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Post n°49 pubblicato il 19 Aprile 2013 da Manuela.G1971
Visto i nuovi tagli effettuati sulla sanità pubblica, i LIONS Toscani di nuovo in prima fila CONCRETAMENTE a favore dei bambini/ragazzi con DSA. Venerdì 12/04/2013 è stato firmato un protocollo d'intesa tra i Lions Toscani ed il C.R.O. di Firenze. Qualora non fosse possibile accedere al servizio di diagnosi tramite il SSN, i Lions hanno messo a disposizione euro 13.000/00 (tredicimila/00) a favore delle famiglie con reddito Isee inferiore a 18mila euro per poter effettuare gratuitamente (presso il Centro Rieducazione Ortofonica di Firenze) la valutazione indispensabile per accedere nelle scuole alle misure compensative/dispensative previste dalla legge 170. Qui trovate l'articolo completo che riguarda l'inizativa: |
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Post n°48 pubblicato il 09 Aprile 2013 da Manuela.G1971
Easy è un diario scolastico pensato per piacere a bambini e ragazzi e per facilitare la lettura dei giorni, la scrittura dei compiti, la memoria dei materiali e per organizzare le verifiche di ogni settimana.
COME NASCE L'IDEA DEL DIARIO EASY: Da una mamma come tante, di nome GIANI MANUELA, madre di due ragazze con disturbi di apprendimento che ha sempre avuto moltissimi problemi con la tenuta del diario da parte delle figlie. Dopo averle provate tutte...chiesto agli insegnanti di controllare che scrivessero i compiti e le verifiche assegnate... chiesto di avere la fotocopia del diario di classe giornalmente.... stressato le figlie per cercare di riuscire ad avere giornalmente i compiti e sapere almeno qualche giorno prima le date delle verifiche... Ogni anno la ricerca di un diario adatto alle esigenze delle ragazze era un calvario... soprattutto perchè gli unici che potevano essere adatti avevano una grafica che non piaceva alle ragazze e comunque c'era sempre quel qualcosa che mancava. Ho cominciato a pensare 3 anni fa che mancava sul mercato un diario scolastico strutturato in maniera semplice che potesse aiutare con colori e accortezze i nostri figli a evitare di dimenticare di scrivere compiti o interrogazioni. L'ho creato sperando che qualcuno si accorgesse dell'enorme aiuto che avrebbe potuto dare ai dsa e finalmente quest'anno, dopo 3 anni in cui il mio progetto era chiuso in un cassetto ho trovato una casa editrice (FABBRICA DEI SEGNI) che mi ha dato fiducia e lo produrrà per l'anno scolastico 2013/2014. Non sarà sicuramente un diario in cui sarà scritto che è per ragazzi con disturbi specifici di apprendimento, ma avrà delle accortezze speciali per aiutarli ad usarlo più facilmente. Una volta visto il prodotto finito mi sono resa conto che può essere un diario che ogni ragazzo può usare.... anche chi non è dsa o chi ha altre problematiche.... Anche chi magari è un po' più lento degli altri a scrivere sul diario o un po' più disorganizzato. Le mie aiutanti sono state le mie figlie che sperimenteranno in prima persona il diario. Certo si può modificare, abbellire, migliorare, ma possiamo farlo solo "sul campo" quindi chiedo a chi lo acquisterà di segnalare le problematiche o le modifiche che potrebbero renderlo ancora migliore. Il diario Easy può essere ordinato direttamente alla casa editrice: Insomma diciamoci la verità...tutti questi anni di sofferenza, di lotte, di lavoro.... hanno portato anche a questo.... sono fiera di me stessa. Ho finalmente dato il mio contributo in maniera pratica... spero sia utile e che piaccia... spero di aver fatto qualcosa di positivo per i nostri bambini/ragazzi.... Manuela |
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Post n°47 pubblicato il 07 Marzo 2013 da Manuela.G1971
Ringrazio Maria, una mamma, che mi ha informato di questa circolare che personalmente non conoscevo. Si tratta di una direttiva ministeriale del 27 dicembre 2012 che da le indicazioni operative sugli “Strumenti d’intervento per alunni con bisogni educativi speciali e organizzazione territoriale per l’inclusione scolastica”. I Bisogni Educativi Speciali (BES) comprendono i casi di: “svantaggio sociale e culturale, disturbi specifici di apprendimento e/o disturbi evolutivi specifici, difficoltà derivanti dalla non conoscenza della cultura e della lingua italiana perché appartenenti a culture diverse”. La Direttiva estende pertanto a tutti gli studenti in difficoltà il diritto alla personalizzazione dell’apprendimento, richiamandosi espressamente ai principi enunciati dalla Legge 53/2003. Fermo restando l'obbligo di presentazione delle certificazioni per l'esercizio dei diritti conseguenti alle situazioni di disabilità e di DSA, è compito doveroso dei Consigli di classe o dei teams dei docenti nelle scuole primarie indicare in quali altri casi sia opportuna e necessaria l'adozione di una personalizzazione della didattica ed eventualmente di misure compensative o dispensative, nella prospettiva di una presa in carico globale ed inclusiva di tutti gli alunni. Questo il testo completo della circolare: Oggetto: Direttiva Ministeriale 27 dicembre 2012 “Strumenti d’intervento per alunni con bisogni educativi speciali e organizzazione territoriale per l’inclusione scolastica”. Indicazioni