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Creato da Belethil_di_Lorien il 05/01/2005

Belethil's Tales

Direttamente dalle Marche di Mezzo.....pensieri, opere e illusioni di una mezza-elfa, mezza-archeologa, mediamente cinica, cronicamente pessimista e ironicamente acida!

 

 

Direttamente dal vocabolario

Post n°1498 pubblicato il 23 Maggio 2013 da Belethil_di_Lorien

Snaturare
Vocabolario on line

snaturare v. tr. [der. di natura, col pref. s- (nel sign. 2)]. – 

1. Stravolgere, o modificare profondamente, la natura, cioè i caratteri proprî e naturali, peggiorandoli o degradandoli: la passione sfrenata (o l’ambizione eccessival’avidità di dominiolo sfrenato egoismo, ecc.) snatura l’uomoil fanatismo può s. i popoli; nell’intr. pron., snaturarsi, perdere o cambiare profondamente la propria natura: nelle guerrel’umanità si snatura. Anche riferito, più astrattamente, alle qualità e alle tendenze stesse che si ritengono connaturali all’uomo: condizioni che snaturano i sentimenti di caritàdi fratellanzagli istinti più sani

2. 

a. estens. Modificare profondamente gli aspetti, le condizioni, la funzione di luoghi, spazî, ambienti, sia naturali sia anche creati dall’uomo. 

b. fig. Alterare l’essenza vera di qualche cosa, travisarne, anche intenzionalmente, il carattere, le intenzioni, il significato: è un resoconto che snatura la realtà dei fatti;l’articolo del giornalista ha snaturato le affermazioni dell’intervistatosono metodi d’insegnamento che snaturano il concetto stesso di educazione;un’esecuzione, o una trascrizioneche ha snaturato il carattere profondamente religioso dell’opera. ◆ Part. pass. snaturato, anche come agg. (v. la voce)

 
 
 

Sliding doors (?)

Post n°1497 pubblicato il 05 Maggio 2013 da Belethil_di_Lorien

Giusto qualche settimana fa, mi e' tornato alla mente un episodio.
Ero in fase "disoccupazione und disperazione", avevo praticamente spammato ogni sito di annunci di lavoro col mio curriculum, mi ero candidata a varie "selezioni di personale" tra cui quella per "assistenti di volo" di Alitalia.
Immaginate il sommo gaudio quando ricevetti la mail in cui mi si comunicava che la candidatura era stata accettata e che mi sarei dovuta presentare a Roma il giorno x, ora x per la selezione.
La sede era in un luogo sperduto  su cui (vista la mia nota ansia) avevo preso tutte le informazioni: prima da google maps, poi dal sito dell'Atac (con tanto di calcolo del percorso e indicazione dei mezzi da prendere). 
Partii praticamente ALL'ALBA da casa di mia cugina (zona Numidio Quadrato per chi e' pratico di Roma e delle fermate della prestigiosa Metro A). 
Passi rapidi con le mie ballerine grigio perla, tailleur ghiaccio, camicia scura, capello in ordine e trucco delicato.
Arrivai in "zona selezione" con almeno 40 minuti di anticipo. Mappa alla mano (il mio telefono di allora non era abbastanza smart) e, scesa dal trenino per Fiumicino, iniziai a girovagare in quel quartiere di enormi stabili (mi sembra di ricordare anche una sede FAO).
Gira, svolta, cammina, rigira, torna indietro, cammina ancora, guarda la mappa, cerca il nome delle vie, in mezzo al via vai di chi andava a lavoro.
Sudore freddo. Ansia.
Per la prima volta in vita mia mi ero persa. A Roma. Io. Mai successo prima.
In ritardo. Io. Io che se va male arrivo con 20 minuti di anticipo. 
L'insindacabile orario per presentarsi alla selezione era stato superato, e non di poco.
Credo di aver provato un "senso di sconfitta" simile davvero poche volte in vita mia.
E bruciava terribilmente perche', per uno stupido disguido, non avevo potuto avere la "POSSIBILITA'" di partecipare. 
Magari mi avrebbero scartata subito per via dell'altezza (sono 164 cm anziche' 165 come richiesto dai "canoni Alitalia"), oppure per la prova di nuoto o quella di inglese. Ma, cazzo, non avere avuto la possibilita' di TENTARE mi fece tornare verso casa con le orecchie piu' basse di un cocher nano! 

