Creato da Praj il 30/11/2005
Riflessioni, meditazioni... la via dell'accettazione come percorso interiore alla scoperta dell'Essenza - ovvero l'originale spiritualità non duale di Prajnaram

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PICCOLO E GRANDE SONNO

Post n°2557 pubblicato il 01 Ottobre 2014 da Praj
 

Dicono che il sonno sia come una piccola morte e la morte come un grande sonno.
Va beh, sono dicerie, tra le tante, che accolgo con piacere nella mia accettata ignoranza.
Sono curiosità che nessun ego potrà mai appagare in vita.
Dopo, immagino, avranno ancora meno senso.



 
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IN RETE NON ESISTE L'OBLIO

Post n°2556 pubblicato il 30 Settembre 2014 da Praj
 

Dato che nella rete (Web) non esiste l'oblio, la cancellazione totale di ciò che vi abbiamo immesso, mi sembra sensato, qualora lo si faccia, pubblicare in essa semi e segni che meritano, almeno secondo il nostro parere, di non essere poi rinnegati. Se questa è la realta, preferisco allora lasciare al ricordo nella memoria del Web, per quanto è possibile, sostanzialmente espressioni in cui so di potermi riconoscere anche nel tempo, riducendo al minimo le scorie inevitabili, tracce sgradevoli e negative che potrei invece pentirmi di aver scritto. Naturalmente il tutto viene fatto in un'ottica di consapevole spontaneità.


 
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INDAGARE LA SOFFERENZA

Post n°2555 pubblicato il 29 Settembre 2014 da Praj
 

Non si dovrebbe fuggire la sofferenza; nemmeno rassegnarsi ad essa va bene: andrebbe invece capita a fondo. Andrebbe esplorata, osservata e sviscerata con coraggio. La sofferenza ha una causa basilare che ha molteplici effetti che si riverberano nel nostro esistere.
La sofferenza psicologica nasce fondamentalmente da un senso illusorio di separazione e termina quando comprendiamo che quella separazione non è reale, che non esiste. Quando si è intuito questo principio fondamen
tale, ci si può pure aggrappare alle nostre tensioni, alle nostre convinzioni, sia a livello psichico che fisico. Questa resistenza è comprensibile dal punto di vista dell'ego. Gli attaccamenti al nostro modo di pensare e di sentire, che affondano le loro radici in lunghi anni di abitudinarietà e conformismo, hanno bisogno di un pò tempo per essere smontate. Il presupposto, la precondizione al de-condizionamento è una comprensione, un’intuizione essenziale di ciò che siamo. Se la sorgente dell’ignoranza non è debellata, nessun argine può contenere i sintomi dolorosi che ne scaturiscono e si riflettono continuamente nel nostro vivere quotidiano . Se non avviene questo potente insight, tutto ciò che andiamo smontando si riformerà, si ricostituirà in nuove forme, con molta probabilità. La sofferenza psicologico-spirituale può dunque attenuare la sua presa, fino a lasciarci, solo se siamo capaci di Vedere da dove realmente nasce e dove può anche svanire.



 
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L'INFERNO E' VICINO

Post n°2554 pubblicato il 28 Settembre 2014 da Praj
 

L'inferno è già qui. E' inutile pensare l'inferno altrove. E' nella coscienza dell'ego ottenebrato. E' nella crudeltà, nella miseria, nell'odio, nella cattiveria, nella falsità, nella stupidità, nella violenza, nell'avidità...
Per cui pensarlo nel divenire è senza senso. Noi quando siamo persi nei labirinti della follia vendicativa, nella competizione idiota, nella violenza gratuita siamo già dimorando in esso. Quando siamo posseduti dall'avidità, dalla calunnia, dalla perversione, stiamo sguazzando nelle piazze del suo impero. L'inferno è una condizione della Coscienza che poi si traduce nella realtà fisica ed emozionale.
Ci sono gironi infernali all'interno di noi stessi che percorriamo ogni qualvolta diventiamo adirati, gelosi o invidiosi... Con queste condizioni psicologiche siamo destinati ad incontrare altri dannati temporanei nello stesso stato. Le fiamme di queste negatività quando interagiscono non possono che divampare. Dunque il castigo non è ipotetico, in un divenire post mortem, ma è il terreno stesso nel quale ci muoviamo nel momento stesso in cui abbiamo smarrito noi stessi, in cui siamo profondamente squilibrati nel senso essenziale. Lo spauracchio sventolato come deterrente di un inferno in cui si dovranno espiare colpe e peccati per me è metaforico. Quel tempo è soltanto una proiezione delle nostre paure e senso di colpa che domina la nostra mente.
Le colpe ed i 'peccati' si scontano già qui ed ora nella coscienza sempre più lontana dalla pace, dalla gioia e serenità che sarebbero possibili, solo che noi avessimo scelto la strada opposta a quella che, invece, ci ha condotto o può condurci negli stati infernali del tormento e angoscia mentale. Quella che, a mio avviso, è la notizia consolatoria e di estremo aiuto è che niente è irreversibile. Che è possibile pure un cammino a ritroso che può ricondurci alla Casa lasciata e poi perduta, sede eterna di ogni beatitudine.
Si tratta di fare un viaggio di risalita alla Sorgente dell'Essere, della nostra autentica natura. Perchè tanto più ci allontaniamo da essa tanto più ci caliamo nel nostro inferno personale e contribuiamo all'espansione dell'inferno collettivo.



