Creato da: infernox il 24/11/2011
Solo una sana e consapevole libidine salva il giovane dallo stress e dall'azione cattolica.

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Qualcosa di filosofia: Plotino

Post n°88 pubblicato il 23 Aprile 2017 da infernox

Prima di Cartesio esisteva la certezza dell’esistenza della realta’, fatta di oggetti, di “cose”, pur nella loro imprevedibile variabilita’.   Un’altra convinzione dei vecchi filosofi e’ che esistesse un rapporto fra il materiale di cui era composta la realta’ e il fantomatico “ordinatore”, denominato in vario modo, che operava ed opera sul suddetto materiale per confezionare le cose che ci circondano.

            Ma pensiamo (immagine che mi e’ cara) al nostro mondo fatto di particelle, come ci ha ormai dimostrato la fisica.   In fondo, esaminando il contesto, le cose sono fatte di vuoto.  Sono, come dire, “configurazioni di nulla”, dove il nulla confina con l’energia e le forze di campo.  In quest’ ottica mi affascina la visione antica della filosofia di Plotino, l’ultimo grande filosofo platonico dell’antichita’.

            In un certo senso Plotino supera il dualismo platonico.   Non c’e’ piu’ distinzione fra materia e “ordinatore”, ma coesistenza.   Per esistere, il principio primo (che Plotino definisce come “Uno”), deve “creare” la materia.   Ecco, in fondo, l’immagine del “big bang”, un punto (quindi, privo di dimensioni) che genera dal nulla il tutto.  Da quel punto deriva l’esistenza delle cose, e quindi la nostra stessa esistenza.

            Pensiamo bene a quel “punto”.   Da li’ deriva l’esistenza delle cose, e quindi l’essere di ogni Ente.   In effetti, Plotino afferma che l’Uno e’ oltre l’Essere, al di la’ dell’Essere.  Prima del big bang c’era l’Uno, oltre l’Essere, in una dimensione a noi sconosciuta, impossibile neppure da immaginare (in fondo, anche il “pensiero” e’ un Ente”).

            Plotino dice anche che tutte le cose sono “contenute” nell’Uno, nella sua dimensione (sconosciuta) al di la’ dell’Essere.    E’ qui evidente un’ipotesi che prelude ad un contesto finalistico: perche’ le cose sono come sono, e non sono diverse da come sono?   Il concetto e’ quello di “sovrabbondanza”.    Le cose sono prodotte (create) in un processo se si vuole “necessario”, dovuto allo sbordamento dell’Uno da se’, dalla sua non-dimensione in una dimensione del reale (come il latte da una pentola per il calore).

 

            Le cose create pero’ non sono della stessa sostanza dell’Uno (anche se della sostanza dell’Uno non si puo’ avere idea).    Sono “apparenze”, come forme riflesse da uno specchio.  La loro realta’ deriva dall’Uno.    In effetti, se si pensa a questo immenso Universo originato da un punto, e’ una visione che puo’ andare.     Come e’ possibile che siano reali tutte queste forze generate dal nulla?  Allora c’e’ qualcosa oltre il nulla!

 
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Qualcosa di filosofia: Kant

Post n°87 pubblicato il 23 Gennaio 2017 da infernox

Mi ricordo che la mia prof di filosofia al liceo era innamorata della filosofia di Kant, un tipo quadrato, attaccato alle basi scientifiche dell’illuminismo, metodico (si dice che su di lui i suoi concittadini regolavano gli orologi).

            Questo filosofo in un certo senso ha anticipato Einstein, in quanto ha capito che la nostra visione della realta’ si basa sul concetto di “dimensione”.    Lui l’ha chiamata la “Rivoluzione Copernicana” della filosofia, in quanto ai suoi tempi il vero ribaltone ai concetti consolidati l’aveva da poco apportato Copernico (e diro’ di piu’ anche Galileo).    Ma la rivoluzione veramente “grande” e’ avvenuta nei primi del novecento con la teoria della relativita’, ben un secolo e mezzo dopo che Kant aveva sviluppato le nozioni di spazio e tempo come conformazioni “trascendentali” del nostro modo di vedere la realta’.

