Creato da Praj il 30/11/2005
Riflessioni, meditazioni... la via dell'accettazione come percorso interiore alla scoperta dell'Essenza - ovvero l'originale spiritualità non duale di Claudio Prajnaram

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PER IMPARARE L'UMILTA'

Post n°2963 pubblicato il 28 Luglio 2015 da Praj
 

La malattia, la sofferenza, il dolore, la sconfitta, l'umiliazione, ci offrono una grande occasione per imparare l'umiltà e scoprire una forza interiore che altrimenti non sapremmo d'avere.

 
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NON COM'E'

Post n°2962 pubblicato il 28 Luglio 2015 da Praj
 

Troppe persone guardano ciò che è
dal punto di vista di ciò che dovrebbe essere.
(Bruce Lee)

 
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SE TE LA DA PER CERTA

Post n°2961 pubblicato il 27 Luglio 2015 da Praj
 

Se qualcuno ti indica la via per trovare te stesso
dandotela per certa,
è probabile che sia più perso di te.

 
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QUELLA RELATIVA MI BASTA

Post n°2960 pubblicato il 27 Luglio 2015 da Praj
 

Che me ne faccio della libertà assoluta,
quando quella relativa mi basta e avanza?


 
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FRA QUALCHE GIORNO PASSA

Post n°2959 pubblicato il 26 Luglio 2015 da Praj
 

Un giovane monaco di un monastero Zen corre trafelato cercando il suo Maestro.
Trovato il vecchio insegnante, impegnato a potare i suoi piccoli alberi, lo interrompe dicendo: “Maestro oggi durante la meditazione mattutina ho iniziato a comprendere il canto degli uccelli, sentire il suono dei fili d’erba e il vociare delle formiche”.
Il vecchio monaco guarda il suo giovane allievo: “Non ti preoccupare troppo di questo… fra qualche giorno passa”.


 
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COME VIVI E' LA PROVA

Post n°2958 pubblicato il 26 Luglio 2015 da Praj
 

Sono per l'auto certificazione della consapevolezza spirituale. Nessuno e niente la possono invalidare o confermare, se non la capacità che mostri di giocare nell'esistenza stessa. I Doni e danni sono perciò a carico dell'auto certificante che lo dichiara in piena libertà e responsabilità.
La vita comunque ti chiede sempre il conto, prima o poi, se bari nel gioco.
Per cui non ha alcun senso imbrogliare o auto ingannarsi. La consapevolezza spirituale dunque si autentifica da sé, quando è vera e realizzata stabilmente.


 
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LA RISPOSTA E' IN TE

Post n°2957 pubblicato il 25 Luglio 2015 da Praj
 

Come puoi abbandonarti completamente se hai ancora dei dubbi? Un tale abbandonarsi non sarebbe naturale, ma, piuttosto, uno sforzo di abbandonare le tue idee e di sostituirle con dei concetti nuovi, quelli del tuo insegnante. Sarebbe un abbandonarsi ai nuovi concetti, non alla verità. La verità non è un concetto. E’ la tua realtà vivente; è assoluta libertà da qualunque concetto. Non puoi mai metterla in una gabbia, nemmeno nella gabbia d’oro delle parole del tuo insegnante. Tutto quello che puoi fare riguardo alle cose che dice il tuo insegnante è prenderle in considerazione. Se il tuo insegnante è un insegnante autentico, le sue parole gradualmente eroderanno i tuoi dubbi. Prendere seriamente in considerazione le parole del tuo insegnante è già un perfetto abbandonarsi. E’ il meglio che tu possa fare. Lascia che sia lui a fare il lavoro per te. Un vero insegnante darà sempre il benvenuto alle tue domande, almeno fino a quando avrai una conoscenza diretta della tua vera natura. Allora, egli potrà scegliere se rispondere alle tue domande, se lo riterrà opportuno. Per esempio, potrebbe aiutarti ad espandere la tua comprensione della prospettiva spirituale in un problema pratico nella tua vita, oppure potrebbe semplicemente ricordarti, qui ed ora, la verità che tu hai già sperimentato. In entrambi i casi, le tue domande troveranno risposta in te.
(Francis Lucille)


 
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DOPOTUTTO, CHE FARE?

Post n°2956 pubblicato il 24 Luglio 2015 da Praj
 

Osservare le norme e attenersi alle regole vuol dire legarsi senza una corda.
Agire liberamente e senza freni secondo i propri desideri vuol dire ciò che farebbero gli eretici e i demoni.
Riconoscere la propria mente e purificarla è il falso Zen del sedersi in silenzio.
Dar briglia sciolta a se stessi ignorando le condizioni che si trovano in rapporto reciproco vuol dire cadere nell'abisso.
Essere vigilanti e mai ambigui vuol dire portare delle catene e un giogo di ferro. Pen
sare al bene e al male appartiene al paradiso e all'inferno.
Avere una visione del Buddha e una visione del Dharma (il suo insegnamento) vuol dire essere imprigionati in tra due montagne di ferro.
Chi capisce questo non appena sorge un pensiero, il pensiero stesso esaurisce subito le proprie energie. Sedersi privi di espressione nel quietismo, è la pratica dei morti. Se si procede ci si separerà dal principio.
Se ci si ritira si sarà contro la verità.
Se non ci si ritira né si procede siamo uomini morti che respirano.
Adesso ditemi: che farete?

