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REGIME DI DOPPIA CIRCOLAZIONE

Post n°1057 pubblicato il 16 Febbraio 2018 da fresbe
 
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Tra le ipotesi del dopo elezioni, si è fatta strada quella dell'emissione de c.d. MINI BOT!

La GERMANIA sta emettendo da molto tempo, i suoi TITOLI DEL DEBITO PUBBLICO, quelli che creano lo SPREAD rispetto ai nostri (e altri...) titoli di debito, il che equivale a battere moneta giacchè il sottoscrittore accetta di non percepire interessi. Nella fattispecie quindi, l'emissione dei MINI BOT da parte dell'Italia, potrebbe essere consentito dalla BCE quanto meno per il criterio della "analogia". In realtà la forza politica di Germania ed Italia in seno a UE e BCE, sono differenti e riscontrabili. La Germania non vien sanzionata per il "surplus commerciale" sebbene esista e dovrebbe trovare applicazione l'apposita regola. Ipotizzando che la "struttura europea" non opponga ostacoli, si andrebbe a creare una situazione di "doppia circolazione monetaria" come da ipotesi di scuola. Mi insegnarono come in questi casi, la moneta cattiva cacci quella buona, o meglio sia la cattiva a circolare rispetto a quella ritenuta psicologicamente migliore che diventerebbe tasaurizzata a mò di bene d'accumulo. La possibile uscita dell'Italia dalla UE, servirebbe a togliere fiducia all'Euro agevolando la sua circolazione a discapito dei MINI BOT. Lo Stato potrebbe provvedere a saldare i suoi debiti, immettendo risorse utili alla ripresa della domanda e potrebbe inoltre finanziare attività a debito. Chi vivrà... vedrà!

 
 
 

LA DEFLAZIONE SALARIALE

Post n°1056 pubblicato il 12 Febbraio 2018 da fresbe
 
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Ritornando a trattare di deflazione (in questo caso dei salari...) appare evidente come la contrazione dei consumi (domanda...) sia dipendente dalle basse aspettative degli occupati e dall’impossibilità dei disoccupati di “uscire dal sacco”! 

Chi lavora e percepisce uno stipendio od un salario, dopo aver provveduto ai bisogni primari, nel caso avanzi “qualcosa” (difficile ma comunque possibile...) destinerà tale “plus” al risparmio. E’ naturale e scontato sia il comportamento conservativo, sia le conseguenze su di un mercato a domanda bloccata a segno meno. La spirale deflazionistica è ancora attiva, distrugge potenzialità, imprese, redditi, ed annichilisce la possibilità di nuovi investimenti da parte dei privati. La lotta del “povero contro il povero”, agevola trattamenti economici ridotti oltre il lecito, da parte di imprenditori in difficoltà che scaricano sulla forza lavoro (comunque indispensabile...) incertezze, ed assenza di progetti strutturati. Non sto affermando siano problemi facilmente risolvibili, ma i “contratti a termine di durata QUINDICI giorni” a OTTO ore di impiego settimanale, dovrebbero non essere consentiti. Se poi l’ISTAT si preoccupi di stimare come “occupati” le vittime dei contratti predetti, si conferma l’inattendibilità e la subalternità al potere politico del nostro Ente di Statistica.

L'equilibrio di sottoccupazione:
– Ridurre i salari non serve (necessariamente) ad aumentare produzione e occupazione: può funzionare solo se:
● La riduzione salariale aumenta la propensione al consumo.
● Migliora le aspettative imprenditoriali.
● Riduce il tasso d'interesse (prezzi più bassi liberano liquidità)
– Ingiusto far pagare la crisi unicamente ai lavoratori ipotesi di salari monetari rigidi verso il basso:
● I lavoratori soffrono di illusione monetaria: non accettano salari nominali più bassi ma accettano salari reali più bassi dovuti ad inflazione
– Rigidità (parziale) anche dei prezzi:
● in presenza di fattori produttivi inoccupati, l'aumento della domanda non provoca inflazione. Ciò avviene solo quando c'è pieno impiego

