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Vivere con passione

Post n°267 pubblicato il 26 Giugno 2014 da cavallo140

Vivere con passione

Ho perdonato errori quasi imperdonabili, ho provato a sostituire persone insostituibili e dimenticato persone indimenticabili. Ho agito per impulso, sono stato deluso dalle persone che non pensavo lo potessero fare, ma anch’io ho deluso. Ho tenuto qualcuno tra le mie braccia per proteggerlo; mi sono fatto amici per l’eternità. Ho riso quando non era necessario, ho amato e sono stato riamato, ma sono stato anche respinto. Sono stato amato e non ho saputo ricambiare. Ho gridato e saltato per tante gioie, tante. Ho vissuto d’amore e fatto promesse di eternità, ma mi sono bruciato il cuore tante volte! Ho pianto ascoltando la musica o guardando le foto. Ho telefonato solo per ascoltare una voce. Io sono di nuovo innamorato di un sorriso. Ho di nuovo creduto di morire di nostalgia e… ho avuto paura di perdere qualcuno molto speciale (che ho finito per perdere)… ma sono sopravvissuto! E vivo ancora! E la vita, non mi stanca… E anche tu non dovrai stancartene. Vivi! È veramente buono battersi con persuasione, abbracciare la vita e vivere con passione, perdere con classe e vincere osando, perchè il mondo appartiene a chi osa! La Vita è troppo bella per essere insignificante!

Charlie Chaplin

 
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Scelte di vita

Post n°266 pubblicato il 13 Maggio 2014 da cavallo140
 

Mai stato meglio...

Giovanni era un tipo che Vi sarebbe piaciuto conoscere.

Era sempre di buon umore e non di rado aveva qualcosa di positivo da dire.
Quando qualcuno gli chiedeva come stava, la sua risposta era qualcosa come:

- "Mai stato meglio!"

Lui era un maître speciale per i suoi camerieri che lo seguivano di ristorante in ristorante conquistati dalle sue attitudini. Era un ottimista nato.
Se un suo collaboratore si trovava in una giornata no, Giovanni lo incoraggiava a vedere il lato positivo della situazione.

Incuriosita dal suo stile di vita, un giorno gli ho chiesto:

- "Non si può essere così ottimista tutto il tempo. Come fai? "

Lui mi ha risposto:

"- Nel risvegliarmi ogni mattina dico a me stesso: Giovanni, oggi hai due scelte: puoi stare di buono o di cattivo umore. Io scelgo il buon umore. Ogni volta che mi capita qualcosa di spiacevole posso scegliere di sentirmi una vittima o di imparare qualcosa dall'accaduto. Scelgo di imparare qualche cosa. Ogni volta che sento qualcuno lamentarsi posso decidere di accettare il suo reclamo o di fargli vedere il lato positivo della vita."

"- Certo ma non è poi così facile!" - ho pensato.

"- È facile." - mi rispose Giovanni.

"- La vita è fatta di scelte. Quando analizzi ogni situazione profondamente, trovi sempre una possibilità di scelta. Sei tu a scegliere come reagire davanti ai fatti. Sei tu a scegliere come le persone potranno influire sul tuo umore. Scegli tu come vivere la tua vita."

Ho valutato quanto dettomi da Giovanni, mi ricordavo di lui ogni qualvolta dovevo fare una scelta.

Anni dopo, seppi che una mattina Giovanni commise l'errore di lasciare aperta la porta di servizio nel retro, così fu assalito dai rapinatori. Tenuto in ostaggio, mentre cercava di aprire la cassaforte, con la mano tremante per il nervosismo, fece inceppare la combinazione. I malviventi colti dal panico, finirono per sparargli e lo colpirono. Fortunatamente Giovanni fu trovato in tempo per essere soccorso e portato in ospedale. Dopo 18 ore di chirurgia e settimane di trattamenti intensivi, fu dimesso ma gli rimasero nel corpo frammenti delle pallottole che lo colpirono.

In seguito quasi per caso ho incontrato Giovanni. Quando gli ho chiesto come stava, mi ha risposto:

"- Mai stato meglio!"

Mi raccontò dell'accaduto chiedendomi:

"- Vuoi vedere le mie cicatrici?"

Mi sono rifiutato di vederle ma gli ho domandato cosa fosse passato per la sua mente durante la rapina.

"- La prima cosa che ho pensato è che avrei dovuto chiudere la porta nel retro. Allora, sdraiato per terra, in una pozza di sangue, avevo due scelte: avrei potuto vivere o morire. Ho scelto di vivere."

"- Non avevi paura?" - gli ho chiesto.

"- I paramedici sono stati grandiosi. Mi dicevano che sarebbe andato tutto bene e che io mi sarei ripreso presto. Ma quando sono entrato nella sala d'emergenza e vidi l'espressione dei medici e degli infermieri, mi terrorizzai. Nelle loro labbra lessi: "questo qui è già spacciato". Allora decisi che avrei dovuto fare qualcosa.

"- Cosa hai fatto?" - ho domandato.

"- Bene, c'era un'infermiera che faceva un sacco di domande. Mi chiese se ero allergico a qualche cosa. Le risposi: "siiii!!!!!…". Tutti si fermarono per sentire la mia risposta. Presi un po' di fiato e urlai: "Sono allergico alle pallottole." Fra le loro risate dissi ancora: "Sto scegliendo di vivere, per favore, operatemi come un essere vivo e non come un essere già morto!""

*************

Ho imparato che ogni giorno abbiamo quasi sempre la scelta di vivere pienamente, di decidere del bene e del male, di accostarci alle persone ed ai sentimenti più giusti per noi, di fare o non fare certe esperienze, di affrontare fatiche che potranno migliorarci domani e rendere dopodomani la vita ancora più utile e felice per noi e gli altri.

L'ATTITUDINE è quindi una nostra libera scelta e di conseguenza la decisione di avvicinarci o allontanarci dal TUTTO.


 
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Prima di tutto l'uomo

Post n°265 pubblicato il 17 Marzo 2014 da cavallo140
 

Non vivere su questa terra

come un estraneo

e come un vagabondo sognatore.

 Vivi in questo mondo

come nella casa di tuo padre:

credi al grano, alla terra, al mare,

ma prima di tutto credi all’uomo.

 Ama le nuvole, le macchine, i libri,

ma prima di tutto ama l’uomo.

Senti la tristezza del ramo che secca,

dell’astro che si spegne,

dell’animale ferito che rantola,

ma prima di tutto senti la tristezza

e il dolore dell’uomo.

 Ti diano gioia

tutti i beni della terra:

l’ombra e la luce ti diano gioia,

le quattro stagioni ti diano gioia,

ma soprattutto, a piene mani,

ti dia gioia l’uomo!

 

Nazim Hikmet

 

L’uomo è l’alfa e l’omega di tutte le cose, il principio e la fine ultima. Che cosa infatti si può dire o fare prescindendo dalla nostra condizione esistenziale?

