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Creato da bibe.mt il 15/02/2007

RITORNI SENZA ANDATE

i fantasmi dell'arte

 

 

Metabolismi

Post n°88 pubblicato il 03 Maggio 2012 da bibe.mt
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"Ce l'hai con me?
No, dico: ce l'hai con me?
Dimmi: stai parlando con me?"

Robert De Niro, Taxi Driver

 

Un tale, di cui non ricordo il nome, un giorno mi disse: "Ammiro molto la tua memoria e la tua capacità di reazione immediata a quello che accade intorno: dici sempre la cosa giusta al momento giusto. Io non possiedo queste doti e te le invidio molto."

Non ricordo nè dove nè quando il tizio in questione affermò questa verità assoluta, ma, a distanza di tempo (quanto, ripeto, non ricordo) gli dò assolutamente ragione: ho una grande memoria e una capacità di reazione immediata. 

Ma mentre la prima dote è un regalo del destino, la seconda è legata semplicemente a un fatto: ho una capacità di reazione immediata e dico (spesso) la cosa giusta al momento giusto solo perché mi faccio guidare dall'oggettività dell'analisi di ciò che accade attorno e delle conseguenze che io potrei eventualmente generare con il mio comportamento.

Mi spiego: se una persona mi sta per versare un secchio d'acqua sulla testa, mi scanso subito, senza pensarci. Se un uomo si avvicina con una torcia accesa, mi allontano immediatamente. Se un tale, pur in possesso di porto d'armi, spara una cazzata, reagisco.

Lo faccio immediatamente, senza pensarci. Non metabolizzo la sua cazzata e preparo una risposta o una rielaborazione dei fatti per giustificare un mio silenzio colpevole o un comportamento meschino. Reagisco. Subito. Con le parole e con i fatti.

E se invece iniziassi io, e ripeto, iniziassi io a comportarmi da stronzo, mi fermerei subito e chiederei immediatamente scusa al/ai miei interlocutori per quell'accenno di comportamento sbagliato.    

Conosco persone che invece motivano il loro comportamento - che loro stessi definiscono poco corretto - dopo giorni, settimane, addirittura mesi. 

Aspettano tanto tempo perché devono cancellare, reinventare, modificare, omettere.

In sunto: perché devono mentire. 

E perché prima devono convincere loro stessi di non essere stati così meschini. E ci mettono molto tempo.

Ma poi arrivano a credere completamente alle loro false verità e per questo sono i più pericolosi.

Chi mente sapendo di mentire, infatti, viene smascherato subito.
Basta uno sguardo, una frase, un silenzio.

Ma  chi invece si autoconvince di non aver detto o fatto quello che in realtà ha detto o fatto è più difficile da smascherare, dato che la maschera costruita è diventata il suo vero volto, anche interiore.

Uno che ritiene di aver fatto un errore deve chiedere scusa o giustificarsi subito.

Le scuse postume, le giustificazioni dopo mesi, non sono scuse o giustificazioni. Perchè bisogna spiegare a chi si chiede scusa o a chi ascolta la giustificazione prima di tutto le ragioni del comportamento che ha portato a chiedere scusa o a giustificarsi. E poi bisogna chiedere scusa o giustificare il fatto di aver aspettato tanto tempo a chiedere scusa o a giustificarsi.

Già il fatto che uno richieda di poter spiegare oggi il comportamento tenuto mesi prima, è grave. Nella sua logica dovrebbe aspettare ancora dei mesi per spiegare a se stesso e poi agli altri anche l'assenza e il silenzio dei mesi precedenti al cosiddetto chiarimento di oggi.

E questo innesca un tempo senza fine. Una vita.

Sì: ho un tempo di reazione immediata a ciò che accade.

Ho anche un'altra dote, secondo qualcuno, ma non ricordo quale...

Intanto scusatemi per questa dimenticanza: non ho proprio memoria. Tra qualche mese, comunque, vi contatterò per spiegarvi il fatto che io non dovevo chiedervi scusa adesso.

Un'ultima cosa: perché ritieni che le poche verità contenute in questo post (se ve ne sono) riguardino proprio te? Chi sei? Robert De Niro?
Leggiti il post 86, Bob, "Code di paglia", così tranquillizzi la tua coscienza artificiale, costruita con tanta fatica. 

 

 A Bibe piace questo post.  

 
 
 

Nostoi (Νόστοι)

Post n°87 pubblicato il 02 Maggio 2012 da bibe.mt
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E' facile e contemporaneamente difficile per me accettare la realtà che mi circonda.

