Creato da nina.monamour il 11/06/2010
 

Il Diavolo in Corpo

Di tutto e di piu'.....

 

 

I confini tra violenza e molestie sessuali..

Post n°8204 pubblicato il 20 Novembre 2017 da nina.monamour

 

 

Molestare una donna a bordo di un bus a suon di sfregamenti e palpeggiamenti equivale a commettere una violenza sessuale. Lo ha ribadito la Corte di Cassazione, che già in passato ha fatto dei chiari distinguo tra il reato di violenza sessuale e quello di molestia, evitando confusioni ed equivoci.

Il primo (contemplato dall'articolo 609 bis del codice penale) punisce con la reclusione da cinque a dieci anni "chi, mediante violenza, minaccia o abuso di autorità, costringe uno a compiere o subire atti sessuali".

È un reato comune, cioè che può essere commesso da chiunque, è sufficiente che vi sia la consapevolezza di compiere atti sessuali costringendo o inducendo una vittima a subirli contro il proprio volere. Perché sussista questo reato deve esserci l'atto sessuale, poco conta il fine specifico di chi aggredisce.

Per la Cassazione, configurano questo tipo di reato, oltre a ogni forma di congiunzione carnale, anche strofinamenti e toccamenti su parti intime, persino sopra i vestiti, e quegli atti, pure senza il contatto fisico diretto con la vittima, che siano finalizzati a porre in pericolo il bene primario della libertà della persona attraverso l'eccitazione o il soddisfacimento dell'istinto sessuale di chi agisce.

Altra cosa è "la molestia o il disturbo alle persone" (articolo 660 del codice penale), si tratta di una contravvenzione, cioè di una forma meno grave di illecito penale rispetto alle altre ipotesi che rientrano tra i "delitti", tanto è vero che il legislatore ha previsto l'arresto fino a sei mesi o il pagamento di un'ammenda fino a 516 euro "per chi, in un luogo pubblico o aperto al pubblico, o con il telefono, per petulanza o per altro biasimevole motivo, reca a taluno molestia o disturbo".

In questo caso il bene giuridico da tutelare è la tranquillità pubblica e quella del privato. Nelle molestie, secondo la Cassazione, può rientrare il corteggiamento, insistente e continuo e manifestato in luogo pubblico, che risulta sgradito a chi lo riceve. Oppure un corteggiamento estrinsecato attraverso ripetute telefonate. O anche le espressioni volgari a sfondo sessuale.

In poche parole, le molestie, che non implicano un contatto fisico, si manifestano con espressioni verbali "spinte" che alludono alla sfera sessuale oppure con atti di corteggiamento ripetuti che vengono rifiutati da chi li riceve; la violenza sessuale richiede, invece, un contatto corporeo, anche solo fugace ed estemporaneo, ovvero un coinvolgimento della sfera fisica di chi la subisce.

C'è poi il reato di stalking (tecnicamente "atti persecutori", articolo 612 bis cp) che sussiste quando "chiunque, con condotte reiterate, minaccia o molesta taluno in modo da cagionare un perdurante e grave stato di ansia o di paura ovvero da ingenerare un fondato timore per l'incolumità propria o di un prossimo congiunto o di persona al medesimo legata da relazione affettiva ovvero da costringere lo stesso ad alterare le proprie abitudini di vita".

Lo stalking è altra cosa rispetto alla molestia: quest'ultima è un reato di pericolo, non necessariamente abituale, potendo essere realizzata anche con una sola azione, purché "ispirata da biasimevole motivo o caratterizzata da petulanza", cioè da quel modo di agire pressante ed indiscreto che interferisce in maniera sgradevole e fastidiosa con l'altrui sfera privata.

Lo stalking, invece, tutela la libertà individuale ed è un reato abituale di danno, per la cui sussistenza è necessaria la produzione di un evento e cioè l'alterazione delle abitudini di vita della vittima o il perdurante e grave stato di ansia o di paura.

Certamente lo stalking può realizzarsi anche attraverso molestie oltre che minacce: se le molestie sono reiterate nel tempo, non si configura più l'articolo 660 del codice bensì un unico reato di stalking solo se esse sono tali da ingenerare nella vittima lo stato d'ansia, il timore di pericolo per l'incolumità propria e/o dei cari, il cambiamento delle abitudini di vita.

Anche in questo caso la Cassazione pone precisi paletti indicano quali sono i beni giuridici protetti nelle due fattispecie di reato, nello stalking è la libertà individuale, nel reato di molestia la quiete privata e l'ordine pubblico.


 
 
 

Arsenico nella passata?

