SULL'ORLO DI UN DIRUPO

Ci siamo! Pochi giorni ancora e potrete leggere il mio ultimo libro, un'opera divertente ed emozionante (me lo auguro) rivolta in particolare ai giovani, visti come ultima speranza per guarire il cancro del calcio di oggi e della società intera. "Sull'orlo di un dirupo" l'ho scritto col cuore; è un romanzo breve corredato di immagini che si legge in... 90 minuti (escluso recupero), una storia in parte autobiografica, in parte "socio-psicanalitica" di una realtà aberrante. Anche questo libro (come i precenti due "Il fardello" e "Mondemer") è edito da Il Foglio. Prefazione di Gianluca Morozzi. Postfazione di Gordiano Lupi. Prezzo di copertina: 12 euro. Per un libro non sono mai soldi sprecati!

www.ilfoglioletterario.it

 
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CONFESSIONI DI UNA MASCHERA

Post n°319 pubblicato il 29 Settembre 2012 da manser11
 

"Confessioni di una maschera" di Yukio Mishima, autore morto facendo harakiri nel 1970, è uno di quei libri che non tarderò a dimenticare; l'ho comunque letto con curiosità e spirito (psico)analitico. In pratica il romanzo è l'autobiografia di Mishima, cresciuto nel Giappone pre e post seconda guerra mondiale. "Adottato" da una nonna iperprotettiva, il giovane Kochan scopre presto la natura "diversa" che lo caratterizza e che lo porta a indossare maschere nel tentativo di dissimulare il suo vero Io. La fatica che fa cercando di innamorarsi di persone del sesso opposto e di sentirsi "normale" (benchè sia conscio e probabilmente intimamente fiero della propria... stravaganza) è una fatica che poi pervade anche la lettura. Da un punto di vista storico-filologico e psicologico ci sono spunti interessanti. Nel complesso, pur partendo con buone premesse, rimane per me un libro abbastanza soporifero.

Sottolineatura: "Le emozioni non hanno simpatia per l'ordine fisso: anzi, simili a particelle infinitesime nell'etere, svolazzano liberamente di qua e di là, fluttuano alla ventura, e preferiscono ondeggiare in perpetuo..."

 
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ENRICO MATTEI

Post n°318 pubblicato il 08 Settembre 2012 da manser11
 

"ENRICO MATTEI - vita, disavventure e morte di un cavaliere solitario" è la storia a fumetti dell'italiano scomodo che sfidò lo strapotere politico-economico delle grandi multinazionali del petrolio. Come molti di voi sapranno, Mattei fu il fondatore e presidente dell'ENI, scomparso in uno "strano" incidente aereo il 26 ottobre del 1962. A cinquant'anni da quella che sembra essere stata tutt'altro che una semplice disgrazia causata, come si è voluto far credere, dal maltempo, Francesco Niccolini (sceneggiatore) e Simone Cortesi (disegnatore) ci propongono un libro avvincente e interessante che tenta di fare chiarezza su uno dei tanti misteri irrisolti della prima repubblica. Artisti (e prima ancora persone) come Niccolini e Cortesi ci regalano almeno l'illusione che magari un giorno i muri di gomma tipo Ustica e compagnia bella (pardòn, brutta!) potranno essere abbattuti. 

Cercate il libro sui canali di vendita che trovate in internet o richiedetelo in libreria (che anche se non l'hanno e sono librerie serie ve lo procurano) o chiedete lumi direttamente al Cortesi, che lo conosco bene IO il fumettista... e se comprate in tanti il suo primo libro magari mi offre qualche birrino al bar! 

Per maggiori info: http://simonecortesi.blogspot.com   

 
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ADDIO ALLE ARMI

Post n°317 pubblicato il 04 Settembre 2012 da manser11
 

Tempo addietro scrissi di Hemingway che non mi piaceva: avevo trovato il "Vecchio e il mare" un libro brutto e noioso e "Addio alle armi" mi aveva stancato dopo una cinquintina di pagine. Ovviamente mi si rovesciarono addosso parecchie critiche da parte dei fans integralisti dell'autore americano e da quelli che definisco gli snob culturali. Devo ammettere che fui precipitoso e ingiusto a scrivere certe cose. Giorni fa ho ripreso in mano e terminato "Addio alle armi" e mi sono dovuto ricredere: a parte qualche dialogo che ritengo ancora noioso e quasi pleonastico (tutto il contrario del sintetismo codroipiano che molti di voi conosceranno per aver letto i libri del Codroipo (Wallace) e del Manservisi), il romanzo è certamente di qualità. Mischia autobiografia, storia e immaginazione; guerra e amore; e proprio quest'ultimo - e cito dalla quarta di copertina - in questa vicenda segnata da una tragica sconfitta della felicità, rimane un'aspirazione che l'uomo insegue disperatamente, prigioniero di forze misteriose contro le quali sembra inutile lottare.

