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Ricchezze e miserie della vita terrena

 

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Vogliamo l'indulgenza

Post n°8 pubblicato il 28 Settembre 2007 da andrea.muti
 
Foto di andrea.muti

Italiani peccate: l'indulgenza plenaria è assicurata dai nove miliardi di euro che lo Stato italiano elargisce (sotto forma di versamenti, ma anche di mancati introiti) alla Chiesa cattolica. I 4 miliardi di Euro riportati oggi da Repubblica sono sbagliati per difetto. A fare i conti in tasca allo Stato Pontificio ci ha pensato il matematico Piergiorgio Odifreddi che in un saggio intitolato "Perché non possiamo sentirci cristiani (e meno che mai cattolici)" oltre a fare le pulci alle Sacre Scritture si è preso la briga di fare due conti utilizzando naturalmente fonti ufficiali. Cominciamo dall'8 per mille che ammonta (dati Cei 2006) a circa 1 miliardo di Euro (991 milioni). Solo in 20 per cento di questa somma è destinato al Terzo Mondo e a interventi caritativi. Un altro miliardo è destinato a vario titolo dallo Stato italiano (senza contare il contributo delle amministrazioni locali e delle Regioni). Poi ci sono gli interventi pubblici nel settore sanitario : alle strutture cattoliche arriva circa un altro miliardo di euro. E siamo a quota tre miliardi. Ma sono le esenzioni fiscali godute dalla Chiesa a fare la parte del leone: i miliardi che non entrano nella casse dello Stato sono sei. Quindi il conto finale annuo arriva a nove miliardi di euro. Odifreddi "sconta" anche un paio di miliardi l'anno quale contributo dello Stato alle scuole cattoliche e a ospedali in quanto lo Stato dovrebbe comunque farsene carico per proprio conto. E' probabile che si tratti di un caso unico al mondo, per cui é legittimo aspettarsi da Papa Benedetto XVI un occhio di riguardo verso i suoi contribuenti. Per esempio una bella indulgenza pleanaria annuale da celebrarsi in pompa magna a Piazza San Pietro in diretta mondiale. La scelta della data la lasceremmo al Santo Padre: a lui non costerebbe nulla e noi avremmo le porte del Paradiso aperte.

 
 
 

Con quella faccia un po' così...

Post n°7 pubblicato il 30 Luglio 2007 da andrea.muti
 
Foto di andrea.muti

Il "caso Mele", si per sé ridicolo per le circostanze, il protagonista e l'epilogo, ha tutta l'aria di rivelare come, di fatto, alcuni nostri parlamentari interpretano il loro incarico politico. La loro scaltrezza è tale che parlano e non si rendono conto del ridicolo. Leggiamo cosa dice il segretario dell'Udc Lorenzo Cesa che, evidentemente volendo portare acqua al mulino del suo compagno di partito colto in flagrante con una prostituta, dice: "Al parlamentare si potrebbe dare di più e consentire il ricongiungimento familiare. Perché la vita del parlamentare è dura, la solitudine è una cosa seria". Quindi, se la sera cercano la compagnia di qualche bella ragazza disponibile con un "regalino", è perché i parlamentari fuorisede non hanno abbastanza soldi per permettersi la famiglia al seguito. Moglie compresa.  Di certo la faccia tosta non manca. E a questo punto come non dare retta a chi propone per tipi così una mesata a "cavar pietre"?

 
 
 

Se questo è citizen journalism...

Post n°6 pubblicato il 25 Luglio 2007 da andrea.muti
 
Foto di andrea.muti

Gli mancava di diventare un fulgido esempio di citizen journalism: per Fabrizio Corona non sono finiti gli allori. Dopo le accuse pesanti, il carcere e le farneticazioni del dopo, ecco che la testata internet Affari Italiani lo prende ad esempio invitando i propri lettori a fare come lui: Caccia al Vip/piccoli Corona crescono. Il lodevole intento di coinvolgere i lettori a usare gli strumenti web per divulgare notizie è stato interpretato da Affari Italiani come un invito ad emulare i paparazzi nostrani. Il riferimento a Corona è puramente casuale, s'intende, ma il lettori hanno prontamente recepito il messaggio e si sono subito sentiti "reporter di Affari". Ed ecco i primi scoop campeggiare sull'hp di Libero mentre mezza italia brucia: Brad Pitt e la Jolie che firmano autografi a Hollywood; l'ex ministro De Lorenzo in bermuda; un trans (o presunto tale) accanto a Santoro. Roba forte, ragazzi. Di rigore in apertura e avanti tutta col citizen journalism de' noantri!  

