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Creato da ladamadivetro il 20/06/2008

Momenti

Mille e mille fragilità

 

 

Pietre preziose.

Post n°399 pubblicato il 20 Maggio 2013 da ladamadivetro
 

Mi hanno inviato una e-mail contenente una bella storia che con una metafora fa riflettere su quanto gli uomini, a volte, tendano ad interpretare in modo superficiale la vita ed il vero senso della felicità.
La storia si intitola pietre preziose e racconta la vicenda di un uomo che, cammina di notte lungo una spiaggia, tutto immerso nei suoi pensieri. L'uomo non si sente soddisfatto della sua vita e pensa a ciò che potrebbe renderlo felice: un lavoro di prestigio, una bella macchina, una grande casa ed una moglie perfetta.
Ognuno di noi ha avuto questo tipo di pensieri almeno una volta, associando la felicità al benessere economico o all'eventuale realizzarsi di eventi futuri. Mentre l'uomo è assorto in questi pensieri inciampa in una borsa piena di pietre. 
Anche a causa dell'oscurità, incomincia a giocare con le pietre contenute nella borsa per poi gettarle nel mare una per ogni volta che aveva pensato"se avessi...sarei felice". Alla fine nella borsa resta una sola pietra che l'uomo decide di conservare. Solo una volta giunto a casa l'uomo si rende conto che la pietra era, in realtà, un diamante molto prezioso. In quel momento realizza di aver gettato per gioco in mare molte pietre preziose senza accorgersi del loro effettivo valore.
Così fanno le persone; sognano di avere quello che non hanno senza rendersi conto delle pietre preziose che possiedono già. In realtà la felicità è molto più vicina di quanto si crede. Quello che possiamo fare subito è analizzare ogni aspetto della nostra vita per poter individuare quali sono le nostre pietre preziose perchè è indubbio che vi siano delle pietre preziose nella vita di ognuno di noi; ognuno di noi ha certamente qualcuno che gli vuole bene, un tetto sulla testa, la salute o molto altro che varia da persona a persona.
Tutti i problemi delle società a cui stiamo assistendo ora nascono dal desiderio mai sazio di possedere sempre di più mentre l'appagamento più profondo nasce essenzialmente dalla qualità dei nostri desideri e dal saper riconoscere quali siano le vere pietre preziose della nostra vita.

Un caro saluto a tutti dalla Vostra dama.

Ale

 
 
 

Mentre piove.

Post n°398 pubblicato il 21 Aprile 2013 da ladamadivetro
 

Conosco il fondo, dice.
Lo conosco con la mia grossa radice:
è quello di cui tu hai paura.
Io non ne ho paura: ci sono stata.
E' il mare che senti in me,
le sue insoddisfazioni?
O la voce del nulla, che era la tua pazzia?
L'amore è un'ombra.
Come lo insegui con menzogne e pianti.
Ascolta: ecco i suoi zoccoli: è corso via, come un cavallo.
Per tutta la notte galopperò così, impetuosamente,
finchè la tua testa non sarà una pietra,
il tuo cuscino una zolla,
rimandando echi ed echi.
O vuoi che ti porti il suono dei veleni?
Ecco, questa è la pioggia ora, questo grande azzittirsi.
E questo è il suo frutto: bianco-stagno, come arsenico.
Ho patito l'atrocità dei tramonti.
Bruciati fino alla radice
i miei filamenti rossi ardono ritti,
una mano di fili di ferro.
Ora mi rompo in pezzi che volano intorno come clave.
Un vento di tale violenza
non tollerà neutralità: devo urlare.
Anche la luna è spietata: vuole trascinarmi
crudelmente, lei che è sterile.
Il suo splendore mi folgora. O forse l'ho catturata.
La lascio andare.
La lascio andare diminuita e piatta,
come dopo un intervento radicale.
Come mi possiedono e mi colmano i tuoi brutti sogni.
Sono abitata da un grido.
Di notte esce svolazzando
in cerca, con i suoi uncini, di qualcosa da amare.
Mi terrorizza questa cosa scura
che dorme in me;
tutto il giorno ne sento il tacito rivoltarsi piumato,
la malignità.
Le nuvole passano e si disperdono
sono quelli i volti dell'amore, quelle pallide irrecuperabilità?
E' per questo che agito il mio cuore?
Sono incapace di maggiore conoscenza.
Che cos'è questo, questa faccia
così assassina nel suo strangolio di rami?
Sibilano i suoi acidi serpentini.
Pietrificano la volontà.
Queste sono le colpe isolate e lente
che uccidono e uccidono e uccidono.

Sylvia Plath

 
 
 

Semplicità.

Post n°397 pubblicato il 17 Aprile 2013 da ladamadivetro
 

Dobbiamo essere più semplici per vivere al meglio la nostra vita. Le cose semplici sono quelle che ci devono dare più gioia fin dentro al cuore.
Semplificare diventa quindi il nostro mantra. Semplificare la nostra vita, i nostri pensieri e tutte le nostre azioni. Questo non vorrà affatto dire che diventeremo più superficiali, ma solo che getteremo le zavorre che ci appesantiscono il pensiero e quindi anche l'esistenza, facendoci diventare più profondi.

Siamo ancora capaci di riconoscere la felicità quando si presenta? Il profumo dei fiori, una notte stellata, l'affetto di chi ci vuole bene sembrano non bastarci mai. Se solo cercassimo di apprezzare un tramonto o il canto di un uccellino diventeremmo anime belle senza alcun timore di essere considerati ingenui e fragili.

