Archivio messaggi
| Lu | Ma | Me | Gi | Ve | Sa | Do |
|
|
1 |
2 |
3 |
4 |
5 |
6 |
7 |
|
8 |
9 |
10 |
11 |
12 |
13 |
14 |
|
15 |
16 |
17 |
18 |
19 |
20 |
21 |
|
22 |
23 |
24 |
25 |
26 |
27 |
28 |
Disclaimer:
Questo blog non rappresenta una testata giornalistica poiché viene aggiornato senza alcuna periodicità. Non può pertanto considerarsi un prodotto editoriale ai sensi della legge n. 62/2001. Le immagini pubblicate e i video tutte tratti da internet e quindi valutate di pubblico dominio. Questo vale anche per alcuni brevi estratti di testo presi da alcune pubblicazioni, di cui però è sempre citata la fonte. Qualora il loro utilizzo violasse i diritti d’autore, lo si comunichi all’autore del blog che provvederà alla loro immediata rimozione.
|
Post n°733 pubblicato il 09 Febbraio 2010 da Praj
Non fanno che uscire, da anni, film horror sempre più raccapriccianti, thriller di ogni tipo, filmati amatoriali in internet, videogiochi che esaltano la violenza: un bombardamento mediatico impressionante a cui tutti sono sottoposti in diverse modalità e quantità. Nei mass media si dà uno spazio esagerato a trasmissioni che parlano di cose negative; i telegiornali abbondano di notizie deprimenti e storie criminali, di racconti di malavita e cronaca nera. Si esaltano personaggi discutibilissimi e si ignorano sostanzialmente figure nobili, modelli positivi. In pratica, ci nutrono soprattutto di negatività. Si dice che tutto questo non è che un riflettere o raccontare i mali già esistenti nella nostra società. In realtà forse è vero il contrario, almeno in parte. Quel che è certo è che si contribuisce ad alimentare emozioni distruttive in persone in cerca di emulazione di qualche modello pseudo vincente comunque sia. E’ ovvio che i più deboli e fragili, dal punto di vista dell’equilibrio psicologico ed etico, saranno contagiati da questi incessanti stimoli e quotidiane sollecitazioni. La gioventù in primo luogo, ma non solo. Come possiamo pretendere allora di non avere una società non malata e una gioventù non violenta, aldilà di dimensioni fisiologiche? Non ci rendiamo conto che ci stiamo scavando la fossa con i nostri stessi nefasti interessi, le nostre perverse curiosità? Inoltre, mi domando: che responsabilità morali hanno tutti i produttori (editori, giornalisti, registi, scrittori, inventori di videogiochi… ) di questa spazzatura psicologica? Non basta definirla espressione artistica, informazione, intrattenimento per salvarsi la coscienza. E, visto che si parla spesso di manipolazioni delle menti, di condizionamenti e dipendenze, mi chiedo ancora: non è allora anche tutto questo una forma di plagio, finalizzato al businnes?
Post n°732 pubblicato il 08 Febbraio 2010 da Praj
L'ingenuità metafisica che fa sperare di cancellare il male, il brutto dal mondo si fonda sull'ignoranza del fatto che se ciò accadesse ci toglierebbe la possibilità di apprezzare il bene, vedere il bello... Ogni polarità esiste proprio perchè c'è l'opposto che la sostiene. Questo principio d'interdipendenza vale per ogni cosa che ha un apparente contrario. Se ciò non fosse non ci sarebbe la percezione dei fenomeni. Ogni aspetto dei fenomeni si valorizza, prende significato ed evidenza appunto nel contrasto con il suo opposto. Questa Visione è una rivoluzione copernicana per mente educata ad una visione dualistica delle cose: come l'oscurità contrapposta alla luce, la notte al giorno, il maschile al femminile... Se si attua questa lettura che coglie la necessaria complementarietà degli opposti, quindi non dualistica, il mondo appare trasfigurato da un senso di magia, di armonioso equilibrio.
Post n°731 pubblicato il 05 Febbraio 2010 da Praj
In un mondo in declino di valori come il nostro, chi riesce ad accettare consapevolmente la propria ordinarietà, quel che è, serenamente, diventa un trasgressivo, un anticonformista... quasi un diverso che canta fuori dal coro. Pochissimi hanno questa forza. I più sono sopraffatti dalla voglia di apparire quale smania di un ego esaltato o depresso. La bellezza dell'essere semplici è virtù poco praticata, tantomeno valorizzata dai mercanti d'immagine, dai trafficanti d'effimere ambizioni, dai spacciatori di sogni malati.La reale trasgressione alla ubriacatura imperante delle menti alla rincorsa della visibilità o dell'omologazione, alimentata dai media e dalle ideologie dominanti, è starsene tranquilli, fuori da questi giochi insani e non farsi prendere dal delirio narcisistico di volere lasciare comunque segni della propria follia. Tutto il resto è ego, banale lamento e pelosa ipocrisia. Si può dire che questo paese non è un posto per saggi, vecchi o giovani che siano.
