Creato da Praj il 30/11/2005
Riflessioni, meditazioni... la via dell'accettazione come percorso interiore alla scoperta dell'Essenza - ovvero l'originale spiritualità non duale di Prajnaram

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COS'E' LA RESA AL DIVINO?

Post n°2546 pubblicato il 23 Settembre 2014 da Praj
 

Cosa mai sarebbe questa benedetta resa al Divino? Per me è l'accettazione che ci porta a vivere pienamente la vita che si sta vivendo senza problematizzarla. La resa è Comprensione: una Grazia che entra in noi e che ci fa dire “sì” a ciò che Siamo. Ci fa dire “sì” a tutto quel che viviamo, ci fa accettare anche i nostri “no” a quel che non vogliamo. La resa ci fa accettare il Mondo così com’è, ora. L’istante successivo vedremo di crearlo alla Luce di una Consapevolezza accompagnata da una volontà Superiore: quella del Divino che ci dice con una sottilissima voce che viene dal Cuore: Essere ciò che siamo; non dobbiamo essere altro che noi stessi come già lo siamo, ed i cambiamenti avvengono e avverranno attraverso di noi per come dovranno e potranno essere… in ciò che ci appare il mondo reale.La resa ci fa essere completamente veri… liberi da divisioni: non perché non le non le abbiamo più nella superficie della nostra umana natura, ma perché le accettiamo, le includiamo in una unità dell’Essere più profondo, e quindi le trascendiamo nell’Essenza, quale centro di riconoscimento e appartenenza Divina. La resa è rimettere la nostra presunta volontà al posto che le compete: essere strumento Consapevole della Volontà del Tutto.Dal momento in cui accade la resa totale, ci rendiamo conto che anch’essa non è stata nostra, che nulla è nostro… dalla nascita alla morte, dall’odio all’Amore, dalla resistenza alla Resa sublime.Volere raccontare tutti particolari salienti dei nostri sogni, i momenti topici ci hanno portato fino alla resa che coincide con il Risveglio, per me, non ha molto senso. Solo l’intimo Silenzio è degno di tale Comprensione.Sarebbe come dare una credibilità agli evanescenti personaggi nei quali ci eravamo identificati che ora appaiono lontani, un eco fantastico del mondo coperto dal velo di Maya.

 

 

 
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SPIRITUALITA' CLANDESTINA

Post n°2545 pubblicato il 22 Settembre 2014 da Praj
 

Ogni tanto m'imbatto in qualcuno che segue o cerca una via spirituale, il quale ha delle serie difficoltà in famiglia o in coppia a comunicare i suoi interessi interiori, quando l'altro non è interessato o addirittura ostile a che ciò accada. A volte costui, per quieto vivere, o per una pseudo accettazione, porta avanti questa sua istanza di ricerca quasi di nascosto per non turbare o crearsi problemi con il partner lo osteggia e anche irride. Mi chiedo come ci si possa far ricattare fino a questo punto, su un bisogno così fondamente come la conoscenza di se stessi, per mantenere in piedi una relazione che impone una sorta di clandestinità solo per non andare in crisi e generare un conflitto permanente. Perchè fa così paura o disturba il partner che ama essere libero, seppur solo in senso così pulito e degno? Non vedo amore in tutto ciò: solo possessività, controllo e insicurezza... Non penso sia giusto assecondare tale ricatto, anche se possono essere figli di mezzo.




 
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COMPORTATEVI COME SE...

Post n°2544 pubblicato il 21 Settembre 2014 da Praj
 

“Dovete sapere che, come individui, non siete gli agenti dell’azione, ma comportatevi nella vita come se lo foste.” (Ramakrishna)

Quest’affermazione può colpire, turbare, scandalizzare, perchè mette in crisi un punto fondamentale sul quale
si centra il nostro vivere e il nostro credere: la presunta convinzione di avere un ‘libero arbitrio personale’.
Non ci si faccia irretire, da questo tabù indiscutibile, piuttosto si mediti, aperti... al non conosciuto, all'inconoscibile.
La meditazione profonda su queste parole di Ramakrishna può invece offrire una basilare intuizione, la chiave, che poi può permettere di avere una profonda riconsiderazione del gioco dell’ego e un modo di vedere noi stessi, il mondo e la vita in un modo completamente nuovo. E, soprattutto, offre la possibiltà di comprendere veramente cosa vogliono dire parole come: resa, abbandono, lasciarsi andare... al Divino Mistero.