Una realtà fatta di addii senza partenze, di parole scollegate dai fatti, di verità negate dalla realtà, di oggettività soggettive, di ritorni senza andate.

Secondo me, le parole non svolgono più il compito di aiutare ad esplicare la realtà, anzi, spesso creano un universo parallelo che si contrappone in toto a quello che sostanzialmente dovrebbe essere l'unico contesto realmente valutabile: quello dei fatti.

Mi spiego: se fai una cosa scorretta e contemporaneamente dici che è sbagliato farla, le due cose tra loro contrapposte non dovrebbero avere lo stesso valore; di conseguenza la seconda (virtuale) non può aver la forza di annullare, di negare, di sostituirsi alla prima (sostanziale).

Io giudicherei ciò che tu fai, non il fatto che tu dica che la cosa non si deve fare. Anzi, addirittura valuterei in maniera maggiormente negativa le due cose, aggiungendole l'una all'altra: è sbagliato che tu faccia una cosa scorretta ed è doppiamente sbagliato che tu dica che non bisogna farla.   

Io ho cercato di fare del mio agire il muto testimone di un'etica che un tempo credevo universale. Nel caso tentassi di spiegare con le parole ciò che faccio, non farei altro che integrare, o meglio, semplificare il senso del mio costante agire, non andrei a nasconderlo, o peggio, a negarlo. 

Altri invece passano il tempo a spruzzare boccette di profumo al pino silvestre sulla montagna di merda che continuano ad accumulare con le loro figure. 

E mentre molti, scodinzolando, continuano a fingere di apprezzare solo il profumo del pino silvestre (le parole) e di non avvertire minimamente l'odore di merda che sale (i fatti), io ho come la sensazione... sempre più forte... quasi dirompente... che qualcuno stia cagando in una pineta. Abbondantemente.

Nostoi...  

 Mi liko da solo    

 
 
 

Code di Paglia/Excusatio non Petita...

Post n°86 pubblicato il 02 Marzo 2012 da bibe.mt
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Conosco gggente... Tante persone che non si conoscono tra loro e che hanno nel conoscermi il solo punto in comune. Ebbene: molti di loro, ripeto: tra loro sconosciuti, mi hanno chiesto se, per caso, non siano loro, singolarmente, i destinatari dei miei proclami alla nazione.

Coda di paglia? Coscienza sporca? Coda sporca? Anima di paglia?

Naturalmente a tutti loro ho risposto di no; le mie sono elucubrazioni astratte.

Nel dubbio: tutti e ripeto tutti i miei messaggi passati, presenti e futuri non riguardarono/riguardano/riguarderanno perone viventi, vissute o che vivranno. 

E per finire, miei piccoli amici, una dotta citazione:

EXCUSATIO NON PETITA, ACCUSATIO MANIFESTA  

 
 
 

Verità camaleontiche

Post n°85 pubblicato il 16 Febbraio 2012 da bibe.mt
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Molti non sono in grado di raccontare la verità.

Una verità che possa essere raccontata a tutti, sempre la stessa, in qualunque momento.

Molti scelgono di sfaccettarla, di modificarla, di adattarla, di tagliarla su misura in base all'interlocutore del momento, in privato. 

Una verità diversa per ognuno.

"...si può ingannare tutti una volta, qualcuno qualche volta, mai tutti per sempre..."
JFK

 
 
 

Cocchidrilli

Post n°84 pubblicato il 06 Gennaio 2012 da bibe.mt
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In questo periodo di festa sono in vena di citazioni; eccone una di Winston Churchill:

"Una persona conciliante a tutti i costi è come uno che da' sempre da mangiare al coccodrillo sperando che lo mangi per ultimo".

Conosco tanti coccodrilli che per raccontare la loro verità devono essere da soli con l'interlocutore conciliante in una stanza, senza alcun contradditorio.

E dopo un giorno, un mese o un anno si mangiano interlocutore e verità.

Per penultimi, dato che c'è sempre un altro interlocutore conciliante a cui raccontare una verità diversa.

Burp!

 
 
 

Anno che viene, anno che... VAI!

Post n°83 pubblicato il 05 Gennaio 2012 da bibe.mt
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Una volta, in una stalla c'erano un asino e un maiale.

Il maiale, guardando con compassione l'asino, disse: "Che schifo di vita che fai! Sgobbi in silenzio anche per me tutto il giorno; io invece canto, ballo, mangio e il padrone - oh! quanto bello e quanto bravo che è il nostro padrone! - mi sorride sempre mentre mi accarezza la pancia, ed a te dedica solo parole di rancore e fastidio!"

