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Creato da: Praj il 30/11/2005
Riflessioni, meditazioni... la via dell'accettazione come percorso interiore alla scoperta dell'Essenza * Prajnaram

Un giorno ti accadrà...

 

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Percorsi contrari

Post n°700 pubblicato il 21 Novembre 2009 da Praj
 

Quanto più l'invecchiamento del corpo comporta un curioso e innocente ringiovanimento dello Spirito, tanto più si ha il senso di un viaggio a ritroso verso un grembo celestiale.
Proprio il contrario che un sentirsi spegnere, come un vuoto a perdere, attesi nell'abisso dell'oscurità.  (Praj)


 
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Tantrica-Mente

Post n°699 pubblicato il 19 Novembre 2009 da Praj
 

Accarezzandoci... l'uno nell'altro... belli,
i nostri occhi brillanti di luce ultramondana
scorgevano i confini penosamente mentali
di chi non conosce l'arte del dolce penetrare
nello sconfinato e Divino gioco dell'Amore.
Le lingue si parlavano vibrando e danzando
fra sospiri che sapevano d'altri mondi...
e si sorrideva in pace sentendo che si poteva
lasciare il tempo alle ragnatele dei ricordi
bruciare di vita viva o veleggiare sul godere
senza essere mai schiavi.
Ci siamo riconosciuti abitanti di un universo
parallelo e silenzioso, dove chi conosce la Fonte
dell'Estasi suprema sa dissetare l'Anima
usando questo calice fatto di sensi accesi
accompagnati dalla Luce.



 
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Attento ai mercanti d'incenso!

Post n°698 pubblicato il 17 Novembre 2009 da Praj
 

Non vendo fumo spirituale, ti restituisco Solo e soltanto alla vacuità che Sei.
Per questo dico: tieni fuori i mercanti dal tempio interiore!

Stai alla larga da quelli che ti promettono, compresa la tua stessa mente,
che un giorno sarai migliore, diverso da ciò che sei.
Guardati dalle seduzioni di questo genere: sono un inganno,
che svegliandoti a Te stesso, proprio adesso, puoi riconoscere come false.
Questa Consapevolezza è la base per una autentica, possibile, trasformazione positiva e naturale, non una nuova finzione dell'ego.
Queste parole che vengono dal Nulla (Tutto), che non ascolterai,
perchè ambisci ad essere una maschera nel teatro dell'esistenza, comunque sono un puro regalo,
nemmeno un investimento a fondo perduto.
Potrebbero però essere un seme... di quella Coscienza che ancora forse non sai di Essere.



 
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L'opposto della rassegnazione

Post n°697 pubblicato il 15 Novembre 2009 da Praj
 

C'è una sostanziale differenza esistenziale fra il principio di rassegnazione-fatalismo con quello di accettazione-arresa. Per me, sono principi spiritualmente e metafisicamente opposti. Lo stato psicologico e spirituale della rassegnazione contiene il "no",un rifiuto esistenziale, nel suo sfondo.
Diverso è invece lo stato che è sostenuto dalla luce della consapevolezza, che ha il “sì”come supporto, diventato Accettazione.

La differenza è fondamentale: con la negazione impotente c'è la passività costante come attitudine, inattività sfiduciata,pessimismo malinconico, rancore strisciante, malessere... mentre con l'Accettazione, ovvero con l'affermazione fiduciosa, non gestita dal senso dell'ego, l'impotenza passiva si trasmuta in potenza co-creativa, azione positiva impersonale.
Accettazione e rassegnazione dunque hanno ben poco da spartire. Hanno in comune solo un'apparenza concettuale, esteriore.
Perciò essere in uno stato di coscienza di accettazione invece che di rassegnazione cambia completamente l'approccio alla vita. Anche la qualità dell'esistenza è opposta: nell'una è basilarmente triste, nell'altra è serena.
L'accettazione ha una totale aderenza al presente. Non da spazio alla fantasticheria, non rimugina sul passato, non specula su quel che è stato o quel che potrebbe essere.... si attiene al ciò che accade momento dopo momento con naturalezza, disponibilità e assunzione dei possibili cambiamenti. Si fa carico del ciò che è senza resistenze di fondo, aprendosi alle trasformazioni ineluttabili.
L'accettazione è presente e spontanea di fronte agli eventi, non è scelta deliberata e calcolata da un soggetto che crede di agire personalmente: l'azione ed il pensiero conseguenti sono sorretti e pervasi dalla consapevolezza e dal sentire fiducioso di essere agiti dal Divino-Tutto. Se l'accettazione è un costante accadere del Divino che ci fa strumenti del Suo volere, la rassegnazione invece è sempre uno stato dell'ego riluttante all'abbandono.
Siccome solo il Divino può togliere all'ego l'illusione di avere una qualche sorta di potere, la stessa accettazione non può diventare un atto di volontà personale.
Infatti l'ego non può accettare, può solo rassegnarsi. Ecco perché allora qualunque cosa si faccia con l'intenzione di ottenere, avere uno scopo personale... ostacola di fatto la stessa accettazione, l'arresa al Divino, la discesa della Grazia dissolvente ogni rassegnazione.


