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Creato da Pitagora_Stonato il 12/07/2010

EREMO MISANTROPO

se non avete nulla da aggiungere astenetevi. Grazie

 

 

questenerecorrenti - insegnami a tacere

Post n°854 pubblicato il 01 Agosto 2014 da Pitagora_Stonato

Tutti i venerdì ci sarà un post a tema: un nuovo blog

Raccontateci i blog che più vi piacciono, in tutta la blogsfera del mondo

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leggete su

Abbandonare Tara
La casa sull'albero
parlodime
trampolinotonante
Around my heart
 antonia nella notte
ricomincioda7
Mamma e Prof.
dagherrotipi
visione
Silenzio urlato 
eremo misantropo


e ancora
......... (chiunque può unirsi in corsa)

 

Oggi vi segnalo:

http://questenerecorrenti.tumblr.com/

 

C'è una cosa che apprezzo, chi mi strappa un sorriso,

C'è una cosa che mi piace ancora di più, chi mi fa ridere di gusto.

 

Questenerecorrenti appartiene a quella schiera di blog che con  immagini o con sintetici commenti riesce a strapparmi una risata.

Il blogger di questenerecorrenti sa metterci il sale.

 

Negli ultimi mesi si è votato ai commenti dei commenti di Anobii, in passato postava anche altri argomenti, talvolta  policamente scorrettissimi...

 

Qui su libero, che mi faccia più o meno lo stesso effetto e mi piaccia più o meno allo stesso modo c'è

http://blog.libero.it/presidente/    BLOGGO NOTES.

 

E oggi stacco, si avvicinano le ferie e sono alle prese com il calcolo dell'ISEE on line...

al momento vince lui...

 

 

 
 
 

Il più famoso disprassico della storia dei fumetti

Post n°853 pubblicato il 31 Luglio 2014 da Pitagora_Stonato
 

 

 

Siamo al numero 335 "il calvario"

 

28 anni che sta appresso al galeone

e non riesce a finirlo

,

.

 
 
 

Daniele Silvestri - Ma Che Discorsi

Post n°852 pubblicato il 31 Luglio 2014 da Pitagora_Stonato
 

 

 
 
 

Giovani nichilisti crescono

Post n°851 pubblicato il 30 Luglio 2014 da Pitagora_Stonato
 

 

IO:

" assaggia questi fichi!

Li senti come sono buoni!

Senti che cosa sono!

E poi dici ancora che Dio non c'è?"

Il giovane nichilista:

" chissà se fichi piacciono anche ai terroristi e agli assassini seriali"

 
 
 

Blondie - One Way or Another

Post n°850 pubblicato il 30 Luglio 2014 da Pitagora_Stonato
 

 

 
 
 

In difesa della cinofagia

 

 

 

Nonostante negli Stati Uniti sia perfettamente legale in quarantaquattro stati su cinquanta, mangiare «il migliore amico dell'uomo » è un tabù come lo è mangiare il proprio migliore amico umano. Neppure il carnivoro più entusiasta mangia i cani. Il cuoco da teleschermo Gordon Ramsay può dare grandi prove di machísmo verso gli animali quando pubblicizza qualche prodotto che vuole vendere, ma non vedrete mai un cagnolino fare capolino da una delle sue pentole. E per quanto una volta abbia detto che fulminerebbe i suoi figli se diventassero vegetariani, mi chiedo come reagirebbe se buttassero nell'acqua bollente il bastardino di casa.

I cani sono meravigliosi e, per molti versi, unici. Ma sono straordinariamente ordinari nelle loro capacità intellettuali ed esperienziali. I maiali sono altrettanto intelligenti e sensibili in tutto e per tutto, secondo ogni ragionevole definizione dei termini. Non possono saltare nel bagagliaio di una Volvo, ma sono capaci di riportare oggetti, correre e giocare, fare i dispetti e ricambiare affetto. Allora perché non ottengono di accoccolarsi accanto al fuoco? Perché non possono, perlomeno, evitare di essere arrostiti sul fuoco?