Post n°730 pubblicato il 03 Febbraio 2010 da Praj
Riferendomi alla paura psicologica, non a quella istintiva, funzionale alla nostra sopravvivenza, direi che avere paura di aver paura porta la paura stessa sempre più profondità, sempre più nascosta negli anfratti dell’inconscio. Anticipandola, aggiungiamo ad essa l'ansia, l'angoscia... facendola diventare a volte persino terrore. Quindi, quando ci assale, s'impossessa di noi, non dobbiamo respingerla con ogni mezzo, ma accettarla... come compagna di viaggio... per capire da dove proviene. Se accettiamo; tra l'altro, di avere paura, questa, non trovando resistenza, pian piano diminuisce, si affievolisce... Addirittura potremmo utilizzare, trasformandola, questa potente energia per farne un uso positivo, canalizzarla in un qualcosa di creativo. Perciò, questa emozione non andrebbe bloccata, rimossa con qualche espediente tipo psicofarmaco, droga o alcool, ma alchemicamente e psicologicamente, trasmutata. I mezzi ci sono e appartengono alle Vie della ricerca interiore. Ma il problema è che spesso non siamo in grado di accettare la paura: perché, per i modelli culturali che ci condizionano, dobbiamo essere sempre coraggiosi, dobbiamo dimostrare che non la temiamo, o che se anche la sentiamo è giusto agire lo stesso e fare come se essa non ci fosse. In pratica non rispettiamo il nostro vero sentire. Fingiamo di non averla per timore del giudizio, del biasimo sociale, parentale, amicale. Questo atteggiamento crea una scissione in noi, il quale ci fa sentire inadeguati con un disagio interno insostenibile, doloroso, che possiamo superare solo con un onesto e serio lavoro di auto comprensione e accettazione. Se invece la rifiutiamo non siamo mai in grado di vedere cosa essa nasconde, cosa ci potrebbe insegnare se capissimo da dove proviene e il perché essa sorge in certi momenti. Da un attenta meditazione su di essa potremmo comprendere cosa ci vuole dire, quale nostro attaccamento vi è ancorato, cosa pensiamo di perdere o cosa mette in discussione delle nostre sicurezze; o quali aspettative non siamo in grado di pensare possano andar deluse... e tanti altri aspetti della nostra personalità, del nostro carattere che la paura ci può mostrare quando s’impone. La paura, se rifuggita, è certo che si ripresenterà ancora sotto nuove vesti e in nuove occasioni. Ma se accolta, accettata, osservata, studiata... può essere una buona maestra che ci conduce ai nodi irrisolti della nostra psicologia. Nodi da sciogliere sui quali è impostata la nostra difficoltà di vivere la vita così come ci è data. La paura dunque va trasformata, ma per essere trasformata necessita paradossalmente del coraggio di lasciarla entrare in noi, viverla per quel che ha da farci conoscere di noi stessi... per poi lasciarla quando ha esaurito il suo compito, ha svelato il suo messaggio.