Questa rivalutazione dell'Ernesto mi riporta a una considerazione fatta più volte anche ultimamente. Giudicare libri, opere, cose, persone: dipende dal momento, dalla predisposizione, dallo stato d'animo in cui ci troviamo. I giudizi sono troppo spesso condizionati dall'irreale realtà che ci creiamo, una realtà che, come sanno bene i codroipiani, non esiste.

 
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QUALCUNO VOLO' SUL NIDO...

Post n°316 pubblicato il 26 Luglio 2012 da manser11
 

Del film ho già parlato qualche post fa: eccezionale. Il libro lo è altrettanto. Qui la voce narrante è quella di Grande Capo Bromden, che descrive il mutamento dell'ospedale psichiatrico e dei suoi ospiti dopo l'arrivo di McMurphy, il quale, alla fine, paga con la vita il suo sogno libertario. Ma non sarà stato inutile: avrà restituito coraggio e dignità umana a tanti compagni, avrà aperto una crepa sottile nella ferrea compagine del Sistema.

Per chi ha visto anche il film sarà divertente notare alcune piccole differenze: per esempio nel romanzo Grande Capo rivela a McMurphy di non essere muto mentre sono a letto e non in attesa dell'elettroschock come nella versione cinematografica. Inoltre in quest'ultima gli ospiti fuggono dall'ospedale per andare a pescare con l'autobus "rubato" da McMurphy; nel libro vengono accompagnati su due automobili. 

Sottolineature nel testo: "Non ho udito una risata vera da quando ho varcato quella soglia, lo sapete? Perdiana, quando vi lasciate sfuggire una risata perdete il punto d'appoggio."

"... non si può essere realmente forti finchè non si vede l'aspetto divertente delle cose."

"... si deve ridere delle cose dalle quali si è feriti soltanto per mantenere l'equilibrio, soltanto per impedire che il mondo ti renda pazzo furioso."

 
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MANHATTAN TRANSFER

Post n°315 pubblicato il 03 Luglio 2012 da manser11

Sei anni fa lessi questo libro di Dos Passos che, come capita con poche (o tante, me lo auguro per voi) persone che si incontrano nella vita, mi "rimase dentro". Di seguito posto due righe a riguardo prese dal sito www.tempostretto.it.

Un romanzo lirico e visionario i cui protagonisti si agitano e si perdono nell’ansia di stare al passo con la metropoli americana. Come la Parigi di Baudelaire, la Londra di Eliot e la Berlino di Döblin, la New York di Dos Passos è un universo esiziale, realistico e fantastico al tempo stesso. Uno dei romanzi più importanti del Novecento americano che solo oggi, per la prima volta, viene proposto in «versione completa », essendo finora sempre uscito nella traduzione degli anni Trenta, caduta sotto la scure della censura fascista.

 John Dos Passos, nato a Chicago nel 1896 e morto a Baltimora nel 1970, è stato con Ernest Hemingway e Francis Scott Fitzgerald uno degli scrittori più importanti della cosiddetta «generazione perduta». Ammirato da Edmund Wilson, apprezzato da André Gide, esaltato da Jean-Paul Sartre per Manhattan Transfer e la trilogia USA (42° Parallelo, 1919, Un mucchio di quattrini) fu a lungo ingiustamente dimenticato. Di lui, Dalai editore, oltre a questa nuova edizione di Manhattan Transfer, ha pubblicato i romanzi Tempi migliori (2004), La riscoperta dell’America (2006) e la raccolta dei suoi reportage di guerraServizio speciale (2008).