            Kant parte dal pensiero che l’oggetto “reale” e’ in se’ inconoscibile, pero’ ci manda dei segnali che noi percepiamo.   Come lo vediamo?   In un certo senso lo “produciamo” secondo le conformazioni del nostro intelletto.   Dunque e’ la nostra costituzione che ci rappresenta come fenomeni i segnali provenienti dall’esterno.    E la struttura in cui vengono rappresentati questi fenomeni e’ la struttura spazio-temporale.   Spazio e tempo sono “intuizioni pure” connaturate in noi “attraverso le quali” noi rappresentiamo i concetti che ci vengono da fuori.

 

            Si puo’ vedere che Kant ha anticipato la configurazione “quadrimensionale” del percepimento della realta’ esterna, che poi avra’ una sua precisazione matematica nella teoria di Einstein.   Ovvio che Kant ragionava all’epoca in termini metafisici, e la sua analisi portava alla fine ad una teoria della conoscenza, pero’ si puo’ ben considerare un precursore, no?

 
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Qualcosa di filosofia: Heidegger

Post n°86 pubblicato il 15 Dicembre 2016 da infernox

Mentre per Nietschke la realta’ e’ fatta di vortici di volonta’ di potenza in conflitto fra loro, per Heidegger la realta’ e’ basata sul concetto di “ESSERE”.   A questo concetto e’ dedicata l’opera piu’ importante di Heidegger, e cioe’ “Essere e tempo”.

            Alla fine pero’ l’autore deve riconoscere la propria impotenza: non e’ riuscito a definire che cos’e’ l’ESSERE.    Ha cercato di arrivarci partendo (un po’ come Cartesio) dall’uomo, definito come “ESSERCI”.      La caratteristica dell’ESSERCI e’ l’esistenza, e quindi anche la possibilita’ di analizzare l’ESSERE.   Prima si parte dalle “cose”, definite come Enti (ma distinti dall’ESSERE), e poi si arriva alle persone, cioe’ agli altri ESSERCI.

            L’utilizzo delle cose, e quindi la scienza e la tecnologia, per Heidegger hanno un basso valore.    Non e’ vita vera, vita “autentica”, quella che si basa sullo sfruttamento degli strumenti che l’uomo stesso ha saputo crearsi.   Lui e’ molto piu’ concentrato sull’individuo.  La comprensione dell’ESSERE, e quindi la vera filosofia, si basa sull’analisi dell’esistenza propria, del singolo.

Heidegger per questo e’ definito un esistenzialista, ma lui lo nega : "Le mie tendenze filosofiche non possono essere classificate come 'Filosofia dell'esistenza'. La questione che mi preoccupa non è quella dell'esistenza dell'uomo, ma quella dell'essere nel suo insieme e in quanto tale" (cf. Lettera sull'umanismo, 1947). 

            Analizzando se stesso l’uomo si pone il problema della propria morte, definita come l’unico fatto “vero” e di proprieta’ del singolo.   Di fronte a questo problema nasce l’angoscia, sentimento che fa rendere conto il singolo della insignificanza e della nullita’ dei fini che gli vengono proposti nella sua vita quotidiana. 

            Tornando all’ESSERE, alla fine Heidegger scopre che la sua sostanza e’ semplicemente la luce che illumina e lascia apparire gli enti, una definizione alquanto imprecisa, direi.   Cioe’ gli enti si manifestano in quanto illuminati dall’ESSERE, che ovviamente non e’ visibile.  Come la luce che illumina l’oggetto: questi e’ visibile, la luce lo rende visibile.

 

            Che cos’e’ l’ESSERE, alla fine?    Non e’ Dio, non e’ trascendente.     Non e’ una sostanza oscura, amorfa, di cui sono fatti gli enti.     E’ forse una “apertura” che permette agli enti di apparire, una pura accidentalita’, senza trascendenza.

 
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Quello strano destino di Matteo Renzi

Post n°85 pubblicato il 11 Dicembre 2016 da infernox

Adesso, dopo le consultazioni, il Presidente della Repubblica si sta avviando a conferire l’incarico a Gentiloni, ministro degli Esteri, nell’ottica di una prosecuzione senza scosse della politica precedente, guidata dal PD.   D'altronde la maggioranza non e’ cambiata, il Governo non e’ stato sfiduciato in Parlamento, solo ha perso un referendum, ma nella persona di Renzi, che si e’ dimesso e se ne e’ andato.