 
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Uno sguardo nell'anima, il vero test antidroga

Post n°696 pubblicato il 13 Novembre 2009 da Praj
 

L’assunzione di sostanze stupefacenti è diffusa su vasta scala. Si va dal consumo di quelle definite “pesanti” a quelle “leggere”. Ogni classe sociale ne è toccata. E ciò succede in ogni parte del mondo, più o meno considerato civilizzato.
Sulle cause del dilagare di queste fenomeno sono stati scritti fiumi d’inchiostro, fatte discussioni di ogni tipo e livello. Sono state analizzate, sotto tanti aspetti, le motivazioni psico-sociologiche che indurrebbero gli uomini a usare queste sostanze che alterano lo stato di coscienza in maniera evidentemente pericolosa e nociva, per sé e per la società in generale. Gli allarmi su questo problema sono fatti in continuazione, ma il fenomeno sembra incrementarsi nel tempo anziché diminuire, purtroppo.
Ci sarebbero tanti punti sui quali discutere: dagli interessi economici che stanno dietro al consumo di massa delle droghe, alla difficoltà che hanno molte persone a reggere lo stress imposto da un certo modello sociale per cui tendono ad assumente sostanze che credono possano aiutarle... Per non parlare del desiderio di affermazione di una identità più forte di quella che realmente abbiamo, di mostrarsi “vincenti”, forti e disinibiti… oppure lo stordirsi in uno pseudo divertimento, in una chimica euforia o esaltazione passeggera. Ma non è questa per me la radice del bisogno dello stupefacente, del paradiso artificiale.
Personalmente sono contrario all’assunzione in generale di queste sostanze, ma non voglio limitarmi a condannare questo comportamento da un punto di vista morale o etico, ce ne sono già tanti, questa perniciosa quanto negativa tendenza umana, ma vorrei che si cercasse anche di capire qual è il richiamo di fondo che avvince, ammalia, chi cerca lo sballo. Vorrei che si indagasse in profondità il perché uno si fa tentare e poi intrappolare nella dipendenza dalle droghe.
Da dove proviene quest'affascinazione, questa seduzione, che poi cattura, imprigiona e gradualmente ammala o fors’anche uccide?

Cosa sta cercando l’individuo quando si droga, aldilà della apparenza, delle motivazioni superficiali che uno si da? Cosa vuol dimenticare... cosa vorrebbe ricordare... da che cosa vuole fuggire... cosa vorrebbe sentire, percepire, raggiungere in quella specie di delirante peregrinare nei meandri della psiche? Che vuoto vuole colmare? Io credo che, aldilà di tutto quello che può sembrare o quello che uno può raccontarsi, il drogarsi sia un distorto quanto sbagliato tentativo di riconnettersi ad una dimensione perduta. Una stupida quanto improbabile scorciatoia tesa ad un paradiso interiore a cui si vorrebbe accedere però con chiavi non idonee.
Io penso sia un misero cercare l’accesso a quel nostalgico luogo di pace e potenza che ognuno di noi ha dentro, ma che andrebbe riscoperto naturalmente, con vie dolci e corrette, e che non può essere fatto in modo artificioso, artificiale. Fondamentalmente violento. Non si può entrare il quello spazio di beatitudine con grimaldelli o espedienti da falsario, da scassinatore. E’ un imbrogliarsi poco fruttuoso: anzi è un nuocersi, un vicolo chiuso, un percorso distruttivo e autodistruttivo. Se non lo si capisce la pena è la perdita di sé nei gironi infernali della dipendenza. L
e porte della felicità, della gioia interiore, della serenità richiedono invece, per aprirsi al nostro cuore, al nostro genuino anelito di conoscenze sublimi, un processo di purificazione, dei passaggi di maturazione obbligati: ovvero, richiedono un “lavoro” interiore che, necessariamente, prima ci liberi dalle scorie dell’orgoglio e della vanità; che ci temperi bene nella sofferenza vissuta consapevolmente. Che dunque ci faccia crescere in pazienza, in perseveranza, in volontà. Altrimenti rischiamo di auto condannarci a percorrere i gironi dell’illusione, la bolgia del dolore, della mancanza d’amore sia per noi stessi che per chi ci sta intorno.
La droga, questa malefica sirena tentatrice, aldilà di ogni letteratura che possa anche darle una valenza di strumento atto ad esperienze pseudo-sciamaniche, non può portare che alla devianza, introdurre in un percorso altamente rischioso, degradante e degradato.
I mezzi autentici, sani e positivi, per colmare quel bisogno interiore di abbandono rilassato, quel senso di Presenza e di energia psico fisica positiva, ancor meglio spirituale… ci sono. Basta cercarli con una vera voglia di star bene, che sa andar oltre l’inganno dell’immediata quanto inutile evasione momentanea. Per far questo bisogna avere il coraggio di essere onesti e amorevoli con se stessi. Dunque è meglio fare il test alla condizione dell'anima prima di quello dell'assunzione della droga che in realtà è semplicemente la conseguenza di un disordine interiore.



