Creato da biangege il 29/12/2009

Bian e Gege

I diari di viaggio di due mototuristi

 

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4 maggio 2014: tra dighe e castelli in Val Tidone

Post n°102 pubblicato il 01 Giugno 2014 da biangege

Quando i geografi statunitensi si trovarono a tracciare le divisioni amministrative dei grandi Stati dell’Unione, all’est seguirono “un po’” i fiumi ma a un certo punto, procedendo verso ovest, forse per pigrizia non andarono troppo per il sottile dovendo tracciare confini in grandi spazi di nulla: un bel righello e via dritti per centinaia di chilometri. Addirittura, nel separare Utah, Colorado, Arizona e Nevada si fecero prendere tanto la mano da tirar due linee ortogonali, sicché i quattro stati si incontrano (in pieno deserto) in un unico punto dove è stato addirittura eretto un monumento, The Four Corners, attirandosi l’antipatia dei matematici che vi vedevano un caso degenere di mappa che avrebbe potuto stravolgere la soluzione del Teorema dei Quattro Colori, ma conquistandosi la simpatia dei ragazzini che potevano giocare ai Quattro Cantoni in quattro stati diversi, con buona pace degli Svizzeri che ai Quattro Cantoni devono giocarci a nuoto…

Se prendiamo la mappa politica dell’Italia non abbiamo confini fatti col righello: essi seguono prima il territorio assecondando crinali e fiumi, e poi la Storia secondo le varie dominazioni di Papi, Re e Imperatori e via via a scendere sino al Barone locale. Quindi niente Four Corners in Italia, ma però…

Però c’è una zona dove la Lombardia, che in generale se ne sta “sopra” al Grande Fiume, sconfina “Oltrepò” incuneandosi tra Piemonte ed Emilia-Romagna a voler incontrare la Liguria per anelare forse uno sbocco al mare; per una manciata di chilometri l’Emilia con un colpo di coda si attacca al Piemonte e zac, la Lombardia è bell’e che fregata. Ma le Regioni sono cosa recente, amministrativamente hanno quarant’anni e poco più: ben più consolidate sono le Provincie (sin dai tempi di Roma Antica) e così pur non essendo questo termine particolarmente noto, quel lembo di Appennino in cui si passa con disinvoltura tra le provincie di Pavia, Alessandria, Genova e Piacenza è noto come “Le Quattro Provincie”: i luoghi meriterebbero un itinerario organico che percorresse tutti e quattro gli angoli, per ora accontentiamoci di due.

Giusto una settimana fa circa eravamo sempre da queste parti, ad evitare la pioggia intorno al Penice restando sempre in provincia di Pavia ed ipotizzavamo un tour “Diga di Molato e castello di Zavattarello”: eccolo qui. Da Milano la SS412 “della val Tidone” è sempre, superate Opera e Pieve Emanuele, la tranquilla strada che passa tra campi e cascine, supera il Po tra Pieve Porto Morone e Castel San Giovanni e poi si incunea nella valle che le dà il nome, in provincia di Piacenza salendo impercettibilmente di quota fino ai tornanti dopo Caminata e qui, tra gli alberi, si comincia a intravedere la Diga del Molato che forma il lago di Trebecco.

 

Parcheggiamo accanto al cancello aperto da cui si accede al coronamento e visitiamo l’opera: è una diga inconsueta, a gravità alleggerita e archi multipli al paramento di monte, mentre verso valle ricorda il Colosseo, con tutti i suoi archetti. La pianta è inconsuetamente rettangolare, le spalle non appoggiano direttamente ai fianchi della montagna probabilmente per la friabilità dell’Appennino Piacentino. Il lago è placido e in lontananza si vede, alta su un colle, la mole del castello di Zavattarello: ci andremo più tardi, adesso colazione al sacco.