Nazim Hikmet, una voce artistica straordinaria nel panorama novecentesco, ci induce a riflettere su tutto questo, e lo fa attraverso un componimento poetico che è una lettera, un invito, un ultimo appello. Un invito a non considerarci estranei, vagabondi, clandestini del e nel mondo, ma protagonisti, temporanei sicuramente, eppur sempre protagonisti.

Dunque che cosa rappresenta l’uomo per l’uomo?

Il senso di precarietà che talvolta avvertiamo, anche forte e preponderante, può farci smarrire l’obiettivo. L’obiettivo non è altro che l’uomo stesso, nei suoi punti di forza così come nelle sue fragilità. Il poeta con decisione afferma tale concetto.

Allora sminuire tutto ciò che ci circonda? Certo che no, tuttavia è importante, necessario, ineludibile comprendere come quel tutto ha valore se noi vogliamo dargliene e lo perde se scegliamo che non debba averne. Spesso però veniamo travolti dalle cose e smarriamo la rotta.

“Nuvole, macchine, libri, tutti i beni della terra” possono darci gioia,così come potrebbero scaturire in noi tristezza “il ramo che secca”, “l’animale ferito che rantola”, ma prima di tutto dovrebbero darci gioia e dolore l’uomo e i legami tra uomo e uomo.

Quanto conforto scopriamo in questi versi! Leggere che il mondo deve essere per noi la “casa del padre”, la nostra fissa dimora e l’uomo ne è principe. Il tempo che ci è toccato di vivere, infatti, così miseramente scandito dall’incertezza, dalla diffidenza non sembra di essere in grado di definirci, di darci un’identità stabile. Hikmet suggerisce a questo punto di recuperare la dimensione umana, di prediligere l’uomo, di collocarlo “prima di tutto”.

Potrebbe apparire scontata come proposta, già sentita, banale. Eppure non è così.

Nella nostra scala valoriale infatti, nella successione delle priorità l’uomo che posto occupa?

 
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IL valore di un sorriso

Post n°264 pubblicato il 22 Febbraio 2014 da cavallo140

Il valore di un sorriso – P. Faber

Donare un sorriso
Rende felice il cuore.
Arricchisce chi lo riceve
Senza impoverire chi lo dona.
Non dura che un istante,
Ma il suo ricordo rimane a lungo.
Nessuno è così ricco
Da poterne fare a meno
Né così povero da non poterlo donare.
Il sorriso crea gioia in famiglia,
Da sostegno nel lavoro
Ed segno tangibile di amicizia.
Un sorriso dona sollievo a chi è stanco,
Rinnova il coraggio nelle prove,
E nella tristezza è medicina.
E poi se incontri chi non te lo offre,
Sii generoso e porgigli il tuo:
Nessuno ha tanto bisogno di un sorriso
Come colui che non sa darlo.

 
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Auguri

Post n°263 pubblicato il 24 Dicembre 2013 da cavallo140
 

Caro Gesu’ bambino, ti scrivo dopo tanti anni, perché i “grandi” non ti scrivono più. L’ultima volta che ti ho scritto me la ricordo ancora, ti chiedevo tanti giochi, tante cose, tanti dolci.. adesso ti chiedo ancora di più. I bambini diventano grandi, crescono, maturano.. e tu dal cielo li osservi e li ami; ma piu’ crescono e più hanno bisogno di te, del tuo aiuto, ma hanno vergogna a dirtelo. I “grandi” hanno bisogno di te, loro lo sanno, ma non te lo dicono, pensano di farcela da soli… io oggi te lo dico e ti scrivo una “letterina”. per Natale, caro Gesu’ Bambino, vorrei anzitutto un po’ di stupore. Si’, perché la gente non si stupisce piu’ di niente: ha tutto e vuole ancora di piu’, dice cio’ che vuole e non gli bastano mai le parole, vede di tutto ed è sempre piu’ curiosa… la gente non si stupisce piu’ di niente: donaci un po’ di stupore, di quello che ci lascia senza fiato, a bocca aperta, proprio come qualche anno fa. Per Natale vorrei anche un po’ di libertà, libertà di sognare come quando ero bambino!

 
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L'indifferenza

Post n°262 pubblicato il 22 Dicembre 2013 da cavallo140
 

 

L’indifferenza

A volte bisognerebbe trovare il coraggio di reagire. Ma manca il coraggio di combatterla e diventa l’assoluta normalità

 

L'indifferenza rappresenta sempre più il male della società moderna. Ai nostri giorni diventa sempre più difficile prendere posizione o schierarsi. Oggi si è portati ad indignarsi. A sconcertarsi. Ad esprimere giudizi sommari. Ma subito dopo si è capaci di farsi prendere dall'indifferenza. Subentra a quel punto una voluta ignoranza sui fenomeni che ci circondano. Li minimizziamo. Non facciamo nulla per cercare strumenti per comprendere. Per assumerci responsabilità che appaiono ai nostri occhi diventare realtà dure e faticose da affrontare. Si diventa abulici. Parassiti e persino un pò vigliacchi. L'indifferenza ci attanaglia. Riesce ad avere il sopravvento. Chi mostra un pò di sensibilità umana, sente nel suo animo una certa irritazione. Ma continua a sottrarsi alle conseguenze che potrebbero derivare da un suo eventuale atto eroico. Reagendo in qualche modo. Non è facile, ma bisognerebbe provarci qualche volta nella vita. Invece ci si ritrova a giustificare questo comportamento. Ci si giustifica estraniandosi da qualsiasi responsabilità. Non ci si vuole fare una colpa per questa indifferenza. Si diventa scettici. Si diventa vittime di quel male sottile. Ci si trincera dietro quel meccanismo di difesa. Almeno fino a che qualcosa di particolarmente grave non ci tocca da vicino. Altrimenti non ci spostiamo neanche di quel tanto, pur di non rimanere coinvolti. Nella società moderna l'indifferenza sembra essere diventata di assoluta normalità. Non ci si meraviglia più di niente. Appare tutto scontato. Ci si sente in apparente impotenza ad una qualsiasi reazione. Specialmente quando bisogna prendere posizione contro qualche potente di turno. Si tende a diventare vassalli e servitori. Piuttosto che schierarsi a favore della giustizia e della moralità. C'è il timore di soccombere. Manca il coraggio per combattere. Subentra una rassegnazione sconcertante. A volte ci si chiede: "ma in che mondo, in che società viviamo?". Senza renderci conto che rendendoci indifferenti a tante situazioni del nostro vivere civile siamo noi stessi a dare i connotati a quello stesso mondo, a quella stessa società sulla quale ci interroghiamo. L'indifferenza ci blocca. Soffoca ogni anelito di coraggio. E' il segno dei nostri tempi? E' il decadimento della morale? E' la società che si definisce moderna? Stento a credere che possa essere così! Pur trovandomi spesso a sbattere contro un muro di gomma. Il muro dell'indifferenza e della superficialità della gente. L'annullamento delle idee che porta alla massificazione dei cervelli. Timorosi di reagire e di affermare i principi di lealtà e giustizia. Propensi più a sopportare le angherie della società. Pur di non esporsi, di non prendere una posizione netta, precisa. Con la maggiore disponibilità a comprendere e anche giustificare ciò che è amorale, piuttosto che schierarsi con il senso della moralità. Una situazione che il più delle volte  ci potrebbe lasciare quanto meno perplessi. Ma spesso così non è ed allora continuo a chiedermi:"come è possibile essere così indifferenti di fronte a tanta indifferenza". 



