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...tutto ciò che ha a che fare con le tartarughe...

 
 

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Inoltre, molto del materiale presente è frutto di ricerche sul web, pertanto esiste la possibilità che nel blog siano state pubblicate foto o testi senza il consenso dell'autore o proprietario del diritto.
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BIODIVERSITÀ: Salviamo le tartarughe amazzoniche

Post n°1269 pubblicato il 07 Marzo 2009 da G_ietta
 

Di: Mario Osava e Alejandro Kirk

L’attività di ecologista di questa guida turistica di 52 anni è poi diventata una vera e propria professione, con la collaborazione con alcuni ricercatori universitari.
Negli ultimi tre anni, Maranhão ha percorso ogni notte le spiagge della zona, tra fine settembre e inizio dicembre, in cerca di nidi con le uova appena deposte dai cheloni, animali conosciuti con il nome di un gruppo della loro specie, le tartarughe.
Le tracajá (Podocnemis unifilis, o Terecay, tartarughe d’acqua dolce) depongono in genere nel tardo pomeriggio, tra le 18 e le 22, mentre le pitiù (Podocnemis sextuberculata, o tartarughe aica), tra l’una e le quattro del mattino, e questo le costringe a lunghe passeggiate notturne che mettono a rischio il loro matrimonio, confessa Maranhão.
Il compito di rintracciare i nidi si conclude quasi due mesi dopo, quando nascono i piccoli. Il loro protettore li porta a casa sua e li assiste per altri due mesi, per poi liberarli nel Lago Verde, famoso per le belle spiagge che attirano molti turisti ad Alter do Chão, un comune del distretto di Santarém, a 800 chilometri dall’Oceano Atlantico lungo il Rio delle Amazzoni.
Tutte queste cure servono ad evitare che la gente mangi le uova e che i predatori naturali, come pesci e rapaci, divorino i piccoli. L’obiettivo è salvare la popolazione di cheloni, un ordine della classe dei rettili.
Si tratta di animali molto prolifici. Una tartaruga amazzonica (Podocnemis expansa), la specie più diffusa della regione, può deporre fino a 100 uova in ogni nido. Ma pochissime covate raggiungono l’età adulta, per l’intensa attività dei predatori di uova e di piccoli quando i gusci non sono ancora completamente induriti.
Per questo, l’azione delle comunità costiere è una buona soluzione per la conservazione e il mantenimento dei cheloni, sostiene Juárez Pezzuti, professore dell’Università Federale di Pará, che coordina le diverse ricerche sulla fauna acquatica amazzonica. Nel caso di animali con un alto tasso di fecondità e di mortalità come questi, bastano poche cure nella fase della procreazione per ottenere un’alta efficacia riproduttiva, assicura.
Grazie ad un progetto governativo di allevamento, che ha restituito a diversi fiumi amazzonici decine di milioni di piccoli e che dagli anni ’80 tutela 115 aree riproduttive, si è riusciti a scongiurare il rischio di estinzione che incombeva sulle tartarughe, e a recuperare la popolazione di questa ed altre specie.
Pezzuti confida nella gestione comunitaria per ragioni ecologiche e sociali. La caccia o la pesca di cheloni è proibita in Brasile dal 1967, come quella di altri animali selvatici. Ma la popolazione locale continua a mangiare la loro carne e le uova, in molti casi per necessità. Se non trovano le specie prevalenti, come la tartaruga e la tracajá, pescano anche le specie minori. Evitare la cattura delle femmine durante la deposizione delle uova, per esempio, elimina la causa principale della diminuzione di alcune specie. Anche prendersi cura della raccolta delle uova nei nidi più vulnerabili alla distruzione per inondazioni, calpestio del bestiame o per eccesso di femmine che depongono in uno stesso luogo, favorisce un’abbondanza di animali, e questo è importante per la popolazione locale cui interessa procurarsi il cibo. La tartaruga, un