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Creato da: Praj il 30/11/2005
Riflessioni, meditazioni... la via dell'accettazione come percorso interiore alla scoperta dell'Essenza * Prajnaram
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Post n°700 pubblicato il 21 Novembre 2009 da Praj
Tag: Aforismi, Alchimia spirituale
Post n°699 pubblicato il 19 Novembre 2009 da Praj
Accarezzandoci... l'uno nell'altro... belli, i nostri occhi brillanti di luce ultramondana scorgevano i confini penosamente mentali di chi non conosce l'arte del dolce penetrare nello sconfinato e Divino gioco dell'Amore. Le lingue si parlavano vibrando e danzando fra sospiri che sapevano d'altri mondi... e si sorrideva in pace sentendo che si poteva lasciare il tempo alle ragnatele dei ricordi bruciare di vita viva o veleggiare sul godere senza essere mai schiavi. Ci siamo riconosciuti abitanti di un universo parallelo e silenzioso, dove chi conosce la Fonte dell'Estasi suprema sa dissetare l'Anima usando questo calice fatto di sensi accesi accompagnati dalla Luce. ![]()
Post n°698 pubblicato il 17 Novembre 2009 da Praj
Tag: Businnes spirituale, Poesofia Non vendo fumo spirituale, ti restituisco Solo e soltanto alla vacuità che Sei.
Post n°697 pubblicato il 15 Novembre 2009 da Praj
Tag: Accettazione, Rassegnazione C'è una sostanziale differenza esistenziale fra il principio di rassegnazione-fatalismo con quello di accettazione-arresa. Per me, sono principi spiritualmente e metafisicamente opposti. Lo stato psicologico e spirituale della rassegnazione contiene il "no",un rifiuto esistenziale, nel suo sfondo. Diverso è invece lo stato che è sostenuto dalla luce della consapevolezza, che ha il “sì”come supporto, diventato Accettazione. La differenza è fondamentale: con la negazione impotente c'è la passività costante come attitudine, inattività sfiduciata,pessimismo malinconico, rancore strisciante, malessere... mentre con l'Accettazione, ovvero con l'affermazione fiduciosa, non gestita dal senso dell'ego, l'impotenza passiva si trasmuta in potenza co-creativa, azione positiva impersonale. Accettazione e rassegnazione dunque hanno ben poco da spartire. Hanno in comune solo un'apparenza concettuale, esteriore. Perciò essere in uno stato di coscienza di accettazione invece che di rassegnazione cambia completamente l'approccio alla vita. Anche la qualità dell'esistenza è opposta: nell'una è basilarmente triste, nell'altra è serena. L'accettazione ha una totale aderenza al presente. Non da spazio alla fantasticheria, non rimugina sul passato, non specula su quel che è stato o quel che potrebbe essere.... si attiene al ciò che accade momento dopo momento con naturalezza, disponibilità e assunzione dei possibili cambiamenti. Si fa carico del ciò che è senza resistenze di fondo, aprendosi alle trasformazioni ineluttabili. L'accettazione è presente e spontanea di fronte agli eventi, non è scelta deliberata e calcolata da un soggetto che crede di agire personalmente: l'azione ed il pensiero conseguenti sono sorretti e pervasi dalla consapevolezza e dal sentire fiducioso di essere agiti dal Divino-Tutto. Se l'accettazione è un costante accadere del Divino che ci fa strumenti del Suo volere, la rassegnazione invece è sempre uno stato dell'ego riluttante all'abbandono. Siccome solo il Divino può togliere all'ego l'illusione di avere una qualche sorta di potere, la stessa accettazione non può diventare un atto di volontà personale. Infatti l'ego non può accettare, può solo rassegnarsi. Ecco perché allora qualunque cosa si faccia con l'intenzione di ottenere, avere uno scopo personale... ostacola di fatto la stessa accettazione, l'arresa al Divino, la discesa della Grazia dissolvente ogni rassegnazione.
