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Creato da ladamadivetro il 20/06/2008

Momenti

Mille e mille fragilità

 

 

Bestie?

Post n°410 pubblicato il 12 Luglio 2014 da ladamadivetro
 

Miei cari, rieccomi a Voi dopo questa lunga ed imperdonabile assenza. Tante cose, tanti problemi con i quali non voglio tediarvi. Tutto quasi superato. Abbiamo riaperto la casa al mare ed oggi il mio primo week end in attesa delle vacanze d'agosto.
Sto in veranda con il mio micione sulle gambe e mi gusto il mare; lui ronfa sornione mentre io scrivo e penso a quanto pesi con questo caldo.
Una delle mie tante passioni sono gli animali. Mi è sempre piaciuto osservarli; fin dalla tenera età li guardavo, incuriosita dai comportamenti e dalle loro reazioni.
Mi affascinava allora così come oggi, la similitudine che c'è tra alcuni loro comportamenti e quelli di noi umani.
In verità questa somiglianza non è così evidente per tutti perché gli esseri umani, imprigionati come sono in un mondo di obblighi ed apparenze, manifestano delle reazioni meno immediate ed evidenti rispetto agli animali ma nell'anima, vivono quello che gli animali manifestano senza troppe complicazioni.
Incuriosisce  come le parole anima ed animale abbiano la stessa etimologia, quasi che tra i due concetti, apparentemente molto distanti, ci sia invece uno stretto legame. 
Sant'Agostino fu uno dei primi a notare una sorta di collegamento dato che in uno scritto si è riferito agli animali come ad una allegoria dell'anima.
Sappiamo che gli animali non hanno la capacità di pensare a concetti spirituali, non possiamo sapere invece se possiedono un' anima come la intende la religione ma, di certo, gli animali manifestano materialmente le stesse reazioni dell'animo umano davanti alle medesime esperienze.
Gli animali selvatici ad esempio, abituati a contare solo su se stessi, diffidano di chiunque e bisogna avere molta pazienza e dedizione per conquistare la loro fiducia; così accade anche per l'anima di chi non è abituato ai rapporti umani. Gli animali che sono stati maltrattati diventano feroci e preferiscono fare del male piuttosto che rischiare di essere feriti ancora; la stessa cosa accade nell'anima di chi, nella vita, non ha conosciuto altro che cattiverie e delusioni.
Gli animali che vengono costretti a fare qualcosa che è contro la loro reale natura, come quelli nei circhi o quelli relegati per tutta la vita in gabbie ed appartamenti, diventano tristi, frustrati e dimenticano quello per il quale sono nati. Proprio come l'anima di tutte quelle persone che sono intrappolate in una vita che non gli appartiene. Se gli animali vengono invece rispettati ed amati per quello che sono, diventano fiduciosi, ci stanno vicino, trasmettono un'energia di pace e serenità, proprio come l'anima di chi ha ricevuto sentimenti positivi.
Forse è per questa somiglianza che gli animali sembrano riconoscere subito l'anima delle persone che hanno davanti, valutando gli esseri umani per ciò che sono e non per quel che sembrano.
Il mio micione, difficilmente sbaglia nei suoi giudizi e ho imparato a fidarmi delle sue intuizioni prima di iniziare nuove amicizie.

Un abbraccio e arrivederci presto.

Alessandra

 
 
 

8 Marzo

Post n°409 pubblicato il 08 Marzo 2014 da ladamadivetro
 

"L'amore ti dà diritto di amare, non quello di vantare diritti sulla persona amata. Anche a te, come a tutti, capiterà di essere respinto, abbandonato, tradito. Anche tu ti troverai a camminare in qualche oscura notte dell'anima, quando la perdita dell'amore toglie il sonno, il senno e il senso di ogni prospettiva, trasformando la passione in ossessione. Lì si vedrà chi sei veramente. Potrai rifiutare la sconfitta e tormentare colei che ti respinge, e allora ti sarai rivelato un debole e, nei casi estremi, un farabutto. Oppure potrai farti forza e sublimare il tuo sentimento in rispetto, lasciandola andare in pace. Per un po' starai peggio, ma appena riemergerai dalla sofferenza sarai diventato la persona di cui abbiamo bisogno. Un uomo vero". Massimo Gramellini

Più che uomini veri ci sono uomini e no. Chiariamo subito il punto: i no non sono uomini ma bestie, tipo quelli degli ultimi casi, quegli omicidi che ora passano alle cronache come femminicidi. Non possono essere uomini questi che credono che amare una donna sia possederne la vita né più né meno che come gli antichi romani o i proprietari terrieri della Virginia del XIX secolo con gli schiavi. Non è neppure amore, è ossessione, è malattia, è il contrario dell'amore. Gli uomini, quelli veri invocati da Gramellini, sono uomini che amano con tutti i loro difetti, che antepongono al proprio il bene della compagna, che la curano e la proteggono, che non si sognano nemmeno di insultarla o di picchiarla. Non saranno i migliori del mondo, si dimenticheranno magari di portarle i fiori o di celebrare un anniversario, ma sono certamente capaci di chiudersi nel loro dolore se lei li abbandona o li tradisce, invece di infierire come animali sulla libertà di lei.

Amiche mie, la Vostra dama vi lascia l'augurio e l'abbraccio più caro affinchè sia per Voi, donne meravigliose, una giornata dell'8 marzo piena di rispetto e consapevolezza. Auguri a tutte.

Alessandra

 
 
 

spqr

Post n°408 pubblicato il 27 Febbraio 2014 da ladamadivetro
 

Sono convinta che Romolo e Remo si stanno rivoltando dentro le loro tombe al solo sentire parlare di decreto SalvaRoma, blocco della Città e quant'altro.
Roma Caput mundi? Sempre meno a quanto pare. E' d'obbligo qualche piccola e storica riflessione. Gli antichi romani, dai quali ha avuto origine il popolo italiano, crearono il loro impero grazie alle loro capacità ed ai loro pregi. Stando a quanto riporta la storia, mettendo da parte l'attaccamento al denaro, l'egoismo e altri vizi simili, gli antichi romani mettevano al primo posto l'amore per la Patria e per la sua gloria. Amarono in modo smisurato la fama e gli onori, per essi non esitarono anche a morire e a reprimere tutte le altre insane passioni che vedevano come un ostacolo alla grandezza dell'impero.
Gli antichi romani ritenevano umiliante essere dominati e degno di onore dominare gli altri; per questo motivo vollero che la loro patria fosse prima di tutto libera ed indipendente ed in secondo luogo dominatrice. Grazie a questo sentire comune furono in grado di costruire uno degli imperi più grandi e duraturi che la storia ricordi. I più grandi successi furono dovuti all'opera di poche persone che dedicarono la loro intera vita all'espansione dell' impero mettendo da parte i propri interessi personali. Alle origini dell'impero, gli antichi romani davano la precedenza alla salute ed al benessere dello Stato ed infatti in quel periodo se da una parte le casse dell'erario erano sempre ben fornite, dall'altra nessun cittadino, governanti compresi, si arricchiva oltre misura. Tutti gli antichi romani vivevano bene pur non disponendo di grandi ricchezze e disprezzarono gli interessi privati in nome dell'interesse comune che era Roma, resistettero all'avarizia e provvidero alla Patria con leggi ferree che permisero alla popolazione di vivere al sicuro dal crimine e dai vizi ad esso legati. L'impero romano cominciò il suo declino quando gli antichi romani, indebolendosi, aprirono le porte all'egoismo, all'avidità e quindi alla corruzione. Gli italiani di oggi, discendenti di quegli antichi romani, vorrebbero avere un governo stabile senza punire i vizi e la disonestà, senza rinunciare a nulla, pensando solo al proprio tornaconto. La storia insegna che tutto ciò non è possibile.