 

 

 

 
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Papa Francesco

Post n°261 pubblicato il 18 Dicembre 2013 da cavallo140

 

Papa Francesco persona dell’anno: capace di rivoluzionare un secolo

Anche quest’anno, come ogni anno, la rivista Time, ha deciso, tenendo conto anche anche delle indicazioni dei lettori, chi è stato il personaggio più popolare dell’anno. E la scelta quest’anno è caduta su papa Francesco.

Nancy Gibbs, la direttrice della notissima rivista americana, spiega che essere il più “popolare” non significa essere il più importante, ma essere colui o colei che, in modo positivo o negativo, è stato più di tutti in cima all’attenzione dei media e della gente. Al secondo posto infatti (in termini molto negativi però) c’è Edward Snowden, considerato in America un grande traditore per aver svelato non pochi imbarazzanti segreti dell’amministrazione americana; terzo è Ted Cruz, il politico texano superconservatore diventato recentemente il beniamino dei Tea Party per aver fatto della lotta alla riforma sanitaria di Obama (cosiddetta “Obamacare”) il suo cavallo di battaglia (comunque perdente, nonostante i numerosi passi falsi della riforma stessa). Ma è proprio la stessa Nancy Gibbs, che nella rivista dedica a Papa Francesco un servizio di ben 22 pagine, a fare il commento più incisivo.

Lei dice: “Stiamo vivendo un periodo di grande cambiamento e incertezze, persino coloro che avviano rivolte vengono a trovarsi spesso spiazzati. Ma a sorpresa una voce nuova si è levata con fermezza sopra tutte le altre per suggerire che “la cultura della temporarietà è la strada per la rovina”.

Il papa con questa semplice frase ha voluto certamente rievocare la vanità di altri periodi storici e culturali impostati sulla completa negazione del trascendente, già finiti nell’oblio. Rievocando il vuoto culturale della società moderna, che ha scelto di venerare solo il dio quattrino e di onorare soltanto chi dispone di largo benessere, ammonisce con fermezza sulla vanità di questi valori, non solo di fronte a Dio, ma anche di fronte all’armonia che solo una società civilmente organizzata e capace di riconoscere i meriti anche di chi non dispone di grandi ricchezze può avere.  

Poi la Gibbs cita le stesse parole del papa: “Senza rendercene conto, ci ritroviamo incapaci di provare compassione per i lamenti dei poveri; di soffrire per le altrui sofferenze; di sentire il bisogno di aiutarli. Per quanto tutto questo possa essere responsabilità d’altri, la cultura della prosperità ci ha resi sordi a tutto.           

Ecco le due parole chiave che spiegano l’unico ideale che guida il nostro tempo: la “temporarietà’” e la “prosperità”. Con la temporarietà il papa si riferisce evidentemente alla mancanza di fede, alla resa di chi crede che tutto finisca con la nostra morte corporale e perciò dedica tutto se stesso alla conquista della ricchezza immolando tutto e tutti al raggiungimento di questo traguardo. Questo, secondo il papa, è il pericolo più grave per l’uomo. E ci ammonisce che senza una fede capace di guidare la nostra vita secondo l’insegnamento cristiano, noi non smarriamo solo, individualmente, la pace del Signore, ma contribuiamo anche, tutti insieme, a costruire una società che si chiude nell’ego, e perde in questo modo ogni capacita’ di crescere secondo un ordine di convivenza umana, civile e sociale.

In meno di un anno il papa ha fatto qualcosa di assolutamente rimarchevole: ha risvegliato la coscienza di un miliardo e duecento milioni di cristiani per esortarli a non lasciarsi ancora una volta ingannare dall’idolatria del denaro. Ma lui non si è fermato ai moniti verbali, proprio come il santo di cui ha scelto il nome egli ha fatto della moderazione il suo stile di vita. Rifiuta i paramenti costosi, prega in ogni istante della giornata e, naturalmente, invita tutti i fedeli a pregare.

La sua popolarità è in continua crescita in tutto il mondo. Negli Stati Uniti, dove i cattolici non sono maggioranza, c’è chi, come Jesse Jackson lo ha paragonato a Martin Luther King. Oppure c’è chi, al contrario, come Rush Limbaugh (un popolare conduttore televisivo iperconservatore) lo ha paragonato nientemeno che ad un seguace di Karl Marx.

Lui non bada a questi commenti, sa perfettamente quello che deve dire e quello che vuole fare, tuttavia alle critiche più severe talvolta risponde, e spesso riesce a spiazzare tutti semplicemente seguendo alla lettera il tracciato già segnato dal Cristo. Come quella volta che ha detto a chi gli rimproverava di essere troppo aperto alle altre religioni “Dio redime tutti, non solo i cattolici”.

Francesco ama tutti, ma il suo monito ai ricchi e a chi politicamente li favorisce, è poderoso: “Non è ammissibile un mondo dove il 50% della popolazione controlla solo l’1% della sua ricchezza”. Il capitalismo deve rivedere i suoi principi di libertà e aprire ad una distribuzione della ricchezza più equilibrata.

La Gibbs quindi motiva l’assegnazione del riconoscimento in questo modo: “Per aver portato il papato fuori dal palazzo e nella strada, per aver impegnato la più grande chiesa del mondo a confrontarsi con i suoi desideri più profondi e per aver saputo bilanciare il rigore con la misericordia, per queste ragioni papa Francesco è il personaggio dell’anno 2013”.

Francamente, benché la rivista Time abbia fatto un ritratto di papa Francesco tutt’altro che riduttivo, c’è molto di più. Francesco ha aperto una strada che in poco tempo sarà seguita da migliaia di seguaci e milioni di fedeli, una strada che, benché aperta nel segno della fede, non riguarderà solo la fede ma tutto un modo diverso di interpretare la distribuzione della ricchezza nella società civile globalizzata, non più affidata alla semplice carità, ma a concreti progetti di redistribuzione.

 

 

 

 
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Essere donna

Post n°260 pubblicato il 26 Novembre 2013 da cavallo140

 

DONNA


...e si rinnova l'avvenimento umano
e ritorna il calore della vita
e la luce di un altro giorno
rischiara la nostra esistenza,
e tu, per la creatura che nutri in grembo gioisci,ridendo felice.

 

 

Agli albori del terzo millennio

si parla sempre di parità

tra uomo e donna.

E’ giusto che sia così

ma c’è  una cosa in cui la natura

interviene e non permette

parità ad entrambi:

“E’ la maternità.”

E’ solo la donna che può portare

in grembo il frutto dell’amore

per il suo uomo.

E’ solo la donna che sente

quell’esserino scalciare dentro di sé,

il suo cuoricino battere

e ringraziare Dio

per quella vita che cresce in lei.