operative Il 27 dicembre scorso è stata firmata dall’On.le Ministro l’unita Direttiva recante Strumenti d’intervento per alunni con bisogni educativi speciali e organizzazione territoriale per l’inclusione scolastica, che delinea e precisa la strategia inclusiva della scuola italiana al fine di realizzare appieno il diritto all’apprendimento per tutti gli alunni e gli studenti in situazione di difficoltà. La Direttiva ridefinisce e completa il tradizionale approccio all’integrazione scolastica, basato sulla certificazione della disabilità, estendendo il campo di intervento e di responsabilità di tutta la comunità educante all’intera area dei Bisogni Educativi Speciali (BES), comprendente: “svantaggio sociale e culturale, disturbi specifici di apprendimento e/o disturbi evolutivi specifici, difficoltà derivanti dalla non conoscenza della cultura e della lingua italiana perché appartenenti a culture diverse”. La Direttiva estende pertanto a tutti gli studenti in difficoltà il diritto alla personalizzazione dell’apprendimento, richiamandosi espressamente ai principi enunciati dalla Legge 53/2003. Fermo restando l'obbligo di presentazione delle certificazioni per l'esercizio dei diritti conseguenti alle situazioni di disabilità e di DSA, è compito doveroso dei Consigli di classe o dei teams dei docenti nelle scuole primarie indicare in quali altri casi sia opportuna e necessaria l'adozione di una personalizzazione della didattica ed eventualmente di misure compensative o dispensative, nella prospettiva di una presa in carico globale ed inclusiva di tutti gli alunni. Strumento privilegiato è il percorso individualizzato e personalizzato, redatto in un Piano Didattico Personalizzato (PDP), che ha lo scopo di definire, monitorare e documentare – secondo un’elaborazione collegiale, corresponsabile e partecipata - le strategie di intervento più idonee e i criteri di valutazione degli apprendimenti. In questa nuova e più ampia ottica, il Piano Didattico Personalizzato non può più essere inteso come mera esplicitazione di strumenti compensativi e dispensativi per gli alunni con DSA; esso è bensì lo strumento in cui si potranno, ad esempio, includere progettazioni didattico-educative calibrate sui livelli minimi attesi per le competenze in uscita (di cui moltissimi alunni con BES, privi di qualsivoglia certificazione diagnostica, abbisognano), strumenti programmatici utili in maggior misura rispetto a compensazioni o dispense, a carattere squisitamente didattico-strumentale. La Direttiva ben chiarisce come la presa in carico dei BES debba essere al centro dell’attenzione e dello sforzo congiunto della scuola e della famiglia. È necessario che l’attivazione di un percorso individualizzato e personalizzato per un alunno con Bisogni Educativi Speciali sia deliberata in Consiglio di classe - ovvero, nelle scuole primarie, da tutti i componenti del team docenti - dando luogo al PDP, firmato dal Dirigente scolastico (o da un docente da questi specificamente delegato), dai docenti e dalla famiglia. Nel caso in cui sia necessario trattare dati sensibili per finalità istituzionali, si avrà cura di includere nel PDP apposita autorizzazione da parte della famiglia. A titolo esemplificativo, sul sito del MIUR saranno pubblicati alcuni modelli di PDP (Cfr.http://hubmiur.pubblica.istruzione.it/web/istruzione/dsa) . Ove non sia presente certificazione clinica o diagnosi, il Consiglio di classe o il team dei docenti motiveranno opportunamente, verbalizzandole, le decisioni assunte sulla base di considerazioni pedagogiche e didattiche; ciò al fine di evitare contenzioso. Alunni con DSA e disturbi evolutivi specifici Per quanto riguarda gli alunni in possesso di una diagnosi di DSA rilasciata da una struttura privata, si raccomanda - nelle more del rilascio della certificazione da parte di strutture sanitarie pubbliche o accreditate – di adottare preventivamente le misure previste dalla Legge 170/2010, qualora il Consiglio di classe o il team dei docenti della scuola primaria ravvisino e riscontrino, sulla base di considerazioni psicopedagogiche e didattiche, carenze fondatamente riconducibili al disturbo. Pervengono infatti numerose segnalazioni relative ad alunni (già sottoposti ad accertamenti diagnostici nei primi mesi di scuola) che, riuscendo soltanto verso la fine dell’anno scolastico ad ottenere la certificazione, permangono senza le tutele cui sostanzialmente avrebbero diritto. Si evidenzia pertanto la necessità di superare e risolvere le difficoltà legate ai tempi di rilascio delle certificazioni (in molti casi superiori ai sei mesi) adottando comunque un piano didattico individualizzato e personalizzato nonché tutte le misure che le esigenze educative riscontrate richiedono. Negli anni terminali di ciascun ciclo scolastico, in ragione degli adempimenti connessi agli esami di Stato, le certificazioni dovranno essere presentate entro il termine del 31 marzo, come previsto all’art.1 dell’Accordo sancito in Conferenza Stato-Regioni sulle certificazioni per i DSA (R.A. n. 140 del 25 luglio 2012). Area dello svantaggio socioeconomico, linguistico e culturale Si vuole inoltre richiamare ulteriormente l’attenzione su quell’area dei