 
 
 

Il mio Tibet.

Post n°407 pubblicato il 18 Gennaio 2014 da ladamadivetro
 

Miei cari, mentre mi accingo a scrivere, penso a quanto è difficile parlare del Tibet in poche righe di un post senza dilungarsi e annoiare chi legge. E' un luogo così particolare, pieno di risvolti e sfaccettature, profumi e culture che ci vorrebbero giorni interi per descrivere quelle sensazioni provate, sempre che si riesca a farlo bene. Molto difficile raccontare della compostezza dei visi e la semplicità delle figure incontrate nel Paese delle Nevi.
Un'amica che all'ultimo momento non ha potuto partire con il nostro gruppo, salutandomi mi ha detto: "Poi mi dirai com'è". Ed io che non ho mai difficoltà a raccontare, oggi mi ritrovo quasi a non trovare le parole giuste per descrivere agli altri questo mondo, al meglio. Perchè? Perchè il Tibet rimane nel cuore in base a come te lo vivi. A seconda di come e con chi l'hai visitato. Sì perchè, sintetizzando, possiamo dire che ci sono due Tibet, uno aperto agli stranieri e guidato dai tour operator cinesi, unica via legale per visitare il paese, e l'altro, quello dei tibetani, un pò clandestino, dove gli unici mezzi di trasporto sono i piedi e qualche raro camion. Ed è così che io ho scoperto un Tibet percorso da pellegrini e nomadi, fatto di monasteri e luoghi sacri, che profuma di incenso, fumo di ginepro e burro di yak. Un Tibet che richiede molta forza, sacrifici, pazienza ed un grande spirito di adattamento. Si fa a meno di molte cose lassù, sul Tetto del Mondo, ma se ne ritrovano moltissime altre che sono semplicemente nascoste dentro noi stessi.
Emozioni e appunti di questo lungo viaggio, 1500 chilometri percorsi prevalentemente camminando, dove ad ogni passo scoprivo un mondo diversissimo da quello che immaginiamo ma in grado di trasmettere le emozioni più profonde che scaturiscono da incontri, grandi paesaggi o piccoli gesti, e di far rivivere il fascino e gli innumerevoli problemi di quello che per me è un grande paese. 
Quando dovrò raccontarlo lascerò parlare le numerose fotografie che ho fatto, i numerosi pensieri e appunti scritti su di un piccolo diario. Oh da quanto tempo non prendevo appunti con un lapis! E da quanto tempo non sentivo cuore e testa svuotati davanti a quegli immensi panorami fatti solo di natura tanto selvaggia quanto pura. Paesaggi che spingono a lacrime spontanee e dall'apparenza immotivate ma che invece nascondono tutti i motivi di questo mondo.
Litanie e mantra, preghiere al vento e simboli colorati. Visi giovani senza capelli che fanno da corolla a bianchi sorrisi freschi e sinceri. E altri invece appesantiti dagli anni e dalla sofferenza di una persecuzione eterna ma che emanano una serenità capace di trapassarti il cuore. Rosari profumati da sgranare in solitudine prima di ridiscendere nel mondo occidentale che a rivederlo, dopo più di un mese, ti fa sentire di non appartenergli e ti invoglia a ripartire. Subito.
Questo è stato il mio Tibet, un viaggio difficile e pericoloso, un'esperienza che terrò nel cuore a lungo e so che non vi tornerò mai più.

 
 
 

Auguri a tutti.

Post n°406 pubblicato il 08 Dicembre 2013 da ladamadivetro
 

Bene, amici cari; il momento è arrivato e domani parto per il Tibet. Un viaggio che desideravo da molto tempo e che sempre ho dovuto rimandare, forse ora i tempi sono maturi per affrontarlo.

Lascio ad ognuno di Voi l'augurio di un Natale che sappia riempire il vostro cuore di semplicità e amore. Un cuore che sia puro e gioviale come quello dei bambini che vi accompagni per tutto l'Anno Nuovo che ci sta raggiungendo e che possiate viverlo tutti i giorni con la speranza di tempi migliori.

La vostra dama vi abbraccia con affetto e vi dà l'appuntamento al suo ritorno da questo mondo così diverso dal nostro. Vi racconterò presto.

Alessandra

 
 
 