E' normale avere questo atteggiamento disilluso? E' giusto essere diventati così cinici da guardare con biasimo chi ha il sorriso stampato in volto e dice di essere contento?

La maggior parte di noi si limita a esistere senza vivere realmente perché non sa più gioire delle piccole ma importantissime cose che ormai non sanno più parlare alle nostre anime.

Eppure la vita è ancora capace di donarci motivi per essere felici. Proviamo a pensare al nuovo giorno che comincerà, all'affetto di chi ci ama, alla possibilità di conoscere nuove persone, alla vastità della bellezza della natura, al cielo stellato, ad un'amicizia sincera. Ogni giorno è un nuovo, prezioso regalo. Ce ne rendiamo conto? Non ci bastano mai argomentazioni come queste perché il nostro cuore si è chiuso alla meraviglia, alla passione e abbiamo bisogno di argomentazioni contorte per capire quanta felicità può esserci nella nostra vita.

Qualcuno vedendoci felici può sospettare e dirci: "Sei realmente felice o ti accontenti della tua condizione per non soffrire?". Non c'è mai fine al pessimismo e alle bizzarre possibilità che si dà l'uomo per essere infelice.

Spesso la nostra sofferenza deriva dal fatto che non vediamo la natura reale delle cose. Cominciare a vedere le cose per quello che sono, e non per come vorremmo che fossero, è uno dei segreti per raggiungere la felicità. Chi ci chiede se agiamo così per non soffrire non vuole comprendere che la pienezza non è possedere molto, ma essere a tutto tondo.

Proviamo quindi a guardarci estraniandoci da noi stessi. Osserviamoci dall'alto. Cosa c'è in noi di così grave o irrisolvibile da farci essere disperati? Poche cose della vita sono senza soluzione, tutte le altre si devono guardare per quello che sono realmente.

Amici miei che passate tra le mie pagine, la vostra dama vi lascia un saluto particolare e l' augurio, di imparare a stupirvi sempre e di ritrovare quel senso di meraviglia, che avevate da bambini, per ogni piccola scoperta che vi rendeva immensamente felici.

Chiudete gli occhi ed aprite il cuore lasciando che entri dentro voi  la sorpresa dell'essere ancora vivi.

Vi lascio ma con la promessa che presto passerò da ognuno di voi e dedicarvi il giusto tempo che meritate. Arrivederci presto.

Alessandra

 
 
 

E' Pasqua

Post n°396 pubblicato il 26 Marzo 2013 da ladamadivetro
 

Bisognerebbe riflettere prima di festeggiare a tavola questa Pasqua che arriva. Sarebbe bene che fosse una Pasqua senza agnelli sulle nostre tavole. Quello che dovrebbe augurarsi chiunque abbia a cuore il benessere degli animali, perché questa festività sia tale non soltanto per gli uomini, ma anche per migliaia di cuccioli destinati a finire la loro vita nei mattatoi per finire poi sulle tavole, in ossequio a una insensata e anacronistica tradizione.

I numeri di questo massacro sono impressionanti: ogni anno sono 900.000 gli agnelli, le capre e le pecore costretti ad affrontare la morte nel periodo di Pasqua. Secondo l'associazione EARTH si tratta solo di un business economico ai danni di cittadini ed animali. "Per soddisfare la tradizione in Europa vengono infatti importate dalle 300.000 alle 500.000 tonnellate di carne di animali clonati, che sono entrati a far parte della catena alimentare, senza che per questi casi sia stato previsto l'obbligo dell'etichettatura. In Italia poi molti animali sono importati dall'est Europa, e vengono trasportati per lunghi tratti, senza sosta, senza cibo nè acqua e per questo muoiono anche prima del tempo di stenti e di sete, costituendo a loro volta cibo poco sano per le mense pasquali".

Per loro, in effetti, sarebbe stato meglio non venire al mondo. "Amareggia pensare che, nell'arco di appena trenta giorni, gli agnellini dovranno passare dal tepore del primo sole di primavera al freddo di una cella frigorifera, per essere infine destinati a imbandire la tavola della nostra festa", ricorda l'Enpa in una nota. Ma di questo i consumatori, spesso, non hanno alcuna percezione. "Nei giorni che precedono la Pasqua i nostri supermercati sono tutti un tripudio di cosciotti, costolette e bracioline, stipati all'interno di anonime confezioni, sterili e asettiche, che talvolta invogliano all'acquisto con "imperdibili" offerte promozionali. Mentre qua e là, tra gli scaffali, un disegno stilizzato raffigura il muso rassicurante e sorridente di un agnellino. Non c'è nulla che racconti la loro tragedia, le loro sofferenze - aggiunge l'Enpa -. Volutamente, forse per timore di stimolare nei consumatori processi di identificazione emotiva. L'imperativo è comprare e consumare. Del resto, poco importa se ciò avviene sulla pelle di questi poveri animali".