 
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La gratitudine per il semplice Esserci

Post n°695 pubblicato il 11 Novembre 2009 da Praj
 

Un amico del blog mi ha chiesto un parere sul potere del ringraziamento.
Questa è la mia esperienza:


Il ringraziamento non è un potere in sè ma è la testimonianza della Divina capacità di accogliere la vita comunque si manifesti.
La gratitudine è proprio il premio derivante dal potere dell'accettazione.
Il saper ringraziare sempre e comunque è già la ricompensa,  è il beato “non desiderare” che può ogni cosa.
Lo spirito di riconoscenza verso ciò che si riceve ogni istante è la chiave della serenità permanente.
Quale miglior potere allora che avere nel cuore questa chiave che dà la possibilità di aprire ogni porta dell'accadere?
Non si ringrazia però come si fosse già ottenuto un qualcosa che la nostra mente spera furbescamente in futuro di ottenere, ma per quel che si è ottenuto quale miglior dono per ciò che ha auspicato la nostra Anima.

 


 
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Un pensiero che immagina un cercatore

Post n°694 pubblicato il 09 Novembre 2009 da Praj

"... Il cercatore non può nemmeno decidere cosa cercare. Tu non hai il libero arbitrio per poter decidere cosa cercare o non cercare. Non puoi volere ciò che vuoi.
Einstein ha detto: “La sola ragione per la quale posso sopportare gli esseri umani, è che non possono volere ciò che vogliono”.
Perché il momento seguente, qualunque sia il desiderio che si manifesta, è già presente. Non c’è niente di nuovo. Quel pensiero “io” si impossessa dell’idea di ricerca come se fosse sua, ma quell’idea è già lì. Non c’è un cercatore, non c’è mentale. Il ricercatore e il mentale sono loro stessi dei pensieri. Il pensiero è una finzione e una finzione non può crearne un’altra, un’immagine non può crearne un’altra. Tutto viene da quella sorgente assoluta, che non può essere immaginata, ma quella sorgente assoluta non ha direzione. E’ la libertà. Però il pensiero “io” cerca di intraprendere una ricerca spirituale, ma anche quello è falso e fa parte della realizzazione. Le cose sono come sono, non c’è alcuna possibilità di cambiare nulla."
(
Karl Renz
)

Tratto da:
http://www.sviluppocoscienza.it/RENZ4.htm


Posso comprendere che questa Visione, per l'ego di un ricercatore spirituale, possa non essere molto gratificante, addirittura disperante...ma, se si va più in profondità nella meditazione, di ciò che è scritto e dopo aver cercato in lungo ed in largo, si scoprirà che lì vi è il seme della libertà fondamentale.

 


 
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Barare

Post n°693 pubblicato il 06 Novembre 2009 da Praj
 

Spesso chi è ideologicamente moralista o proibizionista  è invece indulgente, permissivo verso se stesso, riguardo a cio' che pratica, in privato o di nascosto  condannandolo però pubblicamente.
Viceversa capita, curiosamente e all'opposto, che chi è antiprobizionista e non moralista, dunque eticamente indulgente e comprensivo con gli altrui errori e debolezze, sia in concreto anche più virtuoso nel privato degli stessi proibizionisti e moralisti.
A molti individui piace giocare sporco, tra vizi privati e pubbliche virtù, al festival quotidiano dell'ipocrisia. E' una scorretta furbizia, un sorta di peccato psicologico.
Questo succede perchè tra il giudicare e il fare c'è di mezzo il barare... con noi stessi e con gli altri.
Questa scissione fra quel che si è e quel che si vuol mostrare è la prova della nostra immaturità psicologica e spirituale.