Due settimane dopo mi chiamarono per il lavoro che, ad oggi, svolgo.
Eppure mi sono ritrovata a pensare a come sarebbe stata la mia vita se fossi arrivata a quella selezione, se l'avessi superata diventando, per "x" mesi, una di quelle signorine che, dritte in mezzo al corridoio, fanno gesti che nessuno guarda e pronunciano annunci incomprensibili durante i voli.

Chi lo sa...

 
 
 

Qui sibi nomen imposuit Franciscum

Post n°1496 pubblicato il 14 Marzo 2013 da Belethil_di_Lorien

Ero a lavoro, ieri, quando ho sentito le campane suonare.
E li' per li' ho pensato: "chi cazzo e' morto che suonano le campane alle sette di sera?". Poi, l'aura di rincoglionimento che da giorni mi pervade si e' diradata e ho fatto 2 + 2. Suonano a festa, idiota, non suonano a morto!
Fumata bianca. 
Sono uscita da lavoro sperando, per una serie di motivi, nel quinto papa francescano della storia, con l'elezione del cardinale Sean O'Malley. Salita in macchina ho acceso la radio e ho ascoltato l'annuncio pronunciato dal Cardinale Jean-Louis Pierre Tauran. "Bergoglio". E mo' chi e' Bergoglio?!? "...qui sibi nomen imposuit...Franciscum!"
Ero sul lungomare. Ho accostato e spento l'auto. Ho tirato giu' il finestrino e ho lasciato entrare l'aria di mare e il suono delle onde.

Ne avevo parlato a pranzo con babbo. Proprio del fatto che non ci fosse mai stato un Papa che avesse scelto il nome del "poverello di Assisi". E si discuteva del "peso" e del significato di fare una scelta del genere. Di prendersi una tale responsabilita'. Di creare determinate "aspettative".
Perche' al di la' delle varie diatribe per stabilire se il nuovo pontefice abbia voluto omaggiare San Francesco Saverio (uno dei padri fondatori dell'ordine dei Gesuiti) piuttosto che San Francesco d'Assisi, non credo proprio che Bergoglio sia cosi' sprovveduto da non aver considerato che, chiunque, avrebbe immediatamente pensato a Giovanni chiamato Francesco. 
Che poi, ci sarebbe anche San Francesco di Sales, non dimentichiamolo.

Tutti hanno in mente la versione Zeffirelliana di San Francesco. Ammettiamolo. Pure io, eh.
E' bello immaginarlo come un gran figo che se ne andava per boschi e prati canticchiando "dolce sentire come nel mio cuore, ora, umilmente, sta nascendo amore" (grande Riz Ortolani).
Provate a guardare il ritratto piu' veritiero di Francesco. E' opera del Cimabue. Dove? Entrate nella Basilica inferiore di Assisi, percorrete la navata centrale ed arrivate al transetto, girate a destra, voltatevi e guardate la parete sopra la vostra testa. Eccolo la': sullo sfondo color lapislazzulo si staglia la figura di un omino con la veste logora e le orecchie sporgenti, il naso un po' adunco.
Basta voltarsi di 45 gradi e guardare gli affreschi di Giotto che decorano la volta a crociera per avere una versione completamente diversa: quello giottesco e' un Francesco moooolto piu' figo!
Quale preferite?
Chi era Giovanni chiamato Francesco?
Beh, ora vi dico cosa ho capito io, chi e' stato ed e' per me.
Francesco e' un uomo che si e' messo in ascolto.
E, ad un primo ascolto, non c'ha capito un cazzo. Capita. Spesso.
Francesco e' un uomo che ha abbracciato un lebbroso e ha detto "ciò che mi sembrava amaro, mi fu cambiato in dolcezza d'anima e di corpo".
Francesco e' un uomo che si e' preso la responsabilita' delle proprie scelte e "davanti a tutta Assisi" si e' spogliato di cio' che era, per diventare cio' che voleva essere.
Francesco e' un uomo che ha costruito ricostruendo. Prima con le pietre, poi con le parole.
Francesco e' un uomo che ha parlato di perfetta letizia invece che di "ingiustizia".
Francesco e' un uomo che ha cantato la bellezza del creato e di ogni creatura.
Francesco e' un uomo che ha chiamato "sorella" anche la morte.
Francesco e' un uomo che ha saputo guardare oltre. Che ha camminato. Tanto.
Francesco e' un uomo che ha avuto paura.
Francesco e' un uomo che amava ridere.
Francesco e' un uomo che ha chiesto. "Dammi una fede retta, speranza certa, carità perfetta e umiltà profonda. Dammi, Signore, senno e discernimento..."
Francesco e' un uomo che non si e' mai presentato come esempio da seguire.