Post n°696 pubblicato il 13 Novembre 2009 da Praj
L’assunzione di sostanze stupefacenti è diffusa su vasta scala. Si va dal consumo di quelle definite “pesanti” a quelle “leggere”. Ogni classe sociale ne è toccata. E ciò succede in ogni parte del mondo, più o meno considerato civilizzato. Sulle cause del dilagare di queste fenomeno sono stati scritti fiumi d’inchiostro, fatte discussioni di ogni tipo e livello. Sono state analizzate, sotto tanti aspetti, le motivazioni psico-sociologiche che indurrebbero gli uomini a usare queste sostanze che alterano lo stato di coscienza in maniera evidentemente pericolosa e nociva, per sé e per la società in generale. Gli allarmi su questo problema sono fatti in continuazione, ma il fenomeno sembra incrementarsi nel tempo anziché diminuire, purtroppo. Ci sarebbero tanti punti sui quali discutere: dagli interessi economici che stanno dietro al consumo di massa delle droghe, alla difficoltà che hanno molte persone a reggere lo stress imposto da un certo modello sociale per cui tendono ad assumente sostanze che credono possano aiutarle... Per non parlare del desiderio di affermazione di una identità più forte di quella che realmente abbiamo, di mostrarsi “vincenti”, forti e disinibiti… oppure lo stordirsi in uno pseudo divertimento, in una chimica euforia o esaltazione passeggera. Ma non è questa per me la radice del bisogno dello stupefacente, del paradiso artificiale. Personalmente sono contrario all’assunzione in generale di queste sostanze, ma non voglio limitarmi a condannare questo comportamento da un punto di vista morale o etico, ce ne sono già tanti, questa perniciosa quanto negativa tendenza umana, ma vorrei che si cercasse anche di capire qual è il richiamo di fondo che avvince, ammalia, chi cerca lo sballo. Vorrei che si indagasse in profondità il perché uno si fa tentare e poi intrappolare nella dipendenza dalle droghe. Da dove proviene quest'affascinazione, questa seduzione, che poi cattura, imprigiona e gradualmente ammala o fors’anche uccide? Cosa sta cercando l’individuo quando si droga, aldilà della apparenza, delle motivazioni superficiali che uno si da? Cosa vuol dimenticare... cosa vorrebbe ricordare... da che cosa vuole fuggire... cosa vorrebbe sentire, percepire, raggiungere in quella specie di delirante peregrinare nei meandri della psiche? Che vuoto vuole colmare? Io credo che, aldilà di tutto quello che può sembrare o quello che uno può raccontarsi, il drogarsi sia un distorto quanto sbagliato tentativo di riconnettersi ad una dimensione perduta. Una stupida quanto improbabile scorciatoia tesa ad un paradiso interiore a cui si vorrebbe accedere però con chiavi non idonee. Io penso sia un misero cercare l’accesso a quel nostalgico luogo di pace e potenza che ognuno di noi ha dentro, ma che andrebbe riscoperto naturalmente, con vie dolci e corrette, e che non può essere fatto in modo artificioso, artificiale. Fondamentalmente violento. Non si può entrare il quello spazio di beatitudine con grimaldelli o espedienti da falsario, da scassinatore. E’ un imbrogliarsi poco fruttuoso: anzi è un nuocersi, un vicolo chiuso, un percorso distruttivo e autodistruttivo. Se non lo si capisce la pena è la perdita di sé nei gironi infernali della dipendenza. L e porte della felicità, della gioia interiore, della serenità richiedono invece, per aprirsi al nostro cuore, al nostro genuino anelito di conoscenze sublimi, un processo di purificazione, dei passaggi di maturazione obbligati: ovvero, richiedono un “lavoro” interiore che, necessariamente, prima ci liberi dalle scorie dell’orgoglio e della vanità; che ci temperi bene nella sofferenza vissuta consapevolmente. Che dunque ci faccia crescere in pazienza, in perseveranza, in volontà. Altrimenti rischiamo di auto condannarci a percorrere i gironi dell’illusione, la bolgia del dolore, della mancanza d’amore sia per noi stessi che per chi ci sta intorno. La droga, questa malefica sirena tentatrice, aldilà di ogni letteratura che possa anche darle una valenza di strumento atto ad esperienze pseudo-sciamaniche, non può portare che alla devianza, introdurre in un percorso altamente rischioso, degradante e degradato. I mezzi autentici, sani e positivi, per colmare quel bisogno interiore di abbandono rilassato, quel senso di Presenza e di energia psico fisica positiva, ancor meglio spirituale… ci sono. Basta cercarli con una vera voglia di star bene, che sa andar oltre l’inganno dell’immediata quanto inutile evasione momentanea. Per far questo bisogna avere il coraggio di essere onesti e amorevoli con se stessi. Dunque è meglio fare il test alla condizione dell'anima prima di quello dell'assunzione della droga che in realtà è semplicemente la conseguenza di un disordine interiore. ![]()