Cito dalla Repubblica del 27 luglio a firma di Francesco Merlo: "La scuola non è più il luogo del sapere depositato e neppure della vecchia, cara contestazione libro contro libro, figli contro padri, ma è il luogo dei poteri volgari, del sesso maltrattato, del videotelefonino che sembra promuovere ogni cretino in un Fellini o in uno scoopista alla Corona..."

 
 
 

Pausa allattamento

Post n°5 pubblicato il 21 Maggio 2007 da andrea.muti
 
Foto di andrea.muti

Il Parlamento egiziano ha appena dibattuto un caso spinoso: a scatenare roventi polemiche non sono stati  l'economia o il terrorismo ma una Fatwa della moschea al Azhar del Cairo il cui tono è questo: le donne che lavorano in un ambiente promiscuo devono allattare i colleghi al seno per almeno 5 volte in orario lavorativo. Solo in questo modo i colleghi sono considerati membri della famiglia e quindi ogni approccio o comportamento "impuro" verrebbe considerato alla stregua di un incesto. L'escamotage per arginare una pericolosa tendenza occidentale (evidentemente adottata anche in Egitto) che considera il luogo di lavoro come fonte di tentazione, è stata ideata e difesa strenuamente dal giurista Izzat Attia e guardandola nel contesto di quello che accade in altri paesi islamici fa parte della campagna per la difesa dei "valori" religiosi che obbliga le donne a coprirsi, le proibisce di andare in bicicletta e promuove la rottamazione delle parabole che diffondono immagini dal mondo. E' proprio questo il problema: la "pressione sessuale" occidentale che si  declina nelle immagini pubblicitarie per finire ai video porno sta diventando per alcuni paesi insostenibile, una vera e propria minaccia. Non è escluso che la guerra del sesso sia una di quelle guerre pienamente in atto e mai dichiarate. Le armi non sono letali, ma le conseguenze, per certi regimi, sì. E chi può corre ai ripari con la più classica della armi: la repressione e l'integralismo. Ma c'è anche chi, per fortuna, ricorre a una libera interpretazione del Corano per inventarsi la pausa allattamento. E noi che non ci avevamo pensato prima...

 
 
 

Mecenate cercasi

Post n°4 pubblicato il 08 Maggio 2007 da andrea.muti
 

A cena con personaggi della cultura e dello spettacolo (pochi, ma buoni) si parla di cinema, teatro, viaggi e perché no, anche di politica. Agli addetti ai lavori Rutelli non piace. Strano destino per un "piacione" che alle sorti della cultura italiana preferisce apparire piuttosto che agire a favore di chi, invece, la cultura la fa e la crea. E' emersa anche un po' di amarezza e delusione sul fatto che un governo di centro sinistra si lasci sfuggire il controllo della più grande industria culturale del Paese, la Rai. Ma non temano lorsignori. Il valzer delle poltrone è già cominciato, i "nuovi" (?) nomi sono sui giornali e presto li vedremo all'opera. Intanto il direttore di Rai Uno De Noce ce la sta mettendo tutta per fare vedere che lui "sperimenta" nuovi linguaggi a costo di sacrificare l'audience. Ma una volta non era RaiTre a "sperimentare"? E che razza di sperimentazione sarebbe rimettere in pista uno suonato come Funari? Insomma, temo che per quanto si sforzeranno i "nuovi" arrivati (ricordate i Minoli, Freccero...) per coloro che hanno a cuore la cultura ci sia poco da fare. Guarderanno con stupore e meraviglia cosa fanno a Londra e a Berlino prima che a Parigi, New York e Los Angeles. Oppure vivranno, come Rutelli dei fasti del passato, quei monumenti alla cultura che, guarda il caso, volle Mussolini, una geniale intuizione che fa rodere d'invidia la Sinistra oggi in attesa del suo mecenate. Di sicuro non sarà Rutelli.

 
 
 
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Un blog di: andrea.muti
Data di creazione: 19/04/2007
 

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