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EMOZIONE....

Post n°32 pubblicato il 16 Ottobre 2007 da estasicontinua
Foto di estasicontinua

Stavo scendendo, come al solito, dall’autobus quella sera quando, con la coda dell’occhio, vidi che mi osservava.
Era una bella donna di 40 anni, ben vestita, con una camicetta aperta di seta che faceva intravedere un seno abbondante e un sorriso aperto, illuminato da un rossetto deciso.
Io scesi dall’autobus un po’ sorpresa di quello sguardo insistente, ma alla fini mi decisi a pensare che si trattava di una sensazione.
Tra l’altro le donne non mi sono mai piaciute, e non capivo come mai avessi notato i suoi occhi.
Marco, a casa, mi accolse con un sorriso e mi dimenticai presto della cosa.
Poi, però, il giorno dopo la incontrai di nuovo.
Indossavo dei jeans e una camicetta azzurra, a copertura del mia 2^ scarsa. Ero accaldata e forse si vedeva, e lei non i staccò gli occhi da dosso per tutto il viaggio. La cosa non mi disturbava..anzi…chissà perché mi intrigava!
Passarono 3 settimane, durante le quali la incontrai una decina di volte. Lei sempre ben vestita, e sempre in osservazione, e io che mi mettevo in un punto dal quale potevo essere osservata. Sapevo che lei aveva notato che io mi ero accorta di tutto..ma in fondo..era un gioco!
Un venerdì però cambiò qualcosa!
Mi avvicinai all’uscita, all’altezza della mia fermata, e lei si alzo e scese con me.
Appena misi i piedi sul marciapiede, mi voltai e la trovai sorridente davanti a me….!
-Salve- mi sentii dire!
-Lei prende sempre questo autobus , l’avevo notata! Oggi scendo anche io a questa fermata, devo andare in un negozio di scarpe qui vicino! Lei abita qui?-
Risposi di si…come se l’avessi sempre conosciuta, e lei mi chiese se il quartiere era carino , vivibile etc…insomma..alla fine mi trascinò in un bar per un caffè.
Ero allibita e sorpresa di me stessa..parlavo parlavo..ma la guardavo e quello che vedevo mi affascinava! Era bionda, aveva due occhi verdi bellissimi e un corpo molto curato. Inoltre era simpatica e mi sembrava di conoscerla da sempre.
Andai con lei a vedere le scarpe e poi…prima di salutarla, le proposi di salire a vedere la casa..Marco non c’era quel giorno e sarebbe tornato tardi.
Lei assunse un tono malizioso e rispose subito di si.
Io non sapevo che fare, ma ero terribilmente presa da lei!
Appena entrati andai in cucina e gli feci un tè, che prendemmo in sala, sul divano
La sua gonna era salita, da seduta, e vedevo chiaramente le calze autoreggenti che indossava sotto.
Lei notò che la guardavo e mi chiese se io portavo lo stesso tipo di biancheria intima, confessandomi di essere una patita.
Poi senza remore si alzò e alzò pure la gonna per mostrami le calze e le mutandine di pizzo bianco.
Io dissi che sotto i jeans non indossavo nulla di particolare, ma che avevo comprato da poco un completino assai piacevole per il mio ragazzo, e lo andai a prendere.
Lei lo vide e se ne innamorò .finendo col dire…- Certo…se te lo vedessi addosso sarebbe diverso..potrei giudicare meglio.-!
Io lo indossai in bagno ed uscii praticamente seminuda!
Lei si avvicinò e con mano esperta tocco il pizzo e gli elastici…poi mi fissò negli occhi e la sua mano si fermo sulla pelle della coscia
-Sei molto liscia - disse. – e prosegui a carezzare…poi mi fece mettere seduta sul divano e mi si sedette dietro, cominciando a darmi dei piccoli baci sul collo.
Io non capivo più nulla…ma ero eccitatissima…mi lasciai andare!
Continuando a baciarmi le sue mani si incunearono sotto al reggiseno, e cominciarono a stimolare i capezzoli che erano diventati durissimi.
Erano mesi che non ero eccitata così, sentivo le mutandine completamente bagnate, e anche lei capì che era il momento di andare avanti e entrò con la mano sotto l’elastico.
Il contatto delle sue dita sul clitoride mi fecero esplodere in una serie di mugoloii e venni in pochi attimi, spingendo il pube sulle sue dita e aggrappandomi con le mani al cuscino da una parte e alla spalliera del divano dall’altra.
Passato qualche secondo mi voltai e vidi il suo volto sorridente ed eccitato.
Mi baciò sulla bocca e mi esplorò con la lingua, mentre con le mani mi slacciava il reggiseno.
Poi scese a baciarmi i capezzoli e mi fece stendere sul divano.
Mi tolse le mutandine ed io chiusi gli occhi …in attesa del nuovo contatto ! Ma restai sorpresa…
Infatti si era rapidamente tolta gli slip e si era seduta a gambe aperte incrociate con le mie.
Il contatto quindi avvenne con la sua fessura rosa…e le nostre intimità si sfregarono per lunghi minuti.
Poi ..senza dire nulla, si rialzò e si stese su di me baciandomi e masturbandosi con una mano…in pochi istanti la sentii ansimare…e mi masturbai anche io fino a venire insieme a lei.
Eravamo esauste..ed io solo allora mi resi conto di ciò che era accaduto.
Ma lei mi sorrise e mi mise una mano sulla bocca: - Non dire nulla - , disse , - E’ stato fantastico e rimarrà un segreto tra noi - .
Poi si alzò , si mise le mie mutandine al posto delle sue e mi poggiò sul ventre ancora tremante le sue : - Queste saranno a ricordo della nostra giornata particolare…e se un giorno vorremo riviverla…ti dico fin da oggi che non mi tirerò indietro! –
Poi si chinò, mi baciò sulla bocca in modo lieve e, presa la borsetta, uscì di casa.
L’ho incontrata sull’autobus più di un mese dopo. Con lo sguardo le ho chiesto “perché ?” e lei mi ha fatto un cenno come per dire “Ti spiegherò”.
Poi più nulla…è molti mesi che non la vedo. Vorrei cercarla ma non so come. Mi è rimasta dentro.