 
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L'UTILITA' DEL DOLORE

Post n°2553 pubblicato il 27 Settembre 2014 da Praj
 

Il dolore è un potente mezzo per ottenere l'attenzione.
Un dolore ci chiama con forza a essere colui che ne fa esperienza.
Al fine di sviluppare l'autoconoscenza, per far sì che l'esperienza del dolore non rimanga fine a se stessa, è bene s
apere che ci sono pratiche che consentono di osservare il dolore e distaccarsene invece che provare semplicemente il dolore identificandosi con esso.
Applicarle può favorire una nuova percezione della nostra natura interiore e evolvere il livello di comprensione di sè.



 
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IO PROMETTO

Post n°2552 pubblicato il 26 Settembre 2014 da Praj
 

Anche nella misura in cui onora le promesse fatte, soprattutto sul piano personale, si scopre il valore di un individuo. La capacità di mantenerle appieno, nei tempi e nei modi, mostra sia la sua consapevolezza previsionale che la sua abilità attuativa. Più sono significative più valore hanno; anche però le meno importanti devono essere sempre rispettate. Altrimenti ne va della della parola e della credibilità di chi le ha espresse incautamente o in malafede.


 
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NE' LASSU' NE' QUAGGIU'

Post n°2551 pubblicato il 26 Settembre 2014 da Praj
 

E' inutile sognare il paradiso in terra. Non è possibile, perchè esso non è lassù ma nemmeno quaggiù. Se proprio lo vogliamo trovare, lo dobbiamo cercare solo dentro noi stessi.


 
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SEMPRE DI PIU'

Post n°2550 pubblicato il 25 Settembre 2014 da Praj
 

Di abuso in abuso il mondo si è chiuso.
Di eccesso in eccesso poi si trova il decesso.
Anche volendo sembrare leoni, nei fatti si rimane coglioni.



 
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SALVIFICO ELISIR

Post n°2549 pubblicato il 25 Settembre 2014 da Praj
 

Non cercare nella spiritualità un dolce e consolatorio anestetico, ma fanne piuttosto un elisir che dona beatitudine e consapevolezza. Non preoccuparti se inizialmente questa bevanda ti sembrerà amara. E' la medicina indispensabile che serve primariamente a disilludere...


 
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OSSERVARE LA SOFFERENZA

Post n°2548 pubblicato il 24 Settembre 2014 da Praj
 

Sarebbe bene essere disposti a osservare la sofferenza, nostra e di coloro che abbiamo intorno, senza distogliere lo sguardo e permettere che quella condizione esista nel momento presente. Invece di chiuderci alla paura impariamo ad aprirci, a stare con lei, a lasciarla arrivare e andare con i suoi tempi. Quando ci si limita a osservare tutto ciò senza fare subito qualcosa la consapevolezza si rafforza. Scopriremo allora che i pensieri "terribili" e i sentimenti angosciosi che stiamo osservando e sentendo con neutralità sono piuttosto diversi dai timori che prima fuggivamo: nel momento in cui osserviamo quei pensieri e li accogliamo, il potere sulla sofferenza passa dall'esterno alle nostre mani... e allora possiamo fare qualcosa per noi e per gli altri che non sia sterile commiserazione.


 
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ORDINE COSMICO

Post n°2547 pubblicato il 24 Settembre 2014 da Praj
 

Tutto è in equilibrio, ogni aspetto si pareggia con il suo opposto, in un modo o in un altro, prima o poi, qui o là. Il punto è che bisognerebbe vedere l'intero universo perché ciò fosse evidente. Ma dato che è impossibile allora non ci resta che intuirlo... sentirlo.