(Mumon Roshi, Maestro Zen)

 
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ESSERE FLESSIBILI

Post n°2955 pubblicato il 23 Luglio 2015 da Praj
 

Solo nella flessibilità, l'uomo può coltivare la creatività, la fantasia, la salute e l'armonia.
Al contrario, la rigidità è sempre causa di rottura, conflitto, malattia, sia nel corpo, nella mente, con la natura, nelle e fra le società.

 
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PARLARNE SENZA ESPERIENZA

Post n°2954 pubblicato il 23 Luglio 2015 da Praj
 

Parlare dello Zen senza averne fatto l'esperienza
è come cercare di descrivere il gusto di una mela dipinta.

(Dogen Zenji, Patriarca dello Zen Sōtō)


 
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IL POCO CHE POSSO DARTI

Post n°2953 pubblicato il 22 Luglio 2015 da Praj
 

Quattro studenti si recarono da un Lama per essere accolti come discepoli.
Il lama li ricevette e chiese loro se erano disposti a rifiutare i loro maestri precedenti, come condizione per essere accolti.
Disse loro di dormirci sopra e li congedò.
Il giorno dopo i giovani tornarono dal Lama e il primo disse: accetto; il mio maestro era sempre burbero e severo, quindi lo rifiuto!
Il secondo disse: anche io accetto di rifiutarlo, era un buon vecchietto ma senza nerbo....

Il terzo disse: certamente lo rifiuto: era pieno di difetti e per niente carismatico.
Il quarto si avvicinò, si prostrò e disse: mi spiace, me ne vado, non posso rifiutare chi mi ha aiutato nonostante i suoi limiti e debolezze. Eppoi chi non ne ha?
Il Lama sorrise e sentenziò: voi tre potete tornare a casa perché non conoscete la riconoscenza e il rispetto... tu rimani e impara il poco che posso darti!

(Storia Tibetana)

 
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ESSERE CON IL CIO' CHE E'

Post n°2952 pubblicato il 22 Luglio 2015 da Praj
 

Siediti, cammina, corri, ma non tentennare.
(Detto Zen)

 
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DISCIPLINA ESSENZIALE

Post n°2951 pubblicato il 21 Luglio 2015 da Praj
 

Se si vuol davvero crescere compassionevolmente e comprendere chi siamo,bastano la consapevolezza quotidiana e un cuore aperto. Ogni altrasadhana (disciplina spirituale) non serve che a rafforzare l'ego, nascondendolo ad arte.

 
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ATTITUDINI ECONOMICHE

Post n°2950 pubblicato il 21 Luglio 2015 da Praj
 

Già dal modo con cui spremiamo il tubetto del dentifricio mostriamo qualcosa delle nostre attitudini economiche.


 
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IL MONDO SULLE SPALL

Post n°2949 pubblicato il 20 Luglio 2015 da Praj
 

Lasciarsi il mondo alle spalle, per me, non significa rinunciare ad esso, tutt'altro, ma solo evitare di portarselo sulle stesse.


 
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L'UOMO DELLA LETTERA

Post n°2948 pubblicato il 20 Luglio 2015 da Praj
 

Con l'uomo della lettera, in ogni campo, si va sempre a sbattere, a farsi male.

 
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RESA AL DIVINO?

Post n°2947 pubblicato il 19 Luglio 2015 da Praj
 

Cosa sarebbe, in sostanza, questa resa al Divino di cui spesso si parla nell'ambito dei ricercatori spirituali?
E' l'accettazione che ci porta a vivere pienamente la vita che si sta vivendo senza problematizzarla. La resa è Comprensione: una Grazia che entra in noi e che ci fa dire “sì” a ciò che Siamo. Ci fa dire “sì” a tutto quel che viviamo, ci fa accettare anche i nostri “no” a quel che non vogliamo.
La resa ci fa accettare il Mondo, Il Tutto, così com’è, ora.
L’istante s
uccessivo vedremo di crearlo alla Luce di una Consapevolezza accompagnata da una volontà Superiore: quella del Divino che ci dice con una sottilissima voce che viene dal Cuore: Essere ciò che siamo; non dobbiamo essere altro che noi stessi come già lo siamo, ed i cambiamenti avvengono e avverranno attraverso di noi per come dovranno e potranno essere… in ciò che ci appare il mondo reale.
La resa ci fa essere completamente veri… liberi da divisioni: non perché non le non le abbiamo più nella superficie della nostra umana natura, ma perché le accettiamo, le includiamo in una unità dell’Essere più profondo, e quindi le trascendiamo nell’Essenza, quale centro di riconoscimento e appartenenza Divina. La resa è rimettere la nostra presunta volontà al posto che le compete: essere strumento Consapevole della Volontà del Tutto.
Dal momento in cui accade la resa totale, ci rendiamo conto che anch’essa non è stata nostra, che nulla è nostro… dalla nascita alla morte, dall’odio all’Amore, dalla resistenza alla Resa sublime.
Volere raccontare tutti particolari salienti dei nostri sogni, i momenti topici ci hanno portato fino alla resa che coincide con il Risveglio, per me, non ha molto senso. Solo l’intimo Silenzio è degno di tale Comprensione.
Sarebbe come dare una credibilità agli evanescenti personaggi nei quali ci eravamo identificati che ora appaiono lontani, un eco fantastico del mondo coperto dal velo di Maya.



