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RBC - CICLO ECONOMICO REALE

Post n°1028 pubblicato il 14 Giugno 2017 da fresbe
 
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E' una teoria che si basa sul modello di crescita neoclassico, considerando l'ipotesi di prezzi flessibili, per studiare come un vero e proprio shock per l'economia, potrebbe causare fluttuazioni del ciclo economico. 

La ricerca di Kydland e Prescott (1982) è considerata il punto di partenza della teoria RBC e di modellazione del DSGE. La Banca centrale europea (BCE) ha sviluppato un modello DSGE, denominato Smets-Wouters,  utilizzato per analizzare l'economia della zona Euro nel suo insieme (non i singoli paesi europei separatamente). 
Il modello è inteso come alternativa al Area-Wide Model (AWM), un modello più tradizionale di previsione empirica, che la BCE ha utilizzato per diversi anni. Le equazioni del modello Smets-Wouters, descrivono le scelte dei tre tipi di attori protagonisti del mercato: le famiglie, che scelgono i consumi ed il numero di ore lavorate in modo ottimale, condizionate dal vincolo di bilancio; le imprese, che decidono quanto lavoro e capitale debbano impiegare; e la Banca Centrale, che controlla la politica monetaria. I parametri nelle equazioni sono stati stimati utilizzando le tecniche statistiche, in modo che il modello descriva la dinamica del PIL, i consumi, gli investimenti, i prezzi, i salari, l'occupazione e tassi di interesse per l'economia della zona Euro. Al fine di riprodurre fedelmente il comportamento semi-statico di alcune di queste variabili, il modello incorpora diversi tipi di attriti che rallentano l’adeguamento allo shock, come prezzi e salari interdipendenti, ed i  costi di adeguamento degli investimenti. Michael Woodford, afferma che i modelli DSGE sono comunemente utilizzati dalle Banche Centrali di oggi, e hanno fortemente influenzato i politici come Ben Bernanke, tuttavia ciò che emerge dall’analisi dei modelli DSGE, non è poi così diverso da quanto derivante dalla tradizionale analisi keynesiana. Gli intenti di modellazione di molte istituzioni politiche, possono ragionevolmente essere interpretate come uno sviluppo evolutivo nell'ambito del programma di modellazione macroeconomica dei keynesiani dal dopoguerra ad oggi. Il Presidente della Federal Reserve Bank di Minneapolis, ha evidenziato come i modelli DSGE non siano stati utili, per prevedere la crisi finanziaria del 2007-2010. Egli sostiene che l'applicabilità di questi modelli sta migliorando, crescendo il consenso tra macroeconomisti in merito ai modelli DSGE, che hanno comunque necessità, di integrare la dinamica dei prezzi con le frizioni dei mercati finanziari. Il Congresso degli Stati Uniti ha ospitato nel 2010, varie audizioni sui modelli macroeconomici, per indagare il motivo per cui i macroeconomisti non siano riusciti a prevedere la crisi finanziaria del 2007-2010. 
I modelli DSGE attualmente più diffusi ed utilizzati, danno per scontato come l'intera economia, possa essere interpretata come se fosse influenzata da una sola persona dai comportamenti coerenti e prevedibili, o da un gruppo, impegnato nella realizzazione di un piano razionalmente progettato ed a lungo termine,  "solo" disturbato da shock inattesi.
 

 
 
 

DSGE: MODELLO DI EQUILIBRIO DINAMICO STOCASTICO GENERALE

Post n°1027 pubblicato il 14 Giugno 2017 da fresbe
 
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Modello di equilibrio dinamico stocastico generale (abbreviato DSGE) è un ramo della teoria applicata dell'equilibrio generale, influente in macroeconomia. La metodologia DSGE, tenta di spiegare i fenomeni economici aggregati, come ad esempio la crescita economica , i cicli economici, ed i conseguenti effetti sulla politica monetaria e fiscale, sulla base dei modelli macroeconomici derivati da principi microeconomici.