"Hai ragione, amico di tanti anni passati assieme, e per questo me ne vado da questa stalla.

Ma... ma... tu... guardandoti bene... non sei mica quello dell'anno scorso, e nemmeno quello di due o di tre anni fa!"

 
 
 

Ma che stai a dì?

Post n°82 pubblicato il 25 Novembre 2011 da bibe.mt
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"Io nun ce l'ho cò te ma cò quelli che te stanno vicino e nun t'hanno buttato de sotto."

Ettore Petrolini

 
 
 

Grande Guerriero

Post n°81 pubblicato il 24 Novembre 2011 da bibe.mt
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Antico proverbio indiano Chippewa, tribù delle grandi Praterie:

Grande Guerriero difendere papoose (bambino), vecchio di tribù e squaw (donna) anche se non essere di sua famiglia.

Grande Guerriero dire che cosa è giusta anche se non convenire a lui e sbagliata anche se convenire a lui. Valutare cosa per tutti.

Grande Guerriero combattere, vincere o perdere. Comunque rimanere Grande Guerriero perché affrontare nemico.

Grande Guerriero se partecipare a Consiglio di Tribù e se vedere che qualcuno, anche Grande Capo, dire cosa con lingua biforcuta, alzare in piedi e dire "Che cazzo di bisonte stare dicendo? Se tu continuare io andare via" 

Grande Guerriero se fare gara con altri Grandi Guerrieri arrivare sempre primo perché essere Grande Guerriero.

Grande Guerriero rimanere alla fine solo, dentro il suo tepee (capanna), perché nessuno essere come lui.

piccolo uomo bianco non difendere papoose o squaw se non sono di sua famiglia. E aiutare a picchiare vecchio di tribù.

piccolo uomo bianco  dire che cosa essere giusta solo se convenire a lui e cosa non giusta solo se non convenire a lui. Valutare cosa solo per lui.

piccolo uomo bianco non combattere, non vincere o perdere. Comunque rimanere piccolo uomo bianco perchè lasciare combattere solo Grande Guerriero, e poi dire di non avere capito che esserci nemico.

piccolo uomo bianco se partecipare a Consiglio di Tribù e se vedere che qualcuno, specialmente Grande Capo, dire cosa con lingua biforcuta, non alzare in piedi, stare zitto e tirare fuori la sua lingua per leccare posteriore di cavallo di Grande Capo.

piccolo uomo bianco se fare gara con altri piccoli uomini bianchi arrivare sempre secondo perché essere piccolo uomo bianco.

piccolo uomo bianco rimanere alla fine solo, dentro il suo tepee pieno di mille altri piccoli uomini bianchi, perché tutti essere uguali a lui.

 

 
 
 

1+1=3 - I Conti non tornano

Post n°80 pubblicato il 23 Novembre 2011 da bibe.mt
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Se Tizio fa una cosa con Caio...

Se la cosa fatta da Tizio e Caio piace a Minchio, Virgilio, Pinca e Pallo che ne vogliono far parte...

Se dopo anni Caio dice che Tizio gli ha imposto ogni particolare di quella cosa con violenza e sopraffazione, compresa la "gestione umana" equidistante (o equivicina) di Minchio, Virgilio, Pinca e Pallo...

Significa allora che la cosa fatta, tanto gradita da Minchio, Virgilio, Pinca e Pallo era tutto merito/colpa di Tizio?

E Minchio, Virgilio, Pinca e Pallo?

Avranno il coraggio di farlo presente a Caio?

E perché Minchia, Palla, Virgilia e Pinco ascoltano Tizio che parla di Caio in sua presenza e ascoltano Caio che parla di Tizio senza che Tizio sia presente?

Come si fa a far calcoli quando i Conti non tornano, nemmeno per cena?

Come si può pensare in partenza di essere un eletto tra i numeri primi?

Minchia?

Pinco?

Palla?

Virgilio!!!

 
 
 

Beau Geste

Post n°79 pubblicato il 16 Ottobre 2011 da bibe.mt
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Ci sono due film che apprezzo molto: Beau Geste (1939) di W. Wellman, con Gary Cooper e L'uomo che uccise Liberty Valance (1962) di J. Ford, con John Wayne.