L’uomo è lì assiste

 ai cambiamenti del suo corpo,

coglie una nuova dolcezza nel suo viso,

appoggia la mano sul suo ventre,

lo sente muoversi,

si emoziona, gioisce

ma non sarà mai

come la tenerezza e l’amore

che prova la donna ancor prima

di tenere il suo bimbo tra le braccia.

 
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Chi desidera un mondo diverso

Post n°259 pubblicato il 31 Ottobre 2013 da cavallo140

Un mondo migliore. Perchè?

Qualche volta capita di chiedersi: cosa si può fare per avere un mondo migliore?

Una risposta sensata sembra essere: per avere un mondo migliore, bisogna costruirlo.

Come lo si può costruire?

 

 

Lo si può costruire con le azioni, con l'impegno, intervenendo nella realtà: a volte amando, a volte pensando, a volte costruendo, a volte lottando. Piano, lentamente, ma inesorabilmente. Queste azioni non devono essere casuali, ma devono avere come obiettivo quello di migliorare il mondo.

Quindi, prima di agire, bisogna riflettere. Bisogna interrogarsi, per capire cosa bisogna fare, come occorre intervenire.

A volte è facile, o almeno appare facile, darsi delle risposte, ma spesso non è così. In questi casi bisogna riflettere a fondo, senza lasciarsi trascinare dall'impulsività.

A volte ci verrebbe spontaneo reagire in un certo modo a certe situazioni, quando spesso questa spontaneità è nociva. Perché la reazione più immediata è quella che gratifica il proprio io. Faccio un esempio: se qualcuno offende, si comporta male, si è portati a reagire in modo tale da rafforzare il solco che divide, e ciò non è bene. La persona grande di animo e di spirito cerca di avvicinarsi agli altri, anche quando questo implica una rinuncia per il proprio ego. La persona grande di spirito, a costo di soffrire, cerca sempre di avvicinarsi al prossimo, perché l'amicizia è ricchezza, perché così si potrà costruire qualcosa di migliore.

La situazione è abbastanza complessa,perchè la risposta non deve neanche essere tale da mortificare il proprio io. Bisogna tendere verso una situazione in cui il mondo esterno, con tutti i suoi attori, non è in grado di mortificare il proprio io, in nessun caso; in una tale situazione sarebbe possibile rispondere sempre nel modo più giusto e corretto, nel modo più appropriato per migliorare la realtà. Per raggiungere questa condizione di invulnerabilità, è necessario un cammino lungo e faticoso, ma la metà che si consegue è di migliorare se stessi ed essere pronti a fare qualcosa per cambiare il mondo.

Grande non è colui che dice "occhio per occhio, dente per dente". Grande è colui che è capace di convertire il male in bene, colui che trasforma in positivo. Il primo atteggiamento è da tutti, il secondo da pochi. Questo non vuol dire che bisogna essere buonisti in ogni circostanza. Per fare un esempio estremo si può dire che probabilmente i metodi di Gandhi non potevano essere utilizzati contro Hitler, e a volte essere buoni ad ogni costo produce effetti negativi, quando certi gesti non vengono compresi. Ma a volte un gesto buono può produrre degli effetti positivi, e in questi casi bisogna sforzarsi di agire come suggerisce la razionalità.

Cambiare il mondo è difficilissimo, anche sforzarsi di cambiarlo è difficile, ma è un obiettivo elevato.

A volte ci si chiede anche se con il passare dei secoli le cose siano migliorate, oppure no. E' una domanda difficile, però possiamo considerare che forse diecimila anni fa il concetto di fratellanza, l'idea di fare del bene, di migliorare il mondo, non erano nella testa di nessuno. Ora non solo queste idee sono nella testa di alcuni, ma addirittura sembra esserci una ampia condivisione di questi concetti.

 
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Festa dei morti

Post n°258 pubblicato il 31 Ottobre 2013 da cavallo140

 

Commemorazione dei defunti, festa dei morti in Sicilia

 

La "Festa dei Morti" in Sicilia è una ricorrenza molto sentita, risalente al X secolo, viene celebrata il 2 novembre per commemorare i defunti. Si narra che anticamente nella notte tra l'1 ed il 2 novembre i defunti visitassero i cari ancora in vita portando ai bambini dei doni. Oggi questi doni vengono acquistati dai genitori e dai parenti nelle tradizionali "fiere", che si svolgono in molte parti della Sicilia. Qui vi si trovano bancarelle di giocattoli e oggetti vari da donare ai bambini, che vengono poi nascosti in casa e trovati da quest'ultimi, al mattino presto, con una sorta di caccia al tesoro. Oltre a giocattoli di ogni sorta, esiste l'usanza di regalare scarpe nuove, talvolta piene di dolcetti, come i particolari biscotti tipici di questa festa: i crozzi 'i mottu (ossa di morto) o i pupatelli ripieni di mandorle tostate, i taralli ciambelle rivestite di glassa zuccherata, i nucatoli e i Tetù bianchi e marroni, i primi velati di zucchero, i secondi di polvere di cacao. Frutta secca e cioccolatini, accompagnano 'U Cannistru', un cesto ricolmo di primizie di stagione, frutta secca altri dolciumi come la frutta di martorana ei Pupi ri zuccaru statuette di zucchero dipinte, ritraenti figure tradizionali come i Paladini. Tradizione esclusivamente palermitana, vengono chiamati “pupi a cena” o “pupaccena”, per via di una leggenda che narra di un nobile arabo caduto in miseria, che li offrì ai suoi ospiti per sopperire alla mancanza di cibo prelibato. In alcune parti della sicilia viene preparata la muffoletta, pagnottella calda appena sfornata "cunzata", la mattina nel giorno della commemorazione dei defunti, con olio, sale, pepe e origano, filetti di acciuga sott'olio e qualche fettina di formaggio primosale.

 

 

 
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Guerra ...perchè

Post n°257 pubblicato il 08 Settembre 2013 da cavallo140

I BAMBINI GIOCANO diBertold Brecht

I bambini giocano alla guerra.
E' raro che giochino alla pace
perché gli adulti
da sempre fanno la guerra,
tu fai "pum" e ridi;
il soldato spara
e un altro uomo
non ride più.
E' la guerra.
C'è un altro gioco
da inventare:
far sorridere il mondo,
non farlo piangere.
Pace vuol dire
che non a tutti piace
lo stesso gioco,
che i tuoi giocattoli
piacciono anche
agli altri bimbi
che spesso non ne hanno,
perché ne hai troppi tu;
che i disegni degli altri bambini
non sono dei pasticci;
che la tua mamma
non è solo tutta tua;
che tutti i bambini
sono tuoi amici.
E pace è ancora
non avere fame
non avere freddo
non avere paura.

 

 

 
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La superficialità ...

Post n°256 pubblicato il 21 Giugno 2013 da cavallo140

la superficialità dei giovani

Molti mas-media, come i giornali, internet o il telegiornale, sostengono che i giovani di oggi siano affetti dalla “sindrome della superficialità”. Non è una nuova malattia virale, nemmeno una grave patologia psicotica, ma una vera e propria mania.

La superficialità è una tendenza molto comune tra i ragazzi, in particolare tra quelli più giovani.