Inoltre, sempre EARTH ha calcolato anche che il numero di animali uccisi è nettamente superiore alle reali necessità. "Un piccolo pesa all'incirca 7 Kg, mentre un adulto ne pesa all'incirca 35" spiega Valentina Coppola, presidente di EARTH. Quindi per soddisfare "la tradizione religiosa Pasquale" se ne uccidono 4 volte di più e si priva degli animali della propria dignità separandoli cruentemente dalle loro madri. L'unico modo per tutelare questi sfortunati animali realmente è quello di non destinarli al consumo alimentare. Porre fine alla "strage degli innocenti" è facile: è sufficiente orientare i propri gusti alimentari verso menu "cruelty free".
Anche per questo l'associazione ha messo on line sul proprio sito una petizione, le cui firme saranno indirizzate al Vaticano: "un Papa che ha deciso di chiamarsi Francesco I non può essere indifferente al dolore degli animali e coerentemente alla dottrina di Francesco chiediamo di dire apertamente un NO deciso allo sterminio pasquale degli agnelli da latte e indirizzare la propria voglia di religiosità alla preghiera ed alla pietà verso il prossimo, sia che abbia due che quattro zampe", conclude la Coppola.

Pensiamoci miei cari, pensiamoci prima di procedere a stilare il menù per questi giorni di festa.

Buona Pasqua di pace e serenità ad ognuno di voi da parte della vostra dama.

Alessandra

 

 
 
 

Per la cara Carmen

Post n°395 pubblicato il 23 Marzo 2013 da ladamadivetro
 

Tesoro, come ti ho promesso, volevo lasciarti un piccolo pensiero nel mio blog non potendolo fare nel tuo. Cercavo un immagine che non rappresentasse solo la morte e il dolore ma interpretasse la ripresa di una nuova vita per Te.

Questa mi ha colpita in modo particolare. Quale migliore interpretazione della leggerezza di due farfalle che si prendono cura della tua ritrovata serenità?

Da lassù i tuoi cari genitori, ormai insieme, avranno sempre uno sguardo verso di Te che ora dovrai ritrovare la forza per proseguire il tuo viaggio anche senza di loro.

Ti abbraccio cara amica, forte e con affetto rimanendoti vicina con la preghiera e il pensiero.

Affettuosamente.

Ale

 
 
 

Donne e dintorni

Post n°394 pubblicato il 06 Marzo 2013 da ladamadivetro
 

Ci sono persone che parlano di noi  donne in quanto donne come se fossimo degli animali di specie protetta e quindi da tutelare. Spesso lo fanno i mass media che di fatto sono lo specchio che ci riflette l'imagine della donna odierna.
La nostra immagine di genere si è trasformata passando da angelo del focolare dedita ad educare i figli, accudire la casa come una bomboniera, assecondare il marito in ogni decisione, a quella più moderna che rincorre una totale parità ancora inafferrabile.
Oggi come un tempo, l'uomo che ha molte donne è un latin lover mentre la donna che ha molti uomini è una zoccola. I vip maschi che si fanno qualche ritocchino sono dei figoni narcisi, le donne che si ritoccano lo fanno solo perchè sono zoccole.
E' sempre attuale la condizione di una lavoratrice che quando aspetta un bambino l'azienda per cui lavora non le fa un applauso ma la fa sentire un imbarazzante problema per la produttività.
Quante parole si spendono sempre più spesso sui femminicidi ma non servono a far cambiare l'idea che una donna è proprietà privata di quell'uomo che, se lasciato, tradito o rifiutato, si sente autorizzato a picchiare se non peggio.
Vi confesso di non amare molto l'otto marzo. Da quando hanno trasformato la giornata internazionale della donna in una inutilissima "festa delle donne", banalizzando quello che era un giorno di lotta, di presa di coscienza, trasformandolo in una festa consumistica come fosse la festa degli innamorati o quella della mamma provo un senso di fastidio per l'ipocrisia di questo giorno.
L'otto marzo ha senso solo se torna ad avere il suo significato di giorno della consapevolezza.
Noi donne subiamo migliaia di discriminazioni in questa società a misura di maschio e viviamo una realtà di sfruttamento che va dal doppio lavoro (ufficio/fabbrica-casa) all'abuso-violenza, passando attraverso modelli di vita sbagliati che ci vedono costrette a misurarci con una immagine che corrisponde solo al desiderio dell'uomo  e doveri indotti per comodità del maschio: una donna deve essere una compagna piacevole sempre pronta a sacrificarsi per il bene della famiglia.
Siamo le prime ad essere licenziate in momenti di crisi, ultime ad essere gratificate nei posti di lavoro, responsabili dell'andamento familiare, noi donne siamo sì sfruttate, ma siamo anche più resistenti, più pratiche, più sensibili e forse, mediamente, più intelligenti dei maschi quindi è giunto il momento di smettere di commiserarsi. E' il momento di dire basta.
Basta adeguarsi al maschio, basta scimmiottarlo, basta assumerne le modalità comportamentali; le poche donne al potere usano sistemi maschili addirittura esasperandoli.

Ritroviamo la dignità di persone aventi diritti. Riprendiamoci gli spazi che abbiamo ceduto per amore di figli , mariti e di tutti gli uomini che ci circondano.
Inventiamo un modo nuovo di essere donne. Troviamo nuove vie per collocarci in politica, lavoro e famiglia.
Ritroviamo la gioia di un 8 marzo fatto di solidarietà, consapevolezza, amicizia, al femminile. Perchè sia un giorno utile alle donne e non un giorno di festeggiamenti immotivati.

Questa mimosa è dedicata a Voi amiche care del blog con l'augurio che il vostro grande cuore di Donne possa sempre battere per l'amore e non per la paura.

Scusatemi se questa sera non riesco a passare nei vostri blog. Spero di farlo presto. Un abbraccio di bene dalla Vostra dama.

Alessandra

 
 
 

Al risveglio da un sogno.