Francesco e' un uomo che "ha fatto la sua parte".

 
 
 

Regole universali

Post n°1495 pubblicato il 16 Gennaio 2013 da Belethil_di_Lorien

Prima regola dell'antidolorifico: quando ne avrai maggiore bisogno, pur essendo convinta di averne almeno uno in borsa, non lo troverai. Passerai al setaccio ogni angolo, ogni taschina, ritroverai magari il bigliettino per il compito in classe di chimica del 1998, ma del tuo agognato antidolorifico che eri CERTA di avere, NESSUNA TRACCIA! 

Prima regola dell'orario di chiusura: quando avrai finito di contare i soldi in cassa, preparato i vari registri, afferrato con impavida fermezza l'aspirapolvere, entrera' qualcuno con passo sicuro, proferendo la magica frase: "do solo un'occhiata veloce veloce" per poi passare almeno 15 minuti in giro e solo al tuo ennesimo sguardo colmo di livore e disprezzo, si dileguera' con la altrettanto graditissima frase: "magari ripasso domani".

Seconda regola dell'orario di chiusura: come sopra fino a "passo sicuro". La preziosa clientela poi pretendera' a) qualcosa che faccia la figura di una parure di Tiffany ma al prezzo di una caramella. b) qualcosa di assolutamente strabiliante perche' "suo figlio e' avanti, anche se ha 5 mesi" c) un pacchetto meraviglioso per l'oggetto meno impacchettabile esistente al mondo.
Risultato: riconteggio dei soldi e impareggiabile mole di bestemmie proferite silenziosamente.

Prima regola delle spie del cruscotto: nel momento di massima necessita' della propria autovettura, il cruscotto iniziera' a lampeggiare come un albero di Natale. Chiaramente la spia in questione sara' una di quelle sconosciute, una di quelle che nel manuale d'uso (ovviamente in tedesco e SOLO in tedesco) non viene contemplata nemmeno come refuso di stampa.
Risultato: uso ostinato dell'autovettura, pregando in copto, vedico e sanscrito che non si autodistrugga durante il tragitto. (sono ancora viva quindi, per ora, ho vinto io)

Prima regola della cassa del supermercato: se le casse aperte a disposizione sono x, ci si dirigera' dopo attenta osservazione e misurazione dei metri di fila davanti ad ognuna, verso quella che sembra scorrere piu' velocemente. E:
a) la signora che vi precede sbagliera' il codice del bancomat, bloccandolo.
b) la signora che vi precede dovra' ritirare l'unico premio da 15.000 punti non disponibile al momento 
c) la cassa non leggera' il codice del barattolo di pesche sciroppate e la cassiera dovra' fare il giro del supermercato per trovarne uno leggibile

