Creato da DottssaConti il 05/03/2007

BenesserePsicologico

Autostima e benessere

 

 

DALLA PARTE DELLE MADRI DEGLI ADOLESCENTI

Post n°5 pubblicato il 14 Marzo 2007 da DottssaConti

L'adolescenza viene studiata soprattutto per i cambiamenti nel corpo, nell'organizzazione psichica e affettiva e per lo sviluppo dei legami sociali del ragazzo. Essa comporta uno stravolgimento nelle relazioni familiari e una fatica nell'adattamento della famiglia stessa a nuovi equilibri.

Raramente ci si occupa della madre dell'adolescente che deve lentamente e inesorabilmente separarsi dal figlio e modificare la propria relazione con lui.

Cosa succede alla madre di un adolescente?

La preadolescenza è la fase più difficile.

L'entrata del figlio nella preadolescenza comporta spesso una grave crisi nell'assetto relazionale che la madre aveva messo a punto nella prima e seconda infanzia del ragazzo. La preoccupazione materna in questa fase è simile a quella della gestazione biologica. La madre è preoccupata che il processo di trasformazione del figlio possa non avere un esito favorevole e si interroga sia sulla relazione affettiva ed educativa che ha saputo garantirgli, sia sulle caratteristiche intrinseche alla sua personalità.

Durante questo processo di crescita e di cambiamento giocano un ruolo importante anche fattori esterni alla relazione madre-figlio.

La madre è turbata dalla fame di relazioni di amicizia, di gruppo o addirittura di coppia dell'adolescente e dall'impotenza nel controllare le influenze dei contesti in cui il ragazzo cresce. Si ritrova a dover riformulare i propri piani di comportamento educativo in modo che possano essere funzionali alla crescita del figlio e deve decidere la qualità della relazione con lui. E, cosa non da poco, deve affrontare molte frustrazioni narcisistiche date dal fatto che l'adolescente è costretto a creare “strappi” nella relazione, a prendere le distanze dalla madre per raggiungere livelli più elevati di autonomia.

La madre durante la preadolescenza del figlio vive una forte perdita di valore, mentre il suo ruolo perde d'importanza. E' un momento molto difficile e doloroso che può essere sentito come una grave perdita o un sentimento di svuotamento che deve essere riparato. E' un lutto, aggravato dall'ingratitudine del giovane.

Questa esperienza può portare allo scoperto nella madre un nucleo depressivo fino a quel momento sopito e compensato. Il rischio in questo caso è che la madre si senta minacciata dai bisogni e dai desideri di autonomia del figlio e che cerchi di recuperarne totalmente il controllo ostacolandone il processo di crescita, oppure, che si dimetta precocemente dal proprio ruolo di madre.

In queste situazioni, sarebbe necessario chiedere aiuto per poter meglio affrontare questo duro processo di separazione.

La nostra società e i vari ambiti di socializzazione, comunque, tendono a favorire da parte della donna un compromesso tra il bisogno di controllo e l'obbligo di emancipazione ed autonomizzazione.

Dopo il superamento della fase della preadolescenza, la madre, modificando il proprio ruolo, cautamente accetta una diminuzione della dipendenza del figlio. Lo segue da lontano.

Nel periodo dell'adolescenza vera e propria le preoccupazioni della madre riguardano maggiormente gli ambiti della socializzazione del ragazzo: il timore è che non sia riconosciuto ed ammirato nei vari ambiti sociali esterni alla famiglia.

Il figlio non chiede più alla madre lo stesso sostegno che richiedeva in passato. Ha un gruppo, una rete amicale che lo sostiene. La madre viene progressivamente messa da parte e i valori familiari vengono modificati, a volte addirittura negati.

La crescita dell'adolescente impone una separazione e un disinvestimento che viene vissuto come molto doloroso dalla madre. E ciò viene aggravato se nella coppia genitoriale ci sono conflitti che erano rimasti sopiti durante la fase dell'accudimento del figlio.


