Creato da nina.monamour il 11/06/2010
 

Il Diavolo in Corpo

Di tutto e di piu'.....

 

 

La favola della tua vita..

Post n°8057 pubblicato il 25 Luglio 2017 da nina.monamour

 

Hai presente le bugie? No, Pinocchio non c’entra, è un’altra la storia che voglio raccontare, come iniziano le storie? Con “c’era una volta”?

Bene, la mia inizia così, ci sarà un tempo troppo lungo durante la tua vita in cui capiterà, e sarà inevitabile, che ti racconteranno delle bugie. Sai qual è una delle più grosse bugie che ti diranno? Proveranno a dirti che sei sbagliata, in difetto, imprecisa, mancante. No, non te lo diranno così esplicitamente, ci mancherebbe; ci saranno tanti piccoli atteggiamenti, tante piccole parole, tante piccole azioni che inizieranno a farti venire dubbi; dubbi che si faranno strada nella tua mente, instillandoti piccole insicurezze, che spesso diventano zavorre ingombranti, sempre più grandi. Si inizierà dall’infanzia, hai presente le favole? Ti racconteranno che esistono principi coraggiosi, temerari, sempre pronti a salvare la principessa di turno. Ecco, questa è la prima bugia, le principesse si possono salvare da sole ma cercheranno di non fartelo sapere. Capiterà che ti chiameranno principessa trascurando il fatto che tu magari vorresti essere il drago oppure il cavaliere; ti chiederanno di essere accomodante, accogliente, gentile, sorridente, in fondo le brave bambine fanno questo, o no?

E dopo l’infanzia arriverà l’adolescenza, vogliamo parlare dei modi in cui cercheranno di omologarti ad un'immagine di femminilità che è sempre la solita? Di come cercheranno di spingerti verso un canone predefinito, statico, che riuscirà a farti sentire comunque in difetto? Perché, parliamoci chiaramente, l’adolescenza sarà un gran periodo difficile, in cui proverai a farti strada nella vita, a correre sulle tue gambe, ma spesso quelle stesse gambe saranno giudicate per il fatto di essere troppo esposte, troppo veloci, troppo volubili. Il tuo modo di essere sarà sempre sotto un occhio indagatore e parecchio critico.

La tua storia andrà avanti, arriverà una laurea o anche un dottorato o comunque un lavoro. Ma nonostante i tuoi traguardi, c’è chi non si curerà della tua professionalità, i tuoi sacrifici, il tuo farti strada in questo mondo abbastanza complicato, ma del fatto che tu sia accompagnata o meno da un uomo, da quel famoso principe azzurro che dovrà proteggerti da tutti i mali. Come se tu da sola non potessi farlo, come se tu per essere davvero felice dovessi per forza sare in coppia, ma quando mai.

E nonostante la tua indipendenza, e i risultati raggiunti, ci sarà un pizzico di vulnerabilità, e capiteranno giorni in cui finirai davvero col credere che forse in quella favola raccontata da bambine ci fosse qualcosa di vero. Ti ricorderai di quando da bambina ti mettevano un bambolotto tra le braccia e tu pretendevi che fosse tuo figlio, perché potrebbe arrivare il giorno in cui diventare madre non sarà dettato da una scelta consapevole e personale ma una diretta conseguenza del tuo essere donna. Perché l’equazione donna e mamma sembra inevitabile, una spada di Damocle che pende sopra la tua testa; essere o non essere mamma diventerà un quesito degno del migliore Amleto.

Beh, io voglio dirti una cosa, le storie si possono riscrivere, nonostante ti possa sentire sbagliata, in difetto, incompleta tu sei prima di tutto una donna, sei prima di tutto portatrice di un cambiamento, il tuo. No, non devi inseguire proprio nulla se non i tuoi reali bisogni, non quelli di una società che ancora ti relega in un angolo, che ancora ti racconta che ci sono cose da maschio e cose da femmina, che ancora preme affinché la diversità sia un difetto e non una meravigliosa conquista. Si tratta di prendere in mano il potere, si tratta di pensare con la tua testa, si tratta di decidere e di diventare protagonista della tua vita, perché tu e soltanto tu puoi essere la variabile che può cambiare la tua vita.

Perché la favola della tua vita puoi essere soltanto ed esclusivamente tu.

 
 
 

Calati juncu ca passa la china...

Post n°8056 pubblicato il 24 Luglio 2017 da nina.monamour




Francamente non me lo aspettavo, sapere che, secondo il Censis, metà dei Comuni siciliani ha sacche mafiose e che l’83% dei siciliani viene a contatto in qualche modo con la mafia, mi riporta ad una realtà che avevo ritenuto migliore.

Pensavo che in testa alle organizzazioni mafiose ci fosse la ‘ndrangheta calabrese, anche perché la consideravo la più forte per il traffico di droga e la grande disponibilità di denaro, invece il Censis ci dice che l’organizzazione più radicata sul territorio è quella siciliana, con particolare riferimento alla provincia agrigentina.