Nella trama di queste due opere, i protagonisti compiono un unico, grande, bel gesto (beau geste, appunto) che tengono segreto per non turbare amici o amata che non potrebbero reggerlo o accettarlo, tanto è nobile. Ma, alla fine, qualcuno lo racconta e amici o amata si rendono conto di quanto siano stati meschini, arrivando addirittura a dubitare della nobiltà d'animo del protagonista.

Io non sono nobile d'animo ma, nel mio piccolo, ho fatto alcuni piccoli beaux gestes, compatibili con la piccola esistenza che vivo io e chi mi circonda.

Ma il regista che dirige il film che sto vivendo non vale molto, per tre motivi. 

Primo: non ci sarà nessuno che alla fine racconterà i miei petits beaux gestes ad amici o presunti tali.

Secondo: non ci sarà più nessuno ad ascoltare.

Terzo: non vincerò mai un Oscar.

Quarto, ma non c'entra col regista, dato che è una mia improvvisazione: Non me ne frega più un c...., o, come direbbe Rhett Butler: "Francamente me ne infischio".

Dissolvenza incrociata...

THE END

 
 
 

L'amico Inglese sulla Nave Inglese, ossia: Predico bene e Razzolo meglio

Post n°78 pubblicato il 13 Ottobre 2011 da bibe.mt
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Ti odio perché non riesci ad amare tutti coloro che ti stanno attorno, come invece faccio sempre io, con infinita dolcezza e comprensione, arrivando ad amare anche il mio peggior nemico.

 

Disprezzo la tua opinione, dato che non ritieni utile valutare con serenità tutte le opinioni degli altri, come invece faccio sempre io, con un premuroso sorriso, non disprezzandone alcuna, anzi.

 

Non dirmi nulla: non voglio mai più sentirti perché allontani le persone senza ascoltarle, come invece faccio sempre io con paziente benevolenza, anche con chi afferma o fa cose completamente diverse dalle mie.

 

Non mi frega un cazzo di come stai e dei tuoi dolori, dato che non ti preme sapere come sto io, che mi preoccupo sempre amorevolmente di tutti, a prescindere dal fatto che loro si interessino o meno a me.

 

Sono personalmente offeso con te, perché spesso ti offendi con gli altri per motivi strettamente personali, e io non lo farei mai, in nessun caso.

 

IO capisco tutto e tutti nella mia onnisciente comprensione, ma non capisco come tu puoi chiedermi di capirti, quando se IO ti capissi non mi capirei più, dato che tu non hai capito che bisogna capire tutto e tutti comunque. COME INVECE FACCIO SEMPRE IO!

 

"TUTTI GLI ANIMALI SONO UGUALI

MA ALCUNI SONO PIU' UGUALI

DEGLI ALTRI"

G. Orwell - La Fattoria degli Animali

 

P.S. Perché mi sto chiedendo se ho la coda di paglia? Perché ritengo che io mi stia rivolgendo a me stesso, essendo io e solo io il centro di tutti gli altri universi, anche del mio che non accetta di far parte di nessun altro universo, nemmeno di quello che mi appartiene?

 
 
 

Memoria...

Post n°77 pubblicato il 25 Settembre 2011 da bibe.mt
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Perché devo ricordarti io chi sono, ogni giorno?

Perché mi paragoni agli altri e vuoi vedere la mia coscienza universalmente uguale?

La storia di una vita e la coerenza che ho cercato per anni non valgono niente per te?

Ciò che scrivo ogni giorno e quello che io ho letto nei tuoi pensieri diventano realtà tangibile o sono solo belle parole?

 

"Salvi con nome" nella tua memoria quello che sono, ciò che siamo stati?

 

P.S. Grazie Roberto, per ogni singola parola che mi hai scritto... Io "salvo con nome" nel mio cuore quello che sei. Un Amico... 

 
 
 

Le piccole Vite

Post n°76 pubblicato il 29 Agosto 2011 da bibe.mt
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Come parli bene dei nostri grandi valori contro i grandi nemici, quando si tratta di mettere teoricamente in ballo la vita, propria e degli altri!

 

Come perori bene la nostra causa, quando affronti il macro che circonda l’universo!

 

Come disquisisci bene, quando spieghi al mondo le nostre idee astratte sul disinteresse del tutto!

 

 

Mi dispiace che la nostra vita non sia mai in ballo per i piccoli valori e gli infimi nemici che essa incontra.

 

Mi dispiace che il nostro universo sia micro e circondato dal poco.

 

Mi dispiace che il nostro tutto sia un niente tangibile.

 

Mi dispiace che tu arraffi per te tutto il poco che la nostra vita offre, lasciandomi solo.

