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Creato da: ossimora il 20/10/2004
ma c'è voluto del talento per riuscire ad invecchiare senza diventare adulti.
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Post n°2535 pubblicato il 27 Aprile 2026 da ossimora
![]() Karin Boye Kallocaina il siero della verità Iperborea In un futuro imprecisato , dopo che una grande guerra mondiale ha reso inabitabile gran parte del pianeta uccidendo la maggioranza dell'umanità , i discendenti rarefatti vivono concentrati in poche città sotterranee regolate da ferrea disciplina e da ruoli prestabiliti . La vita degli individui è rigidamente organizzata , controllata e sorvegliata nei minimi particolari dalle autorità , esponenti dello Stato Mondiale , cui tutti tributano un culto quasi religioso , partecipandovi in diverse modalità e diventando ognuno controllore dell'altro. Questo è lo scenario iniziale , scritto in forma di diario dal protagonista , uno scienziato che ha inventato la Kallocaina , un siero che iniettato in vena induce ( costringe) le persone a parlare dei propri pensieri/ sentimenti/idee più nascosti e non avere più alcun tipo di segreto . Che cosa succede ad uno stato a controllo totalitario quando un simile strumento viene utilizzato in larga scala per aumentare il controllo delle persone ? In questo caso la genesi dell'autoritarismo non è generata dall'alto (come in 1984 di Orwell )ma è una volontaria rinuncia dei singoli individui alla libertà , inorriditi dagli esiti e dagli eccessi distruttivi generati dagli appetiti individuali , le persone stesse costruiscono e gestiscono uno stato potentissimo che con capillari sistemi di autocontrollo garantiscano la pace tenendo lontano fame , distruzione e guerra. Interessante , anche se indubbiamente angosciante e claustrofobico . Si sono disumanizzati per salvare una larva di umanità che non conoscono più e che non sanno definire. La nemica ovvia diventa la mancanza di felicità , di natura, di emozione. Ho sempre pensato che il pensiero sia il più grande , reale spazio di libertà inaccessibile ed impermeabile .Pensieri e sentimenti sono il nostro prezioso scrigno segreto , il rifugio al quale attingere nuova linfa vitale . Quindi in questo senso l'invenzione di Leo Kall , il siero della verità è la cosa che maggiormente viola la propria essenza più profonda . E' assai triste la storia dell'autrice Boye che morì suicida prima della pubblicazione di questo suo libro .
Post n°2534 pubblicato il 20 Aprile 2026 da ossimora
![]() Rosella Postorino Mi limitavo ad amare te Feltrinelli La guerra nella ex Jugoslavia , il dramma di Serbia e Croazia che fra i mille orrori che appartengono ad ogni guerra diventano ancora più pesanti e devastanti se fratricidi; morti violente , profanazione di corpi , stupri , torture , fame , violenze , imposizione di religioni , devastazione , solitudine ed infanzie infrante , annullamento di qualsiasi forma dell'umano sentire . Il romanzo racconta la deportazione di bambini di età varie dagli orfanotrofi di Sarajevo ( e non solo) verso l'Italia dove vennero dati in affido senza alcuna forma di legalità e senza protezione . Leggendo la storia di Nada , Omar ( la più straziante) , Danilo , bambini diversi si ha la percezione di un'infanzia violata ; la sensazione oltre alla commozione ed al senso di profonda ingiustizia di percorsi resi anche assolutamente illegali dalla mancanza di documentazione , di affidi familiari sui generis , di protezione un po' alla buona. Le storie delle loro amicizie acclarano come in tempo di guerra i bambini diventino apparentemente grandi alla svelta e quanto l'assenza di sicurezza e di protezione incida profondamente : troppo cresciuti da piccoli, troppo infantili da grandi . Il positivo del libro per me è che mi ha indotta a ricercare informazioni sul conflitto dei Balcani così vicino e così dimenticato . Non nego che ho faticato molto a leggerlo , infondo direi che è un pò noioso , i personaggi sono sfumatamente opachi , c'è poco mordente , tutto sembra procedere stancamente con un 'inerzia didascalica . In alcune parti ( come le pagina scritte in corsivo c'è più poesia e fraseggio interiore )ma in generale l'ho portato a termine con la forza di volontà !
Post n°2533 pubblicato il 13 Aprile 2026 da ossimora
![]() Una delicata collezione di assenze Aline Bei La nuova frontiera In Brasile questo lieve romanzo ( definirlo tale è un azzardo) è diventato un grande successo editoriale . Si racconta di una donna segnata da profonde assenze interiori ed affettive . La narrazione segue la sua crescita dall'infanzia. Non è una trama "classica", più un flusso emotivo che una sequenza di eventi. La scrittura , frammentaria , con frasi brevi , l'uso di ampi spazi bianchi nelle pagine quasi ad evocare lunghi silenzi , diventano parte pulsante del testo. Una prosa che sembra poesia . Certo poco adatto a chi ama trame possenti ed articolate. Il titolo ( bello ) porta ai temi principali , assenza e perdita , fuga, solitudine ed identità , corpo e memoria , infanzia ferita, ricostruzione di se'. La protagonista "colleziona "ciò che le manca con poco dialogo interiore ed introspezione . Più che una storia si può definire , un'esperienza di scrittura. e per la prima volta , dopo tanti anni , Filipa la guarda :Margarida sente una stilettata Divina nello stomaco e , al contrario di un palloncino , la sua testa si abbassa in una richiesta di perdono , infondo , bisogna pur trovare la speranza nel volto di una figlia , è per questo che si fanno i figli , per ritrovare quello che in noi stessi si esaurisce in ciò che più si avvicina ad essere un io. è una consolazione , forse l'unica , che perlomeno un figlio abbia qualcosa che si possa ammirare , ma Margarida non aveva nulla , solo vuoto e stanchezza , ah , se solo avesse saputo che gli occhi di sua madre l'avrebbero trovata lì! avrebbe indossato , prima di entrare in camera , un'espressione gentile , mentre Filipa scava nel volto invecchiato della figlia sollevando fra loro una terza presenza , invisibile ma assordante , fatta di tutto ciò che la vita avrebbe potuto essere e non è stata.
