonostante il mio scriverne non resterà mai vera reale .Sto facendo me e te a pezzi , di nuovo , così forse posso portarci da un'altra parte , ma dove non lo so di preciso .Proprio come non so definirti , bianca , asiatica , orfana , americana , madre. "

Fuori, i suoni ronzanti del colibrì somigliano quasi al respiro umano .Il suo becco si conficca nella pozza di acqua zuccherina  alla base del contenitore di becchime :Che vita orribile , mi ritrovo a pensare adesso , doversi spostare così velocemente solo per restare nello stesso punto. "

"C'erano i colori ,Mà .C'erano i colori quando ero con lui.Non parole ma sfumature, penombra .Li sentivo" 

...un quadro scadente , un prodotto seriale con vaghe pretese d'impressionismo...

 
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Post n°2179 pubblicato il 05 Agosto 2020 da ossimora

La strada di casa

N.40
Kent Haruf
La strada di casa 
NN editore
Dopo l'addio di Camilleri e quindi della sua immaginifica Vigata ecco un ultimo saluto ad un altra città immaginaria / letteraria :  la contea Holt in Colorado .
 Un ultimo frammento dopo la "trilogia di Holt ".
La storia come da tradizione è minimale , raccontata in prima persona da Pat , direttore del locale giornale nonchè amico dall'infanzia del protagonista Jack Bourdette , sbruffone ed un pò fuori di testa ma non solo per i suoi comportamenti ma anche per il suo "non contesto"...infatti non ci sta dentro e fugge da Holt dopo aver lasciato prima un cuore infranto, tradito economicamente un intera comunità  poi una moglie e due figli .
Quando dopo una decina d'anni Jack ritorna ad Holt al volante di una grossa Cadillac rossa scompiglia di nuovo la vita della sua cittadina. 
Ne pagano le maggiori conseguenze la moglie i figli e il vecchio amico ...narrante che aveva intrecciato una serena relazione con la moglie di Jack .
Questo ultimo libro di Haruf è un non nuovo inno alla tristezza di vite mal vissute , di personaggi tipicamente americani , di raggiri e tradimenti dove la possibilità di una felicità stabile appare impossibile o almeno improbabile. 
Qualche sprazzo forse ma poi gli uomini , il tempo e gli avvenimenti cancellano la speranza che questa possa durare .
Si legge molto bene , la sensazione di un deja vu , un viaggio , la sensazione di transitare per i grandi spazi agricoli , orizzonti infiniti e vite oscure ma non per questo meno interessanti già ampiamente raccontate dal cinema. 

 
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Post n°2178 pubblicato il 01 Agosto 2020 da ossimora


Il grande momento è arrivato: in libreria
39 

Andrea Camilleri
Riccardino 
Sellerio editore Palermo

Non sono stata una lettrice molto assidua di Camilleri e sopratutto della saga di Montalbano , ho letto di più  gli altri suoi romanzi .
Questo "Riccardino " , ultima uscita e ...definitiva scomparsa di Montalbano è l'epilogo di una lunghissima storia , non potevo perderla e mi è piaciuta .
Mi sono anche commossa ; la  morte di Camilleri è recente e certe sue parole risuonano come un preparato saluto , un allontanamento senziente. 
Il libro non è proprio un giallo , un'inchiesta seppure l"ammazzatina " di Riccardino apre la storia e ne segue gli intrighi di collusioni con cosche e  gli intrallazzi di "corna".
 Il malinconico commiato avviene attraverso un conflitto fra l'autore stesso ed il suo personaggio principale .Un gioco delle parti , una autoanalisi , un testamento .
Un Montalbano , un pò stanco e disilluso ma sempre ironico coi potenti e convinto di poter lottare per la ricerca della verità ed un autore forse convinto che in realtà nemmeno un commissario onesto e determinato possa competere quando incontra i poteri forti e purtroppo non  modificare alcunchè. 
Una fine letteraria di un ciclo poliziesco senza alcuna violenza , senza la morte del commissario ; una fine letteraria certo più consona alla letteratura che agli sceneggiati tv.
Sempre molto interessante il lavoro linguistico fatto da Camilleri attorno al "Vigatese" , la lingua che l'autore ha inventato negli anni e che da corpo e vigore alle sue trame .
Un gioco fra l'autore e la sua creatura ,lo specchio , un gioco pirandelliano...
Il saluto di Camilleri. 


Mentri che accussì raggiunava , l'occhio gli cadì supra a un granciteddro che tentava di arrampicarisi nel lippo verdi che cummigliava la parti vescia dello scoglio allato, quella che l'acqua di mare , asannosi e abbasciannosi , tiniva continuamente vagnata .Il granhiceddro non acchianva procidenno dritto , ma caminava di lato , secunnò la natura sò.

"Non c'era nenti da fari, circava di contollarisi, ma sempri, davanti alla prosopopea, all'arroganza , alla supponenza , alla favusa cordialità , alla retorica di un politico di quello stampo che pinsava solo all'interessi sò facenno finta di fari li interessi di tutti , Montalbano non arrisistiva allo sbromo , alla sisiata, alla sconcica,"

"pensò a Livia , a Fazio , a Mimì Augello , a Catarella e gli vinni un groppo .
Allora si pirmittì il lusso di una lagrima
 L'ultima volta era stata la notizia di na' morti .
E  macari chista , a considerarla bono , era come a na' morti .Pò s'asciucò l'occhi con la mano e con la stissa mano , cataminannola lentissimamenti da manca e dritta provò a scancillare il pesaggio come se era davanti a na' lavagna. 