 

Non esistono per noi grandi valori per grandi vite.

 

 

Si può essere eroi dicendo tanti piccoli no.
Si può essere eroi solo restando coerenti.

 
 
 

Percezioni

Post n°75 pubblicato il 16 Agosto 2011 da bibe.mt
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Perché quando ti dico che sono deluso dalle persone mi chiedi se parlo anche di te?
Perché quando ti dico che in molti mi hanno ferito mi chiedi se parlo anche di te?
Perché quando ti dico che non provo più molto per la gente che mi circonda mi chiedi se parlo anche di te?

Perchè quando parlo di te mi chiedi se parlo anche di te?

 

 

 
 
 

Testicoli

Post n°74 pubblicato il 27 Dicembre 2010 da bibe.mt
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Oggi parliamo, anzi parlo, di Coglioni. Il Coglione, o più educatamente il Testicolo (perché poi esistano parole più educate di altre per definire una stessa cosa è una domanda che mi pongo spesso), è generalmente accoppiato ad un suo pari, che dondola allegramente accanto a lui. Insieme, spesso con sforzo immane, reggono il peso di un elemento centrale, spesso abbinato, come accade ai due compagnucci di cui sopra, ad una scarsa intelligenza: il Cazzo, altrimenti definito Pene (da leggersi con la seconda e bene aperta) nel linguaggio da salotto. Ma i discorsi del Cazzo li lasciamo ad un altro post: dedichiamo la nostra attenzione al/ai Coglione/i.

Il Coglione è abituato a rapportarsi al suo pari, uguale a lui in tutto e per tutto, e lo fa sempre, e con il suo simile trova un qualche codice di comunicazione che entrambi considerano universale, quando non l'unico. Difatti, il Coglione si rivolge a tutto e tutti con la propria lingua, che segue i propri concetti, le proprie idee, le proprie speculazioni ideologiche o filosofiche.

Che sono speculazioni, concetti, idee di un Coglione abituato a parlare con altri Coglioni.

Infatti, nonostante il Coglione sia gelosamente custodito negli slip (i più attenti avranno notato che nella mia analisi non considero i boxer, che permettono ai Coglioni di evadere facilmente lungo la gamba) e in seconda battuta vigilato dai pantaloni, il nostro sferoide carnale trova comunque il modo di comunicare con gli altri Coglioni, e questo è uno degli aspetti negativi che ha portato la globalizzazione informatica.

Viene a crearsi così un giro di Coglioni che parlano dello scibile universale visibile ed invisibile, usando questo loro codice orale e scritto. L'orale (parlando di Coglioni e Cazzi mi rendo conto che sto per infilarmi in un ginepraio) è fatto, più che di suoni, di espressioni della faccia (da Coglione): estasiata, sorridente, comprensiva, spesso svincolata dal senso delle parole. Lo scritto, invece, presenta una apparente complessità pittografica, ma in realtà è lo stesso sistema di comunicazione usato attualmente dall'umanità, fatto di faccette giallognole multiformi, vocali ripetute più volte, punti esclamativi, gridolini, tvb, perké, perkome e perkazzo. Di faccia e di libro tradotti in inglese.

E il Coglione in questo sistema di comunicazione dinamico ci sguazza, dato che la non complessità del suo pensiero non abbisogna di congiuntivi o di iperboli dialettiche.

Spesso il Coglione vorrebbe mostrare un lato profondo di sè, ma, essendo sferico, non ne possiede alcuno. Allora copia le frasi degli altri, parla di sè in terza persona, lascia intravedere drammi e misteri nella sua biografia rotolante. Esche, richiami per adescare altri Coglioni che non aspettano altro.     

Più e più volte mi sono trovato ad interagire con i Coglioni. Basta poco per comprenderne codice e metodo.

Ma non resto a lungo a rapportarmi con loro solo perché temo la cosiddetta "casualità del passante": se tu parli a lungo con un Coglione, devi farlo usando la sua lingua e i suoi metodi, dato che lui non ne comprende altri. E chi ti passa accanto anche per un solo istante, non riesce a distinguere tra te e il Coglione.

Ma siamo poi sicuri che sia così importante che esistano differenze?

    Bravooooooooo!!!!

 
 
 

Che peccato! La Festa (che non c'è) è finita

Post n°73 pubblicato il 17 Febbraio 2010 da bibe.mt
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Anche quest'anno la festa (che non c'è) è finita. Che peccato!