Il nostro tabù sulla cinofagia dice qualcosa sui cani e molto su di noi.

I francesi, che amano i cani, a volte mangiano i cavalli. Gli spagnoli, che amano i cavalli, qualche volta mangiano le mucche.

Gli indiani, che amano le mucche, qualche volta mangiano i cani.

Seppure scritte in un contesto molto diverso, le parole di George Orwell nella Fattoria degli animali in questo caso sono emblematiche: « Tutti gli animali sono eguali ma alcuni animali sono più eguali degli altri » L'enfasi protettiva non è una legge di natura; dipende dalle storie che raccontiamo sulla natura.

Allora chi ha ragione? Che motivo potrebbe esserci per escludere i cani dal menu? Il carnivoro selettivo suggerisce:

Non mangiare gli animali da compagnia. Ma in tutti i posti dove vengono mangiati, i cani non sono animali da compagnia. E che dire dei nostri vicini che,non hanno animali da compagnia? Avremmo il diritto di obiettare se mangiassero cane per cena?

D'accordo, allora:

Non mangiare animali con capacità mentali ragguardevoli. Se con « capacità mentali ragguardevoli » designiamo le qualità del cane, buon per lui. Ma una definizione di questo tipo includerebbe anche il maiale, la mucca, il pollo e molte specie di animali marini. Ed escluderebbe gli esseri umani con-gravi danni cerebrali.

Quindi:

Ci sono buone ragioni per cui tabù eterni - non giocare con i tuoi escrementi, non baciare tua sorella, non mangiare i tuoi compagni — sono tabù. In termini evoluzionistici, sono cose che ci fanno male. Ma mangiare carne di cane non è stato e non è un tabù in molti luoghi e non è un male per noi in nessun modo. Cucinata a dovere, non comporta rischi maggiori per la salute di qualunque altra carne e un pasto così nutriente non suscita molte obiezioni nella componente fisica dei nostri geni egoisti.

Oltretutto la cinofagia ha precedenti nobili. Esistono tombe affrescate del IV secolo che raffigurano la macellazione di cani insieme ad altri animali da mangiare. Era un costume così consolidato da pervadere anche il linguaggio: l'ideogramma sino-coreano per « vero e giusto » (yeon) si traduce alla lettera « come la carne di cane cotta è deliziosa ». Ippocrate lodò la carne di cane in quanto cibo corroborante. I romani non disdegnavano i cuccioli lattanti di cane, gli indiani dakota apprezzavano il fegato di cane e fino a non molto tempo fa gli hawaiani mangiavano cervello e sangue di cane. Lo xoloitzcuintle (o cane nudo messicano) era l'animale più mangiato dagli aztechi. Il capitano Cook mangiò carne di cane." Roald Amundsen, com'è noto, mangiò i suoi cani da slitta. (Certo, era affamatissimo.) Nelle Filippine i cani vengono mangiati ancora oggi per scacciare la sfortuna; in Cina e in Corea per ragioni terapeutiche, in Nigeria per potenziare la libido; e in molti altri luoghi dei cinque continenti perché ha un buon sapore. Per secoli i cinesi hanno allevato specie selezionate di cani per l'alimentazione umana, come il chow chow, e in molti paesi europei sono ancora in vigore leggi sull'esame post mortem dei cani destinati al consumo alimentare.

Certo, che una cosa sia stata fatta all'incirca sempre e ovunque non è una buona ragione per continuare a farla. Ma a differenza della carne prodotta dagli animali d'allevamento, che richiede di far nascere e crescere quegli animali, i cani in pratica implorano di essere mangiati. Dai tre ai quattro milioni di cani e gatti sono eutanasizzati ogni anno, per un totale di migliaia di tonnellate di carne che oggi come oggi viene buttata via.19 Anche solo lo smaltimento dei cani soppressi è un enorme problema ecologico ed economico. Sarebbe demenziale strappare gli animali dalle loro case, ma mangiare quelli randagi, quelli scappati, quelli non abbastanza carini da accogliere e quelli non abbastanza beneducati da tenere sarebbe un modo per prendere molti piccioni con una fava e mangiarseli anche.