 
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Essere trans... personali

Post n°692 pubblicato il 04 Novembre 2009 da Praj
 

Si sente parlare, a causa di una certa cronaca mondana, in maniera sempre più diffusa, di transessuali, di transgender... di trans.
Io preferisco invece coniugare la parola "trans" ad una dimensione che va  oltre queste realtà personali psico-materialistiche non inerenti all'essenza dell'essere umano., am solo all'involucro. Inviterei piuttosto le persone ad interessarsi della ricerca dell'esperienza trans-personale piuttosto che incuriosirsi solamente di altre trans-formazioni che lasciano invece il nostro piano di coscienza ancora identificato con il corpo, con il sesso, con la mente. Trans formazioni meramente formali, tutto sommato superficiali.
Anche se questo stato di coscienza - il trans-personale- non può essere espresso con linguaggio ordinario, alcune cose intorno ad esso, in senso generico, forse si possono dire.
La natura di questa esperienza è molto profonda perché è caratterizzata dalla non dualità, ovvero, dalla scomparsa della percezione dualistica maschile-femminile, io-mondo e,  soprattutto, dalla dicotomia soggetto-oggetto. E' l'abbandono del senso dell'ego, del senso d'identità personale.
Questo comporta una rivoluzione interiore incommensurabile da un punto di vista umano. Non ha paragoni con altre trans-formazioni psicofisiche.
Quando si compie questo balzo quantico coscienziale sopraggiunge una assoluta certezza che quello che è stato vissuto è reale, spesso persino più reale del vissuto della normale quotidianità che invece è quasi percepita come un sogno.
Accade che in questa condizione si entra in un'altra dimensione, la quale trascende lo spazio-tempo e dove il senso lineare il tempo scompare, facendo vivere un eterno qui e adesso di forte intensità.
Nondimeno emerge un sentimento del tutto nuovo: la sensazione che stia accadendo, momento dopo momento, qualcosa di grande e di meraviglioso,di realmente sacro dentro e fuori di noi.
Si ha una finalmente visione spirituale della realtà delle cose.
Anche la paura della morte viene meno: la vita è percepita come esterna, anche se permane il senso di transitorietà per quanto concerne l'esistenza fisico mentale.
L'esperienza trans-personale porta con sé, inoltre, una grande trans formazione del sistema dei valori e del comportamento: quasi sempre si evidenziano cambiamenti in direzione di valori positivi come bellezza, verità, compassione... accompagnati un distacco progressivo dai valori materiali. Il senso dell'essere si sostituisce sostanzialmente al senso dell'avere.
Penso dunque che ricercare queste Realtà dentro di noi sia quanto di meglio possa dare un senso alla nostra esistenza. Questo passaggio, questa psicologia trans-personale è uno stato di evoluzione umana che non dovrebbe essere mancato, se vogliamo dare qualità al nostro cammino esistenziale.


 
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Il cercatore si dissolve nel cercato

Post n°691 pubblicato il 02 Novembre 2009 da Praj
 

Quando si svela la totale identità del nostro essere con la Realtà assoluta, si realizza che l’interesse per il viaggio interiore non era che una sequenza di cause ed effetti sulle quali non avevamo un reale controllo.
E’ stato un continuo accadere che non abbiamo mai potuto né favorire né contrastare, perché del tutto autonomo dal nostro volere, nonostante ci sia sempre sembrato il contrario.
Si comprende che queste cause ed effetti sono stati fenomeni coscienziali esistiti solo nella trama della mente sognante dell’agente personale che credevamo di essere.
Quindi svanisce ogni ulteriore cammino, ogni possibilità di ricerca in tal senso, perché il ricercatore ora sa con chiarezza di essere ciò che cercava, avendo unificato in sé stesso questa dualità, divisione apparente.

 
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La scommessa totale

Post n°690 pubblicato il 31 Ottobre 2009 da Praj
 

Se credi essere libero come individuo devi anche sentirti responsabile di ciò che ti accade.
Non puoi dunque lamentarti delle conseguenze di ciò che hai scelto di fare: tutto ciò che ti sta capitando vuol dire che l'hai voluto, quando hai creato la tua realtà attuale con pensieri, scelte e azioni.
Se invece non ti ritieni libero, ma determinato da un insieme di forze superiori di cui sei soltanto strumento operativo, anche se consapevole, è ovvio che non puoi sentirti nemmeno responsabile.
Allora però devi accettare coscientemente tutto ciò che ti succede: pensieri, scelte e azioni. In questo ti senti tutt'Uno con l'accadere comunque sia.
In entrambi i casi, ci si ritenga personalmente responsabili o no, si sta vivendo un irripetibile momento presente di cui, come umani, non si sapremo mai con assoluta certezza se ciò che ci sta accadendo stia accadendo per nostra volontà o altro. La scommessa esitenziale consiste appunto nell'abbracciare consapevolmente una convinzione piuttosto che l'altra. Se in entrambi i casi ciò lo si fa' con totalità, si vive con pienezza e intensità. Altrimenti, restando nella parzialità, sarà inevitabile che si viva nella confusione e nel disagio permanente, nella sfera lacerante della domanda perpetua: perché...?
La non totalità non ci permette dunque di essere né liberi per sé stessi né servitori di un Sé superiore. Questa divisione è una delle ragioni della tragicità della condizione umana.
Il tormentoso dilemma esistenziale sulla presunta o meno nostra liberà viene superato facendo una scommessa totale, scegliendo una delle due strade che sono alla base del cammino spirituale.
Entrambe, se portate a termine, conducono a Casa.