Post n°393 pubblicato il 03 Marzo 2013 da ladamadivetro
 

Sto qui,
su questa riva bianca del letto dove dormi,
proprio appena sul bordo del tuo sogno.
Facessi un passo in più, cadrei tra le sue onde,
rompendolo come un vetro.
 Il calore del tuo sogno mi sale fino al viso.
Il respiro misura il movimento del tuo sognare: è lento.
Alterno e lieve, un alito mi offre questo tesoro
esattamente: il ritmo del tuo viver sognando.
Guardo.
Vedo la stoffa di cui è fatto il tuo sogno.
Corazza senza peso che sta sopra il tuo corpo.
Ti avvolge di rispetto.
Al tuo vergine torni, interamente, nuda,
quando entri nel sogno.
E ferme sulla riva restano le ansie e i baci:
senza fretta, ad attendere,
finchè tu aprendo gli occhi ceda il tuo invulnerabile essere.
Io ricerco il tuo sogno.
Con l'anima piegata su di te,
perlustrano gli sguardi la tua carne traslucida,
scostando dolcemente i suoi accenni corporei
per trovarvi al di là le forme del tuo sogno.
Non le trovano.
E allora penso al tuo sogno. Voglio decifrarlo.
Non servono cifre, non è segreto.
E' sogno e non mistero.
E d'un tratto, nell'alto silenzio della notte
un mio sognare inizia sul bordo del tuo corpo;
in esso sento il tuo.
Tu dormendo, io in veglia, facevamo lo stesso.
Non c'era da cercare: il tuo sogno era il mio.

Pedro Salinas

 
 
 

L'amore in festa.

IL TUO CUORE LO PORTO CON ME

Il tuo cuore lo porto con me
lo porto nel mio
non me ne divido mai.
Dove vado io, vieni anche tu, mia amata;
qualsiasi cosa sia fatta da me,
la fai anche tu, mia cara.

Non temo il fato
perché il mio fato sei tu, mia dolce.
Non voglio il mondo, perché il mio,
il più bello, il più vero sei tu.

Questo è il nostro segreto profondo
radice di tutte le radici
germoglio di tutti i germogli
e cielo dei cieli
di un albero chiamato vita,
che cresce più alto
di quanto l'anima spera,
e la mente nasconde.

Questa è la meraviglia che le stelle separa.
Il tuo cuore lo porto con me,
lo porto nel mio.

Edward Estlin Cummings

Un calcolo facilissimo all'apparenza: un cuore + un cuore = un cuore.
Questa è - o dovrebbe essere almeno nei nostri ideali - la matematica dell'amore.
È quella che teorizza Cummings - o anche e.e cummings, come preferiva firmarsi, tutto in minuscole, quasi a sminuirsi di fronte a ciò che era in grado di scrivere.
Il vero amore è condivisione, è essere parte dell'altro e ospitare dentro di sé una parte dell'altro. Altrimenti sono solo discorsi vuoti come gusci di conchiglie, e non la meraviglia che dovrebbe essere - che è - l'amore. Non deve stupire dunque che questi versi siano spesso scelti dagli sposi per essere letti al loro matrimonio.

Domani è la festa dell'amore e questo piccolo scritto lo dedico ai vostri cuori amici carissimi e perdonate la mia lunga assenza dovuta, come già sapete, a un periodo lavorativo molto impegnativo. Un caro abbraccio a tutti. Arrivederci presto.

Ale

 

 
 
 

Buon Anno.

Post n°391 pubblicato il 27 Dicembre 2012 da ladamadivetro
 

L'amore è sempre vigilia.
Ha in sé l'Anno Nuovo dell'anima.
Andrej Voznesenskij

Iniziamo il conto alla rovescia dei giorni di questo anno che sta ormai finendo e cominciamo a porre l'animo al nuovo e immacolato 2013, riempiendolo di speranze e di propositi. 
Porgiamo una preghiera a questo nuovo anno che ci viene incontro, una supplica perché ci sia possibile guardare ad esso con occhi nuovi, ripuliti dal pianto, dal grigio e dalla cenere, così da potere finalmente vedere un mondo a colori, fiorito d'amore.

Miei cari, la vostra dama parte per qualche giorno di vacanza e lascia qui per voi un brindisi insieme e un abbraccio virtuale che vi avvolga di bene con l'augurio che sia per tutti un anno buono, semplicemente buono.

Buona fine e buon principio a tutti. Arrivederci presto.

Alessandra

 
 
 