 
 
 

SUCCEDE....

Post n°31 pubblicato il 16 Ottobre 2007 da estasicontinua
Foto di estasicontinua

Succede che un giorno ti ritrovi da sola a contare le stelle e ricominciare daccapo, ti senti sospesa a galleggiare nel mondo come se fossi fatta soltanto di aloni, ripiena di vuoti e di forme che marchi e rimarchi per non sentirti meno di niente.

Ti sorprendi a pensare che se fossero dispari, stasera o domani qualcuno ti chiama, che se fossero pari hai solo sbagliato il conteggio, ne hai saltata qualcuna, forse la più bella che t’assomiglia, quella che t’ha tolto la faccia e allo specchio di notte riflette il riflesso d’una voglia lasciata ai piedi del letto.

Succede che cammini senza una meta, che salti e rallenti per non pestare i tombini più chiari, per non screpolare quei tacchi più rossi, più alti che mai avevi messo e ti fanno più bella.



Succede che di colpo ti trovi specchiata in due occhi che non conoscevi, a stiracchiare la notte fino alle ore dell’alba, fino a sentire una mano sicura nel posto dove i mesi ne avevano fatto attrito ed albergo. Rimani senza fiatare, come se fuori cantassero uccelli e tu potessi ascoltare davvero il lento recedere d’un’alta marea, ma davanti a te c’è soltanto un appiglio, una faccia a forma di treno che prendi per sentire di nuovo l’odore di casa, per sentirti normale. Lo guardi, ma sai già che rimarrà soltanto per ore, che ci vorrà del tempo prima che il suo fiato pesante diventi inodore, che non ti faccia strano quel ghigno che ora sa solo di desiderio, di voglia, che se poco volessi già starebbe a schiacciarti l’anima e il cuore.

Ma succede lo stesso, anche se non l’avevi previsto, che le tue gambe potessero frivole accavallarsi di colpo, che il tuo smalto facesse contrasto con la passione degli occhi o più semplicemente contro la trama velata d’un nylon intenso che ti snella le gambe e le fa più civette. Lui ti guarda gli orli e i contorni, come se da un momento all’altro dovesse spuntare una passione di carne, di pelle, magari di tette, perché altro non chiede, perché altro non avevi previsto di dare.

