Creato da Praj il 30/11/2005
Riflessioni, meditazioni... la via dell'accettazione come percorso interiore alla scoperta dell'Essenza - ovvero l'originale spiritualità non duale di Claudio Prajnaram

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RICORDA DI NON OSARE SEMPRE

Post n°2777 pubblicato il 31 Marzo 2015 da Praj
 

Ricordati di non osare sempre, aldilà di quel che diceva qualcuno.
Osa invece quando senti che ne vale la pena
e ciò serve soprattutto alla tua crescita.

 
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E' INCONTAMINABILE

Post n°2776 pubblicato il 31 Marzo 2015 da Praj
 

L'assoluto che è in noi è sempre oltre...
e incontaminabile dal relativo
che esprimiamo nella dimensione spazio temporale umana.



 
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L'AUTOIRONIA E' UNA COSA SERIA

Post n°2775 pubblicato il 30 Marzo 2015 da Praj
 

La mancanza di senso dell'umorismo, l'incapacità di fare autoironia, il prendersi troppo sul serio, per me manifestano nell'uomo un pericoloso atteggiamento che può nuocere.
Io credo che un uomo di spirito, che sia religioso o filosofico, non possa fare a meno di osservare con un senso di apertura, di buon umore, con il sorriso, i lati tragicomici, ambigui, contraddittori, del nostro essere sul palcoscenico della vita e averne amabilmente Compassione. Permettersi la risata verso se stessi e le cose, seppur spesso terribili, del mondo è un grande toccasana: la medicina per molti disagi della mente, dell'anima.
La rigidità, invece, di certe posizioni, palesemente moralistiche, dottrinalmente schematiche, non indulgenti verso la precarietà delle espressioni umane è, di fatto, la via che porta nel vicolo cieco del dogmatismo, del fanatismo: quindi dell'odio, del rifiuto della diversità, dell'intollenza aggressiva, con le infauste conseguenze che ne derivano per tutti.



 
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IGNORANZA FONDAMENTALE

Post n°2774 pubblicato il 30 Marzo 2015 da Praj
 

L'ignoranza della propria natura fondamentale è una sorta di oscurità.
Tanto più si é identificati con il proprio "io" illusorio, tanto più si può far del male, a se stessi, agli altri, all'ambiente... in varie forme.
E' la mancanza di vera Consapevolezza che ci rende vittime di reazioni inconsce, di meccanicità comportamentali, di schematismi mentali, inganni ideologici, prigionieri di pulsioni aberrate, ecc...che possono creare conseguenze maligne.
C'é una dimensione in noi
allora che é aldilà del male... e pure del bene?
Grandi tradizioni spirituali ci confermano che esiste, ed é "concreta".
Ma senza una sincera e profonda ricerca di questa dimensione all'interno di noi stessi, senza la realizzazione di chi veramente siamo, e la connessione con questo spazio coscienziale, non ci sarà mai risposta esaustiva... infine il silenzio pacificatore e armonia interiore.



 
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RIPETERSI

Post n°2773 pubblicato il 29 Marzo 2015 da Praj
 

Ripetersi, anche in modi diversi, gentili, giova al dialogo solo se l'interlocutore non ha capito o non ci si è ben spiegati, non quando questi non vuol capire.

 
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DIPINTI ARCOBALENO

Post n°2772 pubblicato il 29 Marzo 2015 da Praj
 

Non mi sento di rimproverare gli occidentali che udendo le storie di Buddha e dei siddha indiani che ricevevano gli insegnamenti sull’essenza della mente e sul ‘non fare’, pensano: “Siamo tutti uguali, in realtà non c’è nulla da fare. Tutto va bene com’è".
Onestamente non è facile arrivare a un punto di vista corretto. Occorre stabilire un rapporto con un vero maestro e avere la necessaria intelligenza, poi dedicarsi all’intero corso della pratica.
È molto più facile fissare i benefattori con gli occhi spalancati e guardarsi intorno con aria da dzogchenpa. La maggior parte delle persone che si comportano cosi sono, in realtà, ciarlatani. Spesso non possono fame a meno: senza una certa dose di disonestà sarebbe difficile cavarsela e raccogliere donazioni.
Mostrare di essere un semplice praticante e mantenere una posizione modesta non avrebbe successo; chi si accorgerebbe della nostra realizzazione?
Un lama di umili origini, con un debole per la fama e il benessere, deve mostrare una certa ostentazione, specificare quanti lignaggi e insegnamenti possiede, quanto tempo ha trascorso in ritiro, quanto è speciale la sua realizzazione, come ha sottomesso divinità e demoni, e cosi via. Allora tutto può accadere: si può essere circondati da sciami di benefattori e seguaci, come un pezzo di carne marcia coperta di mosche.
Sì, è vero, onestamente in Tibet c’erano più falsi lama che onesti praticanti.