BES che interessa lo svantaggio socioeconomico, linguistico, culturale. La Direttiva, a tale proposito, ricorda che “ogni alunno, con continuità o per determinati periodi, può manifestare Bisogni Educativi Speciali: o per motivi fisici, biologici, fisiologici o anche per motivi psicologici, sociali, rispetto ai quali è necessario che le scuole offrano adeguata e personalizzata risposta”. Tali tipologie di BES dovranno essere individuate sulla base di elementi oggettivi (come ad es. una segnalazione degli operatori dei servizi sociali), ovvero di ben fondate considerazioni psicopedagogiche e didattiche. Per questi alunni, e in particolare per coloro che sperimentano difficoltà derivanti dalla non conoscenza della lingua italiana - per esempio alunni di origine straniera di recente immigrazione e, in specie, coloro che sono entrati nel nostro sistema scolastico nell’ultimo anno - è parimenti possibile attivare percorsi individualizzati e personalizzati, oltre che adottare strumenti compensativi e misure dispensative (ad esempio la dispensa dalla lettura ad alta voce e le attività ove la lettura è valutata, la scrittura veloce sotto dettatura, ecc.), con le stesse modalità sopra indicate. In tal caso si avrà cura di monitorare l’efficacia degli interventi affinché siano messi in atto per il tempo strettamente necessario. Pertanto, a differenza delle situazioni di disturbo documentate da diagnosi, le misure dispensative, nei casi sopra richiamati, avranno carattere transitorio e attinente aspetti didattici, privilegiando dunque le strategie educative e didattiche attraverso percorsi personalizzati, più che strumenti compensativi e misure dispensative. In ogni caso, non si potrà accedere alla dispensa dalle prove scritte di lingua straniera se non in presenza di uno specifico disturbo clinicamente diagnosticato, secondo quanto previsto dall’art. 6 del DM n. 5669 del 12 luglio 2011 e dalle allegate Linee guida. Si rammenta, infine, che, ai sensi dell’articolo 5 del DPR n. 89/2009, le 2 ore di insegnamento della seconda lingua comunitaria nella scuola secondaria di primo grado possono essere utilizzate anche per potenziare l'insegnamento della lingua italiana per gli alunni stranieri non in possesso delle necessarie conoscenze e competenze nella medesima lingua italiana, nel rispetto dell'autonomia delle istituzioni scolastiche. Eventuali disposizioni in merito allo svolgimento degli esami di Stato o delle rilevazioni annuali degli apprendimenti verranno fornite successivamente. AZIONI A LIVELLO DI SINGOLA ISTITUZIONE SCOLASTICA Per perseguire tale “politica per l’inclusione”, la Direttiva fornisce indicazioni alle istituzioni scolastiche, che dovrebbero esplicitarsi, a livello di singole scuole, in alcune azioni strategiche di seguito sintetizzate. 1. Fermo restando quanto previsto dall’art. 15 comma 2 della L. 104/92, i compiti del Gruppo di lavoro e di studio d’Istituto (GLHI) si estendono alle problematiche relative a tutti i BES. A tale scopo i suoi componenti sono integrati da tutte le risorse specifiche e di coordinamento presenti nella scuola (funzioni strumentali, insegnanti per il sostegno, AEC, assistenti alla comunicazione, docenti “disciplinari” con esperienza e/o formazione specifica o con compiti di coordinamento delle classi, genitori ed esperti istituzionali o esterni in regime di convenzionamento con la scuola), in modo da assicurare all’interno del corpo docente il trasferimento capillare delle azioni di miglioramento intraprese e un’efficace capacità di rilevazione e intervento sulle criticità all’interno delle classi. Tale Gruppo di lavoro assume la denominazione di Gruppo di lavoro per l’inclusione (in sigla GLI) e svolge le seguenti funzioni:
A tale scopo, il Gruppo procederà ad un’analisi delle criticità e dei punti di forza degli interventi di inclusione scolastica operati nell’anno appena trascorso e formulerà un’ipotesi globale di utilizzo funzionale delle risorse specifiche, istituzionali e non, perincrementare il livello di inclusività generale della scuola nell’anno successivo. Il Piano sarà quindi discusso e deliberato in Collegio dei Docenti e inviato ai competenti Uffici degli UUSSRR, nonché ai GLIP e al GLIR, per la richiesta di organico di sostegno,ealle altre istituzioni territoriali come proposta di assegnazione delle risorse di competenza, considerando anche gli Accordi di Programma in vigore o altre specificheintese sull'integrazione scolastica sottoscritte con gli Enti Locali. A seguito di ciò, gli Uffici Scolastici regionali assegnano alle singole scuole globalmente le risorse di sostegno secondo quanto stabilito dall’ art 19 comma 11 della Legge n. 111/2011. Nel mese di settembre, in relazione alle risorse effettivamente assegnate alla scuola –ovvero, secondo la previsione dell’art. 50 della L.35/2012, alle reti di scuole -, il Gruppo provvederà ad un adattamento del Piano, sulla base del quale il Dirigente scolastico procederà all’assegnazione definitiva delle risorse, sempre in termini “funzionali”. A tal punto i singoli GLHO completeranno la redazione del PEI per gli alunni con disabilità di ciascuna classe, tenendo conto di quanto indicato nelle Linee guida del 4 agosto 2009.