 
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Post n°2177 pubblicato il 21 Luglio 2020 da ossimora

 

 

N.38

Cormac Mc Carthy 
La strada
Einaudi

Uno scenario apocalittico spogliato di tutto ciò che era l'umano conosciuto .
Post atomico , grigio : un day after nel quale cenere e squallore la fanno da padrone. 
Le forme di vita non ci sono più ,tutto e' fatiscente , marcescente e morto , una pioggia alternata a neve e cenere scende  permanentemente dal cielo , il mare è nero. 
Le forme di vita, animali , uccelli ,insetti , tutto assente , i residui esseri umani sopravvissuti , viaggiano senza meta da una parte all'altra cercando di trovare , il modo di sopravvivere e magari di provare   la ricostruzione di qualche primordiale forma di aggregazione. 
Ma non c'è cibo , non c'è acqua , il freddo è lancinante .
Un "on the road " nel nulla dove le domanda di fondo è : "dove può arrivare un uomo, ognuno di noi , per sopravvivere ?
E' chiaro che esiste la pratica del cannibalismo e che incontrare un altro sopravvissuto possa voler dire rischiare di essere mangiati. 
.I protagonisti del viaggio senza meta , sono senza nome , resta loro soltanto il ruolo...un padre ed un figlio ,tutti gli altri attorno o sono cadaveri o sbiadite comparse.
 In nessuno c'è alcuna particolarità se non quella di essere alla ricerca di qualsiasi cosa  per sopravvivere, una coperta , delle vecchie scatolette , acqua , benzina,  in un mondo spogliato di tutto ed improduttivo .
IL padre rappresenta la "PRATICA" , ciò che si deve fare va fatto , il figlio" IL SENTIMENTO"; sopravvivere ma non a prezzo di scordare la propria anima .Le descrizioni a volte sono molto molto "immersive" e nonostante lo squallore si attende con partecipazione il prossimo incontro, il prossimo luogo .
L'atmosfera dell'apocalisse totale mette i brividi , si respira il vuoto cosmico di un mondo azzerato. 
Non è certo un genere che mi si confà ma devo dire che la scrittura è notevole. 

Però certe cose uno se le dimentica no?
Si , ci dimentichiamo le cose che vorremmo ricordare e ricordiamo quelle che vorremmo dimenticare .

Il bambino stava lì seduto e ciondolava .L'uomo lo teneva d'occhio per evitare che ruzzolasse fra le fiamme ;scavò coi piedi delle piccole buche nella sabbia per le spalle e i fianchi del bambino , dove si sarebbe coricato e gli si sedette accanto abbracciandolo e scompigliandogli i capelli davanti al fuoco perchè asciugassero .
Tutto questo come un rituale antico .E così via . Evoca le forme .Quando non ti resta nient'altro imbastisci cerimoniali sul nulla e soffiaci sopra. 

La campagna era stata ripulita , saccheggiata .Depredata fino all'ultima briciola .Di notte faceva un freddo senza pari ed era buio...il lento arrivo del mattino era accompagnato da un silenzio terribile . Come un'alba prima della battaglia la pelle cerea del bambino ormai era quasi trasparente .
Gli occhioni grigi sbarrati gli davano un'aria da alieno...

Entrarono nel soggiorno :Sotto un limaccioso manto di cenere la sagoma di un tappeto.Mobili coperti con dei teli. .Rettangoli chiari sulle pareti nei punti dove un tempo erano appesi i quadri .Nella sala sul lato opposto dell'ingresso c'era un pianoforte a coda .I loro riflessi scomposti nel vero sottile e ondulato della finestra .Entrarono e tesero l'orecchio . Si aggirarono per le stanze come acquirenti scettici .Rimasero a guardare fuori dalle alte finestre il buio che scendeva sulla campagna.
 
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Post n°2176 pubblicato il 17 Luglio 2020 da ossimora

LONGANESI - Roberto Costantini - Una Donna Normale - ePRICE
N.37
Roberto Costantini
Una donna normale 
Longanesi

Mi sono accostata a questo autore credendo di scoprire un nuovo giallista (ed in realtà avendo vinto il premio Scerbanenco  ...gialli deve necessariamente averne scritti ), invece mi sono trovata nel mezzo di una spy story.
Non proprio nelle mie corde. 
La protagonista è una donna , con doppia identità Isa la spia ed Abe la madre .Madre attenta e scrupolosissisima (seppur spesso assente ) di Francesco e Cristina , due ragazzi con i problemi classici degli adolescenti che lei sovrintende delegando le incombenze materiali alla governante. 
Moglie di Paolo , pubblicitario per lavoro e scrittore per passione e per diletto che risolve ogni problema e conflitto con la frase "hakuna matata" .
Intricata e serrata la storia di spionaggio , un indagine su una soffiata ricevuta dai servizi segreti che hanno intercettato la presenza in un campo di detenzione ( nel quale Isa fa un incursione , scandalizzandosi moltissimo delle condizioni dei migranti !) in Libia , di un Little boy...un ragazzo disposto a farsi saltare in aria in una città ( Roma) italiana. 
I servizi segreti lo braccano con Isa che salta da un aereo all'altro venendo a contatto con personaggi più o meno pericolosi e storie lontane .
Fino ad un certo punto il suo lavoro si incastra bene col suo ruolo di moglie  e di madre poi lei  si immola totalmente presa da una febbrile ansia di fermare il kamikaze , di fatto abbandonando la famiglia ed il cane ( killer) . C'è poi questa amica , la più cara ,Tiziana , un pò sognante , un pò frikkettona che appare un pò fuori luogo e che forse ha pure una storia con Paolo.
Un libro certamente molto maschile.
Un romanzo che si legge agevolmente anche se a tratti mi è capitato esattamente quello  che mi capita con le spy story televisive...mi perdevo fra nomi e situazioni ,perdendo il senso "logico" degli eventi e smarrendo un pò la trama fra nomi e luoghi...
La trama è un pò surreale ; questa doppia vita , così spericolata della quale nessuno in famiglia sa nulla ( si è mai vista un impiegata amministrativa che salta su un aereo , si allontana per lavoro di sabato o domenica?) 
Nel finale , seppur non dichiaratamente, sembra che il matrimonio si vada ad estinguere per fine naturale , non è proprio chiaro , così come poco chiari sono interessi ed intrallazzi dei vari paesi...Italia , Libia USA ; Francia .
Ho segnato solo questo:

Aba restò fredda: 
Non sanguinare davanti ad uno squalo.

 
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Post n°2175 pubblicato il 12 Luglio 2020 da ossimora

 I valori che contano - Diego De Silva - Recensioni di QLibri
N.36 
Diego da Silva 
I valori che contano 
(avrei preferito non scoprirli)
Einaudi

Ci ho messo molto a leggerlo pur trattandosi di un libro che si può tranquillamente  leggere in un pomeriggio sotto l'ombrellone .
Ancora subisco l'effetto dell'isolamento e della mente , per un bel periodo  sono stata incapace di concentrazione lunga e mi riprendo pian pianino. 
Ritorna l'avvocato Malinconico , incontrato per caso nel precedente romanzo e trovato divertente, col suo Micio "Alfonso Gatto" , e la sua attuale compagna Veronica .
Uno strano caso giudiziario che coinvolge la figlia del sindaco ed un assessore nonchè lo stesso avvocato e lo staff del suo nuovo , prestigiosissimo e griffatissimo   ufficio. 
Tutto il libro ma sopratutto la prima parte è un fuoco di fila di battute ironiche e di arguta satira nel raccontare fatti ed episodi, con una indubitabile maestria. 
Si fa un pò più meditabondo e riflessivo con la scoperta e le vicende per arrivare alla diagnosi del suo tumore. ; la serie di visite , tac , ecografie , e poi la chemio .( quei valori che contano e che avrebbe preferito non scoprire.)
Pur essendo un libro "leggero " ha impreviste illuminazioni di saggezza e di buon senso oltre che di condivisibili affermazioni sulla vita e sulle cose.

"Prendete la solidarietà.La solidarietà devono tirartela dalle mani , perchè tu capisca cosa significa .Ed è giusto che si così, perchè a chiacchiere tutti possono essere solidali con gli altri , è quando sei nella merda che diventi solidale con qualcuno e scegli di farti i fatti tuoi .Insomma è facile accogliere quando non costa niente. Quando si tratta di compiere una buona azione che dal di fuori chiunque riconoscerebbe come tale .Ma prova ad accogliere rinunciando alla discriminante della bontà .Rispondi alla chiamata quando le tue buone intenzioni non si vedono e anzi possono essere equivocate .Il bravo fallo quando hai qualcosa da perdere .Quando rischi che ti accusino di malafede .E' lì che ti misuri col pensiero etico ,nell'attimo in cui scegli ,senza avere il tempo di ponderare la decisione ,se afferrare la mano di chi precipita o dire a te stesso che non hai potuto anche se volevi tanto."

"E io finisco sempre per ridere perchè nelle sue performance a dignità zero riconosco la stampa di un nichilismo cronico in disuso che lo rende tremendamente comico"

Le prendo bene le sfide in arrivo ,io. Per i primi due o tre giorni faccio finta di non capire , poi magari indago. E' proprio una mia tecnica .Forse perchè non sopporto gli ipocondriaci , quel loro sentirsi sempre al centro dell'attenzione , neanche le malattie li trovassero irresistibili .Per cui non è che corro dal dottore al primo sintomo anomalo ". 


"Voglio darle un consiglio .Lo vuole?
-Lo voglio
-Non ne faccia la sua occupazione principale .Affronti questo problema come una cosa fra le altre.
_sa qual è il limite di queste frasi dottore?
che nessuno di quelli che te le dice ti spiega come si fa."

"Poi in generale credo che la pratica di parlare di qualsiasi cosa coi figli sia un modo di portarli in detrazione , di scaricare ( su di loro) le spese dei problemi che padri e madri non sanno risolvere da sè .Se vogliamo dei figli liberi , dobbiamo liberarli da noi."

" ha un accento così musicale che lo senti anche se ti dice Buongiorno e ti mette subito di buonumore (i romani sono così , quando parlano sembra che chiedano alla vita chi si crede di essere )

 
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Post n°2174 pubblicato il 10 Luglio 2020 da ossimora

Asimmetria - Halliday, Lisa - Ebook - EPUB con DRM | IBS
N.35 
Lisa Halliday
Asimmetria 
Feltrinelli
Lisa Halliday è una scrittrice americana che da anni vive a Milano. 
Il romanzo  "Asimmetria" è diviso in tre parti distinte .
Nella prima parte "follia" racconta la storia d'amore fra una giovane donna che lavora nell'editoria ed uno scrittore  ultrasettantenne premiato col Pulitzer .
Nonostante il tono distaccato e cinematografico, seppur passionale  del raccontare in molti hanno voluto vedere una traccia autobiografica inquanto la Halliday è stata allieva prediletta e per un periodo , amante dello scrittore Philip Roth 
Nel secondo racconto , l'economista Amar in viaggio verso l'Iraq dagli Stati Uniti verso l'Inghilterra per cercare il fratello viene bloccato e fatto aspettare in areoporto per questioni di sicurezza. 
Asimmetrie ...un intreccio di asimmetrie come è la vita stessa . 
Un libro sui rapporti di forza (famoso/sconosciuto, ricco/povero, giovane /vecchio ,occidente/oriente ,equità ed ingiustizia, fortuna e talento ), una scrittura con richiami a diversi scrittori .