 
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RICONOSCERE L'IGNORANZA

Post n°2543 pubblicato il 20 Settembre 2014 da Praj
 

Se si avesse l'umiltà di ammettere a se stessi di non sapere niente intorno al mistero dell'esistenza, oltre alle cose lette, alle soggettive esperienze che non si sa davvero che sostanza abbiano, che grado di realtà incarnino, forse si aprirebbe quel cancello mentale che ci tiene prigionieri in un recinto di personali e illusorie convinzioni. Riconoscere la propria piccola ignoranza può darci la chiave per accedere alla grande Ignoranza, la quale invece ci rivela silenziosamente e senza bisogno di parole il ciò che è come lo non conosciamo: ovvero incontaminato da tutte le sovrastrutture mentali con cui lo oscuriamo o deformiamo con il nostro fittizio sapere convenzionale.




                                          L'immagine è di un quadro di Valentina Bronstean

 
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LA PERSONA GIUSTA

Post n°2542 pubblicato il 20 Settembre 2014 da Praj
 

Si trova la persona giusta quando si E' la persona giusta.
(Praj)



 
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GODERE NELLA SEMPLICITA'

Post n°2541 pubblicato il 19 Settembre 2014 da Praj
 

Quando si è realizzato, in una situazione di necessità o penuria, che sono veramente le dimensioni fisiche essenziali, come la fame e la sete per esempio, a farci apprezzare sia il semplice pane che l'acqua fresca, si può comprendere, per analogia, che l'abbondanza e l'eccesso, all'opposto, non possono che toglierci il senso dell'appagamento intenso.
Questo vale anche per la salute che si apprezza di più quando viene a mancare, come tutti sanno.
Ecco perchè spesso la scontentezza, l'insoddisfazione, la noia, la caduta del desiderio... pervadono chi ha tutto ciò che vuole, facilmente, senza sforzo, senza conquista.
Se ne deduce pertanto che è piuttosto la sobrietà a mantenere vivo il senso del godimento, il gusto per le semplici cose, un sano e permanente stimolo desiderante, una voglia di vivere non sostenuta artificiosamente.
E' solo l'appetito reale, sia fisico sia psichico, che dà piacere, che fa assaporare l'esperienza, quando accade; non è l'avere sempre a disposizione quel che si vuole.
Per cui, non è nel avere tutto e sempre che fa godere, che sazia, ma è l'avere inaspettato, quello che ci coglie di sorpresa. E ciò succede con maggior possibilità quando si vive nella frugalità, quando la semplice aspettativa di una cosa realmente legata ad un bisogno vero trova soddisfazione.
Questo è una sorta di segreto di pulcinella riguardante la legge della mancanza - sempre sia relativa, ovviamente - che la mente avida raramente riesce ad intuire. I semplici, in genere, conoscono questo segreto ed è per questo che si accontentano di ciò che hanno, di ciò che provvidenzialmente arriva.




 
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AMICHEVOLE ACCOMPAGNAMENTO

Post n°2540 pubblicato il 18 Settembre 2014 da Praj
 

E' chiaro che si ha sempre qualcosa da imparare, ma dopo tante esperienze nel mondo della ricerca interiore, lo dico senza presunzione, avrò pure qualcosa da insegnare? Lo segnalo perchè spesso sono invitato da amici e contatti a sentire le conferenze dei loro nuovi maestri. Capisco l'entusiasmo del neofita, ma sento, con l'esperienza interiore che ho maturato in tanti anni, di non essere più 'bisognoso' di alcun maestro da andare ancora ad ascoltare, se non per mera curiosità. Casomai, ho anch'io qualche buona indicazione per chi ha perso o cerca la sua strada. E questo mi piace farlo, se accade, come semplice e gratuita condivisione, come amichevole accompagnamento.




 
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PURO ASCOLTO

Post n°2539 pubblicato il 18 Settembre 2014 da Praj
 

Nell’ascolto puro non siamo né nella dissuasione né nella sollecitazione, siamo semplicemente senza distrazione.
L’ascolto puro cambia la struttura di ciò che dice l’interlocutore, perché questo s’indirizza a una coscienza che non è condizionata e non riceve una risposta condizionata. Quando le costruzioni non sono né frenate né incoraggiate, tendono a dissolversi da sole...
(Peter Fenner)



 
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L'IGNORANZA SEPARA

Post n°2538 pubblicato il 17 Settembre 2014 da Praj
 

Il fattore generazionale in genere tende a dividere i giovani dagli adulti e anziani, ma questa divisione però risulta inversamente proporzionale al livello di cultura e consapevolezza dei soggetti, non certamente l'età anagrafica.
In altre parole: è prettamente l'ignoranza che separa; è solo la rigidità psicologica che crea muri e barriere fra le generazioni e impedisce la reciproca comprensione.