Dal punto di vista organizzativo, pur nel rispetto delle autonome scelte delle scuole, si suggerisce che il gruppo svolga la propria attività riunendosi (per quanto riguarda le risorse specifiche presenti: insegnanti per il sostegno, AEC, assistenti alla comunicazione, funzioni strumentali, ecc.), con una cadenza - ove possibile - almeno mensile, nei tempi e nei modi che maggiormente si confanno alla complessità interna della scuola, ossia in orario di servizio ovvero in orari aggiuntivi o funzionali (come previsto dagli artt. 28 e 29 del CCNL 2006/2009), potendo far rientrare la partecipazione alle attività del gruppo nei compensi già pattuiti per i docenti in sede di contrattazione integrativa di istituto. Il Gruppo, coordinato dal Dirigente scolastico o da un suo delegato, potrà avvalersi della consulenza e/o supervisione di esperti esterni o interni, anche attraverso accordi con soggetti istituzionali o del privato sociale e, a seconda delle necessità (ad esempio, in caso di istituto comprensivo od onnicomprensivo), articolarsi anche per gradi scolastici. All’inizio di ogni anno scolastico il Gruppo propone al Collegio dei Docenti una programmazione degli obiettivi da perseguire e delle attività da porre in essere, che confluisce nel Piano annuale per l’Inclusività; al termine dell’anno scolastico, il Collegio procede alla verifica dei risultati raggiunti. 2. Nel P.O.F. della scuola occorre che trovino esplicitazione:
3. La rilevazione, il monitoraggio e la valutazione del grado di inclusività della scuola sono finalizzate ad accrescere la consapevolezza dell’intera comunità educante sulla centralità e la trasversalità dei processi inclusivi in relazione alla qualità dei “risultati” educativi. Da tali azioni si potranno inoltre desumere indicatori realistici sui quali fondare piani di miglioramento organizzativo e culturale. A tal fine possono essere adottati sia strumenti strutturati reperibili in rete [come l’”Index per l’inclusione” o il progetto “Quadis” (http://www.quadis.it/jm/)], sia concordati a livello territoriale. Ci si potrà inoltre avvalere dell’approccio fondato sul modello ICF dell’OMS e dei relativi concetti di barriere e facilitatori. AZIONI A LIVELLO TERRITORIALE La direttiva affida un ruolo fondamentale ai CTS - Centri Territoriali di Supporto, quale interfaccia fra l’Amministrazione e le scuole, e tra le scuole stesse nonché quale rete di supporto al processo di integrazione, allo sviluppo professionale dei docenti e alla diffusione delle migliori pratiche. Le scuole dovranno poi impegnarsi a perseguire, anche attraverso le reti scolastiche, accordi e intese con i servizi sociosanitari territoriali (ASL, Servizi sociali e scolastici comunali e provinciali, enti del privato sociale e del volontariato, Prefetture, ecc.) finalizzati all’integrazione dei servizi “alla persona” in ambito scolastico, con funzione preventiva e sussidiaria, in ottemperanza a quanto previsto dalla Legge 328/2000. Tali accordi dovranno prevedere l’esplicitazione di procedure condivise di accesso ai diversi servizi in relazione agli alunni con BES presenti nella scuola. Si precisa inoltre che, fermi restando compiti e composizione dei GLIP di cui all’art. 15 commi 1, 3 e 4 della L. 104/92, le loro funzioni si estendono anche a tutti i BES, stante l’indicazione contenuta nella stessa L. 104/92 secondo cui essi debbono occuparsi dell’integrazione scolastica degli alunni con disabilità, “nonché per qualsiasi altra attività inerente all'integrazione degli alunni in difficoltà di apprendimento.” In ogni caso, i CTS dovranno strettamente collaborare con i GLIP ovvero con i GLIR, la cui costituzione viene raccomandata nelle Linee guida del 4 agosto 2009. CTI - Centri Territoriali per l’Inclusione Il ruolo dei nuovi CTI (Centri Territoriali per l’Inclusione), che potranno essere individuati a livello di rete territoriale - e che dovranno collegarsi o assorbire i preesistenti Centri Territoriali per l’integrazione Scolastica degli alunni con disabilità, i Centri di Documentazione per l’integrazione scolastica degli alunni con disabilità (CDH) ed i Centri Territoriali di Risorse per l’integrazione scolastica degli alunni con disabilità (CTRH) - risulta strategico anche per creare i presupposti per l’attuazione dell’art. 50 del DL 9.2.2012, n°5, così come modificato dalla Legge 4.4.2012, n° 35, là dove si prevede (comma b) la “definizione, per ciascuna istituzione scolastica, di un organico