dal libro: Dipinti di arcobaleno. L'essenza del Tantra, Dzogchen e Mahamudra.
Tulku Urgyen Rinpoche - Edizioni Astrolabio Ubaldini

 
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SATORI

Post n°2771 pubblicato il 28 Marzo 2015 da Praj
 

Di fronte a tutte le domande esistenziali che si fanno i ricercatori del vero e che non possono avere risposta, suggerirei di meditare su questo Koan Zen.
Il Koan è un espediente, un artificio mentale, per intuire profondamente, bypassando la mente discorsiva.
La risposta però non è in un concetto, che può rimandare ad altri, indefinitamente, ma è nel lasciar cadere la domanda impossibile, irrisolvibile... ridendo dell'assurdità dello stesso intento mentale.

"L’ufficiale Riko una volta chiese a Nansen di fargli luce sull’antico problema dell’oca nella bottiglia:
“Se un uomo mette un pulcino d’oca in una bottiglia e lo nutre finché non è cresciuto, come potrà far uscire l’oca senza ucciderla o senza rompere la bottiglia?”
Nansen battè le mani con forza e urlò:
“Riko!!!”
“Sì maestro?” rispose Riko sobbalzando per la sorpresa.
“Vedi, l’oca è fuori!” disse Nansen"

Il momento in cui il maestro urla il nome del discepolo e batte la mani ricorda le modalità con cui l’ipnotista sveglia l’ipnotizzato da una trance. Nansen porta Riko nel presente, nel qui e ora, nella realtà. Fuori dalla fissazione del koan, fuori dall’ipnosi: nella realtà.
L’oca è già fuori, non è mai stata dentro.
Nella realtà non c’è nessun problema, è solo la mente discorsiva che crea concetti e interrogativi e poi cerca di risolverli. Inutilmente.


 
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CAPIRE PER ANALOGIA

Post n°2770 pubblicato il 27 Marzo 2015 da Praj
 

Non credo si debba avere ogni genere d'esperienza negativa per poter comprendere quelle altrui. Ad esempio: non penso si debba diventare assassini per capire cosa si può provare a far del male a qualcuno. Forse basta la semplice analogia con della violenza già esercitata o subita, anche se in scala molto più ridotta, e moltiplicarne il ricordo della sensazione ed emozione, per rendersi conto, almeno in parte o sostanzialmente, di cosa si possa sentire al riguardo. Certamente serve sensibilità e intelligenza per tale processo d'immedesimazione che, com'è ovvio, non puo' che essere relativo. Comunque, può essere abbastanza significativo per provare un sentimento più o meno analogo, e quindi idoneo, per poter capire...



 
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UMANE PAURE

Post n°2769 pubblicato il 26 Marzo 2015 da Praj
 

Non aver paura di aver delle umane paure,
ma abbi piuttosto paura del tuo non averle.

 

 

 
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LA VIA DI MEZZO

Post n°2768 pubblicato il 26 Marzo 2015 da Praj
 

Buonismo e cattivismo sono le due facce della stessa inconsapevolezza.
La via di mezzo, questa grande sconosciuta, non può mai tradursi in un 'ismo'.
Perciò, non avendo bandiere e mappe, la mente egoica la ignora.



 
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L'ULTIMA PAROLA

Post n°2767 pubblicato il 25 Marzo 2015 da Praj
 

Solo il Silenzio può dire l'ultima parola...

 

 
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PERDERSI E RITROVARSI

Post n°2766 pubblicato il 23 Marzo 2015 da Praj
 

Ci si trova e ci si perde, poi ci si ritrova e ci si riperde... fino a quando la connessione rimane superficiale, non fondata su quel che è la sorgente di ogni cosa.