Esistono tre cause più rilevanti in questo contesto:

per prima, è la società moderna che sta cambiando e muta per migliorare, o meglio, facilitare la vita dell’uomo. Dal momento in cui questo si trova ad affrontare una realtà che porta ad una totale mancanza del desiderio, a causa di agevolazioni, si vede costretto alla chiusura nell’ozio; infatti, sempre più giovani diventano pigri e sempre più stanchi, non sentono più il bisogno di fare sport o acculturarsi con un buon libro.

La società è come una madre iperprotettiva che tenta di svincolarli dalla fatica o dall’intelletto stesso. La superficialità nasce dalla mancanza di desiderio di sforzarsi a pensare e agire secondo i propri ideali, quindi dal dover ricorrere al silenzio e alla fragilità di un pensiero poco elaborato.

Come, ad esempio, accade spesso nelle scuole. Certi studenti credono che basti studiare una mezz’oretta prima di qualche verifica, o l’intera giornata precedente. Altri, invece, sostengono che non sia nemmeno utile adoperarsi e perdere, di conseguenza, energie, che potrebbero, invece, essere impiegate in una partita di calcio o esser sprecate a guardare la televisione. E’ dimostrato che l’alunno che studia giorno per giorno una materia, al giorno del “fatidico” tema sarà tranquillo e sicuro, quello che invece studia, incoscientemente, qualche minuto prima, si ritroverà agitato e avvolto dal manto dell’ansia che gli farà commettere errori, a volte anche gravi. Quindi è da riconoscere che quei due ragionamenti, molto comuni nei giovani, sono sintomi della superficialità e della pigrizia.

La seconda causa sono le nuove tecnologie che avanzano sempre più, ogni giorno, e favoriscono la riduzione del tempo, sino a farne perdere la concezione. Ciò porta nei giovani ad una mancanza disastrosa di organizzazione e di responsabilità, anch’essa, presagio di trascuratezza.

Ad esempio, molti giovani, dopo esser tornati da scuola, si stravaccano sul sofà e accendono la televisione. In questo modo passano i minuti e così anche le ore tra un programma e l’altro. Accade però, che a fine giornata, non hanno ricavato profitti dal loro ozio, anzi, si ritrovano a dover svolgere in poche ora ciò che avrebbero dovuto fare in tutta la giornata.

Il terzo motivo è il rapporto che i ragazzi hanno con i propri genitori.

E’ necessario delineare che nella fase dell’adolescenza esistono due tipi di rapporti. Il primo consiste nel fatto che i genitori proteggano avidamente la propria prole, rendendola viziata e capricciosa. Avendo, quindi, a disposizione ogni favoritismo possibile, i figli non nutrono il bisogno di ricercare una vita e una mentalità propria e si rifugiano nella superficialità.

La seconda categoria di rapporto, invece, è formato da dei genitori che sono tutt’altro che iperprotettivi, padri e madre che non badano ai propri figli, per svariati motivi. Ciò rende i giovani più irritati e arrabbiati. Alcuni si credono abbastanza maturi e commettono stoltezze che ritengono che gli adulti possano fare; altri cercano di attirare l’attenzione su di sé stessi, facendo cose poco mansuete. Certi arrivano anche a fare uso di stupefacenti o a far del male alle altre persone. Questi sono altri sintomi della superficialità, ma soprattutto della mancanza di intelligenza.

A mio parere questa “sindrome” colpisce i ragazzi, in fondo più deboli, coloro che non hanno una corteccia troppo grossa e si lasciano trapassare da ideali altrui. Sono dell’idea che la causa, realmente più rilevante, sia il “fattore adolescenza” che rende i giovani più vulnerabili, per via dei forti cambiamenti che avvengono durante la pubertà. I ragazzi sono spesso combattuti tra l’essere infantili e l’essere adulti e ciò li rende fragili, come le foglie d’autunno, che cadono al suolo. Ritengo che ognuno sia costretto a passare un momento oscuro e confuso della vita, durante l’adolescenza, in cui si viene “infettati”, inconsciamente dalla “sindrome della superficialità”.Ogni adulto può ammettere di aver passato questo periodo, in cui la mente viene offuscata da pensieri frivoli e banali.

L’unica cura a questa “malattia” è lo scorrere del tempo, che rende gli uomini sempre un po’ più maturi. Dunque tutto ciò si supera, semplicemente, aspettando con molta pazienza, poiché è sintomo di saggezza.

 
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AMARE...

Post n°255 pubblicato il 26 Aprile 2013 da cavallo140

amare non significa rinunciare alla propria libertà, significa darle un senso

 

Ho atteso molto prima di pronunciarmi su questa parola, perché è la più importante e difficile da definire. Sull’amore sembra si sia già detto di tutto.

Definizioni retoriche, romantiche, ciniche, o semplicemente originali; ce n’è per tutti i gusti. La stessa parola “amore” si presta a mille interpretazioni perché è utilizzata per esprimere una vasta gamma di sentimenti che possono anche non avere quasi nulla in comune tra loro.

L’amore per un figlio, l’amore per la patria, l’amore per il prossimo, l’amore per un Dio, ecc., sono espressioni di stati d’animo molto diversi tra loro. Ma quando si dice “amore” e basta, penso che tutti noi sappiamo bene a cosa ci si riferisce, o almeno per me è così.

L’amore più importante, dirompente, incontrollabile, che può renderci schiavi o pazzi, inermi o aggressivi, colmi di gioia o disperati, è senz’altro e soltanto quello che può nascere tra una coppia.

L’amore è un sentimento irrazionale, non c’è dubbio.

Non conosce confini di sorta: può colpire persone di età, razze, religioni, culture diverse. Possiamo avere vissuto per anni a fianco di una persona senza avere provato alcuna attrazione particolare per lei e poi, di punto in bianco, sentire una vampata di desiderio irrefrenabile, accorgerci che non possiamo più farne a meno, che desideriamo con tutte le nostre forze la sua presenza, il suo contatto, il suo affetto ... in una sola parola: il suo amore.

Non so dare una spiegazione a questi fenomeni, che hanno anche origini sicuramente  fisiologiche, ma so per certo che esistono, così com'è vero che il più delle volte queste improvvise esplosioni di sentimenti sono reciproche. La stessa cosa può accadere a due persone che si incontrano per la prima volta. Anche in questi casi il fenomeno d’attrazione è inspiegabile, anche se meno facile che sia reciproco.

L’amore, come tutti i sentimenti più forti, è invadente e molto esigente. Nessun rapporto umano può dare più di quanto dia l’amore, come è vero che nessun rapporto umano può far soffrire quanto l'amore.

L’unico sentimento che gli assomiglia è l’odio, che potrebbe comunque considerarsi un aspetto negativo dello stesso amore. Sempre restando nel concetto di amore di coppia, amare vuol dire non essere più capaci di vivere bene con noi stessi e sentirci soli anche tra mille persone, se manca la persona amata, così come sentirsi amati vuol dire non sentirsi mai completamente soli.