La Teoria generale di J.M. Keynes, trasforma l'opinione comune circa il ruolo del governo.
 Messaggio semplice e chiaro:
– La domanda è stagnante, non è sufficiente a mantenere la piena occupazione, e il governo intervenendo può far uscire l'economia dal circolo vizioso.
 Il cuore della politica economica keynesiana è il moltiplicatore degli investimenti

 
 
 

John Kenneth Galbraith

Post n°1055 pubblicato il 08 Febbraio 2018 da fresbe
 
Tag: Profili
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(Iona Station, 15 ottobre 1908 – Boston, 29 aprile 2006) è stato un economista, funzionario e diplomatico canadese naturalizzato statunitense. È stato fra i più celebri e influenti economisti del suo tempo, nonché critico della teoria capitalista tradizionale.

Insegnò nelle università di California, di Princeton, di Cambridge e di Harvard. Acquistò rinomanza come economista "liberal" ed ebbe notevole influenza sul pensiero economico del XX secolo. 
Raggiunse la notorietà negli anni 1960 col libro “The Affluent Society”, che, secondo quanto ha scritto il "New York Times", costrinse la nazione americana a riesaminare i suoi valori: nell'opera si sostiene che gli Stati Uniti erano diventati ricchi in merci di consumo, ma poveri nel campo dei servizi sociali. L'opera introduce il concetto che in italiano è tradotto con la fortunata formula di "società opulenta". È stato premiato due volte con la Medaglia presidenziale della libertà: nel 1946 dal Presidente Truman e nel 2000 dal Presidente Clinton. Le sue opere sono parte di una vasta e continua produzione che ha toccato, in pratica, tutte le tematiche economiche, spingendosi spesso nel sociale e nel politico: sbocchi ed evoluzioni obbligate per un pensiero economico che non misuri tutto con la percentuale di incremento o declino del prodotto interno lordo, perché, come afferma proprio JKG, "... quando non potremo più respirare l'aria, bere l'acqua e mangiare del cibo non inquinato, non ci preoccuperemo forse più di quanto aumenterà quest'anno il prodotto interno lordo..." Negli anni sessanta, Galbraith è stato insieme ad Herbert Marcuse - sul piano più strettamente filosofico e ideologico - uno dei "guru" dei movimenti di contestazione giovanile e dei movimenti pacifisti (essenzialmente statunitensi anti Vietnam), che dovevano sfociare nel 1968 con le lotte studentesche del maggio parigino e nel resto del mondo.
In particolare, un punto di vista sul quale convergevano il pensiero filosofico di Marcuse e quello economico-sociologico di Galbraith, era il fatto che l'uomo sociale, il cittadino, fosse stato ridotto, dalla volontà delle grandi corporation supportata dalle nuove (per gli anni sessanta) aggressive metodologie di marketing, a un "consumatore", ovvero a un soggetto che ha una sua esistenza, e, in definitiva, una sua dignità, solo in quanto capace di consumare beni e servizi, e nella misura in cui ottempera a questa sua unica e imprescindibile funzione. Occorre ricordare che è del 1957 il primo riuscito esperimento di pubblicità subliminale. Non hanno dunque importanza le aspirazioni, le necessità, i sogni di un qualunque