Creato da andywebb il 01/05/2007
Una novella quasi d'amore

Area personale

 

Ultime visite al Blog

andywebbNues.sygharuseveral1liberantelukedctNarcyssegelsomina_a_volteg_ninokrystellabranzino.paolochiaramentetuocchineriocchineriIlGrandeSonno
 

Chi puņ scrivere sul blog

Solo l'autore puņ pubblicare messaggi in questo Blog e tutti gli utenti registrati possono pubblicare commenti.
 

 

uno

Post n°1 pubblicato il 01 Maggio 2007 da andywebb

Sai dove cercare.
Là, devi cercare, dove l'onda si abbatte contro l'arenaria per sfrangere, demolire, corrodere la pietra dura della terra e portarla con sè. Tra quei mille rivoli d'acqua che spumeggianti si mischiano all'aria, in particelle profumate di salmastro, una fine nebbiolina che bagna i capelli, il viso e le mani.
E' là che devi cercare.
Perchè è là che sono i sognatori.
Loro guardano l'orizzonte e non è solo una linea, per loro.
All'orizzonte, i loro sogni divengono reali e si mescolano al loro passato. E sognano del loro futuro. Un'altra vita, un altro tempo.
Il sale del mare si mescola al sale delle lacrime.

 
Condividi e segnala Condividi e segnala - permalink - Segnala abuso
 
 

due

Post n°2 pubblicato il 01 Maggio 2007 da andywebb

Si stropicciò gli occhi..

Si stropicciò gli occhi e lanciò un'occhiata allo spicchio di cielo che si vedeva dalla finestra.
Era nuvoloso. La sua solita fortuna. Una volta che, dopo mesi, si era preso una vacanza, aveva proprio scelto la settimana giusta.
Era venuto al mare con la mente vogliosa di sole. Non l'aveva ancora visto.Fortuna che non pioveva, almeno quello. Si alzò dal letto e si vestì coi soliti abiti. Anche quel giorno avrebbe fatto una camminata, voleva arrivare al promontorio facendosi tutta la costa, con calma.
Si sarebbe fatto preparare qualche fetta di pane e mortadella, o prosciutto, e sarebbe rientrato prima di buio.
Il mare d'autunno.
Mancava giusto un po' di sole. Quello che cercava era un po' di tranquillità. E quella l'aveva trovata. La cittadina era pressochè disabitata e la spiaggia deserta per chilometri.
Se non fosse stato per quella coltre di nubi eterne, avrebbe detto che era perfetto. Ma, si sa, non tutto si può avere.
Passò dall'edicola e prese un quotidiano, più per abitudine che per altro. Lo sfogliò velocemente e lo gettò nel primo cestino che trovò sulla sua strada.
Alla solita bottega, si fece preparare i panini, che mise nello zainetto con l'acqua minerale.
Scese sulla spiaggia e guardò verso il promontorio, sua mèta.
Gli parve molto lontano. Per un attimo pensò di rinunziare e di tornarsene a letto.
Dormire. Dormendo il tempo passa e non lascia traccia. Forse il ricordo di qualche sogno, a volte. E quando dormi non pensi a niente. Clic.
Si spegne la luce e si spegne tutto il resto. Niente più esiste. Non ci sei più.
Così forse è la morte? Uno spegnere la luce. E così sia.
Niente più preoccupazioni, niente più aspettative o desideri.
Finito.
Basta.
Si guardò intorno, e indietro. Immerso in pensieri di morte aveva già fatto un bel po' di percorso. Sorrise. Il trucco era quello, lasciare andare i piedi da una parte e la mente da un'altra.
Così si faceva il giro del mondo a piedi.
Vediamo però di pensare a qualcosa di più piacevole.
E' quello il difficile.

 

 

 

 
Condividi e segnala Condividi e segnala - permalink - Segnala abuso
 
 

tre

Post n°3 pubblicato il 01 Maggio 2007 da andywebb

Meno male che il cielo..

"..di più piacevole. come una ballerina, ripresa di spalle, una lunga treccia, una semplice camicietta bianca e pantaloni blu. sulla spiaggia."
Proprio quella,   proprio quella.