 
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Post n°2173 pubblicato il 19 Giugno 2020 da ossimora


La donna dei miei sogni - Barreau, Nicolas - Ebook - EPUB con DRM ... 
N 34
Nicolas Barreau
La donna dei miei sogni
Feltrinelli

Un'operazione commerciale di una casa editrice tedesca che si è inventata "Nicolas Barreau " ; uno scrittore "francese" che piace tanto ai tedeschi ...in realtà questo scrittore non esiste ma i romanzetti pubblicati a suo nome si vendono assai bene. 
Un pò commedia romantica ( molto cinematografica) , molte atmosfere parigine, un pò "il mondo di Amelie" , frullare il tutto et voila.
Questo è il primo di una serie di successo ( chissà chi li scrive!!!). Si tratta di un soft thriller rosa. Un colpo di fulmine che prende il via al caffè Flore di Parigi e  fra contrattempi , ambigue interpretazioni di "segni" molto individuali ed ipotetici è una rincorsa verso il lieto fine e...l'ammmmorrrre. 
Antoine è un libraio che incontra Isabelle , una bella donna e ne rimane subito affascinato . 
Il resto è un inseguirla e cercarla fra telefonate sabotate da un numero non chiaro ed atmosfere , strade e ponti parigini. 
Si legge in un soffio...da ombrellone :un passatempo a tratti divertente , molto romantico e molto molto leggero. 

"Sì , perchè dovete sapere che sono un libraio e se hai a che fare tutto il giorno con i libri , se hai letto un'infinità di romanzi , a un certo punto giungi alla conclusione che siano possibili molte più cose di quanto comunemente si creda. Può darsi che per alcuni la letteratura sia un modo più piacevole di ignorare la vita , come ha scritto Pessoa. Ma a conti fatti ,la vita vogliamo ignorarla solo quando non sta andando come avevamo sperato."

 
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Post n°2172 pubblicato il 11 Giugno 2020 da ossimora


EINAUDI - Ian Mcewan - Lo Scarafaggio - ePRICE
N .32
Ian Mc Ewan
Lo scarafaggio
Einaudi
Ritorno nella vecchia Europa con Mc Ewan , che mi piace tanto .Questo è un piccolo libro che si legge in meno di un'ora ; un libro /racconto che coglie con tempismo umori diffusi in Inghilterra e pareri dello scrittore riguardo alle vicende politiche del periodo ed alla brexit ( già M. Ewan si era espresso ampiamente ed aveva espresso il suo massimo disappunto per quella che considera un deriva )
.Nelle visione parodistica , paradossale e satirica l'autore trasforma la brexit stessa in una strampalata teoria economica "al contrario" ; una teoria assurda , un progetto sociale dove si paga per lavorare e si viene pagati per fare acquisti .
Un ritratto ironico, cinico e spietato , ricco di umorismo che parte dall'inversione e dal ribaltamento di Kafka  ( lo scarafaggio si trasforma in primo ministro), si lega alla tradizione britannica che ha in Swift l'ispiratore di questa favola neo illuminista .
Fa ridere e divertire.

"Aveva fatto sogni frammentari, oscuri e impervi ,infestati da echi cavernosi in costante disaccordo.

...in preda a un terrore mortale misto a indignazione , un cocktail in effetti poco efficace ,sfrecciò sul marciapiede e , per uscirne vivo, si infilò sotto il cancello nel rifugio e nella relativa tranquillità di una via laterale dove riconobbe all'istante il tacco di uno stivale d'ordinanza delle forze dell'ordine .Un bel sollievo come sempre.

A cementare ulteriormente l'amore di questo manipolo di temerari era la certezza del periodo di lacrime e sangue che sarebbe venuto , per quanto,lacrime e sangue altrui.

...un tipo particolare di polvere magica comune a tutti i populisti che attualmente attanagliano l'Europa ,gli Stati uniti,il Brasile, l'India e molte altre nazioni .L a ricetta di questa polvere magica ci è ormai ben nota :sfrenata irrazionalità ,ostilità verso lo straniero ,rifiuto di un'analisi seria della realtà , diffidenza  nei confronti degli esperti ,ribalda parzialità in favore della propria nazione ,appassionata fiducia nelle soluzioni facili ,nostalgia per certe forme di purezza culturale , più un MANIPOLO di politici senza scrupoli pronti a sfruttare tutte queste pulsioni.

 
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Post n°2171 pubblicato il 10 Giugno 2020 da ossimora

N.31

Colson Whithehead 

I ragazzi della Nickel

Mondadori

La vicenda si svolge in un riformatorio : la Nickel Academy appunto ; luogo di fantasia ispirato al vero riformatorio di Dozier  in Florida dove era netta la separazione fra i ragazzi di colore e quelli bianchi e dove si sono trovate fosse comuni a distanza di anni .

 Whitehead ( premio Pulitzer ) si concentra sugli anni 60 e sulla loro importanza per le lotte per i diritti civili , cita ad oltranza Martin Luther King attraverso il protagonista .

La storia reale di questo carcere /riformatorio è davvero una delle ferite più profonde degli USA .