tempo molto abbondante, ha avuto una grande importanza alimentare nell’Amazzonia brasiliana negli ultimi tre secoli. L’aumento della popolazione locale, e la trasformazione della sua carne in un alimento di alto valore commerciale, unito all’utilizzo del suo olio per l’illuminazione stradale, hanno portato al sovrasfruttamento e alla minaccia di estinzione. Pezzuti, un etnoecologo che nelle sue ricerche post-laurea e di dottorato ha studiato la riproduzione dei cheloni in Amazzonia, dà molta importanza alle conoscenze della popolazione locale nei suoi studi. Per questo parla di gestione congiunta e cerca di integrare i saperi tradizionali con le nozioni accademiche. La scienza “eurocentrica” in genere ignora l’esperienza popolare, il che ha ostacolato in qualche modo i progressi nelle ricerche e, in non poche occasioni, ha portato a conclusioni sbagliate, secondo il professore. “Per me sarebbe impossibile lavorare senza ricorrere ai saperi tradizionali delle popolazioni amazzoniche, accumulati nei secoli”, ammette. Nella ricerca sui cheloni del Lago Verde realizzata da Rachel Leite nella sua tesi post-laurea, sotto la supervisione di Pezzuti, compare, oltre a Maranhão, anche Paulo de Jesus, barcaiolo ed eccelso pescatore di tartarughe.
Durante una spedizione insieme ai ricercatori e ai giornalisti di questo articolo, Jesus è riuscito a pescare, afferrandoli con le mani, cinque esemplari di tartaruga, Terecay e carbonaria (Chelonoidis carbonaria), tuffandosi a due metri di profondità in un “igapó” (foresta sommersa) del Lago Verde. La sua capacità visiva, che gli permette - dove due ricercatori e un giornalista non vedono nulla - di individuare i cheloni che si avventurano nell’acqua verde terrosa, rivela la capacità che ha sviluppato come cacciatore per la sopravvivenza e con la sua attuale attività, la cattura di pesci ornamentali. Oggi la sua esperienza è al servizio della scienza, e forse per questo elude la domanda sulla possibilità di riprendere a mangiare tartarughe. I cheloni catturati vengono identificati, misurati, marcati e riportati nel luogo in cui sono stati trovati dalla ricercatrice Leite, che da settembre si dedica alla loro ricerca in diverse zone del Lago Verde. All’inizio era “esasperante, non riuscivamo a vedere gli animaletti”, ricorda. Più tardi, i pescatori le hanno spiegato che gli animali erano “sotterrati nel fango”: era il periodo di bassa marea, quando il livello delle acque del Lago può scendere fino a sei metri.
Adesso, con la crescita del fiume Tapajós, che alimenta il lago, è più facile trovarli sugli alberi, a prendere il sole, o sott’acqua. Lo studio di Leite stimerà la popolazione delle cinque specie trovate nel Lago Verde, la loro distribuzione geografica e stagionale. Le misurazione e la marcatura del guscio di ogni esemplare permetteranno di conoscere la sua crescita al momento della successiva cattura, spiega la biologa.
Per la ricerca sulla riproduzione, Leite conta sull’aiuto di Maranhão, un altro esperto pratico che riesce ad individuare i nidi dove gli altri intravedono appena qualche alterazione della spiaggia. Durante le sue passeggiate notturne, non si limita a trovare i nidi, ma cancella anche le tracce lasciate dalle femmine per impedire che i cacciatori trovino le uova. La vocazione di Maranhão gli ha anche permesso di diventare educatore ambientale: porta bambini e turisti a vedere la nascita delle piccole tartarughe. La sua grande esperienza viene confermata anche da Roberto Santos, il barcaiolo che ha guidato l’equipe di ricercatori e giornalisti nell’osservazione di cinque nidi, in due dei quali erano nati 10 piccoli, condotti poi alla “culla” di Maranhão. Santos si “emoziona” vedendoli, e dopo questa esperienza si dichiara “difensore delle tartarughe”. “Adesso vedo la vita che nasce, prima non ne avevo coscienza”, spiega.