Buon Natale a tutti

Post n°390 pubblicato il 23 Dicembre 2012 da ladamadivetro
 

Un altro Natale è alle porte. Quante volte ci siamo avvicinati a questo giorno con emozioni diverse ma con la sensibilità dei bambini che è nascosta dentro di noi da sempre. La sensibilità è una dote molto importante dell'animo umano; è la sensibilità che ci permette di entrare in empatia con le altre persone ed è sempre la sensibilità che porta, nella sua natura più profonda, il rispetto per tutto quello che ci circonda.
Chi è dotato di grande sensibilità, di solito, è un amico perfetto ed un compagno ideale. Di contro, purtroppo, spesso le persone che possiedono sensibilità si ritrovano in completa balìa delle emozioni fino ad esserne quasi succubi; è così che succede che delle persone che possono, potenzialmente, essere elementi importantissimi per la società, finiscono per esserne vittime.
Provo a spiegarmi meglio; chi non riesce a controllare le proprie emozioni e vive la propria vita sull'onda di quello che prova, è spesso vittima di gravi errori di valutazione o, peggio, della furbizia e della cattiveria degli altri che possono utilizzare la sensibilità altrui per vantaggi personali e, magari, malvagi.
Senza l'importanza della sensibilità e delle emozioni l'essere umano non avrebbe spinta vitale nei confronti della propria esistenza e, probabilmente, una vita votata esclusivamente alla ragione non avrebbe molto senso di essere vissuta.
Le emozioni, però, private della necessaria guida della ragione, rischiano di farci perdere la strada, scuotendo continuamente il nostro spirito a destra e a manca. Quando ci si sente sopraffatti dalle emozioni è utile usare la testa per controllare la propria sensibilità; non si tratta di reprimere quello che si prova quanto di riuscire ad esserne consapevoli. Spesso è sufficiente semplicemente osservare i propri stati d'animo per imparare a comprenderli e, di conseguenza, riuscire a gestirli.
Non colpevolizziamoci dunque per la nostra sensibilità nè tentiamo di reprimere le emozioni; sarebbe un errore perchè esse, prima o poi, esploderebbero comunque. La chiave per usare la propria sensibilità e le proprie emozioni nel migliore modo possibile, insomma, sta nel diventare capaci di guardarsi dentro; quando riusciamo a comprendere perchè certe emozioni si scatenano nel nostro spirito e come queste si esprimono nelle nostre reazioni, si è ad un passo dall'equilibrio.

Tutto questo per dirvi che per me sarà una grande emozione assecondare il desiderio della mia piccola e sensibile Irene. Dormiremo insieme domani.

Miei cari amici, la vostra dama, abbracciandovi, augura a voi e alle vostre famiglie un Natale sereno nel cuore, fatto di emozioni  e tanti gesti di sensibilità.

Auguri a tutti.

Alessandra

 
 
 

Vedremo

Post n°389 pubblicato il 19 Dicembre 2012 da ladamadivetro
 

"La notte che arriva Babbo Natale voglio dormire a casa tua zia Ale" Il tono deciso e imperioso con cui Irene ha pronunciato queste parole era accompagnato dalle sue braccine posate sui fianchi proprio come quelle donne risolute che sanno ciò che vogliono.
Un capriccio questo di Irene che mi fa molto piacere ma non so se sua madre gradirà questa cosa. Dormire con me per Natale. Perchè? Mi sono chiesta. E' felice nella sua casa? I bambini vogliono rimanere a casa la notte di Natale, perchè c'è il calore dell'affetto e la certezza dei regali più belli. A lei pare non interessare. Irene vuole calore, vuole affetto, vuole braccia che la avvolgano con amore e che la facciano sentire protetta.
Inizio a pensare che nonostante il soffocante attaccamento di mia cognata, la bambina non riesce a percepire un amore vero.

Alla sua estemporanea richiesta ho risposto con un semplice "Vedremo tesoro".
Onestamente mi farebbe molto piacere ma non voglio creare malumori in famiglia proprio per le feste. Forse mi converrà ovviare il problema dormendo io a casa loro.

Vedremo.

 
 
 

Per questo Natale vorrei.

Post n°388 pubblicato il 16 Dicembre 2012 da ladamadivetro
 

Quanti desideri materiali ci sono nei nostri cuori quando si avvicina Natale. Vorremmo sempre che si avverassero tutti e che nonostante questa crisi economica, nonostante l'IMU questa rapinatrice legalizzata, sotto l'albero trovassimo tutti i doni che più desideriamo.
Quest'anno invece io vorrei soltanto che l'amore e l'amicizia prevalessero su tutte le cose materiali. Che pace, armonia, umiltà e rispetto convivessero in tutti i cuori. Vorrei anche che gli uomini tornassero a guardare lo spettacolo di un cielo stellato sentendosi parte di esso.
Non c'è bisogno di pensare parole importanti per augurare un Buon Natale; è sufficiente un sorriso, una carezza, un abbraccio o una bella e decisa stretta di mano. Gli altri sentiranno la nostra sincerità ed il battito del nostro cuore.
Non voglio regali, non desidero nulla che non sia un poco di pace intorno a me.
Ma ciò che più vorrei è non sentire più notizie tremende che sconquassano l'anima.
Fra qualche giorno nasce Gesù Bambino, e qualche giorno fa un folle, un malato, un ragazzo di vent'anni ha ucciso 20 bambini.
Bambini che non avranno più un Natale, genitori che impazziranno di dolore, altri bambini che si porteranno per sempre negli occhi e nel cuore il dramma vissuto.
Questo episodio terribile ha già reso diverso questo Natale. Non possiamo ignorare ciò che è successo. E' successo nella lontanissima America. No, l'America non è lontana affatto, sta proprio dietro l'angolo se pensiamo che questo poteva accadere anche qui.
Mi piacerebbe che Gesù Bambino portasse tanta pace, tanto amore perchè gli uomini ne hanno un grande bisogno.
Quando avvengono queste tragedie ci si chiede perchè?
Ma so che è una domanda che non avrà risposta. Facciamo quindi la Sua volontà e preghiamo per quelle venti piccole anime innocenti.

 
 
 

Vanità.