Post n°729 pubblicato il 01 Febbraio 2010 da Praj
Di fronte a tragedie di ogni tipo, catastrofi naturali, orrori di ogni genere, disgrazie personali e collettive, che si sono sempre verificate nella storia e sono tutt’ora in corso, la mente dell’uomo religioso si fa questa domanda: Dio dov’era, dov’è? Questa, per me, è una domanda che scaturisce da visione troppo semplicistica, colpevolizzante l'uomo e banalizzante il Divino. Non mi sembra che faccia onore ad una alta visione di Dio. Dio è anche lo tsunami, il terremoto, la guerra… E’ pure la mente ed il corpo dell'uomo che lo rifiuta, che lo invoca... è l'uomo che fa il turista, quello disperato, è il bambino rapito e il suo rapitore... è il corpo e l'istinto dei pesci e degli animali, è la linfa delle piante... è Lui che distrugge... distruggendo anche se stesso...che poi ricrea in continuazione... eternamente. Dio è il Tutto, natura e sue leggi comprese. Vita e morte... lacrime e sorriso... odio e Amore... Però per me va anche detto che il centro del Tutto non è l'uomo... è oltre... è la Coscienza. Per quanto se ne dica... Dio non è antropocentrico. E nell'uomo, è solo la Coscienza Impersonale - il cosiddetto Testimone o Puro Osservatore neutrale - che ognuno dovrebbe scoprire in sè stesso - la sorgente Divina in noi, che è e può essere aldilà del film della creazione e distruzione. Oltre anche a ciò che la mente vede e il corpo percepisce ogni istante e che la materia vive e subisce trasformandosi, per delle leggi fondamentalmente insondabili anche alla pur evoluta mente dell'uomo identificato con il senso dell’ego, che si sente ancora essere separato da Dio. E quando vedo tante discussioni su "Dio dov'era?" mi rendo ancora di più conto di quanto si brancoli nel buio rispetto ad una "lettura" profonda del senso" spirituale" della Vita. Pur rispettandola, la domanda in questione, pur comprendendo il perché la si faccia, la trovo figlia di un pensiero relativo, non metafisico, una concezione e visione del Divino un pò infantile (il Dio padre... il Dio creatore separato dalla sua creazione… Lui in Alto, noi in basso...) ecc., Trovo che sia una concezione dualistica che non regge assolutamente se non sulla credenza dogmatica... che non sa dare risposte accettabili, comprensibili...che non sa Essenzialmente essere un Tutt'Uno con Dio, AccettandoLo, AccettandoSi, nella Cocreazione e Codistruzione, nella vita e nella morte, attimo dopo attimo, essendo Fede Cosciente... connessa alla Sua e "nostra" Volontà. Per esempio: In questo momento forse stai calpestando o annegando una formica o un insetto, indaffarato nella sua realtà. Lo sai di essere per lui (particolare entità vivente) una forza, una potenza superiore (direi Divina) incomprensibile, che non può o non vuole tener presente il suo piano d'esistenza perchè ha la necessità relativa di esprimere i suoi bisogni su un altro piano esistenziale? Se sei cosciente che il tuo essere uomo non è molto diverso... puoi contribuire per quel ti compete a creare o distruggere all'interno di un gioco di energie che ti trascendono, momento per momento. Solo la Consapevolezza Osservante è l'unica realtà che non può essere sopraffatta da nessun evento che appaia sul schermo della mente; nemmeno la morte la può distruggere. Il resto, fisico e mentale, prima o dopo, in un modo o in un altro, qui o là, sarà spazzato via. E la Coscienza impersonale è la Dimensione Divina che c'è in ognuno di noi. E non è una questione di fede ma di Comprensione di Chi siamo Essenzialmente. Le religioni dualistiche di fronte a tali domande non possono dare risposte convincenti perchè sono prigioniere del concetto, frutto distorto della mente, che Dio sia che ciò l'ego dell'uomo vorrebbe... antropocentrico, a sua immagine e somiglianza. Non è un punto di vista Panteistico ma Non Dualistico: la differenza è fondamentale. Capisco anche che il punto di vista del credente possa solo concepire la Dimensione Divina in un modo che separa... materia e spirito... bene e male ecc...e che esso, il credente, accettando questo assunto, non possa vedere la realtà per come appare, relativa al suo egocentrismo e, quindi, non sappia accettare la Vita così com'è. E che, purtroppo, son sappia esprimere gratitudine di Essere questo meraviglioso Mistero dell'Esistenza con il quale e nel quale siamo Uno e Celebrarlo proprio qui e adesso. 
Post n°728 pubblicato il 29 Gennaio 2010 da Praj
Proprio come quando guardiamo una superficie d’acqua e notiamo di essa solo i riflessi, così noi percepiamo il mondo illusorio delle apparenze, nelle quali poi ci identifichiamo credendo siano la sola realtà osservabile. L'Osservazione contemplativa invece si pone, diversamente dal semplice guardare, su un altro livello: non coglie solo i riflessi, ma è anche consapevole dell'acqua e dell’oggetto che li permette. Offre la Visione totale di ciò che abbiamo di fronte. Non è coinvolta dalle sole forme riflesse, ma Vede anche tutto ciò che sostiene il fenomeno nel suo insieme. 