I tradizionali modelli di previsione macroeconometrici risultano vulnerabili alla critica di Lucas, che sostiene come gli effetti di una politica economica non possano essere previsti utilizzando i dati storici di un periodo in cui la politica economico-fiscale non rispondeva alle regole attuali. Dal momento che i dati microeconomici sono basati sulle preferenze "ad personam", i modelli DSGE dispongono di un punto di riferimento naturale per valutare gli effetti sul benessere dei cambiamenti politico/economici. 
Come indica l'etimologia, i modelli DSGE sono dinamici, per poter studiare come l'economia si evolva nel tempo. Il modello viene definito stocastico,  tenendo conto del fatto che l'economia è influenzata anche da casuali accadimenti quali il progresso tecnologico, le fluttuazioni del prezzo del petrolio, o i cambiamenti nella conduzione delle politiche macroeconomiche. Questo contrasta con i modelli statici studiati in Walrasiano (teoria dell’equilibrio generale) I modelli di previsione macroeconometrici tradizionali utilizzati dalle Banche Centrali dal 1970, hanno stimato le correlazioni dinamiche tra prezzi e quantità in diversi settori dell'economia, spesso utilizzando migliaia di variabili. Dal momento che i modelli DSGE partono da principi microeconomici e da decisioni vincolate, invece di prendere come dato le correlazioni osservate, sono tecnicamente più difficili da analizzare.  Specificando le preferenze (quello che gli operatori di mercato vogliono), tecnologia (quello che gli operatori di mercato possono produrre) e istituzioni (il modo in cui interagiscono), è possibile, in linea di principio, consentire al modello DSGE di prevedere come i prodotti, (definiti per tipologia, qualità e quantità) potranno venire commercializzati e consumati, e come queste variabili si evolvano nel tempo in risposta ai diversi shock. In linea di principio, è anche possibile fare previsioni circa gli effetti della modifica del quadro istituzionale. Al contrario, come Robert Lucas ha sottolineato, una tale previsione è improbabile che sia valida in modelli tradizionali macroeconometrici di previsione, dal momento che tali modelli si basano sulle correlazioni storiche e non attuali, osservate tra variabili macroeconomiche.  Data la difficoltà di costruzione di modelli calibrati di DSGE, la maggior parte delle Banche Centrali, si affidano ancora a modelli macroeconometrici tradizionali di previsione a breve termine. Tuttavia, gli effetti delle politiche alternative sono sempre più studiate, utilizzando il sistema DSGE. 

 
 
 

RITIRO DELL'ITALIA DALL'EURO-AREA

Post n°1026 pubblicato il 14 Giugno 2017 da fresbe
 
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Simulazioni stocastiche di modello macroeconomico strutturale

Alberto Bagnai, Brigitte Granvilleb, Christian A. Mongeau Ospinaa, Dipartimento di Economia, Università "Gabriele d'Annunzio", viale Pindaro 42, I-65127 Pescara, Italia Centro per la ricerca della globalizzazione, Queen Mary University di Londra, Mile End Road, Londra E1 4NS, UK Associazione italiana per lo studio delle asimmetrie economiche, via Filippo Marchetti 19, I-00199 Roma, Italia