Meno male che il cielo si era aperto. Una brezzolina fresca ma non spiacevole si era alzata, un maestrale pulito e salato che in poche decine di minuti aveva spazzato il cielo grigio e basso. Rimanevano, qua e là, cumuli grigiobianchi vagabondi, come pecore che avessero perso il gregge. Il respiro del mare, con l'arrotolarsi dell'onda di risacca, dava il tempo ai suoi passi. Onda dopo onda, passo dopo passo.
Si fermò interdetto.
Cosa ci faceva, quella ragazza sola, sulla sua spiaggia...?... ballava, ballava da sola...
Aguzzò gli occhi per vedere se non ci fossero altri. Forse qualcuno, era nella pineta alle spalle della spiaggia, tra gli alberi. E lui non poteva vederlo.
Si muoveva bene, leggera e sicura, con mosse feline ed altre che mostravano un candido femminile languore. Gli sembrò che mimasse un tango o un altro tipo di danza, ma comunque latina. Rallentò il passo, non voleva che la ragazza sparisse dalla sua visuale. E non voleva che smettesse di ballare.
Forse, se si accorgeva di lui, si sarebbe fermata e se ne sarebbe andata.
Lei ballava, da sola. Ed era così naturale che lo facesse. Era un momento magico. Perfetto nella semplicità e nell'armonia che era intorno.
L'unica nota stonata era proprio lui. Se si avvicinava ancora, quel momento magico si sarebbe sicuramente interrotto. E se ne sarebbe sentito in colpa. Senza saper perchè.
Farsi vedere o non farsi vedere? Mimetizzarsi tra gli alberi e le frasche della pineta o sedersi lì, dov'era, abbastanza lontano da non disturbare, anche se visto?
Il promontorio era ancora molto lontano ed il sole era quasi ad un terzo del suo percorso nel cielo.
Si sedette sulla sabbia, leggermente spostato nella direzione della ragazza che ballava davanti al mare. La guardava e sarebbe bastato poco, a lei, per vedere lui. Sarebbe bastato che i suoi occhi lasciassero la traccia musicale che seguivano; s'immaginava li tenesse socchiusi e sognanti.
Erano solo in due, in chilometri di spiaggia, la ragazza che ballava e lui, seduto a guardarla da lontano. E non si sarebbe avvicinato di più.
Avrebbe atteso la fine di quelle mute e affascinanti movenze.
Il promontorio poteva aspettare.

Era una vita che era là.

 

 

 
Condividi e segnala Condividi e segnala - permalink - Segnala abuso
 
 

quattro

Post n°4 pubblicato il 01 Maggio 2007 da andywebb

Un airone cenerino..

Un airone cenerino vagabondo, attirò il suo sguardo.
In lenti e profondi battiti d'ala, percorreva il limitare delle acque. Chissà da dove veniva. Sembrava impegnato in un controllo e muoveva il suo lungo becco giallo, a destra e a sinistra.
Quando l'airone si fu allontanato, tornò a cercare con lo sguardo la ballerina.
Ma la ballerina non c'era più.
E la spiaggia gli apparve subito come una landa desolata.
Stette un attimo a bocca aperta, per la sorpresa, poi subito si rimise in piedi ed allungò il passo, per arrivare velocemente là, dove la ballerina danzava. Doveva essersi infilata in pineta, non c'era altra spiegazione ad una così improvvisa scomparsa.
Quasi correndo, intravide tra la vegetazione pioniera, ai bordi della pineta, qualcosa di bianco. Dietro un lentisco. Rallentò il passo, facendo finta di essere lì per caso e fischiettando.
Con la coda dell'occhio la vide.
Seduta, ad occhi chiusi, con il mento appoggiato sulle ginocchia e le mani strette sulle caviglie.
Lei lo udì arrivare ed apri un occhio, uno solo, come per prendergli le misure, o per prendere la mira di un invisibile arma.
La pelle del viso, le luccicava al sole, era sudata e accaldata dopo tanto ballare.
Distava da lei una decina di metri. E la vide bene. La vide bella.
Si schiarì la voce.
"Non balli più...?"
Lei lo guardò, poi mosse la testa a destra e a sinistra. Quando il suo sguardo fu di nuovo su di lui, le sue guance si gonfiarono e buttarono fuori aria dalle labbra semichiuse.
Lui capì al volo.
" Mi scusi,eh? Buongiorno, allora...."
Non voleva arrossire davanti a lei.
Mentalmente si guardò in uno specchio. Non aveva niente di sbagliato, o forse sì?
Non aveva il vestito della domenica, ma dove andava non serviva.
Aveva la barba un po' lunghetta, è vero, ma lei era stata veramente troppo esplicita.
Forse aspettava qualcuno. Del resto, così lontana e da sola, ci poteva stare che fosse in attesa. In attesa di chi?
Sgambava veloce, per allontanarsi da quella magra figura che aveva fatto, ed in cuor suo si dette dell'imbecille più volte.
Guardava il promontorio, laggiù in fondo, e tentava di scacciare il malessere che lo aveva preso.
Non aveva più voglia di arrivare fino laggiù. Non capiva proprio perchè ci volesse andare. Che senso aveva?
La voce gli rimbalzò nelle orecchie ed entrò nella sua testa come una palla da base-ball.
" Scusa... aspetta! "
Si voltò stupito.
La ragazza che ballava lo stava seguendo.
Si fermò con le sopracciglia alzate.
Lei lo raggiunse ansante.
"Scusami per poco fa... credevo tu fossi uno dei soliti... sai... "
Lui era incantato. E le sue sopracciglia non si decidevano a scendere.
"..no, scusa tu.."
La ragazza era alta quasi quanto lui.
"Dove vai ?"
Lui allungò il braccio e indicò.
"Voglio arrivare fino al promontorio... "
Lei piegò la testa con un atteggiamento fanciullesco.
"Posso venire anch'io?"
"Sì che puoi. Andiamo insieme, andiamo... "
"Come ti chiami... ?"
Le loro voci si persero nell'aria, mentre si allontanavano insieme, verso il promontorio.
Il sole era arrivato quasi a metà del suo percorso, nel cielo.
L'autunno tiepido era nell'aria e nei milioni di piccoli soli che illuminavano il mare.