C'è una signora misteriosa, sdraiata e annoiata tra le acque di una grande vasca, che ogni anno, prima della Quaresima, organizza un grande party a casa sua. "Venite a casa mia! Ci divertiremo un mondo! Mangeremo, balleremo, rideremo. Faccio tutto io! Trovo il tema della festa ed organizzo tutto. Saremo tutti là! Pronti ed agghindati come si deve, a far bisboccia per una settimana." E tutti, felici, si dirigono da ogni dove verso la casa di questa gran dama, truccati, impomatati e pronti a sentirsi parte di un evento grandioso, onorati di ricevere luce da tanta fonte. Ma ogni volta la vecchia signora, prima che la folla arrivi, lascia aperta la porta della sua casa ammuffita e se ne va. Nessuno l'ha mai vista, 'sta signora, e, di conseguenza, nessuno si accorge che non c'è mai stata. La festa sembra avere luogo solo perché gli invitati non si accorgono che chi li accoglie sono altri invitati. Ed ognuno è convinto  che tra le maschere ci siano quanto meno i parenti della signora, se non la dama medesima, travestita e mascherata come tutti. E così si portano le maschere, il cibo, i soldi e alla fine dei bagordi lasciano ogni cosa nella casa della signora. La festa se la sono fatta loro, da soli, ma alla fine si prodigano a ringraziare la magnifica signora che, serenissima ed annoiata, affiorante dall'acqua della sua grande vasca, ammassa ciò che le è stato lasciato accingendosi ad organizzare anche la festa (che non c'è) dell'anno prossimo.

Chi prendiamo come prossimo ciambellano della grande festa (che non c'è)?  

 
 
 

Back in business/Back in Ussr

Post n°72 pubblicato il 13 Settembre 2009 da bibe.mt
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Si fa un gran parlare di "libertà" di stampa.

Sembrerebbe che oggigiorno, in Italia, ci sia un rrrregime (vedi post n. 68) che impedisce ai giornalisti di esprimersi liberamente attraverso la parola stampata su carta con cadenza periodica di divulgazione. Forse è cosi anche se, pur non provando alcuna simpatia intellettuale od umana per questo governo e per chi lo presiede, non lo credo, almeno non nei termini in cui ciò è espresso dagli addetti ai lavori. Mi spiego: se io chiedessi ad un giornalista qualunque del Belpaese: "Tu sei una penna del Regime? Qualcuno o Qualcosa ti obbliga a scrivere o a non scrivere una qualunque tua opinione o un'idea? E se ciò capita, perché non sfanculi tutti e te ne vai?" nessuno mi risponderebbe: " Sì: io scrivo o non scrivo quello che mi ordinano solo per la paghetta mensile, perché, fondamentalmente, sono un fantoccio prezzolato che fa strame (bella questa, eh?) di ogni deontologia professionale, di ogni missione. Per me Pulitzer è un dentista e a me piace essere un servo del regime".

No, certamente nessuno mi risponderebbe in questi termini eufemistici. E non mi risulta nemmeno che i giornali che criticano oggi "il miglior Presidente di tutti i tempi" e ieri "il Presidente degli onesti", e l'altro ieri "il Presidente bravo ma che deve applicarsi" siano mai stati stampati a ciclostile in cantine buie, o in Svizzera, o a Cuba e poi portati di nascosto nelle edicole italiane. Ergo: in Italia c'è la cosiddetta "libertà" di stampa, dato che ogni giornalista può ancora scrivere per professione su un foglio edito in forma periodica ciò che vuole. Tuttavia, esiste un fenomeno tipicamente italiano non considerato in forma adeguata che potrebbe portare alla formulazione di codesti cattivi pensieri: il Paraculismo. Il Paraculismo spinge molti degli uomini che possono usufruire della cosiddetta "libertà" di stampa a fare o a non fare più di quello che il potente di turno del proprio schieramento potrebbe sperare od ordinare. Il Paraculismo lecca, ostenta o occulta questa o quella notizia. Il Paraculismo fa vedere le cose solo in una maniera, opposta  a se stessa a seconda delle convenienze momentanee.

Dunque, la cosiddetta "libertà" di stampa esiste, ma subisce duri colpi dal Paraculismo. La cosiddetta "libertà" di stampa è tutelata dalla Costituzione che dichiara altresì che ogni cittadino italiano è uguale ad un qualunque altro. Dunque, tutti i cittadini italiani dovrebbero godere in forma piena di tutte le libertà garantite della Costituzione, altrimenti non si parlerebbe di libertà, ma di privilegi. In Italia la cosiddetta "libertà" di stampa è in realtà un privilegio, dato che io non posso goderne od usufruirne in forma piena, non potendo fondare o pubblicare un giornale dato che io non sono iscritto all'Albo dei giornalisti. Ma in quei giorni ero malato...