Mandala

Post n°405 pubblicato il 17 Novembre 2013 da ladamadivetro
 

Oggi voglio parlarvi di uno dei miei ultimi interessi che mi stanno appassionando moltissimo. Ho in programma un viaggio in Tibet. E' una follia che inseguo da qualche anno e che piano piano si sta concretizzando.
Un pò per lavoro e un pò per diletto mi sto interessando ad alcune filosofie orientali e quindi mi incuriosisce molto la vera vita di quei luoghi tanto decantati da scritti e immagini.
Sono affascinata in modo quasi morboso dai Mandala che ho avuto modo di vedere realizzare, con passione e pazienza, da alcuni monaci buddhisti che hanno trascorso un periodo di tempo presso un'associazione romana.
Immagino sappiate tutti che il mandala, che in sanscrito significa cerchio o ciclo, è un disegno circolare, che rappresenta la formazione del cosmo dal centro verso l'esterno. Ha un forte significato spirituale per i buddhisti e gli induisti che, attraverso la sua paziente costruzione, praticano una forma molto efficace di meditazione. Il mandala non viene soltanto disegnato ma creato disponendo ordinatamente dei granelli di sabbia colorati, in modo che essi definiscano, alla fine, delle forme bellissime e molto articolate. Per creare un mandala ci vogliono tanti giorni e spesso, alla sua costruzione, si alternano più persone.
E' sottinteso che per creare un mandala accurato, preciso e bello occorrono pazienza, impegno e costanza.
Il mandala rappresenta, insomma, un lavoro lungo e costruttivo. Una piccola e laboriosa opera d'arte. 
Ora viene da chiedersi cosa ha di speciale un mandala? Il fatto che ogni qual volta un mandala viene terminato, dopo numerose ore di lavoro, viene distrutto dalle stesse persone che lo avevano costruito.
I mandala di sabbia vengono distrutti perchè si ritiene che i veri mandala possano essere soltanto mentali, e che la loro costruzione fisica sia necessaria esclusivamente per costruire il mandala interiore. Una volta fatto questo, il mandala fisico può essere spazzato via, perchè divenuto del tutto inutile. E' anche un buon modo per accettare che la forza distruttrice è la stessa che ha creato e continuerà a creare. Vi assicuro che vedere distruggere in pochi istanti un'opera così bella e minuziosa, che ha richiesto così tanto tempo per essere creata, fa un certo effetto, soprattutto a noi occidentali; questo perchè, purtroppo, abbiamo perso il vero senso della vita terrena e della sua transitorietà.
Trovo che la costruzione dei mandala sia un esercizio meditativo molto costruttivo perchè esercita lo spirito ad abituarsi al fatto che tutto quello che è materiale, prima o poi, viene spazzato via.
La costruzione di un mandala può essere anche la metafora della vita: anche se sappiamo che tutto alla fine sarà spazzato via, per creare con la nostra vita qualcosa di veramente bello, non dobbiamo mai smettere di impegnarci, pazientare e lavorare con passione ininterrottamente. Distruggere e ricostruire in modo perpetuo.

Amici cari, un caloroso saluto dalla vostra dama.

Alessandra

 
 
 

Quei bravi ragazzi.

Post n°404 pubblicato il 22 Ottobre 2013 da ladamadivetro
 

Durante il mio periodo scolastico non riuscivo a sopportare quei ragazzi che non avevano la capacità di assumersi le responsabilità delle proprie azioni, li consideravo vigliacchi. Ero studiosa e con voti alti ma avevo problemi con l'autorità degli insegnanti e, più di una volta, ho avuto con loro scontri sempre a viso aperto, prendendomi la responsabilità assoluta delle parole e delle azioni. Il sapersi assumere le proprie responsabilità è, o meglio dovrebbe essere, una qualità tipicamente da adulti e questa mia presunta maturità ha sempre portato i professori ad apprezzarmi, nonostante i miei comportamenti non proprio ineccepibili perchè comprendevano l'esuberanza giovanile.
Crescendo mi sono resa conto che la vita è piena di responsabilità e più passano gli anni più le responsabilità diventano gravose, soprattutto per quanto riguarda il campo lavorativo; quando poi si forma una famiglia le nostre responsabilità si allargano anche alle persone che amiamo e delle quali dobbiamo assolutamente occuparci.
Ultimamente mi accorgo sempre più che la stragrande maggioranza delle persone non sappiano (o non vogliano) più assumersi le responsabilità delle proprie scelte, in nessun ambito. In linea generale perfino gli adolescenti vengono cresciuti con questa cattiva abitudine; sempre spalleggiati dai genitori, anche quando sono in torto marcio e dovrebbero assumersi in prima persona la responsabilità dei loro errori. Vengono spesso cresciuti da viziati, arroganti, senza spina dorsale. Assumendosi la piena responsabilità delle proprie azioni si matura, si diventa più forti e, soprattutto, si impara a riflettere bene prima di fare o dire qualunque cosa
In questo mondo tutto è talmente provvisorio da portare le persone a credere che si può vivere addossando a qualcun altro la responsabilità di qualunque malefatta; può essere l'insegnante che ce l'ha con nostro figlio, il politico che non fa quel che dovrebbe, il coniuge che non è più come una volta, l'amico che non accetta che siamo fatti così, e via dicendo.
Eppure assumersi le proprie responsabilità non è soltanto un modo per essere più realisti e consapevoli, ma anche il passo iniziale per cambiare le cose in meglio. Prima di occuparci delle mancate responsabilità altrui, iniziamo ad assumerci le nostre; potremmo accorgerci all'improvviso che la responsabilità delle brutture del mondo, purtroppo, è anche nostra.

Per questo dico a quei ragazzi che hanno abusato di quella sedicenne dentro un bagno di un'abitazione lussuosa e conosciuta, ora a chi volete dare la colpa di questo vostro squallido comportamento? Volete mica farci credere che la colpa è di un abbigliamento provocante? Volete davvero dare la colpa ad un abitino estivo che magari lasciava intravedere un reggiseno o peggio ancora un giovane e piccolo seno? Volete farci credere che la pelle nuda di una ragazzina in una calda notte d'estate non riesce a frenare i vostri ormoni sballati?
E ditemi, dove stava il vostro senso di responsabilità mentre abusavate di lei o vi rifugiavate in un atteggiamento omertoso pur se innocenti? Anche voi, sì proprio voi che avete solo guardato lo scempio che si stava consumando, siete responsabili nella stessa maniera di chi quello scempio l'ha consumato in prima persona.
E voi ragazze e forse anche amiche, dove eravate mentre una come voi, una di voi, veniva imbottita di alcool e di chissà cos'altro? Il vostro senso di responsabilità vi fa per lo meno vergognare? E' successo a lei ma poteva succedere ad una di voi o meglio ancora a voi capiterà la prossima volta.

Mentre ai genitori di questi ragazzi voglio chiedere ma cos'avete fatto di questi figli? Pensate davvero che aprirgli una casa lussuosa per un festino a bordo piscina, ricco di alcol e droghe varie sia sinonimo di maturità, di responsabilità, di benessere? Da dove sono usciti i soldi per comprare tutte quelle porcherie? Li avete dati voi ne sono certa.
Cari signori, avrete mica il coraggio di essere sessualmente fieri di un figlio maschio che consuma gli atti con la violenza? "Mio figlio non c'entra niente, non ha fatto niente!" mi sembra già di sentirvi. 
Purtroppo no miei cari, questa volta vostro figlio c'entra eccome, è stato proprio vostro figlio e per scontare le vostre colpe non potete far altro che metterlo davanti alle sue responsabilità. Questo è l'unico modo che avete per riscattare tutti i vostri errori, per far crescere questo povero idiota che vi gira per casa e per riacquistare tutti insieme un pò di stima da parte della società.

 
 
 

L'estate sta finendo.