Chissà che direbbe se sapesse che lui o un altro sarebbe stato lo stesso, che è qui per riempire una notte, per scoprire la gioia di dormire di giorno e sentire da dentro il rimpianto di non aver ceduto del tutto. Ma tanto già sai che non succede, che la camicetta che hai messo aveva soltanto un bottone, perché l’anima dentro non ha neanche una lampo che ti darebbe dolore se solo stringessi le gambe. Ma tu non le stringi! Perché indipendenti sanno quanto può scivolare una gonna per apparire più provocanti di quanto non sarebbero nude.



Succede, mentre guardi il soffitto ed i suoi mugugni ansimano senza misura, di stare a pensare che se stasera fossi rimasta da sola saresti stata bene lo stesso. Lui si fa intenso e più grande, di sicuro crede che un po’ troia comunque ci sei, nonostante gli hai raccontato per filo e per segno perché ti ritrovi da sola a passare le notti. Davvero ci sei! Perché le parole sono finite e le tue gambe s’aprono senza aspettare altre albe e tramonti o piccole ed impercettibili certezze che trasformano questo sesso in amore, che giustificano qualsiasi posizione che ora ti pare, gli pare soltanto da cagna.

Succede che vorresti esserlo davvero, che magari gli chiedi e lo supplichi d’essere all’altezza d’una qualunque, che libera batte e si fa chiamare col nome che unico ora potresti accettare. Gli chiedi di andare più oltre, d’affondare nella voragine infinita dove girano concentrici i giorni, i mesi e gli amori ormai persi. Ma dura solo qualche secondo, la misura d’un piacere atteso da sempre. Poi succede e succede che ti ritrovi da sola a pensare, a guardare la luce che filtra da fuori che tutto è servito per passare soltanto una notte. Che ci saranno altre notti, ma i giorni gireranno come quelli passati, vuoti nel ventre e pieni sotto i capelli, perché non hai più vent’anni e la voglia di credere s’è affievolita spirando. Che da qualche parte sperduta del mondo ci possa essere un abbozzo d’amore che vada oltre quest’alba che ora ha riempito la tua sala da pranzo.



Succede e come succede di rassegnarti all’impeto che ora ti assale, in balia d’ogni capriccio che ti distende e ti rivolta, che ti riempie proprio nel posto dove per tutta la notte hai sgranato le tue amarezze, raccontato di lui e dell’altra, ed ora non serve che a dargli piacere, a farlo sentire più uomo perché porti il rossetto. Ma non gli basta e non ti basta! Succede che t’accarezza la testa, ti liscia i capelli e quasi ti guida per immaginarti inesperta come una bimba all’ora di pappa, che ti sussurra parole d’amore, ma sai bene che se solo volessi diverrebbero lame d’insulti. Ora starà pensando fin dove potrà spingersi, fino a quale parola ti si ritorce l’orgoglio o il tuo amor proprio si lascia scopare. Ti domandi di quanti uomini ancora dovrai sentire il sapore, fiati di baci che ti tempestano il collo e poi giù dritti verso l’oblio, verso l’unico paradiso che ora conosci, dove saresti disposta a spergiurare convinta che nessun’altro hai mai desiderato alla stessa maniera.



E lui è lì che si fa grande, imperatore di mare, padrone di terre, compresa la tua landa desolata per mesi, che se stasera avessi immaginato l’avresti abbellita col gusto che ti distingue, con mutande che riponi gelosa dentro una bustina in fondo al cassetto. Ti infila e ti scopa senza che ne avverti il percorso, senza che lo senti salire perché è già dentro l’anima, dentro la tua richiesta di non risparmiarti, di non tralasciare un brandello di pelle. Ti infila e ti scopa nel punto preciso dove sono assiepati quei dubbi, dove come un tappeto ammorbidisci i suoi colpi battenti. Mai credevi d’essere così aperta, mai lo sei stata! Mai così accogliente fino al punto di farlo godere almeno negli occhi, almeno nel fiato che oramai rantolo t’annuncia la fine. Gli dici di resistere, lo preghi d’affondarti oltre la sua misura, di pensarti come il suo desiderio vorrebbe, la sua fantasia t’immagina soggiogata dal sesso, magari puttana e fessura che larga gli appare senza più fondo. Lui t’ascolta e ti batte, ti stipa nel collo le rinunce e le attese, le facce e le mani che ora ti passano accanto. Sei certa che da oggi sarà tutto diverso, che la tua ribellione passa e si fortifica per questo piacere che sgocciola linfa, che t’inietta la forza d’essere altra domani.



