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Pellegrinaggi. Ancora su D'Ormesson

Post n°951 pubblicato il 15 Giugno 2017 da giuliosforza

 Post 874

Nelle mie zone in questo periodo impazzano i pellegrinaggi, vivacissimi di colori e di canti urlati a piena gola, al Santuario montano (e ‘grottesco’, nel senso, absit iniuria, che è ricavato in una grotta, scavata a metà pendice sud del Monte Autore, sulle cui pareti è rozzamente dipinta da secoli una effigie trinitaria da sempre veneratissima -ci vorrebbe la penna del D’Annunzio del Trionfo della Morte per descrivere adeguatamente l’invasamento che possiede le ‘Compagnie’, giunte a piedi dia più remoti paesi del Lazio centrale e meridionale, e delle ‘plebi’ pellegrinanti che le compongono: di fronte a Vallepietra Casalbordino impallidisce) della Santissima Trinità. Ho spesso anche su queste pagine irriso consimili tradizioni e la loro ‘volgare ’ teatralità. Ma ora ci ripenso. Al di là dell’aspetto religioso (e superstizioso, la superstizione appartenendo essa stessa in qualche maniera alla sfera del sacro) dell’evento, che merita rispetto. in epoca di globalizzazione feroce ogni peculiare tradizione assume grande importanza: rappresenta una auspicabile salvaguardia delle individualità etniche al cospetto di un fenomeno che rischia di appiattire le sante diversità che stanno al mondo come l’individuo sta al gruppo, che di individui si determina e si sostanzia.Griderò dunque anch’io a squarciagola con le folle invasate (non son forse un dionisiaco?): evviva la Santissima Trinità!
*
Ancora su D’Ormesson.
Dei testi di cui sto mandando avanti la lettura, l’autobiografia di Jean D’Ormesson (quella che, romanzata, semplicemente coi nomi delle persone e dei luoghi cambiati e con qualche lecita operazione fantastica, è sostanzialmente già tutta in A Dio piacendo) rischia di essere il più interessante. In essa, i cui eventi appartengono a un periodo di storia da me convissuto (appena otto anni di differenza corrono tra me e lo scrittore francese) non solo ho conferma di notizie già a me note ma altre ne apprendo assai curiose circa personaggi che ho frequentato ed eventi di cui sono stato testimone. Innamorato per tante ragioni (anche afferenti alla mia vita privata) della Calabria, mi è avvenuto spesso di sostare a Paola , la città di quel Francesco che intese restaurare il primitivo spirito francescano, e a tal fine fondò un ordine religioso, quello dei Minimi, che ebbe larga diffusione in Italia e nel mondo. Francesco di Paola, vissuto a cavallo fra il XV e XVI secolo, fu famosissimo e veneratissimo per i molti miracoli che gli si attribuivano, il più noto e caratteristico dei quali fu l’aver attraversato lo stretto di Messina, in barba ad un pescatore che gli aveva negato un passaggio, scivolando sulle onde sul suo mantello, ragion per cui è invocato come protettore dei pescatori (perché non, in particolare, dei…surfisti?). Francesco visse gli ultimi venticinque anni della sua vita in Francia, chiamatovi da Luigi XI per farsi curare dai suoi numerosi malanni. Una sua sorella, che l’aveva seguito, avrebbe sposato, stando a D’Ormesson, un suo antenato, dando origine al ramo della nobile stirpe cui egli appartiene. Jean è una persona seria e documentata, e perciò credibile. La sua ironia non prevede il mendacio. Leggo: l’attuale Costanza romena non è che l’antica Tomi di Tracia, ove morì l’esiliato Ovidio. Ora si dà il caso che la vicenda ovidiana sia splendidamente romanzata dal romeno anche lui esiliato Vintila Horia nel famoso libro Dio è nato in esilio, scelto dai lettori per il premio Goncourt, poi negatogli per l’opposizione di alcuni membri ottusi dell’allora ultrarossa giuria. In quella occasione inviai a Horia, anche a nome del Circolo culturale giovanile ‘Giovanni Papini’ , una lettera di solidarietà alla quale ripose con un lungo scritto, redatto in perfetto italiano, che conservo tra i miei più cari cimeli. Leggo che predecessore di suo padre come ambasciatore in Brasile fu il ‘pio’ Paul Claudel, uno degli scrittori, col Gide maudit celebrato alla sua morte da Civiltà Cattolica come ‘avvelenatore di anime’, a me più cari, non tanto per essersi convertito, come egli stesso narra, al suono dell’organo in una notte di Natale a San Pietro (era in quel tempo ambasciatore presso la Santa Sede), ma per aver scritto, tra l’altro, quell’Annonce faite à Marie in cui il personaggio centrale Viviane ‘avverte’, nella notte di Natale, ‘le cose esistere in sé’. Quel Claudel che, sempre in Brasile, aveva voluto come addetto culturale il grande musicista Darius Milhaud. E leggo del Castello avito di Saint- Margeau, che nel romanzo diventa Plessis-lez-Vaudreuil, dei castelli della Loira forse il solo da me non visitato, ma più di una volta scoperto come ambientazione di alcuni episodi della serie televisiva Une femme d’honneur, reso in italiano il Comandante Florent la cui protagonista , la bella e brava Corinne Touzet in arte Isabelle, ha fatto e continua a fare compagnia (incredibile dictu!) ai miei ozi pomeridiani. E leggo di Buñuel e di Dalì’ e del loro Chien andalou (riferimento a Garcia Lorca?). E leggo dello zio Wladimir, negli anni Cinquanta ambasciatore presso la Santa Sede, rappresentante del Governo francese alla beatificazione, nel 1955, del Fondatore dei Frères Maristes des Écoles Marcellin Champagnat, alla quale ebbi anch’io modo di assistere.E leggo… Si parva licet, mi par di star leggendo la mia autobiografia!