Post n°403 pubblicato il 01 Settembre 2013 da ladamadivetro
 

 

Miei cari, l'estate se ne sta andando a passi lenti. E' stata per me un'estate movimentata tra lavoro, vacanze e puntatine a casa a controllare le necessità di mio figlio. Nel post precedente vi avvisavo che avrei preso una decisione riguardo alla chiusura di questo blog: ebbene, non ho ancora deciso nulla. Per ora prendetemi così come sono. Le poche amiche che passano di qua ormai mi conoscono così come conoscono i miei tempi.
Mi sto gustando qualche giorno alla casa al mare che, come solitamente accade a settembre, è a completa disposizione di quanti amano starsene un pò tranquilli prima di riprendere la stagione lavorativa. Siamo rimasti in pochi ormai e domattina partiranno gli ultimi. Che calma senza i ragazzi. Inizio a non avere più la pazienza adatta per sopportare l'intemperanza e anche un pò di arroganza che riscontro nei miei numerosi nipoti. Mi consola il fatto che sono in crescita e molto probabilmente tra qualche anno non verranno più qui per le vacanze prediligendo i viaggi con gli amici. Come è giusto che sia.
La piccola Irene è tornata a casa la settimana scorsa e sta benone. Cresce serena; è una piccola donnina spiritosa e molto affezionata e con il giusto equilibrio siamo riusciti a distaccarla da me e trovare un sano compromesso di relazione come dovrebbe essere tra zia e nipote.
Sono tornata due giorni fa da uno splendido viaggio nel Sud della  Francia. Un itinerario tra Provenza e Camargue che avevo già fatto qualche anno fa ma con pochi giorni a disposizione è difficile riuscire a vedere tutto l’eccezionale patrimonio che quelle terre offrono, così ho pensato di tornarci e gustarmi un programma di viaggio che alcuni amici hanno preparato magistralmente.
Vi consiglio, nel caso non ci foste stati, di visitare la Provenza dove anche il più piccolo borgo nasconde un fascino incantevole. I meravigliosi campi di lavanda che spesso vediamo nelle foto che fanno da richiamo nelle agenzie di viaggio, non rendono giustizia a questo panorama che riempie i nostri occhi così come il piccolo villaggio di Valensole...luogo spesso snobbato dai flussi turistici che io ho trovato davvero molto grazioso con le sue vie antiche, 
le cappelle e il panorama viola che lo circonda.

La Camargue  invece sembra un universo parallelo rispetto alla classica Provenza ma allo stesso tempo ne è infinitamente complementare. E' un lembo di terra composto da sabbia, paludi, stagni e risaie, un immenso parco di natura selvaggia e incontaminata, un tripudio di colori e di scorci inviolati, in cui l'uomo sembra essere ancora un ospite temporaneo.
Qui ho assistito a spettacoli meravigliosi fra fenicotteri rosa che placidamente camminano nell'acqua al tramonto rosso acceso, tori indomiti che pascolano nella brughiera e cavalli bianchi che vivono allo stato brado.
La Camargue rapisce il cuore per il carattere duro della sua natura e dei suoi abitanti, ancora profondamente legati alle tradizioni e che preferiscono le zanzare ai turisti. Non è un caso raro ma la normalità imbattersi in vecchiette in costumi tradizionali, oppure uomini (tipo i nostri butteri) col cappello di feltro nero, camicia a fiori e foulard al collo, oppure gitani in roulotte con la chitarra in mano. Questa è anche terra di nomadi che ogni anno si radunano qui per le loro feste e tradizioni.
Qui tutto si svolge in base ai ritmi implacabili del ciclo naturale, dall'allevamento dei bovini alla coltivazione del riso, dalla raccolta del sale nelle saline alla pesca negli stagni.
Non dimenticherò molto facilmente le giornate in bici sulla Digue à la Mer, fra distese d'acqua, sabbia e fenicotteri che volano sopra la testa. Un'esperienza ai confini del mondo assolutamente imperdibile. Così come rimane nel cuore la passeggiata a cavallo sulle spiagge bianche al tramonto. Colori dolcissimi come quelli di Arles, languida cittadina che può essere considerata il punto di partenza per visitare la Camargue. Città romanica che conserva tutto il fascino e i colori delle cose di un tempo perduto: i caffè colorati che hanno ispirato tra i più celebri quadri di Van Gogh (che qui visse a lungo), il lungo fiume (molto romantico al tramonto) su cui si affacciano antiche case scrostate, le piazzette affollate che si animano durante le feste e un caldo sole che accende il bianco degli antichi monumenti.

Amici miei, bellezze e buona compagnia hanno fatto di una vacanza itinerante un magico ricordo che ho voluto condividere con Voi insieme al mio abbraccio più caro.

Alessandra

 
 
 

In rete.

Post n°402 pubblicato il 18 Luglio 2013 da ladamadivetro

I nuovi rapporti interpersonali al tempo di internet, innegabilmente, possiedono un fascino tutto nuovo.
Siamo abituati da sempre a valutare le persone prima di tutto da quello che vediamo e percepiamo con i sensi: il loro aspetto, il loro modo di muoversi e di vestirsi, il suono della loro voce. Soltanto in seguito, imparando a conoscere meglio chi abbiamo intorno, arriviamo a vedere il loro cuore ed i loro pensieri.
In rete tutto si capovolge; impariamo a conoscere una persona da quello che pensa e sente, vediamo prima di tutto la sua interiorità mentre tutto il resto ci è negato.
Di conseguenza anche il nostro metro di giudizio cambia e tutto ciò su cui normalmente basiamo le nostre considerazioni a pelle decade a favore degli aspetti più immateriali di chi ci troviamo di fronte che, di solito, si basano solo sulle parole. Ma, così come nella vita reale, tutto può essere infangato dalle menzogne; c'è sempre chi scrive qualcosa che non pensa per attirare consensi, chi finge di essere quello che non è, chi usa l'anonimato per ferire, molestare o, nel peggiore dei casi, costruire degli illeciti, a volte molto gravi.
E' sufficiente sintonizzare la mente su percezioni meno usuali per imparare a muoversi bene in questo mondo che non si può toccare; l'anima sente e vede tutto, dobbiamo soltanto imparare a fidarci di quella vocina interiore.
Qui non ci sono razze, perché non si vedono i colori, né differenze sociali perché i beni di lusso non possono essere sfoggiati. In rete siamo soltanto noi. La parte più genuina di noi dato che l'anonimato consente di esprimersi senza vergogna e di essere letti senza pregiudizi. Così un ragazzo può mostrarsi adulto e viceversa, una persona timida può far trasparire quello che normalmente di sé non riesce ad esprimere, un diversamente abile non ha alcun tipo di barriera, una persona che nella vita quotidiana sembra del tutto anonima può tirar fuori le sue qualità interiori mostrando la sua eccezionalità.
Meraviglia della tecnologia e della capacità di dire sempre la verità.

Miei cari, mi prendo una pausa ancora più lunga del solito, a malincuore rifletterò se chiudere questo luogo che mi è stato caro in questi anni. Dopo il periodo estivo valuterò il da farsi poichè il poco tempo a mia disposizione non mi permette di gestire questo strumento come davvero andrebbe gestito.