 
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E' COMUNQUE UN DELITTO

Post n°2537 pubblicato il 16 Settembre 2014 da Praj
 

Ammazzare gli animali è un delitto. E' inutile raccontarsela. Tutto il resto sono chiacchiere che l'arroganza umana s'inventa per giustificarsi da un senso di colpa che non vuole ammettere, confessare. E' un delitto ovviamente proporzionale al motivo per cui li ammazza, tortura e maltratta. Non ne avrebbe il diritto comunque sia: che lo faccia per sacrifici religiosi, per ricerche 'scientifiche' o motivi alimentari o pseudo sportivi. Però la presunzione antropocentrica non ha limiti di stupidità e prepotenza. Si registra fortunatamente che l'uccisione di animali per motivazioni alimentari, soprattutto nei paesi più evoluti in questa coscienza antispecista, ha sempre meno consenso.
Sempre più la presa d'atto dei loro diritti va diffondendosi e un graduale cambiamento di stile di vita in tal senso, da parte di una minoranza crescente è in atto. Sarà un cambiamento lento, difficile, ma è inarrestabile.



 
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ESSERE IL CAMBIAMENTO CHE VOGLIAMO

Post n°2536 pubblicato il 15 Settembre 2014 da Praj
 

Quello che non passa nelle masse, quello che non si capisce e accetta, è che devono essere gli individui che le compongono a cambiare prima ancora che quelli che le governano.
Questo perchè questi ultimi non sono altro che un loro riflesso,
un'espressione palese delle loro caratteristiche, dei loro vizi, pregi e difetti. Perciò il detto che afferma che si deve essere il cambiamento che si vuole nel mondo è sacrosanto. E' questo un principio ineludibile.



 
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NUTRIRSI DI CURIOSITA'

Post n°2535 pubblicato il 14 Settembre 2014 da Praj
 

Finchè c'è curiosità c'è vita, non solo sopravvivenza. E la qualità della vita - insieme al senso che andiamo a darle - è quasi sempre relativa a ciò che c'incuriosisce, c'interessa. Quando il senso della scoperta viene a mancare, a qualsiasi livello accada, anche la spinta vitale perde energia, tende a spegnersi.
Si abbia dunque cura a mantener la fame di curiosità, la voglia di stupore, la capacità di meraviglia, se si vuol vederla e sentirla sempre nuova, nonostante tutto.




 
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PRIMA CAMBIA TU

Post n°2534 pubblicato il 13 Settembre 2014 da Praj
 

Il comunismo è fallito perchè si credeva che creando una nuova società basata su giusti principi egualitari si potesse cambiare l'uomo, rendendolo meno egoista.
E' vero invece il contrario: solo un consapevole uomo nuovo, non più egoista, può cambiare la società rendendola nuova nelle sue relazioni sociali. La condivisione deve essere voluta, perchè si è compresa la sua giustezza, non deve essere mai imposta. Altrimenti, la storia insegna, diviene una dittatura opprimente e tutt'altro che socialmente equanime.
Nella rivoluzione meramente politica, l'uomo posseduto dalla vecchia mente centrata su se stessa ricreerà inevitabilmente una società con gli stessi difetti derivanti dall'egoismo. Non basta dunque una trasformazione forzosa ed esteriore fondata sul materialismo e l'abolizione sistematica delle classi sociali: con la stessa mente queste classi e divisioni si riformano, anche se in forme diverse. Il vero comunismo, quello spirituale - che preferirei chiamare comunitarismo - è una idea di società che implica un alto livello di consapevolezza e un grado d'altruismo non comune: quindi è possibile solo quando ci saranno tantissimi individui spiritualmente evoluti, all'altezza di viverlo senza imposizione, ma come scelta e come principio spirituale. Con lo stato di coscienza dell'uomo attuale, il solo pensarlo, è pura utopia. Per cui ora è meglio giocarsela al meglio nella mediocrità del mondano relazionarci sociale, senza volare troppo alto, data la realtà dei fatti e delle situazioni concrete e migliorare quel che si puo', per quel che adesso siamo.




 
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LE DUE ALI

Post n°2533 pubblicato il 12 Settembre 2014 da Praj
 

Alla libertà va accompagnata sempre la responsabilità: altrimenti diventa licenziosità, abuso, sopruso, invadenza, confusione, arbitrio nichilista o narcisista... e infine caos. La libertà e la responsabilità sono le due ali di cui l'essere consapevole si serve per giocare in armonia col mondo così com'è, ma anche per volare sopra lo stesso mondo.



 
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PROPRIETA' INTELLETTUALE?