 

 
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L'ipocrisia, la zona d'ombra

Post n°689 pubblicato il 28 Ottobre 2009 da Praj
 

Quando ammettiamo che in noi possono albergare tutti i vizi, debolezze e virtù umane abbiamo già fatto il primo passo per liberarci dall'ipocrisia, oltre che dall'illusione di essere migliori o peggiori degli altri. Siamo umani come chiunque, soltanto che abbiamo una storia più o meno fortunata, un destino  particolare.
Dovremmo ammettere che le cadute nelle nostre zone d'ombra, aree di malessere, spesso non si sono evidenziate solo per pura coincidenza o capacità particolare di tenerle nascoste alla altrui visione e riprovazione.
Queste zone d'ombra, private, non sempre hanno l'occasione di emergere, per mille motivi, i più svariati. Tuttavia queste zone grigie e oscure del nostro animo sono presenti e sono solo le circostanze della vita che le mettono in rilievo pubblico.
Noi le conosciamo bene ma non le ammettiamo mai pubblicamente. O lo facciamo molto raramente.
Allora è il caso di smettere di giudicare gli altri con falsi moralismi solo perché hanno messo il piede in fallo mentre a noi è andata finora bene, perché il destino è stato fino ad ora clemente e beffardo con il prossimo.
In noi tutti, volenti o nolenti, albergano sia la luce che l'oscurità. Riconoscerlo e accettarlo è la base per perdonarci e perdonare, per imparare a considerare gli errori nostri e altrui con maggior compassione e valutare gli eventuali sbagli dell'essere umano con sempre minor supponenza e arroganza.
In questo atteggiamento ci sono gli elementi di una crescita e reale cambiamento, non certo nella finzione di essere impeccabili o fuori da ogni contaminazione negativa.
Altrimenti, siamo condannati a restare prigionieri del gioco sporco della mente ipocrita che guarda sempre la pagliuzza che è nell'occhio del nostro simile e non s'accorge della trave che è nel proprio occhio.
Chi è senza peccato scagli la prima pietra, diceva un grande Essere. Purtroppo, ancora oggi, si constata invece che una folla sterminata di ipocriti ha la spudoratezza di lanciarla comunque. Se vogliamo essere sinceri e  onesti con noi stessi piuttosto dovremmo riconoscere che ognuno di noi è portatore di inconfessati comportamenti, pensieri o attitudini che nascondiamo agli altri per vergogna, per apparire migliori o diversi da quello che siamo realmente.
Ciò succede perché vogliamo rappresentarci soltanto come individui univoci e non per quel che siamo nella nostra interezza. La nostra ambiguità e contraddittorietà sta proprio nel non accettarci totalmente, nel rifiutare le nostre debolezze e colpe per vantare solo meriti, capacità.
ll mondo, secondo me, è anche nel disordine proprio per la somma di tutte le nostre falsità , le auto indulgenti idee su noi stessi e la colpevolizzazione spietata delle altrui cadute e debolezze.
Se non riusciamo a comprendere che noi siamo il mondo e che proiettiamo il nostro mondo interiore sugli altri con giudizi e condanne non avremo nessuna possibilità di trasformarlo.
Per cui incominciamo a sbarazzarci dell'ipocrisia lanciatrice di pietre e trasformiamo innanzitutto noi stessi facendo chiarezza con onestà su quel che siamo davvero, liberandoci dalle maschere di comodo.

 


 
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Servire il Sè gratuitamente

Post n°688 pubblicato il 26 Ottobre 2009 da Praj
 

Un servizio spirituale può essere considerato come un'attività o una serie di attività di natura più o meno intangibile, che ha luogo nell'interazione tra una persona ed un'altra o altre con lo scopo di aiutare nella crescita interiore.
Allora, per come lo intendo in questo contesto virtuale, un servizio è il risultato di attività di consiglio e di stimolo alla riflessione e meditazione svolto nell'interfaccia fra un portatore di particolari esperienze - risultato di un lungo e approfondito viaggio nella coscienza di Sé - e altri che ancora non le hanno fatte ma che aspirano o è nel loro interesse volerle fare. Per cui il servitore è anche colui che opera, non retribuito, servendo l'altrui bisogno o richiesta di aiuto in questo ambito, avendo esperienza diretta e competenza in merito.
A questo punto però va detto che un autentico servizio spirituale che è possibile offrire al nostro prossimo, oltre al servizio vero e proprio - suggerimento utile o gradito - è quello di essere innanzitutto onesti con noi stessi. Questa onestà interiore deriva dalla piena consapevolezza che non siamo mai noi gli autori di qualsiasi servizio o dono che possiamo elargire, perché noi siamo solo dei tramiti con cui l'Uno-Divino si esprime nella dimensione duale e relativa.
Quindi, sapendo ciò,non possiamo mai aspettarci, tanto meno richiedere, riconoscenza e gratitudine. Semmai, qualsiasi riconoscimento lo consideriamo un ritorno compensativo gradevole che riceviamo che però non ci spetterebbe. In realtà esso andrebbe indirizzato altrove, non al mero strumento individuale attraverso cui il servizio viene manifestato.
Questo consapevole atteggiamento pone il servitore dello spirito al riparo da ogni forma di orgoglio che possa scaturire dalla disponibilità al servire. In senso profondo, quando il servitore offre al presunto altro un servizio sa bene che lo sta facendo a se stesso.
Inoltre, quando è sbocciata una consapevolezza e una compassione nel cuore dovuto al Risveglio dell'Essere, il farsi servitori diventa un fatto naturale, una incontenibile voglia di condivisione che non s'aspetta nulla in cambio, ma che è però presente alla genuinità delle richieste. Diventa un respiro d'amore e gratitudine per una realizzazione – dovuta alla Grazia - che ora non può diventare che servizio spontaneo e gratuito.
Quando ciò non succede non è servizio spirituale ma servizio prettamente materiale, profano, tendente ad un guadagno e vanità personale. Il distinguo è importante perché segnala che ogni non gratuità del servizio vanifica ogni
la pretesa di aiuto spirituale all'altro, perché il dono interiore che ci è stato dato gratuitamente non può che essere condiviso altrettanto gratuitamente.


