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Creato da afantini il 24/02/2006

Alessandro Fantini

Il Blog dell'artista multimedianico Alessandro Fantini

 

 

Linea Gustav e altre storie oltre la Storia

Post n°76 pubblicato il 27 Ottobre 2011 da afantini

 

 

A ben vedere le storie più bizzarre e inverosimili sono frutto della realtà più che della fantasia, o perlomeno è quest’ultima ad essere spesso febbrile ancella delle stravaganze della prima.  Il primo decennio del ventunesimo secolo ne è stata una flagrante conferma, a partire dai fatti irrazionali dell’11 settembre alla follia di una crisi economica della quale nessuno riesce ancora a diagnosticare in maniera oggettiva le cause logiche. E’ come se, fenomeno ben singolare, solo attraverso la meditata stramberia della creazione artistica, quegli stessi fatti realmente accaduti tornassero ad essere plausibili all’interno della cornice razionale del racconto di fantasia. Così la penuria di significato col quale si manifestano nella quotidianità viene colmata dall’ordine estetico concepito dall’artista, che in tal modo li redime restituendo a queste vicende un valore epifanico precluso al linguaggio del racconto storico o documentaristico. Quando nel 2004 realizzai le tavole di “Linea Gustav” non stavo facendo altro che attingere al soggetto di un episodio realmente accaduto narratomi anni prima da mia nonna.  Nell’inverno del 1943 l’occupazione nazista si era spinta fino al centro Italia, attestando il suo confine lungo l‘infausta Linea Gustav che dal fiume Sangro in Abruzzo alla foce del Garigliano in Campania tagliava in due tronconi la penisola. Prima della ritirata di fronte all’avanzare delle forze alleate, i terreni e le strade circostanti la mia abitazione paterna nella Val di Sangro vennero disseminati di mine anticarro. Stando alle testimonianze di mia nonna e di mio padre che allora era un bambino, invece che per uomini, automezzi o carri, una di quelle mine si rivelò letale per un cane randagio che in quei giorni vagabondava nella zona in cerca di cibo. Dopo la fragorosa detonazione i brandelli del cane si sparsero in un raggio di varie decine di metri fino all’ingresso della mia abitazione. L’aneddoto, per quanto all’apparenza marginale rispetto all’enormità della tragedia di quel periodo storico, mi colpì profondamente per la sua grottesca efferatezza, anche perché io stesso da bambino ebbi modo di assistere alle più disparate e truculenti morti di gatti e cani dilaniati dalle auto in corsa sulla strada di casa (ricordo ancora la scena da “splatter-movie” della materia cerebrale di un gatto travolto da una macchina che schizzava contro i fustini di detersivo esposti allora davanti al negozio di mia madre). In un certo senso, l’assurdità di quella morte mi appariva come il simbolo atemporale della crudeltà e della pazzia umana. L’idea di onorare la memoria di quel cane attraverso l’invenzione di una storia che lo ricompensasse di un nome e di una missione continuò a fluttuare per molti anni nella mia mente.

 

 

 

 

 
 
 

Introspettiva (Nevski)

Post n°75 pubblicato il 25 Settembre 2011 da afantini
 
Foto di afantini

 

Introspettiva Nevski

(Della Neva, di Pietro e di Caterina e di altre vampe ch’ivi trovai)

 

Di distanze forgiate nelle anse della memoria mi nutro:

Sogni che per secoli

 Macerarono nel gelo di una palude,

Pulsano oggi dentro le braccia di atlanti

Che sorreggono fantasie intagliate dal fiato

Della Neva rugliante.

 

Dall’anello senza cerchio che cinge l’orizzonte

Gli echi dei fucili bolscevichi ritornano incastonati

In piogge di ambra e diaspro che falsi cavalli

Imprigionati in hummer color banchisa polare

Rivomitano nel fragore del monossido eruttato

Per chilometri e chilometri sopra i ponti

Sorvegliati da veri cavalli domati nell’onestà del bronzo.

 

Quando sul lungofiume scende l’ombra e i rostri

Rifulgono sul rosso dei fusti come vampe su

Getti di quarzo è un adagio di Shostakovich a risalire

Dai flutti che divampano contro il languore

Dei battelli sorvegliati dalla lancia di Pietro e Paolo;

E prima che i lampioni risplendano

Sopra i parapetti una cupola più vasta

Inghiotte quella di Sant’Isacco e la rorida sinfonia

Del giorno vanisce nel silenzio di un altro chiarore

Che rifiorisce sui prati verticali dello scrigno di Caterina.

 

Una dentro l’altra si schiudono le città che gemmarono

Da quella prima brama di vincere le ostilità di Svedesi

Ed alluvioni e coronare le fauci solenni dell’impero.

 

Sul borscht che scorre lungo la Prospettiva Nevsky

Svettano grazie innalzate su vertigini anatomiche

Protese verso la lingua cruciforme che arde meridiana

Sopra l’abbraccio delle colonne che contiene il singulto

Della mutazione in un vagito di equorea luce.