(MIE) SOTTOLINEATURE DAL TESTO:

"Io mi domando perchè diavolo tutti hanno tanta smania di arrivare! Vorrei trovare qualcuno che avesse voglia di naufragare. Non c'è che questo di sublime."

"Bere è la sola cosa che possa fare un organismo incompleto... Voialtri, magnifici organismi completi, non avete bisogno di bere."

"Non avete ancora capito, ragazzi miei, che non ubriacarsi è la cosa più difficile in regime proibizionista?"

"Ci sono delle vite che varrebbe la pena di vivere, se uno se ne infischiasse di tutto."

 
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IL CAMPIONE INNAMORATO

Post n°314 pubblicato il 28 Giugno 2012 da manser11
 

Chi segue il calcio ma anche chi presta solo orecchio alle cronache italiote ha sicuramente ascoltato le avvilenti esternazioni di qualche campione nazionale sull'omosessualità, ma anche la non meno edificante operazione di marketing fatta da Cecchi Paone, buttatosi come un avvoltoio sulla ghiotta occasione capitatagli con gli Europei di calcio. Non sono qui nè per criticare i calciatori (che non sono certamente dei maitre à penser) nè per biasimare la paraculaggine di Cecchi Paone (c'è chi fa di peggio per autopromuoversi). Scrivo questo post per parlare del libro "Il campione innamorato" di Alessandro Cecchi Paone e Flavio Pagano (Giunti editore). L'opera è abbastanza interessante: alterna storie di sportivi gay che hanno trovato la loro catarsi nel coming out e altri che hanno vissuto vite da inferno a causa del fardello di una natura malvista dalla massa troglodita, a un'analisi storica, sociale e culturale dell'omosessualità vista attraverso i secoli. Ripeto: storie interessanti, ma quel vago senso di libro scritto per fare cassa non mi ha mai abbandonato dall'inizio alla fine. Mea culpa!

 
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LA DERIVA

Post n°313 pubblicato il 04 Giugno 2012 da manser11
 

Dopo il più famoso "La Casta", Gian Antonio Stella e Sergio Rizzo pubblicano "La Deriva" (Rizzoli - 2008), libro che ci mostra gli sprechi, le aberrazioni, le incongruenze, gli scandali e le vergogne di un sistema criminale e di una classe politica formata da egoisti e incapaci; un'opera in un certo senso avvilente per la nitida e precisa fotografia che fa del nostro Paese e di una situazione dalla quale sembra impossibile uscire. Una montagna di merda sotto cui vengono soffocate le menti più feconde e gli uomini migliori. In mezzo a tanto marciume si pesca qua e là, fortunatamente, qualcosa di buono, ma anche il più grande utopista, il più inguaribile ottimista, farà fatica a trovare un motivo di speranza dopo questa... deriva. Libro sconsigliato agli aspiranti terroristi: la voglia di tirare molotov ai palazzi del potere potrebbe nascere naturale!

 
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18 IUS SOLI

Post n°312 pubblicato il 16 Aprile 2012 da manser11
 

Giorni fa ho avuto il piacere e la fortuna di vedere al teatro comunale di Castello d'Argile, nell'ambito della rassegna "Doc in Tour", il documentario "18 IUS SOLI". Al termine della proiezione ho provato un senso di sollievo, di speranza. Peccato non ci fosse tanta gente in platea perchè sarebbe bello "toccasse" più gente possibile, soprattutto chi ha tendenze xenofobe e chi è solito fare di tutta l'erba un fascio...
"18 IUS SOLI "è un film documentario , premiato dall' Associazione Amici di Giana con il Premio Mutti.
18  storie di ragazze e ragazzi nati e cresciuti in Italia ma con origini :asiatiche, sudamericane, africane e residenti in aeree geografiche diverse dell'Italia .Sono ragazzi nati in Italia, figli di immigrati: studiano nel nostro Paese,   parlano la nostra lingua e i nostri dialetti, molto probabilmente non sono nemmeno mai stati nel paese d'origine dei loro genitori né spesso ne parlano la lingua.
Eppure non sono riconosciuti cittadini italiani come tutti gli altri. Per ottenere la Cittadinanza italiana devono infatti sottoporsi al compimento del 18° anno di età ad un iter burocratico lungo e complesso, che non sempre termina con esiti positivi per il richiedente, con conseguenti e inevitabili gravi problemi di inserimento sociale e d' identità. Oltre alle loro storie sono stati intervistati sociologi e politici italiani. E' uno dei primi documentari "grassroot" prodotti in Italia, con lo scopo di essere utilizzato come piattaforma dal basso per generare una campagna sociale di Cambiamento rivolta agli stessi attori sociali che ne sono anche gli artefici.