A B S T R A C T:
Questo documento valuta il possibile l'impatto sull'economia italiana conseguente l’uscita dell’Italia dall'area Euro, mediante simulazioni stocastiche di un modello macroeconometrico. Il modello considera l'effetto della svalutazione sull'uscita, la valutazione del debito sovrano e lo sviluppo delle relazioni economiche bilaterali tra l'Italia ed suoi principali partner commerciali. I risultati di simulazione sono coerenti con i risultati della ricerca applicata di recente: l'economia italiana seguirà il modello a forma di V osservato nella maggior parte delle crisi monetarie. Dopo un periodo iniziale di stress, si prevede l’introduzione di una serie adeguata di misure di politica anticiclica, il PIL reale dovrebbe recuperare e riprendere la crescita ad un ritmo ragionevole. In particolare, mentre l'effetto positivo atteso del riallineamento del tasso di cambio nominale sul saldo esterno sarebbe transitorio, la crescita nominale più elevata comporterebbe una persistente riduzione della disoccupazione e del rapporto debito pubblico/PIL. Questi risultati sono consistenti e verificabili per una serie di controlli di sensibilità, in considerazione di circostanze negative, come la sovraesposizione del tasso di cambio, il panico finanziario, i vincoli sul lato dell'offerta e l'applicazione di tariffe retributive.
1. Introduzione
La performance economica dell'Euroarea (EA) è stata finora deludente. Eurostat (2017) riferisce che tra il 1999 e il 2015 la crescita reale annua è risultata in media dell'1,3% nei paesi dell'EA12 e del 2,3% negli altri paesi dell'Unione europea. Dreyer e Schmid (2016) mostrano che, mentre l'adesione all'UE ha avuto un impatto positivo sulla crescita, l'adesione all'EA non ha alcun effetto supplementare sulla crescita, tranne che durante le crisi economiche, quando colpisce negativamente la crescita. La crescita media dell'EA è stata dello 0,2% rispetto al 2008, mentre gli altri paesi dell'UE hanno raggiunto un tasso di crescita reale dell'1,3%. Questi risultati sono coerenti con i risultati di Bohl  (2016) giacchè i regimi di cambio e le crisi finanziarie, interagiscono in modo tale da rendere più difficile il recupero dei tassi.

N.B: Modelli dinamici e stocastici di equilibrio economico generale (DSGE)...
I modelli dinamici stocastici di equilibrio generale (dynamic stochastic general equilibrium, DSGE) descrivono l’andamento dei principali aggregati macroeconomici come risultato di scelte ottimizzanti di famiglie e imprese, che dipendono anche dalle loro aspettative. Combinando rigorosi fondamenti teorici delle equazioni comportamentali (microfondazioni) con la stima (o calibrazione) dei parametri strutturali, i modelli DSGE consentono di replicare l’andamento delle principali variabili macroeconomiche. Inoltre l’identificazione dei parametri strutturali – che descrivono le preferenze individuali, i vincoli tecnologici e quelli istituzionali – consente di utilizzare i modelli per analisi di politica economica senza incorrere nella Lucas critique. I modelli DSGE di tipo neo-keynesiano, sviluppati dall’Istituto con riferimento all’Italia e all’area dell’euro, sono utilizzati per la previsione, la costruzione di scenari controfattuali e l'analisi di politica economica.

 

 
 
 

IL CANALE LAGORA - LA SPEZIA -

Post n°1025 pubblicato il 04 Giugno 2017 da fresbe
 
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Un mio caro amico Ingegnere, si impegnò a suo tempo (solo qualche anno fa...) in un progetto/studio di fattibilità di un intervento di recupero del LAGORA. 

N.B.: Trattasi di un canale che è situato in prossimità delle mura dell'Arsenale M.M. di La Spezia, nel quale "dovrebbe scorrere" LA SPRUGOLA. Allo stato attuale, l'alta vegetazione ed il completo abbandono, lo caratterizzano...

In concorso con il Comune, misurò le “quote”, la profondità e la larghezza (mt. 12 nel punto più largo) scoprendo inoltre l’esistenza di un eco sistema biologicamente complesso. Il rapporto costo/benefici, che riguarda nello specifico un concetto prettamente economico e di bilancio, non sempre è applicabile alla gestione della cosa pubblica. Tra le finalità della Politica e degli amministratori, possiamo tranquillamente comprendere il decoro urbano, l’igiene ambientale, la manutenzione delle opere di pregio artistico ed il recupero di un canale ed un corso d’acqua ai quali la città e fortemente legata. Se possa o non possa essere nuovamente reso navigabile, non è determinante nella opzione a favore dell’intervento. La stessa ristrutturazione di Piazza Verdi, al di là delle valutazioni "estetiche" differenti, non è giustificabile da rapporto costi/benefici, ma bensì dalla intenzione di rendere più accogliente il “salotto buono”. Con l’occasione si potrebbe individuare, chi continui a scaricare abusivamente nel canale, obbligandolo ad attenersi alla vigente normativa in materia di recupero e smaltimento delle acque reflue o di bottino. Dal punto di vista turistico, sarebbe certo un bel vedere la Sprugola scorrere placida nella sua culla naturale.

