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Inflazione Usa in calo, ma deflazione lontana

Post n°177 pubblicato il 16 Dicembre 2008 da gianzav1

L’inflazione negli Usa non scendeva cosi’ tanto dal 1932, in termini non destagionalizzati, e nei prossimi mesi continuera’ a calare. Non ci si aspetta un periodo di deflazione, ma piuttosto di disinflazione che potrebbe anche essere positivo per l’economia, dando una spinta ai consumi.

“La probabilita’ che l’indice generale dei prezzi diventi negativo e’ molto elevata soprattutto tra la primavera e l’estate del prossimo anno”, spiega Luca Mezzomo, economista di Intesa Sanpaolo. Come i dati di oggi hanno mostrato, a trainare al ribasso l’inflazione e’ il crollo dei prezzi dei carburanti. Nei primi mesi del prossimo anno la variazione tendenziale dovra’ fare i conti con i record che il petrolio ha messo a segno nella prima parte del 2008. “La componente core, invece, dovrebbe rimanere positiva e scende sotto i livelli del 2003, l’1%”.

“Le aziende hanno bisogno di liquidita’ e in questo momento stanno tagliando drasticamente i prezzi –aggiunge Peter Possing Andersen, economista di Danske Bank- Ecco spiegati i numeri di novembre. L’headline scendera’ sotto lo zero nel corso del 2009 e per poi tornare positiva nel 2010. Dubito che la componente core diventera’ negativa”. Un’inflazione negativa per un tempo determinato non e’ negativa per l’economia, anzi potrebbe rappresentare una spinta per i consumi. Secondo l’economista di Danske, infatti se i prezzi dei carburanti continueranno a crollare, le famiglie potranno spendere piu’ in altri settori.

La nuova amministrazione del presidente Barack Obama presentera’ nei primi mesi del 2009 il nuovo piano per stimolare la crescita economica. Se i consumi riprenderanno e l’economia evitera’ un profonda recessione, il rischio deflazione sara’ scongiurato.

La Fed questa sera tagliera’ i tassi. Mezzomo si attende un allentamento monetario di 50 punti base, mentre Andersen non sarebbe stupito da una mossa piu’ aggressiva, “per abbassare i tassi il piu’ possibile tutti in una volta”.

 
 
 

Italia: Unicredit stima Pil 4* trimestre a -1% t/t

Post n°176 pubblicato il 10 Dicembre 2008 da gianzav1

La produzione industriale dell'Italia ha subito a ottobre una contrazione dell'1,2% m/m, e "gli indicatori per novembre e, in particolare, la quota di nuovi ordini sulle scorte nell'indice Pmi manifatturiero puntano verso una ulteriore contrazione della produzione nei prossimi mesi".

Cosi' Marco Valli, economista di Unicredit Mib, commenta il dato sulla produzione industriale italiana. 

L'Istat ha poi confermato la contrazione del Pil nel terzo trimestre al -0,5% t/t, con una flessione generalizzata delle diverse componenti tra le quali si salvano solo i consumi.

"In seguito ai brutti dati sulla produzione industriale e dato il quadro tetro dipinto finora nel 4* trimestre sia dall'indice Pmi dei servizi che dal numero di immatricolazioni auto, pensiamo che l'economia si contrarra' di circa l'1% t/t" negli ultimi tre mesi del 2008, conclude Valli.

 
 
 

Giappone sempre piu' in recessione

Post n°175 pubblicato il 09 Dicembre 2008 da gianzav1

Peggiora la situazione economica giapponese con la contrazione del Pil nel 3* trimestre rivista al ribasso e previsioni di ulteriore debolezza nei prossimi trimestri.

“La recessione e’ abbastanza profonda e non ci sara’ un recupero prima della seconda meta’ del 2* semestre dell’anno prossimo”, ha spiegato un economista di Danske Bank. Occorrera’ infatti attendere il recupero degli Usa e della Cina. “L’impatto degli allentamenti monetari effettuati da Pechino e del piano di stimolo messo a punto dalle autorita’ cinesi ci mettera’ un po’ di tempo prima di impattare sull’economia. Solo allora si iniziera’ a vedere la ripresa del Giappone”.

Bisogna anche attendere il recupero dell’economia statunitense con il pacchetto di Barack Obama su infrastrutture e consumi.

I tre mesi a settembre hanno mostrato una contrazione dello 0,5% t/t dopo il –0,9% t/t del 2* trimestre. Il periodo peggiore, pero’, secondo Danske, sara’ quello attuale e i primi tre mesi del 2009. L’economista prevede per l’intero 2009 un –0,5% a/a per il Pil.

Nei prossimi mesi, comunque, a tenere banco sara’ l’inflazione con le paure di una nuova fase deflativa sempre maggiori.

La BoJ, tuttavia, dovrebbe tagliare i tassi e secondo Takeshi Minami di Norinchukin Research Institute, dovrebbe intervenire prima di febbraio.