 
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Ciao Lucio

Post n°311 pubblicato il 07 Marzo 2012 da manser11

Pochi artisti, nel momento della morte, mi hanno lasciato un senso di vuoto come Lucio Dalla. Pur non conoscendolo e non essendo uno dei miei cantanti preferiti (anche se alcune sue canzoni sono veramente splendide), mi sento come se fosse scomparso un carissimo amico; forse perchè Lucio era una persona pura e vera. Ma il senso di vuoto, con uomini-artisti di questo spessore, è solo momentaneo, perché la loro grandezza rimane per sempre, andando a illuminare le coscienze degli "angeli" che ancora vivono sulla Terra. Ciao e grazie Lucio, la Luce della tua Stella brillerà per sempre.

 
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La scalata al Mondemer

Post n°310 pubblicato il 20 Febbraio 2012 da manser11
 

Avevo detto che ne avrei riparlato ed eccomi qua. Un po' di promozione è d'obbligo quando si tratta di un'opera del proprio ingegno: se trattasi poi di genio o di qualcosa di indegno, ai posteri l'ardua o meno ardua sentenza.

"Mondemer" è il mio ottavo libro pubblicato. Qui il protagonista è Jesus, fumettista rinchiuso in un Centro di Igiene Mentale (il Manicomico) per aver "turbato" il comune senso del pudore ed essere stato protagonista di atti blasfemi. Al C.I.M. Jesus conosce una disparata combriccola di matti che quando viene dimesso decidono di fuggire con lui per raggiungere il Mondemer, la cui mappa è stata data loro dall'Astronauta. Jesus è scettico sull'esistenza di un luogo descritto solo nei racconti di un pazzo, ma si accorgerà presto che quel mondo-monte è tanto reale quanto impervio. In cima vi dimorano i cinque saggi possessori della Vulva Filosofale che ha il potere di "illuminare" gli uomini e può essere donata in premio solo a chi ha superato i tanti pericoli che costellano la strada verso la vetta, meritando la "luce" che racchiude.

"Mondemer" è un libro surreale, una specie di favola ispirata a diverse opere e personaggi se la si vuole analizzare da un punto di vista esegetico: Ulisse, il Vangelo, l'Inferno di Dante, Il McMurphy di "Qualcuno volò sul nido del cuculo", "La storia infinita" di Ende e tanto altro; d'altra parte tutto ciò che uno scrittore crea dalla propria fantasia non è altro che un frullato di creazioni altrui. Dopo aver percorso molta strada tra rifiuti di ogni genere (simboli dell'opera parassitaria dell'uomo nei confronti della Terra), la scalata vera e propria comincia quando Jesus e i suoi amici matti si trovano di fronte a Cronenberg, il ratto gigante posto a guardia del Mondemer che pone loro tre domande di cultura letteraria: fortunatamente conoscono le risposte così possono passare. E' solo l'inizio di una serie di peripezie che i nostri eroi dovranno affrontare. Non tutti ce la faranno, qualcuno rinuncerà. E' inevitabile: il segreto e la potenza che racchiude la Vulva Filosofale, solo "Dio" e pochi altri possono conoscere!

"Mondemer" è edito da Il Foglio Edizioni (www.ilfoglioletterario.it) ed è reperibile facilmente su internet o dallo stesso autore che sarà lieto di offrirvi una birra se lo verrete a trovare.