Post n°387 pubblicato il 02 Dicembre 2012 da ladamadivetro

Oggi giornata in famiglia. Una domenica fredda che ci ha tenuti uniti in casa. Guardavo i visi amati che non vedevo da qualche tempo ma naturalmente la mia attenzione maggiore è andata ad Irene. L'ho sorpresa in bagno a giocare, maldestramente, con i trucchi di mia madre. Aveva rossetto ovunque e non ho potuto far altro che abbracciarmela tutta tanto era buffa. Sta diventando vanitosa e curiosa del mondo femminile, come tutte le bambine alla sua età. La vanità di Irene mi ha spinta a pensare a quanti sono i vanitosi a questo mondo. Mi pare che siano aumentati in misura esponenziale tanto che, se oggi ci fosse la Divina Commedia da scrivere, Dante sarebbe costretto a fare un girone tutto per loro.
La vanità è una delle più evidenti manifestazioni del materialismo; non a caso, ultimamente, essere vanitosi sta diventato quasi un pregio ed il mettersi in mostra ad ogni costo, una necessità.

La vanità, come molti altri vizi, ci rende schiavi ma, diversamente da altri vizi, è socialmente accettata: pensate a quanto tempo ed energie vengono normalmente dedicati dagli esseri umani per abbellirsi.
La vanità rappresenta un ottimo business ed è per questo che ci viene inculcato fin da piccoli l'essere vanitosi: i bei vestiti quando si è bambini, le diete estreme per gli adolescenti, la chirurgia estetica per gli adulti.
Il mondo occidentale si è arricchito producendo creme anti età, lampade abbronzanti e pillole dimagranti. Le nuove icone non sono più cantanti o leader politici, ma le modelle che dell'essere
vanitosi han fatto un mestiere.
Per la vanità sacrifichiamo i risparmi, la salute e perfino i nostri sentimenti. Quante persone si lasciano solo perché sentono la necessità di appagare la loro incredibile vanità con continue conquiste? Vogliamo parlare dei social network dove quasi tutti mettono in piazza la propria vita ed il proprio aspetto? Non è forse anche questa una forma di vanità?
Essere vanitosi, tra l'altro, presuppone l'incapacità di accettare serenamente i cambiamenti. Pensate a chi nutre vanità per il proprio aspetto: invecchiare sarà un vero inferno!
Insomma, la vanità è un' arma a doppio taglio; essere vanitosi alla lunga rende ciechi e, soprattutto, rende soli.
Impariamo dunque ad evitare la vanità in ogni sfaccettatura del nostro essere perché al mondo ci sarà sempre qualcuno meglio di noi e qualcuno peggio di noi; per questo razionalmente non c'è mai nulla di cui vantarsi.
Quello che davvero ha importanza è il reale valore di una persona e quelli che valgono davvero non conoscono vanità; camminare a testa alta per le strade del mondo, forti dei propri valori spirituali e non delle proprie qualità terrene è infatti qualcosa che non ha nulla a che fare con l'essere vanitosi.

 
 
 

Quando piove.

Post n°386 pubblicato il 02 Dicembre 2012 da ladamadivetro
 

Amici cari, in queste ultime settimane le mie giornate sono state accompagnate dalla pioggia abbondante e persino il mio ritorno a casa non è avvenuto senza l'ombrello.

Torno volentieri a casa dopo tutto questo tempo trascorso nelle città del Veneto. Non posso ancora fermarmi ma se non altro sono a casa. Quest'anno le vacanze invernali saranno giusto per i giorni di festa e poi dopo Capodanno di nuovo fuori casa per un altro lungo periodo.

Ringrazio come sempre le amiche che sono passate di qua e mi hanno lasciato i loro saluti molto graditi. A loro va il mio abbraccio più caro.

Spero in questi giorni di potermi dedicare un pò di più al mio e vostri blog.

 
 
 

Venezia e i suoi colori.

Post n°385 pubblicato il 21 Ottobre 2012 da ladamadivetro
 

PAESAGGIO VENEZIANO

Ma quel rosa scialbato di Venezia,
crudo violetto che digrada al fioco
azzurro delle sere,
quell’inezia di luce che trapassa
nell’eterno presentimento,
basta che per poco
si fermi e già precipita l’inverno,
il bianco, il nero dei suoi gessi
fissi nel cuore come l’urto dell’eclissi.

Alfonso Gatto

Venezia come un acquerello. Sono qui non in visita purtroppo ma per lavoro e non mi lascio sfuggire, ogni volta che posso, questi paesaggi veneziani  dove i veri protagonisti sono i colori, in una variazione cromatica degna dei migliori acquerelli. 
Le persone qua mi sembrano tutte felici. Sorridono, si salutano, si sgomitano, ammiccano con battute spiritose e mi sembra che tutti si chiamino Toni. Così si chiama il receptionist dell'albergo, così si chiama il fattorino, così si chiamano un tot di baristi, così si chiamano buona parte degli ambulanti del mercato e moltissimi gondolieri.
Toni, un diminutivo di Antonio; nome molto comune sicuramente per via della grande devozione che quasi tutto il Veneto riserva al Santo di Padova.
Questa sera rientrando in albergo ho passeggiato in un vicino campiello attratta dal profumo del pesce fritto e dove alcuni bambini stavano improvvisando una partita di calcio prima di andare a cena. Mi sono seduta su una lastra di pietra beandomi della dolcezza climatica di questa serata avvolta dai colori e dalle luci di queste case veneziane immaginandomi la domenica dei veneziani che si apprestano alla cena, quando il grido del più piccolo dei bambini che giocavano a palla ha rotto l'incanto esclamando con forza "Mama, mama Toni me copa".
Mi alzo sorridendo, so che non ho scampo considerando che una volta a cena troverò un immancabile Toni.