Di getto verrebbe da dire che questi numeri sono gonfiati, che non siamo messi così male, ma sarebbe un errore nascondere la testa dentro la sabbia come gli struzzi. La mafia c’è, e ci dobbiamo fare i conti tutti i giorni e questo nonostante i tanti arresti, i tanti processi, le tante confische di beni.
Non è nemmeno il caso di stabilire "primati" cioè se sia più mafiosa la provincia di Palermo, o quella di Catania, oppure quella di Caltanissetta. Il fenomeno non risparmia né la pur virtuosa Ragusa e nemmeno la piccola Enna, è una storia che si trascina dietro da almeno un secolo

C’è stato un tempo, fino al ’92-’93, in cui la Sicilia era come la Colombia perché la mafia uccideva Magistrati, Giornalisti, Imprenditori, Politici, molti altri li minacciava.

 


Un lavoro di sangue di gente che si conoscevano per costanti rapporti di lavoro, erano l’esempio della Sicilia migliore, speravano che questo sacrificio riuscisse a riportare la criminalità in un ambito fisiologico. La reazione c’è stata, ma non è ancora sufficiente, come dimostra la scarsità di denunce da parte di chi paga il "pizzo".

Qualche decina di coraggiosi, ma gli altri? Occorreranno ancora parecchi anni per bonificare i territori, perché arrestare e condannare è necessario e meritorio, ma non basta, bisogna aspettare che cambi la subcultura che si annida nei quartieri degradati delle nostre città e nei paesi piccoli e gandi.

La reazione dello Stato ha prodotto questo effetto positivo, la mafia ha imparato che non le conviene uccidere perché suscita allarme sociale. Non dimentichiamo le stragi di Palermo, i cento morti l’anno a Catania, o le mattanze di Gela.

Oggi Cosa Nostra si mimetizza, punta agli "affari" travestendosi di legalità, mentre lo spaccio di droga e le estorsioni vengono lasciati alla minutaglia.

Questo camuffarsi provoca in molti l’illusione che la mafia non ci sia o che non sia pericolosa, invece essa cresce sotto mentite spoglie, come prima della sua cattura ha ordinato Bernardo Provenzano secondo la vecchia massima mafiosa calati juncu ca passa la china.

E siccome è una mafia che non spara, tranne casi eccezionali in cui l’organizzazione è in pericolo, è più difficile individuarla e colpirla.

Buona giornata..

 

 
 
 

Il coraggio di essere se stessi ..

Post n°8054 pubblicato il 23 Luglio 2017 da nina.monamour

 

Quando abbiamo iniziato ad aver paura di dire no?Avete presente quel periodo della vostra infanzia in cui è fisiologico il momento del no? È incredibile come una parolina così semplice in un periodo della nostra vita sia di fondamentale importanza per la nostra crescita, mentre da adulte diventa quasi un tabù da pronunciare. Rimaniamo ingabbiate dai “se” e dai “ma” che potrebbero irrimediabilmente rovinare le nostre vite. Ci immaginiamo degli scenari apocalittici, una lettera scarlatta che campeggerebbe sul nostro petto per sempre. 

Perché diciamocela tutta, la società ci rema contro, e pure alla grande, fin da piccole quante di noi hanno sentito il mantra "fai la brava bambina", oppure "le brave bambine non si comportano così, le brave bambine sono sempre gentili, accondiscendenti, premurose"? Insomma, vogliamo essere dannatamente oneste? Ci hanno fregato, magari inconsapevolmente, ma hanno piano piano iniziato a scavare dei retaggi culturali fortissimi a cui poi rimaniamo terribilmente legate.

Però, e finalmente c’è questo però, essere se stesse nella vita è assolutamente possibile, e per riuscirci non dobbiamo aspettare niente e nessuno. Nessuna zucca trasformata in carrozza, dobbiamo partire da noi, dal nostro quotidiano, trovando un modo che ci faccia stare bene, imparando a relazionarci in maniera equilibrata con gli altri. Anche a costo di dire no (adesso può partire l’inno alla gioia di Beethoven). Darci il permesso di essere noi stesse (escludiamo casi eclatanti come Hannibal Lecter, il cui essere se stesso era vagamente d’impiccio per la società) ci permette di coltivare relazioni più sane, meno inquinate da dinamiche di sudditanza psicologica. Annullarci di fronte all’altro genera talmente tanta negatività e stanchezza che prima o poi arriverà il temibile conto da pagare, soprattutto in termini di salute psicologica. 

Che fare dunque? Legittimiamoci! Riconosciamo i nostri bisogni, le nostre emozioni, le nostre necessità. Basta con la convinzione totalmente errata che essere accondiscendenti ci faciliti con qualunque essere vivente. La verità è che abbiamo paura di non essere accettate, paura di non essere mai abbastanza.

Ma la paura in questi casi è una cattiva consigliera, ci costringe all’angolo non facendoci sperimentare l’opportunità di sentirci vive nelle nostre sfide quotidiane! Iniziare una piccola rivoluzione è possibile, imparare l’autoaffermazione, avendo il coraggio di essere se stesse è una missione che tutte noi dovremmo compiercon pazienza e determinazione. No, non è facile, mentirei se dicessi il contrario, ma non è impossibile.