 

 

 

 
Condividi e segnala Condividi e segnala - permalink - Segnala abuso
 
 

cinque

Post n°5 pubblicato il 01 Maggio 2007 da andywebb

Camminavano sul bagnasciuga..

 

Camminavano sul bagnasciuga, in forte pendenza, in quel tratto di costa. Tenevano un passo allegro e sciolto, anche se lui doveva stare sempre attento a non finire sulle melliflue onde di risacca.
Lei , era dalla parte della spiaggia e lo guardava dall'alto in basso.
Lui era costretto ad alzare il viso per parlarle.
"Perchè al promontorio?"
Lui evitò un onda con uno scarto.
"Così. Tanto per far qualcosa. Non c'è una ragione... 
"Fai spesso cose senza ragione?" Lo guardò negli occhi.
Ci pensò un attimo.
"Sì.Spesso." Le sorrise.
" Allora c'è da fidarsi poco, di te!"
" Non ho mica detto che faccio pazzie, eh? Mica mi metto a ballare da solo, io!"
Ridendo allegramente, la ragazza scattò in un passo di danza lascivo e provocatorio.
"Sono brava?"
Lui rideva ed i suoi occhi brillavano.
"Sembri Salomè! Ti mancano i veli, però, ed hai un paio di jeans di troppo!"
"Chi sarebbe questa Salomè? Eh?"
Anche gli occhi di lei brillavano allegri.

"Iside della Luna, Tu che sei tutto ciò che è stato,
Tutto ciò che è, e tutto ciò che sarà:
Vieni, velata Regina della Notte!
Vieni, come il profumo del sacro loto
Carica il mio Cerchio di amore e magia.
Scendi sul mio Cerchio,
Io ti prego, Oh Iside Benedetta.."

" Cos'è?...una poesia?"
" Per gli Antichi Egizi, la danza del ventre, era parte di un sacro rituale.."
Lei si fermò di colpo e lui la imitò.
"Davvero?Non lo sapevo."
" E tu sei una splendida Sacerdotessa!"
Risero entrambi, e si presero per mano. Si misero a correre e saltellavano tra gli sbuffi d'acqua che sollevavano.
Erano quasi arrivati in fondo alla lunga spiaggia, chiusa dal promontorio

 

 
Condividi e segnala Condividi e segnala - permalink - Segnala abuso
 
 

sei

Post n°6 pubblicato il 01 Maggio 2007 da andywebb

Lei si era zittita..

Lei si era zittita, d'un tratto.
"Cosa c'è?A cosa pensi?"
"Vedi là? Dove ci sono quei tre scogli?" Indicava con il dito indice teso.
Erano tre scogli a malapena affioranti.
"Sì.Li vedo."
"Lì, un uomo è stato mangiato da uno squalo, davanti a suo figlio in barca. Era un sub."
Lui guardò con più attenzione i tre scogli a circa trecento metri da loro.
"Dici davvero?E quando è successo?"
"Ero piccola. Ma da queste parti ogni tanto se ne parla ancora. Furono ritrovate solo le pinne e le bombole."
Lui rimase silenzioso. La morte si nascondeva anche in quel paradiso.
Era dappertutto. Era l'altra faccia della stessa medaglia.
Non era sicuro se avrebbe fatto un tuffo in quello spicchio di costa.
D'un tratto tutto gli parve prendere un'altra luce. C'era qualcosa di falso.
La vita stessa era una falsità. Uno scenario che ne nascondeva un altro, come sopra un palco.
Ma la trama chi l'aveva scritta? Chi ne era l'autore? E lui? Stava vivendo e scegliendo, o non seguiva invece un copione scritto da chissà chi?
Si sentiva fuori posto, come un attore che si è dimenticato la parte.
E la ragazza che aveva incontrato, sapeva cosa stava facendo o ruzzolava nella vita come le onde nel mare? Onde nel mare, che non sanno dove arriveranno, ma vanno avanti.
"Ehi!"
Si voltò verso la ragazza che lo guardava incerta.
"Scusami, ma questa storia dello squalo mi ha turbato un po'..."
" Hai paura degli squali?" Sorrideva mentre lo guardava.
" E tu?"
" Io non farei mai il bagno qui!"
" Ed io nemmeno! Di questo son sicuro!"
Risero entrambi.
L'ombra era passata.
Erano di nuovo nel sole.