Dunque, diciamo le cose come stanno: In Italia per poter esercitare un diritto bisogna essere registrati in un Albo. L'albo della Libertà. A quando una manifestazione dei giornalisti per eliminare questo privilegio?

 
 
 

Copia, copia, copia. Incolla, incolla, incolla...

Post n°71 pubblicato il 09 Dicembre 2008 da bibe.mt
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Piove e il mio Spirito attende con ansia l'Arcobaleno.

Mi onoro di cantare in un coro Gospel, quello dei Joy Singers di Venezia, diretto da Andrea Dalpaos.

E' da vent'anni che canto assieme a lui, e in questo periodo ho conosciuto persone affascinanti che sono passate, hanno lasciato un ricordo o un'emozione dentro di me e nelle stanze delle prove. Persone che sono venute e poi hanno salutato il coro assieme a chi vi rimaneva. Ho conosciuto anche persone che sono diventate importanti nel panorama musicale italiano. Una tra molte: Luca Pitteri, che è riuscito nel difficile compito di rimanere sempre se stesso. Ci ho pranzato assieme poco tempo fa. Televisione, soldi, notorietà non lo hanno minimamente scalfito: una persona che ha preso una strada diversa dalla mia, ma che io spero parallela e, un giorno e magari per un minuto, ancora coincidente.   

Ma ho anche conosciuto personaggini meschini-ini, che fingevano modestia ed umiltà solo per entrare meglio nella stanza del tesoro ed arraffare quanto più potevano dall'ingenua generosità di chi riesce sempre a creare magie. Gente che veniva alle prove con occhi e voce bassa, solo per registrare, prendere spartiti, copiare metodologie di lavoro, addirittura costumi di scena.  Senza pudore, senza ritegno, senza dignità.

E' strano vedere questi "cloni" su Internet: sono una sorta di ritratto di Dorian Gray, somiglianti all'originale ma stomachevoli nelle grottesche assonanze.

Ed è ancor più strano constatare quanto la parola "cloni" assomigli a "coglioni".

E, dopo la pioggia, ritorna il sereno; nel cielo s'inarca un Arcobaleno,
e "dorme lo Spirto guerrier ch'entro mi rugge".

Sperando che Pioggia, Guerrier ed Arcobaleno siano originali...

 
 
 

Isolati

Post n°70 pubblicato il 13 Novembre 2008 da bibe.mt
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Vivo a Murano.

E lavoro a Murano.

Murano è rimasta, forse, l'ultimo polo produttivo della laguna. Un posto dove non si "spaccia" la Venezia che non c'è più, ma si vende un'attività ancora viva. A lavorarci, a Murano, vengono in molti: da Burano, da Sant'Erasmo, dalle Vignole, dalla terraferma. Salgo spesso in motoscafi strapieni di gente che torna a casa, alla sera, e sento molte volte definire la MIA piccola città 'sta isola de merda proprio da chi, grazie alla MIA piccola città, riesce ad avere uno stipendio. Spesso elevato. Un tempo cercavo di spiegare loro che nessuno li obbligava a venirci, ma era tempo sprecato. Forse i profumi, le cuffiette, gli orologi costosissimi o la stanchezza di otto ore di fuoco, di imballi o di altri lavori, non li faceva discernere troppo, quindi Murano continua a restare per loro 'sta isola de merda. Non ci sono troppi negozi di mascherine, a Murano. Non ci sono ancora troppi enti od istituzioni che vendono cultura e avvenimenti elitari. Diamo loro tempo, però. Intellettuali, nani e ballerine già hanno adocchiato l'ultima grande tetta da suggere rimasta in laguna.

Murano non è (ancora) terziario assoluto: riesce (ancora) ad essere autosufficiente. Murano produce ancora quello che da secoli sa fare bene: il vetro. Murano è un'isola. E chi ci abita è un isolano. Con tutti i pro e i contro che questa parola produce. Ci si lagna dell'apatia delle metropoli, mentre a Murano ci si conosce tutti, e per tutti c'è un sorriso, o un pettegolezzo. Ma entrambe le cose, così diverse, stanno a dimostrare l'esistenza d'una identità. Adesso fa tanto figo dire che i muranesi non sono solo isolani, ma "isolati". Fa tanto in essere portatori del Verbo tra i poveri isolani/isolati.