I figli devono separarsi dai genitori e un bravo genitore deve lasciare che si separino, per quanto sia doloroso.


Da Khalil Gibran

I figli”


I vostri figli non sono vostri figli.
Sono figli e figlie del desiderio ardente
che la Vita ha per se stessa.
Essi vengono per mezzo di voi,
ma non da voi.
E benché siano con voi,
non vi appartengono.

Potete dar loro il vostro amore
ma non i vostri pensieri,
poiché essi hanno i loro pensieri.
Potete dar alloggio ai loro corpi,
ma non alle loro anime,
poiché le anime
dimorano nella casa del domani,
che voi non potete visitare
nemmeno nei vostri sogni.

Potete sforzarvi di essere come loro:
non cercate però di renderli come voi.
La vita, infatti, non torna indietro
né indugia sul passato.


Voi siete gli archi
dai quali i vostri figli
come frecce viventi son lanciati.
L’arciere vede il bersaglio
sul sentiero dell’infinito
e vi piega con la sua potenza
perché le sue frecce
volino veloci e lontane.

Bibliografia:

Charmet, "I nuovi adolescenti" Cortina Editore

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HAI UNA BUONA AUTOSTIMA?

Post n°4 pubblicato il 12 Marzo 2007 da DottssaConti

Avere una buona autostima significa amarsi ed accettarsi per quello che si è. Un traguardo difficile per moltissime persone.

L'autostima dipende da tre fattori: dal reale grado di abilità e di dotazione personale, dalla qualità dei messaggi che si ricevono su di se' sin dall'infanzia e dalla differenza riscontrata dal confronto tra il sè percepito e il se' ideale.

Nasciamo tutti diversi e con diversi talenti. A scuola scopriamo che siamo bravi in matematica piuttosto che in lettere e nella vita facciamo molte esperienze delle nostre abilità nei vari settori. 

A volte pensiamo di conoscerci a fondo ma non è così. Esplorando nuovi settori possiamo scoprire anche in età avanzata di avere un vero talento in una qualche attività ed appassionarci ad essa.

Oppure scopriamo di non essere capaci o addirittura di essere negati in qualcosa. A questo punto potremmo assolverci dicendo che non si puo' riuscire in tutto oppure martoriarci per la nostra incapacità.

Sin da quando siamo bambini riceviamo messaggi su quello che gli altri pensano di noi o su come gli altri vorrebbero che noi fossimo. E' come se tutti questi messaggi fossero assimilati e diventassero quello che siamo. Li facciamo nostri perchè sono messaggi di figure significative durante l'infanzia (genitori, insegnanti, amici) e noi dipendiamo interamente da loro per la nostra sopravvivenza. Fin qui tutto bene.

Il problema sorge quando il messaggio che riceviamo da bambini su di noi è negativo. "Sei un pasticcione", "sei inaffidabile", "sei uno stupido".... Faremo nostra questa idea proprio perchè viene da persone per noi importanti e ci comporteremo di conseguenza, cioè da pasticcioni, da persone inaffidabili o da stupidi, ricevendo dall'esterno un'ulteriore conferma del fatto che noi siamo VERAMENTE pasticcioni, stupidi o inaffidabili.

Un altro problema sono le aspettative: i genitori si aspettano certe cose da noi. A volte sono aspettative realistiche, altre volte no. Anche le aspettative dei genitori spesso diventano le nostre aspettative. Altre volte, il danno lo facciamo da adulti: non ci conosciamo a sufficienza e ci poniamo degli obiettivi troppo alti, troppo lunghi da realizzare, troppo irrealistici. E ci danneggiamo perchè viviamo confrontando tutto quello che siamo e facciamo con un modello irrealistico di quello che dovremmo essere e fare.

Di seguito troverai un elenco di frasi. Prova a vedere se alcune di queste frasi ti rappresentano.

Scopri se la tua autostima è bassa.

QUESTIONARIO

 

  • Giudico costantemente tutto e tutti.

  • Mi confronto sempre con chi ottiene risultati migliori dei miei.