 
 
 

INNOVAZIONE & FINANZIAMENTI

Post n°1024 pubblicato il 27 Maggio 2017 da fresbe
 
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Le "startup" impegnate nella ricerca di nuove tecnologie per le batterie sono decine, ma i successi si contano sulle dita di una mano. Questione di finanziamenti?

Fino a quando i dispositivi continueranno ad essere alimentati dalle "vecchie" batterie agli ioni di litio? Nonostante i progressi (sia nella durata sia nella ricarica veloce) non potranno ancora efficacemente supportare ancora per molto, lo sviluppo tecnologico di questi ultimi anni. Basti pensare alle auto elettriche come Tesla, attualmente equipaggiate di un "battery pack" dotato di alcune decine di accumulatori agli ioni di litio. Hanno infatti un'autonomia limitata (poco più di 300 chilometri) se paragonata a modelli analoghi alimentati a benzina. Le migliorie a livello software per ottimizzarne i consumi, potranno regalare qualche decina di chilometri in più, ma per raddoppiare (quantomeno) l'autonomia attuale saranno necessarie batterie basate su altre tecnologie. Nonostante le decine di scienziati e tecnici impegnati in ricerche in questo settore, la ricerca di nuove tecnologie per le batterie, incontra molti problemi. 
Il principale, è riassunto da una frase di Qichao Hu, fondatore di una startup che ha sviluppato una batteria litio-metallo. "Passare dall'idea alla produzione è piuttosto complesso in questo settore, perché quando si migliora un aspetto della tecnologia, se ne peggiorano inevitabilmente molti altri". SolidEnergy Systems, società fondata da Hu, è solo una delle decine di startup che tra Stati Uniti, Cina e resto del mondo stanno cercando di "regalare" un nuovo futuro al mondo dei dispositivi ricaricabili. Un gran numero di società sono sempre più vicine a realizzare degli accumulatori in grado di mettere la parola fine al problema delle batterie scariche: sono più sicuri, affidabili, ecologici e, soprattutto, dotati di una maggior densità energetica (quindi capacità di accumulare energia a parità di spazio occupato). Batterie di questo genere avrebbero un costo di circa 100 dollari al kW/h, permettendo così di rendere energeticamente autonome le abitazioni (sarebbe sufficiente accumulare energia con pannelli solari e pale eoliche domestiche per alimentare casa anche di notte) e più leggere le auto elettriche. Al momento, però, sembra che la transizione verso batterie più efficienti sia lontana da venire. Come ammette Elon Musk, papà di Tesla, di Hyperloop e di SpaceX tra le altre, la tecnologia agli ioni di litio è ancora la più conveniente e all'orizzonte non c'è alcuna alternativa apparentemente in grado di spodestarla.
L'altro grande problema riguarda i finanziamenti e i fondi a disposizione di chi fa ricerca nel campo delle batterie di nuova generazione. Per passare dalla fase di ricerca sviluppo a quello di produzione, infatti, sono necessari somme piuttosto ingenti (circa 500 milioni di dollari, secondo alcune stime) che consentano di realizzare delle “linee”  in grado di assicurare economie di scala e possibili guadagni. Nella stragrande maggioranza dei casi, queste startup possono contare solo su poche decine di milioni di dollari, rendendo così impossibile passare alla produzione e alla commercializzazione delle scoperte. Se si pensa che Tesla sta investendo 5 miliardi di dollari per costruire la sua fabbrica dove realizzare le nuove batterie al litio da montare a bordo delle sue auto elettriche, si capisce facilmente che la forbice tra gli ioni di litio e le altre tecnologie difficilmente potrà essere chiusa. 

 
 
 
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