Post n°8203 pubblicato il 19 Novembre 2017 da nina.monamour

Risultati immagini per mutti passata


L’azienda Mutti smentisce il ritiro della propria passata di pomodoro per contaminazione da arsenico. In merito alla notizia mendace che sta girando in Rete in questi giorni, secondo la quale il Ministero della Salute avrebbe richiesto il ritiro della Passata Mutti, l'Azienda conferma che tale documento è assolutamente falso e ha già intrapreso tutte le opportune azioni legali a tutela della sua centenaria credibilità e immagine e per individuare i responsabili. 

Al link ufficiale del Ministero della Salute che riporta tutti gli avvisi di ritiro in essere, afferma l’azienda, "Mutti non appare in alcun modo. Denuncia è stata fatta alla Polizia Postale per questo ingiustificato allarme che costituisce reato penale". 
Mutti desidera inoltre rassicurare tutti i suoi consumatori, l’attenzione per la qualità e per la sicurezza dei propri prodotti è infatti alla base dei valori dell’azienda. 

Principi che si traducono nell'utilizzo di solo pomodoro italiano e nell'impegno costante per mantenere alti standard qualitativi, attraverso la selezione di materie prime ottimali e il controllo accurato di tutto il processo produttivo.

La promessa di qualità nei confronti dei consumatori è resa possibile grazie ad un insieme di condizioni uniche tra cui la consolidata collaborazione con le associazioni agricole e i produttori e un sistema severo di controllo del pomodoro in tutte le fasi della filiera.

Buona Domenica

 
 
 

Molti misteri verranno sepolti con lui nella tomba ...

Post n°8202 pubblicato il 18 Novembre 2017 da nina.monamour

 

 

Sarebbe bene andare indietro nel tempo, da circa due anni Totò Riina non di fatto rinchiuso in carcere, ma ricoverato all'ospedale Maggiore di Parma. Il dettaglio non da poco era stato chiarito dal suo Avvocato, durante la trasmissione "L'aria che tira" su La7, nel pieno del dibattito scatenato dalla sentenza della Cassazione sul diritto a "una morte dignitosa" per i detenuti. In attesa che il Tribunale di Sorveglianza di Bologna si esprima sull'eventuale scarcerazione, Riina resta in una sorta di stanza segreta della clinica universitaria di Parma, dove è ricoverato dal 5 Novembre. 

La stanza di Totò 'u Curtu è sostanzialmente una cella blindata, dove l'accesso è consentito solo a medici, infermieri e Agenti di Polizia Penitenziaria. Ampia solo cinque metri per cinque, la stanza gode di un affaccio sulla città di Parma. Negli ultimi tempi il boss avrebbe chiesto una radiolina e un calendario. Una richiesta che non potrà vedere soddisfatta, perché nella cella sono ammesse solo apparecchiature mediche.

Il capo di Cosa Nostra è tenuto sotto stretta osservazione dai medici, a causa di diverse patologie che si sono aggravate nel corso degli anni. Al di là della "morte dignitosa" e del diritto a curarsi e non peggiorare le condizioni in carcere, che è un sacrosanto diritto costituzionale, stona un pò che il boss sia così "coccolato", mentre spesso e volentieri per un cittadino libero qualunque le liste di attesa negli ospedali pubblici sono lunghissime, spesso in edifici fatiscenti.

Così come stona un pò che un paziente le cui condizioni "sono ormai gravissime", prenda parte ad ogni tappa processuale (in collegamento video in barella) e sia l'unico degli imputati o teste a non assentarsi mai, a non fermarsi per pranzare o bere.

In ogni caso la permanenza di Riina nell'ospedale di Parma non ha turbato la vita della struttura. L'ordine è quello di passare inosservati, niente militari in divisa, niente mitragliette in vista. Gli spostamenti senza sirene, adesso il Capo dei capi è in attesa del colloquio con i familiari, previsto una volta al mese. Ma il regime del 41bis vale anche in ospedale. La visita avverrà a un metro di distanza e non saranno permessi contatti fisici. Sarà tutto videoregistrato. Per i Magistrati, Totò Riina è ancora in grado di mandare messaggi, è ancora riconosciuto come capo di Cosa Nostra.

Adesso è finita..

Poco prima delle 4 del mattino, precisamente alle 3.37 al reparto detenuti dell’ospedale di Parma è morto, ieri, Totò Riina ad un giorno dal suo 87esimo anno di vita.