Post n°2532 pubblicato il 08 Aprile 2026 da ossimora
![]() Antonio Franchini Il fuoco che ti porti dentro Marsilio / Feltrinelli Questo romanzo autobiografico è stato pubblicato nel 2024, è stato finalista del premio Strega ed è stato molto discusso all'epoca . Io ho faticato ed anche un pò sofferto nel leggerlo. E' il racconto intenso e personale dell'autore con la propria madre , donna forte, contraddittoria , difficile da amare e persino da definire.Lei è una figura odiosa praticamente sotto ogni aspetto e disprezzata dal figlio, che ispira la propria vita a ideali opposti. Eppure l’autore riesce a esprimere la ricchezza della personalità della madre, che come tutte le persone è piena di contraddizioni e incoerenze. Emerge in più punti del libro un aspetto del rapporto genitori-figli sul quale ho spesso riflettuto. E cioè che i figli conoscono e vedono più di ogni altro i difetti dei genitori e si ripromettono di essere diversi, ma essi contengono in sè, per genetica ed educazione, i germi (quantomeno) dei medesimi difetti. La madre è il fulcro emotivo e narrativo del libro. Il racconto alterna forte rabbia ed incomprensione dove si intrecciano memorie; un'indagine sui legami familiari e sull'eredità emotiva che ci portiamo dentro e come il passato ci definisce . Sembra che Franchini proceda con una lunga autoanalisi per capire /capirsi. La mancanza di capitoli è una scelta che a momenti toglie il fiato , rende la lettura faticosa, non offre tregua possibile , racconta il flusso di memoria , senza interruzione , riproducendo il funzionamento di memoria, i ricordi si accavallano , tornano indietro , seguono una logica/ non logica , è un pò ansiogeno e rende l'idea del difficile rapporto con la madre. Sembra un lungo sfogo , un monologo interiore, dove niente altro della vita dello scrittore ha spazio e rende l'idea del rapporto con la madre in una lettura immersiva . Molti lettori e critici hanno ritenuto il ritratto di questa madre eccessivo ed anche irrispettoso, altri un potente atto di coraggio. Non ci sono filtri ed il tutto risulta spesso brutale e feroce.
Post n°2531 pubblicato il 02 Aprile 2026 da ossimora
![]() Amelie Nothomb Meglio così Voland Decisamente subisco una notevole attrazione per la Nothomb. Questa scrittrice belga , particolare e piuttosto prolifica ( del resto afferma che per lei non esistono giornate positive se non scrive quattro ore ogni mattina !!! ). Questo libro "meglio così ", trova il suo titolo da un'affermazione della nonna della scrittrice che riduceva i fatti , anche i più negativi della vita quotidiana ad una frase che denota accettazione . Si tratta di un breve romanzo autobiografico che ripercorre l'infanzia e la prima giovinezza di sua madre Adrienne , segnata da un ambiente familiare ostile/indifferente e da una conseguente , pervadente solitudine ( il legame con un mestolo di legno regalatole dalla nonna "pazza" come unico giocattolo e chiamato da lei Maizena è quasi straziante). La sua scrittura elegante , essenziale ma mai sciatta , a tratti favolistica mi piace molto . Tutto il romanzo esplora una genealogia di rapporti difficili caratterizzati da odio , indifferenza e mancata comprensione . La madre bambina si salva da sola grazie alla sua fantasia ed alla sua forza d'animo. "Meglio così" diventa un mantra salvifico . L'infanzia della madre assieme a contorni da fiaba nera racconta una relazione affettiva profonda e complessa pur nei silenzi e nelle incomprensioni . Il libro celebra la madre ed è un vero , incessante inno alla capacità di trovare la propria luce interiore recuperando in solitudine un'autonomia ancestrale. "Comunicare con qualcuno che amiamo a volte è difficile .Nessuna parola sembra all'altezza .Non mi autoflagello per non essere riuscita a quindici anni ad affascinare con la mia conversazione quella madre adorata "
Post n°2530 pubblicato il 30 Marzo 2026 da ossimora
![]() Maurizio De Giovanni FIGLI per i bastardi di Pizzofalcone Einaudi/ stile libero Ho visto , meravigliandomi , per la rapidità dell'ascesa che questo libro è primo nelle vendite a pochi giorni dalla sua pubblicazione. In genere uso questo successo commerciale rapidissimo come uno dei criteri di respingimento ma in questo caso non so resistere . Quando si tratta di Maurizio De Giovanni , sia che si tratti del Commissario Ricciardi nella Napoli del ventennio che dei Bastardi di Pizzofalcone me ne approprio rapidamente ! E' sempre una lettura piacevole , distensiva , riflessiva , dalla quale traspare sempre l'empatia e la comprensione di avvenimenti e persone da parte dell'autore , anche chi delinque ha la sua storia , le sue motivazioni la sua vita interiore. Napoli è centrale connotandosi più che come sfondo e scena degli avvenimenti come essenza stessa delle atmosfere e del colore pur non avvalendosi del dialetto o di stereotipi . I personaggi , ormai noti a chi li ha imparati a conoscere ed apprezzare fin dal primo libro sono sempre più ben delineati e nel loro continuo fraseggio interiore ci permettono di penetrare le loro vicende più intime , di meravigliarsi e/o immedesimarsi, di parteggiare , condividendo o no le singole scelte . Direi che che le vicende del commissariato e del gruppo di lavoro sono più centrali dello stesso caso che sono chiamati a risolvere . In questo libro si indaga sull'investimento , omicidio stradale di un medico molto conosciuto in città. Stavolta , come recita il titolo si parla di "figli"; i figli di ogni protagonista del gruppo dei bastardi , i figli vicini , lontani , persi o desiderati . I figli in qualche modo legati al caso da risolvere . Delicato De Giovanni con la sua narrazione vivida, riflessiva , ben scritta che raggiunge un'armonia corale e sempre piacevole e si legge in un soffio.