In un certo senso lo stiamo già facendo. Attraverso un processo industriale di trasformazione chiamato rendering, che permette di riciclare proteine animali inadatte all'alimentazione umana facendone mangimi per il bestiame e per gli animali domestici, i cani morti inutili sono trasformati in elementi produttivi della catena alimentare. In America, milioni di cani e gatti soppressi ogni anno nei centri per animali diventano cibo per il nostro cibo. (I cani e i gatti eutanasizzati sono quasi il doppio di quelli adottati ogni anno.) Quindi si tratta solo di eliminare questo passaggio inefficiente e bizzarro.

Non è necessario rinunciare alle nostre buone maniere.

Non li faremmo soffrire più del necessario. Anche se è diffusa la credenza che l'adrenalina migliori il gusto della carne di cane — da cui i metodi tradizionali di macellazione: impiccarli bollirli vivi, picchiarli a morte — possiamo essere tutti d'accordo che, se ci disponiamo a mangiarli, dovremmo ucciderli in modo rapido e indolore, giusto? Per esempio il metodo tradizionale hawaiano di tappare il naso del cane — per conservarne il sangue - dev'essere visto (socialmente, se non legalmente) come un sistema inaccettabile. Forse potremmo includere i cani nello Humane Methods of Slaughter Act. Una legge che non dice nulla su come trattare gli animali nel corso della loro vita e non è soggetta ad alcuna supervisione o controllo di rilievo sulla sua applicazione, ma di certo possiamo confidare che l'industria si « autoregoli », come facciamo con le altre specie che mangiamo.

Pochi si rendono davvero conto di quanto sia colossale l'impresa di nutrire miliardi di onnivori che pretendono di avere una porzione di carne insieme alle loro patate. L'uso inefficiente dei cani — già disponibili in aree molto densamente popolate (prendete nota, promotori del cibo locale) — dovrebbe far arrossire qualunque buon ecologista. Si potrebbe sostenere che i vari gruppi « animalisti » siano gli ipocriti peggiori: spendono enormi quantità di denaro e di energie nell'inutile tentativo di ridurre il numero di cani indesiderati, mentre al tempo stesso propagandano l'irresponsabile tabù del cane per cena. Se permettessimo ai cani di fare i cani e di figliare senza interferenze, creeremmo una provvista di carne locale e sostenibile con una bassa spesa energetica da far vergognare anche l'allevamento brado più efficiente. Per chi ha una sensibilità ecologista è ora di ammettere che il cane è un cibo realistico per l'ambientalista realista.

Non è ora di lasciar perdere i sentimentalismi? I cani sono un cibo sano, abbondante, facile da cucinare e gustoso, e mangiarli è di gran lunga più ragionevole che passare per tutto il complicato processo che li trasforma in proteine per farli diventare cibo per altre specie che diventano il nostro cibo.

(…)

Un piccolo trucco da astronomo della domenica: se hai difficoltà a vedere qualcosa, discosta un po' lo sguardo. Le parti dell'occhio più sensibili alla luce (quelle di cui ci serviamo per vedere gli oggetti in penombra) sono alla periferia della regione che usiamo normalmente per mettere a fuoco.

Mangiare gli animali ha un che di invisibile. Pensare ai cani, rispetto agli animali che mangiamo, è un modo per guardare di sbieco e rendere visibile l'invisibile.