Per ora la vostra dama vi abbraccia e augura a tutti giorni lieti e sereni ovunque decidiate di sostare e qualunque sarà la mia decisione non mancherò di venirvi a salutare. Non sparirò senza nemmeno un saluto.

Alessandra

 

 
 
 

Nel segno del cuore.

Post n°401 pubblicato il 30 Giugno 2013 da ladamadivetro

Stiamo vivendo un momento particolare, storico, di grandi cambiamenti. L'uomo si sta rendendo conto che a comportarsi sempre nella stessa maniera non cambia mai niente. Si evince una nuova coscienza che sta arrivando al cuore della gente, che la sta rendendo consapevole del fatto che, continuando sulla strada del capitalismo sfrenato e dell'egoismo presto si arriverebbe alla rovina, con la disgregazione dell'individuo, sempre più infelice e dell'intero pianeta totalmente impoverito ed ucciso da tanta avidità. Oggi, più che mai, è necessario riscoprire il cuore, che significa sentimento ma anche istinto, intuito, empatia, fratellanza, gratitudine. Tutta la nostra vita, fino ad ora, è stata incentrata sulla logica, sulle cifre, su quello che è più materialmente conveniente; dimenticando di avere un cuore abbiamo fatto si che tutto intorno e dentro di noi si complicasse.
Senza metterci il cuore i rapporti interpersonali diventano un dare esclusivamente per ricevere, il lavoro, scelto senza ascoltare il cuore ma solo la "logica", diventa un mezzo per guadagnare e non per esprimersi, lo studio senza cuore significa ricordare molte nozioni senza imparare nulla.
Abbiamo talmente perso l'attitudine a fidarci del nostro cuore che tendiamo a ritenere chi lo fa, una persona sciocca o, semplicemente, piuttosto ignorante.
Ma a cosa serve attraversare questo mondo splendido senza usare il cuore, senza, cioè, avere i mezzi per osservare e comprendere questa bellezza? E' davvero una scelta intelligente rinunciare a quel che ci suggerisce il cuore per rincorrere delle mete razionali e terrene?
Che poi usare il cuore non significa dimenticarsi di avere un cervello; ascoltando il cuore si dà modo anche alla parte più recondita di noi, quella che sfugge alle definizioni logiche, di esprimersi, di avere uno sbocco tangibile nella realtà. Perché a reprimere sempre il cuore si vive male, si diventa infelici contro ogni logica e, nel peggiore dei casi, ci si ammala.
Il benessere di una persona e dell'intero pianeta non dipende soltanto dai numeri, dai redditi, dai guadagni e da tutto ciò che la razionalità ci insegna a valutare ma anche da ciò che quella singola persona prova, sente ed ha bisogno di esprimere quotidianamente a se stesso ed agli altri.

Dalla vostra dama trovate qui un saluto dal cuore e l'augurio di un'estate felice. A presto.

Alessandra

 
 
 

Una pausa forzosa.

Post n°400 pubblicato il 17 Giugno 2013 da ladamadivetro
 

Il caldo africano  che è arrivato improvviso, non permette di rimanere in città. Ne approfitto per fermarmi un pò. Una pausa forzata dal lavoro aspettando che si attenui un po'. Non tutto giunge per nuocere. Qualche giorno di pausa non può che farmi bene.

Ieri abbiamo aperto ufficialmente la casa al mare e la nostra stagione estiva. Nelle prossime settimane arriveranno anche i ragazzi e quindi addio pace e tranquillità.

La casa si animerà di schiamazzi, schermaglie e grida giovanili, di sabbia sul pavimento, di docce all'aperto, di asciugamani stesi ad asciugare come coperte preziose al passaggio delle processioni. E l'immancabile pendolarità dei fine settimana che è ripagata dalla visione del panorama che si gode da questa terrazza e dal saluto della brezza serale.

E' dunque arrivata l'estate e tra poco anche le vacanze.

Sapete già che qui al mare ho un pò di problemi con la connessione quindi per ora un caro abbraccio a tutti dalla vostra dama con la promessa di venire presto a portarvi un saluto nei vostri blog.

Alessandra

 
 
 

Pietre preziose.

Post n°399 pubblicato il 20 Maggio 2013 da ladamadivetro
 

Mi hanno inviato una e-mail contenente una bella storia che con una metafora fa riflettere su quanto gli uomini, a volte, tendano ad interpretare in modo superficiale la vita ed il vero senso della felicità.
La storia si intitola pietre preziose e racconta la vicenda di un uomo che, cammina di notte lungo una spiaggia, tutto immerso nei suoi pensieri. L'uomo non si sente soddisfatto della sua vita e pensa a ciò che potrebbe renderlo felice: un lavoro di prestigio, una bella macchina, una grande casa ed una moglie perfetta.
Ognuno di noi ha avuto questo tipo di pensieri almeno una volta, associando la felicità al benessere economico o all'eventuale realizzarsi di eventi futuri. Mentre l'uomo è assorto in questi pensieri inciampa in una borsa piena di pietre. 
Anche a causa dell'oscurità, incomincia a giocare con le pietre contenute nella borsa per poi gettarle nel mare una per ogni volta che aveva pensato"se avessi...sarei felice". Alla fine nella borsa resta una sola pietra che l'uomo decide di conservare. Solo una volta giunto a casa l'uomo si rende conto che la pietra era, in realtà, un diamante molto prezioso. In quel momento realizza di aver gettato per gioco in mare molte pietre preziose senza accorgersi del loro effettivo valore.
Così fanno le persone; sognano di avere quello che non hanno senza rendersi conto delle pietre preziose che possiedono già. In realtà la felicità è molto più vicina di quanto si crede. Quello che possiamo fare subito è analizzare ogni aspetto della nostra vita per poter individuare quali sono le nostre pietre preziose perchè è indubbio che vi siano delle pietre preziose nella vita di ognuno di noi; ognuno di noi ha certamente qualcuno che gli vuole bene, un tetto sulla testa, la salute o molto altro che varia da persona a persona.
Tutti i problemi delle società a cui stiamo assistendo ora nascono dal desiderio mai sazio di possedere sempre di più mentre l'appagamento più profondo nasce essenzialmente dalla qualità dei nostri desideri e dal saper riconoscere quali siano le vere pietre preziose della nostra vita.

Un caro saluto a tutti dalla Vostra dama.

Ale

 
 
 

Mentre piove.

