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INCENERITORI

Inceneritori:La legge di Lavoisier applicata ai rifiuti: La legge di Lavoisier (o di costanza delle masse nelle reazioni chimiche) ci dice che “la quantità di materia totale di un sistema chiuso rimane costante”. Il che significa che è possibile trasformare le sostanze, ma non annullare la loro massa. Dalla combustione di una tonnellata di rifiuti bruciata si ottengono complessivamente circa due tonnellate di sostanze: - una tonnellata di fumi - 280kg/300kg di ceneri solide, cancerogene, da smaltire in discariche speciali - 30 kg di ceneri volanti (estremamente tossiche) - 650 kg di acqua sporca (da depurare) - 25 kg di gesso Nel processo di incenerimento, ai rifiuti da bruciare occorre infatti aggiungere calce viva e una rilevante quantità di acqua. Nulla si crea, nulla si distrugge, e tutto si trasforma, viene insegnato in seconda media, eppure, in modo bipartisan, i nostri politici sono ancora suggestionati dal “mito prometeico”.
 

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La nostra vita

Post n°153 pubblicato il 21 Aprile 2009 da emergenzambiente
 
Foto di emergenzambiente

clicca immagine e attenti alla crepa

 

L'Abruzzo di questi giorni è saturo di storie che mai avremmo voluto sentire; si sa la vita delle persone e quindi la tua, l'afferri- in questa folle corsa dell'oggi perpetuo, senza i domani-, quando lo strazio irrompe nelle nostre case attraverso i mas media, oppure perchè un tuo fratello, un amico un..., non correrà più con te.

Se gridi fermiamoci, sei uno iettatore, un signor no, un disfattista, un untore.

Noi sappiamo che i disastri ecologici e quelli geologici hanno una stessa matricie :

AVIDITÀ, INCURIA, DISUMANITÀ, IGNORANZA

La vita corre davanti a te per un dove sempre più sconosciuto; per una Italia fatalista già di per se che grida Silvio salvaci tu, il più è fatto.                                                                 2000 anni fa, ci fu chi disse : la verità, vi renderà liberi .

Noi ci crediamo e la cerchiamo in quei rari attimi tra un salto ad ostacoli, un ingiuria e un :  ma chi te lo fa fare

CHIETI, città che il terremoto dell'Aquila ha solo sfiorato, ma per i suoi nuovi  palazzi dell'A.T.E.R. forse è bastata quella semplice e ruvida carezza per allertare un geologo scrupoloso, che preferisce il ruolo scomodo di sentinella, piuttosto del comodo silenzio:

ESPOSTO

Alla cortese attenzione di

Procura della Repubblica presso il Tribunale di CHIETI  

Via Bertrando Spaventa, 4, 66100 CHIETI (CH)

Raccomanda AR anticipata da FAX ed E-mail

procura.chieti@giustizia.it  Fax 0871 - 4238301 / 4238361 

 

Io sottoscritto Francesco Stoppa residente in ..........

espongo

quanto di seguito riportato affinché l' Autorità competente, valutati i fatti, prenda i provvedimenti e le iniziative che riterrà opportune.

A seguito degli eventi sismici verificatisi in Abruzzo e in particolare della scossa del 6 aprile 2009, in qualità di Direttore del Dipartimento di Scienze della Terra dell’Università ho avuto modo di seguire l’andamento del fenomeno e di fare una ricognizione speditiva e di massima dei danni in provincia dell’Aquila, di Pescara e di Chieti. Da tale ricognizione si evince che alcuni edifici di Chieti hanno fornito una risposta sismica che può essere considerata anomalamente negativa rispetto all’andamento generale. L’Intensità media a Chieti è stata pari al 5-6 grado della scala mcs, mentre in tali edifici il danno è stato tra il 6 e il 7 grado di tale scala. Ciò può essere dovuto a varie cause locali e specifiche anche concomitanti tra loro di cui alcune potrebbero essere riferite ad inadeguatezza tecnico –strutturale degli edifici o abnormità. Inoltre trovandosi Chieti in seconda categoria si suppone che eventuali lavori di ripristino o consolidamento degli edifici siano certificati per tale categoria allorché questi vengano effettuati. 

La peggior risposta sismica a Chieti è stata osservata in un gruppo di edifici dell’ATER situati in via Amiterno e in via Pescara. In particolare almeno una delle palazzine di via Amiterno presenta danni a una o più travi del I piano e quindi tale danno sarebbe “strutturale” per definizione e richiede un attenta analisi per individuare possibili conseguenze sulla statica dell’edificio e la sua risposta sismica futura ad eventi tellurici anche più ampi dell’attuale cosi come previsto dalla collocazione del Comune di Chieti in seconda categoria e dalle carte di pericolosità dell’Istituto Nazionale di Geofisica e Vulcanologia e dalla pregressa storia sismica di Chieti (2 eventi storici conosciuti tra il 7 e l’8 grado MCS nel 1882 e 1706). Si può per ora solo ipotizzare che tale danno “strutturale” possa essere dovuto a una o più delle cause sottoelencate: cedimento fondale dovuto ad eccessivo carico-sollecitazione e/o scarsa resistenza al taglio del terreno di fondazione e/o inadeguatezza della fondazione; o, più probabilmente, vulnerabilità dell’edificio dovuto a: qualità scadente del manufatto e/o dei materiali utilizzati, variazioni rispetto al calcolo strutturale originale senza che l’edificio sia stato riadeguato (es. aggiunta di altri piani o carichi), edificio non particolarmente o malamente rinforzato per ciò che riguarda la sua capacità di resistenza a sforzi di taglio; altre vulnerabilità da definite etc. I testimoni residenti riferiscono di danni estesi fino all’ultimo piano dell’edificio/i.