 

            Gli sbocchi della crisi invece saranno pesanti.   Il referendum bocciato rischia di farci ritornare al 1992, come ben dice Alimonte nel suo articolo:

"Non è ancora il ritorno alla Prima Repubblica, ma è molto probabile che questo sarà lo sbocco della crisi innescata dall’esito del referendum costituzionale. Due meccanismi elettorali potrebbero salvare il modello di competizione della Seconda Repubblica basato su coalizioni che si formavano prima del voto. Uno è il collegio uninominale. L’altro è il premio. Il primo ha funzionato nel 1994, 1996 e 2001 (legge Mattarella). Poi è arrivata la riforma berlusconiana e il collegio è stato sostituito dal premio (legge Calderoli). Con il premio si è votato nel 2006, 2008 e 2013. Con quale sistema elettorale si svolgeranno le prossime elezioni, anticipate o meno? Lo deciderà la Corte il 24 gennaio. È praticamente certo che la Corte cancellerà ballottaggio e forse anche il premio rendendo il sistema elettorale della Camera simile a quello del Senato, da lei stessa introdotto nel 2014. Torneremo così al proporzionale, cioè al 1992, le ultime elezioni della Prima Repubblica. Possibile che sia Matteo Renzi a gestire il ritorno al passato? Sarà lui a deciderlo. Sarebbe di certo uno strano destino."

 
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Referendum: senza paura

Post n°84 pubblicato il 22 Novembre 2016 da infernox

I recenti avvenimenti a cui abbiamo assistito, che hanno avuto il culmine nelle elezioni americane di novembre con la vittoria inaspettata di Donald Trump, che ha scandalizzato i benpensanti di tutto il mondo, mi ha portato a meditare sulla situazione italiana, che avra’ un punto di svolta significativo nel prossimo appuntamento referendario.

            Dobbiamo aprire gli occhi e riconoscere la realta’, che vede ormai due punti focali di riferimento nella battaglia del referendum, e sono evidentemente Grillo e Renzi, nell’assenza di una destra ormai in disfacimento.    Sono due artisti che hanno saputo convogliare su di se le aspettative della gente, da una parte nel M5S quello della rabbia di chi ha dell’andazzo corrente una visione disgustata, dall’altra nel PdR (partito di Renzi, che non coincide con la cosiddetta sinistra), chi invece si trova ancora bene inserito nell’ingranaggio e desidera solo piccoli aggiustamenti al meccanismo per migliorarne il funzionamento.

            In quest’ottica ognuno dovrebbe per prima cosa chiedersi: sono disgustato oppure mi trovo (piuttosto) bene e quindi non voglio fare salti nel buio?    Nel mio caso vale la seconda, ma debbo riconoscere che una gran maggioranza di giovani si trova nella prima ipotesi.   Quindi, forse non conviene essere troppo egoisti dalla vista corta e iniziare a fare delle considerazioni di convenienza.

            Sui temi di cui sopra si e’ espresso sinteticamente e con grande forza Grillo, definendo il fronte del SI un “serial killer della vita dei nostri figli fra 20 anni”.    Il mantenimento dello status-quo, inteso come consolidamento dell’establishment esistente, dice Grillo, e’ un delitto, un peccato mortale che ci portera’ alla catastrofe.    In questo senso coincide con le previsioni distopiche fatte da Casaleggio nel suo ultimo video, dove si prefigura addirittura una terza guerra mondiale.

            Ma la catastrofe verra’ veramente?   E’ significativo che ambedue i fronti avversi profetizzano la stesa cosa, se vince l’altra parte.    E le stesse profezie venivano fatte prima dei due recenti appuntamenti elettorali, quelli della Brexit e delle elezioni americane.   In ambedue i casi si e’ verificato l’evento inatteso (che nel nostro caso potrebbe essere la vittoria di Grillo), ma non e’ successo nulla di catastrofico, anzi.  La Borsa americana e’ salita, il dollaro si e’ rafforzato, ed anche nel caso inglese la leggera svalutazione della sterlina non ha fatto altro che rafforzare  l’economia britannica, che conosce una crescita che noi letteralmente ci sogniamo.

 

            Dobbiamo quindi guardare a questo referendum in quest’ottica.  Vogliamo veramente che l’elite dominante si consolidi o preferiamo dare uno scossone alla baracca, per vedere che effetto fa?   Senza paura, soprattutto.

 
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