Creato da grazia.pv il 02/10/2007

I miei pensieri

Dico quello che penso

 

Per donare

Post n°4128 pubblicato il 02 Agosto 2017 da grazia.pv

Preferisco donare che ricevere doni e perdonare chi mi ha ferito piuttosto che essere perdonata. Il fatto è che pochi chiedono scusa.

 
 
 

Quando li conoscevi da ragazzini

Post n°4127 pubblicato il 22 Luglio 2017 da grazia.pv
 

Ogni tanto incontro un ex compagno di scuola di mio figlio, erano in classe insieme, uscivano insieme, frequentava casa mia, conoscevo bene la sua famiglia, una famiglia di commercianti dai quali spesso mi servivo, perchè avevano biancheria di qualità. Il padre, la madre e i due fratelli erano persone gentili e laboriose; uno dei due fratelli  lo si vedeva poco al banco del mercato, ma c'era l'altro che lo sostituiva e il lavoro procedeva bene ugualmente. Un brutto giorno il padre si ammalò e morì. Il figlio si era  sposato qualche anno prima e aveva avuto una bambina. Sembrava che tutto andasse bene, ma non era così. Dopo la morte del padre, aveva iniziato a bere e lo vedevo spesso con una bottiglia di birra in mano; speravo che fosse solo un brutto periodo, ma era sempre peggio. Un giorno mi si è presentato davanti alla porta chiedendomi una sigaretta e qualcosa da bere, ma non si beve a casa mia e gli ho dato solo una sigaretta. Ieri era davanti al supermercato e mi ha chiesto una moneta per comprarsi una birra e ne ho approfittato per fargli una ramanzina, non sono riuscita a trattenermi; mi ha detto di essere in cura dallo psichiatra e di essere schizofrenico, mi ha mostrato le mani ammaccate per le botte che aveva dato a qualcuno e non era la prima volta. Ho provato un dispiacere, come se fosse mio figlio, gli ho dato qualche suggerimento, che lui ha apprezzato educatamente, ma temo che non servirà a farlo rinsavire, se non è riuscita sua mamma e lo psichiatra, non sarò certo io, con tutto l'affetto che ho, ad aiutarlo e questo mi provoca un senso d'impotenza. La moglie, ormai ex, non gli lascia nemmeno vedere la figlia e la posso capire, con quello che combina. Ecco, questo è quanto. Avevo bisogno di scriverlo e l'ho fatto. Vorrei tanto aiutarlo.

 
 
 

Voleva fare la maestra

Post n°4126 pubblicato il 01 Luglio 2017 da grazia.pv
 

Le piacevano i bambini. Al pomeriggio, nel cortile di casa, si radunavano attorno ai tavolini del giardino, ognuno con un quaderno e una matita in mano, lei dettava e loro scrivevano, poi lei leggeva e correggeva e commentava e raccontava storie e faceva domande e loro seguivano e lei era contenta. Poi andavano in bicicletta a raccogliere viole nel prato vicino, ne facevano mazzetti da portare a casa e si davano appuntamento per il giorno dopo. Era una gioia. Ma gli anni passavano, i bambini diventavano ragazzi e lei non faceva più la loro maestrina, ma tentava di studiare per diventarla. Tentava, ma senza troppo entusiasmo, di concentrarsi sui libri di latino e di storia, di matematica e di filosofia. Filosofia, pedagogia, psicologia, le uniche materie che l'appassionavano, forse perchè cercava un senso a tante cose e un perchè che non trovava. Cercava l'amore, ecco cosa cercava. Cercava quello che non aveva in famiglia. L'amore un giorno arrivò, o almeno lei credeva che fosse l'amore, quello vero. Non lo era. Aristotele, Platone erano un riferimento, un'illusione. I suoi pensieri e le sue illusioni. Lei credeva che, come lei, anche gli altri avessero un'idea pura dell'amore e si lasciò andare. Finito tutto, crollato tutto: tutte le illusioni, la fiducia, la purezza. Il tempo non cancella le ferite, le rimargina, ma lascia il segno e quel segno è una cicatrice che rimane per tutta la vita. Quella ragazza che credeva nell'amore, adesso è una donna che ha vissuto troppo, che ha sofferto troppo e che ha sbagliato troppo. E non ha più voglia di vivere, ma sopravvive.

 
 
 

Sono perplessa

Post n°4125 pubblicato il 30 Giugno 2017 da grazia.pv
 

Oggi sarà staccata la spina a Charlie, quel bambino, al quale medici avevano diagnosticato una grave malattia, incurabile, inguaribile, che gli provoca tante sofferenze e che può solo progredire. I genitori avrebbero voluto curarlo, magari portandolo negli USA, per provare una cura sperimentale, ma niente da fare, il piccolo dovrà morire, lasciando i suoi genitori nella più grande disperazione. Ma io mi chiedo: chi può decidere di lasciar morire un bambino o di tentare il tutto per tutto per farlo vivere, pur avendo una malattia inguaribile, ma non incurabile? Chi, se non i genitori, possono decidere? Un adulto può lasciarsi morire, rifiutando le cure, ma un bambino? Chi decide per lui? Oggi lascerà per sempre questo mondo e le sue sofferenze avranno fine, ma non finiranno per i suoi genitori, no, per loro rimarrà un dolore insanabile, inguaribile e incurabile. Addio piccolo. 

 

 
 
 

Orgoglio?

Post n°4124 pubblicato il 28 Giugno 2017 da grazia.pv

Quando ci si ostina a voler comprendere qualcuno che non vuole capire, che cosa significa? Possibile che tocchi sempre ad una parte sola, mentre l'altra pensa solo ai propri bisogni e non si curi di quelli dell'altra persona? Possibile che la moglie (l'infermiera) non possa avere giorni no, stare male, aver bisogno di un sostegno, anche solo morale, ma che si faccia in quattro per sostenere l'altro? Perchè? E se la suddetta lo lasciasse cuocere nel suo brodo, non lo aiutasse più e pensasse di più a sè stessa? In quel caso passerebbe per una persona cattiva, certo, se non peggio.

 

 
 
 
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Se si ritorna gentilezza in cambio dell'offesa subita e si dimenticano entrambe, l'offensore sarà punito dalla sua stessa vergogna.

(Tirukkural)
La povertà, il più crudele di tutti i demoni, priva l'uomo di ogni gioia, non solo in questa vita, ma anche in quella a venire.
(Tirukkural)
 

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