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Proviamoci...

(note sparse scritte tra parentesi :-) )

 

 

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(Lettera da un tempo che non c'è più... Quando siamo "giardinieri" del nostro destino)

Post n°5 pubblicato il 17 Dicembre 2011 da IlCondottiere

 

Può capitare di leggere una lettera lontana, di un tempo che non c'è più, e sorridere per le emozioni che ti trasmette ancora.

Parla magari di una persona di cui ricordi molto poco. O di cui fai fatica a ricordare persino il volto e la voce.

Ma rimane il ricordo di quelle emozioni.

Ho ripreso altre volte passi di questa lettera, anche in questo blog. Per questo ho deciso di pubblicarla qui, eliminando i particolari più personali di tutti e due. L'ho fatto dopo aver letto il blog di una ragazza, che conosco poco, ma mi ha colpito quello che ha scritto.

Sono affezionato a questa lettera, ha rappresentato il momento in cui "cancellavo" un pezzo di passato grazie a quello che c'è scritto dentro la lettera. Non c'è stato futuro dopo la lettera. Ma rimane il piacere di rileggerla. 

E questo conta.

P.S: non è il post annunciato in quello precedente ;-)

Eccola:

 

QUANDO SIAMO GIARDINIERI DEL NOSTRO DESTINO

 

“Ognuno deve lasciarsi qualcosa dietro quando muore, diceva sempre mio nonno: un bimbo o un libro o un quadro o una casa o un muro eretto con le proprie mani o un paio di scarpe cucite da noi. O un giardino piantato con il nostro sudore. Qualche cosa insomma che la nostra mano abbia toccato in modo che la nostra anima abbia dove andare quando moriamo, e quando la gente guarderà l’albero o il fiore che abbiamo piantato, noi saremo là. Non ha importanza quello che si fa, diceva mio nonno, purché si cambi qualcosa da ciò che era prima in qualcos’altro che porti la nostra impronta. La differenza tra l’uomo che si limita a toccare un prato e un vero giardiniere sta nel tocco, diceva.

Quello che sega il fieno poteva anche non esserci stato, su quel prato, ma il vero giardiniere vi resterà tutta la vita.”

Ray Bradbury, “Fahrenheit 451”


Ero già a letto. Apro la posta, come faccio tutte le sere da quando ti conosco per vedere se mi scrivi qualcosa. L’ho fatto anche in tutte queste sere. In fondo bastava un “non me la sento”, avremmo sorriso, ti assicuro.

Stasera non me l’aspettavo. O forse sì, non so. Lo confesso, quando ho visto che c’era la tua mail,  prima di aprirla mi batteva il cuore. La apro o non la apro, cosa mi avrà scritto? La leggo domani? No, leggiamola adesso.

L’ho letta con gli occhi lucidi.

Quella mail sei tu. Piccole frasi, quasi la voglia di non dire, ma la paura di dire troppo poco. O, al contrario, quasi la voglia di dire tutto, ma la paura di dire troppo. O tutte e due le cose, come la donna che sto conoscendo a piccoli pezzi... Spesso lasciando chi è dall’altra parte con il dubbio di non aver capito...

Quei punti seguiti da lettere minuscole, errore da matita blu per una che ha fatto il classico, ma che fa tenerezza se pensi a una persona che scrive le sue emozioni e le mastica e le rimastica fino al punto di non far caso alla grammatica...

Siamo stati giardinieri, amica mia. Sai che non scelgo mai a caso le cose che ti invio, come non ho scelto a caso il pezzo qua sopra.

Siamo stati giardinieri. Tu hai la fortuna di avere un bambino che adori. Io adoro le cose che ho costruito.

Ma siamo stati anche quelli che segano il fieno. Ricordi questa frase? 

Da quella stella all’altra
si carcera la notte
in turbinante vuota dismisura
da quella solitudine di stella
a quella solitudine di stella...


Siamo stati buoni giardinieri per le nostre vite.
Non siamo stati buoni giardinieri per i nostri cuori.

Questo mi ha colpito sopra ogni altra cosa.
Sopra le mille coincidenze incredibili e irripetibili, persino (la più banale) nell’acqua che ci piace bere.
Sopra la voglia di non chiudere mai il telefono.
Sopra le mie parole sempre sopra le righe.
Sopra i tuoi silenzi che a volte arrossivano, a volte sorridevano.

Alcune notti sono accadute, amica mia.
Non è sempre questione di amore o sesso.
Può esserci tenerezza per farle accadere.
Può essere la voglia di sentirsi giardinieri del proprio cuore per un’ora. Per un giorno.
O per una vita.

Non ha importanza quello che si fa, diceva mio nonno, purché si cambi qualcosa da ciò che era prima in qualcos’altro che porti la nostra impronta.

Non ha importanza quello che si fa. Purché si cambi qualcosa. In quei momenti sentivo cambiare qualcosa in me. E un po’ cambiava qualcosa in te. Poco, ma qualcosa.

In quei momenti siamo stati giardinieri del nostro cuore.

Questo mi piaceva di quei momenti.

E volevo solo provare a essere giardiniere guardandoti negli occhi e facendo guardare a te i miei.

Senza illusioni, speranze o pensieri che non trovassero albergo nella realtà e nella reciproca volontà di percorrerli.

Ho il cuore pieno di spine, amica mia. Non c’è più spazio per una mano che lo tocchi, si pungerebbe. Ho cercato di fartelo capire e non ci sono riuscito.

Ma voglio liberare i miei pensieri, le mie voglie, i miei sentimenti. Da molti anni sono spesso una sfinge. Non mi apro, o lo faccio con cautela.

Con te ho scelto subito il volo libero.

Non importa come andrà. L’ho fatto per sentirmi di nuovo giardiniere del mio cuore. E questo te lo devo, perché è grazie a te che è successo.

Non ci sono asincronie nell’essere giardinieri del proprio cuore, non ci sono "tempi diversi" nell'amore. Non possono esserci asincronie quando la domanda è solo di poter mostrare i propri occhi a quelli altrui. Non c’è aspettativa che può andar delusa, perché non c’è aspettativa. Solo voglia di costruzione.

E si può costruire solo in due, per cui se uno non ce la fa, l’altro non ha il supporto per costruire. Può nascere un’amicizia, una grande amicizia. Può nascere un amore. Un grande amore. Può nascere l’indifferenza, o l’accorgersi di una sopravvalutazione dell'importanza dell'altro dovuta alle circostanze.

Te l’ho detto in tanti modi, non so cosa potrebbe succedere, ma non mi pongo la questione, la domanda. Lo scopo non è far succedere una cosa o l’altra. Lo scopo è non rinunciare a essere giardinieri.

L’unica delusione che potrò mai avere è non essere riuscito a provare a essere giardiniere del mio destino.

A provarci.

Poi, non è sempre detto che l’erba possa crescere verde e rigogliosa.

Un bravo giardiniere lo sa.

E ripara il suo prato dal dolore.

Continuo a volerti bene.

 

 
 
 
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