Post n°2529 pubblicato il 25 Marzo 2026 da ossimora
![]() Selma Lagerlof Il violino del pazzo Iperborea "Per l'elevato idealismo, la vivida immaginazione e la percezione spirituale che caratterizzano le sue opere" ( motivazione dell'assegnazione del premio Nobel per la letteratura 1909) Selma Lagerlof , scrittrice svedese vissuta fra il XIX ed il XX secolo è stata la prima donna ad aggiudicarsi il premio Nobel per la letteratura , quasi venti anni prima di Grazie Deledda ; maestra elementare , entrò nell'accademia svedese come una vera istituzione , una star. Ha scritto molto anche libri per l'infanzia . Questo racconto "Il violino del pazzo" è una fiaba nordica ; ci sono molti degli ingredienti classici della fiaba . Il bel principe, la caduta in disgrazia , l'allontanamento , la strega cattiva , , l'aspetto magico che in realtà è il violino ma soprattutto la musica. Il protagonista maschile è un giovane uomo bello e talentuoso , innamorato delle emozioni recategli dalla musica del suo violino. La protagonista femminile è belle e salvifica. Quando un amico gli rivela che la sua famiglia benestante rischia la rovina economica e gli sottrae il violino amato invitandolo ad arrocciarsi le maniche ed a darsi da fare cade in uno stato irreale , prova a reagire ma poi scatta in lui la follia ; non vive senza la sua musica , si perde fra saltimbanchi , musiche indiavolate misteriose apparizioni , perdita ed oblio . Si intrecciano nella narrazione fiaba e romanzo d'avventura , si parla di normalita ' e di società ,di speranza e dell'amore che offre vie d'uscita e fa risorgere a nuova vita .
Post n°2528 pubblicato il 21 Marzo 2026 da ossimora
![]() Riccardo De Gennaro Il quarto piano Miraggi/scafiblù Un libro molto breve , poco più di cento pagine , edito da una casa editrice che non avevo mai visto , trovato in una libreria indipendente . Giorgio è il protagonista , voce narrante/ pensante che ha centrato tutta la sua esistenza sul rapporto intenso ed onnicomprensivo con i libri . I libri rappresentano risposta alle sue giornate , rifugio ed isolamento , usati , desiderati, amati per mantenere adeguate distanze con la realtà. Salvezza o dannazione? Diventano unico oggetto di mediazione e di interpretazione del mondo e dei suoi stessi gesti e pensieri . C'è un legame stretto e profondo fra la lettura , gli autori , e la costruzione della propria identità fondendosi fra la realtà e la costruzione del pensiero e la propria immaginazione . I libri citati e ricercati nella libreria a più piani , fra la zona dei libri nuovi spesso disprezzati per la loro insipienza ed i piani sotterranei con i libri usati sono perlopiù di narrativa introspettiva , esistenziale. I libri come unico focus del mondo e unica compagnia reale e sostitutiva per Giorgio , tanto da allontanarlo progressivamente e totalmente dalla realtà; spaesamento che troverà il suo apice nell'imprevisto , surreale finale. Il libro è stato fra quelli candidati alla selezione dello Strega , proposto da Leonardo Fabiani con questa presentazione : «Un Bartleby bibliofilo, un Oblomov letterato, un Cosimo Piovasco di Rondò che invece di salire su un albero scende le scale di una libreria. Giorgio, il protagonista del libro Il quarto piano di Riccardo De Gennaro, è un uomo che a cinquant’anni non ha amici, non ha un lavoro, abita con i genitori. Si potrebbe dire che si è negato alla vita. E invece sente di vivere autenticamente nei libri, nei romanzi, di tutti i tempi e di tutte le letterature. Potrebbe fare sue le parole di Ingeborg Bachmann trovate in Malina: “No, non prendo droghe, prendo solo libri, veramente ho anche delle preferenze, molti libri non mi fanno bene, certi li prendo solo il mattino, altri soltanto la notte, ci sono libri che non lascio mai, vado in giro con loro per la casa, li porto dal soggiorno alla cucina, li leggo in piedi nel corridoio, non uso segnalibri, non muovo la bocca nel leggere”. La vita di Giorgio è nel romanzesco finché, in questo romanzo sorprendente, il romanzesco non fa irruzione nella sua vita. La scrittura limpida e ironica di De Gennaro ci conduce a vagare tra capolavori, con un occhio particolare ai libri che parlano di libri. E ci lascia aperta la domanda classica: i libri sono una gabbia o sono la libertà? La letteratura è dannazione o salvezza?»
