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Creato da afantini il 24/02/2006

Alessandro Fantini

Il Blog dell'artista multimedianico Alessandro Fantini

 

 

AFAN intervistato da LE COOL ROMA

Post n°100 pubblicato il 03 Aprile 2013 da afantini



Ciao Alessandro, come stai? Che ci racconti?


Anche se non soffro di metereopatia e nell’arco della giornata il mio umore attraversa tutte le fasi stagionali, al sopraggiungere dell’equinozio di Marzo cerco sempre di fare in modo che i primi segni del risveglio primaverile coincidano con una nuova impollinazione dell
a mia vis creativa.

Cosa ci hai disegnato per la copertina di questa settimana?

Si tratta di un olio su tela ispirato a quello che negli anni è diventato un rituale propiziatorio, ossia il “guadare” da un capo all’altro Via del Corso per congiungere idealmente l’atmosfera psichica di Piazza Venezia a Piazza del Popolo tramite il flusso delle mie sensazioni corporee ed emotive. Un cerimoniale che ho ripetuto anche all’estero consumando le suole lungo tutta la Nevsky Prospekt a San Pietroburgo e gli Champs-Élysées a Parigi. Nietzsche sosteneva che le idee migliori vengono mentre si cammina, quindi nel dedicare un’opera a Roma non potevo non trarre spunto da una delle abitudini più decisive per la mia prassi creativa che ho potuto affinare proprio nella capitale. Nel corso di oltre dieci anni, nuotando dentro questo enorme ganglio e osservando le facciate dei palazzi, le vetrine dei negozi, i mendicanti, gli artisti di strada, le comitive dei turisti, personaggi famosi che fanno capolino tra la folla come apparizioni spettrali, ho avuto modo di assistere in presa diretta ad una sorta di mutazione antropologica...

continua al segunte link:

http://roma.lecool.com/roma/it/interview/2470

 
 
 

SECRETA

SECRETA

Segreti pittorici e secrezioni sonore

28-29-30 Marzo 2013

 

 

“Nessun luogo è senza Genio”, erano soliti ripetere gli antichi. Un’affermazione che ben si addice agli spazi plasmati dall’ingegno umano che hanno saputo tener testa alle ingiurie del tempo, opponendovi la forza di quel soffio vitale sconosciuto agli stessi artefici che ve lo infusero attraverso il marchio emotivo delle loro esistenze. Come quei microrganismi che, imprigionati per migliaia di anni in stato d’ibernazione all’interno di cristalli salini, si riprodussero una volta tornati a contatto con l’ambiente esterno, allo stesso modo le memorie, le vibrazioni, l’atmosfera morale dell’epoca in cui il “Genius loci”, l’anima del luogo, proliferò nelle stanze e negli interstizi delle mura, si ridestano non appena l’aura dei primi visitatori di quell’organismo architettonico ne stimola le invisibili terminazioni nervose.


Con l’evento speciale intitolato “SECRETA” ospitato all’interno della galleria di tufo dell’Ostello il Castello, palazzo che dal 1565 si affaccia sull’omonimo Largo nel borgo medioevale di Atessa in Abruzzo, l’artista “multimedianico” Alessandro Fantini, dopo le collettive di Londra, Roma e Los Angeles, torna a esporre nel suo paese nativo, proponendo una selezione di dipinti ad olio strutturata, per l’appunto, intorno al tema delle implicazioni emotive della sfera urbanistico-ambientale dell’uomo contemporaneo, con particolare riguardo a quella sempre più convulsa e inquieta del territorio locale.

Ad evocare il “genio del luogo” saranno dunque “segreti pittorici e secrezioni sonore”, ossia i quadri e le musiche elettroniche di sottofondo composte dallo stesso artista, elementi estetici che dal 28 al 30 Marzo faranno da reagenti in un esperimento collettivo di “alchimia spirituale”, nella cornice atemporale dell’antica dimora che da poche settimane ha riaperto le sue sale al pubblico dopo un lungo periodo di restauro, e che con questo evento inaugura ufficialmente la sua nutrita agenda di appuntamenti culturali.

