Creato da biangege il 29/12/2009

Bian e Gege

I diari di viaggio di due mototuristi

 

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22 aprile 2012: cinghiale e polenta a Varazze

Post n°42 pubblicato il 28 Aprile 2012 da biangege
 

Polenta e cinghiale a Varazze? Ma siamo matti?

No, se per "Varazze" si intende il rifugio "Monte Beigua", a 1300 metri di altezza, che rientra sì nel terrtorio comunale di Varazze (SV), ma verso sud guarda il mar Ligure e verso nord il Monferrato, dove lo scontro delle arie può giocare qualche scherzetto...

Partiti da Milano sfruttando un'occasionale intera (e soleggiata) giornata libera della Gegeniglia, abbiamo voluto tornare a Monte Beigua sperando nel panorama verso la Corsica tanto decantato, la volta precedente non l'avevamo visto... raggiunta via autostrada Ovada, da cui siamo usciti in direzione Acqui Terme fino a Molare, abbiamo deviato dalla statale per infilarci nella valle dell'Orba, in direzione di Olbicella.

Il torrente Orba si è scavato nel corso delle ere geologiche il suo piccolo canyon, non profondo nè ripido ma comunque d'effetto: la strada procede lenta e panoramica curva dopo curva seguendo le anse del torrente e un breve tratto di facile sterrato aggiunge un po' di "pepe" all'avventura in questa valle pressochè disabitata.


Poi, passati in territorio ligure, altro asfalto ben posato ci accompagna a un punto panoramico prima della discesa verso la Badia di Tiglieto, dove abbiamo parcheggiato e percorso il breve tratto tra i campi fino all'edificio risalente ai XII secolo.

Lasciata la Badia procediamo verso Urbe dove svoltiamo per Piampaludo, iniziando a salire verso... le nuvole. Ecco lo scherzo delle arie di pianura e di mare: possono creare formazione du nubi che insistono sul crinale, e di lì a poco siamo quasi immersi nella nebbia. Il rifugio Pra Riondo appare quasi spettralmente dalla cortina di alberi: è ora di pranzo, ma il gran numero di auto parcheggiate ci fa proseguire.

Pochi km dopo giungiamo alla vetta costellata da una miriade di ripetitori e antenne, dove il vento ogni tanto fa apparire il sole. Fuori dal rifugio Monte Beigua sono parcheggiate solo un paio di auto e una BMW F800, entriamo mentre la proprietaria (somigliante a Luciana Littizzetto) carica robusti ciocchi di legna in una bella stufa che ha visto le Guerre di Indipendenza... fuori ci sono sei gradi: ci sta davvero bene uno spezzatino di cinghiale con la polenta, no? Il mare sarebbe lì, 1300 metri sotto e un paio di km di fronte, ma è oscurato dalle nubi lattiginose...
"Un giorno si svegliarono e non c'era più niente. Non erano scomparse solo le impronte sulla sabbia, era scomparso tutto. Per così dire.
Una nebbia da non crederci.
- Non è nebbia, sono nuvole.
Delle nuvole da non crederci.
- Sono nuvole di mare. Quelle di cielo stanno in alto. Quelle di mare stanno in basso. Arrivano di rado, poi se ne vanno.
Sapeva un sacco di cose, Dira.
Certo, a guardar fuori, faceva impressione. Solo la sera prima  c'era tutto il cielo stellato, una favola. E adesso, come stare dentro una tazza di latte. Senza contare il freddo. Come stare dentro una tazza di latte freddo."

(Alessandro Baricco, Oceano Mare)


E intanto facciamo la conoscenza di Roberto e Laura, i centauri della BMW parcheggiata fuori. Sono di un paese sui colli di Genova, tra i forti, erano usciti per "un caffè" e si sono trovati al Beigua anche loro, con polenta e cinghiale. Smaltiamo il pasto facendo una passeggiata sino al piccolo Santuario della Regina Pacis, mentre le nuvole nascondono e fanno riapparire gli scheletrici tralicci che tanto contrastano con la guglia della chiesa e con la Croce Monumentale posta sul vicino Bric Veciri, dopodiche, visto che a Varazze non sembra esserci il sole, decidiamo tutti e quattro di puntare verso Sassello passando per il colle di Giovo. Durante la discesa per Alpicella vediamo che la costa è invece soleggiata, ma la direzione decisa è ormai verso nord, sulla divertente SS334 che è difesa dal Forte Tagliata del Giovo Ligure, purtroppo non visitabile.

A Sassello ci fermiamo per una sosta e un caffè: Roberto e Laura per dirigersi verso casa percorreranno il passo del Faiallo, e noi li seguiamo, ci saluteremo al Turchino. Torniamo quindi verso Urbe e prendiamo il bivio per Vara, accanto a quello di stamattina per Piampaludo, e ci lanciamo nel paesaggio quasi lunare della strada del Faiallo, fermandoci presso una curva che domina Voltri e i Piani di Praglia, pressochè disabitati. Da qui, se l'aria fosse limpida, si vedrebbe tutta la costa del Levante ligure fino alla Toscana, ci torneremo, vogliamo i panorami mancati!

Al Passo del Turchino salutiamo gl estemporanei compagni di viaggio e, godendo della serie di curve sulla SS456 del Turchino, raggiungiamo Ovada; l'autostrada ci riporta a casa, dopo 140 km di gita più 230 km di trasferimento.

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