 

 
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NON ATTACCAMENTO

Post n°2765 pubblicato il 22 Marzo 2015 da Praj
 

Spesso, in molti di noi, nasce la voglia di non essere più attaccati a cose, situazioni, stati d'animo... perché capiamo che in ciò sta la causa della nostra sofferenza, dolore, disagio. Quindi si cerca una via per arrivare al non attaccamento, per imparare a giungere alla liberazione dagli attaccamenti. Però se anche il non attaccamento poi diventa una ideologia, un nuovo attaccamento, siamo punto e daccapo. L'ottenimento del non attaccamento, secondo me, non è mai un atto di volontà: perchè questi elimina un attaccamento, sempre creato dal senso dell’ego, ma ne crea subito un altro, ancor più nascosto e sottile. Crea, come minimo, l'aspettativa di vedere i risultati del nuovo stato, di cui ci si vanta, al quale poi orgogliosamente e nuovamente ci si aggrappa. E dal quale, quindi, rinascerà ancora sofferenza. Solo la grazia che sorge dall'abbandono a quello che siamo, compresi i nostri limiti, attaccamenti, debolezze, può gradualmente distaccarci dagli oggetti dell'attaccamento. Ciò ci rende profondamente umani e meno egoisti, orientati da un bisogno di essere speciali. Che fare dunque per andare oltre gli attaccamenti, se proprio lo vogliamo, ma senza ritornare nella trappola del circolo vizioso? Niente, oltre che osservare compassionevolmente i nostri attaccamenti e lasciare che si stacchino da soli quando sono giunti a maturazione, quando hanno svolto tutta la loro funzione pedagogica. Quando non hanno più senso d'esistere, hanno fatto il loro corso, siamo noi, per primi, ad abbandonarli. Nel caso invece vogliamo ingaggiare una lotta con loro, buttandoli fuori della porta a forza, rischiamo di vederli molto facilmente rientrare sotto altra forma dalla finestra. Perché ancora ci appartengono, non sono stati riconosciuti per quello che sono e perchè ci sono. Perciò, non è con la lotta ma con la comprensione e compassione che ci liberiamo da essi. Pazientemente, rilassati. Come fa la natura con i tempi necessari per portare ogni seme diverso alla sua fioritura.

 
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NON FARSENE CARICO

Post n°2764 pubblicato il 21 Marzo 2015 da Praj
 

L'idea masochista che si debba necessariamente sopportare in un social network anche degli stalker sedicenti spirituali, che nemmeno conosci o ti conoscono, solo per il fatto che si ha una Visione non duale dell'esistenza, in nome di un presunto voler dare di cuore, e che siamo un tutt'uno, mi sembra alquanto malsana o perlomeno infantile. Dunque, come ho già affermato, accetto anche di non accettare chi mi vuol imporre la sua arroganza e petulanza provocatoria. Naturalmente prendendomi la libertà e responsabilità di quel che faccio, vedendomela con la mia capacità discriminante e la mia coscienza.

 
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LA DIFFERENZA NON E' NEL NOME

Post n°2763 pubblicato il 20 Marzo 2015 da Praj
 

Non ci sono stati di mezzo: o vedi o non vedi..., dice qualcuno, anche se poi nega o non ama definire quel Vedere risveglio o illuminazione. Allora, si chiami come si vuole, ma c'è un non vedere e un Vedere che prima non c'era. Questo riconoscimento essenziale del tuo essere, fa dunque la differenza nello stato di Coscienza, che non è di ordine gerarchico, ma è solo realizzazione di ciò che già tutti siamo. Ciò rende attuale una condizione che dino a quel momento è stata solo potenziale.
I termini dunque non hanno importanza. Quando però quel vedere è stato soltanto di superficie, occasionale, allora quell'esperienza rimanda di nuovo al dualismo, alla separazione, alle domande... Solo quando la Visione è stata profonda sorge quella pace interiore che interrompe la ricerca ansiosa dell'ego spirituale e si entra nella dimensione dell'accettazione totale, nell'appagamento esistenziale.