Post n°398 pubblicato il 21 Aprile 2013 da ladamadivetro
 

Conosco il fondo, dice.
Lo conosco con la mia grossa radice:
è quello di cui tu hai paura.
Io non ne ho paura: ci sono stata.
E' il mare che senti in me,
le sue insoddisfazioni?
O la voce del nulla, che era la tua pazzia?
L'amore è un'ombra.
Come lo insegui con menzogne e pianti.
Ascolta: ecco i suoi zoccoli: è corso via, come un cavallo.
Per tutta la notte galopperò così, impetuosamente,
finchè la tua testa non sarà una pietra,
il tuo cuscino una zolla,
rimandando echi ed echi.
O vuoi che ti porti il suono dei veleni?
Ecco, questa è la pioggia ora, questo grande azzittirsi.
E questo è il suo frutto: bianco-stagno, come arsenico.
Ho patito l'atrocità dei tramonti.
Bruciati fino alla radice
i miei filamenti rossi ardono ritti,
una mano di fili di ferro.
Ora mi rompo in pezzi che volano intorno come clave.
Un vento di tale violenza
non tollerà neutralità: devo urlare.
Anche la luna è spietata: vuole trascinarmi
crudelmente, lei che è sterile.
Il suo splendore mi folgora. O forse l'ho catturata.
La lascio andare.
La lascio andare diminuita e piatta,
come dopo un intervento radicale.
Come mi possiedono e mi colmano i tuoi brutti sogni.
Sono abitata da un grido.
Di notte esce svolazzando
in cerca, con i suoi uncini, di qualcosa da amare.
Mi terrorizza questa cosa scura
che dorme in me;
tutto il giorno ne sento il tacito rivoltarsi piumato,
la malignità.
Le nuvole passano e si disperdono
sono quelli i volti dell'amore, quelle pallide irrecuperabilità?
E' per questo che agito il mio cuore?
Sono incapace di maggiore conoscenza.
Che cos'è questo, questa faccia
così assassina nel suo strangolio di rami?
Sibilano i suoi acidi serpentini.
Pietrificano la volontà.
Queste sono le colpe isolate e lente
che uccidono e uccidono e uccidono.

Sylvia Plath

 
 
 

Semplicità.

Post n°397 pubblicato il 17 Aprile 2013 da ladamadivetro
 

Dobbiamo essere più semplici per vivere al meglio la nostra vita. Le cose semplici sono quelle che ci devono dare più gioia fin dentro al cuore.
Semplificare diventa quindi il nostro mantra. Semplificare la nostra vita, i nostri pensieri e tutte le nostre azioni. Questo non vorrà affatto dire che diventeremo più superficiali, ma solo che getteremo le zavorre che ci appesantiscono il pensiero e quindi anche l'esistenza, facendoci diventare più profondi.

Siamo ancora capaci di riconoscere la felicità quando si presenta? Il profumo dei fiori, una notte stellata, l'affetto di chi ci vuole bene sembrano non bastarci mai. Se solo cercassimo di apprezzare un tramonto o il canto di un uccellino diventeremmo anime belle senza alcun timore di essere considerati ingenui e fragili.

E' normale avere questo atteggiamento disilluso? E' giusto essere diventati così cinici da guardare con biasimo chi ha il sorriso stampato in volto e dice di essere contento?

La maggior parte di noi si limita a esistere senza vivere realmente perché non sa più gioire delle piccole ma importantissime cose che ormai non sanno più parlare alle nostre anime.

Eppure la vita è ancora capace di donarci motivi per essere felici. Proviamo a pensare al nuovo giorno che comincerà, all'affetto di chi ci ama, alla possibilità di conoscere nuove persone, alla vastità della bellezza della natura, al cielo stellato, ad un'amicizia sincera. Ogni giorno è un nuovo, prezioso regalo. Ce ne rendiamo conto? Non ci bastano mai argomentazioni come queste perché il nostro cuore si è chiuso alla meraviglia, alla passione e abbiamo bisogno di argomentazioni contorte per capire quanta felicità può esserci nella nostra vita.

Qualcuno vedendoci felici può sospettare e dirci: "Sei realmente felice o ti accontenti della tua condizione per non soffrire?". Non c'è mai fine al pessimismo e alle bizzarre possibilità che si dà l'uomo per essere infelice.

Spesso la nostra sofferenza deriva dal fatto che non vediamo la natura reale delle cose. Cominciare a vedere le cose per quello che sono, e non per come vorremmo che fossero, è uno dei segreti per raggiungere la felicità. Chi ci chiede se agiamo così per non soffrire non vuole comprendere che la pienezza non è possedere molto, ma essere a tutto tondo.

Proviamo quindi a guardarci estraniandoci da noi stessi. Osserviamoci dall'alto. Cosa c'è in noi di così grave o irrisolvibile da farci essere disperati? Poche cose della vita sono senza soluzione, tutte le altre si devono guardare per quello che sono realmente.

Amici miei che passate tra le mie pagine, la vostra dama vi lascia un saluto particolare e l' augurio, di imparare a stupirvi sempre e di ritrovare quel senso di meraviglia, che avevate da bambini, per ogni piccola scoperta che vi rendeva immensamente felici.

Chiudete gli occhi ed aprite il cuore lasciando che entri dentro voi  la sorpresa dell'essere ancora vivi.

Vi lascio ma con la promessa che presto passerò da ognuno di voi e dedicarvi il giusto tempo che meritate. Arrivederci presto.

Alessandra

 
 
 

E' Pasqua

Post n°396 pubblicato il 26 Marzo 2013 da ladamadivetro
 

Bisognerebbe riflettere prima di festeggiare a tavola questa Pasqua che arriva. Sarebbe bene che fosse una Pasqua senza agnelli sulle nostre tavole. Quello che dovrebbe augurarsi chiunque abbia a cuore il benessere degli animali, perché questa festività sia tale non soltanto per gli uomini, ma anche per migliaia di cuccioli destinati a finire la loro vita nei mattatoi per finire poi sulle tavole, in ossequio a una insensata e anacronistica tradizione.

I numeri di questo massacro sono impressionanti: ogni anno sono 900.000 gli agnelli, le capre e le pecore costretti ad affrontare la morte nel periodo di Pasqua. Secondo l'associazione EARTH si tratta solo di un business economico ai danni di cittadini ed animali. "Per soddisfare la tradizione in Europa vengono infatti importate dalle 300.000 alle 500.000 tonnellate di carne di animali clonati, che sono entrati a far parte della catena alimentare, senza che per questi casi sia stato previsto l'obbligo dell'etichettatura. In Italia poi molti animali sono importati dall'est Europa, e vengono trasportati per lunghi tratti, senza sosta, senza cibo nè acqua e per questo muoiono anche prima del tempo di stenti e di sete, costituendo a loro volta cibo poco sano per le mense pasquali".