Succede, alle volte succede, che lo senti ansimare prima del tempo, prima che stavi per abbandonarti davvero. Se solo avesse aspettato che niente, se solo quel sincronismo fosse stato perfetto! T’avvolge di colpo un silenzio ovattato, pesante di vuoto e di piombo, t’accorgi di fuori che il sole è già troppo alto, che come fantasma è scaduto il tempo d’aggrapparti a quei sogni estinti da tempo, che la luce ora intensa ti sorprende ridicola con un buco nella calza con dentro il contrasto di pelle bianchiccia. Ora vorresti solo dormire, speri che se ne vada senza parlare, muto al più presto, senza dirti quale scusa domani gli impedirà di vederti, quali impegni lo porteranno lontano, quante altre voglie improvvise ti chiameranno dopo cena in pigiama. Speri davvero che se ne vada senza fiatare, perché a quest’ora i sogni sono come topi, come pipistrelli che si ritraggono in nicchie più scure, nelle grotte più peste ed attendono un’altra notte per tuffarcisi dentro. Come te ora che strizzi gli occhi per vedere solo buio ed attendi un bacio sulla fronte, fuori luogo, fuori orario, che sa di stazione, di perduto per sempre, simile al sapore d’un tonfo d’una porta che si chiude alle spalle. E rimane silenzio.

 
 
 

LIBERI...PENSIERI

Post n°30 pubblicato il 10 Ottobre 2007 da estasicontinua
Foto di estasicontinua

Chiudo gli occhi e scivolo, scivolo verso il mondo che mi appartiene, verso le ombre di un buio che conosco, che è mio, che mi consola. Scivolo con le mani e scivolo verso di te. Verso le tue dita, il tuo profumo.

Chiudo gli occhi accomodandomi lungo il tuo profilo. Non vedo il tuo viso. Scivolo sulla pelle morbida delle mie cosce e fermo la mano, immaginando una tua carezza.

Sento le tue dita carezzarmi e furtivamente risalire. Ti sento solleticare il mio sesso, con la sola punta, le sole labbra e poi addentrarti senza indugiare, mentre il mio corpo si apre e ti offre tutto il suo piacere.

Sento il desiderio bagnarmi e caldo scivolare su di te.

Catturo le tue carezze, i tuoi tocchi, che spingono e si spingono come i miei mai hanno fatto. Sento il mio piacere e i miei respiri, un vortice caldo che a loro stessi appartiene. Sento il tuo medio affondare e il mio corpo attutire ogni colpo.

Immagino allora la tua lingua scivolare sul mio collo, le tue labbra baciarmi e il tuo odore penetrarmi sottilmente il cervello. Chiudo gli occhi.

Sollevo leggermente il bacino e cerco i tuoi colpi. Li sento dentro di me e avida li desidero. Mi abbandono di nuovo sul letto. La tua bocca bacia il mio seno, lo succhia, lo mangia. Sento la tua lingua sulle mie coppe, calde, morbide, la sento giocare intorno ai capezzoli e affamata buttarsi su di loro. Mi sento bruciare.

Distendo le gambe e di nuovo le piego. Cerco il tuo viso, i tuoi capelli, i tuoi occhi.

Ti stringo. Sento il mio corpo tendersi, rilassarsi e tendersi di nuovo, mentre le tue dita, queste volta due, si muovono impazzite dentro di me.

Inarco la schiena e mi abbandono fra i cuscini.

Sento il tuo viso accarezzarmi il ventre e lentamente scendere. Sorvoli il mio monte di venere mentre la tua mano si ferma. Poi le tue labbra.

Le sento, calde, morbide, sul mio clitoride e mi sembra d’impazzire.

Ti sento succhiare e il mio piacere schizza dritto al cervello.

Mi concentro sulla tua lingua.

