Creato da: hrothaharijaz il 27/12/2006
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Post N° 13

Post n°13 pubblicato il 01 Marzo 2007 da hrothaharijaz
Foto di hrothaharijaz

Sono contento perche', dopo un lungo periodo di astinenza, sono riuscito a scrivere ancora. Un grazie agli scarsi, ma competenti lettori, che mi hanno dato la forza di ricominciare.

Questo racconto é dedicato a tutti i giovani che entrano nel mio ambulatorio su una carrozzina e soprattutto a Trilly, cioe' alle persone buone e positive che potrebbero operare il miracolo.

                                                            TRILLY

E cosi' per Ludovica era arrivato il giorno della dimissione dalla clinica di rieducazione per malattie neuromotorie. Sei mesi di ricovero, di lunghe e dolorose sedute di fisioterapia, per poi uscire dall'ospedale su una carrozzina, seppur rosso fiammante, senza la benchè minima sensazione di vita dall'ombelico in giù e la certezza che, a meno di miracoli, quella sarebbe stata la sua vita per sempre.

Tutto era iniziato, all'improvviso, una fredda e piovosa serata di sei mesi prima; lei era distesa sul sedile posteriore dell'auto di papà, abbracciata a Tommy, il suo orsachiotto di peluche, poi la frenata, la sbandata, l'urto dell'auto contro una pianta, una fitta lancinante alla schiena e quella strana e brutta sensazione di non sentire più le gambe.

Poi la corsa in ospedale, l'intervento, il risveglio dall'anestesia e sempre quella strana e brutta sensazione.

Gli incoraggiamenti dei medici e la vicinanza di mamma e papà le avevano infuso un coraggio e uno spirito di sopportazione fuori dal comune e inusuali per una bambina della sua età. Poi, considerando gli scarsi risultati ottenuti, era subentrata una certa rassegnazione.

Il dramma si concluse il giorno prima di essere dimessa; pensavano che lei dormisse e le parole del medico, terribili come martellate sulla testa:" Signori Rosselli, mi spiace, abbiamo tentato di tutto ma il midollo spinale é leso in modo irreversibile; allo stato attuale delle conoscenze mediche non c'é nulla da fare, Ludovica non potrà più camminare".

Quella notte Ludovica non dormì, ma nemmeno pianse; vide davanti a sé scorrere, come in un film, le immagini di quello che sarebbe stata la sua vita in futuro, di quello che non avrebbe potuto mai fare e di quello che avrebbe dovuto subire e soffrire.

Il giorno dopo avrebbe compiuto cinque anni e Ludovica mai avrebbe pensato di iniziare la giornata col sorriso sulle labbra e con quella botta di felicità che solo i bambini sono in grado di sperimentare. Aperti gli occhi, dopo quelle poche ore di sonno, vide mamma e papà ai piedi del suo lettino con una grande scatola blu' avvolta da un enorme fiocco rosa:" Buon compleanno Ludovica".

Aperta la scatola, quello che vide le fece esplodere il cuore dalla gioia, un batuffolino bianco e caldo di sonno, un cagnolino, anzi una cagnolina come avrebbe scoperto di lì a poco, di razza maltese.

Tutti i pensieri foschi sparirono improvvisamente dalla sua testa e le immagini tristi della notte vennero sostituite da quelle rosee che rappresentavano la sua vita futura con Trilly, sì perche' la maltesina si sarebbe chiamata con quel nome.

L'arrivo di Trilly cambiò completamente l'esistenza di Ludovica, non le diede praticamente il tempo di pensare ai propri guai e la frenesia che era innata nella piccola bestiola venne trasmessa sempre alla padroncina.

Dove c'era Ludovica c'era sempre Trilly. I campanellini del collare della cagnolina, suonando, precedevano e accompagnavano l'entrata di Ludovica in ogni stanza della casa, spandendo una gioia festosa.

Quando Ludovica tornava dalla scuola o da qualche visita medica, Trilly, al suo rientro in casa, le volava letteralmente in braccio e la leccava e la baciava sulla faccia fino allo sfinimento.

Ludovica vedeva i compagni d'asilo, prima, di scuola, poi, scatenarsi nei giochi e correre mentre lei era relegata all'immobilita' sulla sua carrozzella. Per lei correva Trilly che, con la sua esuberante felicità, le trasmetteva la gioia di vivere anche se non aveva l'uso delle gambe.