Post n°2527 pubblicato il 19 Marzo 2026 da ossimora
![]() Yasmina Reza Felici i felici Gli Adelphi Mi sono avvicinata a questa scrittrice grazie a qualche recensione benevola in rete. Non la conoscevo . Hereux les hereux, 2013(titolo originale ) è un romanzo che si contraddistingue per la sua struttura frammentaria. Il "romanzo" è quasi una serie di racconti , ognuno con il nome di una persona come titolo ,composto da brevi capitoli ciascuno narrato da un personaggio diverso. Queste voci si intrecciano tra loro creando un mosaico di vite apparentemente ordinarie . I protagonisti sono uomini e donne della borghesia parigina , coppie sposate, amanti , amici , conoscenti. Attraverso le loro riflessioni ed i loro pensieri emergono : relazioni sentimentali non sempre sincere e spesso fragili , tradimenti ed incomprensioni più o meno latenti , solitudine anche all'interno della coppia , disatteso desiderio di felicità. Il titolo è ironico , i "felici" sono tutt' altro che appagati . L'incomunicabilità , dove i personaggi si parlano ma raramente si comprendono appieno . L'identità attraverso la quale ognuno si costruisce un'immagine non sempre vicina alla realtà , il rovinio del tempo che consuma lentamente le relazioni . Si sente che Reza è anche una drammaturga, il il suo stile è essenziale , capitoli brevi , incisivi , ironici , malinconici. Non offre consolazione e risposte ma diverse riflessioni anche piuttosto amare su cosa significhi "essere felici ". Infondo direi che è piuttosto triste.
Post n°2526 pubblicato il 15 Marzo 2026 da ossimora
![]() Alice Cappagli Niente caffè per Spinoza Einaudi ( super it) Una storia delicata ed ironica non priva di sottintesi e di tracce filosofiche più o meno evidenti. Maria Vittoria , una giovane donna in crisi con il marito e con il mondo del a lavoro trova una occupazione come assistente e collaboratrice domestica presso il signor Farnesi , un anziano professore di filosofia ormai cieco. Il suo compito non è solo quello di occuparsi della gestione della casa ma soprattutto quello di leggere ad alta voce libri ed aforismi tratti dai numerosi testi di filosofia (Spinoza, Pascal, Epitteto, Sant Agostino etc.) E' anche attraverso queste letture e la loro comprensione guidata che che si instaura un rapporto di fiducia . E' proprio l'insegnamento dell'anziano professore che aiuta Vittoria a riprendere in mano la propria esistenza , acquistando fiducia in se stessa , cominciando ad analizzare la sua vita e le sue scelte in modo diverso ed a prendere nuove decisioni. Il cuore del racconto è proprio questo , l'incontro di una donna semplice con la filosofia. Spinoza sostiene che molte sofferenze nascono dal fatto che non comprendiamo le nostre passioni e che quando incominciamo a farlo , a comprendere cominciamo ad essere più liberi. Nel romanzo , la filosofia , attraverso la figura gentile del professore diventa un vero strumento pratico :1) osservare le emozioni 2) capirle decifrandole 3)trasformarle in reale consapevolezza. A questa storia fa da set Livorno , molto più di uno sfondo , quasi un personaggio della storia , sia nella descrizioni di luoghi e passeggiate che nell'idea di libertà e cambiamento ed apertura che la città impersona come la terrazza Mascagni un vero "luogo della mente " proteso nel mare.