Post n°695 pubblicato il 11 Novembre 2009 da Praj
Tag: Gratitudine Un amico del blog mi ha chiesto un parere sul potere del ringraziamento.
Post n°694 pubblicato il 09 Novembre 2009 da Praj
"... Il cercatore non può nemmeno decidere cosa cercare. Tu non hai il libero arbitrio per poter decidere cosa cercare o non cercare. Non puoi volere ciò che vuoi. Posso comprendere che questa Visione, per l'ego di un ricercatore spirituale, possa non essere molto gratificante, addirittura disperante...ma, se si va più in profondità nella meditazione, di ciò che è scritto e dopo aver cercato in lungo ed in largo, si scoprirà che lì vi è il seme della libertà fondamentale.
Post n°693 pubblicato il 06 Novembre 2009 da Praj
Spesso chi è ideologicamente moralista o proibizionista è invece indulgente, permissivo verso se stesso, riguardo a cio' che pratica, in privato o di nascosto condannandolo però pubblicamente.
Post n°692 pubblicato il 04 Novembre 2009 da Praj
Tag: Trans personalità Si sente parlare, a causa di una certa cronaca mondana, in maniera sempre più diffusa, di transessuali, di transgender... di trans. Io preferisco invece coniugare la parola "trans" ad una dimensione che va oltre queste realtà personali psico-materialistiche non inerenti all'essenza dell'essere umano., am solo all'involucro. Inviterei piuttosto le persone ad interessarsi della ricerca dell'esperienza trans-personale piuttosto che incuriosirsi solamente di altre trans-formazioni che lasciano invece il nostro piano di coscienza ancora identificato con il corpo, con il sesso, con la mente. Trans formazioni meramente formali, tutto sommato superficiali. Anche se questo stato di coscienza - il trans-personale- non può essere espresso con linguaggio ordinario, alcune cose intorno ad esso, in senso generico, forse si possono dire. La natura di questa esperienza è molto profonda perché è caratterizzata dalla non dualità, ovvero, dalla scomparsa della percezione dualistica maschile-femminile, io-mondo e, soprattutto, dalla dicotomia soggetto-oggetto. E' l'abbandono del senso dell'ego, del senso d'identità personale. Questo comporta una rivoluzione interiore incommensurabile da un punto di vista umano. Non ha paragoni con altre trans-formazioni psicofisiche. Quando si compie questo balzo quantico coscienziale sopraggiunge una assoluta certezza che quello che è stato vissuto è reale, spesso persino più reale del vissuto della normale quotidianità che invece è quasi percepita come un sogno. Accade che in questa condizione si entra in un'altra dimensione, la quale trascende lo spazio-tempo e dove il senso lineare il tempo scompare, facendo vivere un eterno qui e adesso di forte intensità. Nondimeno emerge un sentimento del tutto nuovo: la sensazione che stia accadendo, momento dopo momento, qualcosa di grande e di meraviglioso,di realmente sacro dentro e fuori di noi. Si ha una finalmente visione spirituale della realtà delle cose. Anche la paura della morte viene meno: la vita è percepita come esterna, anche se permane il senso di transitorietà per quanto concerne l'esistenza fisico mentale. L'esperienza trans-personale porta con sé, inoltre, una grande trans formazione del sistema dei valori e del comportamento: quasi sempre si evidenziano cambiamenti in direzione di valori positivi come bellezza, verità, compassione... accompagnati un distacco progressivo dai valori materiali. Il senso dell'essere si sostituisce sostanzialmente al senso dell'avere. Penso dunque che ricercare queste Realtà dentro di noi sia quanto di meglio possa dare un senso alla nostra esistenza. Questo passaggio, questa psicologia trans-personale è uno stato di evoluzione umana che non dovrebbe essere mancato, se vogliamo dare qualità al nostro cammino esistenziale.