La sento giocare con la mia carne, solleticarla, leccarla ed è un fuoco che attraversa interamente il mio corpo. Mi piace.

Poi un colpo, un altro, un altro ancora.

Le tue mani di nuovo dentro di me, mentre le tue labbra ancora mi succhiano. Perdo il controllo del mio corpo, dei miei sensi, dei miei pensieri. Solo le tue dita e i tuoi baci, caldi, intensi, frequenti.

Poi scivoli sulle lenzuola, giù, quasi in fondo al letto, la tua bocca ormai lontana dal mio sesso. Perché?

Un gemito rotto e le tue mani. Le tue dita mi scopano.

Affondano affamate, violente, a colpi e mi tolgono il respiro.

Non smettere, continua. Vedo il tuo viso e il mio seno sbattere inseguendo il tuo ritmo, poi il buio, più niente, solo un grido lacerante che rompe il silenzio.

Mi abbandono sul letto e fa quasi male.

Stringo a pugno le dita e aspetto che il mio corpo si sciolga dai lacci del piacere. Lentamente mi rilasso e il respiro torna normale. Le tue dita si sfilano lasciandomi un vuoto.

Corro allora con le mani verso il mio sesso, lo catturo in una carezza calda e bagnata. Mi giro sul fianco aprendo gli occhi… Solo il buio e i tuoi pensieri…


 
 
 

Tutto cominciò così...

Post n°29 pubblicato il 10 Ottobre 2007 da estasicontinua
Foto di estasicontinua

Il principio di tutto era il Caos dal quale, per una forza ignota, cominciarono a separarsi tutti gli elementi. Si generarono così Gea (la Terra), Eros (l'Amore), il Tartaro (l'Inferno), l'Erebo (la Tenebra) e la Notte. In un secondo tempo, l'Erebo generò l'Etere (il Giorno), mentre Gea diede vita a Urano (il Cielo) e a Ponto (il Mare). Urano e Gea furono i genitori dei primi esseri del mondo soprannaturale greco. I primi figli avevano 50 teste ognuno e 100 mani e così furono chiamati Ecatonchiri; i Ciclopi, loro fratelli più giovani, erano giganti con un solo occhio in mezzo alla fronte. Il loro aspetto era così mostruoso che il padre, disgustato, li nascose nelle viscere della Terra. I Titani, ultimi figli, erano 12; di questi, alcuni formavano coppie: Oceano e Teti, Crono e Rea, Iperione e Tea, Giapeto, Mnemosine, Temi, Crio, Ceo e Febe.

Ai Titani, la madre Gea chiese aiuto affinché punissero la ferocia di Urano che aveva imprigionato i figli. Crono, l'ultimo dei Titani, il più indignato, acconsentì e, aggredendolo nel sonno, lo mutilò. Dal sangue di Urano nacquero i Giganti, le Erinni e le ninfe Meliadi; inoltre, da alcune sue membra, cadute in mare, nacque Afrodite, dea della bellezza e dell'amore. Crono sposò la sorella Rea e, per sfatare una predizione secondo la quale sarebbe stato detronizzato da uno dei suoi figli, quando nascevano, li divorava. La moglie però riuscì ad ingannarlo, dopo la nascita di Zeus, dandogli da mangiare una pietra avvolta in fasce.

Allevato da un pastore di Creta, Zeus ormai adulto affrontò il padre e lo costrinse a restituire i figli ingoiati, liberò dal Tartaro i Ciclopi e gli Ecatonchiri e riuscì in dieci anni di guerra a sbaragliare il padre Crono e i Titani, suoi fratelli, corsi in suo aiuto.

 
 
 

Ciao

Post n°28 pubblicato il 10 Ottobre 2007 da estasicontinua
Foto di estasicontinua

Un walzer di Chopin riempie la sala
una danza selvaggia e scatenata.
Alla fine pallido chiarore,
il pianoforte adorna un'appassita ghirlanda.

Il piano tu, il violino io,
così suoniamo e non smettiamo
e attendiamo inquieti, tu e io,
chi per primo spezza la magia.

Chi per primo interrompe il ritmo
e scosta da sè le candele,
e chi per primo pone la domanda,
a cui non vi è risposta

 
 
 
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Un blog di: estasicontinua
Data di creazione: 30/08/2007
 

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