Post n°2525 pubblicato il 07 Marzo 2026 da ossimora
![]() Maggie O'Farrell nel nome del figlio .Hamnet Guanda Ho cominciato a leggerlo senza sapere nulla della storia del libro , dei successi , del film che ne è derivato. E' la storia di Hamnet e della sua famiglia . Hamnet muore ad 11 anni , probabilmente di peste , ( molto interessante il capitolo proprio sull'espansione e la diffusione della peste nel suo facile percorso , da una pulce di una remota nave fino a Londra. ) Hamnet era il fratello gemello di Judith Shakespeare , figlio di William Shakespeare e Anne (Agnes nel romanzo) Athaway . Molti studiosi ritengono che la morte del figlio ed il dolore che ne è scaturito possa aver influenzato ed ispirato la scrittura di Amleto , anche perchè il nome stesso Hamlet nell'Inghilterra elisabettiana era sovrapponibile ad Amleto. Nel romanzo O'Farrell racconta la vita della famiglia a Stratford , dai nonni guantai e contadini ai figli, alla forza di Agnes ma soprattutto la drammatica malattia e la perdita di Hamnet . Molto spazio è riservato alla caratterizzazione della moglie di William , donna fuori dagli schemi che vive in contatto viscerale ed assoluto con la natura , le erbe, le piante , gli anfratti del bosco , il suo gheppio. Nel romanzo la scrittrice non nomina mai Shakespeare , lo chiama "il padre" o "il precettore" è una figura più evanescente della moglie ed anche dei figli, sempre assorto nella scrittura , nelle sue penne , negli inchiostri. La morte di Hamnet sconvolge profondamente tutti gli equilibri familiari , la madre fatica molto a staccarsi di dosso il dolore e l'ossessione , la sorella più grande diventa quella che gestisce gli aspetti più materiali per non cedere all'abbandono , la gemella Judith cerca nelle ombre la presenza della sua metà perduta . Il padre lascia la casa e si sposta a Londra dove fonda e si dedica completamente al teatro. Questo distacco fa soffrire Agnes che infine decide di andare a Londra per vedere coi suoi occhi la vita del marito e cercare di comprendere . E' proprio nella parte finale , nel teatro (il Globe) dove si recita l'Amleto ( a cui partecipa anche William ) che la donna capisce che il modo di ricordare ed amare Hamnet del marito è proprio quello di rappresentarlo in una ricongiunzione dei loro spiriti celebrandone non soltanto il ricordo ma la presenza nelle loro vite.
Post n°2524 pubblicato il 05 Marzo 2026 da ossimora
![]() Antonio Moresco La lucina Feltrinelli "Un'opera magnifica , straordinariamente concentrata totalmente atipica" Daniel Pennac Sono un pò turbata da questo breve racconto di Moresco , certamente intenso , ben scritto , simbolico e meditabondo. Lascia un senso indefinibile di tensione. Il protagonista narrante vive isolato in una casa di pietra di un paese di montagna praticamente abbandonato. Lunghe e coinvolgenti sono le sue descrizioni delle piante spontanee, dei piccoli animali , insetti ed uccelli , della luce, del buio profondo persino delle sensazioni scaturite dall'arrivo del terremoto nella notte. Ogni sera spaziando dove possibile , con lo sguardo nel buio attorno alla sua casa, valuta le grandi sagome degli alberi e la profondità del buio. In lontananza scorge una misteriosa "lucina" alla quale non sa dare luogo e motivazione d'esistenza. Cerca di informarsi , incontrando uno strano tipo , anche lui isolato dal mondo , che si occupa di extraterrestri decidendo poi di andarsi a cercare una risposta da solo recandosi sul posto. Attraversa boschi e sentieri mantenendo sempre un'attenzione ed un legame forte con la natura che lo circonda fino ad arrivare ad un incontro "speciale" . La lucina è viva , vitale e rappresenta l'ignoto, la speranza, l'attrazione verso l'inconoscibile . Il racconto è essenziale , limpido , mantiene una tensione silenziosa ma emotivamente intensa . Sembra una vera parabola sull'esistenza. La lucina è la soglia fra il noto e l'ignoto , la cosa che rompe l'isolamento e fa uscire il protagonista da una certa immobilità . Entra in contatto con qualcosa di primario ed incontaminato , la soglia fra la vita e la morte , l'innocenza e la sua fragilità , il richiamo dell'ignoto. Questo breve , saturo ,romanzo ha avuto un grande successo nel resto d'Europa , soprattutto in Francia dove Moresco è stato invitato moltissime volte a parlarne e presentarlo.
Post n°2523 pubblicato il 01 Marzo 2026 da ossimora
![]() Jessica Andrews Acqua salata NNE serie : le fuggitive Non ho voluto guardare i dati biografici di questa scrittrice prima di chiudere il libro. Lo faccio ora. Ha 34 anni . Leggendo le tante cose che a già fatto , diverse collaborazioni in varie riviste , romanzi , docenza associata in un paio di università , adattatrice di sceneggiature filmiche , avrei immaginato qualche anno di più. Invece semplicemente leggendo "Acqua salata " l'avrei immaginata persino più giovane . Il libro ,non mi sembra sia giusto definirlo un "romanzo" soprattutto per come è strutturato , tanti brevi paragrafi che scandiscono il tempo e gli spazi , racconta di una studentessa universitaria in bilico fra Londra ed una remota provincia dove la vita scorre con ritmi ben più lenti . E' Lucy la protagonista e le sue esperienze familiari a volte difficili , la madre ammirata e ricercata , il padre alcolizzato e completamente assente , il fratello minore Josh , sordo alla nascita e dal percorso "cocleare" difficile , le sue indecisioni e le sue riflessioni continue di post adolescente in continua esplorazione del mondo che la circonda e di se stessa . Londra è meraviglia e tempesta, la laurea in scrittura creativa ( autobiografico?),i locali , i lavoretti , gli amori fugaci , le amicizie di una sera, .Un luogo da cui fuggire per rifugiarsi nel cottage del nonno , vicino al mare , in Irlanda , nel Donegal riprendendo un serrato dialogo con la solitudine e la natura . E' tutto un esplorarsi con introspezione , sincerità e una certa poesia nel processo di crescita personale. Il racconto frazionato , quasi tante piccole riflessioni , quasi mini racconti non sono esattamente il mio genere preferito ma tutto sommato non mi è dispiaciuto.