Post n°727 pubblicato il 27 Gennaio 2010 da Praj
Nel romanzo un personaggio che fa il pubblicitario dice: "Sappiamo di essere parte attiva e importante del disfacimento dei valori sociali perché non vendiamo solo prodotti, noi vendiamo uno stile di vita, uno stile che sia possibilmente difficile e che allo stesso tempo però annienti tutti gli altri. Perché l’obbiettivo non è la soddisfazione di un bisogno, o più bisogni, piuttosto la necessità di alimentare più desideri. Una volta soddisfatto il desiderio, dobbiamo averne già un altro e un altro ancora da appagare…"
"… Noi creiamo il vuoto, l’angoscia e poi piazziamo il prodotto per riempirlo e tranquillizzare la gente." "… Il messaggio va detto e ripetuto continuamente, come una goccia cinese, e ormai è stato assorbito totalmente. Anzi, è entrato a far parte della natura del consumatore, tanto che ormai è lui a condizionare se stesso, a essere il guardiano della propria cella."
" … Bisogna continuamente stimolare e creare nuovi desideri e nuovi bisogni. Bisogna sempre cercare nuovi mercati da invadere e conquistare come fossero territori. Bisogna convincere che comprare oggetti è un modo per sentirsi più sicuri. Sono tanti i modi per spingere all’acquisto; per esempio uno molto efficace è l’invecchiamento del prodotto, rimpiazzato sempre da nuove versioni. Spogliare velocemente l’oggetto di quella luce di novità, di quella sensazione di nuovo che regala un sentimento eccitante. Ci pensiamo noi a dirti che ormai è vecchio e, visto che il prodotto ti rappresenta, tu comprerai quello nuovo per essere sempre al passo con i tempi. Perché tu sei il prodotto, e un prodotto nuovo ti rende più giovane. Noi abbiamo creato consumatori insaziabili." Tratto dal libro:" Il tempo che vorrei" di Fabio Volo - Mondadori

Post n°726 pubblicato il 25 Gennaio 2010 da Praj
Sono stato per parecchi anni in una di quelle che, le cosiddette teste libere e pensanti, definiscono setta. Sono stato discepolo di Osho e ho frequentato alcune comunità che si rifanno al suo insegnamento. Ho visitato anche gli Ashram di Poona e del Oregon. Dato che si sente spesso parlare di plagio di aderenti alla setta, vorrei invece ribadire pubblicamente che nessuno in quel ambiente mi ha mai condizionato a fare niente che non volessi fare. La mia adesione al movimento è stata volontaria e per nulla forzata. Nessuno mi ha mai chiesto soldi. Nessuno mi ha trattenuto quando mi sono allontanato per cercare nuovi percorsi: addirittura non mi hanno nemmeno chiesto le ragioni della mia scelta. Non mi hanno mai nemmeno cercato, tanto ero “schiavo o succube” del potere della setta. Lo stesso vale per tante altre persone che ho conosciuto, anche se non posso affermarlo in assoluto. Aggiungo, per avvalorare la mia testimonianza, che non sono mai stato un giovane sprovveduto e un individuo disinserito da una normale vita sociale e lavorativa. Come mai non mi hanno lavato il cervello, se sono così subdoli? Anzi, quella esperienza mi ha reso mentalmente più efficiente ed emotivamente equilibrato, per non parlare della maturità spirituale avvenuta in quel contesto. Per cui non rinnego nulla del mio percorso interiore: è stato un splendido cammino propedeutico ad un'ulteriore evoluzione interiore, di cui la mia specifica natura aveva bisogno per crescere. Da ciò discende una profonda gratitudine per l'esperienze che quel ambiente mi ha permesso di fare. Per non parlare di ciò che spiritualmente mi ha trasmesso il Maestro. Qui però il discorso diventa particolare e non è il caso di approfondire in questa sede. Lo può capire bene solo chi non ha pregiudizi ed è un autentico ricercatore del Sè. Perchè allora mass media e organizzazioni di tutela delle persone deboli non parlano anche di gente come me e non solo con dei disagiati che lamentano manipolazioni, soprusi subiti, vessazioni, ricatti e ipnosi varie? Così, solo per onestà intellettuale, per obiettività statistica, per una informazione più completa, oggettiva. Ma sembra che ciò non interessi. A qualcuno piacciono solo le denunce di situazioni limite, casi assurdi e inqualificabili, e non la normalità della maggioranza delle esperienze. L'importante sembra che sia solo il demonizzare certe realtà spirituali e religiose non ortodosse e non mostrare anche gli aspetti positivi delle storie e i relativi cambiamenti in meglio delle persone. Questi signori specialisti, professionisti, tutori dei cosiddetti incapaci d'intendere e volere vanno sempre e solo a cercare anomalie, patologie, casi particolari per mettere in evidenza la loro critica ideologica. Ascoltano solo quello che fa comodo loro ascoltare, con il pretesto di salvare le persone dagli abusi della cosiddetta setta e di fare notizia. Però, per analogia, avendo spesso sentito parlare a sproposito dell'ambiente che frequentavo, come un covo di gente che faceva solo sesso sfrenato e si drogava ed era in balia del demonio, mi viene da prendere con cautela anche un certo tipo di caccia alle streghe, di campagne antisetta che vedo ogni tanto riemergere nei mass media. Mi viene da pensare che allora questa sia solo disinformazione interessata o informazione strumentale, avendo vissuto queste campagne denigratorie ai tempi in cui stavo in una cosiddetta setta, discepolo di un cosiddetto santone, un “arancione”. In conclusione dico però che la mia è, ovviamente, solo una testimonianza che riguarda l'ambiente che si rifà all'insegnamento di Osho, quella che ho conosciuto abbastanza da vicino. Di altre realtà non posso parlare, non ho competenza. Mi andava però di fare questa doverosa esternazione. Ora sono solo un tranquillo e maturo contemplatore, un semplice blogger, sereno e contento del suo cervello lavato. 