Ma quando siamo usciti, stanchi e intontiti, dalla stazione di Venezia e abbiamo visto il Canal Grande e i palazzi marmorei che sfioravano l'acqua melmosa, quel gioiello di cultura che si dondolava sui canali fetidi e muffosi, abbiamo improvvisamente compreso quanto forte e tenace è l'uomo e quanto meraviglioso è il suo spirito, e si è destato in noi un tale amore per l'umanità, l'umanità con le sue pene e le sue epidemie; e siamo penetrati ad occhi aperti dentro un sogno, perché Venezia è il sogno di ogni città.

Abraham Yehoshua

 
 
 

Per voi mie care.

Post n°384 pubblicato il 21 Ottobre 2012 da ladamadivetro
 

Voglio dedicare questo pensiero alle amiche care e meravigliose che non si dimenticano mai di me.

Con affettuosità dalla vostra dama.

Alessandra

 
 
 

Dentro una porta girevole.

Post n°383 pubblicato il 23 Settembre 2012 da ladamadivetro

UN'ALTRA PORTA GIREVOLE

Si scopre che la vita non è solo spingere,
né un gioco di fallaci illusioni.
Non bisogna perdersi entrando
in una porta girevole,
ma diffidare di tutti i riflessi,
e non credere a qualcosa solo perché
l'immagine sembra vera.
Occorre trovare il punto preciso
dove caso e destino sono la stessa cosa,
il momento esatto in cui la porta
girevole ti offre l'uscita.

Amalia Bautista

Conosciamo tutti le porte girevoli, per intenderci quelle ampie vetrate trasparenti che di solito troviamo agli ingressi degli hotels o dei centri commerciali. Oggi mi è capitato di transitarvici. Ero dentro il mio settore circolare, rivolta verso l'uscita, quando alzo un attimo lo sguardo e mi accorgo che nel settore diametralmente opposto, e dunque in direzione d'entrata, mi sta guardando un uomo che definirei niente male, anzi, diciamo pure un gran bel signore. "Apperò", dico tra me e me "che bello" quindi, mi giro e lo guardo a mia volta e anche lui si gira nuovamente. Ancora una volta occhi negli occhi. Questione di attimi mentre la porta continua inesorabile il suo giro: lui in entrata, io in uscita.
Velocemente sono fuori e penso a tutte le occasioni che scivolano via, che mi sono da sempre scivolate via. Quanto avrei voluto fermare la porta o anche girarvi dentro per ore, insieme a quegli occhi visti e subito persi.
Quante volte ci siamo illusi, ci pensate? Quante volte siamo rimasti a leccarci le ferite con la nostra delusione dipinta sul viso.
Il consiglio che ci dà la Bautista, giovane poetessa madrilena, è validissimo; è un inno alla fiducia in noi stessi.  A non lasciarsi sfuggire le occasioni quando si presentano, a non rimanere prigionieri delle porte girevoli che la vita dispone sul nostro cammino.

Aboliamole a beneficio di quelle ad apertura automatica: con quelle è più facile tornare subito indietro.

 
 
 

A casa.

Post n°382 pubblicato il 18 Settembre 2012 da ladamadivetro

Ritornando a casa, come sempre,
c'è tanta gente intorno a me
molte facce le conosco già
e intanto il tram dei desideri va
e viaggiano speranze e viaggiano i miei sogni
forse uguali a tutti quelli che son qua
e penso a quanti affanni abbiamo tutti i giorni
e che fatica la serenità.
Ritornando a casa come sempre
c'è qualcosa che non va...
c'è qualcuno che mi spinge forte
mi sposto e non so dove andare
c'è di buono che siamo duemila
e anche se frena non si può cascare
e allora rido, dimmi cosa dovrei fare,
se vedessi questo tram cosa non è
con questa gente così stanca di sognare
e io più stanco che mi sogno te.
Ritornando a casa come sempre
c'è tanta gente intorno a me
e allora chiudo gli occhi e so che cosa fare
penso solo a cose belle, penso a te
e penso: ma che bestia brutta la tristezza
ma questa sera non mi prenderà
ritornando a casa come sempre
sei pronta amore che si va?

Fabio Concato - Ritornando a casa

Nel viaggio che mi ha riportato a casa ho avuto modo di riascoltare questa vecchia canzone...Quando uscì mi piaceva molto perchè viaggiavo in treno o sui mezzi pubblici molto più di adesso e ripenso a come, avvolta dai respiri delle troppe persone, cercavo di estraniarmi volando con la fantasia per rendere il viaggio meno opprimente.
Riapro l'uscio di casa dopo tanto tempo; tutto è più o meno a posto. Le piante sono vive, la posta sul tavolo e ahimè il frigo vuoto. Quel pò di caos nella stanza di mio figlio è un classico ma ci può stare. In lavanderia invece sembra che si sia affacciato un ciclone e la cosa mi abbatte un pò. La signora lavatrice sa bene che ora è il suo turno e sembra guardarmi avvilita ancor prima di cominciare. Qualche giorno ancora quindi per rimettermi in quadro come casalinga e come madre e poi si riparte con gli impegni lavorativi.

Casa dolce casa rieccomi qua.

 
 
 

Arrivederci fratello mare.