 

 
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GRANDE INAUGURAZIONE MOSTRA

Post n°309 pubblicato il 17 Febbraio 2012 da manser11

L'impareggiabile, indefinibile, inimitabile Simone Cortesi (autore tra l'altro della copertina di "Mondemer"), insieme al suo altrettanto impareggiabile, indefinibile e inimitabile "socio" fumettista Gabriele Peddes, sono lieti di informarvi che venerdì 2 marzo alle ore 12.00, presso gli spazi espositivi dell'Accademia di belle Arti (via Belle Arti 54, Bologna) inaugureranno la loro personale mostra... Per saperne di più sul memorabile evento visitate il mitico blog "l'ammazzacaffè": http://simonecortesi.blogspot.com

 
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CIME TEMPESTOSE

Post n°308 pubblicato il 27 Gennaio 2012 da manser11

A leggere le recensioni e i commenti in rete sul romanzo di Emily Bronte "Cime tempestose" dovrei sentirmi quasi un bestemmiattore, ma il mio parere va controcorrente. Sebbene sia un discreto frequentatore di classici, il mio soggettivissimo gusto mi ha impedito di apprezzare (come hanno apprezzato i più) questo libro sulla passione romantica che mi ha ben poco appassionato. Ho trovato tra le sue pagine una serie di personaggi talmente meschini, insulsi, cattivi, miserabili che mi sono chiesto se non avessi sbagliato libro; la passione distruttiva, il romanticismo esasperato, l'ardore, mi sono stati talmente offuscati dalla negatività dei protagonisti che, dopo un inizio promettente, il libro ha finito per annoiarmi. E solo l'apparizione di qualche fantasma, preso quasi in prestito dal coevo Poe, salva in corner il romanzo avvalorandolo con inquietanti suggestioni simboliche, e mi fa dire che nonostante non sia stato di mio gradimento, è comunque valsa la pena avergli dedicato due settimane di lettura. Post scriptum: anche se pensare "al contrario" della maggioranza ti mette quasi in una condizione di "ignoranza" agli occhi della stessa, io sono sempre intimamente orgoglioso della mia appartenenza alla minoranza di giudizio... Non è una giustificazione, è una doverosa precisazione.

 
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MONDEMER

Post n°307 pubblicato il 16 Gennaio 2012 da manser11

Ne parlerò ancora più avanti, intanto è con immensa presunzione e una scarica di adrenalina che annuncio l'uscita del mio ultimo ILLUMINANTE libro: "Mondemer"!

 
ISBN 9788876063541
€ 12,00 - Pag. 135
 
“Sei pazzo!” esclamai sorridendo all’inconfutabilità dell’affermazione. “Quel posto, se esiste, potrebbe essere ovunque.”
“Appunto. L’importante è cominciare a cercarlo.”
 

Quando fantasia e realtà si incontrano nasce Mondemer, un mondo-monte costellato di pericoli mortali e ostacoli insidiosi. Riuscirà il fumettista Jesus, alla guida di una strampalata combriccola di matti fuggiti da quel manicomio che è ormai diventato il mondo di oggi, a raggiungere la vetta e ricevere in premio i messianici poteri racchiusi nella Vulva Filosofale?

Simone Manservisi. Morto a Roma nel 1974, è risorto nel tempo e ora vive da qualche anno a Castello d’Argile in provincia di Bologna. Ha pubblicato: Come un fiore nel deserto (Editrice Nuovi Autori, 1997), Destinazione Moe (Oppure libri, 1999), La Grande Inculata (Cicorivolta Edizioni, 2006), Lo strano caso di gastrite del Sig. Bartezzaghi (Progetto Cultura, 2007), Il quaderno rosso (La Riflessione, 2009), L’isola delle farfalle d’oro (Evoè, 2009), Il fardello (Edizioni Il Foglio, 2011).

 
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Mr Gwyn

Post n°306 pubblicato il 28 Dicembre 2011 da manser11

Con Baricco avevo lasciato il discorso in sospeso dopo "Seta" e "Oceano mare": il primo mi aveva deluso, il secondo lo avevo lasciato a metà. Forse, come ripeto spesso, li avevo letti in un periodo di scarsa predisposizione o forse non mi piacevano e basta, predisposizione o non predisposizione, fatto sta che avevo catalogato l'autore tra "quelli che non mi piacciono". Oggi ho terminato "Mr Gwyn" e debbo dire che l'Alessandro nazionale ha guadagnato molti punti. Il libro è surreale, interessante, piuttosto coinvolgente (per me!, parlo sempre per me...). Dopo alcuni mesi di letture così così, ecco un'impennata di stile e piacevolezza.