 

 

 
Condividi e segnala Condividi e segnala - permalink - Segnala abuso
 
 

sette

Post n°7 pubblicato il 01 Maggio 2007 da andywebb

La spiaggia era finita.

La spiaggia era finita.
Davanti a loro si ergeva, maestoso, il promontorio.
Era completamente coperto dalla folta macchia mediterranea.
Dalle ferite di pietra che il mare aveva inferto, nel suo assedio incessante alla terraferma, si arrampicavano, su per il ripido costone, erica arborea, corbezzoli, ornelli, aggrovigliati tra di loro, quasi impenetrabili.
E alla base, un angolo che faceva molto Old England.
Un piccolo canale, divideva la spiaggia dal promontorio.
Sul canale, dal lato della spiaggia, una decina di casupole, basse e colorate con colori pastello stinti e corrosi.
Ogni casupola aveva una scaletta per accedere al canale, nel quale riposavano barchette e gozzi, anch'essi colorati.
Il luogo era deserto. Non v'era anima viva.
Si divertirono a percorrere i ballatoi sul canale delle piccole casette e videro la passerella che univa la spiaggia al promontorio.
Era un piccolo e stretto ponticino fatto con paglioli di vecchi scafi.
Lo attraversarono e misero i piedi sul promontorio, dettero un'occhiata al minuscolo agglomerato di casupole ed al mare pieno di sole, ed infilarono nel buio del bosco, seguendo un piccolo sentiero che si inerpicava per la salita.
Là sotto, era umido e fresco.
E quasi buio. I raggi del sole filtravano a malapena dal folto fogliame.
Da dietro, sentiva la ragazza ansare nella salita.
Ebbe come un deja-vu.
Aveva passato giornate e notti intere a camminare nei boschi.
Nella macchia. Proprio come quella, ed evitando sentieri e stradelli.
Nottate immerse nel silenzio. A studiare i rumori del bosco ed i suoi.
Cinghiale tra i cinghiali. Sporco e puzzolente come loro.
Gli sembrava che fossero passati cent'anni da allora.
Rimpiangeva quelle nottate e quelle giornate vissute come una specie di animale. Senza profferir parola. La cura di nascondere i suoi escrementi. La bottiglia per l'orina ed il sacchetto di nailon per il resto.
Te la dovevi portar dietro. Non potevi lasciar tracce. Gli animali del bosco hanno il naso fino. Anche gli uomini del bosco hanno il naso fino.
" Ma dove conduce questo sentiero? Sono stanca, io!"
Si fermarono a rifiatare.
" Credo che arrivi fino in cima, alla casa."
" Alla casa? Perchè..c'è una casa lassù? "
"Sì. C'è una casa. E dev'essere anche una bella casa, l'ho vista da un aereo, volandoci sopra. Dal basso non si vede."
Basta cambiare la visuale, a volte, per scoprire qualcosa di nuovo.
E quello che credevi, non è più lo stesso. Cambia la prospettiva, cambia la luce, cambiano i punti di vista e quello che era, può non essere più.
Come sei visto e come credi di essere. Tutto dipende da quale punto di vista ti guardano e da quale punto di vista ti specchi.
Non sarai mai certo di quello che sei o sarai. E di quello che sei stato.
"Ma quanto manca?! "
La voce della ragazza lo riportò ai suoi piedi sul sentiero.
Guardò in alto tra il fogliame. Si stava diradando.
"Tra poco siamo arrivati, un altro piccolo sforzo, dai!"

 

 

 
Condividi e segnala Condividi e segnala - permalink - Segnala abuso
 
 

otto

Post n°8 pubblicato il 01 Maggio 2007 da andywebb

Uscirono dal sentiero..