Ripresa la moto verso sud, rientriamo in provincia di Pavia, prendiamo il bivio della SP207 ed eccoci a Zavattarello, nominato tra i Borghi più belli d’Italia. Il centro storico, è piccolo ma ordinato con le sue stradine acciottolate, ma il fulcro dell’interesse è nel castello, risalente al X secolo e, dalla fine del XIII, sede del ramo principale della famiglia Dal Verme ben nota in Lombardia (diversi discendenti risiedono a Milano) grazie al feudatario Jacopo Dal Verme, originario di Verona. Il castello è raggiungibile per un sentiero in parte asfalato e in parte bugnato, con alcuni tornanti stretti: meglio salire a piedi appena finisce l’asfalto. Narrano le guide del castello che Jacopo fu colui che catturò il famoso coccodrillo portato a Verona da uno Scaligero esploratore: il rettile fuggì nell’Adige seminando il panico ma venne recuperato da Jacopo, soprannominato dai villici “quello del verme”, dato che essi non sapevano dare un nome all’esotico animale. L’origine reale del cognome forse è un’altra, ma prendiamola per buona.


Il castello è un massiccio parallelepipedo in un cortile circondato da mura su cui si affacciano le scuderie, ora sede della biglietteria. La doppia porta d’accesso pedonale è a quattro metri di altezza, preceduta da un ponte levatoio, e tra le due porte sbocca una caditoia di 20 metri che parte dai piani più alti. Di quattro metri di spessore sono le mura perimetrali, e  le falde del tetto convogliano l’acqua piovana alla cisterna. La visita parte dalle cantine e dalle segrete e sale via via di livello fino alle stanze padronali, al balcone con meridiana e alla terrazza da cui si ha un panorama a 360° sui dintorni, lago di Trebecco e castelli limitrofi compresi.


Terminata la piacevole visita, ripartiamo in direzione del Penice ma deviamo presso Casa Matti per il passo del Brallo: l’idea è di sconfinare ancora in provincia di Piacenza per raggiungere la val Trebbia a Marsaglia e fare un salto a Brugnello, frazione del comune sparso di Corte Brugnatella… perché? Lo vedrete…

La SP89 fino a Brallo di Pregola però è da dimenticare: per niente interessante dal punto di vista paesaggistico, ha un asfalto così abrasivo e dissestato che ci ridurrà la gomma posteriore (che un mm di battistrada alla partenza l’aveva ancora) alla canna del gas, ma ce ne accorgeremo solo alla successiva sosta. SP186 fino alla frazione di Pratolungo e poi deviazione sulla SP73, ed eccoci a scendere in val Trebbia tra Marsaglia e Ponte Organasco: questo è il tratto più selvaggio della valle, dove il fiume scorre verde-azzurro quasi in fondo a un canyon e la SS45 ne asseconda l'andamento, da tratti quasi a filo ad altri a rispettosa altezza.

Adesso l’atlante 1:200.000 non serve più, la deviazione per Brugnello non vi è nemmeno riportata, a Marsaglia c’è l’indicazione e la seguiamo: 4 km di stradina strettissima in salita che finisce in un piccolo agglomerato di case di pietra, ben tenute e ordinate, dove non entra nessun veicolo: eccoci a Brugnello. Questa era la primitiva sede del comune, trasferita poi a Marsaglia. Il monumento più importante è la chiesa dei SS Cosma e Damiano, eretta nel XI secolo sulle rovine del castello; alle spalle della stessa, lo spettacolo: la bellissima vista sulle anse del Trebbia, che apprezzeremo di più se l’ora non fosse così inoltrata (sono quasi le 18) e il sole non fosse ormai così basso. Il borgo è infatti edificato su uno sperone di roccia che permetteva un ampio controllo del territorio sia a sud che a nord, e a quest'ora proietta la sua ombra.


Rientriamo alla moto ed ecco palesarsi lo stato pietoso della ruota posteriore, da ritiro di patente. Rientriamo ad andatura tranquilla per la curvosa SS45 e poi per autostrada, da Piacenza:  l’indomani sarà meglio fissare subito l’appuntamento per la sostituzione…

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