 

da "Se niente importa. Perché mangiamo animali?" Jonathan Safran Foer

 

 
 
 

Se niente importa. Perché mangiamo animali - Jonathan Safran Foer (non per tutti)

Post n°848 pubblicato il 30 Luglio 2014 da Pitagora_Stonato
 

Ascolta:

« Non eravamo ricchi, ma non ci mancava niente. Il giovedì si cuoceva il pane e la challà e i panini, e bastavano per tutta la settimana. Il venerdì si facevano le frittelle. Lo shabbat mangiavamo sempre pollo e pasta in brodo. Andavamo dal macellaio a chiedere un po' di grasso in più. I pezzi più grassi erano i pezzi migliori. Non era come adesso. Non avevamo il frigorifero, ma avevamo latte e formaggio. Non avevamo tutte le verdure, ma ne avevamo abbastanza. Le cose che hai qui e che dai per scontate... Ma eravamo felici. Non conoscevamo di meglio. E anche noi davamo per scontato quello che avevamo.

«Poi cambiò tutto. Durante la guerra ci fu l'inferno in terra e io non avevo niente. Avevo lasciato la mia famiglia, sai. Scappavo sempre, giorno e notte, perché i tedeschi mi stavano alle calcagna. Se ti fermavi eri morto. Il cibo non bastava mai. Mi ammalavo sempre di più a forza di non mangiare. Non solo ero pelle e ossa. Avevo piaghe in tutto il corpo. Facevo fatica a muovermi. Non era un granché mangiare dai bidoni della spazzatura. Mangiavo quello che gli altri non erano disposti a mangiare. Se ti adattavi, potevi sopravvivere. Io prendevo tutto quello che riuscivo a trovare. Mangiavo cose che non ti direi mai.

« Anche nei periodi peggiori c'erano persone buone. Uno mi insegnò come legare il fondo dei pantaloni per imbottirmi le gambe con le patate che riuscivo a rubare. Camminavo per chilometri e chilometri in quel modo, perché non sapevi mai quando avresti avuto di nuovo fortuna. Uno mi diede un po' di riso, una volta, e io camminai due giorni per andare a un mercato e lo barattai con del sapone, e poi andai a un altro mercato e barattai il sapone con dei fagioli. Dovevi avere fortuna e intuizione.

«Il peggio arrivò verso la fine. Moltissime persone morirono proprio alla fine, e io non sapevo se avrei resistito un altro giorno. Un contadino, un russo, Dio lo benedica, vide in che stato ero, entrò in casa e ne uscì con un pezzo di carne per me. »

«Ti salvò la vita. »

« Non lo mangiai.

« Non lo mangiasti?»

« Era maiale. Non ero disposta a mangiare maiale. » « Perché? »

« Che vuol dire perché? »

« Come? Perché non era kosher? »

«Certo.»

« Ma neppure per salvarti la vita? »

« Se niente importa, non c'è niente da salvare. »

 

***

Un piccolo trucco da astronomo della domenica: se hai difficoltà a vedere qualcosa, discosta un po' lo sguardo. Le parti dell'occhio più sensibili alla luce (quelle di cui ci serviamo per vedere gli oggetti in penombra) sono alla periferia della regione che usiamo normalmente per mettere a fuoco.

 

***

Il cibo non è tanto un simbolo di libertà, quanto un prerequisito per la libertà

 

***

 

A parte i cambiamenti materiali diretti implicati dalla decisione di dissociarsi dal sistema agricolo industriale, mangiare con una tale intenzionalità esplicita sarebbe in sé una forza dal potenziale enorme. Che mondo creeremmo se tre volte al giorno la nostra compassione e la nostra razionalità intervenissero mentre ci sediamo a tavola, se avessimo l'immaginazione morale e la volontà pratica di cambiare il nostro atto di consumo più essenziale? Tolstoj, com'è noto, sosteneva che c'è un legame fra l'esistenza dei mattatoi e dei campi di battaglia. D'accordo, non combattiamo guerre perché mangiamo carne, e alcune guerre devono essere combattute, senza considerare che Hitler era vegetariano  Ma la compassione è un muscolo che si rafforza con l'esercizio, e allenarsi regolarmente a preferire la gentilezza alla crudeltà ci cambierebbe.