Post n°2532 pubblicato il 11 Settembre 2014 da Praj
 

“Il mio insegnamento non ha copyright. Siete liberi di riprodurlo, diffonderlo, interpretarlo, fraintenderlo, distorcerlo, alterarlo. Potete farne quel che vi pare; potete anche pretendere di essere voi gli autori, senza bisogno di chiedere né il mio consenso, né il permesso di chiunque altro.”
U.G. Krishnamurti
°°°
Mi sono sempre piaciute queste rivoluzionarie e anticonformiste posizioni di U.G. Krishnamurti nei confronti del copyright, dei diritti d’autore. Anche a me piace sentirmi in questo spirito. Non ritengo assolutamente mie le parole che comunico o altre cose che faccio in modo creativo.
Esse escono spontaneamente, sono state raccolte chissà dove… ed io, sinceramente, mi sento solo un canale, uno degli infiniti, della Coscienza Una. Non ne rivendico alcuna paternità personale.
Ho fiducia in questa infinita ed invisibile rete che ci mette in comunicazione, relazione e risonanza, a seconda di come siamo sintonizzati, a seconda delle antenne riceventi e trasmittenti di cui siamo dotati. Strumenti intelligenti e sensibili che abbiamo elaborato nel corso del nostro peregrinare, nel confrontarci con gli ostacoli trovati lungo il cammino. Cammino nell’incarnazione mondana necessario appunto per questa elaborazione spirituale.
Allora mi domando: perché mai un individuo il quale ritiene la scoperta dell’essenza il senso proprio dell’esistere, una volta che l’ha trovato, dovrebbe darsi un marchio d’autore del suo esprimersi creativo, quando sa benissimo che non è sta lui a esprimere o creare l’opera?
Questa attribuzione personale la ritengo concepibile solo per chi ancora non ha realizzato l’identità profonda della sua natura essenziale. La rivendicazione personale della creazione dell’opera è comprensibile: o come mera convenzione, utile nel gioco mondano identificato con il senso dell’ego, o come sostanziale non conoscenza di sé. So benissimo che questa tesi può sembrare una provocazione alla visione del potere impostato sul senso della proprietà intellettuale, e che non possibile allo stato delle cose fare altrimenti, ma nell’approccio rivoluzionario con il diritto d’autore affermato da U.G. Krishnamurti vedo sorgere i primi segni di un modo veramente nuovo di concepire il rapporto fra gli uomini.
Vi vedo la possibilità di concepire uno scambio gratuito e reciproco della creatività, di ogni genere e forma, fra ogni individuo in grado di esprimersi, a tutti il livelli, libera da mercanteggiamenti egoistici. Un’alba di una mentalità del tutto nuova… ma assolutamente improponibile ora, con l’egoismo dilagante dei tempi attuali. Tempi in cui regna sovrana la mera vanità, il vacuo orgoglio, il personalismo inconsapevole, sia materialista che spiritualista. Per cui ora l'idea del regalarsi reciprocamente e gratuitamente i frutti della nostra genuina creatività rimane solo una utopia, un sogno di qualche visionario. Detto questo, mi auguro che il post non venga preso alla lettera da ego opportunisti, quindi banalizzato e strumentalizzato, ma venga colto nel suo spirito più profondo e autentico.