Fonte: http://ipsnotizie.it

 

 

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CHE COS'E' LA CITES



La CITES è la convenzione sul commercio internazionale delle specie animali e vegetali in via di estinzione
(CITES= Convention on International Trade in Endangered Species of Wild Fauna and Flora), firmata a Washington il 3 marzo 1973 (e per questo conosciuta in Europa anche come "Convenzione di Washington") è un trattato internazionale applicato in più di 130 Paesi del Mondo. Il suo scopo è di disciplinare il commercio internazionale di specie animali e vegetali affinché questo non ne minacci la sopravvivenza.
www.corpoforestale.it

L'Ufficio CITES puo' fornire informazioni sulle specie protette e sulle leggi in vigore.
La polizia giudiziaria ha il compito di vigilare sull'applicazione delle norme in vigore. Per quanto riguarda il possesso di animali esotici e animali selvatici nostrani protetti e' competente l'Ufficio CITES presso il Corpo Forestale dello Stato (tel. 026709479).
In particolare si ricordino alcune norme che riguardano le tartarughe:
Tartarughe di terra (genere Testudo).
Tutte le tartarughe del genere Testudo sono protette e il loro possesso deve essere denunciato all'Ufficio CITES, cosi' come, entro 10 giorni, ogni nuova nascita e i decessi.
Tartarughe esotiche d'acqua: la maggioranza delle specie di tartarughe d'acqua esotiche in commercio non sono protette. Per verificare con esattezza se la specie in possesso rientra in questa categoria e' possibile chiedere informazioni al'Ufficio CITES presso il
Corpo Forestale dello Stato tel. 026709479.
Queste tartarughe sono esotiche e non possono quindi essere rilasciate in natura a causa dei danni che provocherebbero alla fauna locale. Per questo il WWF sconsiglia l'acquisto di specie esotiche, non solo tartarughe.
Chi non fosse piu' in grado di occuparsi della propria tartaruga puo' rivolgersi a:
ENPA sede di Milano tel 0297064220

Centro tartarughe CARAPAX a Massa Marittima in Toscana
tel 0566/940083 carapax@cometanet.it

 

SEI PRONTO AD ALLEVARE UNA TARTARUGA?


1-DA DOVE PROVIENE?

conoscere l'esatta provenienza dell'esemplare scelto ci farà capire meglio le sue esigenze di allevamento.
2-CHE DIMENSIONI RAGGIUNGE?
è importante sapere anticipatamente quanto crescerà la nostra tartaruga, in modo tale da essere certi di poterle offrire uno spazio adeguato, senza poi,come succede fin troppo spesso, doversene liberare.
3-SERVE IL CITES?
Prima di acquistare l'esemplare che abbiamo scelto verifichiamo se,quella specie,necessita di documentazione, e che, il negoziante o l'allevatore ce lo rilasci.
In modo da evitare sanzioni o addirittura il sequestro dell'esemplare.
4- COSA MANGIA?
La dieta deve essere varia equilibrata e deve evitare i mangimi confezionati.
Deve,per quanto possibile,racchiudere tutti i cibi che normalmente la tartaruga troverebbe  nel suo habitat naturale.Un'alimentazione errata può provocare gravi danni alla salute delle nostre Belve.
5- A CHE TEMPERATURA/UMIDITà ecc. DEVE VIVERE?
Molte persone si preoccupano solo di avere un esemplare "particolare", ignorando però che magari, quell'esemplare è nato in foreste tropicali, e che quindi, avrà molte difficoltà a vivere nei nostri climi, o comunque in piccoli terrari dove si "cerca" di ricreare l'habitat naturale.
Occorre conoscere a che temperature vanno in letargo e a quali si svegliano.
Informarsi, quindi, su tutto ciò che sono le "necessità biologiche"(passatemela!) della tartaruga.cerchiamo magari di prediligere specie autoctone.








 

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