La pagina FB di AFAN: http://www.facebook.com/AfanTheMultimedianicArtist

 
 
 

AFANzine - Vermeer van Delft

 

 

AFANzine
L'Arte raccontata da AFAN

 


Tra video-magazine e documentario, progamma divulgativo e videoarte, in questa nuova serie pensata e realizzata per il web, l'artista multimedianico AFAN Alessandro Fantini passa in rassegna nel suo atelier le correnti e gli artisti che hanno contribuito negli anni alla sua formazione estetica, influendo sulla maturazione del suo personale approccio multiforme alla creatività.
In questa puntata AFAN  ripercorre in breve la vita e l'arte del pittore olandese Vermeer Van Delft, da lui definito "poeta dell'enigma della luce".

Ideato, scritto, diretto e montato da Alessandro Fantini.
Musiche e fotografia di Alessandro Fantini.
Prodotto da Alessandro Fantini.

 
 
 

Trilogia della Città di AFAN

Post n°97 pubblicato il 12 Febbraio 2013 da afantini


   Dopo i corti della “Trilogia Fosfenica” girati uno dietro l’altro in pochi mesi per prendere dimestichezza con la nuova videocamera digitale e affinare il mio stile, sentii che era giunto il tempo di alzare la mira e di ampliare il raggio d’azione della mia produzione multimedianica. Roma l’ho vissuta dapprima con gli occhi dello studente di storia dell’arte a caccia di capolavori caravaggeschi e di musei straripanti di statue e reperti. Negli anni scoprii tuttavia una seconda città che pian piano traspariva sotto la cute di quella antica e imponente appannagio dell’immaginario comune.

   Non era esattamente quella descritta da Paolini in “Ragazzi di vita” o da Nico D’Alessandria nel suo capolavoro “L’imperatore di Roma”: piuttosto il gigantesco vestibolo di una dimensione mentale in cui mi era possibile avvertire la solitudine di un maestoso passato conficcato nel caos del presente. Come di riflesso quel senso di remota alienazione amplificava la mia personale predisposizione alla melanconia.  Soffro periodicamente di aure emicraniche. Quando mi accade di avere una di queste crisi in un luogo affollato le mie capacità percettive ne vengono alterate, lasciandomi però in grado di analizzare la qualità di questa momentanea deformazione della realtà provocata dal dolore e dalla sensazione di compressione dello spazio.

 

Sia “Login Praeneste” che “Nepente”, entrambi girati a Roma a distanza di cinque anni l’uno dall’altro, attingono in varia misura al ricordo di queste esperienze emicraniche e di solitudine urbana.

Nel primo, girato nel 2004, l’impossibilità di una relazione autentica nella vita quotidiana viene surrogata dalla possibilità di instaurare un canale di comunicazione oltre la vita per mezzo di un programma di chat attivato casualmente dalla protagonista.

 


 In “Nepente”, il corpo viene ridotto a recipiente grottesco di memorie di ragazze collezionate in un ciclo di possessione, assimilazione e trasmigrazione virtualmente infinito, in cui l’amore diventa detonatore dell’alienazione finale. Dalle profondità della metro agli acquedotti della periferia, tutt’intorno la città si erge, sorniona, maternamente insidiosa e immensamente spettrale, abbracciando, ingoiando e infine digerendo le passioni e le ossessioni dei suoi abitanti.

 


    “EDonism” chiude idealmente quella che potrei chiamare appunto “Trilogia della città”. Concepita come entità labirintica e sotterranea in cui affondano le radici gli organismi artificiali che compongono la giungla urbanistica,  la mente della città con la sua colossale mappa sinaptica giunge a interagire con i singoli individui, al punto da tradurre in veri e propri fenomeni sismici su vasta scala le loro pulsioni, le fobie e gli stati emotivi più violenti. Quando si lavora in assenza delle grandi risorse delle major e non ci si può permettere delle troupe o dei cast stellari, il modo migliore per mettere alla prova la propria stoffa registica consiste nel riuscire a scritturare i luoghi e farli recitare, stimolandoli a raccontare le storie e le emozioni che essi covano da sempre. Fare film con l’approccio “multimedianico” significa infatti saper evocare il “genius loci”. In un certo senso il liquido respiro del fiume Sangro percorreva anche le strade dedaliche di Tokyo. Con “Edonism” non ho fatto altro che seguire quell’afflato carico dei ricordi delle crisi emicraniche, degli attacchi di melanconia, della sensazione che esista tra la natura e il singolo un legame mistico che travalica l’ambito dei rapporti sociali.