 

 Jasper Gwyn è uno scrittore. Vive a Londra e verosimilmente è un uomo che ama la vita. Tutt'a un tratto ha voglia di smettere. Forse di smettere di scrivere, ma la sua non è la crisi che affligge gli scrittori senza ispirazione. Jasper Gwyn sembra voler cambiare prospettiva, arrivare al nocciolo di una magia. Gli fa da spalla, da complice, da assistente una ragazza che raccoglie, con rabbiosa devozione, quello che progressivamente diventa il mistero di Mr Gwyn. Alessandro Baricco entra nelle simmetrie segrete di questo mistero con il passo sicuro e sciolto di chi sa e ama i sentieri che percorre. Muove due formidabili personaggi che a metà romanzo si passano il testimone, e se a Mr Gwyn tocca mischiare le carte del mistero, la ragazza ha il compito di ricomporne la sequenza per arrivare a una ardita e luminosa evidenza.

 
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Morto un sito se ne fa un altro.

Post n°305 pubblicato il 14 Dicembre 2011 da manser11
Foto di manser11

Il vecchio sito del Dottor Manser, padre e ispiratore di questo e degli altri miei blog, ha chiuso i battenti. Ma niente paura! Il Doc trasloca al seguente indirizzo: http://dottormanser.blogspot.com. Continuate a seguirlo perché... prima o poi tutti hanno bisogno del Dottore!

 

 

 
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Qualcuno volò sul nido del cuculo

Post n°304 pubblicato il 15 Ottobre 2011 da manser11

Non ci avevo pensato finchè non ho rivisto il film l'altra sera, ma "Qualcuno volò sul nido del cuculo" potrebbe avermi ispirato in parte il libro che sto scrivendo, storia di regole sovvertite e matti in fuga. Lasciando per ora perdere la mia opera in creazione, mi sento in obbligo di consigliare e se potessi, imporre, la visione di questo film del 1975 diretto da Milos Forman (tratto dal romanzo di Ken Kesey) e vincitore di cinque premi Oscar. Protagonista è un Jack Nicholson in stato di grazia (sui livelli di "Shining"), nei panni di un internato in un ospedale psichiatrico o per meglio dire manicomio dove vige la repressione e la severità scevra dal benchè minimo sentimento nel controllo dei ricoverati. McMurphy-Nicholson porterà una ventata di anarchia positiva tra i "picchiatelli", fino alle estreme conseguenze. Alcune scene e dialoghi rimangono memorabili per il sottoscritto; tra esse la seduta in cui McMurphy si stupisce del fatto che i matti siano ricoverati per loro volontà ("andate via da questo posto di merda" dice più o meno, "non siete più matti di almeno la metà dei coglioni che circolano là fuori!") e quando scopre che Grande Capo parla e ci sente. Ma d'altra parte, ogni minuto del film è memorabile perché "Qualcuno volò sul nido del cuculo" è nell'insieme un film eccezionale, una pietra miliare nella storia del cinema.

 
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LA VITA E' GIOCO (La legge dell'abbondanza)

Post n°303 pubblicato il 28 Settembre 2011 da manser11
 

 

Osho è il grande mistico indiano (morto fisicamente nel 1990) che in un certo senso mi ha aperto gli occhi qualche anno fa tramite la lettura di alcune sue opere. Non sarò mai un suo "discepolo" perché non ho profeti e non voglio essere il discepolo di nessuno, ma Osho è colui che più si avvicina alla mia idea di "messia"; egli è un illuminato, una guida spirituale dall'intelligenza sopraffina. Le sue perle su religione, dio, creatività, anima, vita, morte e... miracoli sono state per me fonte di ispirazione e soprattutto di elevazione spirituale. Non condivido al 100% quello che dice ma il 90% dei suoi insegnamenti sono sempre stati dentro di me. Leggerlo non ha fatto altro che illuminare le stanze buie in cui erano racchiusi. "La vita è gioco" non è l'opera che prediligo ma riassume bene il suo pensiero. Anche in questo caso termina con le solite marchette pubblicitarie su corsi di meditazione, libri, cd, resort indiani ecc. che mi fanno scadere un po' il "tutto" contaminandolo con il "vil denaro" ma tant'è; quando poi si hanno tanti ammiratori e si fanno tanti proseliti pronti a seguire il "sentiero di luce" è anche giusto che sia così. Un saluto e alla prossima.