Per loro, in effetti, sarebbe stato meglio non venire al mondo. "Amareggia pensare che, nell'arco di appena trenta giorni, gli agnellini dovranno passare dal tepore del primo sole di primavera al freddo di una cella frigorifera, per essere infine destinati a imbandire la tavola della nostra festa", ricorda l'Enpa in una nota. Ma di questo i consumatori, spesso, non hanno alcuna percezione. "Nei giorni che precedono la Pasqua i nostri supermercati sono tutti un tripudio di cosciotti, costolette e bracioline, stipati all'interno di anonime confezioni, sterili e asettiche, che talvolta invogliano all'acquisto con "imperdibili" offerte promozionali. Mentre qua e là, tra gli scaffali, un disegno stilizzato raffigura il muso rassicurante e sorridente di un agnellino. Non c'è nulla che racconti la loro tragedia, le loro sofferenze - aggiunge l'Enpa -. Volutamente, forse per timore di stimolare nei consumatori processi di identificazione emotiva. L'imperativo è comprare e consumare. Del resto, poco importa se ciò avviene sulla pelle di questi poveri animali".

Inoltre, sempre EARTH ha calcolato anche che il numero di animali uccisi è nettamente superiore alle reali necessità. "Un piccolo pesa all'incirca 7 Kg, mentre un adulto ne pesa all'incirca 35" spiega Valentina Coppola, presidente di EARTH. Quindi per soddisfare "la tradizione religiosa Pasquale" se ne uccidono 4 volte di più e si priva degli animali della propria dignità separandoli cruentemente dalle loro madri. L'unico modo per tutelare questi sfortunati animali realmente è quello di non destinarli al consumo alimentare. Porre fine alla "strage degli innocenti" è facile: è sufficiente orientare i propri gusti alimentari verso menu "cruelty free".
Anche per questo l'associazione ha messo on line sul proprio sito una petizione, le cui firme saranno indirizzate al Vaticano: "un Papa che ha deciso di chiamarsi Francesco I non può essere indifferente al dolore degli animali e coerentemente alla dottrina di Francesco chiediamo di dire apertamente un NO deciso allo sterminio pasquale degli agnelli da latte e indirizzare la propria voglia di religiosità alla preghiera ed alla pietà verso il prossimo, sia che abbia due che quattro zampe", conclude la Coppola.

Pensiamoci miei cari, pensiamoci prima di procedere a stilare il menù per questi giorni di festa.

Buona Pasqua di pace e serenità ad ognuno di voi da parte della vostra dama.

Alessandra

 

 
 
 

Per la cara Carmen

Post n°395 pubblicato il 23 Marzo 2013 da ladamadivetro
 

Tesoro, come ti ho promesso, volevo lasciarti un piccolo pensiero nel mio blog non potendolo fare nel tuo. Cercavo un immagine che non rappresentasse solo la morte e il dolore ma interpretasse la ripresa di una nuova vita per Te.

Questa mi ha colpita in modo particolare. Quale migliore interpretazione della leggerezza di due farfalle che si prendono cura della tua ritrovata serenità?

Da lassù i tuoi cari genitori, ormai insieme, avranno sempre uno sguardo verso di Te che ora dovrai ritrovare la forza per proseguire il tuo viaggio anche senza di loro.

Ti abbraccio cara amica, forte e con affetto rimanendoti vicina con la preghiera e il pensiero.

Affettuosamente.

Ale

 
 
 

Donne e dintorni

Post n°394 pubblicato il 06 Marzo 2013 da ladamadivetro
 

Ci sono persone che parlano di noi  donne in quanto donne come se fossimo degli animali di specie protetta e quindi da tutelare. Spesso lo fanno i mass media che di fatto sono lo specchio che ci riflette l'imagine della donna odierna.
La nostra immagine di genere si è trasformata passando da angelo del focolare dedita ad educare i figli, accudire la casa come una bomboniera, assecondare il marito in ogni decisione, a quella più moderna che rincorre una totale parità ancora inafferrabile.
Oggi come un tempo, l'uomo che ha molte donne è un latin lover mentre la donna che ha molti uomini è una zoccola. I vip maschi che si fanno qualche ritocchino sono dei figoni narcisi, le donne che si ritoccano lo fanno solo perchè sono zoccole.
E' sempre attuale la condizione di una lavoratrice che quando aspetta un bambino l'azienda per cui lavora non le fa un applauso ma la fa sentire un imbarazzante problema per la produttività.
Quante parole si spendono sempre più spesso sui femminicidi ma non servono a far cambiare l'idea che una donna è proprietà privata di quell'uomo che, se lasciato, tradito o rifiutato, si sente autorizzato a picchiare se non peggio.
Vi confesso di non amare molto l'otto marzo. Da quando hanno trasformato la giornata internazionale della donna in una inutilissima "festa delle donne", banalizzando quello che era un giorno di lotta, di presa di coscienza, trasformandolo in una festa consumistica come fosse la festa degli innamorati o quella della mamma provo un senso di fastidio per l'ipocrisia di questo giorno.
L'otto marzo ha senso solo se torna ad avere il suo significato di giorno della consapevolezza.
Noi donne subiamo migliaia di discriminazioni in questa società a misura di maschio e viviamo una realtà di sfruttamento che va dal doppio lavoro (ufficio/fabbrica-casa) all'abuso-violenza, passando attraverso modelli di vita sbagliati che ci vedono costrette a misurarci con una immagine che corrisponde solo al desiderio dell'uomo  e doveri indotti per comodità del maschio: una donna deve essere una compagna piacevole sempre pronta a sacrificarsi per il bene della famiglia.
Siamo le prime ad essere licenziate in momenti di crisi, ultime ad essere gratificate nei posti di lavoro, responsabili dell'andamento familiare, noi donne siamo sì sfruttate, ma siamo anche più resistenti, più pratiche, più sensibili e forse, mediamente, più intelligenti dei maschi quindi è giunto il momento di smettere di commiserarsi. E' il momento di dire basta.
Basta adeguarsi al maschio, basta scimmiottarlo, basta assumerne le modalità comportamentali; le poche donne al potere usano sistemi maschili addirittura esasperandoli.

Ritroviamo la dignità di persone aventi diritti. Riprendiamoci gli spazi che abbiamo ceduto per amore di figli , mariti e di tutti gli uomini che ci circondano.
Inventiamo un modo nuovo di essere donne. Troviamo nuove vie per collocarci in politica, lavoro e famiglia.
Ritroviamo la gioia di un 8 marzo fatto di solidarietà, consapevolezza, amicizia, al femminile. Perchè sia un giorno utile alle donne e non un giorno di festeggiamenti immotivati.

Questa mimosa è dedicata a Voi amiche care del blog con l'augurio che il vostro grande cuore di Donne possa sempre battere per l'amore e non per la paura.

