Creato da biangege il 29/12/2009

Bian e Gege

I diari di viaggio di due mototuristi

 

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9 luglio 2011: il Passo di San Marco

Post n°24 pubblicato il 09 Luglio 2011 da biangege
 

Una classica uscita tardo-mattutina, quasi pomeridiana... tornata dal lavoro la Gegeniglia e preparati i panini, siamo partiti a mezzogiorno per affrontare per l'ennesima volta il "duemila" più vicino a Milano, che collega l'alta val Brembana alla Valtellina ma dalla parte opposta a quella più consueta che prevede la salita dalla parte bergamasca e la discesa sul versante valtellinese: questo per non dover percorrere la SS36 al ritorno.

Superati gli odiosi cantieri monzesi della SS36 e oltrepassata Lecco, ci siamo fermati poco prima dell'una e mezza sul piacevole giardino-lungolago di Mandello del Lario (che evoca emozioni bicilindriche...) per poi proseguire sulla sempre gradevole SP72 che costeggia il ramo lecchese del Lario, superare Bellano e giungere a Colico. Da qui si è costretti alla terrificante SS38 "dello Stelvio", due corsie in carreggiata unica senza quasi possibilità di sorpasso: per fortuna una manciata di km ci porta a Morbegno dove si stacca la SP8 "di San Marco", che dapprima sale a tornanti lungo la costa boscosa della montagna e poi si spinge nella valle. La strada è ben tenuta sino ad Albaredo per San Marco, poi è dissestata e deformata dagli smottamenti, e migliora dopo la località Alpe Lago dove finisce la vegetazione e si apprezzano gli alpeggi e le vette delle Orobie Valtellinesi.

Raggiunto il Passo di San Marco alla quota 1996m slm (se fossimo stati francesi, avremmo messo un bel po' di terra di risulta per arrivare ai 2000 ) verso le tre e mezza, un paio di tornanti in discesa ci portano al rifugio Ca' San Marco, classico ritrovo dei motard, oggi invero piuttosto deserto, solo una decina mi moto parcheggiate. Dopo la sosta-caffè e un breve sguardo al panorama (non fa per nulla freddo ma il cielo non è lmpidissimo), via in discesa sulla SP9 e, a Piazza Brembana, sull'obbligata SS470 con tutte le sue varianti in galleria, visto che il vecchio tracciato può essere affrontato solo risalendo la valle. Altra sosta-gelato alle quattro e qualcosa a San Pellegrino Terme: il Grand Hotel realizzato agli inizi del '900 è sempre desolatamente abbandonato e chiuso, la stazione ferroviaria, ben ristrutturata, ospita una pizzeria e attende un treno che non arriverà mai più, tutto il sedime ferroviario è perlomeno adibito a pista ciclabile, sempre meglio che essere occupato da altre attività, ma pensiamo a che impulso turistico darebbe il treno alla valle, se ben esercìto.

Ripartiti verso sud e attraversati i consueti sobborghi di Bergamo in un paesaggio sempre più violentato (ogni volta che si passa da Zogno vien da pensare a come sarebbero le gole del Brembo senza quell'assurdo viadotto) e, a Dalmine, la A4 ci riporta a casa, dove arriviamo alle sei dopo circa 270 km tranquilli...

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