Si è osservato anche che alcuni pilastri in cemento armato del pianterreno sono “ingrossati” mediante giustapposizione d’opera muraria che ovviamente si è comportati in maniera “differenziale” durante la sollecitazione sismica cosi come pure le temponature e i rivestimenti che sono risultati distaccati, lesionati e crollanti. Si osservano ad oggi interventi repentini di “ripristino” (effettuati quindi dopo il danneggiamento) con conseguente copertura e altrazione del danno visibile. Per maggior completezza si allega localizzazione approssimativa degli edifici danneggiati (indicati da frecce rosse) e foto di alcuni dettagli dei danni qui sopra descritti.

Con osservanza

Prof. Francesco Stoppa

20/04/2009

Professore Ordinario di Vulcanologia.

Ex membro Commissione Nazionale Grandi Rischi. 

 



 
 
 
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Un blog di: emergenzambiente
Data di creazione: 05/04/2008
 

CARTINA PETROLIFERAA

FUORI IL PETROLIO DALL'ABRUZZO

PETROLIO CHI DECIDE COSA

Lo schema delle autorità competenti può essere riassunto così: -La Direzione Generale dell’Energia e delle Risorse Minerarie è la massima autorità nel campo energetico nazionale nell’attribuire i titoli minerari. Nel suo ambito opera l’Ufficio Nazionale per gli Idrocarburi e Geotermia (UNMIG), con tre uffici periferici a Roma, Bologna e Napoli, al quale è demandato il compito del rilascio dei permessi, delle concessioni e il controllo delle attività produttive. -Il Comitato Tecnico per gli Idrocarburi e la Geotermia è il principale organo consultivo del Ministero dell’Industria in materia. E’ nominato per decreto dal Ministro dell’Industria e dura in carica per tre anni. Il Comitato esprime un parere, peraltro non vincolante, sull’assegnazione dei titoli minerari richiesti in concorrenza, e valuta le varie situazioni su cui è chiamato a pronunciarsi, quali la variazione dei programmi di lavoro, l’unificazione degli stessi fra titoli adiacenti interessati alla stessa tematica, l’assegnazione di concessioni di coltivazione alla società o gruppo che ha scoperto il giacimento ecc. Le riunioni del comitato avvengono a intervalli trimestrali. -Il Ministero dell’Ambiente, attraverso la Direzione Generale della Valutazione d’Impatto Ambientale (VIA) è l’istituto preposto a fornire la valutazione dell’impatto ambientale di ogni singolo progetto industriale e quindi anche di quello relativo al settore degli idrocarburi. Si avvale anche del parere della Sovrintendenza ai Beni Culturali e Ambientali, competenti territorialmente. Alcune competenze specifiche sono demandate direttamente alle Regioni interessate e attraverso deleghe, a Provincia e Comuni.
 

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MORATORIA IDROCARBURI

Sappiamo che è un diritto Costituzionale la tutela della salute di tutti i cittadini Sappiamo che è un diritto Costituzionale la tutela del paesaggio Sappiamo che esiste la legge sulla trasparenza, che ci da diritto di sapere, di esprimerci e di contribuire alle scelte che investono il nostro territorio Sappiamo di avere una burocrazia che sovrasta e asfissia lo stato democratico Sappiamo di avere strumenti di controllo inadeguati Sappiamo che il nostro codice penale è ancora il Codice Rocco ( 1930 ), dove i nuovi crimini contro l'ambiente e quindi contro la specie umana non sono minimamente trattati Sappiamo dell'accordo di Kioto, e dell'impegno italiano Sappiamo che la nostra regione conserva il 30% di tutta la biodiversità Europea Sappiamo che il nostro territorio è tutelato per il 30%, quindi con vantaggi straordinari per finanziamenti EU verso attività di sviluppo basate sugli ecosistemi,e su attività sostenibili . Sappiamo cosa comporta divenire un distretto petrolifero : il proff. Nico Perrone( staff di Enrico Mattei )sulle attività estrattive : " Certamente esse arricchiscono le società estrattrici e talvolta i gruppi dirigenti locali. Tuttavia il petrolio non determina significativi incrementi dell’occupazione sui luoghi di estrazione. Esso produce invece devastazioni ecologiche di lunga durata" Pertanto, a fronte di quanto scritto e seriamente preoccupati per l'incidenza che avrà su tutto il territorio abruzzese, visto che ne sarà interessato ben il 35%, chiediamo, (con determinazione), una moratoria immediata in terra e mare di tutte le concessioni petrolifere di introspezione e coltivazione, al fine di attivare una discussione quanto più allargata ad associazioni di categoria, comparti economici quali agricoltura turismo e artigianato, associazioni ambientaliste, associazioni dei consumatori, partiti, per decidere se è davvero così conveniente per noi e soprattutto per le generazioni future operare un tale stravolgimento dell'assetto produttivo del nostro territorio. Emergenza Ambiente Abruzzo