 

Mentre le dita ‘s’inabissano nel sudore di un piccolo palmo

Il profumo di mele e panna acida riscrive la partitura

Di un istante smarrito nella beatitudine di una

Tenera vastità: sotto i ponti il vento si placa

E le pagine che stringo, aspettando di alzare

Di nuovo lo sguardo alla cremosa imponenza

Del barocco fiorentino, sono risme di tiepida carne

Che rivestiranno col tempo i miei sensi snudati.

 

Tornando sui miei passi, sulla spiaggia una vecchina mi parla:

Lieve fanciulla azzima la guardo rincorrere

Un cucciolo nascosto nella scura renella della fortezza,

Sotto il plumbeo sorriso di un vespro denso di spettri

Dove la mole massiccia di Pietro si disegna

Nell’esercito pluviale che stanotte tornerà a lavare

Le pietre mute davanti al sangue versato.

 

Alessandro Fantini, San Pietroburgo 21-09-2011

 

 

 

 

 
 
 

Iconosfera - il nuovo web serial di Alessandro Fantini

Post n°74 pubblicato il 23 Giugno 2011 da afantini

 

 

ICONOSFERA - Atto primo

Quando le date e le unità di misura cessano di avere alcun significato; quando tra i ricordi e le allucinazioni nascono nuovi vincoli di sangue; quando i simulacri banchettano con i brandelli di verità  strappati alle immagini; quando la percezione dell'Io è poco più di un singulto di noia tra il brulicame del tempo collettivo; quando le intuizioni del futuro cadono nel silenzio di una profezia in stato vegetativo; quando la trascrizione del quotidiano è indistiguibile da una costatazione amichevole d'incidente; quando il soliloquio è uno dei tanti paludamenti dell'anarchia interiore, tutto ciò che ancora pretende di essere (nell'essere ricordato) fluttua nell'umida iridescenza dell'ICONOSFERA.


Diretto, scritto, montato, interpretato e prodotto da Alessandro Fantini.
Fotografia, musica ed effetti speciali di Alessandro Fantini.


AFAN Pictures 2011

 
 
 

Iconosfera - il nuovo web serial di Alessandro Fantini

 

 ICONOSFERA - Trailer"Al valico del sonno e della veglia, prima che si varchi l'intervallo fra i due territori, al confine dove si toccano, la nostra anima è circondata di visioni."

Pavel FlorenskiJ, Le Porte Regali

Il trailer del nuovo web serial diretto, scritto, prodotto ed interpretato da Alessandro Fantini.

 
 
 

Di Segni Staminali

Post n°72 pubblicato il 26 Marzo 2011 da afantini
 


 Di Segni Staminali

(Post-fazione a "Il Varco Semilunare") 

 Qualche anno fa un critico d'arte incontrato a Roma nel cortile in restauro di Palazzo Barberini, mi parlò di un disegnatore capace di ritrarre alla perfezione una modella senza mai staccare la mano dal foglio. Prerequisito di questa sua mirabile dote era l'aver tracannato decine di bicchierini di vino rosso. Per quel ramingo fenomeno d'accademia, l'ebbrezza sembrava essere l'unico viatico al raggiungimento della perfezione del disegno. Mentre il critico continuava a tessermi il panegirico di questa specie di polaroid umana ad emulsione d'uva, in una ricercata mistura di romanesco ed italiano aulico, realizzai che la mia  ambizione era invece quella di raggiungere l'ebbrezza dello spirito attraverso la perfezione della Visione. Sapevo che nessuna delle sue parabole sull'inutilità di dedicare la propria vita all'arte in un'epoca che continua a tumularla sotto tonnellate di cataloghi e sponsor, avrebbero scalfito la mia determinazione nel perseguire quell'inestimabile forma di Perfezione che appartiene alla dimensione dell'Invisibile.

 Non ho mai nutrito grande considerazione per quella torma di artisti, soprattutto nel ramo dell'illustrazione e del fumetto, che fanno della propria opera l'espediente funambolico per ingraziarsi l'ammirazione del grande pubblico. Ispirate soltanto dalla fanatica soggezione alla superficie degli oggetti, troppo spesso i loro lavori appaiono saggi scolastici eseguiti con lo zelo delle matricole che cercano di non sfigurare di fronte alla commissione d'esame.

 La mia idea di perfezione coincide invece con il massimo grado di disinteresse intrinseco all'atto fisico del violare uno spazio per mezzo di segni equivalenti alla sismografia dell'attività tellurica del pensiero cavalcato dall'istinto.

Ai tempi della scuola media le insegnanti lodavano la mia abitudine nell'usare i fogli dei quaderni ad anelli per placare la mia foga disegnativa, soluzione che m'impediva infatti di istoriare i banchi con studi anatomici, ritratti e creature che sembravano uscite dalle nevrosi di Bruegel e Bosch. Alle superiori tuttavia il mio banco esibiva ancora una tale concentrazione di "paraphernalia" da distrarre i professori durante le lezioni e indurli insieme ai bidelli a rammaricarsi del fatto che lo straccio sarebbe presto passato per annichilire quell'effimera bizzarria nella neutra arroganza dell'igiene. Mi ero a tal punto assuefatto a quella pratica di riversare dedali d'inchiostro su qualsiasi foglio, parete, o ripiano libero mi fosse capitato a tiro, che mi era diventato persino più naturale disegnare un concetto che esporlo a voce o per iscritto. Per dimostrare a me stesso di aver compreso il Mito della Caverna di Platone, visualizzai su un foglio gli idoli che proiettavano le loro ombre sulle pareti di una spelonca. Quando il professore di filosofia vide quella rappresentazione grafica ritenne inutile interrogarmi.