Post n°2522 pubblicato il 23 Febbraio 2026 da ossimora
![]() Shirley Jackson Abbiamo sempre vissuto nel castello Adelphi "A Shirley Jackson "che non ha mai avuto bisogno di alzare la voce Stephen King La storia è narrata da Mary Katherine "Merricot" Blackwood, una ragazza che vive isolata in una grande casa di famiglia insieme all'amata sorella Constance ed all'anziano zio Julian ,ridotto in sedia a rotelle . La famiglia Blackwood è stata colpita anni prima da una terribile tragedia : quasi tutti i membri sono morti avvelenati durante una cena. Il villaggio guarda con ostilità e sospetto le due sorelle. Tutto sommato fra gesti magici (non muovere mai nessun oggetto di casa, seppellire piccoli oggetti in giro per il giardino e la campagna) la vita per loro scorre bene , almeno fino all'arrivo di un cugino interessato all'eredità . E' allora che esplodono conflitti e dissidi che porteranno al disfacimento della casa. Il breve romanzo è considerato un capolavoro della narrativa "gotica" ed in effetti un costante senso di tensione , assieme ad un ritratto potente dell'emarginazione ne fanno una fiaba nera moderna dove ogni oggetto , luogo , spazio , assume un valore simbolico , c'è un continuo senso di attesa. La casa dei Blackwood è una sorta di fortezza simbolica , una prigionia volontaria contro il mondo esterno ; rappresenta la stessa psiche di Merricat , chiusa , ossessiva , rituale. La casa stessa è un organismo vivente dove tutte le cose debbono restare immobili se non quelle immediatamente funzionali alla sopravvivenza. Lo zucchero , normalmente associato alla dolcezza , alla cura , diventa veicolo di morte lasciando trapelare che la violenza si genera all'interno della famiglia. Merricot pronuncia formule , nasconde oggetti ;nella sua infantile paura del cambiamento ricorre alla magia per ovviare al caos . Gli abitanti del paese rappresentano la crudeltà conformista da cui stare alla larga per paura della complessità. Una fiaba gotica sulla follia , il castello è la mente di Merricot nel rifiuto (colmo di rituali )del mondo intero.
Post n°2521 pubblicato il 21 Febbraio 2026 da ossimora
![]() Simona Loiacono Virdimura Guanda Virdimura e' un romanzo che racconta la vita di una donna straordinaria vissuta nel trecento siciliano . Il libro ( partendo ed ispirandosi a vecchie documentazioni ) immagina e rievoca la vita di Verdimura una donna nata a Catania . all'ombra dell' Etna , figlia di Urìa ,un medico ebreo che dopo la morte per parto della moglie, l'alleva con amore e le insegna le arti della "cura" fin da piccolissima . Impara con lui a guarire con le erbe , spezie e conoscenze mediche , trattando non solo malattie fisiche ma l'anima delle persone , senza distinzione alcune nè di cultura , razza o religione . Catania è all'epoca un crocevia di molte identità. La storia è narrata in prima persona dall'anziana Virdimura che difronte ad una commissione di medici e giudici ripercorre tutta la sua vita , dai primi anni accanto al padre fino alla sua lotta per ottenere come prima donna nella storia , la licenza per curare e praticare la medicina . Per arrivare a questo affronta peregrinazioni di ogni tipo , superstizioni , superamento delle stesse , accuse di stregoneria ed ostracismo in una società tradizionale e fortemente divisiva. Una Catania medioevale , città multietnica, con varie religioni : cristiana , musulmana , ebraica . Il linguaggio è fortemente evocativo e soprattutto nella descrizione di medicamenti e rimedi usa immagini e descrizioni ricche di sensazioni vivide e sensoriali .
Post n°2520 pubblicato il 18 Febbraio 2026 da ossimora
![]() Bianca Pitzorno La sonnambula Bompiani Reduce da un paio di letture di pregio ma molto tristi ed inquietanti , questo "la sonnambula " di Bianca Pitzorno ( che finora conoscevo soltanto come scrittrice per l'infanzia) proposta nel nostro gruppo di lettura : ."Una tigre all'ora del the " devo dire che ... mi ci voleva proprio ! Pitzorno si nutre per costruire la storia , di vecchi articoli di giornale della nonna che in Sardegna a fine Ottocento si divertiva a ritagliare articoli , pubblicità e curiosità , pezzi di vita vissuta. E' da quella collezione che arriva "la sonnambula" . Da intendersi come veggente , sensitiva e/o medium ; storia di una donna che reduce da svenimenti e precognizioni in età giovanile dopo aver affrontato vicende personali tragiche offre il suo "magnetismo" alla popolazione. Si sviluppa una storia davvero rocambolesca nella quale la donna esercita un gran numero di strategie intense, molto buon senso , blande menzogne e certamente grandi doti empatiche. La nostra "sonnambula "cambia nella storia diversi nomi e luoghi dove vivere , non è priva totalmente di reali doti divinatorie ma in realtà è una donna costretta alla fuga , un'anima in gamba che meriterebbe pace e serenità ma è costretta a nascondersi dopo un devastante matrimonio con un uomo senza scrupoli che voleva soltanto sfruttala e che la trattava malissimo. Lei è portentosa ed è magica più che altro per volontà ed autonomia di pensiero e di azione , procurandosi un'indipendenza ben più solida ed interiore delle sue pur altolocate clienti . Una storia rilassante . ben scritta , molto gradevole ,degna di un buon feuilletton , si tifa costantemente per un lieto fine ...