 
 
 

Crolla mercato lavoro Usa, occorre agire su mutui

Post n°174 pubblicato il 05 Dicembre 2008 da gianzav1

Crolla a novembre il mercato del lavoro negli Usa. La percentuale delle famiglie che non riescono a pagare piu’ le rate dei mutui hanno raggiunto nel 3* trimestre il nuovo record del 6,99% del totale. La recessione e’ all’inizio e la Casa Bianca, insieme al team di Barack Obama, sta cercando una soluzione. Risolvere i problemi del mercato del credito e quelli del settore immobiliare sono le linee indicate da Washington. Il Tesoro ci sta gia’ lavorando e da Chicago si sta pensando ad un pacchetto di stimolo di circa 700 mld usd.

“Affrontare la cause della crisi e’ la direzione giusta, ma non esiste una soluzione veloce”, ha spiegato Aneta Markowska, economista di Societe Generale. “La fase di recessione sara’ lunga –conferma Antonio Cesarano, economista di Mps Capital Services-  e dopo aver risolto la crisi finanziaria ora e’ urgente che i mutuatari possano ripagare i debiti”.

La decisione di aiutare chi ha contratto un prestito “deve essere immediata”, aggiunge Markowska, e deve essere seguita da un piano che punti sulle infrastrutture piu’ che sui rimorsi fiscali. “Nel momento attuale, infatti, c’e’ piu’ propensione al risparmio che non al consumo e i soldi che i contribuenti riceverebbero non sarebbero tramutati in nuove spese. Le infrastrutture, invece, pur avendo un impatto piu’ a medio termine creerebbero fin da subito nuovi posti di lavoro”.

Secondo Cesarano, pero’, “i soldi liquidi in piu’ che le famiglie si troverebbero in tasca con un tax rebate, servirebbero proprio ad agevolare i pagamenti dei prestiti contratti, andando nella direzione di minore morosita’ e pignoramenti”. Il piano che Obama annuncera’ non appena insediato, quindi, sara’ piu’ concentrato sui rimborsi e meno sulle infrastrutture. Cesarano non elude la possibilita’ che vi sara’ un secondo piano che invece guardera’ con piu’ attenzione agli investimenti infrastrutturali “che hanno un maggiore effetto sull’economia, ma sono meno immediati”.

Sembra sempre piu’ probabile, dopo i dati di oggi, che la Fed interverra’ sui tassi nella riunione del 16 dicembre con un taglio di 75 punti base portando il saggio di riferimento dall’1% attuale allo 0,25%.

Il dato sul Pil del 4* trimestre e’ atteso in profondo rosso con un –4% annualizzato da –0,5% dei tre mesi a settembre.

 
 
 

Mossa Bce incoraggiante, tagliano anche BoE e Riksbank

Post n°173 pubblicato il 04 Dicembre 2008 da gianzav1

La Riksbank questa mattina aveva scaldato i mercati con un taglio di 175 punti base e il repo rate al 2%. A pranzo la BoE ha annunciato –100 punti base, con il bank rate al 2%, ai minimi dal 1951. Poco dopo la Bce e’ intervenuta con un allentamento di 75 punti base, mai cosi’ tanti nella sua storia, e con il saggio di riferimento al 2,5%, ai minimi da marzo 2006.

La Riksbank ha segnalato che i tassi ora rimarranno al 2% per tutto il 2009 se le condizioni, gia’ critiche, dell’economia locale e globale non peggiorassero. Il Comitato di politica monetaria ha giocato quindi molte delle cartucce rimaste per cercare di evitare un crollo verticale dell’attivita’ economica. Diversi economisti comunque si attendono che dovra’ intervenire nuovamente.

La mossa della Bce, pur non essendo cosi’ eclatante, e’ “molto incoraggiante” come spiega Marco Annunziata, economista di Unicredit Mib. Prima della riunione del Consiglio direttivo, infatti, molti esponenti della Banca centrale avevano decantato la virtu’ della moderazione. Oggi invece si e’ avuto un taglio di 75 p.b. Finalmente la Bce “e’ conscia dei rischi sulla crescita e sull’inflazione”. Il presidente Jean-Claude Trichet non ha aggiunto nulla, non volendosi sbilanciare sui prossimi interventi. Ha comunque riconosciuto che l’inflazione sara’ in target da qui al 2010, cioe’ in un orizzonte sensibile per la politica monetaria. Secondo Annunziata, la Bce tagliera’ ancora con i tassi che possono arrivare tra l’1% e l’1,5%. Le previsioni sulla crescita del 2009, inoltre, sembrano troppo conservative.

Trichet si e’ anche focalizzato sul fatto che in meno di due mesi i saggi sono stati tagliati di 175 punti base, ma secondo Chris Williamson e Rob Dobson, economisti di Markit, “e’ cruciale per determinare l’efficacia della politica monetaria vedere come i tagli sono trasmessi alle banche” e di conseguenza ai consumatori e alle societa’. “Da questo punto di vista, il tasso interbancario e’ sceso, ma lo spread con i tassi di riferimento rimane elevato, suggerendo che i tagli non hanno fatto molto, finora, per riportare la fiducia sui mercati”.

Per quanto riguarda la BoE, sembra ormai chiaro che per la prima volta nei 314 anni della sua storia il bank rate scendera’ sotto la soglia del 2% “e le possibilita’ che vada al di sotto dell’1,5% sono in significativo rialzo”, spiega Chiara Corsa di Unicredit Mib.

 
 
 
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