Uscirono dal sentiero, ed erano nell'ombra degli alberi.
Si trovarono la casa davanti.
Era in un evidente stato di abbandono. Come il piazzale in ghiaia che la contornava, folto di gramigna.
Era una casa su due piani, con un'amplissima scalinata che conduceva alla porta d'ingresso. La scalinata era grande quasi quanto la facciata, e si trasformava in un'ampia terrazza. Si sarebbe potuto ballare in tanti su quella terrazza. Girò intorno alla casa, nella parte che dava sul retro, quella davanti al mare, e sorpresa, trovò un'identica scala ed un altro ingresso.
In tempo di guerra, le camionette del Colonnello dei 'Fallschirmjaeger' erano parcheggiate in quel piazzale.
Il colonnello senza un braccio. Quello delle stragi. Era stato sei mesi da quelle parti, ed i suoi uomini non avevano torto un capello a nessuno.
Forse era perchè viveva in una casa come quella. Forse si alzava al mattino per vedere il mare dai finestroni. E desiderava solo tornare a casa sua, tornare dalla sua famiglia.
La ragazza stava facendo giri su giri intorno alla casa. E non parlava.
L'evidente stato di abbandono di quella casa dava un senso di tristezza, come trovarsi davanti ad un malato terminale. Non sai mai cosa dirgli.
Cosa gli dici? Speriamo bene? Ci vuol coraggio? Abbi fede? Abbi forza?
Stai zitto e lo guardi e lui guarda te, cercando di nascondere la disperazione, quasi che morire fosse una vergogna. Uno che non ce la fa e abbandona.
Un perdente. Chi muore sembra un perdente. E cosa perde? Se hai vissuto per ammucchiare soldi e morire più ricco possibile, sai bene cosa perdi.
Ma se non hai da perdere niente, forse dovresti essere curioso, del continuo della storia. Chi lo sa dove vai? Di sicuro torni da dove sei venuto. E da dove sei venuto?
Da qualsiasi parte la storia sia iniziata, lì ritorni.

Doveva entrare in quella casa.

 

 

 
Condividi e segnala Condividi e segnala - permalink - Segnala abuso
 
 

nove

Post n°9 pubblicato il 01 Maggio 2007 da andywebb

" Ho fame! "


"Ho fame!"
Perso nei pensieri, aveva dimenticato il mondo circostante, ma la parola fame stimolò un gorgoglìo dal profondo del suo stomaco.
La ragazza che ballava, lo guardava e forse pensava allo zainetto che si portava appresso.
Si sedette sui gradini della grande scalinata, appoggiò la sacca in terra, e ne trasse il pane, gli affettati e la bottiglia d'acqua.
" Tutto qui..non ho altro."
" Meglio che niente, ma quando torniamo?"
Guardò in cielo e calcolò altre tre ore buone di luce.
"Chissà cosa c'è, dentro la casa.."
L'aveva detto apposta, per vedere la reazione della ragazza alle sue parole.
Lei si perse in un pensiero, ed i suoi occhi guardavano il vuoto.
"Già... chissà cosa c'è... ma è tutto chiuso e sprangato!"
Lui, mentre mangiava, si era alzato e si muoveva intorno alla casa.
Le finestre e le porte erano coperte completamente da tavoloni di pino, o abete, e non si vedevano gli infissi.
Il lavoro era stato eseguito bene, anche se da molto tempo.
I tavoloni, esposti alle intemperie, erano grigio scuro e i nodi del legno neri. Qua e là erano schiantati.
Un'altra fila di tavoloni erano stati posti sulla destra della scalinata posteriore, quella sul lato del mare.
Forse coprivano una porta. Uno sgabuzzino per gli attrezzi del giardiniere.
O una cantina. O semplicemente, un sottoscala, un magazzino.
La scalinata era vasta, e sotto c'era spazio abbastanza per farne un'abitazione moderna.
Coperta dalla macchia circostante, vide i resti di una voliera.
Doveva essere stato una specie di gazebo, chiuso da reti metalliche.
Se ne vedevano ancora i resti. Squamette di ruggine lungo le aste verticali.
Aste verticali.
Non sembravano del tutto marce. Forse poteva provare a prenderne una.
Erano di ferro. E la vernice le aveva protette.
Ne strinse una nella mano e provò a tirare.
Non si piegava.
Guardò per terra. Alla base il ferro era marcio rugginoso e sfogliato. Gli assestò un calcio e l'asta si troncò. La prese con le mani e tirò verso il basso.
Tra il fogliame che cadeva e i resti di un tetto di latta, che gli rovinava addosso, si trovò l'asta libera, tra le mani.
Era un bel pezzo di ferro.
Lo sbattè in terra più volte, eliminando così la ruggine. Aveva anche una specie di punta. Una bella lancia.

Andò all'attacco dei tavoloni sotto la scalinata.