Post n°691 pubblicato il 02 Novembre 2009 da Praj
Tag: Ricerca spirituale Quando si svela la totale identità del nostro essere con la Realtà assoluta, si realizza che l’interesse per il viaggio interiore non era che una sequenza di cause ed effetti sulle quali non avevamo un reale controllo.
Post n°690 pubblicato il 31 Ottobre 2009 da Praj
Tag: Scelta, scommessa totale Se credi essere libero come individuo devi anche sentirti responsabile di ciò che ti accade.
Post n°689 pubblicato il 28 Ottobre 2009 da Praj
Tag: Ipocrisia Quando ammettiamo che in noi possono albergare tutti i vizi, debolezze e virtù umane abbiamo già fatto il primo passo per liberarci dall'ipocrisia, oltre che dall'illusione di essere migliori o peggiori degli altri. Siamo umani come chiunque, soltanto che abbiamo una storia più o meno fortunata, un destino particolare.
Post n°688 pubblicato il 26 Ottobre 2009 da Praj
Tag: Servire il Sè Un servizio spirituale può essere considerato come un'attività o una serie di attività di natura più o meno intangibile, che ha luogo nell'interazione tra una persona ed un'altra o altre con lo scopo di aiutare nella crescita interiore. Allora, per come lo intendo in questo contesto virtuale, un servizio è il risultato di attività di consiglio e di stimolo alla riflessione e meditazione svolto nell'interfaccia fra un portatore di particolari esperienze - risultato di un lungo e approfondito viaggio nella coscienza di Sé - e altri che ancora non le hanno fatte ma che aspirano o è nel loro interesse volerle fare. Per cui il servitore è anche colui che opera, non retribuito, servendo l'altrui bisogno o richiesta di aiuto in questo ambito, avendo esperienza diretta e competenza in merito. A questo punto però va detto che un autentico servizio spirituale che è possibile offrire al nostro prossimo, oltre al servizio vero e proprio - suggerimento utile o gradito - è quello di essere innanzitutto onesti con noi stessi. Questa onestà interiore deriva dalla piena consapevolezza che non siamo mai noi gli autori di qualsiasi servizio o dono che possiamo elargire, perché noi siamo solo dei tramiti con cui l'Uno-Divino si esprime nella dimensione duale e relativa. Quindi, sapendo ciò,non possiamo mai aspettarci, tanto meno richiedere, riconoscenza e gratitudine. Semmai, qualsiasi riconoscimento lo consideriamo un ritorno compensativo gradevole che riceviamo che però non ci spetterebbe. In realtà esso andrebbe indirizzato altrove, non al mero strumento individuale attraverso cui il servizio viene manifestato. Questo consapevole atteggiamento pone il servitore dello spirito al riparo da ogni forma di orgoglio che possa scaturire dalla disponibilità al servire. In senso profondo, quando il servitore offre al presunto altro un servizio sa bene che lo sta facendo a se stesso. Inoltre, quando è sbocciata una consapevolezza e una compassione nel cuore dovuto al Risveglio dell'Essere, il farsi servitori diventa un fatto naturale, una incontenibile voglia di condivisione che non s'aspetta nulla in cambio, ma che è però presente alla genuinità delle richieste. Diventa un respiro d'amore e gratitudine per una realizzazione – dovuta alla Grazia - che ora non può diventare che servizio spontaneo e gratuito. Quando ciò non succede non è servizio spirituale ma servizio prettamente materiale, profano, tendente ad un guadagno e vanità personale. Il distinguo è importante perché segnala che ogni non gratuità del servizio vanifica ogni la pretesa di aiuto spirituale all'altro, perché il dono interiore che ci è stato dato gratuitamente non può che essere condiviso altrettanto gratuitamente.