  • Faccio continui bilanci.

  • Do un peso eccessivo al passato e al futuro.

  • Mi lamento spesso.

  • Mi sento un fallito per ogni minima sconfitta.

  • Non mi piaccio.

  • Mi critico per ogni piccola cosa.

  • Non riesco a definire quanto valgo come persona.

  • Non credo ai giudizi positivi espressi su di me.

  • Cerco di non farmi notare.

  • Rimugino sui miei insuccessi passati.

  • Sono molto attento ai miei difetti quando parlo con altri.

  • Sopporto poco le critiche rivolte alla mia persona.

  • Cerco sempre l'approvazione degli altri.

  • Spesso mi adeguo alle richieste che l'ambiente o gli altri mi fanno.

  • Non mi sento accettato dagli altri.

  • Piuttosto che dissentire, sto zitto.

  • Spesso mi sento inferiore e inadeguato.

  • Non riesco ad avere sufficiente influenza sugli altri.

  • Non mi sento sicuro di me stesso.

  • Quando devo affrontare una prova penso sempre che fallirò.

  • Vorrei essere diverso da come sono.

  • Non sono mai sicuro che le mie decisioni siano quelle giuste.

  • Non mi sento all'altezza in molte situazioni.

  • Mi svaluto.

  • Dovrei essere migliore.

  • Ho aspettative irrealistiche su me stesso.

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ADOLESCENZA: EMOZIONI ED ORMONI

Post n°3 pubblicato il 12 Marzo 2007 da DottssaConti

 Il vortice di cambiamenti di umore, atteggiamenti pulsionali e contestazioni che travolge i giovani durante la pubertà è, ancora oggi, un fenomeno in gran parte sconosciuto. Ma ora una ricerca americana pubblicata su Nature Neuroscienze ha scoperto che cosa scatena questa tempesta adolescenziale: l'ormone Thp.
Il Thp non dà gli stessi effetti durante l'arco della vita, ma sembra comportarsi in modo diverso a seconda dell'età. Negli adulti agisce come un calmante e viene rilasciato circa mezz'ora dopo l'evento generatore di stress. Nella pubertà invece agisce all'inverso provocando stati di ansia e stress.

Tratto da repubblica.it

 
 
 

LO STRESS

Post n°2 pubblicato il 06 Marzo 2007 da DottssaConti
Foto di DottssaConti

Che cosa e' lo stress

E' il modo in cui reagiamo alle modificazioni dell'ambiente esterno. Il nostro organismo compie uno sforzo per adattarsi alle nuove situazioni attraverso una reazione di allarme che serve a mobilitare energie difensive.

Lo stato d'allarme di per sé non è affatto negativo perché ci aiuta a fronteggiare un pericolo o una situazione nuova.

Siamo noi che giudichiamo con i nostri pensieri una situazione e decidiamo se è stressante o pericolosa.

Ciò spiega perché, quello che per alcuni è uno stimolo stressante, non lo è per altri.
Quando lo stato di attivazione dell'organismo perdura nel tempo ed è di forte intensità provoca l'esaurimento delle risorse utili ad affrontare lo stimolo stressante: in questo caso si parla di stress cronico.

Effetti positivi

Nella fase di allarme si assiste ad alcune modificazioni fisiologiche: si ha una maggiore produzione di adrenalina, un aumento del battito cardiaco e della pressione sanguigna, un aumento del metabolismo, un minore afflusso di sangue alle estremità, allo stomaco e all'addome, un maggiore afflusso di sangue ai muscoli e un aumento della tensione muscolare, un aumento della respirazione e una riduzione del funzionamento del sistema immunitario.

L'attivazione cerebrale aumenta e si assiste ad una attività cerebrale più rapida e ad un miglioramento della concentrazione e della memoria. Questo stato è utile in certe circostanze: per esempio quando dobbiamo pronunciare un discorso, fare un esame o nello sport. Lo stress d'allarme spinge le persone a dare il meglio, aumenta la prontezza, migliora la forza muscolare e la vista, riduce i tempi di reazione. Lo stress migliora la nostra capacità di combattere e di resistere, ci aiuta a mobilitare tutte le nostre risorse per raggiungere il nostro scopo.