essere umano, ma hanno solo importanza i suoi 'bisogni', che generano la funzione primaria ed unica del consumo. Per cui, stante l'importanza della definizione degli stessi bisogni da parte del sistema economico, la modellazione di questi bisogni non può essere lasciata al caso, ma deve diventare la principale funzione del sistema economico, impersonato dalle grande aziende che lo dominano; cosa si produce è, in questo scenario, secondario, in quanto non è più necessario produrre ciò che serve, in quanto ciò che serve è definito a monte, ed in maniera precisa, da una ristretta cerchia di soggetti economici che definiscono i bisogni in funzione delle proprie esigenze, e non di quelle dei cittadini, ridotti al rango di meri consumatori. Marcuse esprime questo concetto in quella che possiamo definire la sua opera principale, e certamente la più nota, L'uomo ad una dimensione, quella del consumo, appunto, in cui analizza il tema dei 'bisogni' di un essere umano, e di come 'il sistema capitalistico' controlli tali bisogni ed i meccanismi della loro definizione e creazione.
Galbraith esprime il concetto speculare nella "Società opulenta", in cui invece descrive perché, a suo modo di vedere, il sistema economico, rappresentato in primis dalle grandi corporation, ha necessità, per i suoi fini intrinseci, di controllare i bisogni, del singolo e delle collettività, in modo assoluto, senza poter lasciare al caso e alla spontanea evoluzione umana la definizione di tali bisogni. Galbraith esprime la tesi secondo cui l'evoluzione della società e dell'economia va verso una direzione in cui ciò che conta sono soprattutto, se non soltanto, i livelli dei consumi che i consumatori, appunto, esprimono, tanto che, da quegli anni in poi, i cittadini non vengono quasi più considerati persone portatrici di idee e valori, ma solo "consumatori", esplicitando, in tal modo, il fatto che a livello sociale si conta solo in funzione del proprio livello di consumi. L'idea che si potesse mettere in discussione il "progresso" economico, inteso come sviluppo industriale e misurato esclusivamente da indicatori quantitativi come la crescita del prodotto interno lordo, per motivi, ad esempio, ambientali suonava come un'eresia, e venne bollata come qualcosa a metà fra il luddismo e la negazione della libera iniziativa, con pericolose propaggini verso il bolscevismo, specie poi se ciò accadeva negli anni dell'escalation della guerra fredda con l'Unione Sovietica, e della caccia alle streghe del maccartismo. L'idea centrale de Il nuovo Stato Industriale è piuttosto semplice, e sembra persino di per sé evidente, oggi, ma all'epoca non mancò di suscitare rumore ed accese polemiche: Galbraith parte dalla considerazione che, mentre una volta lo scenario economico era dominato dall'imprenditore, figura centrale del progresso e incarnazione stessa della "mano invisibile" di Adam Smith, negli anni ’60, i processi aziendali sono diventati talmente complessi che è impensabile che una sola persona sia in grado di detenere le conoscenze necessarie a guidare ed indirizzare l'intero processo produttivo.  
da Wikipedia (riassunto...)
 