 
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COS'E' LA RESA AL DIVINO?

Post n°2546 pubblicato il 23 Settembre 2014 da Praj
 

Cosa mai sarebbe questa benedetta resa al Divino? Per me è l'accettazione che ci porta a vivere pienamente la vita che si sta vivendo senza problematizzarla. La resa è Comprensione: una Grazia che entra in noi e che ci fa dire “sì” a ciò che Siamo. Ci fa dire “sì” a tutto quel che viviamo, ci fa accettare anche i nostri “no” a quel che non vogliamo. La resa ci fa accettare il Mondo così com’è, ora. L’istante successivo vedremo di crearlo alla Luce di una Consapevolezza accompagnata da una volontà Superiore: quella del Divino che ci dice con una sottilissima voce che viene dal Cuore: Essere ciò che siamo; non dobbiamo essere altro che noi stessi come già lo siamo, ed i cambiamenti avvengono e avverranno attraverso di noi per come dovranno e potranno essere… in ciò che ci appare il mondo reale.La resa ci fa essere completamente veri… liberi da divisioni: non perché non le non le abbiamo più nella superficie della nostra umana natura, ma perché le accettiamo, le includiamo in una unità dell’Essere più profondo, e quindi le trascendiamo nell’Essenza, quale centro di riconoscimento e appartenenza Divina. La resa è rimettere la nostra presunta volontà al posto che le compete: essere strumento Consapevole della Volontà del Tutto.Dal momento in cui accade la resa totale, ci rendiamo conto che anch’essa non è stata nostra, che nulla è nostro… dalla nascita alla morte, dall’odio all’Amore, dalla resistenza alla Resa sublime.Volere raccontare tutti particolari salienti dei nostri sogni, i momenti topici ci hanno portato fino alla resa che coincide con il Risveglio, per me, non ha molto senso. Solo l’intimo Silenzio è degno di tale Comprensione.Sarebbe come dare una credibilità agli evanescenti personaggi nei quali ci eravamo identificati che ora appaiono lontani, un eco fantastico del mondo coperto dal velo di Maya.

 

 

 
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SPIRITUALITA' CLANDESTINA

Post n°2545 pubblicato il 22 Settembre 2014 da Praj
 

Ogni tanto m'imbatto in qualcuno che segue o cerca una via spirituale, il quale ha delle serie difficoltà in famiglia o in coppia a comunicare i suoi interessi interiori, quando l'altro non è interessato o addirittura ostile a che ciò accada. A volte costui, per quieto vivere, o per una pseudo accettazione, porta avanti questa sua istanza di ricerca quasi di nascosto per non turbare o crearsi problemi con il partner lo osteggia e anche irride. Mi chiedo come ci si possa far ricattare fino a questo punto, su un bisogno così fondamentale come la conoscenza di se stessi, per mantenere in piedi una relazione che impone una sorta di clandestinità solo per non andare in crisi e generare un conflitto permanente. Perchè fa così paura o disturba il partner che ama essere libero, seppur solo in senso così pulito e degno? Non vedo amore in tutto ciò: solo possessività, controllo e insicurezza... Non penso sia giusto assecondare tale ricatto, anche se possono essere figli di mezzo.




 
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COMPORTATEVI COME SE...

Post n°2544 pubblicato il 21 Settembre 2014 da Praj
 

“Dovete sapere che, come individui, non siete gli agenti dell’azione, ma comportatevi nella vita come se lo foste.” (Ramakrishna)

Quest’affermazione può colpire, turbare, scandalizzare, perchè mette in crisi un punto fondamentale sul quale
si centra il nostro vivere e il nostro credere: la presunta convinzione di avere un ‘libero arbitrio personale’.
Non ci si faccia irretire, da questo tabù indiscutibile, piuttosto si mediti, aperti... al non conosciuto, all'inconoscibile.
La meditazione profonda su queste parole di Ramakrishna può invece offrire una basilare intuizione, la chiave, che poi può permettere di avere una profonda riconsiderazione del gioco dell’ego e un modo di vedere noi stessi, il mondo e la vita in un modo completamente nuovo. E, soprattutto, offre la possibiltà di comprendere veramente cosa vogliono dire parole come: resa, abbandono, lasciarsi andare... al Divino Mistero.