 
Lo stato d’innamoramento è a metà strada tra la malattia e la beatitudine fisico-intellettuale. Come “malattia” coinvolge tutta la nostra fisicità, che risulta attratta esclusivamente dal contatto con l’altra persona, mentre come “beatitudine” invade tutta la nostra sfera psichica, che non trova modo di concentrarsi su null’altro che non sia il ricordo, la presenza o il desiderio dell’altra persona.

Durante la fase acuta dell’innamoramento scompaiono tutti i difetti della persona amata: si potrebbe dire che essa rappresenti in quel momento l’ideale della nostra vita. Nessuno è più desiderabile, attraente, bello, dolce, affettuoso dell’oggetto del nostro amore. Ma sotto l'amore spirituale verso un'altra persona, quanto gioca la pulsione sessuale, che cerchiamo di "nobilitare" caricando di passione un semplice desiderio istintivo? 

L’idea che nel tempo questo stato d’animo possa evolversi, lasciando una grande delusione o un grande vuoto o più semplice tanta indifferenza, sembra inaccettabile a chi è veramente innamorato. Ma la vita insegna che nessun grande amore si mantiene costante nel tempo, anzi, forse si potrebbe dire che più è stato grande un sentimento e più facilmente ne avverrà un crollo rapido e ingovernabile. Una parabola come tante altre: nascita, crescita, culmine, decadimento. Tutto l'Universo è una parabola.

In amore fanno eccezione quei rapporti che hanno la fortuna di trasformarsi lentamente in profondi sentimenti d’affetto; affetto alimentato da stima reciproca e condivisione di interessi.

Parlando più in generale dell’amore io direi che assai spesso il sentimento nasconde un’origine egoistica e possessiva, mentre il puro concetto d’amore dovrebbe essere totalmente altruistico, ma è molto difficile trovarne validi esempi. In questo gioca un ruolo importante la società, che ci insegna e ci spinge ad amare più in un modo che nell’altro, a parte il nostro innato senso egoistico.
 
Il bacio di Hayez

Laddove il possesso di beni è considerato un elemento di successo è naturale che anche il possedere persone si allinei al principio generale. Ed è per questo che molte madri non sanno praticare l’arte di allontanare i figli dal loro seno, neppure quando i figli giungano ad età più che matura. L’amore per i propri figli è comunque un sentimento originato dal nostro stesso istinto di mammiferi, quindi in esso non c’è nobiltà, ma condizionamento genetico. Ma esistono tante altre forme che definiamo “amore” e di cui sarebbe interessante parlare. L’amicizia, per esempio. Fa anch’essa parte dell’amore?  O l’attaccamento che abbiamo per un amico nasce dalla solidarietà verso qualcuno che riconosciamo molto simile a noi, come vedute, comportamenti, problemi, stato sociale, passioni e interessi, e via dicendo? Anche l’amicizia sottintende un criterio di reciprocità, compresi i casi in cui si sia amici di qualcuno che ci faccia pena, che sentiamo fragile e bisognoso del nostro aiuto.  Nel nostro profondo ciò che oggi facciamo per lui nasce da un processo di identificazione. Se fossimo nei suoi panni vorremmo essere aiutati, così scatta in noi il gesto d’aiuto. Oggi a te, domani a me.  Forse l’amore più disinteressato che riusciamo a manifestare è rivolto alla natura. Ma è giusto dire che si “ama” la natura? O piuttosto la si ammira, ne godiamo, la usiamo a piacer nostro? Basti vedere con quanto spirito poco rispettoso la sfruttiamo, la natura, per i nostri bisogni e piaceri!

 
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Buona Pasqua

Post n°254 pubblicato il 29 Marzo 2013 da cavallo140
 
Tag: Auguri

Lettera di un figlio detenuto a un padre che non c’è più

 

 

Ciao! Oppure debbo dire "uè stò quà" com’era mia consuetudine, per stabilire il contatto. Te ne sei andato, senza neppure salutarmi.

Ti ricordi, mi dicesti in agonia, a cavallo del trapasso: "Domani dovrai essere tu ad accompagnarmi al comune". Ed io, seduto al tuo capezzale, ascoltavo quelle tue frasi sconnesse. Ma la presenza delle guardie violentarono quel momento intimo; come quando si violenta un neonato, e per tantissimi anni ho vissuto in quel dolore e disprezzo per tutto ciò che violenta. Hai spirato solo dopo che mi hai visto. Avrei voluto piangere, singhiozzare e, perché no, andar di testa!

Scusami, perdonami non ne sono stato capace; pensavo che, se mi fossi sbattuto, avresti sentito il tintinnio delle catene che mi portavo dentro.

Lo sai, sono stato "negativo" dalla nascita, nonostante i tuoi insegnamenti, e adesso mi confesso con la speranza di esorcizzare il sonno perché ti sogno spesso.

Ma non ti fai mai vedere, vedo tutti i nostri cari, a volte ci parlo pure, ma tu non ti fai vedere!

Quale il motivo? Quali sono i tuoi rancori verso me?

L’altra notte ti ho sognato, un sogno che ho vissuto nella realtà. Ti ricordi, riuscisti ad intrufolarti dove era permesso solo ai miei simili. Riuscisti a sentire il nostro motto (rincorrere i nemici e abbatterli...). Mi guardasti, ti scesero le lacrime e te ne andasti. Perché l’altra notte non ti sei fatto vedere? Ho scavato dentro me, per capire il perché non ti fai vedere, ma non ho trovato niente per giustificare il tuo comportamento.

Aiutami, ti prego, è indispensabile in questa fase della mia vita; è importante avere il tuo consenso; tu sai che è nella mia indole mandare alla malora chi non è d’accordo con me.

Sarei capace di mandare alla malora anche Dio, ma sia tu che lui, attualmente, mi servite! Ho bisogno di te e di lui, mi servono le vostre benedizioni, i vostri perdoni, perché mi trovo su un sentiero a me sconosciuto, quello "positivo". Se la partenza sarà handicappata, l’arrivo non ci sarà!

Ti ricordi quando ti dissi che non riuscivo più a piangere? Questa cosa mi faceva male. Avevo bisogno di sfogarmi, ma tu prendesti questa cosa ancora come una malattia.

Ricorderò sempre il medico che mi portasti a casa.

Questo è il motivo principale del mio messaggio... Pà! Sta cambiando qualcosa dentro di me e sono sicuro che fra non molto ci riuscirò.

Credimi le prime lacrime le dedicherò a te, perché tu, solo tu, sarai l’artefice di questo miracolo!

Ciao, ti vorrò sempre più bene!

 

 
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IL MESSIA ...MARIO MONTI

Post n°253 pubblicato il 03 Gennaio 2013 da cavallo140
 

A distanza di un anno ancora mi sorprendo: Monti fu nominato senatore a vita, quando personaggi del calibro di Rubbia, Monicelli, Enzo Biagi (persone che hanno dato dignità e lustro all’Italia) non hanno mai avuto questo onore. Eppure Monti, nonostante sia un personaggio misero, viene presentato come un uomo di spessore e ricco di successi. Allora, accademicamente parlando non ha titoli (basti vedere il suo curriculum, le sue pubblicazioni e citazioni: ha sempre ricoperto cariche istituzionali e non da studioso), ha gestito diverse aziende ed alcune hanno fatto flop. Monti è stato il principale collaboratore di Cirino Pomicino, fra il 1989 e il 1992, quando era ministro del Bilancio del governo di Giulio Andreotti, proprio mentre il debito pubblico schizzava alle stelle e ancora oggi ne paghiamo le conseguenze. E da quando Monti è al governo del Paese, nonostante i tagli e le nuove tasse, il debito pubblico italiano è aumentato di 100 miliardi circa, eppure viene presentato come un successo.