Quindi mie care donne, pronte ad ampliare le vostre prospettive, anche dicendo qualche no?

 
 
 

Il senso civico..

Post n°8053 pubblicato il 22 Luglio 2017 da nina.monamour

 

 

Ecologia, a parole tutti siamo bravi, ma quanto sono "verdi" i nostri comportamenti? Iniziamo dalle semplici abitudini quotidiane, come chiudere il rubinetto quando ci si lava i denti evita lo spreco di 10.000 litri d'acqua l'anno, incredibile, no? E poi sostituire le lampadine classiche con quelle a basso consumo energetico (è vero, sono piu' costose, ma durano molto piu' a lungo) ci fa consumare 5 volte meno elettricità.

Rinunciare al bagno a favore di una doccia, non solo ci guadagna la circolazione sanguiea, ma significa passare dall'uso di 150/200 litri d'acqua a 30/70.

Usare shopping pieghevoli e riutilizzabili per fare la spesa al posto dei sacchetti di plastica, pensare che ogni sacchetto ci mette piu' di 400 anni ad essere distrutto in natura, roba da rabbrividire. Cerchiamo di prediligere prodotti locali e di stagione e fa anche diminuire l'inquinamento provocato dal trasporto dei prodotti  che arrivano da lontano.

Usare il piu' possibile il mezzo di trasporto piu' ecologico, i nostri amati piedini; camminare fa bene alla salute, lo sappiamo tutti, vero? La macchina umana non è fatta per stare ferma o, peggio, seduti e si ammala. E diminuire i gas dei mezzi di trasporto fa bene al pianeta.

Stampare meno documenti possibile e usare il retro dei fogli già usati per scrivere note, appunti e quant'altro, è un risparmio anche per noi oltre che per gli alberi.



Questo, naturalmente, è proprio solo l'abc dei comportamenti "verdi". Chi di Voi, fa queste cose? Allora probabilmente (se siete stati sinceri), fate parte di quell'88,3% di italiani che adotta almeno cinque comportamenti "green".

Insomma, dai, non possiamo lamentarci, dunque! 

Ma c'è un però..

...però poi a ben vedere ci si accorge che la maggior parte dei nostri comportamenti ecologici riguarda la sfera domestica e serve a risparmiare nella gestione della casa  e della famiglia. Ovvero, la crisi economica ci ha fatto diventare virtuosi; infatti appena si esce dalle mura domestiche, ecco che i comportamenti "verdi" tipo che so...l'utilizzo dei mezzi pubblici e della bicicletta,



fanno decisamente piu' fatica ad imporsi, e non solo, se rispetto all'inizio del nuovo millennio facciamo piu' raccolta differenziata e acquistiamo sempre di piu' prodotti realizzati con materiali riciclati, ancora non abbiamo assimilato l'ecologia "pubblica", insomma il senso civico, detto in due parole!

Che dire, ci sono ancora persone che non raccolgono gli escrementi del proprio cane o chi abbandona i propri rifiuti dopo un picnic.

Agli occhi degli stranieri noi italiani sembriamo attentissimi alle nostre case e totalmente incuranti degli spazi comuni, l'opposto di quanto avviene in alri Paesi europei, dove forse le case non sono sempre il massimo dell'ordine, ma provate a cercare una cartaccia per strada  o in un parco; tra l'altro ci sono multe salatissime (e fanno bene) e immediate per chi sporca.

Allora, è vero che noi italiani siamo "unici", e questo ci rende tutti un pò speciali, ma forse  a recuperare un pò di senso civico di rispetto per quello che sta fuori dal nostro orticello, ci guadagnerebbe anche la nostra reputazione nazionale, e questo non sarebbe male...

Che ne pensate? Dite la vostra..



Buon fine settimana

 
 
 

De Profundis..

Post n°8052 pubblicato il 21 Luglio 2017 da nina.monamour

 

 

Scrivimi di te in tutta franchezza, della tua vita, dei tuoi amici, dei tuoi libri.
Raccontami del tuo volume di poesie e di come è stato ascoltato, non scrivere ciò che non senti, se vi sarà qualcosa di falso o di artefatto nella tua lettera me ne accorgerò subito dal tono.
Ricorda che mi resta ancora da conoscerti, forse a entrambi ci resta da conoscerci a vicenda.
Quanto a te non ho che quest'ultima cosa da dirti, non avere paura del passato, se qualcuno ti dirà che esso è irrevocabile non credergli.
Ciò che ho davanti a me adesso è proprio il mio passato, devo ridurmi a guardarlo con altri occhi.
E questo, non posso fare ignorandolo, o designandolo, o lodandolo, o rinnegandolo, posso solo accettarlo come una parte inevitabile dell'evoluzione della mia vita e del mio carattere, chinando il capo di fronte a tutto ciò che ho sofferto.

Venisti da me per imparare il piacere della vita, ma forse sono stato scelto per insegnarti qualcosa di più splendido, il significato del dolore, e la sua bellezza.


Il tuo affezionato amico Oscar
(Oscar Wilde, "De Profundis", gennaio-marzo 1897)


 
 
 
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