 
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ANCORA SULL'ACCETTARE

Post n°2762 pubblicato il 19 Marzo 2015 da Praj
 

Per completare il principio dell'accettazione totale, per me fondamentale, sottolineo che accettare è possibile, sempre. Accettare anche le contraddizioni in cui si scivola normalmente, perché anche questo questo in fondo è essere qui, è essere nel vivo presente. Le contraddizioni che viviamo non vanno problematizzate... sono semplici realtà da vivere. Essere perfetti è un concetto mentale dal quale ci si può liberare, perché noi siamo sempre "nel nostro giusto", se non ci diamo dei modelli mentali a cui adeguarci... una meta da raggiungere... se siamo senza aspettative.
In realtà, se non ci dividiamo, alimentando una lotta interna fra ciò che siamo e ciò che vorremmo essere in quel momento, si scopre che siamo già a Casa. Proprio così come siamo. Non ci sono miglioramenti immaginari da raggiungere, ma solo un eterna realtà presente da riconoscere: quella che si sta vivendo proprio adesso, davanti e dentro di noi, così com'è.
Con questa adesione totale si entra in contatto pieno e diretto con ciò che Siamo realmente, con il Ciò che E'. Ci si libera dell’immaginaria visione di noi stessi. E' tutto qui e ora! Non c’è spazio per la fantasticheria sul come saremmo se… In questo pieno riconoscimento del Vero accade indirettamente un genuino miglioramento spontaneo, non dettato altrimenti da un ego spirituale ambizioso, orgoglioso, auto referenziale. Per me, l'Accettazione assoluta, nella sua disarmante semplicità, qui ed adesso, è la chiave... del ben Vivere.
In essa non c'è spazio per la separazione fra l'essere ed il dovere essere... ed in tale condizione di non tensione naturalmente la mente si calma... si ridimensiona.
Allora, in questo accettarsi, l'ego è vissuto come una semplice rappresentazione da "usare" nel "Gioco" della Vita. E non crea più conflitti perché sa rapportarsi con altri ego in maniera nuova, Se riusciamo, o ci accade, di accettare perfino la nostra "non accettazione", abbiamo perfino la possibilità e capacità di Vedere le cose da un'altro piano, sempre più interno, addirittura impersonale.
Questo non è un gioco di parole ma una Comprensione Metafisica, direi sovra razionale. Due livelli principali coesistono simultaneamente in noi. Sono il livello personale manifesto e l' impersonale immanifesto. In realtà sono due facce della stessa medaglia. E' una unità che si dualizza per manifestarsi. E' L'Assoluto che gioca ad essere relativo per esprimersi nella sua infinita creatività.
Quindi, l'umana manifestazione non si può che accettare, se non si vuole lottare senza possibilità di vittoria alcuna, e senza alimentare ulteriore sofferenza a noi stessi e agli altri, al mondo.
Nell'accettazione l'Essenza ha la possibilità di emergere e guidarci, spodestando l'ego usurpatore dal trono della Coscienza, da un ruolo che non gli spetta. Però questa celebrazione del Ciò che E’ è possibile solo se c'è una Presenza Osservante - la Consapevolezza - che ci accompagna, vigile momento dopo momento. E' evidente infatti che se la Consapevolezza è più espansa, l'area dell'identificazione da accettare si restringe. Più c’e Consapevolezza (Luce) meno c’è identificazione (oscurità). La Vita si esprime danzando fra questi due poli, accentuando ora l’una ora l’altra dimensione.
Certamente, in questo ambito misterioso che è l'esistenza individuale, che si appalesa a più livelli, non si può che constatare che essa sia molto bizzarra nel suo esperimentarsi umano e addirittura paradossale riguardo la sua Comprensione "Divina", Consapevole e Compassionevole.



 
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QUANDO IL SI' E' TOTALE

Post n°2761 pubblicato il 18 Marzo 2015 da Praj
 

Se sei capace di accettare anche la tua non accettazione; se sei in grado di accettare di avere preferenze (con i 'mi piace e non mi piace') e non fingere quello che non sei; se accetti anche di desiderare, di avere paura, di avere rabbia, disagio, tristezza... di essere umano, allora forse sei pronto per essere te stesso, di accettare l'altro e il ciò che è. Allora puoi varcare la soglia dell'illusione per entrare nel mondo dell'accettazione reale e amare la tua ordinarietà, addirittura anche il tuo ego. Allora sei pronto per essere quello che sei e non il personaggio che vorresti rappresentare al tuo posto. Solo dopo l'attraversamento di questa ineffabile porta, puoi aspirare alla trascendenza, pur vivendo pienamente nell'immanenza mondana.


