
WE WANT SEX
Titolo originale: Made in Dagenham
Regia: Nigel Cole
Sceneggiatura: William Ivory
Fotografia: John de Borman
Musiche: David Arnold
Montaggio: Michael Parker
Scenografia: Andrew McAlpine
Arredamento: Anna Lynch-Robinson
Costumi: Louise Stjernsward
Effetti: Chris Reynolds, Sheila Wickens
Interpreti: Sally Hawkins (Rita O'Grady), Bob Hoskins (Albert Passingham), Miranda Richardson (Barbara Castle), Geraldine James (Connie), Rosamund Pike (Lisa Hopkins), Andrea Riseborough (Brenda), Daniel Mays (Eddie O'Grady), Jaime Winstone (Sandra), Kenneth Cranham (Monty Taylor), Rupert Graves (Peter Hopkins), John Sessions (Harold Wilson), Roger Lloyd-Pack (George), Richard Schiff (Robert Tooley)
Produzione: Laurie Borg, Elizabeth Karlsen, Stephen Woolley per Number 9 Films
Distribuzione: Lucky Red
Durata: 113’
Origine: Gran Bretagna, 2010
Eccolo il miglior film della stagione. Una sciccheria, una delizia. Questo sì da non perdere. Una commedia di purissima stoffa inglese in zona “Full Monty” o “Grazie, signora Thatcher”. Per carità, non fatevi fuorviare dallo spiritoso titolo, volutamente malizioso. “We want sex” è soltanto una parte dello striscione inalberato dalle tenaci protagoniste: gli manca la quarta parola, Equality, piegata dal vento. Quindi non ‘Vogliamo sesso’, come potrebbe sperare un frettoloso fan di Tinto Brass, ma ‘Vogliamo la parità dei sessi’. Soprattutto in senso salariale. Il regista Nigel Cole è uno che maneggia bene l'umorismo e usa con estrema cura i guanti bianchi, come dimostrano almeno due dei suoi film precedenti, “Calendar girls” e “L’erba di Grace”.
La storia (vera) si svolge a Dagenham, nell'Essex, contea orientale dell'Inghilterra, nel maggio del 1968. Nella fabbrica della Ford, accanto ai 55 mila operai uomini, sgobbano 187 donne, addette alla cucitura dei sedili. È un'ala fatiscente, dove fa un caldo infernale, tanto che spesso volano via le camicette e restano i reggiseni. Un lavoro faticoso, ma considerato non qualificato, per antica consuetudine pagato la metà di quello dei maschi. Finché un bel giorno la giovane e battagliera madre di famiglia Rita O'Grady (Sally
Hawkins, che attrice!) è la prima a tuonare il suo basta, subito spalleggiata dalle più ardite tra le colleghe, come Connie, Brenda e Sandra.
L'ambiguo capo della commissione interna Mont Taylor le ostacola, fingendo di appoggiarle, al contrario del compiaciuto, anche se non proprio cuordileone, sindacalista Albert (Bob Hoskins).
Pretendiamo la parità e la chiederemo al ministro del Lavoro Barbara Castle (Miranda Richardson). O sarà sciopero a oltranza.
Si ride spesso, anche se in un paio di scene le lacrime sono in agguato, mala regia, secca e senza fronzoli, è pronta a mutare rotta appena si sfiora la commozione. Se non è un capolavoro, poco ci manca, grazie anche a un cast straordinario, per talento e simpatia.
P.S. Finalmente quando si parla di Escort s'intendono le auto e basta.
Massimo Bertarelli, Il Giornale
Sembrava lotta di classe, invece era guerra dei sessi. Proprio così, solo che quella volta non si combatteva in casa ma in fabbrica (che poi era ‘la’ fabbrica: la Ford). E a battersi per ottenere pari diritti e compenso era un pugno di operaie giovani, agguerrite, incredibilmente unite. Ma soprattutto abbastanza inesperte da infischiarsene della politica e di strategie sindacali. Dunque destinate, oggi sembra incredibile, alla vittoria. Il tutto nel fatidico 1968, che in Inghilterra evidentemente fu tutta un'altra cosa.
Applaudito al festival di Roma sotto il titolo furbacchione di “We want sex” (in originale si chiamava “Made in Dagenham”, che non fa venire esattamente l'acquolina in bocca), il nuovo film diretto dal regista di “Calendar Girls” e “L'erba di Grace”, Nigel Cole, è un perfetto esempio di quelle commedie sociali nelle quali gli inglesi sono maestri (ma per favore lasciamo in pace Ken Loach, che ha ben altre ambizioni).
La formula è collaudata. Prendi un gruppo colorito e decisamente, orgogliosamente minoritario (disoccupati, pensionati, emigranti). Cucigli addosso una vicenda di lotta e riscatto, meglio se vera. Scegli attori (qui attrici) irresistibili, che nel Regno Unito non sono certo una rarità, e il gioco è fatto. Le operaie toste e simpatiche di “We want sex” hanno il merito supplementare di essere guidate dalla carismatica Sally Hawkins, un metro e mezzo di grinta e dolcezza che riesce a fare la guerra in fabbrica senza neanche mandare a rotoli la famiglia. Conquistandosi per giunta le simpatie di una ministra, l'unica che capisce cosa passa per la testa di quelle operaie confinate nell'ala più fatiscente della fabbrica e decise a ottenere parità salariale, cosa assolutamente inaudita all'epoca (Miranda Richardson con chioma alla Thatcher, ma il personaggio che interpreta si chiamava Barbara Castle). Per poi conquistare alla causa, potenza della solidarietà femminile, perfino la moglie del grande capo, che da brillante laureata, ingioiellata e frustrata (serve gli aperitivi al maritino) scavalca d'un balzo le rigide differenze di classe britanniche per portare conforto alle operaie in sciopero. Tanto da andare a trovare la leader nella sua casa di ringhiera, prestandole perfino un tailleurino rosa di Biba, nome mitico di quegli anni, per non sfigurare con la ministra.
Naturalmente ogni licenza è permessa: “We want sex” (il titolo nasce da uno striscione srotolato a metà) non è un documentario, anche se sui titoli di coda sfilano le vere operaie, ieri e oggi (ed erano molto meno allegre delle loro interpreti). L'essenziale è non dimenticare mai lo sguardo maschile, nelle sue varie declinazioni, su quella lotta e sul mondo che svela. E un film che affida il lato migliore di quello sguardo a Bob Hoskins, il delegato sindacale incantato dal coraggio e dalla faccia tosta delle sue colleghe, è un film che si fa amare da tutti. Senza distinzioni di sesso e di età.
Fabio Ferzetti, Il Messaggero
NIGEL COLE
Filmografia:
Cold feet (1998), L'erba di Grace (2000), Calendar girls (2003), Sballati d'amore (2005), We want sex (2010)
Martedì 14 febbraio 2012:
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