Scusatemi se questa sera non riesco a passare nei vostri blog. Spero di farlo presto. Un abbraccio di bene dalla Vostra dama.

Alessandra

 
 
 

Al risveglio da un sogno.

Post n°393 pubblicato il 03 Marzo 2013 da ladamadivetro
 

Sto qui,
su questa riva bianca del letto dove dormi,
proprio appena sul bordo del tuo sogno.
Facessi un passo in più, cadrei tra le sue onde,
rompendolo come un vetro.
 Il calore del tuo sogno mi sale fino al viso.
Il respiro misura il movimento del tuo sognare: è lento.
Alterno e lieve, un alito mi offre questo tesoro
esattamente: il ritmo del tuo viver sognando.
Guardo.
Vedo la stoffa di cui è fatto il tuo sogno.
Corazza senza peso che sta sopra il tuo corpo.
Ti avvolge di rispetto.
Al tuo vergine torni, interamente, nuda,
quando entri nel sogno.
E ferme sulla riva restano le ansie e i baci:
senza fretta, ad attendere,
finchè tu aprendo gli occhi ceda il tuo invulnerabile essere.
Io ricerco il tuo sogno.
Con l'anima piegata su di te,
perlustrano gli sguardi la tua carne traslucida,
scostando dolcemente i suoi accenni corporei
per trovarvi al di là le forme del tuo sogno.
Non le trovano.
E allora penso al tuo sogno. Voglio decifrarlo.
Non servono cifre, non è segreto.
E' sogno e non mistero.
E d'un tratto, nell'alto silenzio della notte
un mio sognare inizia sul bordo del tuo corpo;
in esso sento il tuo.
Tu dormendo, io in veglia, facevamo lo stesso.
Non c'era da cercare: il tuo sogno era il mio.

Pedro Salinas

 
 
 

L'amore in festa.

IL TUO CUORE LO PORTO CON ME

Il tuo cuore lo porto con me
lo porto nel mio
non me ne divido mai.
Dove vado io, vieni anche tu, mia amata;
qualsiasi cosa sia fatta da me,
la fai anche tu, mia cara.

Non temo il fato
perché il mio fato sei tu, mia dolce.
Non voglio il mondo, perché il mio,
il più bello, il più vero sei tu.

Questo è il nostro segreto profondo
radice di tutte le radici
germoglio di tutti i germogli
e cielo dei cieli
di un albero chiamato vita,
che cresce più alto
di quanto l'anima spera,
e la mente nasconde.

Questa è la meraviglia che le stelle separa.
Il tuo cuore lo porto con me,
lo porto nel mio.

Edward Estlin Cummings

Un calcolo facilissimo all'apparenza: un cuore + un cuore = un cuore.
Questa è - o dovrebbe essere almeno nei nostri ideali - la matematica dell'amore.
È quella che teorizza Cummings - o anche e.e cummings, come preferiva firmarsi, tutto in minuscole, quasi a sminuirsi di fronte a ciò che era in grado di scrivere.
Il vero amore è condivisione, è essere parte dell'altro e ospitare dentro di sé una parte dell'altro. Altrimenti sono solo discorsi vuoti come gusci di conchiglie, e non la meraviglia che dovrebbe essere - che è - l'amore. Non deve stupire dunque che questi versi siano spesso scelti dagli sposi per essere letti al loro matrimonio.

Domani è la festa dell'amore e questo piccolo scritto lo dedico ai vostri cuori amici carissimi e perdonate la mia lunga assenza dovuta, come già sapete, a un periodo lavorativo molto impegnativo. Un caro abbraccio a tutti. Arrivederci presto.

Ale

 

 
 
 

Buon Anno.

Post n°391 pubblicato il 27 Dicembre 2012 da ladamadivetro
 

L'amore è sempre vigilia.
Ha in sé l'Anno Nuovo dell'anima.
Andrej Voznesenskij

Iniziamo il conto alla rovescia dei giorni di questo anno che sta ormai finendo e cominciamo a porre l'animo al nuovo e immacolato 2013, riempiendolo di speranze e di propositi. 
Porgiamo una preghiera a questo nuovo anno che ci viene incontro, una supplica perché ci sia possibile guardare ad esso con occhi nuovi, ripuliti dal pianto, dal grigio e dalla cenere, così da potere finalmente vedere un mondo a colori, fiorito d'amore.

Miei cari, la vostra dama parte per qualche giorno di vacanza e lascia qui per voi un brindisi insieme e un abbraccio virtuale che vi avvolga di bene con l'augurio che sia per tutti un anno buono, semplicemente buono.

Buona fine e buon principio a tutti. Arrivederci presto.

Alessandra

 
 
 
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MANEGGIARE CON CURA

 

 

DONI PER IRENE

Ciao Irene, voglio dedicarti questa immagine visto che ami disegnare e per ringraziarti delle belle immagini che scegli sempre per me.
Che la tua vita sia sempre costellata da un arcobaleno di felicità...

Questo dolce e colorato pensiero è della cara amica solosorriso che ringraziamo di cuore. 

Alla mia dolce e piccola Irene!
 

Ti aspetto bambolina! ^___^ Un bacio! Zia Paola

  da ormesullasabbia.a

 

Piccola cara! ^___^ Questo abbraccio dolce è per te!

Ci sia sempre il sole nella tua Vita!

 zia Paola


Grazie di questi teneri pensieri cara Paola, zia meravigliosa.
 

PENSIAMO ANCHE AGLI ALTRI

Chiedo una visita al blog - CARLO PARLANTI FREE -  un segno per fargli sentire la nostra vicinanza.

 

PER LE DONNE E CON LE DONNE, SEMPRE!

   

 


NO ALLA VIOLENZA!
NO ALL'OMERTA'


  












(http://www.riconoscilaviolenza.it/?op=home)

 

 

RIPRENDIAMOCI LA NOSTRA FEMMINILITÀ

CON L'ORGOGLIO DI ESSERE
SEMPRE DONNE



 

AREA PERSONALE

 

DOMANDA


Qual'è la vera sostanza dell'amore?

 

PREMIO


E' un onore per me esprorre questo premio che ha voluto donarmi l'amico Argo (
http://blog.libero.it/
cercodicapire/
 )
che ringrazio di cuore.

 

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I MIEI FIORI

 


La tua rosa tra i miei fiori cara
amica ormesullasabbia, a significare 
amicizia sincera.
E adesso ci aggiungo
il cuore

"Quando chi ti fa soffrire è uno che ami l'unica possibilità di difesa è amarlo di meno, se ci riesci." "E tu ci sei riuscita?" "Col tempo. Col tempo si fa tutto. Ma prima di arrivarci... Davvero, ho sofferto abbastanza".
G. BERTO - Anonimo veneziano

 

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