Non solo separazione, segregazione, malnutrimento , sfruttamento delle risorse di stato ( il cibo e tutto ciò che sarebbe dovuto essere destinato ai detenuti viene venduto e smerciato dai dipendenti / negrieri a bar , ristoranti e negozi trasportato dagli stessi detenuti!) ma violenze inaudite, vere e proprie camere di tortura e morti , peraltro celate per anni trattandosi perlopiù di cadaveri di persone senza famiglia e senza nessuna "identità tracciabile". 

La cosa che più colpisce sono le inezie per le quali i giovani candidati all'emarginazione ed all'oblio vengono incarcerati , solo perchè esistono infondo.

E fin qui l'aspetto interessante ,quello di informazione , sopratutto in questo periodo quando si rinnova , come ormai avviene ciclicamente, la protesta per le ingiustizie ancora ben attive e reiterate  a sfondo razziale. 

Il protagonista della storia invece  è il giovane talentuoso Eldwood , un ragazzo nero  che crede fermamente nel progresso civile , nelle istanze di parità e democrazia .Coscienzioso, onesto, buon lettore  ; nel momento nel quale sta per avverarsi il suo sogno di accedere al college , accetta un passaggio in auto da uno sconosciuto , la vettura era rubata e lui...senza avere  la minima colpa viene coinvolto e segregato in riformatorio.FINE della sua vita.

 Lì dentro la sua onestà lo porta a gesti di generosità che lo fanno malmenare pesantemente. La Nickel è narrata come un vero labirinto degli orrori .

Sono rimasta un pò perplessa sul reale valore di questo racconto , man mano che procedevo mi domandavo come mai Whithehead ha voluto rappresentare questo ragazzo come un vero e proprio "agnello sacrificale " , un pò vuoto se non per questa fiducia insensata per i diritti civili inesistenti ; una cieca fiducia nel fatto che le sue azioni possano provocare la reazione "civile" che lui si aspetta .

Forse il premio l'ha avuto proprio da coloro che vorrebbero che ancora ci fossero soltanto persone pronte a morire , ad essere  massacrate . Man mano che andavo avanti nella lettura mi arrabbiavo , mi aspettavo la rabbia , la consapevolezza dell'impossibilità di agire "civilmente" contro chi civile non è, la ribellione forte ed invece è solo la parabola di un povero , bravo ragazzo nero  ( uno dei tanti certamente )che crede nei sogni e che schiatta senza averne realizzato neanche uno ; un pò antico forse  . 

 Difficile da valutare . 

Sempre di più aumenta la mia diffidenza verso i premi letterari.

 
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Post n°2170 pubblicato il 02 Giugno 2020 da ossimora

Olive, ancora lei (Supercoralli) eBook: Strout, Elizabeth, Basso ...
N.30 
Elizabeth Strout
Olive, ancora lei.
Einaudi


Avevo letto "mi chiamo Lucy Bartun" su consiglio di un amico del gruppo di lettura , un pò di tempo fa , mentre Olive Katteridge mi mancava . Arrivo  quindi a leggere quello che probabilmente sarà l'epilogo della sua storia e del suo personaggio . Olive ...un'insegnante ormai anziana , il suo secondo marito , anche lui vedovo e turbato dalla non accettazione di  una figlia lesbica; una nuova casa , Olive , uno spirito schietto ed onesto di chi non teme di dire ciò che pensa .Olive è una donna normale che vive la normalità della provincia americana , casetta con giardino , serate semplici. Un'acuta capacità /amore/ attenzione nel comprender le persone . Non ha difficoltà Olive a scrutare nelle ritualità più "normali" dell'essere umano , i rapporti fra coniugi , con i figli , le nuore , le amiche stesse , delineando fuor di retorica i profili della quotidianità delle persone  con un atteggiamento mai  edulcolorato , realista ed essenziale . Il romanzo procede attraverso un concatenarsi di racconti ed "immagini" ( la bibliotecaria , la giovane malata...etc, ) filo logico dei vari racconti è proprio lei Olive ed il suo sguardo , anche quando compare nel racconto come un cameo  . Un viaggio nella vecchiaia di Olive , vedova due volte, col figlio medico lontano , a New york , burbera , schietta , irriverente ; narra la vita quotidiana sua e degli altri con qualche indubbio raggio di poesia e molto dolore che trova senso nell'ineluttabilità di molte delle vicende umane , pur rendendosi conto di essere stat infondo felice e fortunata ,Olive si meraviglia anche della morte , non ci aveva mai pensato molto e capire che si sta avvicinando  , la sorprende con uno strano  senso di stupore.
 Mi è piaciuta molto l'ambientazione ...il Maine, il confronto con la vita di New York , le case bianche , l'oceano , le dune , le spiagge ...i fari , i quadri di Hopper negli occhi! Vorrei andarci !

...e quella Mayflower in salotto. A Kayley pareva che i fatti storici ai quali si era aggrappata quella donna non avessero più importanza ;e presto quella storia sarebbe quasi spazzata via ,ridotta a un nonnulla , non solo dagli irlandesi ma da un mucchio di altre cose che intanto erano successe ,il movimento per i diritti civili ,il fatto che ormai il mondo era più piccolo ,e la gente comunicava in modo che msr Ringrove non avrebbe mai potuto immaginare...

Aveva fatto anche lei come Ann .Anche lei aveva urlato in pubblico contro Henry. non ricordava con precisione chi fosse presente ma era stata sempre feroce , quando perdeva le staff e dunque , ecco la sua verita', suo figlio aveva sposato sua madre come fanno alla fine tutti gli uomini in una forma o nell'altra.