dell'autonomia, funzionale all'ordinaria attività didattica, educativa, amministrativa, tecnica e ausiliaria, alle esigenze di sviluppo delle eccellenze, di recupero, di integrazione e sostegno agli alunni con bisogni educativi speciali e di programmazione dei fabbisogni di personale scolastico, anche ai fini di una estensione del tempo scuola” e ancora (comma c) la “costituzione […] di reti territoriali tra istituzioni scolastiche, al fine di conseguire la gestione ottimale delle risorse umane, strumentali e finanziarie” e ancora (comma d) la “definizione di un organico di rete per le finalitàdi cui alla lettera c) nonché per l'integrazione degli alunni con bisogni educativi speciali,la formazione permanente, la prevenzione dell'abbandono e il contrasto dell'insuccesso scolastico e formativo e dei fenomeni di bullismo, specialmente per le aree di massima corrispondenza tra povertà e dispersione scolastica” e infine (comma e) la “costituzione degli organici di cui alle lettere b) e d) […] sulla base dei posti corrispondenti a fabbisogni con carattere di stabilità per almeno un triennio sulla singola scuola, sulle reti di scuole e sugli ambiti provinciali, anche per i posti di sostegno, fatte salve le esigenze che ne determinano la rimodulazione annuale.” Laddove, per ragioni legate alla complessità territoriale, i CTI non potessero essere istituiti o risultassero poco funzionali, le singole scuole cureranno, attraverso il Gruppo di Lavoro per l’Inclusione, il contatto con i CTS di riferimento. Si precisa che il gruppo di docenti operatori del CTS o anche del CTI dovrà essere in possesso di specifiche competenze, al fine di poter supportare concretamente le scuole e i colleghi con interventi di consulenza e di formazione mirata. È quindi richiesta una “specializzazione” – nel senso di una approfondita competenza – nelle tematiche relative ai BES. Per quanto riguarda l’area della disabilità, si tratterà in primis di docenti specializzati nelle attività di sostegno, ma anche di docenti curricolari esperti nelle nuove tecnologie per l’inclusione. Per l’area dei disturbi evolutivi specifici, potranno essere individuati docenti che abbiano frequentato master e/o corsi di perfezionamento in “Didattica e psicopedagogia per i DSA”, ovvero che abbiano maturato documentata e comprovata esperienza nel campo, a partire da incarichi assunti nel progetto NTD (Nuove Tecnologie e Disabilità) attivato sin dal 2006. Anche in questo secondo caso è auspicabile che il docente operatore dei CTS o dei CTI sia in possesso di adeguate competenze nel campo delle nuove tecnologie, che potranno essere impiegate anche in progetti per il recupero dello svantaggio linguistico e culturale ivi compresa l’attivazione di percorsi mirati. Le istituzioni scolastiche che volessero istituire un CTI possono presentare la propria candidatura direttamente all’Ufficio Scolastico regionale competente per territorio. Nel rinviare all’unita Direttiva per una riflessione da portare anche all’interno del Collegio dei Docenti o loro articolazioni, si invitano le SS.LL. a dare la massima diffusione alla presente Circolare che viene pubblicata sul sito Internet del Ministero e sulla rete Intranet. Confidando nella sensibilità e nell’attenzione degli uffici dell’Amministrazione e di tutti coloro cui la presente circolare è indirizzata, si ringrazia per la collaborazione. |
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Post n°46 pubblicato il 20 Gennaio 2013 da Manuela.G1971
A decorrere dall'anno scolastico 2012/13, le iscrizioni alle istituzioni scolastiche statali di ogni ordine e grado per gli anni scolastici successivi avvengono esclusivamente in modalità on-line, attraverso un apposito applicativo che il Ministero dell'istruzione, dell'Università e della Ricerca, mette a disposizione delle famiglie. (Legge 7 agosto 2012, n. 135)