Prima regola delle case con UN SOLO bagno: conquistato il sacro seggio e/o il sacro specchio per rendere presentabile la propria persona, la porta sara' scossa dal disperato bussare di: a) madre che deve prendere i panni sporchi dal cesto come se la lavatrice funzionasse con gli orari dell'autobus che collega Roccasecca a Latina e se non la carica ora, mai piu'!
b) padre in allarme rosso da cagotto fulminante
c) passante che "la vuole fare da Paolo" anche se in casa NESSUNO si chiama Paolo

To be continued

 
 
 

Another year over, a new one just begun

Post n°1494 pubblicato il 31 Dicembre 2012 da Belethil_di_Lorien

Ianuarius, sacro a Ianus.
Giano Bifronte, che guarda avanti ma anche alle sue spalle.
Che chiude e che apre.
Che termina ed inizia.
Che entra ed esce.
Porte, passaggi, ponti.

Fine e principio.

NB. Il tempio di Giano veniva chiuso in tempo di pace. Giano era dunque il guardiano della Pace, custodita all'interno del tempio. Virgilio dice il contrario, pero': in tempo di pace era la Guerra ad essere rinchiusa nel tempio sotto il controllo vigile del dio.
Sinceramente preferisco la visione di Virgilio. Il fatto che la Pace possa essere tutelata solo se rinchiusa mi intristisce. 
Detto cio' buona fine e ottimo principio.
Che Giano vegli su questo "rito di passaggio". 

Decidete voi se chiudere o aprire le porte e quale significato dare a questo gesto.
Ps. Una porta chiusa puo' sempre essere riaperta. Una porta aperta puo' sempre chiudersi.



 
 
 

No words

Post n°1493 pubblicato il 28 Dicembre 2012 da Belethil_di_Lorien

Ho una voglia matta di scrivere.
Matta.
E sono quattro volte che cerco di buttare giu' un post degno di tale nome e poi cancello.

Non voglio fare bilanci di questo duemiladodici.
Non voglio fare propositi per il duemilatredici.

Vorrei uccidere il bambino che e' appena entrato in negozio urlando come un indemoniato. Questo si.

Dicevamo...
Boh.
Cerco le parole e poi torno a scrivere.
Ciao!

 
 
 

Alegria

Post n°1492 pubblicato il 10 Dicembre 2012 da Belethil_di_Lorien

Alegria. Il brano che chiude l'omonimo spettacolo del Cirque du Soleil. 
http://www.youtube.com/watch?gl=IT&hl=it&v=y8YjtozRX1o (questo brano, per intenderci).
La ascolto spesso in negozio, in questo periodo. Fa parte della playlist natalizia anche se di natalizio non e' che abbia poi molto.
Per me, Alegria, significa solo una cosa: i saluti a fine spettacolo con gli sbandieratori.
Per qualche anno sono stata una delle tante persone che, pur facendo parte del gruppo, assisteva da fuori. Poi sono passata dall'altra parte della "barricata". E andare alle prove non significava piu' solo proporre i brani per le coreografie, accendere la musica, arrotolare le bandiere alla fine. Andare alle prove significava prendere la bandiera in mano, imparare i movimenti, la coreografia, tornare a casa con i muscoli delle braccia a pezzi. E poi arrivavano gli spettacoli nelle varie piazze italiane. I viaggi in bus interminabili, invocando a piu' riprese la sosta in autogrill, guardando i "peggiori" film esistenti (porno compresi, ma sempre dopo l'una di notte, quando poi tutti si addormentavano e io, invece,  restavo sveglia causa "dialoghi" del film), mangiando i dolci fatti dalle mamme dei ragazzi del gruppo, addormentandosi addosso a chi capitava di avere accanto, usandosi vicendevolmente come cuscino.
Arrivati c'era l'allestimento di cui occuparsi: sitemazione dei cavi, delle luci, delle casse e della scenografia, dei costumi e delle bandiere, divise per ogni coreografia.
Ricordo come fosse ieri la mia "prima volta" in piazza: tesa, tesissima per la paura di fare errori, di dimenticare i movimenti, di lanciare male la bandiera, di farla cadere.
Attendendo al buio, tremando. Poi le luci, la musica e la coreografia chiusa dall'applauso.
Finito lo spettacolo si correva tutti dietro la scenografia a riempirsi le mani di coriandoli, un afferrare concitato e divertente. Le prime note e si usciva di nuovo sulla scena, in due file, a salutare il pubblico. Alegria come un lampo di vita, alegria, come un pazzo gridar alegria... Poi tutti per mano, correndo verso ogni lato della piazza, terminando la corsa con un inchino. Alegria, come un assalto di gioia.
Ad un certo punto il pubblico smetteva di esistere e c'eravamo solo noi. E gli abbracci. 
Alegria. 