 
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PROFONDA COMPRENSIONE

Post n°2760 pubblicato il 17 Marzo 2015 da Praj
 

Se si capisce che il senso dell'ego non è fondamentale, la prospettiva esistenziale si trasforma. Se si intuisce questo principio non duale, la vita diventa più semplice, anche se non necessariamente più facile.
Tutto resta come prima, perché in realtà non cambia niente. Se prima dovevamo prendere delle decisioni continueremo a doverle prendere, perché la vita significa fare delle scelte. Prima, quando dovevamo scegliere, pretendevamo che i risultati di queste decisioni fosse
ro in accordo con la "nostra" volontà e ci sentivamo frustrati se il risultato era diverso dalle nostre aspettative.
Con la comprensione profonda, continueremo a fare scelte e fare il possibile affinché si concretizzino i risultati sperati, ma accetteremo qualsiasi esito perché sappiamo che non dipende da noi.
E’ in ciò che sta la differenza essenziale.
Anche quando questa comprensione succede solo a livello intellettuale, essa già produce degli effetti rimarchevoli: le interferenze della mente concettuale, emotivo-reattiva, sulla mente funzionale – quella che non ha bisogno del senso dell’ego - diventano meno frequenti e si è consapevoli del fatto che le conseguenze dell'azione sfuggono al nostro controllo.
Una volta libera dagli influssi e condizionamenti della mente identificata, la mente funzionale diventa sempre più efficiente e qualsiasi cosa ci accingiamo ad attuare è certo che la faremo in maniera più efficace. nalizzare, al fine di vedere come funzioniamo realmente, le nostre azioni e cercare di scoprire se sono veramente "nostre" come crediamo, o se sono eventi che non dipendono da noi.
Approfondendo questa obiettiva e impersonale osservazione attraverso l'esperienza reiterata, l'ego non può che indebolirsi sempre di più ed, in concreto l’approccio alla vita si semplifica e si fa più spontaneo perché, con questa realizzazione, c'è meno senso di sè, orgoglio, meno sensi di colpa, meno odio e invidia... tutte cose che sono legate al senso dell’ego, alla erronea percezione di essere agente personale,
Ciò non vuol dire che questi sentimenti non si mostreranno più, ma non ne resteremo coinvolti o, almeno, lo saremo sempre meno, non più come prima. Fino al punto che, un giorno, non ci saranno più. Allora il vivere sarà fluido e naturale come potrebbe sempre essere se ci fosse la comprensione di chi Siamo.



 
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INTATTO, INATTACCABILE

Post n°2759 pubblicato il 16 Marzo 2015 da Praj
 

Chi provoca si aspetta che tu reagisca al suo stesso livello. Se t'accade di essere provocato allora non reagire, rimani centrato e sereno, evita di farti conTROLLare dalla mente, sia dell'altro che tua. Mantieni una visione panoramica e lascia cadere... la meteora emotiva nel vuoto. Mentre essa è destinata a passare, il tuo spirito contemplativo rimane intatto, inattaccabile.

 
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PRAJNA

Post n°2758 pubblicato il 15 Marzo 2015 da Praj
 

... di solito viene tradotto con «saggezza» […]: parliamo di prajna come saggezza della vacuità.
Prajna è vuota, non ha cioè contenuti propri. Non è che l’attività di maha, che è l’Unico Corpo, o tutte le cose così come sono. È la realtà proprio in questo momento, non è nient’altro che questo momento. Se fa caldo, sudiamo; proprio questa azione è prajna. Sudare è la saggezza dell’avere caldo, perché è l’agire di questo momento in quanto caldo. Accendi una candela e la luce è
prajna. Se camminiamo sotto la pioggia, ci bagniamo: questo è prajna. Pestiamo gli escrementi di un cane e la scarpa si sporca: è prajna, essere ciò che è. Anche un nazista che conduce un bambino in una camera a gas di Auschwitz è prajna; dunque non possiamo considerare prajna in termini di giusto e sbagliato, di bene e male. La spada di Manjusri, la spada della saggezza, recide ogni dualismo, lasciando soltanto ciò che è. Quello stato è prajna. Esso è così vasto che molto spesso non ci accorgiamo di sperimentarlo. Per esempio, state sperimentando la caduta di una foglia da un albero del Connecticut proprio in questo momento, anche se non ne siete consapevoli. È prajna. È il suono che sentiamo, la pioggia, la luce del sole, il profumo dei fiori, l’aeroplano lassù, sperimentati direttamente come non separati da noi. Quando le nostre idee e i nostri concetti cadono, con essi cade la separazione da ciò che è, e la caduta di tale separazione è quel che chiamiamo prajna. Poiché prajna è l’agire di maha e maha non è che noi stessi, prajna è il nostro agire e noi non siamo altro che prajna.

dal libro: Cerchio infinito (La via buddhista all'illuminazione) di Bernie Glassman - Oscar Mondadori

 
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