Un altro aspetto positivo è il gusto che questo stato di attivazione aggiunge alla nostra vita: molte persone hanno bisogno di sfide e sarebbero infelici se non ne avessero.
Lo stress ha un effetto positivo solo se possiamo liberarcene. Per questo è essenziale essere in grado di mantenere l'equilibrio tra stimoli esterni e forza e durata della reazione di stress.

Effetti negativi

La modificazione dell'organismo data dalla reazione d'allarme, se protratta, può sfociare in uno stato di stress cronico e causare dei danni fisici. Uno dei primi segni dello stress non ottimale è una sensazione di stanchezza generale, incapacità di dormire adeguatamente e ansia.

In seguito si possono verificare problemi come extrasistoli, tachicardia, iperventilazione, colon irritabile, dispepsia, ulcera gastroduodenale, infarto, problemi di concentrazione, irritabilità e facilità ad contrarre malattie.

Le persone, spesso, per affrontare questa situazione di malessere, adottano dei comportamenti inappropriati, assumendo caffè, alcolici, fumando di più. Lo stress negativo tende ad accumularsi e ad autoalimentarsi.

Fattori di stress

Il primo passo da compiere per poter controllare lo stress è scoprirne le cause.
Esse possono essere sia fisiche, che sociali.

Le cause fisiche possono essere troppo caldo, troppo freddo, rumore, inadeguate condizioni di lavoro, malattia, situazioni di pericolo che durano a lungo, ecc. I fattori di ordine sociale, economico, politico, problemi familiari, di lavoro e di carriera e le difficoltà di ordine relazionale possono essere un'altra fonte di stress.
Ad esempio, lo stress legato all'attività lavorativa si manifesta quando le richieste dell'ambiente di lavoro eccedono le capacità del lavoratore che non è più in grado di farvi fronte.

Alcuni esempi di fattori di stress possono essere ricondotti all' ambito sociale ed economico: disoccupazione, costo della casa, tasse, evoluzione tecnologica; in famiglia: la divisione dei lavori domestici, gelosia, ruoli sessuali, valori e ideali differenti, morte o malattie di un famigliare, problemi economici; sul lavoro: le scadenze, le comunicazioni confuse, i tempi di trasporto, la competizione, la rivalità per il potere ecc.; nelle relazioni sociali: conflitti di valore, doveri sociali, aspettative sociali, inefficienza dei servizi, ecc.

IL RESTO DELL'ARTICOLO è PUBBLICATO SU: http://www.benesserepsicologico.it

 
 
 

CRISI: PERICOLO E OPPORTUNITA'

Post n°1 pubblicato il 05 Marzo 2007 da DottssaConti
 

La parola crisi in cinese ha un doppio significato: pericolo ed opportunità.

Le crisi che incontriamo nel corso della nostra esistenza possono avere un potenziale maturativo oppure patogeno.

Il potenziale maturativo ha come esito un funzionamento psichico nuovo rispetto al precedente con la manifestazione di forze psicologiche che prima non erano in atto nella persona. Se la crisi viene risolta positivamente, essa è vissuta e si sviluppa come una distruzione interna, un sentimento di fine e di morte seguiti da una sensazione di rinascita.

E' stato introdotto il termine “resilienza”, mutuandolo dalla fisica, per indicare la capacità della persona di affrontare le avversità della vita, sconfiggerle ed uscirne migliorata. Questa viene definita come una capacità che si affina con il tempo, attraverso il superamento dei vari momenti di disagio e dissesto che si incontrano. Le persone “resilienti” hanno buone capacità di introspezione e sanno prendere la giusta distanza dal problema riuscendo a relativizzarlo, sanno essere creative, hanno spirito d'iniziativa e sanno intrattenere dei legami intimi con le altre persone (Aurora Fiorentini).