 
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La 25a ora

Post n°302 pubblicato il 14 Settembre 2011 da manser11
 

Montgomery Brogan è un pusher che conduce una vita agiata sulle rive dell’Hudson. Monty, per gli amici, ha deciso di ritirarsi dal narcotraffico e di vivere di rendita con la sua bellissima portoricana. Ma una soffiata lo condanna a scontare sette anni di carcere. Gli restano ventiquattro ore per riconciliarsi col padre, congedarsi dagli amici, un broker di Wall Street e un’insegnante di letteratura inglese, e decidere della sua 25a ora: la prigione, il suicidio, la fuga. Le ventiquattro ore di Monty, prima della galera, dei denti rotti e degli stupri, della violenza e del sadismo, della miseria e della paura, sono un’elegia che Spike Lee dedica al suo personaggio e alla sua personale New York.
Liberamente interpretata come una metafora delle vicende newyorkesi, la storia di Monty in verità è del tutto autonoma, nel senso che per ogni cittadino di New York la storia personale è anche quella della città e delle sue atmosfere. Non è un caso che il romanzo di David Benioff, da cui il film è tratto, sia stato scritto prima dell’undici settembre, mentre Lee decide di proiettare sul racconto il fascio oscuro della luce liberata dalla tragedia. Nessun altro film riesce ad essere viscerale come La 25a ora, dove la rappresentazione del dolore è scoperta e ammirevolmente impudica. Spike Lee costruisce un tempo che si ripete uguale a se stesso per dilatare all’infinito le ore di Monty, le ore di New York prima dell’impatto fatale, prima di un’ora dopo la quale niente sarà più lo stesso e prima della quale tutto poteva essere ancora. In quella zona liminare in cui non sai dire se poi sia giorno o sia notte, in quella sospensione in cui Lee sorprende Monty e i suoi amici, in quella luce che è aurora dentro un crepuscolo, il regista inserisce due sequenze strazianti: la rovina del volto, che Monty chiede di eseguire all’amico pur di non essere stuprato in carcere, e il lungo viaggio col padre, che assume il ruolo tradizionale dello storyteller irlandese, con il compito di tramandare le storie folkloriche della sua terra e rassicurare per il futuro.
Ribaltando l’assunto, il padre di Monty gli prospetta un futuro da fuggiasco e una vita ricominciata altrove, con un’altra identità, mentre lo spettatore assiste al concretizzarsi di questo universo narrativo. Si tratta di quella che Lynch chiamerebbe “fuga psicogena”, tanto intensa da materializzarsi. Ma Monty è ancora lì e sta andando in prigione. E allora il film si rivolge a tutti coloro che hanno avuto una 24a ora – una forma di addio, di lutto, di separazione – e soprattutto a chi ha osato immaginarne una venticinquesima: l’espressione più bella di una vita mancata. (tratto da www.mymovies.it)

 
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IL TEMPO CHE VORREI

Post n°301 pubblicato il 31 Agosto 2011 da manser11
 

Mi sembra di aver già parlato, e bene!, di Fabio Volo in un vecchio post su questo o qualche altro blog. Torno su Volo perché ho letto recentemente "Il tempo che vorrei" e il libro ha confermato alcune impressioni provate dopo la lettura di "Esco a fare due passi", opera prima dell'eclettico autore bresciano. Volo è uno scrittore che va dritto al cuore; magari non scriverà niente di originale, avrà forse uno stile semplice (pregio dei pregi!), per qualcuno sarà pure ripetitivo, ma nelle sue storie e nei suoi personaggi ci si immedesima, si entra in simbiosi, probabilmente perché tocca quelle corde sentimentali e quelle esperienze che riguardano tutti. Un po' come il Blasco nazionale nella musica. "Il tempo che vorrei" mi è piaciuto perché mi sono ritrovato in alcune esperienze e sensazioni provate da Lorenzo (il protagonista) e quando un libro parla di noi è sempre interessante. Certo non è un ibro che consiglio a chi storce il naso a sentire nominare (senza però averli mai letti!) certi autori o a chi legge mattoni di autori famosi (senza però capirci nulla!) per poter dire che legge solo libri "d'essai", ma se avete qualche ora libera, leggetelo: sempre meglio che guaradre certa tv o tenere spento il cervello.

 
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