Ovviamente non c'e' nessuna vena malinconica in questo post. Ovviamente.

 
 
 

L'effetto che fa...

Post n°1491 pubblicato il 28 Novembre 2012 da Belethil_di_Lorien

Che effetto fa essere l'Indispensabile di qualcuno?
Ti fa rende onnipotente o semplicemente molto prezioso?
Ti arrichisce o ti fa sentire perfetto e senza bisogno di mutare?
Ti dona senso di libertà o ti ingabbia?
Ti fa sentire responsabile o in dovere?

Punti di vista. Tutti validi, se ci si pensa bene.
E cambiano, e sono di volta in volta validi, solo in base ad un elemento: chi abbiamo di fronte e cosa rappresenta questa persona per noi.

Ci chiediamo mai cosa ci manca per essere l'Indispensabile o, magari, cosa abbiamo per non esserlo?



 
 
 

Lettera alla donna che sarò

Post n°1490 pubblicato il 25 Novembre 2012 da Belethil_di_Lorien

Ora ho troppo sonno.
Facciamo che questo è un promemoria!
O, magari, scrivetela voi. Intanto.

 
 
 

Grande donna

Post n°1489 pubblicato il 21 Novembre 2012 da Belethil_di_Lorien

Lunedi' dopo aver accompagnato mia cugina a prendere l'autobus per tornare nell'Urbe, essendo di passaggio davanti al mio liceo ho ben pensato di fermarmi.
Magari becco la mia prof. di russo. E cosi' e' stato.
Sebbene siano passati 12 anni da quando mi sono dipolomata, nonostante i capelli corti e gli occhiali, ben due bidelle mi hanno riconosciuta. "Come stai, come non stai, e che combini adesso...la prof. e' in aula professori o forse al bar"
Sono andata sparata al bar. Nulla. Tornando nell'atrio me la sono ritrovata di fronte e la prima cosa che ha fatto quando mi ha visto e' stato spalancare la bocca in un sorriso stupito e allargare le braccia.
Almeno due anni che non ci si vedeva. Abbiamo parlato per piu' di un'ora.
"Sei la persona che di piu' e' cresciuta in questi anni e, allo stesso tempo, la stessa persona che sedeva tra quei banchi".
La stima che ho per questa donna e' illimitata.
Un'ottima insegnante, di quelle che prima di tutto ti insegna il metodo e, col metodo, ti insegna anche come si sta al mondo.
E' stata felice di sentire la mia intenzione di riprendere in mano i libri.
"Riprendi in mano quei libri e con loro la tua vita. Crea progetti per te stessa, credici per te stessa. Renditi libera. Meriti IL meglio".
Il discorso non e' quanto di piu' o di meno io meriti, ma il fatto che io meriti IL meglio.

Si e' anche parlato di questo interessante saggio. 

Le leggi fondamentali della stupidita' umana. Di Carlo M. Cipolla


http://www.italianisticabl.eu/cipolla.pdf 

E' evidente che io non sia una persona intelligente. Ma non sono nemmeno una "bandita" e, soprattutto, NON SONO UNA STUPIDA.
Sono una sprovveduta. Sic.

 
 
 
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