 
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thirsenos1
thirsenos1 il 21/06/17 alle 16:29 via WEB
Caro Professore , la provocazione è d'obbligo. Non riguarda certo il sapiente elzeviro sui pellegrinaggi ( quanto vorrei vedere quelli al tempio di Apollo o di Venere o di Uni in quel di S. Severa...)nè ovviamente D'Ormesson..... ma è inerente al più volgare tema da Maturità, scaturito dalle viscere del Miur trasteverino. In poche parole , i nostri liceali non "annusano" nemmeno G.Papini e si ritrovano il Caproni..fri(K)kettone monteverdino ante litteram. Come antitodo al miasmo , ho consigliato vivamente una buona lettura su Cardarelli. Il ventoso etrusco di Tarquinia , un dì Corneto...è la cura agli spasmi asmatici. Ma lo capiranno i vispiculetti ondeggianti delle nuove generazioni docenti dell'"itagliano" morente? .... Se Sparta piange, Atene non ride!
(Rispondi)
Utente non iscritto alla Community di Libero
Giulio sforza il 24/06/17 alle 19:44 via WEB
Io sono rimasto sconcertato per l'imbecillità della vicenda e dei suoi protagonisti. Un tema così si sarebbe dato ai miei tempi per l'ammissione alla scuola media. Ma forse nemmeno, perché per un Caproni non vi sarebbe stato posto. Che dire di più? Bon Dieu de la France, sauvez l'Italie, car son dieu est en vacance? A questo punto qualunque dio sarebbe buono... In quanto ai pellegrinaggi....tali e tanti ne ho fatti, anche ai sacri luoghi da lei evocati, che tentare di narrarli sarebbe impossibile. Pellegrinaggi, poi, o dissacrazioni sacrileghe? Da tutta la vita non faccio che pellegrinare verso il tempio dell'Isi velata il cui volto infine, come nel romanzo novalisiano, si rivela come il mio stesso volto. Il mio guaio è che non ho avuto mai altro dio all'infuori di me...Imperdonabile! Un forte abbraccio dal Vegliardo insolente.
(Rispondi)
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