 
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Illumina ogni momento

Post n°687 pubblicato il 23 Ottobre 2009 da Praj
 

Rispetto alla nostra condizione umana, abbiamo sempre una grande opportunità per rimediare al nostro essere precipitati in una qualche crisi esistenziale, derivata dal senso di separazione da ciò che ci circonda.
Crisi che è il segno della caduta, che si esprime in varie forme, nella quale ogni ego si ritrova. Va riconosciuto invece che il nostro destino spirituale si determina, in ogni momento, nel vertice del presente immacolato della nostra consapevolezza.
La maledizione della caduta non ha origine temporale, in una ereditato errore e deficienza come spesso si crede, ma ha un’origine istantanea. Istantaneità sempre vergine nella quale in ogni momento si perde o vince la partita, nel gioco dell'esistenza. Ma ciò che è meraviglioso in questo apparente problematico stato di cose, è che abbiamo in noi il potere di risorgere a quella momentaneità per riparare i danni.
La rinascita nell'eterno presente è possibile ma controcorrente a noi stessi, verso la nostra sorgente, fino ad arrivare ai bordi della fonte, dove sorgono i fenomeni negativi che tutti conosciamo.
La meraviglia è che quella risalita è possibile; è molto sottile e delicata, ma non richiede particolare capacità o particolare energia. Richiede piuttosto molto coraggio e molta sensibilità, oltre che una attenta e distaccata osservazione.
Non abbiamo però nessuna possibilità di fare quella ascesa, se non abbiamo l'ardore, l'onestà e l'intrepidezza, per essere capaci di andare contro tutte le obiezioni che la nostra mente ci offre. Questo spirito è necessario al fine di smetterla con tutti i pregiudizi che si manifestano ostili al momento di quella ascensione orientata al riscatto.
Nonostante questi ostacoli, comunque il viaggio di ritorno che ci redime dalla caduta originaria è attuabile da subito. Purchè non lo si voglia continuamente rimandare ad improbabile futuro illusoriamente risolutore.

 