"leggeva da Shakespeare ai gialli di Sharon Mc Donald ,dalle biografie di Samuel Jhonson a drammaturghi vari , dai romanzetti rosa su su fino alla poesia. In cuor suo era convinta che i poeti sedessero più o meno alla destra di Dio"

Il parte dipendeva dal fatto che anche Edna St .Vincent Millay era cresciuta ne Maine , ad un'ora appena da lì e che da piccola era stata povera.

...Perchè in Febbraio le giornate cominciavano davvero ad allungasi ed a ben guardare ,uno poteva accorgersene .E vedeva come un melograno e la luce residua filtrava fra i rami nudi come una promessa C'era una promessa dentro quella luce , ed era una cosa fantastica".

Olive.. tiro' fuori il foglio e lo appoggiò con cura in cima alla pila dei suoi ricordi; le parole appena scritte le riecheggiavano in testa."Non ho la minima idea di chi sono stata. Dico sul serio, non ci capisco niente."

 
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Post n°2169 pubblicato il 27 Maggio 2020 da ossimora

 

Frieda

 

N.29

Christophe Palomar

FRIEDA 

Ponte alle Grazie 

Ho faticato molto più del previsto a leggere questo romanzo ,ancora non ho interamente ripreso la capacità di concentrazione persa dall'ante virus o  forse semplicemente non sto trovando i titoli giusti ; in realtà è da molto che non trovo un libro che mi coinvolge ed acchiappa . 
La Frida che dà il titolo al romanzo è Frieda Von Ricthofen , figlia di un alto ufficiale tedesco , musa di D,H Laurence .
Fonte d'ispirazione e musa della voce narrante del romanzo :Joaquin von Tilly , ricco conte tedesco che sembra in primis destinato a seguire le orme paterne nelle acciaierie ma scendendo per questioni di salute a Capri , scopre una vita diversa fra artisti , belle donne e natura .
Dal primo 900 attraverso le due guerre ,passando  per Vienna fino all'altra parte del mondo ,l 'Argentina e la città di Buenos Aires . Un affresco che attraversa il declino della belle epoque , gli anni venti , la nascita ed il crollo del nazismo . 
Coloro che hanno parlato di questo romanzo lo hanno definito un romanzo "storico" , di formazione...ma io ho trovato pochissime considerazioni sulle guerre e sulla storia della Germania , mi è sembrato piuttosto superficiale in verità. Il racconto in prima persona di Joaquin sulla sua vita potrebbe apparire come una lunga seduta di autoanalisi ma a mio  avviso manca in realtà una capacità di introspezione ed anche di caratterizzazione dei personaggi ; si definisce da solo "uomo senza qualità " ma senza acclararne il perchè .L'ho iniziato con un certo entusiasmo e l'ho chiuso con un senso di sollievo ed una certa delusione. 
Naturalmente non ho trovato neanche un afrase degna di essere evidenziata.
 
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Post n°2168 pubblicato il 16 Maggio 2020 da ossimora

Il giardiniere eBook: Evison, Jonathan: Amazon.it: Kindle Store
N.28
 Jonathan Evison
Il giardiniere 
Sem ( società editrice milanese)

Consigliatomi dalla mia libraia di fiducia.
Il giardiniere  si legge correndo , senza particolare affanno ( seppur io in questo momento pandemizzato leggo in maniera più discontinua) come se raccontasse normalissime vicende di una comune famiglia americana ; ma visto che già da diverso tempo la "normale famigliola americana" non esiste più , la storia non è proprio idilliaca e non somiglia al vecchio , liso sogno americano.
Mike è un giovane uomo di origine messicana , cresciuto in una riserva indiana dello stato di Whashington  ; Suquamisch , di cui si vergogna un pò : fame , sporcizia, povertà , emarginazione , alcolismo. Il percorso di Mike attraverso la sua vita "sfigata" è narrato con una certa ironia :la generazione di mezzo , nata negli Stati Uniti ma figli di immigrati e come tali destinati per forza ai lavori più umili ..."Se la vita ti regala merda usala come fertilizzante "...
Mike Munoz vive in una baracca con la madre che si ammazza di lavoro in un bar , il fratello Nate , disabile e ciclotimico , ed un nero , stambo compagno , della madre che si rivelerà essere una brava persona.
Mike è un giardiniere ,tosa prati dei ricchi proprietari di villone ed ama molto l'arte topiaria ; realizza stravaganti sculture con le piante e le bordure della siepi .
Frequenta la biblioteca , dove conoscerà l'amico che lo aiuterà a "trovarsi" ed ad affrancarsi dalla sua  vecchia vita , legge gli autori "vecchi" , i classici e sogna lui stesso di scrivere un grande libro " "Il grande romanzo americano del giardinaggio".
Perde più volte lavori abbastanza "improbabili , ma procede fiducioso pur senza un dollaro .
Infondo è un ottimista e recarsi con la sua famiglia a Disneyland ( luogo desiderato da bambino e per il quale aveva subito l'umiliazione dal padre)rappresenta una catarsi ed il raggiungimento di un equilibrio familiare, lavorativo e sentimentale. 
Mike è capace di semplicità , di pensieri buoni e lineari. 

"A quanto ricordo ,Gina indossava sempre delle felpe nere e aveva delle tette enormi.Non che considerassi le tette enormi così importanti .Più che altro mi parevano degli oggetti utili, anche se concepiti in modo maldestro!"