L'iscrizione sarà possibile dal 21 gennaio 2013 a questo sito: Trovate le indicazioni per gli alunni con d.s.a. nella C.M. 96/12: 4.c) - Alunni con disturbi specifici di apprendimento (DSA) Le iscrizioni di alunni con diagnosi di disturbo specifico di apprendimento (DSA), effettuate nella modalità on line, devono essere perfezionate con la presentazione alla scuola prescelta, da parte dei genitori, della relativa diagnosi, rilasciata ai sensi della legge n. 170/2010 e secondo quanto previsto dall’Accordo Stato-Regioni del 24 luglio 2012, sul rilascio delle certificazioni. Le istituzioni scolastiche assicurano le idonee misure compensative e dispensative di cui al citato D.M. n.5669 del 12 luglio 2011 e delle allegate linee guida; in particolare, provvedono ad attuare i necessari interventi pedagogico-didattici per il successo formativo degli alunni e degli studenti con DSA, attivando percorsi di didattica individualizzata e personalizzata e ricorrendo a idonei strumenti compensativi e misure dispensative. L’alunno con diagnosi di DSA, dispensato dalle prove scritte di lingua straniera in base a quanto previsto dall’articolo 6 del decreto ministeriale 11 luglio 2012, che supera l’esame di Stato conclusivo del primo ciclo, consegue titolo valido per l’iscrizione alla scuola secondaria di secondo grado. L’alunno con diagnosi di DSA, esonerato dall’insegnamento delle lingue straniere, che consegua, in sede di esame di Stato conclusivo del primo ciclo di istruzione l’attestato di credito formativo, comprovante i crediti formativi maturati, ha titolo a proseguire nella scuola secondaria di secondo grado o nei percorsi di istruzione e formazione professionale, al solo fine di conseguire altro attestato comprovante i successivi crediti formativi maturati.
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Post n°45 pubblicato il 17 Dicembre 2012 da Manuela.G1971
“Ognuno è un genio. Ma se si giudica un pesce dalla sua abilità di arrampicarsi sugli alberi, lui passerà l’intera vita a credersi stupido.” (Albert Einstein, dislessico) … Ed è così che io mi sento: faccio cose che reputo normali… cose che potrebbe fare chiunque… Eppure c’è chi dice che faccio cose bellissime… adesso… Sì, ADESSO SI’… Mi chiamo Vittorio Melotti, sono dislessico e disortografico. Queste sono le belle storie che vogliamo sentire...con il lieto fine... |
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Post n°44 pubblicato il 07 Ottobre 2012 da Manuela.G1971
Alla dislessia di …’ritorno’.. alle difficoltà che incontro dovendomi impegnare in una nuova attività, nell’ inserire in questa testa matta, le nuove prassi. Prassi per tutti consuete, banali, per me montagne insormontabili, estremamente ansiogene. Mi sento cretina, possibile, possibile per me sia difficile ciò che chiunque sa fare? Penso al piccolo Roberto che ho visto appena ieri con i suoi gen itori. E’arrabbiato, arrabbiatissimo, ce l’ha con la scuola, con i suoi compagni, con il mondo intero.. Vorrebbero una diagnosi, vorrebbero che fosse sancito che è un caratteriale, non lo è, è solo un incompreso. Ma caratteriale, se non facciamo qualcosa, lo diverrà, confeziona un abito per qualcuno e quello prima o poi lo indosserà. Non è colpa di nessuno, è solo che è quasi impossibile capire che ciò che ci appare banale, per qualcuno può essere una difficoltà reale. Tutti si adoperano perché tu faccia quelle cose.. che ci vuole? Per te è difficile, difficile, ti manda in tilt, ti stanca la testa sino a renderti impossibile l’altro, quello più complesso che molti non sanno fare ma che per te non avrebbe alcuna difficoltà se solo ti lasciassero in pace, se solo ti aiutassero ad arrivarci attraverso un’altra strada. Infondo non sarebbe neppure un disturbo, rientrerebbe tra le caratteristiche delle semplici differenze individuali, certo se fossimo educati alle differenze.. Messo alle corde diventi ansioso, nervoso, arrabbiato ed è la fine, prendi a relazionarti male, i compagni ti isolano, la scuola ti penalizza, i genitori, esasperati magari ti picchiano. E’ così che si entra nel baratro, ne uscirai spezzato, annullato. L’intelligenza non è un blocco monolitico, non procede in senso verticale, non è affatto detto che chi sbaglia le doppie, non sa le tabelline, confonde le date, non conosce i mesi dell’anno, le province di Italia ecc. sbaglierà di sicuro le cose di dopo, quelle più complesse.. Ho visto tanta gente dire assurdità in un italiano perfetto! Con questo non voglio dire che non sia importante acquisire determinati e, nella nostra società, banali ma indispensabili strumenti, solo capiamo lo sforzo che per alcuni richiede questo processo, troviamo strategie alternative perché quel così facile per tutti sia acquisibile anche per lui ‘non sono distratto, non penso alle mucche, vi giuro, le mucche a me non interessano affatto, non le ho mai pensate, anzi, tra un pò le odierò! Francesca Antonella Amodio |
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Post n°43 pubblicato il 03 Maggio 2012 da Manuela.G1971