 
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IL NEOMISTICO

Post n°2531 pubblicato il 10 Settembre 2014 da Praj
 

Il Mistico, secondo la comune definizione, è colui che ha una conoscenza spirituale diretta e che ha realizzato un’intima unione con il Divino, attraverso un lungo cammino di rinuncia e ascesi.
Questo non è necessariamente il percorso per il Neo Mistico che sta emergendo fra il mondo dei ricercatori spirituali, incamminati in Vie che a volte s'ispirano alla tradizione ma che non sono legati ad esse. L’aspirante neo Mistico ha individuato una sorta di scorciatoia per giungere a quella condizione essenziale: la via dell'accettazione. Rimane solo di realizzarla. E’ semplice ma non è facile, anche se sembra che lo sia.
Se il Mistico annullerebbe il suo senso egoico, aspirando a un completo distacco dalle cose terrene, rinunciando alle cose sensibili per potere favorire disposizione d’animo particolarmente intensa e profonda d'intima comunione con l'assoluto, il Neo Mistico invece fa il contrario. Non rinuncia esteriormente, non si distacca dal concretezza dell’esperienze mondane, ma accetta totalmente le cose come sono. Egli aderisce pienamente al ciò che è, sapendo che questa è la Volontà Divina in atto. Non rimanda l'adesione alla Vita, l’incontro con il Divino a quando sarà degno, a quando sarà perfetto, ma sa invece di essere unito proprio qui ed ora, così, com'è.
Realizza che è già adesso Uno con il Divino, pur con tutte le imperfezioni e manchevolezze della sua umanità. Fa quel che è chiamato a fare, consapevole delle sue limitazioni ed errori. Tutto ciò in una logica superiore ha un senso.
Il suo abbandono al Divino, la sua fede incondizionata realizza un sentimento di intensa vita sia naturale che soprannaturale contemporaneamente. Non anela lo stato di unione ma lo sente in ogni momento, nella realtà dei fatti, nella quotidianità dell'accadere. Il Neo Mistico si sente unito con Dio superando i limiti naturali non negandoli, ma trascendendoli proprio perchè li accetta gioiosamente come espressione di armonia Cosmologica. Armonia sovrumana che necessità degli opposti per potersi manifestare, per potersi permettere la Danza fra energie complementari, opposte. Il Neo Mistico sa osservare la fenomenologia della natura nella quale è immerso e il cui organismo corpo-mente partecipa, ma allo stesso tempo ne è testimone impersonale.
Il Neo Mistico vive nella semplice quotidianità uno stato di grande estasi, anche se non apparente per gli altri. Non ha bisogno di rifiutare il mondo per trovare la serenità. Anzi, è proprio nel godersi il mondo e i sensi con equilibrio che sa che non è del mondo, che cammina nella via di mezzo fra l’essere e il non essere. Eè andato oltre la la dualità.
Questo stato di neo misticismo si raggiunge mediante la meditazione interiore, la contemplazione, l'arrendevolezza... ma fondamentalmente è possibile solo quando la Grazia apre il cuore alla Fiducia e dona la Comprensione metafisica, che la mente chiama Illuminazione, Risveglio… ma che in realtà non è che un profondo sì alla Vita, così come si presenta.
Il Neo Mistico nella sua totale accettazione dell'esistenza è capace non solo di ascendere ma anche di discendere senza paura, perché sa che nell'Uno- Coscienza l'alto ed il basso non esistono, essendo queste solo categorie della mente individuata e non realtà dello spirito Mistico. Per cui il neo Mistico è un individuo la cui straordinarientà consiste nell'essere assolutamente ordinario, ma consapevole di essere strumento di una Forza-Coscienza Assoluta, indescrivibile e misteriosa.




 
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LA FORZA PIU' IMPORTANTE

Post n°2530 pubblicato il 09 Settembre 2014 da Praj
 

Diversamente dalla forza fisica, la forza interiore ha la possibilità di aumentare col passare degli anni. Mentre la prima decresce nel tempo, la seconda si potenzia quando viene ben allenata nella palestra esistenziale.
Il differenziale più alto si può toccare nella sofferenza della malattia o nella perdita di persone care, dove la forza interiore è nettamente più importante della forza esteriore. Questa forza interna si può coltivare volontariamente o lasciar sviluppare spontaneamente: dipende dalla natura dell'individuo e dall'attitudine con cui sta frequentando la scuola della vita.




 
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IL SILENZIO NON E' IL TACERE

Post n°2529 pubblicato il 09 Settembre 2014 da Praj
 

Il semplice tacere di per sè non vuol dire niente: ossia, non basta a rivelare uno stato di coscienza pacificato, non diviso. Il silenzio interiore è invece di grande valore quando è supportato da uno stato meditativo profondo, talvolta decorato di compassionevoli parole.



 
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LA RIVOLUZIONE CHE CONTA DAVVERO

Post n°2528 pubblicato il 08 Settembre 2014 da Praj
 

L'unica rivoluzione che conta è quella che ti libera dalla credenza
che occorrano altre rivoluzioni,
oltre quella da fare dentro di te.




 
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CRITICARE E' PIU' FACILE

Post n°2527 pubblicato il 08 Settembre 2014 da Praj
 

Solo per curiosità, vorrei davvero vedere governare l'Italia da quei chiaccheroni (una folla) che hanno sempre qualcosa da dire qualsiasi cosa faccia un governo, qualunque sia, che si mettono sempre di traverso qualsiasi iniziativa esso prenda, che dicono immancabilmente che ci vorrebbe ben altro. Naturalmente spacciando tutto ciò come critica costruttiva atta a migliorare le scelte prese e attuate, senza però collaborare al cambiamento nell'interesse comune. Sarei proprio curioso di vederli all'opera questi faciloni dalla critica facile. Peccato che costoro preferiscano stare sempre nel ruolo in cui è comodo scrivere e parlare, evitando di prendersi le responsabilità di scegliere e fare. Forse però questa mancanza d'operatività può anche essere una benedizione.




 
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