 Il pensare, o per meglio dire, il sentire per immagini racchiude tutte le manifestazioni di quell'incessante flusso di percezioni che rifuggono dalle forme codificate nelle convenzioni del linguaggio umano.

Per questo al movimento della mano accordo quasi sempre quello di un brano musicale, in particolare le lunghe sinfonie di Mahler, le ouverture di Wagner o le composizioni fluviali del compositore ambient Robert Rich che possono protrarsi per ore e ore fino a solidificarsi in una   sacca uterina dove i suoni, le immagini mentali e le pulsazioni sanguigne si raffinano e si sublimano come la materia grezza macerata     nell'Athanor alchemico. L'effetto finale su carta  o su tela non è molto diverso da quello ottenuto da Brian Eno e Robert Fripp nel disco “No Pussyfooting” nel quale il riverbero prolungato applicato al suono di una chitarra elettrica genera una sorta di sonora schiuma isolante che non possiede un vero punto d'attacco né una battuta di chiusura, conservando al suo interno le sedimentazioni di tutte le variazioni di frequenza dello strumento, proprio come in ogni disegno o dipinto si stratificano e coagulano le innumerevoli passate della penna a sfera, dei tratti a matita, delle sferzate dell'inchiostro di china, delle campiture dell'olio.

 Nel puro gesto del disegnare o del dipingere si nasconde una qualità mistica che rappresenta lo stadio superiore di quella sospensione della coscienza che tutti gli uomini sperimentano nell'abbandonare la veglia in favore del sonno. L'estasi più compiuta la si prova quando si rinvengono forme inaspettate mentre si fende in uno stato di grazia prossima alla trance il vapore solido del foglio vergine.

 Convertire in sintassi visive il corso dei pensieri e delle memorie implica il graduale abbandono del principio di realtà nel momento in cui il corpo, nella sua totalità biologica, concentra tutte le sue forze nelle estremità delle dita che guidano il pennello o il pennino, allo stesso modo in cui gli elettroni presenti in una goccia d'acqua possono sprigionare luce se si raccolgono tutti in una medesima estremità. In quelle ore l'organismo resta come sospeso in una stasi apparente, mentre le correnti cerebrali si travasano dall'informe massa di tracce emotive e mnemoniche per inseguire le vibrazioni degli spettri mentali che premono per divincolarsi dalla foschia della prima rivelazione.

 Attraverso gli studi e i bozzetti preparatori dei dipinti è così possibile ricostruire a ritroso quel lungo processo di stratificazione e “compostaggio” delle intuizioni che agli occhi dello spettatore si struttura secondo un misterioso diagramma di flusso.

 Quando studiavo per gli esami di storia dell'arte mi capitò di fare i conti con poderosi tomi che pretendevano a volte di illustrare le caratteristiche architettoniche di una chiesa in assenza di foto. Trovavo blasfemo che l'autore svilisse il valore esplicativo dell'immagine proprio in un libro di testo concepito per un corso in cui le immagini dovrebbero essere imprescindibili come gli archi acuti per una cattedrale gotica. Il colmo fu quando in un libro trovai riprodotta solo metà della lunetta del Diluvio di Paolo Uccello, scelta che rendeva piuttosto  arduo per il lettore comprendere in che modo l'artista fiorentino applicasse la prospettiva binoculare.

 Penso quindi che sia molto più ovvio, soprattutto nell'era del grande leviatano elettronico di internet, lasciare che siano le immagini nella  sfrontata nudità del bianco e nero (suprema simbiosi cromatica tra caos e ordine) a suggerire e spiegare le opere e i giorni, gli eventi e le ricorrenze di un diario che, essendo la trascrizione del continuo divenire e moltiplicarsi dell'ego, non può esistere come oggetto statico e finito ma vive e si rigenera senza sosta nella proteiformità dei registri espressivi come accade per i milioni di blog che proliferano nella rete.

 Non è lontano il tempo in cui questi diari invisibili acquisteranno le proprietà cellulari di veri e propri moleskine biologici. Allora l'indovinello veronese suonerà come la più profetica e veritiera delle sciarade linguistiche, perché finalmente le pagine ingloberanno il nero seme della penna e lo faranno germinare sulla loro candida matrice come una coltura di cellule staminali. Le visioni embrionali si svilupperanno dalla meiosi  dei segni e la loro natura biomolecolare consentirà al libro di crescere, respirare, procreare. Di essere, in altre parole, la vivente e terribile onestà di un Ego che è costretto a nascere sepolto sotto  l'inerte l'astrazione della società.

 Anche per l'uomo contemporaneo la conquista della pietra filosofale consisterà nel coraggio di congelare l'Eclisse.

Alessandro Fantini

 

 
 
 
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