Chiacchierando stamattina su facebook con alcune mamme mi sono resa conto come il peso scolastico gravi, oltre che sui nostri ragazzi che fanno il doppio della fatica degli altri coetanei spesso con minori risultati, anche su tutta la famiglia. Si arriva a questo punto dell'anno stremati, nervosi, stanchi sia fisicamente che psicologicamente. Tutta la famiglia risente del peso scolastico. Spesso bisogna rinunciare a gite, uscite tutti insieme o anche solo al fatto di poter passare un po' di tempo con i propri figli giocando o chiacchierando del più e del meno. Trovo che questa sia davvero un'assurdità...la scuola non dovrebbe entrare a 360 gradi nella vita di studenti e famiglie...dovrebbe essere un piacere imparare.... non una tortura. Questo è il semplice sfogo di una madre che però sono certa.... essere il pensiero di tante altre madri... Teniamo duro! E' quasi finita!!!!
Manuela |
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Post n°42 pubblicato il 26 Febbraio 2012 da unitipiuforti
ciao manuela, ho 19 anni è sono dislessico, quando andavvo a scuola la mia maestra mi picchiava perchè non sapevo leggere e scrivere come tutti gli altri, non sapevo fare i conti ecc.. poi alle medie e alle superiori mi sono sempre sentito diverso rispetto agli altri ed ero preso in giro da tutti i miei compagni perchè dicevano che ero un asino e che non sapevo e potevo fare niente nella vita. ora sono all'università e l'anno scorso ho scoperto di essere dislessico.. in questa università dove sono, a Madrid mi sto trovando molto male pero', perchè non riesco a superare gli esami e nessuno qui capisce il mio problema!! grazie ciao alex |
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Post n°41 pubblicato il 26 Febbraio 2012 da Manuela.G1971
Fortunatamente i media non fanno solo informazione confusionaria ed errata sul tema della dislessia. Questo è il servizio delle IENE che parla di un ragazzo dsa, Andrea, costretto dall'insegnante di Spagnolo a fare delle flessioni in classe, come punizione perchè aveva alcune lacune su materie diverse dalla sua, dovute naturalmente ai disturbi specifici di apprendimento che l'insegnante dice di conoscere perfettamente. Guardando questo video, chi ha provato sulla propria pelle e su quella dei propri figli la mortificazione e la frustrazione che provocano alcuni insegnanti, ma penso anche solo chi ha un po' di umanità, viene da chiedersi come un'insegnante di questo genere possa essere ancora al suo posto di docente dopo un avvenimento di questa gravità. Qui non si tratta esclusivamente di dsa ma di violenza psicologica gratuita su un ragazzo che va a scuola per imparare e formarsi come persona. Unico lato positivo la solidarietà della classe che ci fa ancora sperare per il futuro dei nostri ragazzi. Ma pensiamo se questo ragazzo fosse capitato in una classe in cui magari non avesse avuto il sostegno di alcuni compagni. Immaginiamo le ripercussioni ancora peggiori che avrebbe avuto su di lui. Condividiamo questo video nella speranza che prima o poi non si vedano più queste scene nelle scuole. |
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Post n°40 pubblicato il 22 Febbraio 2012 da Manuela.G1971
Mi sono ritrovata ieri sera a guardare questo film, sull'onda di tutta la pubblicità trovata su facebook in merito al legame con la dislessia. Ero titubante se guardarlo o meno... non so perchè, non mi ispirava, ma poi, presa dalla noia e dalla curiosità è cominciata la visione. Per chi non l'avesse visto il film è ancora disponibile per qualche giorno qui: http://www.rai.tv/dl/replaytv/replaytv.html#ch=1&day=2012-02-21&v=110439&vd=2012-02-21&vc=1 Questi i vari articoli che giravano: Venerdi di Repubblica del 17-02-2012 "....Mano mano che procedevo.., la dislessia diventava un albero dalle lunghe e tortuose radici, che non potevano essere estirpate senza una lunga pazienza e mai completamente. La conoscenza che acquisivo allarmava proprio perché confermava quelle oscure paure che avevo accumulato. E non mi dava alcun sollievo scoprire che era un disturbo assai più diffuso di quanto mai avessi supposto. Come spiegare allora che non erano reperibili testi di divulgazione, guide per i genitori e gli insegnanti, ricerche condotte nelle scuole italiane? Per quante indagini facessi, restai a mani vuote. Tanto disinteresse, quel silenzio dei libri non stava certo a significare che nel nostro paese i dislessici erano rari, indicavano piuttosto una sordità, un'indifferenza degli ambienti scientifici. Così solo si spiegava l'indifferenza