Creato da nina.monamour il 11/06/2010
 

Il Diavolo in Corpo

Di tutto e di piu'.....

 

 

Gli amici felini..

Post n°7971 pubblicato il 18 Maggio 2017 da nina.monamour

 

 

Due romani si incontrano:
– Come stai ? –
– Ma sta bbono va’, c’ho certi cavolii per il culo! La gatta m’ha fatto quindici cuccioli, che cacchio ce faccio ? –
– E buttali, no ? –
– Ahò, ma sei n’animale ! Pòre bestie !
– Ma pe’ butta’ volevo di’ de lascialli lontano da casa, che se troveno da magna’ e da vive. Per esempio, tu abbiti a S. Giovanni, li porti ar fosso de la Marana, vicino ar Tennis Club, e hai risòrto ! –
– Pò èsse ‘na bòna idea ! Te faccio sape’ !
Passa un giorno e lo richiama:
– Ahò ! Ma ce credi ? So’ tornati tutti e 15 a casa stamattina!

Come cacchioo hanno fatto ?! –
– E’ n’istinto! Nun te preoccupa’, portali piu’ lontani, al Quarto Miglio, Via di Tor Carbone, davanti ar centro sportivo!


 

Passa un giorno e ritelefona all’amico:
– Ahò ! Porca mignotta lurida ‘nfame ! So’ ritornati a casa, a piedi, da sooooolllll!!! –
– A mali estremi …. Stamme a senti’, prendi la Via dei Laghi, imbocca Via Spinabella; appena hai passato l’Helio Cabala, prendi il quarto sterrato a destra, fai du’ chilometri e mezzo e becchi le grotte ‘ndo’ se rifugiavano li nonni durante la guerra, precisamente la settima sul primo dislivello a sinistra, entri, fai 400 metri fino a che mòre drento n’anfratto e li lasci li’ e te li levi dar cavolo! Chiaro ? –
– Chiarissimo! Grazie, sei proprio n’amico, sei!

 

 

Passano due giorni e mezzo e lo richiama:
– Allora, com’e’ annàta ?
– Ma l’anima de li mejo mortacci tua !!!
Si nun era pe’ li gatti, cor cavolo che tornavo a casa!


 
 
 

Sempre più poveri chiedono il pasto...

Post n°7970 pubblicato il 18 Maggio 2017 da nina.monamour

 

 

Servono 80 pasti a ogni pranzo, tre volte a settimana (ma la speranza è quella di riuscire ad aprire non solo il lunedì, il mercoledì e il venerdì) e a beneficiare di un pasto caldo gratuito sono sempre più italiani, sia con problemi di tossicodipendenza che divorziati e pensionati che non riescono ad arrivare a fine mese.

Da quando la mensa gestita dall’associazione “Amici di vita nuova” (costola dell’operazione Mato Grosso) ha aperto le porte davanti al tribunale di Sondrio, poco più di sei mesi fa, gli utenti sono cresciuti esponenzialmente, il primo pasto è stato servito a otto persone, a febbraio erano una quarantina le persone che il lunedì, il mercoledì e il venerdì varcavano la soglia, oggi sono il doppio.

La maggior parte arriva dal circondario, con vari tipi di povertà e difficoltà alle spalle (dal tossicodipendente al padre divorziato, ma anche anziani a cui la pensione non basta più per vivere),

 

 

ma ci sono anche senegalesi e marocchini, soprattutto uomini senza stipendio e un tetto sopra la testa, a volte pure genitori con bambini.

Oltre allo zoccolo duro, entrano sempre persone nuove, e qualche giorno fa il progetto è stato presentato nel corso di una serata per raccogliere fondi da destinare proprio al supporto della mensa. 

Anima del progetto padre Salinetti, per anni missionario in Perù, "le povertà stanno crescendo, ci sono tanti bisognosi in città, così abbiamo sentito la necessità di aprire questa attività. Speriamo presto di poter assicurare il pranzo a chi ha bisogno ogni giorno della settimana. Riusciamo ad andare avanti grazie all’aiuto della Fondazione del Lions Club, dell’Iperal che ci fornisce i viveri, così come il Banco Alimentare.

 

 

Ogni mese, poi, cerchiamo di organizzare una cena per raccogliere offerte che ci permettono di pagare l’affitto, le utenze, di portare avanti questa attività".

Buona giornata

 
 
 

Charlie Hebdo colpisce ancora..

Post n°7969 pubblicato il 17 Maggio 2017 da nina.monamour


Charlie Hebdo

 

Charlie Hebdo colpisce ancora, questa volta nel mirino del settimanale satirico sono finiti il neoeletto Presidente francese e sua moglie.

  I 24 anni di differenza tra Emmanuel Macron e Brigitte Trogneux hanno fatto il giro del mondo e la storia d'amore tra l'allievo e l'insegnante è già stata raccontata in tutte le salse. Ma probabilmente, proprio Charlie Hebdo, non poteva non cogliere un'occasione così ghiotta. Nella copertina del numero in uscita il 10 maggio, Macron ha una mano poggiata sul ventre della moglie di 64 anni, sorridente e incinta.

Lui farà i miracoli, si legge al centro, questa settimana Charlie Hebdo ha previsto che tutto sarà possibile nei prossimi 5 anni, scrive ironica la rivista sulla sua pagina facebook, dove la vignetta, in meno di 15 ore, è già stata condivisa oltre un milione e mezzo di volte.