 

Monti, si sa, è vicino alle banche, ai poteri forti, alla massoneria internazionale, ma questo non è sufficiente per nominarlo prima senatore a vita e poi premier, e farne un eroe nazionale. Anzi. Lui ha affossato l’Italia, tagliando le pensioni, aumentando le tasse, tagliando i diritti dei lavoratori, tagliando i fondi alle scuole e alle Università pubbliche, continuando a finanziare quell’opera inutile, dannosa e costosa quale è la TAV, continuando ad acquistare aerei da guerra, non intaccando i privilegi delle varie caste, regalando denaro pubblico alle banche e iniziando l’opera di privatizzazione che colpirà il ceto medio basso già a partire dal 2013. Eppure, dopo un anno di governo e di frustate, a una parte degli italiani (in realtà molto più piccola di quanto una parte dei media ci vuole far credere) piace. E giuro che, razionalmente parlando, non riesco a capirne i perché.

 

È a voi che mi rivolgo: fermatevi un secondo e ragionate: cosa ha fatto per voi? A parte la retorica mediatica che lo dipinge come il messia che ci ha salvato (unica cosa buona è che ha sostituito per un po’ B. e si sa che dopo i nani tutti sembrano giganti), ma cosa ha fatto per noi comuni cittadini? Parlate con il vostro sindaco e vi dirà che a causa dei tagli di Monti il vostro comune rischia di fallire o comunque si vede costretto a ridurre i servizi concessi ai cittadini; fate benzina e la troverete più cara; in questi giorni state pagando quella odiosa tassa chiamata Imu, mentre per i più ricchi non è stata pensata nessuna tassa aggiuntiva; mandate i vostri figli a scuola e la troverete più povera (a meno che non frequentino le scuole private-cattoliche finanziate con i soldi pubblici); parlate con il vostro rettore e vi dirà che a causa dei tagli alle Università pubbliche iniziati con il governo Berlusconi e proseguiti con Monti, il prossimo anno la vostra Università rischia la chiusura.

 

Parlate con i lavoratori e vi diranno che si sentono più insicuri poiché lo statuto dei lavoratori è stato toccato; parlate con i precari e capirete che sono al limite della sopportazione perché si sentono umiliati e costretti ad accettare contratti al limite della schiavitù; parlate con i disoccupati e capirete che hanno perso ogni speranza. Parlate con i piccoli commercianti e vi diranno che stanno morendo a causa delle tasse e della persecuzione del fisco; parlate con gli artigiani e vi diranno che stanno per chiudere i battenti perché lo stato tratta loro come criminali invece di aiutarli. Parlate con i pensionati e vi diranno che si sentono più poveri; parlate con le famiglie e vi diranno che non ce la fanno ad arrivare alla fine del mese. Parlate con i malati di SLA e di altre gravi malattie e vi diranno che si sentono abbandonati e traditi dallo Stato.

 

Poi parlate con la casta politica e capirete che i loro privilegi non sono stati neanche lontanamente sfiorati. Parlate con chi ha pensioni d’oro (un Amato qualsiasi che prende più di 1000 euro al giorno, sì proprio più di mille euro al giorno) e vi parlerà di quanto bravo e capace sia Monti. Parlate con i corrotti che possono ancora sedere in parlamento e legiferare per noi, e scorgerete in loro un sorriso beffardo. Parlate con i banchieri (sempre che ne conosciate qualcuno) e capirete quanto amino il professore. Parlate con gli affaristi che ruotano intorno alla TAV e capirete quanto e perché sostengono Monti. Parlate con i venditori di armi (sempre che ne conosciate qualcuno) e vi diranno che Monti ha fatto bene e ha salvato l’Italia.

 

Ora fermativi un secondo e provate a ragionare su un punto molto, ma molto semplice: se Monti piace al 10% ricco e privilegiato del paese, un motivo ci dovrà pur essere. Quel motivo è e può essere uno solo: il senatore a vita Monti fa gli interessi dei privilegiati e non i vostri. Fermatevi e ragionate senza pregiudizi su questo punto e capirete che Monti non è il salvatore della patria, anzi la patria la sta vendendo alle Multinazionali e alle banche d’affari e il salasso lo paghiamo noi, comuni mortali.  

 

 
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BARBONE PERCHE'....

Post n°252 pubblicato il 01 Gennaio 2013 da cavallo140
 

Barbone per scelta.

Una cosa che m'è sempre frullata nella testa fin da piccolo, è fare il barbone. Ma non il barbone che vive alla stazione, con la birra in mano acquistata coi pochi spiccioli rimediati, che cena alla caritas e che ti chiede se hai una sigaretta.
Il barbone per scelta è girare il mondo scroccando il viaggio in treno, non lavarsi proprio tutte le mattine, dimenticare di avere una peluria che cresce indiscriminata e indisturbata sul volto, amare la propria puzza, lavarsi alle fontanelle prendendo freddo in inverno, bestemmiare se piove, vedere le vita da vicino, molto vicino, ma essere invisibile; dormire nelle cunette delle strade, protetto dai fari delle auto, vedere ciò che gli altri non vedranno mai, non rimorchiare mai, ma proprio mai... essere invisibili. Essere invisibili. Vivere con poco, essere al 100% ecocompatibili, dare un valore ad ogni secondo in cui si respira, accettare di respirare lo smog  perchè dentro, da qualche parte, c'è l'aria. Vedere il mondo da una montagna alta, sentire i profumi e dormire lì, proprio lì dove ci si è fermati perchè troppo stanchi, senza la rottura di palle di dover cercare un albergo e valutare costi/benefici. Sapere che molto presto finirà, che gli anni passano più veloci per strada, ma non stare mai nello stesso posto, puntare su se stessi, AVERE TEMPO, vivere con poco, col MINIMO necessario, dando un senso e un nome a tutto.

Io non sono così e forse se farò così, è proprio perchè mi sarò perso del tutto, proprio perso, e allora se mi perderò e il fisico mi reggerà, perderò anche il mio corpo nelle strade polverose di qualche città, sperando di morire il prima possibile. Ma nel frattempo, ho sempre vissuto con l'idea che la vita migliore che si possa fare, sia vivere con ciò che riteniamo REALMENTE necessario, nè di più, nè di meno. Io ritengo necessario avere una macchina, e allora mi compro una macchina. Ritengo necessario che la mia macchina sia nuova, e mi compro una macchina nuova. Non ritengo necessario che la macchina abbia 150 cavalli, e non comprerei una macchina con 150 cavalli nemmeno se me la regalassero, cioè perchè quei cavalli in più, per me sarebbero un insulto, mi darebbero fastidio, non sarebbero soltanto non necessari, ma proprio mi darebbero fastidio.