"...la prima notte mi sistemai sul materassino gonfiabile e mi misi a leggere il romanzo di un tizio francese ,un certo Celine , parecchio incasinato per la stato del mondo. Ammiravo il suo pensiero. "

..."e Suquamisch per 48 ore diventata una meta appetibile , il luogo si prendeva una pausa dallo squallore"

 
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Post n°2167 pubblicato il 06 Maggio 2020 da ossimora



Il manoscritto di Brodie - Borges, Jorge L. - Ebook - EPUB con DRM ...


N. 27 

Jorge Louis Borges
Il manoscritto di Brodie
Adelphi

IL manoscritto di Brodie è un piccolo libro di racconti di un Borges anziano ed ormai sopraffatto dalla cecità  :11 racconti fulminei , in ambientazioni diverse , fra città e campagna , si susseguono passioni ,amori, viaggi , duelli e crimini. Un altro mondo .
Gauchos , guappi e nell''ultimo , immaginifico racconto il paese fantastico degli Yahoos , una tribù dell'Amazzonia .
Undici racconti che traggono spunto dalla vita e dal sapere enciclopedico dell'Argentino. 
Un esercizio di stile , di indubbia qualità , certamente adattissima agli amanti del "racconto breve " di qualità. 

"Come tutti i giovani , cercano di essere uguali agli altri .Mi faccio chiamare Santiago , per evitare Jacobo....Tutti assomigliamo all'immagine che gli altri hanno di noi.Io avvertivo il disprezzo della gente e mi disprezzavo a mia volta"

"L'amicizia non è meno misteriosa dell'amore o di qualsiasi altro aspetto di questa confusione che è la vita .A volte ho pensato che l'unica cosa senza misteri sia la felicità , perchè si giustifica da sola!.


"A partire dal 1932 aveva cominciato a spengersi a poco a poco; le metafore comuni sono le migliori ,perchè sono le uniche vere!."

"Clara Gleincairn de Figueroa era altera a e alta , con una chioma rosso fuoco .Meno intellettuale che comprensiva , non era una donna d'ingegno ma sapeva apprezzare quello degli altri e delle altre .Nella sua anima c'era ospitalità".

 
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Post n°2166 pubblicato il 03 Maggio 2020 da ossimora

LN- IL SIGNORE DELLE MOSCHE- GOLDING- MONDADORI- OSCAR-- 2002- B- ZDS51
N.26 
William Golding

Il signore delle mosche 

Classici Mondadori

Lo avevo iniziato molto tempo fa , sentendone parlare come di un cult assoluto per di più premio Nobel per la letteratura , poi lasciato .
Adesso l'ho ripreso e terminato in neanche due giorni.
 Un romanzo di formazione , nel quale la storia dei ragazzini /bambini naufragati in un isola del Pacifico mentre c'è in corso una guerra passa in tempo breve da una situazione "edenica" nella quale il gioco è prevalente ; l'emozione di essere assieme in un'isola sconosciuta , mangiando frutta e cacciando maiali selvatici , facendo il bagno e costruendo castelli di sabbia , ad un vero e proprio incubo , di paura e sogni disturbati  per i piu' piccoli e di conflitti pesanti fra i più grandi ,conflitti che portano alla separazione fra i gruppi , a vere e proprie guerre con tanto di vittime e di degrado pesante dei rapporti .
L'imbarbarimento traccia le dinamiche che si manifestano ; non c'è il "buon selvaggio naturale ed istintivamente buono" e lo stato pregresso di civiltà dei giovani inglesi è sottile e falso come una doratura superficiale. 
Il Signore delle mosche rappresenta il manifesto della poetica dell'autore, che può essere riassunta in questa frase: "Gli uomini producono il male come le api producono il miele"
Le descrizioni dell'isola , della vegetazione e , della natura bella e selvaggia non sempre amica sono belle e numerose mentre il racconto degli accadimenti è piuttosto stringato e scarno , tanto che le riflessioni emergono dopo la lettura e non durante la stessa dove si procede in un crescendo di angoscia .
Mi ha fatto tenerezza immediata il personaggio del goffo Piggy ...ridicolizzato seppur intelligente , un nerd ante litteram che viene immediatamente bullizzato , affibbiandogli il nomignolo, rompendogli gli occhiali ed infine uccidendolo. 

"Golding semplifica all'estremo gli eventi sull'isola per poter arrivare a definire la scintilla elementare che può far scaturire la nascita dei totalitarismi. I bambini infatti si ritrovano soli su un'isola che offre loro cibo e acqua, su cui non si soffre il freddo e dove è facile costruirsi un riparo dalle intemperie. Le uniche due paure latenti sono la paura di ciò che può avvenire loro durante il sonno (che chiameremo paura primaria) e la paura di non essere più salvati (che chiameremo paura secondaria).

In questo contesto, tra i due leader, il razionale Ralph e l'istintivo Jack, vince quest'ultimo poiché propone al gruppo l'eliminazione della belva affrontandola con coraggio (eliminazione della paura primaria), contro la proposta debole e più a lungo periodo di Ralph di tenere sempre un fuoco acceso (eliminazione della paura secondaria) per non rischiare di non essere avvistati da una nave di passaggio. Se pensiamo alla nascita dei totalitarismi, chi è riuscito a cavalcare l'onda di paure che minavano l'istinto di sopravvivenza delle masse ha preso facilmente il sopravvento potendo permettersi misfatti aberranti in una apparente accondiscendenza collettiva. La collettività infatti inizialmente è portata a tollerare al leader i misfatti più crudeli perché li considera un male necessario e/o temporaneo, e il proprio leader, pur con qualche difetto, l'unico in grado di condurli in salvo. Solo col tempo si acquisisce la consapevolezza di essere invece soggiogati al leader e che non si è più in grado di uscirne con le sole proprie forze.

