Il Vento Del TempoDa un'antica leggenda tramandata di padre in figlio, nasce un romanzo...Storie e leggende da Atlantide! |
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Post n°142 pubblicato il 12 Maggio 2012 da Lare_il_silenzio
![]() Forse aveva solo lui. Era l'unico essere a questo mondo con cui poteva condividere una vita piena di stenti e cattiverie. Erano amici fedeli, come solo un cane sa esserlo: avranno condiviso giornate in cui i crampi della fame contorcevano lo stomaco, dividendosi un pezzo di pane lasciato per strada. Avranno dormito acciambellati l'uno vicino all'altro per scaldarsi nelle notti fredde dialogando silenziosamente con il linguaggio del cuore, scambiandosi a vicenda vissuti passati. Ed ora è rimasto solo nell'ultimo abbraccio al compagno di antiche giornate trascorse a correre per le strade, per evitare i bastoni di esseri immondi che non hanno nulla di divino. Veglia l'amico morto, quasi a volerlo proteggere nel sonno mortale. Non si risveglierà mai più il fido compagno di viaggio, vittima di mani che sanno elargire solo crudeltà, con la stessa freddezza di chi non conosce il significato della parola compassione. Dire addio ad un amico è doloroso, ma l'addio di un cane è straziante, sincero e profondo. Lo ha visto di certo rotolare nella terra, mentre il veleno faceva il suo effetto. Lo avrà sentito urlare mentre gli organi gli scoppiavano dentro.......avrà chiesto aiuto come meglio poteva fare........ o forse già sapeva che per un cane questa azione non esiste...... La rassegnazione nei suoi occhi vale più di mille discorsi. Ho trovato questo articolo datato 1998.....ma non potevo non pubblicarlo....grazie a tutti coloro che lo hanno letto. di: Damiano Asaro |
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Il biglietto da visita non è mai da sottovalutare, in alcune circostanze può tornarci molto utile, per avere un ritorno di visibiltà, soprattutto ad eventi o appuntamenti non previsti. |
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Durò mille anni quel mondo di miniere d'oro, sacrifici umani e maxi-cubi. Poi, ai tempi di Thtmosi III, gli invidiosi Egizi distrussero Kerma e i Kushiti spostando la capitale più a sud, a Napata (oggi Karima), sotto uno strano monte dalla cima piatta e dalle pareti vericali, il Gebel Barkal (la "Montagna Pura"). Ma gli Egizi arrivarono anche a Napata, imponendo alla Nubia l'autorità dei loro re e dei loro dèi, primo tra tutti Amon. Quando iniziò l'epopea dei faraoni neri tutto ciò era ormai acqua passata: Kerma era morta da più di sette secoli.
A quell'epoca però anche l'Egitto di fatto non esisteva più: Tebe, capitale storica, era stata abbandonata e il regno si era frazionato in vari principati, spesso retti da ex-mercenari libici, ambiziosi quanto buzzurri. Quando studiano questo periodo, gli storici annaspano perchè non sanno a chi attribuire il titolo di faraone, in palio tra tre dinastie (XXII, XXIII, XXIV) che regnarono in contemporanea da cittadine di provincia del nord, promosse a capitali di se stesse: Bubasti, Sais e Tanis, impaludate tra i papiri del Delta.
"Era una rivoluzione epocale" commenta Eugenio Fantusati, docente di Antichità nubiane all'Università La Sapienza di Roma. "Per secoli l'Egitto aveva sfruttato le risorse minerarie della Nubia e trattato la sua gente con atteggiamenti a dir poco razzisti. Annettendo tutto il Nilo e portandone la capitale politica a sud, lontano dal Mediterraneo, i *faraoni neri* dimostrarono che avevano ben poco da imparare dagli egizi, sia da punto di vista militare che sotto il profilo culturale". Ma la rivoluzione non fu tale solo per la storia d'Egitto: per la prima volta, infatti, un popolo di pelle scura sottometteva dei bianchi e il Terzo Mondo prevaleva sul Primo. Intorno alla Montagna Pura si sono trovate scritte che celebravano l'evento. Una irride i nemici battuti: "Le loro gambe tremavano come gambe di donne". Una si spertica in lodi per Piye: "Tu trasformi i tori in femmine". In una terza il faraone si autodedica un epitaffio che non è certo un esempio di umilità: "Gli uomini possono fare un re, ma a fare me è stato Amon".
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Tutto ciò accedeva fra il 747 e il 656 a.C., quando Roma era solo un neonato villaggio di pastori, impegnati in risse di paese coi vicini Sabini, allevatori contenti. Invece l'Egitto allora detto Tawy ("Due Terre"), aveva già alle spalle 2.500 anni di Storia ed aveva già vissuto e perduto la sua età dell'oro: prima aveva raggiunto la massima potenza militare col "Napoleone d'Africa" Thutmosi III (1458-1424 a-C.); e poi aveva toccato il culmine del prestigio con Ramses II (1279-1212 a.C.), il faraone di Mosè per intenderci; infine si era avviato al declino. Anche la Nubia, allora chiamata Kush, aveva storia da vendere. Intorno al 2.500 a.C. aveva visto nascere un regno con una grande capitale (Kerma) e ricche miniere d'oro. L'archeologo Charles Bonnet, dell'Università di Ginevra, che dagli anni '70 condusse scavi nella zona, disse che "Era il primo vero Stato d'Africa Nera". Grazie, anche, a Bonnet, oggi sappiamo molte cose dei primi Kushiti: che mummificavano i morti; che costruivano case di mattoni crudi; che avevano una sorta di parlamento, con sede in un edificio circolare. |
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Stavo cercando tra i miei spartiti una canzone che non ho trovato! Invece sono inciampato (letteralmente) su questa canzone: |
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Eugenio Finardi - Patrizia
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Per amare veramente una donna
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INFO
ROMANZO: IL VENTO DEL TEMPO
- Capitolo VIII
in elaborazione
ATTENZIONE!!
Vige il copyright l'opera è coperta dai diritti d'autore











Di questa anarchia approfittarono nel sud i Kushiti, che si presero una rivincita per le umiliazioni patite dai loro antenati: riconquistando l'indipendenza, scesero il Nilo e dilagarono oltre Tebe, al comando di un re di Napata. Come vendetta poteva bastare. Ma quando uno dei principi libici del Delta (Tefnakht, lo "zio Tom bianco" citato all'inizio) tentò di ricacciarli, i Nubiani decisero di farla finita: invasero il Nord e unificarono l'Egitto sotto la corona del figlio di Kashta, appunto Piye, che fu proclamato faraone.
Basso Egitto, anno 720 a.C. (circa). In un palazzo di Eliopoli ci sono due uomini faccia a faccia: uno bianco e uno nero. Uno dei due, seduto sul trono, esibisce le insegne del potere: nella mano sinistra ha il flagello, nella destra il pastorale, mentre sul capo porta una calotta bianca-rossa decorata dall'ureo, il diadema d'oro a forma di cobra che per tradizione è riservato ai faraoni e al dio Osiride. L'altro uomo ha dei vestiti laceri, l'aria rassegnata: prono e a capo chino, chiede clemenza al suo interlocutore e gli giura obbedienza eterna.




Inviato da: lunedi.bs
il 24/05/2012 alle 10:22
Inviato da: viarigola2010
il 23/05/2012 alle 13:00
Inviato da: Lare_il_silenzio
il 22/05/2012 alle 14:22
Inviato da: oltre.lo.specchio
il 22/05/2012 alle 09:33
Inviato da: flora11261
il 21/05/2012 alle 22:42