Post n°725 pubblicato il 23 Gennaio 2010 da Praj
La così tanto propagandata autostima, tanto di moda e così spesso citata e coltivata ad arte, rischia di farci sconfinare nella vanità, nell'orgoglio, se non è sostenuta da una consapevolezza di fondo che la inquadra in una chiara presa di conoscenza dei propri limiti e delle proprie potenzialità. L’autostima, spiritualmente parlando, quando è indotta da una sorta di autosuggestione artificiosa, con possibile ipertrofia del senso dell’ego, crea un'illusoria idea di sé, la quale non fa crescere ma solo immaginare di essere cresciuti. Forse è meglio essere normalmente obiettivi al riguardo: ciò ci evita il ridicolo dell’ostentazione di una falsa sicurezza, facilmente smascherabile se messa alla prova dei fatti. Io credo che più importante di questo genere d'autostima sia piuttosto la stima che ci riservano gli altri. Questa stima non può essere che reale, perchè basata sui comportamenti apprezzati, capacità reali riconosciute, modi di relazionarci ritenuti validi. Con ciò non voglio dire che bisogna dipendere dall'idea che gli altri hanno di noi, ma nemmeno dall'idea che ci facciamo di noi stessi. Autostimarsi acriticamente, senza riscontri effettivi, temo sia un atteggiamento di sostanziale presunzione, un rischio di distorsione della nostra individualità a favore dell'immagine. Lo spirito positivo e fiducioso non si alimenta con la mera autostima, ma con l’essere onesti e sinceri, aperti e presenti nei rapporti interpersonali; con l’essere autentici e comprensivi. La stima che proviene dagli altri è poi la semplice conseguenza di tale spirito condiviso.

Post n°724 pubblicato il 21 Gennaio 2010 da Praj
Questo è uno spunto di riflessione nato dall'ascolto di esclamazioni che sente dire chi arriva ben messo esteriormente ad una certa età: come porti bene gli anni che hai, sai che non li dimostri? Questa sorta di complimento che capita di sentire anche a me, ma di ciò non faccio certo un vanto, ovviamente, perchè so che non è chiaramente merito mio. In ogni caso, se questo è vero, è perchè, io credo, sono stati gli anni a portare me, non io a portare loro. Il loro accumulo non mi ha dato un senso di fatica crescente, di carico insostenibile. Non li ho mai sentiti come fardelli: anzi, essi sono stati vissuti piuttosto come sostegni necessari alla mia crescita interiore. Man mano che questa è andata espandendosi è aumentato altresì il senso di appagamento e benessere esistenziale, nonostante l'avanzare inesorabile del tempo. Io credo che per far si che l'età biologica permetta un invecchiamento godibile, essa debba andare necessariamente a braccetto con l'età psicologica. Unite e intrecciate in una danza energetica, queste due età, portano l'essere a fluire nel cammino della vita, con leggerezza, ma anche con profondità. Sollevano dalla fatica e stanchezza che possono derivare dal rifiuto del nostro destino. Ciò che più conta, tuttavia, per non sentire l’età pesare nella vecchiaia, nel corpo e nella mente, ma soprattutto nell'anima, è entrare in una dimensione in cui il tempo è trasceso: questa è possibile solo nella realtà spirituale, lì dove ogni peso e carico dell'individualità si dissolvono e risolvono nella Coscienza Eterna. E' in quella dimensione che i segni lasciati dal tempo fisico e mondano possono trasmutarsi in tracce si saggezza che allietano la Presenza nel momento che scorre. Questo può accadere perchè sì è andati aldilà di ciò che è impermanente, si è ritrovata la dimora nella Fonte originaria, la quale è senza principio e senza fine.