Sono cause improvvise provenienti dall'esterno, che il potere costituito dal tiranno non è riuscito a contenere, che liberano le masse dai lacci che le tenevano soggiogate, ridando loro la forza e il coraggio per ribellarsi. Nel racconto, l'orientamento del branco verso i dettami di Jack svanisce improvvisamente con l'arrivo del capitano, rappresentando quest'ultimo una forza esterna di elevato potere in grado di determinare, con la sua sola presenza, la liberazione dall'oppressore. Vi è un punto di non ritorno in tutti i totalitarismi in cui il leader diventa agli occhi dei seguaci un oppressore e l'equilibrio del suo governo passa da stabile a instabile. Questo punto di non ritorno è determinato dalla sopravvenuta consapevolezza delle masse dell'inefficacia del leader nel raggiungimento degli scopi prefissati, maturata dalla constatazione di promesse fatte dal leader durante la propria ascesa al potere e mai mantenute, e che lo stesso avrà quasi sicuramente mostrato come in fase di perenne ultimazione, controllando e gestendo ad hoc l'informazione nel tentativo di allontanare il più possibile la verità dagli occhi dei propri seguaci.

Ma una paura che mini l'istinto di sopravvivenza dell'individuo può essere essa stessa creata ad arte da chi persegue il potere affinché possa più facilmente controllare le masse: nel racconto, il principale sponsor della "belva" è Jack stesso (gli altri bambini, compreso Ralph e Piggy, evitano di parlarne, talmente ne sono terrorizzati!). Jack capisce questa debolezza del gruppo e vuole cavalcarla per la conquista del potere: decide quindi di affrontare la belva e sconfiggerla ed in questo modo guadagna il consenso del gruppo, a scapito del democratico Ralph. Una volta al potere, egli stesso sceglie di mantenere in vita la belva, idolatrandola e rabbonendola anche a mezzo di sacrifici umani per alimentarne la paura. Ciò permette a Jack di esercitare facilmente il controllo sul gruppo: ogni bambino si trova bloccato all'interno del perimetro del recinto per paura della belva e impossibilitato a contraddire Jack e i suoi colonnelli, per paura di diventare dono sacrificale. È questa la sorte che spetta a Ralph, in quanto unica possibile unità destabilizzante. Per il resto del gruppo, nessuna via d'uscita se non il perseguimento dello stesso potere costituito e il rispetto delle regole, unica possibilità per tentare di scalare qualche grado nella gerarchia del potere e migliorare così il proprio status sociale."


"La prima cosa a cui si abituarono fu il ritorno del lento passaggio dall'alba al rapido crepuscolo .Accettavano i piaceri del mattino,il bel sole , il palpito del mare ,l'aria dolce,come il tempo adatto per giocare ,un tempo in cui la vita era così piena che si poteva fare a meno della speranza ."

"I piccoli avevano costruito dei castelli di sabbia alla foce del fiumiciattolo .Erano alti circa 30 cm. e adorni di conchiglie ,di fiori secchi , di belle pietre :intorno ai castelli c'era un intrico di segni , di piste , di mura , di linee ferroviarie che prendevano significato soltanto se si guardavano con l'occhio all'altezza della sabbia .
Era lì che giocavano i piccoli se non felici , assorti"

 
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Post n°2165 pubblicato il 27 Aprile 2020 da ossimora

Amazon.it: Utz - Bruce Chatwin - Libri in altre lingue
N.25

Bruce Chatwin
UTZ
Adelphi 
Il barone kaspar Von Utz , discendente  di una nobile famiglia di proprietari terrieri si rifugia nel collezionismo quasi maniacale di porcellane ; che pian piano colleziona fin da giovane. 
La sua collezione sopravvive alla guerra ed arriva a Praga durante il regime comunista.
Proprio l'amore per la sua collezione lo blocca a Praga , come se fosse la collezione a possedere lui e non viceversa .
Meravigliosa l'erudizione di Chatwin , la sua capacità di destare interesse e di ironizzare :in questo suo ultimo libro , si passa dalla filosofia antica all'alchimia, dalla pietra filosofale al golem , dalla storia europea del 900 alle bellezze di Praga. 
Utz passa la vita a collezionare cose belle ma fragili , nel culto della cultura e del bello seppur effimero che Chatwin sembra apprezzare. 

"Mi rispose che Praga era ancora la più misteriosa delle città europee, dove il soprannaturale era sempre possibile . La propensione dei cechi a "piegarsi"di fronte a una forza superiore non era necessariamente una debolezza anzi la loro visione metafisica della vita li induceva a considerare le prove di forza come gesta effimere "

"come il suo amico Utz sapeva dire dopo una semplice occhiata se un pezzo di Meissen fosse stato fabbricato con l'argilla bianca di Colditz o con quella degli Erzebirge , lui Orfik , dopo aver esaminato al microscopio la membrana iridescente dell'ala di una mosca asseriva di saper con certezza se l'insetto proveniva da Mala Strana o dal quartiere ebraico o da una delle discariche che ormai circondavano i giardini della città nuova.
Confesso di essere incantato dalla dalla vitalità della mosca.
 Era molto in voga fra i suoi colleghi entomologi plaudire al comportamento degli insetti sociali , formiche , api, vespe e altre varietà di imenotteri che si organizzavano in comunità irrigimentate ."ma la mosca disse Olik...è anarchica".

Ps: La copertina non è dell'Adelphi...ma la statuina meritava...

 
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