 
 
 

FEDERICO CAFFE'

Post n°1054 pubblicato il 01 Febbraio 2018 da fresbe
 
Tag: Profili
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Federico Caffè (Pescara, 6 gennaio 1914 – Roma, 15 aprile 1987) 
Fu uno dei principali diffusori della dottrina keynesiana in Italia, occupandosi tanto di politiche macroeconomiche che di economia del benessere. Al centro delle sue riflessioni economiche ci fu sempre la necessità di assicurare elevati livelli di occupazione e di protezione sociale, soprattutto per i ceti più deboli. La sua improvvisa scomparsa è un mistero rimasto irrisolto.

Caffè nacque a Pescara da una famiglia di condizioni economiche modeste. Si laureò all'Università di Roma nel 1936 con Lode in Scienze Economiche e Commerciali. I suoi maestri furono Guglielmo Masci, con cui si era laureato, e Gustavo Del Vecchio. Dal 1939 fu assistente presso la facoltà di Economia della stessa università. Nel 1945 fu consulente del Ministro della Ricostruzione Meuccio Ruini durante il governo Parri. Con una borsa di studio, dopo la guerra passò un anno alla London School of Economics, a Londra, un periodo che fu per lui molto fecondo e dove approfondì la sua conoscenza del pensiero keynesiano e delle politiche sociali del governo laburista. Lavorò inizialmente presso la Banca d'Italia, per poi insegnare Politica economica e finanziaria nell'Università di Messina. Insegnò poi Economia politica a Bologna. In seguito (dal 1959), fino al suo ritiro dall'insegnamento, fu professore ordinario di Politica economica e finanziaria presso l'Università di Roma.
Oltre ai suoi scritti accademici, Federico Caffè fu un attento commentatore dell'attualità economica su giornali e riviste. 
Relatore della tesi di laurea di più di mille studenti, ha formato numerosi economisti italiani. Tra i suoi studenti vi sono stati il governatore della Banca d'Italia e presidente della Banca Centrale Europea, Mario Draghi, il governatore della Banca d'Italia Ignazio Visco, il preside della facoltà di economia e commercio della Sapienza Università di Roma, Giuseppe Ciccarone. Fu mentore e amico di Franco Archibugi, Giorgio Ruffolo, Luigi Spaventa, Marcello De Cecco, Fernando Vianello, Ezio Tarantelli (assassinato dalle BR nel 1985), Nicola Acocella, Alberto Bagnai, Fausto Vicarelli, Bruno Amoroso, Guido M. Rey, Gian Cesare Romagnoli, Pierluigi Ciocca, Vieri Ceriani, Marco Ruffolo, Enrico Giovannini, Daniele Archibugi, Nino Galloni, e di altri economisti italiani. Dedicò particolare attenzione agli economisti scandinavi e alle esperienze di tali paesi nel welfare. Divulgò in Italia il pensiero e gli scritti di economisti scandinavi quali Gunnar Myrdal e Frederick Zeuthen. Il suo testo universitario Lezioni di politica economica è rappresentativo del suo pensiero. In esso Caffè definì "la politica Economica, come come quella parte della scienza economica che usa le conoscenze dell'analisi teorica come guida per l'azione pratica" La decennale esperienza didattica del suo autore si riscontra nel libro: le possibili domande del lettore sembrano essere già considerate. In nessun punto appaiono salti concettuali. Come Keynes, Caffè appare scettico nel suo accettare contributi eterogenei nella costruzione del grande edificio della scienza economica (per esempio include Marx e i marginalisti). Ciò fa apparire più forti le sue critiche al pensiero liberista.
«Poiché il mercato è una creazione umana, l'intervento pubblico ne è una componente necessaria e non un elemento di per sé distorsivo e vessatorio. Non si può non prendere atto di un recente riflusso neoliberista, ma è difficile individuarvi un apporto intellettuale innovatore»
« … i limiti intrinseci all'operare dell'economia di mercato, anche nell'ipotesi eroica che essa funzioni in condizioni perfettamente concorrenziali. È molto frequente nelle discussioni correnti rilevare un'insistenza metodica sui vantaggi operativi del sistema mercato, e magari su tutto ciò che ne intralci lo “spontaneo” meccanismo, senza alcuna contestuale avvertenza sui connaturali difetti del meccanismo stesso. »
da Wikipedia (adattato)

 
 
 

IL VINCOLO DEL 3%

Post n°1053 pubblicato il 30 Gennaio 2018 da fresbe
 
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Il vincolo del 3% nel rapporto tra PIL e debito, era il massimo della crescita che ai tempi consentiva il controllo sul debito. 

E’ simbolico, rappresentava un riferimento, a modalità Totem, ed aveva l'obiettivo di impedire la “spesa libera” e l’intervento fattivo dello Stato nell’Economia. Rappresentava il momento storico di una Economia dovunque in crescita, basato sulle regole degli anni ’80, per bloccare le iniziative dei Politici di allora (se del caso ne avessero avute...). Monti, per mezzo del suo intervento da Presidente del Consiglio MAI eletto, ha consentito il rispetto della regola del 3%, tagliando i redditi degli Italiani, welfare e servizi in ossequio e rispetto di un rapporto di forza non giustificato se non dall’introduzione di una austerità che ha fatto l’interesse della Germania, che nel contempo sforava e continua a sforare al 9% e passa nel suo rapporto attivo tra Pil e debito senza che la UE la castighi con le previste sanzioni. 
La trasformazione/camuffamento, del Marco supervalutato in Euro, ha consentito una potente ripresa delle esportazioni Tedesche, a danno sopratutto dell’Italia della quale era la principale competitor in fondamentali asset industriali. L’austerità è sinonimo di povertà ed è comunque l’accettazione masochistica di un evento evitabile, ordinata da una entità aliena che nulla ha da spartire con l’Italia e gli Italiani che viene chiamata Unione Europea, quando l’unione è rimasta lettera morta.

 
 
 
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