Bisogna aprire, aprire, aprire. Aprire le menti, aprire gli orizzonti, aprire i portafogli degli altri...
Come fare altrimenti a vendere una cazzatina di vetro se non la spacci per l'ultimo  livello dell'"arte millenaria di Murano"? Come si fa a propinare un'ovvia cazzatina verbale se non la contrapponi ai concetti dei "pecoroni muranesi isolani ed isolati"? Come fai ad essere antirazzista se in realtà lo sei? Definirsi "aperti" per contrapporsi ai "pecoroni muranesi" è concettualmente, oggettivamente, fastidiosamente, fondamentalmente, naturalmente, razzistico. Anzi Isolatistico. Secondo gli "aperti" io sono "isolato" solo perché muranese.

Sì! Contrapponiti a me e a tutti quelli come me! Portami il tuo Verbo! Spiegami quanto sbagliato sono! Non dedicarmi frasi o parole "ad Personam"! Fallo "ad Insulam". Siamo tutti isolati! Solo tu sei Colui che sa! Portami la tua cultura artistica! La tua apertura!

A quanto vendi quel rutto "artistico" contenuto in un involucro di vetro? Quindicimila euro? Ma il vetro è di Murano? Il posto dove vivono gli "Isolati" e in cui solo tu hai capito tutto? Va bene un assegno? No, non serve la fattura...

P.S. Non solo vivo e lavoro a Murano, ma sono anche fiero di esserci nato.    

 
 
 

And the vote goes to...

Post n°69 pubblicato il 07 Ottobre 2008 da bibe.mt
Foto di bibe.mt

Due raccontini:

Il primo: Un tiranno amava circondarsi di giullari che, sbeffeggiando il loro signore, gli facevano dire al popolo: "Vedete? Mi sbertulano addirittura nella mia corte. Sono o non sono una persona aperta e liberale?" Intanto i buffoni mordicchiavano i culi di gallina arrosto che il re passava loro, non dimenticando di biascicare la loro feroce battutina contro il despota.
A bocca piena.
E il boia del re affilava la mannaia per chi, in silenzio, marciva nelle segrete.

Il secondo raccontino: A Murano c'era un venditore ambulante di cartoline. Un giorno, un signore gli disse "Mi vendi tutte le tue cartoline?" E il venditore disse: "Bravo, e io dopo cosa vendo?"  

 

ll mondo degli intelligenti/impegnati si divide in due.
In favorevolicontrari.
Attenzione, però: non in favorevoli ad una cosa e sfavorevoli ad un'altra.
Proprio in favorevoli e contrari a qualunque cosa.
Ci sono anche i non so, ma quelli li teniamo solo per le statistiche di Porta a Porta, dato che non hanno un'idea a sè stante: semplicemente non sanno se essere favorevoli o contrari, quindi sono appartenenti "in pectore" ad una delle due fazioni.
Io? Io sono un favorevole/contrario (quindi un non so per sempre) che gestisce un Blog. Un becero qualunquista apatico, senza falsa modestia od ironia. Un mollusco che non crede a niente e a nessuno, fino a quando ci sarà qualcuno che fa una cosa dicendo di esserne un'altra.
Ma temo i favorevoli e i contrari in ogni loro aspetto. Temo chi è "anti" per professione, dato che in un mondo diviso in due, se sei "anti" qualcuno o qualcosa, sei di conseguenza "pro" quell'altro o quell'altra cosa. Che viene però vista dall'altra parte come fumo negli occhi. Ma se tale cosa può essere vista come fumo negli occhi da una parte, ha ragione l'altro ad essere favorevole all'altra cosa. Che però può diventare fumo negli occhi in forma acclarata per quello della parte avversa. E uno non può essere "pro" fumo negli occhi in forma acclarata. Dunque, non si può essere "pro" senza passare automaticamente dall'altra parte.
Quindi esistono solo gli "anti".
Ma se uno sa essere solo "anti" e gli venisse a mancare il fumo negli occhi che tanto finge di combattere, cosa farà nella vita?

Andrà a lavorare?
Continuerà ad andare in televisione di Stato (pagato dal re) a dire che è "anti" qualcosa che non c'è più? 
E i culi di gallina arrosto del re chi li mangerà?
Non è che il giullare in fondo ami il re?
Mi vendi tutte le tue cartoline?

Un'ultima domanda: siamo in una statistica di Porta a Porta?

 
 
 
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