Post n°687 pubblicato il 23 Ottobre 2009 da Praj
Tag: Qui e ora Rispetto alla nostra condizione umana, abbiamo sempre una grande opportunità per rimediare al nostro essere precipitati in una qualche crisi esistenziale, derivata dal senso di separazione da ciò che ci circonda.
Post n°686 pubblicato il 21 Ottobre 2009 da Praj
Accettare è possibile, sempre. Accettare anche le contraddizioni in cui si scivola normalmente, perché anche questo in fondo è essere qui, è essere nel vivo presente. Le contraddizioni che viviamo non vanno problematizzate... sono semplici realtà da vivere. Essere perfetti è un concetto mentale dal quale ci si può liberare, perché noi siamo sempre "nel nostro giusto", se non ci diamo dei modelli mentali a cui adeguarci... una meta da raggiungere... se siamo senza aspettative.
Post n°685 pubblicato il 19 Ottobre 2009 da Praj
Tag: Effetto placebo In una recente trasmissione televisiva è stato dimostrata la potenza della suggestione, dell'effetto placebo su individui fortemente intenzionati a "sballare" con le droghe.
La riflessione e stata ispirata da questa trasmissione: http://www.video.mediaset.it/mplayer.html?sito=iene&data=2009/10/13&id=5397&from=iene
Post n°684 pubblicato il 17 Ottobre 2009 da Praj
Tag: Accettazione Soltanto chi aspira ad essere altro da quello che è può sentirsi inadeguato. Pertanto il senso di inadeguatezza è il riflesso di una mancata accettazione di sè.
Post n°683 pubblicato il 15 Ottobre 2009 da Praj
Non trattengo niente e nessuno e neppure posso essere trattenuto… fluisco con ogni istante godendolo per quel che è, per quel che da, per quel che toglie.
Post n°682 pubblicato il 13 Ottobre 2009 da Praj
A volte mi domando del perché molti film, fiction e opere letterarie, aree della musica e dello sport, che hanno come protagonisti personaggi che sono o si rappresentano duri, cattivi…, attraggano l'interesse di così tanta gente. Mi chiedo perché il genere thriller, giallo, horror, intrattenimenti vari che si basano sulla violenza, sulla crudeltà fisica e psicologica, siano per tante persone spettacoli affascinanti.
Post n°681 pubblicato il 12 Ottobre 2009 da Praj
Chiunque voglia definire eretico qualcuno che esplora strade nuove, implicitamente si auto condanna ad essere dogmatico. E il diventare dogmatico è quanto di più dannoso possa capitare a colui che aspira a riconoscere il Vero. Ogni dogmatismo imprigiona il fluire dell'intelligenza in nome in un consolidamento ideologico artificioso, di un arroccamento concettuale limitato, di un costrutto autoreferenziale imbalsamato. Il dogmatismo è uno stratagemma che serve solo per placare una sorta di ansia di potere, una insicurezza e sfiducia di fondo in ciò che si crede di sapere ma del quale non si è convinti fino in fondo. Questo è ciò che succede allo spiritualismo e non, quando si blinda nel dogma e vuole imporsi a scapito della sconfinata Conoscenza. ![]()
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