Post n°2519 pubblicato il 13 Febbraio 2026 da ossimora
![]() Andrew Miller La terra d'inverno NNE La "terra d'inverno" è un romanzo ambientato nell'Inghilterra dei primi anni 60, durante uno degli inverni più freddi del secolo. Sono gli anni dei Beatles e della speranza post bellica ma nelle terre gelate , nelle campagne isolate dalla neve e dal gelo questo è lontano e non percepibile. Le due coppie protagoniste vivono in microcosmi abitati soltanto dalle loro paure, dai desideri e dai segreti . Eric è un medico , orgoglioso delle sue umili origini e della vita con la moglie Irene , dalla quale sta per avere un figlio ma il suo matrimonio nasconde una crisi. Eric ha una relazione extraconiugale e certamente vive un sotterraneo desiderio di fuga. Irene che certo sente o percepisce la distanza reale del marito diventa amica di Rita , una giovane sposa, incinta come lei ,che vive nella fattoria vicina. In questo gelido isolamento, il ritrovamento di una passionale lettera dell'amante di Eric fa esplodere conflitti , speranze tradite ed insoddisfazioni latenti mentre Rita nella sua parziale solitudine ,dato che il marito era in città per i suoi affari di agricoltore che voleva espandersi , torna a fare i conti con il suo passato e quello del padre ricoverato in manicomio. Il ritmo della storia è lento e meditativo , sembra proprio di trovarsi nella campagna gelata , l'attenzione ai dettagli alle atmosfere, ai paesaggi portano a sentirsi realmente coinvolti. L'ambiente invernale è vividamente descritto e percepito come presenza narrativa. Il forte realismo emotivo non sensazionalista penetra la psicologia dei personaggi ma sempre in maniera fin troppo soffusa ed a tratti lascia sgomenti, viene voglia di scrollarli , di urlare...di saperne di più! L'ho trovato ben scritto , persino poetico ma molto molto triste anche nei personaggi che infondo appaiono emotivamente distanti da se stessi e dagli altri . In ogni caso ...vorrei leggere altro di questo autore.
Post n°2518 pubblicato il 07 Febbraio 2026 da ossimora
![]() Daniele Mencarelli Quattro presunti familiari Sellerio editore Palermo I "Quattro presunti familiari "sono tali inquanto convocati da un comando di Carabinieri ad attendere l'esecuzione dell'analisi del DNA dei resti trovati in mezzo ad un roveto in un boschetto. Tutti è quattro hanno subito l'orrore della scomparsa di un familiare stretto madre, sorella , figlia . Siamo a Latina , la Pontina è strada pericolosa ed il gruppo di carabinieri in servizio nella zona ha spesso a che fare con la malavita . In questo caso il loro ruolo è di assistere il soggiorno dei presunti familiari , cosa che non si rivela così semplice inquanto la devastazione delle vite ha fatto si che le esistenze siano state pesantemente lesionate producendo patologie psichiatriche e comportamenti al limite del patologico. Assieme alle storie malinconiche dei quattro in attesa dell'esito del dna si narra la vita di alcuni dei carabinieri coinvolti ed in servizio nella caserma ; uno di loro in particolare viene pesantemente aggredito da un gruppo di persone che volevano vendicare le violenze subite da due ragazze , una vendetta pesantissima che renderà il carabiniere in questione un disabile e che metterà in luce certi atteggiamenti di gestione del proprio potere da parte dell'arma non proprio "canonici e corretti " . Una storia tendenzialmente triste , piccole vite, malinconia, insoddisfazione, desideri repressi, depressioni latenti , abusi di potere piccoli ma micidiali per chi li esercita. La dedica finale dello scrittore recita: "agli scomparsi nel nulla e alle loro famiglie in supplizio perenne " ed a tutti coloro che rappresentano le istituzioni senza farsi travolgere dall'esercizio del potere"
Post n°2517 pubblicato il 03 Febbraio 2026 da ossimora
![]() Ian Mc Ewan Quello che possiamo sapere Einaudi Una lettura impegnativa , soprattutto nella prima parte e per entrare nel meccanismo della narrazione. Mc Ewan apre spazi di riflessioni e brevi digressioni che rendono la scrittura corposa e penetrante . Il romanzo è ambientato nel 2119 quando la "Grande inondazione" ed i profondi cambiamenti climatici hanno cambiato completamente i modi di vivere , la geografia , le caratteristiche fisiche ed antropiche della Terra . Molti luoghi sono diventati irraggiungibili ,nessuno viaggia , le guerre hanno riscritto confini ed interi continenti ,l'Inghilterra è diventato un arcipelago composto da numerose isolette. In questo quadro di ricostruzione post apocalittica Thomas Metcalfe , studioso accademico del periodo letterario 1990- 2030 si reca alla biblioteca Bodleiana per consultare l'archivio della stessa alla ricerca di informazioni inedite sulla poesia "Una corona per Vivien "del grande poeta Francis Blindy , poema mai ritrovato ed agognato dagli