 

 

 

 
Condividi e segnala Condividi e segnala - permalink - Segnala abuso
 
 

dieci

Post n°10 pubblicato il 01 Maggio 2007 da andywebb

" Fammi da palo! "


"Fammi da palo!"
La ragazza lo guardò sorpresa mentre lui incastrava la punta dell'asta strappata al vecchio gazebo, tra i tavoloni e la parete laterale della scalinata.
Delle grosse viti dalla testa ormai rugginosa, erano infilate profondamente nel legno stagionato.
Le intemperie avevano anche imbarcato il legno e un po' di spazio, su cui lavorare, c'era.
La ragazza si era allontanata ed aveva preso sul serio il compito.
Occhieggiava attenta a destra e sinistra, mentre lui scalfiva l'opera muraria, per entravi dentro, tra il muro e i tavoloni.
Lavorava sempre nello stesso punto.
L' asta si era fatta posto, e sentì il vuoto. Forse era il vano di una porta.
Con la punta affondò e sentì un ostacolo dietro i tavoloni.
Era una porta.
Cominciò a fare leva. Qualcosa cedeva. Sperava che non cedesse l'asta.
Con uno schianto un tavolone cedette, spaccato, anche se le grosse viti erano rimaste piantate sotto.
A forza di calci, demolì il resto mentre guardava la porta, fino ad allora nascosta.
"Ce l'hai fatta! "
La ragazza guardava incuriosita. Si era avvicinata.
"Sì... ma ora c'è la porta."
Guardò la serratura, ed era una vecchia serratura; la chiave doveva pesare un chilo. Ma grosso non vuol dire resistente.
Puntò il piede sinistro in terra e da fermo scalciò secco e deciso, di suola piena, a dieci centimetri dalla serratura. Ripetè il trattamento. Le viti che trattenevano il vecchio serramento, si piegarono e la porta cedette, aprendosi per un palmo.
Un'altro calcio e si spalancò.
Una zaffata di un odore umido e marcio traboccò all'esterno. Non era un magazzino.
La scala scendeva per una decina di gradini. In fondo alla scala c'era un corridoio buio. Entrava dentro la casa. Forse era la cantina.
O forse no.

 

 

 
Condividi e segnala Condividi e segnala - permalink - Segnala abuso
 
 

undici

Post n°11 pubblicato il 01 Maggio 2007 da andywebb

" Ma davvero vuoi scendere là sotto? "


" Ma vuoi davvero scendere là sotto? "
La ragazza era perplessa.
" Dopo tutta questa fatica, ci vado per forza... peccato non avere una torcia, però."
" Vengo anch'io, non mi va di restare qui fuori... "
" Aspetta... io vado e mi guardo un po' in giro. Se c'è qualcosa da vedere esco a chiamarti... "
"No. Vengo con te. Cosa vuoi che ci sia? "
" Di sicuro ragni, ragnatele e topi. "
Aveva detto le parole magiche. La ragazza si fermò sull'uscio divelto interdetta.
" Va bene... "
A malincuore guardò quell' uomo che credeva di conoscere da sempre benchè stessero insieme da poco più di due ore, mentre scendeva i gradini ed imboccava il corridoio.
Topi. Non li poteva sopportare i topi. E nemmeno i ragni. Eppure accarezzava i rospi. I rospi a molte persone fanno schifo. A lei no.
Si ricordava sempre, quando da bambina li portava in casa, in estate, nascosti sotto la magliettina. E le grida di sua madre quando se ne accorgeva. Erano freddi e scivolosi. Ma gli piacevano. A sua madre invece facevano paura.
" Portalo via! " E si allontanava da lei .E lei rideva, contenta della paura che leggeva negli occhi della mamma. Certo che era stata una bella peste.
Sospirò.
Era da tanto ormai che era andata via da casa. E un po', la mamma le mancava. Anche il babbo. Peccato che fosse sempre nei guai. Sempre dietro alle scommesse sui cavalli e sempre mezz'ubriaco.
Associò il pensiero del padre a quello di quel matto che era infilato giù per quelle scale buie e maleodoranti.
Son tutti così gli uomini? Cercano sempre di impelagarsi nei guai.
Si poteva fidare di lui? Qualcosa le diceva che poteva fidarsi.
Ma una parte di lei si rimproverava per essergli corsa dietro.
Però si stavano divertendo, in fondo. E non le aveva messo una mano addosso. Anche quello aveva la sua importanza. Non aveva lo sguardo di chi ti spoglia nuda al primo incontro. La guardava come una persona e basta. Decise che si poteva fidare.
Fino a prova contraria.

 

 
Condividi e segnala Condividi e segnala - permalink - Segnala abuso
 
 

dodici

Post n°12 pubblicato il 01 Maggio 2007 da andywebb

Entrò nel corridoio..