Il processo di crisi rende l'organizzazione della personalità molto più fluida e con maggiore possibilità maturativa ma anche con un rischio di “ammalarsi” maggiore.

I fattori che possono determinare un'evoluzione patogena della rottura dell'equilibrio psichico sono sia i fattori inerenti all'organizzazione della personalità del soggetto, la rigidità dell'Io, un senso d'identità fragile, sia i fattori legati alla qualità dell'ambiente.

La richiesta terapeutica interviene sempre in un momento di crisi, sia che provenga dal soggetto o dalla sua famiglia, quando il sistema di equilibrio si rompe nella sua omeostasi.

La crisi è sempre un trauma. Viene vissuta come una situazione difficile, eccessiva, poco controllabile e quindi con i caratteri del trauma.

Inoltre, in tutti i fenomeni di crisi c'è una mobilitazione dell'angoscia. Freud diceva che l'angoscia è un segnale d'allarme di fronte ad un pericolo: la crisi stessa può essere considerata un segnale d'allarme, una necessità di cambiamento.

Talvolta le crisi intervengono per il verificarsi di eventi esterni che sembrano cause scatenanti ma in realtà sono eventi minimi che servono da rivelazioni. C'è sempre un legame tra eventi esterni e interni.

Inoltre, nel corso di una crisi c'è sempre un conflitto che insorge in modo rapido. Si stabilisce una relazione tra il conflitto inconscio e gli aspetti di realtà esterna e conscia. La crisi si pone nell'articolazione tra queste due realtà.

Il percorso della crisi risulta più facile se il mondo che circonda il soggetto costituisce un quadro di riferimento stabile.

Varie sono le situazioni di dissesto che normalmente si attraversano nella vita. L'adolescenza riunisce in sé tutti i caratteri di una crisi normale dell'esistenza. Spesso le persone che non vivono lo scompiglio dell'adolescenza, hanno più tardi una situazione psichica estremamente allarmante.

Questa fase della vita riattiva conflitti edipici, sessuali e generazionali, che sommati alle modificazioni del corpo, gettano l'adolescente, non più bambino e non ancora adulto, in uno stato di disagio e di squilibrio.

Un'altra crisi della vita è quella legata alla maternità: nella gravidanza ci sono, come nell'adolescenza, fenomeni di modificazione dell'immagine corporea, del corpo vissuto e del corpo reale e una fluttuazione del sentimento di identità. Ciò è particolarmente evidente dopo il parto, quando la donna diventa la madre del proprio figlio oltre che la figlia della propria madre.

Uno stato di squilibrio può scaturire da un lutto.

Quando il lutto non costituisce solo una perdita dell'oggetto ma diventa anche una rimessa in discussione molto ampia dell'economia e dell'organizzazione psichica della persona, vi è crisi. Ciò accade quando l'oggetto perso è il garante di una certa organizzazione difensiva.

Un'altra fase della vita che può portare disagio e squilibrio è quella dell'invecchiamento e del pensionamento. La crisi è più dura in quelle persone che sostengono la propria identità con l'attività o il ruolo lavorativo. Il pensionamento porta a dover ristrutturare l'esistenza, riordinando il proprio passato e non nei termini di un futuro possibile, come accade nelle altre crisi vitali. La persona dovrà cercare di esplorare il proprio passato per riappropriarsi di aspetti di sé non valorizzati o di interessi trascurati. L'importanza del contesto familiare e sociale in questo caso è cruciale.

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SONO FELICE

Questa volta lasciami
essere felice,
non è successo nulla a nessuno
non sono in nessun luogo,
semplicemente sono felice
nei quattro angoli
del cuore, camminando,
dormendo o scrivendo.

Che posso farci, sono
felice,
sono piu innumerabile
dell'erba
nelle praterie,
sento la pelle come un albero rugoso,
di sotto l'acqua,
sopra gli uccelli,
il mare come un anello
intorno a me,
fatta di pane e pietra la terra
l'aria canta come una chitarra

Pablo Neruda da "Odi elementari"

 

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