 
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RICONOSCERE L'IGNORANZA

Post n°2543 pubblicato il 20 Settembre 2014 da Praj
 

Se si avesse l'umiltà di ammettere a se stessi di non sapere niente intorno al mistero dell'esistenza, oltre alle cose lette, alle soggettive esperienze che non si sa davvero che sostanza abbiano, che grado di realtà incarnino, forse si aprirebbe quel cancello mentale che ci tiene prigionieri in un recinto di personali e illusorie convinzioni. Riconoscere la propria piccola ignoranza può darci la chiave per accedere alla grande Ignoranza, la quale invece ci rivela silenziosamente e senza bisogno di parole il ciò che è come lo non conosciamo: ovvero incontaminato da tutte le sovrastrutture mentali con cui lo oscuriamo o deformiamo con il nostro fittizio sapere convenzionale.




                                          L'immagine è di un quadro di Valentina Bronstean

 
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LA PERSONA GIUSTA

Post n°2542 pubblicato il 20 Settembre 2014 da Praj
 

Si trova la persona giusta quando si E' la persona giusta.
(Praj)



 
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GODERE NELLA SEMPLICITA'

Post n°2541 pubblicato il 19 Settembre 2014 da Praj
 

Quando si è realizzato, in una situazione di necessità o penuria, che sono veramente le dimensioni fisiche essenziali, come la fame e la sete per esempio, a farci apprezzare sia il semplice pane che l'acqua fresca, si può comprendere, per analogia, che l'abbondanza e l'eccesso, all'opposto, non possono che toglierci il senso dell'appagamento intenso.
Questo vale anche per la salute che si apprezza di più quando viene a mancare, come tutti sanno.
Ecco perchè spesso la scontentezza, l'insoddisfazione, la noia, la caduta del desiderio... pervadono chi ha tutto ciò che vuole, facilmente, senza sforzo, senza conquista.
Se ne deduce pertanto che è piuttosto la sobrietà a mantenere vivo il senso del godimento, il gusto per le semplici cose, un sano e permanente stimolo desiderante, una voglia di vivere non sostenuta artificiosamente.
E' solo l'appetito reale, sia fisico sia psichico, che dà piacere, che fa assaporare l'esperienza, quando accade; non è l'avere sempre a disposizione quel che si vuole.
Per cui, non è nel avere tutto e sempre che fa godere, che sazia, ma è l'avere inaspettato, quello che ci coglie di sorpresa. E ciò succede con maggior possibilità quando si vive nella frugalità, quando la semplice aspettativa di una cosa realmente legata ad un bisogno vero trova soddisfazione.
Questo è una sorta di segreto di pulcinella riguardante la legge della mancanza - sempre sia relativa, ovviamente - che la mente avida raramente riesce ad intuire. I semplici, in genere, conoscono questo segreto ed è per questo che si accontentano di ciò che hanno, di ciò che provvidenzialmente arriva.




 
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AMICHEVOLE ACCOMPAGNAMENTO

Post n°2540 pubblicato il 18 Settembre 2014 da Praj
 

E' chiaro che si ha sempre qualcosa da imparare, ma dopo tante esperienze nel mondo della ricerca interiore, lo dico senza presunzione, avrò pure qualcosa da insegnare? Lo segnalo perchè spesso sono invitato da amici e contatti a sentire le conferenze dei loro nuovi maestri. Capisco l'entusiasmo del neofita, ma sento, con l'esperienza interiore che ho maturato in tanti anni, di non essere più 'bisognoso' di alcun maestro da andare ancora ad ascoltare, se non per mera curiosità. Casomai, ho anch'io qualche buona indicazione per chi ha perso o cerca la sua strada. E questo mi piace farlo, se accade, come semplice e gratuita condivisione, come amichevole accompagnamento.




 
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PURO ASCOLTO

Post n°2539 pubblicato il 18 Settembre 2014 da Praj
 

Nell’ascolto puro non siamo né nella dissuasione né nella sollecitazione, siamo semplicemente senza distrazione.
L’ascolto puro cambia la struttura di ciò che dice l’interlocutore, perché questo s’indirizza a una coscienza che non è condizionata e non riceve una risposta condizionata. Quando le costruzioni non sono né frenate né incoraggiate, tendono a dissolversi da sole...
(Peter Fenner)



 
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L'IGNORANZA SEPARA

Post n°2538 pubblicato il 17 Settembre 2014 da Praj
 

Il fattore generazionale in genere tende a dividere i giovani dagli adulti e anziani, ma questa divisione però risulta inversamente proporzionale al livello di cultura e consapevolezza dei soggetti, non certamente l'età anagrafica.
In altre parole: è prettamente l'ignoranza che separa; è solo la rigidità psicologica che crea muri e barriere fra le generazioni e impedisce la reciproca comprensione.




 
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