Entrò nel corridoio illuminato dalla luce della porta e vide un riflesso per terra.
Acqua.
Acqua ferma e maleodorante. Il corridoio, largo circa un metro e mezzo, sembrava allagato.
Forse infiltrazioni di acqua piovana, o una vena d'acqua .Ma c'era puzza di marcio e di muffa, la sotto.
Chiuse gli occhi, per abituarsi al buio. Si era lasciato la luce alle spalle e se voleva vedere qualcosa, non si sarebbe dovuto voltare indietro.
Riaprì gli occhi ed entrò nell'acqua nera. Sentì che il pavimento era scivoloso, ma il livello dell'acqua era basso, non gli arrivava alla caviglia.
Camminava lentamente, cercando di non far sollevare troppo l'acqua.
Con la punta del piede destro, cercava il pavimento.
Sentì un vuoto e lentamente appoggiò il calcagno, cercando il solido.
Era un gradino.
L' acqua ferma gli arrivava a mezzo stinco. Il gradino aggiustava il dislivello del pavimento .Proseguì. La punta del piede trovò di nuovo il vuoto.
Un altro gradino. Il calcagno andò sicuro a cercare il pavimento.
E non lo trovò.

Era buio. Ma era notte o lui era cieco come una talpa?
Non vedeva filtrare luce da nessuna parte.
Era seduto in una poltrona, ne sentiva i braccioli. Si era addormentato e si era fatto buio. In campagna, quando fa buio è così. Se non c'è la luna, è notte vera. Non sentiva nessun rumore, o forse sì? C'era una specie di mormorio continuo, nell'aria.
Il mare, ecco cos'era. Se abiti davanti al mare, finisci per farci l'abitudine, a quel mormorio: come non ti accorgi di respirare, non ti accorgi della voce del mare. Te ne accorgi solo quando è veramente burrasca. Ma ti abitui anche a quella, ed è dolce farsi cullare dalla burrasca, quando è notte e sei a letto.
Si alzò dalla poltrona, incerto sul cosa fare, quando sentì una voce che lo chiamava. Era la voce di una ragazza. E ricordò subito. Era la voce della ragazza che ballava. Ma dov'era?
Di nuovo lei lo chiamò, impaziente. Camminò nella direzione dalla quale sembrava provenire la voce e le mani afferrarono una pesante cortina di stoffa. Un tendaggio.
Lo strappò di lato e la luce del sole al tramonto gli ferì gli occhi e dipinse la stanza intorno a lui, di un rosso intenso.
In controsole, stringendo gli occhi, vide la silhouette della ragazza.
Era appoggiata alla balconata e lo guardava divertita, forse perchè lo trovava ridicolo.
Si sentiva inebetito e trovava che tutto fosse molto strano.
Ma lei era bellissima.Non aveva più i jeans. Indossava un semplice vestitino di stoffa stampata, con la vita alta, e con la gonna larga che arrivava giusto sopra il ginocchio. Le due sottili spalline lasciavano scoperte le sue spalle e dalla scollatura dritta e orizzontale si intravedeva il solco tra i seni.
Era davvero inebetito. Ma si mise a ridere anche lui.

 

 

 

 

 
Condividi e segnala Condividi e segnala - permalink - Segnala abuso
 
 

tredici

Post n°13 pubblicato il 01 Maggio 2007 da andywebb

" Cosa c'è da ridere? "



"Cosa c'è da ridere? "
" Sei buffo! "
" Come sarebbe a dire... buffo?! "
Fece una smorfia ed imitò il verso di una scimmia, grattandosi il capo.
La ragazza battè le mani e rise, ancora più divertita.
Poi fece il verso del gallo, mettendo le braccia a mò di ali e raspando in terra.
Lei tentò di imitare il verso di una ranocchia, e lui rise.
" Una ranocchia?! Mi sembrava più un raglio di ciuco! "
Le risate si spensero, e si guardarono negli occhi. Il sole illuminava a malapena i loro visi.
Da qualche parte della casa qualcosa si mise a suonare.
Forse un vecchio grammofono, o una radio.
Era una vecchia canzone. Un'antica canzone.

Non dimenticar..
Che t'ho voluto tanto bene
t'ho saputo amar..
non dimenticar..

" Dai! balliamo! "
La ragazza gli aveva preso la mano.
" Ma io non so ballare! Non mi ci sono mai messo..."
" Dai... che questo è facile! Lo puoi ballare stando fermo! "
Non desiderava altro che abbracciarla. Questa era la verità. Da quando l'aveva vista ballare da sola. Da allora non aveva pensato ad altro.
Il pensiero era lì sotto, al coperto, nascosto, timoroso e audace insieme.
Ma mai come in quel momento, aveva desiderato di abbracciare una donna.
" Metti il braccio intorno alla mia vita... così "
Lui obbedì, ed in cuor suo, tremava. Sentì la vita di lei sotto le sue dita, e la sua pelle, appena coperta dall'abito leggero.
Sentiva il caldo della sua guancia, a pochi centimetri dal suo volto, ed il suo alito caldo gli lambiva il collo.
Avrebbe voluto stringerla con forza a sè, ma aveva timore di sciupare tutto e stava attento a non sfiorarla nemmeno.

