Creato da Cuore_del_poeta il 21/04/2012

POET'S HEART

La vita in versi

 

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EDWIN BROCK - 5 Modi per uccidere un uomo

 

 

Poet's Heart oggi presenta uno
dei poemi più noti del secolo scorso,
agghiacciante per la sua freddezza
quasi da manuale, ma che permette di
dare uno sguardo alla situazione odierna
dell'uomo e fare qualche riflessione su
ciò che ci può riservare il futuro.
Autore del testo (che qui riportiamo
tradotto per facilitarne la comprensione)
è un ufficiale della Royal Navy,
divenuto in seguito copywriter
pubblicitario e quindi non un professionista
del verso in senso stretto:

Edwin Brock.


5 Modi per uccidere un uomo


Ci sono molti ingombranti modi per uccidere un uomo.
lo puoi far portare un'asta di legno
sulla cima di una collina e inchiodarcelo. per farlo
correttamente hai bisogno di una folla di persone
che indossano sandali, un gallo che canta, un lenzuolo
per asciugare, una spugna, dell'aceto e un
uomo con un martello per inchiodarlo.

oppure puoi prendere una barra d'acciaio,
preparata in un modo tradizionale,
e tentare di perforare la gabbia di metallo che indossa.
ma per fare questo hai bisogno di cavalli bianchi,
alberi inglesi, uomini con archi e frecce,
almeno due bandiere, un principe e un
castello dove poi avrai il tuo banchetto.

se vuoi fare a meno della nobiltà, puoi,
se il vento lo permette, fargli respirare del gas,
ma dopo hai bisogno
di un miglio di fango con delle fosse,
per non parlare di stivali neri, crateri fatti da bombe,
ancora del fango, ratti con la peste, una dozzina
di canzoni e dei strani cappelli rotondi fatti d'acciaio.

In un' era di aeroplani, puoi volare
per miglia sopra le tue vittime e disporre di loro
semplicemente toccando un piccolo bottone.
tutto quello di cui dopo hai bisogno é un oceano
che ti separa dalle tue vittime, due
diversi sistemi di governo, scienziati,
delle fabbriche, uno psicopatico e della terra di
cui nessuno ha bisogno per qualche anno.

queste sono, come ho detto all'inizio,
ingombranti modi per uccidere un uomo.
Più semplice diretto e molto più accurato
é vedere che sta vivendo da qualche parte nel
mezzo del ventesimo secolo, e lasciarlo li.


Le strofe ci forniscono diversi quadri
che illustrano come l'uccisione di un
uomo nel passare del tempo è diventata
un atto sempre più semplice.


Nella prima si parla della Crocifissione
di Gesù che richiede alcuni attrezzi
e non presenta, come in tutto il resto
dello scritto, alcuna emozione.
La seconda ci porta nel medioevo,
al tempo dei cavalieri, poi arriviamo
alla prima guerra mondiale con la
pratica crudele dei gas asfissianti
e gli orrori delle trincee.
Anche qui nessuna traccia di umanità,
solo una lista di drammatici "ingredienti".


La disumanizzazione procede nella
quarta strofa con il riferimento ai
bombardamenti di Hiroshima e Nagasaki
nella seconda guerra mondiale.
Ma tutti questi metodi sono ancora
ingombranti, molto più facile è vedere
la nostra vittima che vive da qualche
parte ai giorni nostri e lasciarla lì.


Ecco la disperazione della vita come
la conosciamo oggi, ecco il vero tema
che è la perdità di umanità.
Per sopravvivere tra tante brutture,
con notizie quotidiane di bambini
che muoiono di malattie e denutrizione,
persone vittime di intolleranza di
ogni tipo, omicidi, suicidi per mancanza
di lavoro, idiozia umana che lavora
a distrugger la sua stessa specie,
abbiamo dovuto desensibilizzare noi stessi.


Noi, uomini comuni spesso siamo
impotenti di fronte a tanti mali che
affliggono l'umanità, ma non per
questo dobbiamo tacere, anzi,
proprio per cercare di contare
qualcosa dobbiamo contrastare
la nostra morte spirituale
e resuscitare la nostra umanità morente.



 

 
 
 
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