della scuola di Umberto, l'assenza di ogni iniziativa pubblica. L'unico segno di interesse era appunto quel libro esposto nella bacheca della clinica. Più, insomma, leggevo, cercavo di informarmi, più io e Umberto eravamo soli contro tutti... Umberto non poteva essere il solo dislessico esistente in Italia e dunque chissà quanti altri, al pari di me e di Umberto, combattevano senza speranza, senza capire, senza protestare, senza pretendere aiuti, rassegnati e colpevoli per quella loro rassegnazione che condannava i figli al semianalfabetismo, a ogni sorta di disturbo comportamentale... ... Soltanto in Italia avere un figlio dislessico è una tragedia senza qualità che si rappresenta davanti all'indifferenza della scuola, degli istituti scientifici, delle istituzioni pubbliche. ... non sapevo a chi rivolgermi per guarirlo e aiutarlo, dal momento che negli anni della scolarizzazione di massa la scuola si dedicava soltanto a quei figli, a quei piccoli cittadini che .. distinguevano il tempo dallo spazio senza errori, confusioni e omissioni, che si orientavano nell'universo avvicinabile con la stessa facilità con la quale gli uccelli migratori volano seguendo la rotta dei loro viaggi stagionali..... ... Proprio così era già accaduto alle elementari. L'avevano più che promosso, spedito alla scuola media, affibbiato a un altro corpo insegnante perché si provasse a respingerlo, si assumesse la responsabilità di eliminarlo...." Ugo Pirro Mio figlio non sa leggere, Biblioteca Universale Rizzoli, MILANO 1984 Una persona quindi che si avvicina al film pensa di trovare riferimenti precisi a ciò che in realtà è la dislessia e alcuni punti del film sono anche molto toccanti, come il rapporto con il genitore che credendo che il figlio fosse malato lo tortura con gli esercizi più pazzeschi, provocando in lui traumi molto profondi. Ma poi, da persona che vive il dsa da anni sulla sua pelle come me e come tanti altri genitori, da persona che da anni si batte per far passare il messaggio giusto su cosa siano davvero i disturbi specifici di apprendimento si trova a vedere un film che fa passare il messaggio che grazie a un occhiale con una lente rossa e la scritta rossa, quest'uomo riesce a leggere e qui mi immagino già gli insegnanti che hanno visto questo film chiedere alle mie figlie perchè non provano quegli occhiali miracolosi... e questo mi fa sorridere e indignare perchè ci sta che il film potrebbe essere anche un bel film, con una trama importante, che fa vedere il lato del trauma che i ragazzi possono subire da genitori che non capiscono, che vogliono "guarirli" da una malattia che malattia non è... ma che messaggio facciamo passare della dislessia? Che basta un paio di occhiali per guarire? Che basta ricordare di essere dislessici per poter ricominciare a camminare? Io ho provato a guardare con gli occhi di chi di dislessia non conosce nulla e mi sono detta... ah.... questa è la dislessia? No, non è questa la dislessia. E mi chiedo anche come sia possibile riuscire sempre a distorcere quella che è una realtà così importante quale quella delle persone dsa. L'ultima frase della dottoressa è stata quella che davvero penso abbia rovinato tutto il film: Una frase che si presta a mille interpretazioni e che secondo me non ha senso, sapendo di cosa stiamo parlando, non sapendolo prende ancora significati diversi: "Nel caso in questione soltanto quando il paziente ha deciso di guarire la sua antica dislessia, i traumi ad essa connessi hanno potuto essere curati..." Chi conosce la dislessia SA... che dalla dislessia non si guarisce... è una caratteristica, come i capelli biondi o gli occhi azzurri, al massimo si impara a conviverci compensandola, come una persona che ha problemi di vista può ovviare alle problematiche correlate usando un paio di occhiali. Naturalmente l'indignazione per una fiction del genere sarà vissuta solo da chi è in prima linea ogni giorno per combattere l'ignoranza che gira intorno ai disturbi specifici di apprendimento... un messaggio sbagliatissimo quello che è passato ed è un vero peccato... Invito tutti quelli che non l'hanno visto, a guardare un film che parla di dislessia seriamente e con cognizione di causa: STELLE SULLA TERRA. Se vogliamo fare informazione, facciamo giusta informazione su temi così importanti che poi si ripercuotono su bambini e ragazzi già ampiamente martoriati nella vita di tutti i giorni... Manuela |
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