Se ci separò
se ci allontanò
l'ala del destino...

Erano fermi, a malapena ondeggianti, e non ballavano, ma si abbracciavano, ed i loro corpi, erano sempre più vicini. Lei aveva appoggiato il viso sul petto di lui. Il profumo dei suoi capelli gli penetrava nelle narici e gli fece chiudere gli occhi, come uno spasimo della mente.
All'improvviso la ragazza si sciolse dall'abbraccio e corse via, giù per una larga scala che scendeva spiralando .Lui, sorpreso, la rincorse, volando i gradini.
Uscì fuori all'aperto sulla terrazza della grande scalinata e non la vide.
Ma lei lo chiamava, lo chiamava ripetutamente.
Era dalla parte del mare che veniva la voce. Corse, corse fin dentro la bassa macchia e scese un piccolo sentiero.
La ragazza lo chiamava ancora. Ma lui non la vedeva.
Arrivò sull'orlo, dove finiva il bosco e la terra, ma non se ne accorse.
I suoi piedi correvano sempre, mentre cadeva in mare, dopo un lungo volo.
Giù, giù, sempre più giù, sprofondava nel mare freddo e scuro.
E la voce di lei che lo chiamava, la sentiva ancora distintamente.

Aveva freddo. Era buio. Ma la voce lo riportò indietro.

 

 

 
Condividi e segnala Condividi e segnala - permalink - Segnala abuso
 
 

quattordici

Post n°14 pubblicato il 01 Maggio 2007 da andywebb

Bagnato fino al midollo..


Bagnato fino al midollo, tremava dal freddo.
Erano seduti sulla scalinata, ma il sole era ormai dietro agli alberi.
Quattro piccoli fagiani uscirono dal bosco, ma appena si accorsero di loro, sveltamente tornarono a nascondersi nelle frasche.
" Sai che ti è andata bene? "
Lei lo guardava preoccupata.
" Come ti senti? "
Si sentiva come uno straccio bagnato, ecco come si sentiva. Aveva freddo ed era anche un po' umiliato dalla situazione.
"Se non fosse stato per te, sarei affogato in mezzo metro d'acqua! "
" Fortuna che ti ero dietro. Non volevo star fuori da sola, e ti seguivo passo passo."
" Maledetta trave e chi ce l'ha messa! "
Una trave di ferro, messa lì a traverso del corridoio, all'altezza della sua fronte.
Non avrebbe mai potuto vederla, nel buio. Forse una messa in opera successiva alla costruzione, per rinforzarne le fondamenta.
O sostenere il pavimento di sopra.
E non l'aveva nemmeno annusata. Era impegnato a mettere i piedi uno dietro l'altro Ed aveva sbattuto nella trave con la fronte.
" Son bello gonfio,eh? "
"... sembri un marziano! Ed hai la testa oblunga! "
Rideva, ma nei suoi occhi si leggeva un po' di apprensione.
" Ti fa male? "
" Stavo meglio prima... un martelletto mi sbatacchia nella testa. Ed ho un freddo cane! "
" Andiamo via? se facciamo presto, arriviamo sulla spiaggia, e lì c'è ancora un po' di sole: così ti asciughi un po' i panni.. "
Si alzarono dal gradino.
Lui ebbe un piccolo giramento di testa e lei se ne accorse. Lo prese per un braccio e si avviarono verso il sentiero nel bosco.
" Ma quanto tempo sono rimasto, svenuto nell'acqua? "
" Pochi secondi... e sono arrivata subito, ero proprio dietro a te e facevo piano per non farmi sentire... "
Eppure lui aveva ballato con lei, l'aveva tenuta tra le sue braccia per il tempo di una canzone d'amore, una vecchia canzone d'amore..

Non dimenticar
che t'ho voluto tanto bene..
non dimenticar...

Aveva ballato con lei ed aveva sentito di amarla. Guardò la ragazza che aveva a fianco e che l'aiutava a scendere il ripido sentiero. Si stava forse innamorando? Si era innamorato in un sogno di pochi secondi. Un sogno che avrebbe potuto essere anche la sua morte. Un sogno che l'avrebbe potuto segnare per tutta la vita.
" Ragazza che balli da sola... ? Mi insegni a ballare? "
Lei lo guardò, stupita.
" Si. Quando vuoi. "

 

 

 
Condividi e segnala Condividi e segnala - permalink - Segnala abuso