Post n°381 pubblicato il 14 Settembre 2012 da ladamadivetro
 

 

Ed ecco ce ne andiamo come siamo venuti
arrivederci fratello mare
mi porto un po' della tua ghiaia
un po' del tuo sale azzurro
un po' della tua infinità
e un pochino della tua luce
e della tua infelicità.
Ci hai saputo dir molte cose
sul tuo destino di mare
eccoci con un po' più di speranza
eccoci con un po' più di saggezza
e ce ne andiamo come siamo venuti
arrivederci fratello mare.

Nazim Hikmet

E dunque anche quest'anno tra un paio di giorni chiudiamo la stagione estiva salutando il mare con la certezza che ci aspetterà e lo ritroveremo esattamente dove ora lo lasciamo. Il suo moto perpetuo non lo allontanerà da noi e in fedele attesa aspetterà il nostro ritorno.

E' ora di tornare a casa dopo questo buon periodo di riposo e ritrovata energia. I problemi da affrontare nei prossimi mesi ora sembrano più leggeri.

Un dolce e sereno fine settimana a tutti voi cari amici.

Alessandra

 
 
 

Don't worry be happy

Si può acquistare denaro, anche onori e onorificenze,
ma felicità o infelicità non si acquistano, né per sé né per altri.
Hermann Hesse

"La felicità non guarisce, ma protegge contro il cadere ammalati" è quanto afferma il sociologo Ruut Veenhoven dell'Università Erasmus di Rotterdam, forte di uno studio che pubblicherà a breve sul "Journal of Happiness Studies". Analizzando trenta ricerche svolte in tutto il mondo su periodi temporali tra uno e sessant'anni, Veenhoven ritiene che gli effetti della felicità siano paragonabili, come incidenza, al fatto se si sia o no fumatori.

Quello stato di benessere potrebbe allungare la vita tra i 7, 5 e i 10 anni. Le persone felici sono più inclini a controllare il proprio peso e sono moderate nel bere e nel fumare: in generale sono più attente alla loro salute, molto attive, aperte al mondo, più sicure di sé. Di conseguenza, operano scelte migliori. L'infelicità cronica invece è involutiva e produce i suoi effetti alzando la pressione sanguigna e abbassando le risposte del sistema immunitario. I governi, dice Veenhoven, dovrebbero educare alla felicità: non è un caso che la Costituzione americana preveda tra i diritti "the pursuite of Happiness", la ricerca della felicità.

Del resto i poeti e i filosofi già lo sapevano. Lo sapevano anche i guru indiani e i maestri buddhisti. Ora ci si mettono anche gli economisti, che hanno fondato una branca della loro specialità, l'edonica: quantificano e analizzano gli effetti dello stato di felicità che rende la vita piacevole e più ricca, non solo di denaro, spingendo al consumo. Così in più di cento paesi, la voce è inserita tra gli indicatori di crescita economica.

La felicità può essere poi condizionata dall'amicizia e dalle relazioni comunitarie, ma anche da fattori sociali come la libertà, la democrazia e le istituzioni. Come definirla? Gli esperti dicono che è il generale apprezzamento della propria vita nella sua completezza, ovvero uno stato mentale definito il migliore dalla persona interpellata.

"Vivo nell'attimo in cui sono felice" scrisse Edith Wharton in quel suo bellissimo romanzo che è L'età dell'innocenza.
Questo è il fine: fare della propria esistenza un lungo periodo felice. "Don't worry... Be happy", come cantava Bobby McFerrin nel 1989.

Leggendo di lavoro e ascoltando e fischiettando questo caro motivetto non mi rimane altro da aggiungere se non, siate felici miei cari amici.

Alessandra

 

 

 
 
 
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MANEGGIARE CON CURA

 

 

DONI PER IRENE

Ciao Irene, voglio dedicarti questa immagine visto che ami disegnare e per ringraziarti delle belle immagini che scegli sempre per me.
Che la tua vita sia sempre costellata da un arcobaleno di felicità...

Questo dolce e colorato pensiero è della cara amica solosorriso che ringraziamo di cuore. 

Alla mia dolce e piccola Irene!
 

Ti aspetto bambolina! ^___^ Un bacio! Zia Paola

  da ormesullasabbia.a

 

Piccola cara! ^___^ Questo abbraccio dolce è per te!

Ci sia sempre il sole nella tua Vita!

 zia Paola


Grazie di questi teneri pensieri cara Paola, zia meravigliosa.
 

PENSIAMO ANCHE AGLI ALTRI

Chiedo una visita al blog - CARLO PARLANTI FREE -  un segno per fargli sentire la nostra vicinanza.

 

PER LE DONNE E CON LE DONNE, SEMPRE!

   

 


NO ALLA VIOLENZA!
NO ALL'OMERTA'


  












(http://www.riconoscilaviolenza.it/?op=home)

 

 

RIPRENDIAMOCI LA NOSTRA FEMMINILITÀ

CON L'ORGOGLIO DI ESSERE
SEMPRE DONNE



 

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Qual'è la vera sostanza dell'amore?

 

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E' un onore per me esprorre questo premio che ha voluto donarmi l'amico Argo (
http://blog.libero.it/
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che ringrazio di cuore.

 

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"Quando chi ti fa soffrire è uno che ami l'unica possibilità di difesa è amarlo di meno, se ci riesci." "E tu ci sei riuscita?" "Col tempo. Col tempo si fa tutto. Ma prima di arrivarci... Davvero, ho sofferto abbastanza".
G. BERTO - Anonimo veneziano

 

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