 
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Il Segreto non segreto

Post n°686 pubblicato il 21 Ottobre 2009 da Praj
 

Accettare è possibile, sempre. Accettare anche le contraddizioni in cui si scivola normalmente, perché anche questo in fondo è essere qui, è essere nel vivo presente. Le contraddizioni che viviamo non vanno problematizzate... sono semplici realtà da vivere. Essere perfetti è un concetto mentale dal quale ci si può liberare, perché noi siamo sempre "nel nostro giusto", se non ci diamo dei modelli mentali a cui adeguarci... una meta da raggiungere... se siamo senza aspettative.
In realtà, se non ci dividiamo, alimentando una lotta interna fra ciò che siamo e ciò che vorremmo essere in quel momento, si scopre che siamo già a Casa. Proprio così come siamo. Non ci sono miglioramenti immaginari da raggiungere ma solo un eterna realtà presente da riconoscere: quella che si sta vivendo proprio adesso, davanti e dentro di noi, così com'è. Con questa adesione totale si entra in contatto pieno e diretto con ciò che Siamo realmente,
con il Ciò che E'. Ci si libera dell’immaginaria visione di noi stessi. E' tutto qui e ora! Non c’è spazio per la fantasticheria sul come saremmo se….
In questo pieno riconoscimento del Vero accade indirettamente un genuino miglioramento spontaneo, non dettato altrimenti da un ego spirituale ambizioso, orgoglioso, auto referenziale... Per me,  l'Accettazione assoluta, nella sua disarmante semplicità, qui ed adesso, è la chiave... del ben Vivere.
In essa non c'è spazio per la separazione fra l'essere ed il dovere essere... ed in tale condizione di non tensione naturalmente la mente si calma... si ridimensiona. Allora, in questo accettarsi, l'ego è vissuto come una semplice rappresentazione da "usare" nel "Gioco" della Vita. E non crea più conflitti perché sa rapportarsi con altri ego in maniera nuova,  Se riusciamo, o ci accade, di accettare perfino la nostra "non accettazione", abbiamo perfino la possibilità e capacità di Vedere le cose da un'altro piano, sempre più interno, addirittura impersonale.
Questo non è un gioco di parole ma una Comprensione Metafisica, direi sovra razionale. Due livelli principali coesistono simultaneamente in noi. Sono il livello personale manifesto e l'impersonale immanifesto. In realtà sono due facce della stessa medaglia.
E' una unità che si dualizza per manifestarsi. E' l'Assoluto che gioca ad essere relativo per esprimersi nella sua infinita creatività.
Quindi, l'umana manifestazione non si può che accettare, se non si vuole lottare senza possibilità di vittoria alcuna, e senza alimentare ulteriore sofferenza a noi stessi e agli altri, al mondo.
Nell'accettazione l'Essenza ha la possibilità di emergere e guidarci, spodestando l'ego usurpatore dal trono della Coscienza, da un ruolo che non gli spetta.
Però questa celebrazione del Ciò che  E’ è possibile solo se c'è una Presenza Osservante - la Consapevolezza - che ci accompagna, vigile momento dopo momento.
E' evidente infatti che se la Consapevolezza è più espansa, l'area dell'identificazione da accettare si restringe. Più c’e Consapevolezza (Luce) meno c’è identificazione (Oscurità). La Vita si esprime danzando fra questi due poli, accentuando ora l’una ora l’altra dimensione.
Certamente, in questo ambito misterioso che è l'esistenza individuale, che si appalesa a più livelli, non si può che constatare che essa sia molto bizzarra nel suo esperimentarsi umano e addirittura paradossale riguardo la sua Comprensione "Divina". Consapevole e Compassionevole.


 
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Il valore del placebo

Post n°685 pubblicato il 19 Ottobre 2009 da Praj
 

In una recente trasmissione televisiva è stato dimostrata la potenza della suggestione, dell'effetto placebo su individui fortemente intenzionati a "sballare" con le droghe.
Sì è fatto vedere, filmandola a loro insaputa, come della gente può comunque entrare nello spazio psicologico dello sballo da droga pur prendendo della polvere bianca innocua (mannite, derivato delle zucchero) ma credendo, essendo convinta, che siano sostanze stupefacenti.
L'inchiesta si concludeva con l'obbligatoria constatazione: il pensiero di drogarsi è allora più forte della droga stessa, della chimica della sostanza! Con ciò voglio fare rimarcare le potenzialità dell'effetto placebo nelle nostre menti.
Non sarebbe dunque il caso di utilizzare e valorizzare un pò di più - questo effetto placebo - di quanto si sta facendo in molti campi e non solo occasionalmente esperimentalmente in medicina? Oltretutto non ha controindicazioni di nessun genere.
Perchè lo si sottovaluta ancora, quando si dimostra continuamente la sua importante, anche se relativa, efficacia terapeutica?
Non è che non si utilizza di più perchè non costa niente e non produce profitti per qualcuno?



La riflessione e stata ispirata da questa trasmissione: http://www.video.mediaset.it/mplayer.html?sito=iene&data=2009/10/13&id=5397&from=iene

 
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Inadeguatezza

Post n°684 pubblicato il 17 Ottobre 2009 da Praj
 

Soltanto chi aspira ad essere altro da quello che è può sentirsi inadeguato. Pertanto il senso di inadeguatezza è il riflesso di una mancata accettazione di sè.
Il senso di inadeguatezza esistenziale è dunque la spia dell'ego che segnala una sua presenza impotente, inadeguata ad un dover e voler essere migliori di quanto si mostra d'essere.
L'inadeguatezza è solo un fatto mentale che si ritorce su di noi perché abbiamo aspettative programmate dalla presunzione di volere essere diversi da ciò che siamo. 
Il sentirsi a proprio agio interiormente, così come si è, invece è la prova della riconoscenza che si ha nei confronti del dono della Vita.
Vita che ci è stata data senza pretendere da noi altro che la vivessimo per come siamo fatti.
Quindi il senso di inadeguatezza scompare quando ci accettiamo totalmente, quando non ci confrontiamo con nessun modello - sia interiore che esteriore -  e lasciamo fluire le nostre capacità uniche ed esprimiamo le nostre potenzialità per la semplice gioia di farlo.

 


 
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Essere sempre pronti...