Può sembrare ingenuo affermare che scegliere se ordinare un medaglione di pollo o un hamburger vegetariano è una decisione importante. D'altra parte, sarebbe di certo suonato incredibile se negli anni Cinquanta ti avessero detto che sederti in un posto o in un altro al ristorante o sull'autobus avrebbe potuto cominciare a sradicare il razzismo. Sarebbe suonato altrettanto incredibile se, all'inizio degli anni Settanta, prima delle campagne di César Chàvez per i diritti dei braccianti agricoli, ti avessero detto che rifiutandoti di mangiare uva avresti potuto cominciare a liberare quei lavoratori da una condizione di semischiavitù. Potrà sembrare incredibile, ma se ci prendiamo il disturbo di soffermarci sulla cosa, è difficile negare che le nostre scelte quotidiane plasmino il mondo. Quando i coloni americani scatenarono la rivolta del tè a Boston, misero in moto forze così potenti da creare una nazione. Decidere che cosa mangiare (e che cosa rifiutare) è l'atto fondante della produzione e del consumo che determina tutti gli altri. Scegliere vegetale o animale, agroindustria o fattoria a gestione familiare, non cambia il mondo di per sé, ma insegnare a noi stessi, ai nostri figli, alla comunità in cui viviamo e alla nostra nazione a optare per la coscienza invece che per la comodità può farlo. Una delle maggiori opportunità di vivere i nostri valori — o di tradirli — sta nel cibo che mettiamo nei nostri piatti. E vivremo o tradiremo i nostri valori non solo come individui, ma come nazioni.

Il nostro retaggio ci trasmette cose migliori che chiedere prodotti a basso costo. In un'occasione Martin Luther King affermò con passione che « prima o poi arriva l'ora in cui bisogna prendere una posizione che non è né sicura, né conveniente, né popolare », a volte bisogna prendere una decisione semplicemente « perché la coscienza dice che è giusta» Queste parole famose di King, o gli sforzi della United Farro Workers di Chàvez, fanno parte del nostro retaggio. Potremmo essere tentati di dire che questi movimenti di giustizia sociale non hanno niente a che vedere con la zootecnia industriale. L'oppressione degli esseri umani non è il maltrattamento degli animali. King e Chàvez erano mossi dalla preoccupazione per la sofferenza degli uomini, non per la sofferenza dei polli o per il riscaldamento globale. D'accordo. Si può certo sindacare, o ci si può anche indignare, per il raffronto implicito che suscita evocarli in questo contesto, ma vale la pena di ricordare che César Chàvez e la moglie di King, Coretta, erano vegani, così come lo è il figlio di King, Dexter. Noi interpretiamo l'eredità di Chàvez e di King — interpretiamo il patrimonio intellettuale americano — in modo troppo miope se partiamo dal presupposto che non possa pronunciarsi contro l'oppressione dell'allevamento intensivo.

 

 
 
 

Io dico che urge un altro tipo di specialista ...

Post n°847 pubblicato il 29 Luglio 2014 da Pitagora_Stonato
 

 
 
 

Oggi seren non è, domani seren sarà, se non sarà seren, si rasserenerà!

Post n°846 pubblicato il 29 Luglio 2014 da Pitagora_Stonato

 

 

Rasserenatevi!

 

Ho chiamato il gommista,

 

domani rimonto i pneumatici invernali.

 

Vedrete che da giovedì rispenderà il sole in tutta la penisola,

 

isole comprese.

 
 
 

Fastball - The Way

Post n°845 pubblicato il 29 Luglio 2014 da Pitagora_Stonato
 

 

 

 

ehh??? e allora????

 
 
 
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