Il boss dei boss muore e si chiude un capitolo doloroso e storico per l’Italia intera, Riina nonostante abbia subito diversi interventi, riusciva a rimanere al vertice del vecchio corso di cosa nostra e il Tribunale di Sorveglianza del capoluogo emiliano lo scorso luglio aveva respinto la richiesta del differimento di pena richiesta dagli avvocati per le condizioni di salute dapprima cagionevoli poi divenute sempre più gravi.



Riina è stato il capo di quella mafia corleonese che invase Palermo nel tentativo becero ed animale di sopprimere il dominio criminale organizzato che in città vedeva diverse famiglie gestire le zone nei traffici de malaffare fra richieste di “pizzo” e traffico di stupefacenti. Decine di morti e sangue per le strade negli anni più buii nel cuore dei palermitani costretti quotidianamente ad assistere inermi ad uno scontro tra famiglie dove comandavano le armi e il sangue nelle strade diveniva una cornice macabra attorno ai corpi freddi senza vita riversi nelle strade.

Quella mafia si era ritenuta responsabile anche degli attentati dei primi anni '90 per un agghiacciante e folle piano di lanciare una offensiva contro lo Stato che nel corso del tempo riuscì a fermare grazie allo sforzo e al sacrificio di tantissimi servitori dello Stato fra cui Falcone e Borsellino.

  Che Dio abbi pietà di lui...


 
 
 

Anche quest'anno sarà così..

Post n°8201 pubblicato il 17 Novembre 2017 da nina.monamour

 

 

Il Natale è una festa talmente bella... ma cos'è che rende il Natale un momento così magico?

Ecco una lista che, grosso modo, risponde a questa complicatissima domanda.

 I post sui social di quelli che amano il Natale.

 I post sui social di quelli che criticano il Natale.

 I post sui social di quelli che criticano quelli che criticano il Natale.

 Le canzoncine di Natale, che sono tanto carine, ma sono le stesse quattro da 500 anni.


 


 Le pubblicità che diventano tutte sdolcinate già da Ottobre (accompagnate da una delle quattro canzoncine).

 I parenti che ti invitano a pranzo e ti chiedono quando ti fidanzi, quando ti sposi, quando cominci a lavorare, quando ritiri la pensione, quando muori.



 Gli auguri copia-incolla che dovrebbero essere accompagnati da una lametta.

 I regali orribili che si ricevono.

 I regali orribili che si è costretti a fare.

 I canditi.

 


Babbo Natale appeso ai balconi.



 La calca dentro i negozi.



 La curiosità riguarda ciò che si farà a Capodanno.

 Il sorriso forzato quando incontri qualcuno che ti fa gli auguri di Natale.

 L’improvviso e obbligatorio "diventare più buoni".



Aiuto..


 
 
 

La prima accusatrice di Weinstein..

Post n°8200 pubblicato il 16 Novembre 2017 da nina.monamour

 

 

Arrestata per possesso di droga e poco dopo rilasciata con il pagamento di una cauzione di 5mila dollari. E' successo il 14 novembre a Rose McGowan, l'attrice che per prima e in maniera più agguerrita, ha denunciato gli abusi del produttore Harvey Weinstein. Il mandato di arresto era stato ottenuto dal dipartimento di polizia dell'autorità aeroportuale di Washington, lo scorso febbraio, dopo che, ad un controllo bagagli dalla donna, era emerso il ritrovamento di tracce di cocaina.

La McGowen si è costituita personalmente al dipartimento di polizia di Loundon County in Virginia che si trova sotto la giurisdizione del Dulles International Airport, da cui è partito il mandato di arresto.

La notizia era diventata pubblica lo scorso Ottobre, nelle giornate cruciali della vicenda Weinstein e in quell'occasione la McGowan aveva postato su Twitter: "Stanno tentando di farmi stare zitta?".

L'attrice, accusatrice principale di Harvey Weinstein, ha dichiarato di essere stata violentata dal produttore nel 1997, in un hotel di Park City durante il Sundance Film Festival. Weinstein ha sempre negato che il rapporto non fosse consensuale, ma il Times ha divulgato la notizia di un accordo economico fra i due.



L'attrice in ottobre parlò pubblicamente dell'incidente alla Women's Convention di Detroit. "Sono stata messa in silenzio per 20 anni, disse in quell'occasione, sono stata minacciata e denigrata, sapete cosa? Sono una di voi".

Qualche giorno dopo, nel pieno dello scandalo Weinstein, il regista Robert Rodriguez dichiarò di aver voluto la McGowan nel suo film "Grindhouse" proprio in seguito al racconto della donna delle violenze subite e, in conseguenza di quella sua decisione, di essere stato ostacolato in ogni modo dall'allora ancora potente Weinstein.


"Pecunia non olet.."

 

 

 

 
 
 
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