Post n°683 pubblicato il 15 Ottobre 2009 da Praj
 

Non trattengo niente e nessuno e neppure posso essere trattenuto… fluisco con ogni istante godendolo per quel che è, per quel che da, per quel che toglie.
Solo così vivo appieno e con gratitudine tutto ciò che sono chiamato ad incontrare.
Non cerco meriti, quindi non conosco colpe. Non aspiro alle cime, tanto meno alle valli. Scorro calmo come un fiume verso il mare passando fra insenature, sopra cascate… preparando l’orgasmo che accadrà nella foce quando mi perderò ritrovandomi.
Se amo la vita è perché con essa mi sono reso disponibile in ogni momento alla mia scomparsa nell’oceano cosmico, all’abbandono nell’oscura Luce.
Appena il canto del silenzio eterno si farà udire fra i clamori del tempo vorrei farmi trovare presente, pronto, senza rimpianti, senza rimorsi, per essere ancora una volta trasformato.
Intanto, aperto allo sconosciuto celebro, anche adesso, l’abbraccio materno che mi regala il mistero, sia quando è bianco sia quando è nero.

 


 
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La pace non è attraente

Post n°682 pubblicato il 13 Ottobre 2009 da Praj

A volte mi domando del perché molti film, fiction e opere letterarie, aree della musica e dello sport, che hanno come protagonisti personaggi che sono o si rappresentano duri, cattivi…, attraggano l'interesse di così tanta gente. Mi chiedo perché il genere thriller, giallo, horror, intrattenimenti vari che si basano sulla violenza, sulla crudeltà fisica e psicologica, siano per tante persone spettacoli affascinanti.
Per non parlare del fatto che la cronaca nera produce ascolti record nei mass media.
Poi mi pongo subito dopo quest'altro interrogativo: perché invece queste cose non suscitano, ripugnanza, schifo, rifiuto, piuttosto che curiosità, attrazione morbosa? Invece, devo constatare che nel nostro modo d'intendere l'informazione sulla realtà, spesso anche nell'arte cinematografica... valori positivi come il bene, l'armonia, la gentilezza, l'amore fraterno, la fiducia… siano aspetti che non facciano spettacolo o si ritengono notizie non degne di rilievo, ovvie. Noto una sproporzione netta della rappresentazione del bene e del male, a favore del male.
Perché questo squilibrio?
Mi spiace vedere che sulle dimensioni positive non si metta molta più enfasi, entusiasmo. Che non si diano notizie positive che almeno controbilancino quelle negative. Come naturale stato delle cose, della realtà.
Ma da dove viene questa perversione per cui la rappresentazione del male è così seducente? Mi duole immaginare un mondo dove solo la patologia sia ritenuta interessante, proponibilecome spettacolo a persone adulte.
La nostra mente quotidianamente, purtroppo, si nutre prevalentemente di imput nefasti, poco edificanti. Così mi sembra ovvio che poi sia sempre più intasata da suggestioni negative, con tutte le conseguenze psicologiche e sociologiche che ciò comporta nel vivere sociale, relazionale, di ogni giorno. Questo continuo bombardamento psicologico induce poi a fenomeni di emulazione o depressione in soggetti dalla mente già stressata o fragile. Questo lo riscontriamo facilmente. E’ un circolo vizioso: più negatività veicoliamo come comunicazione più negatività ritorna in forma di stati d’animo e comportamento.
Perché invece non s’inverte questa tendenza che porta sempre più verso il degrado? Chi ha interesse che le cose non cambino, che si viva sempre nell’insicurezza, nel disagio, alimentando così le nostre zone tenebrose di paura, diffondendo tensione nell’inconscio personale e collettivo?
Mi dico: non si potrebbe invertire questa patologico modo d'intendere le cose, di diseducare, giovani e non, per cui la notizia o lo spettacolo che deve necessariamente interessare è soprattutto quello che fa leva sulla parte più oscura della nostra natura? O vogliamo fino in fondo cavalcare la tigre della negatività, della disperazione, della sfiducia e sprofondare sempre più nell’abisso?
Resta a noi la responsabilità e la libertà di cambiare, se vogliamo, partendo da una trasformazione interiore, che cambi l'interesse alle cose a cui diamo energia, attenzione.
In conclusione resta un interrogativo aperto: la pace e l'armonia non attraggono perché, in qualche maniera, siamo psichicamente e spiritualmente malati?

 
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Eresia antidogmatica permanente

Post n°681 pubblicato il 12 Ottobre 2009 da Praj
 

Chiunque voglia definire eretico qualcuno che esplora strade nuove, implicitamente si auto condanna ad essere dogmatico.
E il diventare dogmatico è quanto di più dannoso possa capitare a colui che aspira a riconoscere il Vero.
Ogni dogmatismo imprigiona il fluire dell'intelligenza in nome in un consolidamento ideologico artificioso, di un arroccamento concettuale limitato, di un costrutto autoreferenziale imbalsamato.
Il dogmatismo è uno stratagemma che serve solo per placare una sorta di ansia di potere,
una insicurezza e sfiducia di fondo in ciò che si crede di sapere ma del quale non si è convinti fino in fondo.
Questo è ciò che succede allo spiritualismo e non, quando si blinda nel dogma e vuole imporsi a scapito della sconfinata Conoscenza.



 
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