Post n°723 pubblicato il 19 Gennaio 2010 da Praj
Quando si è realizzato, in una situazione di necessità o penuria, che sono veramente le dimensioni fisiche essenziali, come la fame e la sete per esempio, a farci apprezzare sia il semplice pane che l'acqua fresca, si può comprendere, per analogia, che l'abbondanza e l'eccesso, all'opposto, non possono che toglierci il senso dell'appagamento intenso. Questo vale anche per la salute che si apprezza di più quando viene a mancare, come tutti sanno. Ecco perchè spesso la scontentezza, l'insoddisfazione, la noia, la caduta del desiderio... pervadono chi ha tutto ciò che vuole, facilmente, senza sforzo, senza conquista. Se ne deduce pertanto che è piuttosto la sobrietà a mantenere vivo il senso del godimento, il gusto per le semplici cose, un sano e permanente stimolo desiderante, una voglia di vivere non sostenuta artificiosamente. E' solo l'appetito reale, sia fisico sia psichico, che dà piacere, che fa assaporare l'esperienza, quando accade; non è l'avere sempre a disposizione quel che si vuole. Per cui, non è nel avere tutto e sempre che fa godere, che sazia, ma è l'avere inaspettato, quello che ci coglie di sorpresa. E ciò succede con maggior possibilità quando si vive nella frugalità, quando la semplice aspettativa di una cosa realmente legata ad un bisogno vero trova soddisfazione. Questo è una sorta di segreto di pulcinella riguardante la legge della mancanza - sempre che sia relativa - che la mente avida raramente riesce ad intuire. I semplici, in genere, conoscono questo segreto ed è per questo che si accontentano di ciò che hanno, di ciò che provvidenzialmente arriva. 
Post n°722 pubblicato il 17 Gennaio 2010 da Praj
Non copiare mai, ma leggi dentro il tuo cuore le risposte che cerchi. Sono scritte proprio per te. Lì trovi scritto, momento dopo momento, il compito a te assegnato per scoprire la gioia e la pace. Non lo troverai altrove. E ricorda che piuttosto di diventare un sosia psicologico, una imitazione di qualcuno, è sempre meglio essere l'originale di se stessi.

Post n°721 pubblicato il 15 Gennaio 2010 da Praj
Il paradosso per un individuo che sostiene il razzismo, che presume di vantare una qualche superiorità, in base al colore della pelle, della cultura, dell'etnia o religione... è che mostra, al contrario, proprio la sua concreta e indiscutibile inferiorità nella crescita spirituale, nondimeno al suo evidente limite intellettuale e psicologico.

Post n°720 pubblicato il 13 Gennaio 2010 da Praj
Devo dire che avevo già visto qualche spezzone del programma "Grande fratello", ma l'altra sera, per mia curiosità masochista, ho voluto vedere l’intera puntata. Inoltre, confesso che talvolta guardo anche la trasmissione ironica e divertente della Gialappa's che prende in giro un pò i personaggi di quel reality, per me assurdo. Appunto per questo, dopo avere assistito a piagnistei melodrammatici, a liti isteriche e furibonde, ad improbabili ostentazioni di cultura, a relazioni amicali e sentimentali discutibili, esibizionismo e rapporti umani meno che infantili, oltre a scherzi puerili, mi sono domandato se questi bellimbusti siano davvero un campione rappresentativo della gioventù odierna. Sono questi giovanotti lo specchio di una certa realtà giovanile? O in qualche maniera fingono perché sanno di essere osservati? Oltretutto so che gli abitanti di quella casa sono anche dei selezionati, fra decine di migliaia di aspiranti. Ho avuto, ahimè, anche modo di vedere alcuni provini di soggetti esclusi attraverso il programma della Gialappa's e devo dire che sono rimasto basito, per il livello psico-culturale di alcuni candidati. Mostravano cose da non credere. Una ignoranza incredibile, una immaturità preoccupante. L'interrogativo che mi pongo e vi propongo allora è questo: é davvero così gran parte della nostrana gioventù e quella della paesi occidentali? Spero che ciò non sia, che siano solo minoranze esigue, frutto di una certa sub cultura, perché altrimenti, riguardo al futuro di queste società, ci sarebbe solo da mettersi le mani nei capelli. Se cosi fosse sarebbe un grande sfracello, altro che grande fratello! Non ci resterebbe che piangere o, meglio, sorridere amaramente. Che dire poi di noi spettatori che, con l'audience elevato che forniamo con il nostro ascolto, decretiamo il successo e la continuazione del programma? Forse dovremmo farci un onesto mea culpa. O, come sempre, ci meritiamo uno pseudo spettacolo che non fà altro che riflettere nostri vizi e difetti, raramente virtù, ai quali siamo in qualche maniera identificati e attaccati? 