Anche se non era stato ovviamente preventivato, credo che la qualità profetica che il soggetto del film avrebbe acquistato suo malgrado l’anno dopo con il disastro dell’11 marzo 2011, possa valere quale conferma della validità espressiva ed esoterica dell’arte multimedianica.

Oltre al tema del terremoto che avevo mutuato dal ricordo di quello dell’Aquila avvenuto l’anno prima,  la scena finale della nebbia nera che ingloba la città sorgendo dalle acque della baia prefigura il disastro dello tsunami e la riduzione di energia elettrica determinato dall’incidente di Fukushima.

 

 
 
 

L'arte di AFAN in mostra in California

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Dopo aver esposto la tela “I ditirambi del Permafrost” all’interno della collettiva internazionale “Green Blood” allestita l’estate scorsa a Roma dalla Dorothy Circus Gallery diretta da Alexandra Mazzanti, dal prossimo 26 gennaio l’artista “multimedianico” AFAN alias Alessandro Fantini, attivo da tempo come film maker, pittore, scrittore e compositore, parteciperà con una nuova opera ad olio al progetto “Painted Sound” curato dalla Mazzanti e dall’artista Ixie Darkonn che fino al 28 febbraio vedrà riuniti sotto l’insegna della “musica per immagini” pittori e scultori provenienti da quasi tutti gli angoli del globo negli spazi della Flower Pepper Gallery di Pasadena, in California. Per l’evento ciascun artista è stato invitato a scegliere una canzone e a fornirne un’interpretazione emotiva, più che strettamente pittorica o illustrativa, attraverso i medium della pittura e della scultura polimaterica, in grado di metterne il risalto il portato emozionale e  pre-verbale, così da attribuire una connotazione del tutto originale e personale alla preferenza assegnata al brano selezionato.

Nel caso della composizione proposta da AFAN, un dipinto di 50x70 cm dal titolo “Je ne sais quoi” , la struggente canzone “Song to the siren” scritta da Tim Buckley nel 1968 nella versione cantata da Elizabeth Fraser ed eseguita alla chitarra da Robin Guthrie quindici anni dopo per l’album “It’ll end in tears” dei “This Mortal Coil”,  si offre quale “impalpabile emulsione empatica da raffinare nell’alambicco di quelle vibrazioni prerazionali che da anni rappresentano la linfa delle mie visioni pittoriche, letterarie e videografiche”.

“Se la Musica è il puro movimento del pensiero, come scrisse una volta Schopenhauer” continua AFAN nel testo contenuto nel catalogo della mostra pubblicato dalla prestigiosa casa editrice PRIMAMUSA “allora la pittura potrebbe essere definita la cristallizzazione delle emozioni alimentate da quel movimento. Penso che immergersi nell’abisso dell’anima verso gli oscuri e frementi misteri che vi sono nascosti, come il testo della canzone sembra suggerire, significhi in qualche modo raggiungere l’altezza segreta dei nostri più umani sentimenti”.

A riaffermare la simultaneità d’ispirazione, immagine e movimento alla base della sua metodologia creativa, per l’occasione AFAN ha anche realizzato un’animazione del quadro sulle note della prima strofa della canzone. Il video è visionabile sul suo canale Youtube: http://youtu.be/KtIvTs9z2ec


 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Il trailer ufficiale della mostra realizzato da Ixie Darkonn e Gabriel Cash con la collaborazione del celebre attore Orso Maria Guerrini è visionabile al seguente link: http://youtu.be/YWjk-kgVEZY

Il sito ufficiale di PAINTED SOUND: http://paintedsoundshow.jimdo.com/

 
 
 
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