Apriti cielo, il disegno, firmato da Riss, ​ha attirato una pioggia di critiche da parte degli utenti social che lo hanno accusato di sessismo e misoginia. Non si potrebbe passare oltre? Credo che tutti abbiano capito che è più vecchia di lui, e allora?

Se fosse stata una donna molto più giovane non avreste fatto lo stesso, se per attaccare Macron avete bisogno di tirare in ballo il fatto che la differenza d'età renda la coppia non più feconda siete proprio fuori strada; credo che solo un uomo poteva disegnare una vignetta di così cattivo gusto.

Su Twitter e Facebook la premiere Dame, già colpita da diversi articoli e interventi di cattivo gusto, viene difesa a spada tratta dal popolo francese.

 
 
 

L'indifferenza..

Post n°7968 pubblicato il 16 Maggio 2017 da nina.monamour

 

 

La società in cui viviamo ci fa sentire in colpa quando noi non corriamo subito in aiuto del prossimo. Dire che aiutare gli altri è un dovere morale ed etico suona molto male, ed è questa una delle cause principali per cui ci si sente in colpa quando decidiamo di non aiutare il prossimo.
Fin da bambini ci viene insegnato che aiutare il prossimo è un dovere, persino la religione è pronta a dire la sua in merito. Chi non aiuta gli altri è "cattivo". A volte si viene spinti a fare del bene solo per farsi vedere, o per non fare che gli altri ci considerino "cattivi". Per questo ci si sente in colpa, il DNA non c'entra nulla in questo caso.

Il problema secondo me non è il fatto che le persone siano diventate più "cattive", bensì il fatto che molto spesso le persone disponibili sono "parassitate" facilmente. Se uno è fin troppo buono e accondiscendente, prima o poi nella vita gli capiterà di esser sfruttato per i comodi degli altri. E fa molto male, prima o poi certe lezioni si imparano, con le buone o con le cattive.
Ora gli impostori si sono camuffati persino da straccioni per chiedere l'elemosina, sfruttando la sensibilità di quelle poche persone di cuore. Io credo che tutto questo sia semplicemente mostruoso e ben peggiore dell' "indifferenza" di chi passa e non si cura di loro.

Come si può dire che aiutare gli altri è un dovere, quando si vive in un contesto in cui la gente fa di tutto per trovare un nuovo modo di ingannarti e sfruttarti.
Aiutare gli altri dovrebbe essere un piacere, e non un dovere! Noi siamo naturalmente portati ad aiutare i membri delle nostre cerchie ristrette di conoscenze oppure coloro verso cui nutriamo empatia/simpatia, e ci piace farlo. Questo è perché è nel nostro DNA. Ciò che ci piace fare e sentiamo dentro ci appartiene, tutto il resto è solo il condizionamento della società, il DNA non contempla i sensi di colpa.

Le persone dovrebbero essere libere di aiutare e di non farlo, secondo ciò che loro sentono dentro. E non dovrebbero sentirsi giudicate, come invece avviene nella nostra tanto amata "società". Non si può sempre aiutare tutti, altrimenti la vita diventerebbe un'inferno, Nella vita servono anche i "No", perché la vita è fatta per essere donata, sì ma è fatta anche per essere goduta, senza inutili sensi di colpa.

Se aiutare ti rende felice, se te lo senti dentro, fallo, ma se non ti rende felice e lo fai solo per i sensi di colpa è come se non lo avessi davvero fatto. Se lo fai è solo per non apparire "cattivo" agli occhi degli altri.
Può forse considerarsi "altruista" chi pensa ed agisce in questo modo?

 


 
 
 

La cucina dei nonni..

Post n°7967 pubblicato il 15 Maggio 2017 da nina.monamour

 

Quando si avvicinava mezzogiorno, le donne, se erano fuori casa, si affrettavano a rientrare, bisognava preparare il desinare e quindi mettere la pignatta sul fuoco.
Nella cucina dei nonni, la batteria del pentolame era piuttosto povera. La pignatta ne era la regina, la pentola grande che serviva tutti i giorni. Me la ricordo come se fosse oggi, era di terracotta, bella panciuta e con due manici, il fondo un pò annerito dall’uso.
La nonna la lavava con uno straccetto e la strofinava con la sabbia fino a farla brillare (i detersivi non c'erano ancora). Arrivava il nonno e sollevava il coperchio per controllare e la nonna lo rassicurava, "È quasi pronto!".


Il nonno (paterno) allora si sedeva a tavola e tamburellava le dita sulla tovaglia per l’impazienza, oppure ingannava l’attesa sgranocchiando un crostino. Il nonno materno, invece, di pazienza ne aveva davvero poca, a mezzogiorno in punto
si sedeva a tavola e, se la minestra non era ancora stata scodellata, cominciava a sbraitare: "E lora, a ch’ora at miss su la p’gnata?» (E allora, a che ora hai messo sul fuoco la pignatta?).
La nonna, paziente, non reagiva, ma si dava da fare per accelerare, povere nonne, quanto hanno dovuto subire e sopportare! Ma per loro era normale considerare sacri i loro uomini.

Legata alla pignatta è la figura dello stagnino o magnano, un vecchio artigiano itinerante;
e
ra un saldatore che si stabiliva temporaneamente nelle piazze dei vari paesi, e dopo aver preparato la sua fucinella portatile alimentata a carbone, attendeva che le massaie gli portassero secchi, padelle e pentole da aggiustare e da stagnare.
Sì, perché a quei tempi quando il fondo di una pignatta si bucava per usura, mica la si buttava via!

 
 
 

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