Post n°719 pubblicato il 11 Gennaio 2010 da Praj
L'applicazione della cosiddetta legge di attrazione, se è motivata da desideri egocentrici, non può che attrarre elementi di ordine egoistico. Quindi, contribuisce a creare ulteriore conflitto e frustrazione, per sè e per altri, dopo l'illusoria e iniziale sensazione di euforia narcisistica e potere personale.

Post n°718 pubblicato il 08 Gennaio 2010 da Praj
La spiritualità profonda, dal mio punto di vista, non dovrebbe mai attaccarsi ai simboli religiosi, tanto meno combattere per essi. Li rispetta e li comprende senz'altro, ne capisce anche la funzione relativa inerente ad una religiosità popolare e il significato storico culturale che rappresentano, ma non potrebbe mai impegnarsi in battaglie ideologiche o, addirittura fisiche, intorno ad essi. Sa che Dio è ovunque, sa che ogni forma manifesta è un simbolo del Divino. Che ci siano o non ci siano è dunque spiritualmente irrilevante. Quindi, la loro rappresentazione dovrebbe essere secondaria, sia personalmente che pubblicamente. I simboli che contano, raggiunto un stato di Coscienza non duale, sono solo le tracce di un cammino evolutivo interiore, delle indicazioni sintetiche di forme mentali religiose. Per cui non sono assolutamente interessato a sprecare energia intorno ad una diatriba di retroguardia come quella dell'esposizione o meno di qualunque simbolo religioso. Che li tengano o li tolgano, dagli edifici pubblici o altrove, è affar delle loro menti identificate, sia che siano individui laici che religiosi. Questa faccenda non mi riguarda perchè, anche in una cella disadorna, i simboli del Divino li saprei riconoscere comunque. La spiritualità essenziale si nutre d'amore, di gratitudine... non certo di oggetti che, secondo me, sono mere rappresentazioni di proiezioni mentali umane.

Post n°717 pubblicato il 06 Gennaio 2010 da Praj
Se t'interessa sapere qual è la tua Via per essere sereno, felice... rifletti e lavora spiritualmente sulla cosa che più ti fa soffrire da quando sei nato. Quel malessere o dolore è la radice di un albero che ha prodotto quei rami malati che sono i tuoi disagi esistenziali. Risana quella radice e vedrai che, dal tronco alle foglie, ai fiori, tutto tornerà a crescere, perchè ora la linfa e l'energia possono fluire potentemente e armonicamente. Ricorda dunque che la tua sofferenza personale è la preziosa mappa della tua specifica evoluzione. Senza quella non sapresti mai dove andare: saresti disorientato dai desideri egocentrici, t'inoltreresti in sentieri già battuti e ti perderesti nel labirinto delle possibilità, delle ripetizioni non congruenti al viaggio della tua coscienza. Perciò benedici ciò che ti sembra un male, perchè è proprio attraverso esso che puoi rinascere a nuova Vita. Il tuo dolore è la tua mappa del ritorno a Casa.