 
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ACCETTARE DI ESSERE NESSUNO

Post n°2946 pubblicato il 18 Luglio 2015 da Praj
 

Secoli di educazione sbagliata vi hanno completamente confuso le idee rispetto all’illuminazione. La parola illuminazione suscita l’immagine di qualcosa di etereo, di ultramondano, sembra riferirsi a qualcosa che esiste oltre la morte, o che riguarda i morti. Non c’è nulla di più sbagliato.
Se vuoi essere felice, non hai altra via che l’illuminazione. Se vuoi essere ordinario, solo l’illuminazione ti renderà ordinario. Se vuoi amare ed essere amato, questo è possibile solo a...
ttraverso l’illuminazione; pertanto cerca di comprendere cosa intendo io per illuminazione: è un semplice essere ordinario, sano, consapevole, intero, integro, totale.
La mente, ogni mente, cerca lo straordinario. Tale è la natura dell’ego: cerca sempre di essere qualcuno di speciale; ha sempre paura di non essere nessuno, ha paura del vuoto interiore, e cerca di riempirlo di qualcosa, di qualsiasi cosa. Ebbene, ogni essere umano cerca la straordinarietà, e questo genera sofferenza.
Infatti, è impossibile: essere un nessuno è la tua stessa natura; il non-essere è la materia di cui sei fatto. Comunque ci provi, non puoi riuscirci; l’impossibilità di essere qualcuno è insita nella natura stessa delle cose. Puoi solo essere un nessuno, ma non c’è nulla di male nell’esserlo. Anzi, nel momento stesso in cui accetti il tuo essere nessuno, l’estasi inizia a irradiarsi in te in ogni direzione, immediatamente.
Per me l’illuminazione è proprio questo: riconoscere, rendersi conto, accettare di essere nessuno. Allora, improvvisamente, cessi di sforzarti di fare l’impossibile. Improvvisamente, smetti di cercare di tirarti su per le stringhe delle scarpe: ti rendi conto che è assurdo, e smetti. E una risata si diffonde in tutto il tuo essere: improvvisamente sei calmo, raccolto in te.
(OSHO)


 
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L'ANELLITO SINCERO E' LA GUIDA

Post n°2945 pubblicato il 17 Luglio 2015 da Praj
 

Qualcuno potrebbe domandarsi: se andiamo bene come siamo, allora dov'è la necessità della ricerca?
Innanzitutto, per chi l'intraprende con il cuore, la ricerca interiore non è una necessità ma un anelito di auto conoscenza che ci viene da dentro, è un richiamo del Sé. E questo accade proprio perché s'impari ad essere liberi di essere quel che siamo. Liberi di accompagnarci consapevolmente con il nostro destino umano. Certamente lo scopo di questo anelito non è di farci essere...
un simulacro di noi stessi, ma realmente noi stessi: perché è proprio così che il Divino ci "vuole", ci ha "fatti". Il senso della ricerca è dunque il cammino per imparare ad accettarci e riconoscerci per quel che siamo veramente. Il resto è ambizione, è ego spirituale in carriera, variamente agghindato da stellette e mostrine... in cerca di divenire in qualche modo un "super eroe", perché incapace di rilassarsi e godersi la sua splendida unicità, nell'ordinarietà e straordinarietà dell'esistenza individuale mondana.

 
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OGNUNO CERCHI A MODO SUO

Post n°2944 pubblicato il 17 Luglio 2015 da Praj
 

Il fatto stesso di sentirsi spiritualmente più evoluti degli altri, solo perché a parole sembriamo saperla più lunga segnala, al contrario, che ancora non lo siamo. Questo perché ci mostra mancanti di un fattore fondamentale della comprensione genuina: il lasciare amichevolmente ricercare il prossimo come sente di poterlo e doverlo fare, con i suoi tempi e modi, senza far pesare presuntuosamente le nostre esperienze e soggettive credenze, sensibilità.



 
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