studiosi. La costruzione poetica si sa essere stata scritta in occasione del compleanno della moglie di Blundy e consegnatale durante la festa al casale dove vivevano , durante la festa fra amici . Evento paragonato a quello del 1817 a cui parteciparono Keats e Wordsworth ! La compagnia formata dagli amici più cari della coppia sarà parte integrante della loro storia. Ma del componimento in versi non c'è traccia . Un indizio geniale porterà Metcalfe ad una caccia nell'ignoto sulla traccia del vecchio casale ormai disperso fra le isole , qui il romanzo si fa avventuroso . Scavando attorno alla zona individuata viene fatta una scoperta esaltante , sottoterra si scopre conservata una "capsula del tempo " dove con accortezza viene trovato il violino del primo marito di Vivien ma non la poesia che scopriremo essere stata bruciata ma un diario che svelerà una storia d'amore e di compromessi , un crimine impunito che getta una luce nuova sui personaggi che erano stati esaltati nelle prima parte del romanzo e che vengono prosaicamente riportati ad una dimensione molto umana , persino misera . Mi sembra che anche la scrittura cambi dalla prima alla seconda parte diventando più discorsiva e poco idealizzata Un romanzo che contiene molti mondi: idee sulla letteratura, la forza immaginifica della poesia, considerazioni sul mondo perduto del ventunesimo secolo, il rapporto tra presente e passato in assenza di un futuro chiaro. "In circostanze come questa era più forte di lei , tutta quella sicumera , la presunzione , la capacità di ripetersi la irritavano .Un uomo geniale e un tale cretino " Personalmente preferisco insegnare il periodo successivo al 2015 , quando i social cominciavano a diventare valuta corrente nelle vite private , quando ondate di dicerie fantasiose maligne o stupide iniziavano a modificare la natura non solo della politica ma anche dell'intelligenza umana ed una banda di idioti assurgeva agli onori del mondo" "Emotivamente inabile" "Ero una lettrice non un'ascoltatrice" “che musica, che arte di cattivo gusto, che innovazioni rivoluzionarie, che senso dell’umorismo: affrontare voli di duemila miglia per una settimana di vacanza; costruire edifici che sfioravano la base delle nuvole; spianare antiche foreste per ricavarne carta con cui pulirsi il sedere. Ma anche, sequenziare il genoma umano, inventare internet, dare avvio alla IA e piazzare un meraviglioso telescopio dorato a un milione di miglia nello spazio. Dopodiché, naturalmente, quasi inutile tornarci sopra, ci si era limitati a osservare sbalorditi lo scorrere dei decenni e il precipitoso crescendo del Grande Disastro, il proliferare degli armamenti senza che si facesse molto al riguardo, pur sapendo che cosa stava per succedere e di che cosa ci sarebbe stato bisogno. Quanta libertà, quanta incuria, quanta spaventosa indifferenza. Quella era stata gente di impareggiabile cupidigia, di inimmaginabile litigiosità, pronta a morire per idee buone e cattive allo stesso modo. Mentre la scienza espandeva il proprio dominio, proliferavano le credenze religiose e le teorie complottiste. C’erano stati esseri grandi e coraggiosi, studiosi, scienziati, musicisti, attori e atleti eccezionali, ma anche idioti che avevano mandato tutto in malora malgrado le proteste e le grida di dolore degli intellettuali”.
Post n°2516 pubblicato il 01 Febbraio 2026 da ossimora
N: 7
Marcela Serrano Dieci donne Feltrinelli
Ho faticato molto per finire questolibro , pur trattandosi di un racconto breve e semplice. In realtà si potrebbe definire un'antologia di racconti , ed i racconti brevi , escluso autori di grande bravura non sono proprio il mio genere preferito. Si tratta di dieci donne ,come recita il titolo, che si raccontano narrando la propria vita , le proprie vicende esistenziali , prevalentemente avvenute in Cile . Lo fanno mentre si recano da Natasha in un pulmino , la loro psicoanalista ed aspettano di incontrala. Fransisca, Manè , Juana , Simona,Layla, Luisa, Andrea, Ana Rosa e la stessa Natasha raccontano naturalmente storie diverse , origini diverse , famiglie benestanti ma disfunzionali , madri cattolicissime , madri che sfuggono fino a diventare barbone che vivono per strada , viali del tramonto inaccettati ,alcoolismo , amori lesbici , matrimoni desiderati e poi respinti , vicende legate ad Unidad popular ed ai desaparecidos. Un affresco corale di vite di donne nel quale Natasha è soltanto il filo che permette il racconto laddove il raccontarsi è comunque l'unica risposta.
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Inviato da: jigendaisuke
il 27/04/2026 alle 03:04
Inviato da: allegri.fr
il 24/04/2026 alle 19:12
Inviato da: amici.futuroieri
il 20/04/2026 alle 20:09
Inviato da: jigendaisuke
il 20/04/2026 alle 19:31
Inviato da: ossimora
il 16/04/2026 alle 10:27