Post n°716 pubblicato il 04 Gennaio 2010 da Praj
Rieccoci nell’anno nuovo. Però, devo dire, mi ritrovo qui a scrivere, rendendomi conto che vado dicendo cose non attraenti, intriganti, forse perfino noiose… In fondo cosa continuo a ribadire? Soltanto, accettati. Non c’è cosa meno affascinante per l’ego. Lo so. Eppure, dopo anni di ricerca, di pratiche spirituali varie, ho capito che il principio dell’accettazione consapevole è la cosa più rivoluzionaria che si possa fare da un punto di vista spirituale e psicologico. Tutto il resto è un girare intorno a questo punto basilare. E’ vero che dopo l’accettazione vera non cambia nulla del panorama circostante ma è altrettanto vero che cambia completamente l’ottica dell’osservatore. Da ciò, le conseguenze che ne derivano sono straordinarie. Si capovolge il modo di vedere egocentrico e si guarda dal punto di vista dell’insieme. Allora, non c’è più bisogno di fare alcunché per trasformare il mondo, perché lo stesso mondo ora appare completamente diverso, sempre in trasformazione, in perfetto ordine. Si percepiscono i disegni, gli equilibri e armonie che prima non si potevano vedere perché si guardavano le cose dal buco della serratura della personalità, solamente centrata sui personali bisogni e desideri. Ma come condividere e suggerire un tale approccio, per me miracoloso, ad altri che invece potrebbero trovarlo terribilmente banale e conservatore, per non dire peggio, perché non attivo, perché non orientato a cambiare i mali e le ingiustizie del loro mondo? E’ a questo punto che mi domando se sia utile riproporre quel che è stata soltanto la mia esperienza di liberazione, quando intorno ci sono miriadi di scuole e scuolette, chiese e chiesette – a pagamento – che insegnano ogni tipo di tecnica per portarti a diventare chissà chi. Cosa, per me, lo devo dire, abbastanza fuorviante e superflua per quanto riguarda il succo della ricerca interiore. Per me la comprensione fondamentale consiste invece proprio nell’accettarti per quello che sei, ma che ancora non sai di Essere, proprio perché continui a non accettarti Come espressione Divina. Ed ecco che allora che se ti accade questo abbandono, ogni rivelazione ti è data in sovrappiù. Cercarla altrimenti è solo frustrante. Quindi, non aver paura... e lasciati andare... semplicemente.

Post n°715 pubblicato il 31 Dicembre 2009 da Praj
Anno nuovo? L'anno nuovo comincia, si grida. Notte di fuoco. Botti e saette che scivolano in cielo, schiume di augurio traboccano e colano in terra, fra gioie e risate che erompono scavalcando i muri e tristezze e dolori che gemono rafforzando i muri. Tanto rumore per nulla e tanto nulla che fa rumore. Tanto rumore senza cuore e tanto cuore senza rumore. Tanta festa senza testa, e tanta testa senza festa. L'artificio s'impone ovunque, in cielo e in terra; il ballo é allegro e diverte chi lo gode e lo sballo, anche se allegro, affanna chi lo cerca. Intanto "Noi" grati, Uniti e silenti Voliamo nella Sacra astronave della Pura Coscienza Vedendo e lasciando i nostri corpi divisi nello spazio partecipare ridenti al gioco... come é dovuto al mondo, ai canti di speranza.... come é dovuto al sogno dei naufraghi compagni dell'esistere nel tempo, per ora ignari dell'Eterno.
Anno nuovo... per un malato rito antico Ancora un nuovo anno ci sta venendo incontro. Si brinda, si promette… s’invoca la fortuna. Tutto senza ardore e con lo sguardo spento tra fumi colorati, tristi schiamazzi e cocci. Avanza l’offerta di un altro giro intorno al Sole per noi esseri brancolanti sulla terra pieni di passioni fatue e sangue disperato. Cosa abbiamo imparato da quest’ultimo orbitare che non sia il vacuo cambiar maschere e costumi ed a mutar il vero con le danze del pensiero? Forse niente o solo a dimenticar l’abisso che sta dietro l’inquieto palpitare. Barcollando su noi stessi come ubriachi non crediamo d'essere smarriti costretti di nascita in morte a roteare intorno alla Luce primigenia fino allo sfinimento di un vanità che non sappiamo domare. Senza saperlo aneliamo a quel anno in cui il delirio tormentoso e cupo nel quale ci dibattiamo erranti sia dissolto dal fuoco sacro che brucia i sogni. Di anno in anno ancora si ripete un rito antico che ormai però ha perso l’anima ma che ancor si offre paziente al varco della soglia verso il Tempo Eterno che non ha fine, che è senza inizio che brilla luminoso solo nel potente adesso. Anno nuovo, portaci la tua assenza liberandoci da ogni aspettativa e vola via leggero nell’infinito Arcano.
by Praj
Post n°714 pubblicato il 23 Dicembre 2009 da Praj
Vivi la vita in modo da non arrivare al punto di attendere la morte ma vivila piuttosto in maniera che sia la morte ad attendere Te (Praj)

Tanti auguri di Buone Feste a Tutti!
|
Inviato da: Praj
il 09/02/2010 alle 20:11
Inviato da: cherie_jo
il 09/02/2010 alle 20:02
Inviato da: Praj
il 09/02/2010 alle 19:34
Inviato da: hareezio
il 09/02/2010 alle 18:54
Inviato da: Praj
il 09/02/2010 alle 14:15