Ludovica studiava e ripeteva ad alta voce la lezione davanti a Trilly e questa ascoltava attentamente, quasi comprendesse tutto e, alla fine della ripetizione, abbaiava festosa, non si capisce se per sottolineare che Ludovica era stata brava o se volesse un supplemento di lezione.

Non c'era festa di compleanno a cui Ludovica non fosse invitata:" Porta anche Trilly però", era la frase di rito che accompagnava l'invito.

Alla sera, sfinite, si addormentavano una accanto all'altra, quasi contemporaneamente e, al mattino, le si potevano ritrovare nella stessa posizione in cui si erano addormentate, Ludovica su un fianco e Trilly col muso incollato alla schiena della padroncina, all'altezza di dove era avvenuto il patatrack.

I campanellini di Trilly davano, al mattino, la sveglia alla casa e il via ad una nuova e gioiosa giornata.

                                                             ° ° °

Sono passati quindici anni. Ludovica é cresciuta, frequenta l'Università, e con profitto. Anche Trilly é cresciuta ma, soprattutto, invecchiata e con qualche acciacco e, nonostante abbia perso un pò della sua gioiosa esuberanza, i suoi campanellini continuano a risuonare per le stanze della casa.

Improvvisamente quel mattino, al risveglio, Ludovica avverte sotto la pianta dei piedi uno strano formicolio, una sensazione piuttosto fastidiosa, ma sempre una sensazione.

Il giorno successivo, sempre al risveglio, il formicolio interessa i piedi e parte delle gambe.. Nel giro di una settimana anche la parte del suo corpo che aveva avvertito come morta veniva interessato dallo stesso fenomeno.

Adesso, dormendo, avvertiva la pressione del musino di Trilly sulla sua schiena.

Nel frattempo Trilly appariva strana, svogliata, sembrava quasi trascinare, quando camminava, gli arti posteriori. La sera prima non era riuscita a saltare sul letto da sola, ce l'aveva dovuta adagiare la mamma di Ludovica.

Ogni mattina, appena desta, Ludovica scopriva qualcosa di nuovo di questo suo imprevedibile corpo; oggi si era svegliata e, guardandosi i piedi, aveva notato che riusciva a muovere avanti e indietro le dita.

La notte successiva si svegliò di colpo avvertendo una fastidiosa sensazione di peso sulla vescica e, senza quasi accorgersene, si trovò a gridare;" Mamma, mi scappa la pipì". Fra l'incredulità di tutti, accompagnata in bagno, riempì d'urina il suo vecchio vasino da notte.

Decisero quella notte stessa che all'indomani avrebbero portato Ludovica dal neurologo per cercare di dare una spiegazione logica a quanto stava accadendo.

Nel corso della notte medesima Ludovica si svegliò all'improvviso, avvertiva una fastidiosa sensazione di bagnato sul letto; le bastò allungare una mano per accorgersi che Trilly aveva fatto la pipì e bagnato le coperte; "Ah Trilly, stai proprio diventando una vecchia nonnina".

Il mattino successivo, al momento di uscire di casa , Ludovica si girò per fare ciao alla sua adorata cagnolina:" Tranquilla Trilly, Ludo torna a casa presto e ti porterà una sorpresina". Due occhietti tristi e un debole guaito furono la sola risposta:

Ludovica uscì con uno strano presentimento, una sensazione di malessere avvolgeva il suo cuore, ma non disse niente a nessuno.

Il neurologo ascoltò perplesso il racconto degli ultimi fatti avvenuti. Al momento della visita rimase sbalordito quando constatò che la ragazza rimaneva in piedi da sola e per poco non le venne un coccolone quando la vide camminare senza l'assistenza di qualcuno. "Non capisco" furono le sue due uniche parole. Eseguita nel giro di un'ora una risonanza magnetica, il neurologo si presentò ai genitori e a Ludovica: "Incredibile, dall'esame risulta che la lesione al midollo spinale é scomparsa e vostra figlia é guarita, non ci sono spiegazioni logiche, se credete ai miracoli questo potrebbe esserne uno".

La gioia dei genitori fu devastante, meno quella di Ludovica. Nonostante fosse lì, in piedi, avesse mosso i primi passi dopo quindici anni e vedesse nell'angolo la sua carrozzella, rosso fiammante, che non avrebbe più usato, non riusciva a gioire.

Arrivata a casa, si recò subito in cameretta; sul suo lettino giaceva Trilly, ormai fredda. In quel momento capì cos'era successo e perché.

                                                                          

 
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