’Gesù, nato povero, tra i poveri’, ha dato prova di una profonda sensibilità di fronte ad un fenomeno che aumenta di giorno in giorno, quello della povertà, non solo materiale, ma anche e soprattutto spirituale.

È negli occhi dei poveri che incontriamo davanti al supermercato , sui gradini delle chiese, nelle file della Caritas che noi dovremmo vedere te e commuoverci ancora, sorridere e tendere la mano, anche se non è più Natale. Ma, continuando a riflettere, pensavo che povero non è solo chi non ha una casa, soldi per comprare da mangiare e si veste solo di stracci. Povero è anche chi vive in una casa sfarzosa, chi può mangiare e possedere ciò che desidera, ma ha il cuore duro ed è chiuso in se stesso”.

 

 

Non ti auguro un dono qualsiasi, Ti auguro soltanto quello che i più non hanno. Ti auguro tempo, per divertirti e per ridere; se lo impiegherai bene, potrai ricavarne qualcosa. Ti auguro tempo, per il tuo Fare e il tuo Pensare, non solo per te stesso, ma anche per donarlo agli altri. Ti auguro tempo, non per affrettarti e correre, ma tempo per essere contento. Ti auguro tempo, non soltanto per trascorrerlo, ti auguro tempo perchè te ne resti: tempo per stupirti e tempo per fidarti e non soltanto per guardarlo sull'orologio. Ti auguro tempo per toccare le stelle e tempo per crescere, per maturare. Ti auguro tempo, per sperare nuovamente e per amare. Non ha più senso rimandare. Ti auguro tempo per trovare te stesso, per vivere ogni tuo giorno, ogni tua ora come un dono. Ti auguro tempo anche per perdonare. Ti auguro di avere tempo, tempo per la vita.

 

 

 
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Festa di santa Lucia

Post n°251 pubblicato il 12 Dicembre 2012 da cavallo140

Il 13 dicembre è Santa Lucia e sulle mense di tutta la Sicilia non mancherà un assaggio di cuccìa, in molte parti addirittura è l’unico alimento permesso dalla tradizione. C’è chi la mangerà semplice con un goccio d’olio o accompagnata da legumi o verdure e chi la gusterà come dessert mescolata con crema di ricotta o crema al cioccolata, in qualunque modo si faccia è un tributo alle nostre radici e alla nostra cultura. La sua origine se la contendono niente di meno che Palermo e Siracusa, ma per entrambe le città è un miracolo di Santa Lucia che, invocata durante una brutta carestia nell’anno domini 1624, quando ormai la popolazione era stremata dalla fame, fece arrivare una nave carica di frumento. La fame era tale che la gente mise a cuocere il grano direttamente per non aspettare oltre. E da allora si continua a consumare come un ex voto per ringraziare la Santa nel giorno della sua festa.
In Sicilia, fino a qualche tempo fa era solo cucinata perché se ne era fatto voto alla Santa. Le massaie, che assolvevano al voto, ne cucinavano una grande quantità; alla prima messa del mattino ne facevano benedire un campione che poi mescolavano a tutto il resto; quindi la distribuivano ai vicini, amici e parenti finché non fosse tutta consumata.
Oggi si continua a farla per voto ma la maggior parte delle persone la fa per il piacere di farla e non si fa scrupoli di conservarla congelata per gustarla anche in tempi non sospetti.

 

 
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Mario Monti

Post n°250 pubblicato il 11 Novembre 2012 da cavallo140
 

Da tempo osservo cosa accade in Italia e mi chiedo: per conto di chi governa Mario Monti?

Nel nome della spending review il governo Monti si accinge a tagliare altri 7400 posti letto. Quello che rimane del sistema sanitario nazionale viene smantellato, giorno dopo giorno, dal governo reazionaio e ultraliberista di Mario Monti, grazie alla complicità dei tre partiti di maggioranza: PD-UDC-PDL (poi uno si chiede il perché del successo del Movimente Cinque Stelle: chissà perché?).

Mi chiedo, se proprio si vogliono reperire fondi, perché il premier nominato Mario Monti non faccia un accordo, come ha fatto il governo di centro destra tedesco, con la Svizzera per un prelievo forzoso dei capitali anonimi italiani (non quelli legalmente depositati, ma quelli anonimi fuggiti al fisco italiano) presenti nelle banche Svizzere. Basterebbe una tassa del 30% (sempre meno di quanto pagano gli italiani che onestamente pagano le tasse in Italia) per avere un gettito di 35/40 miliardi di euro. Caro Professore, perché non tassa quei capitali? Sono soldi che ci spettano e che stanno fuggendo al fisco italiano. Avete tagliato 300 milioni di euro per l’assistenza sanitaria ai malati gravi perché bisogna reperire fondi e là in Svizzera, oltre le Alpi, ci sono, pronti ad essere prelevati, ben 35/40 miliardi di euro (mica spiccioli): perché non prelevarli e restituirli agli italiani e magari, grazie a questo, abbassare le tasse che i cittadini e i piccoli  imprenditori e commercianti da sempre pagano? Perché no?

Si è fatto un giro nel paese? Ha parlato con i piccoli imprenditori e commercianti (l’ossatura economica di questo paese) per capire che stanno muorendo per colpa di una politica reazionaria e ottusa? Riesce a parlare, oltre con i CdA della banche, i membri del gruppo Bildeberg, i membri della Commissione Trilatera e i CdA della Goldman Sachs, anche con i piccoli commercianti e gli imprenditori? Lo so che Lei è al governo per tutelare gli interessi delle banche e dall’alta finanza internazionale e che non è stato votato dai piccoli imprenditori, dai piccoli commercianti, dai dipendenti e dagli operai. Lo so bene, caro Monti, ma dovrebbe anche provare a tutelare anche gli interessi del 99% degli italiani, visto che governa in nome e per conto degli italiani. Non crede?

E poi, mi permetto di chiederle, cosa sta aspettando a tassare, come ci chiede l’Unione Europea, gli immobili adibiti ad uso commerciale della Chiesa? si guadagnerebbe qualche altro miliardo di euro e si eviterebbe di pagare una multa all’EU. Come ben sa, infatti, l’Europa ci chiede di emanare, entro il 31 dicembre 2012, i decreti attuativi che impongono il pagamento dell’Imu per i locali a uso commerciale della Chiesa. Perché oltre a non incassare i soldi dobbiamo anche pagare la multa? Perché questa duplice ingiustizia?

E poi, cosa sta aspettando a tagliare l’acquisto di qualche aereo da guerra f35 (in tutto ci costano 20 miliardi di euro) e destinare quei soldi alla scuola, all’Università, alla ricerca e alla creazione di nuova occupazione e nuove imprese? Cosa sta aspettando a tagliare le pensioni d’oro (persone come Amato, solo un esempio, prendono più di 1000 euro al giorno) cosa che frutterebbe all’Italia circa 7 miliardi di euro? Cosa aspetta? Quei soldi sono degli onesti cittadini di questo stato, che si sentono traditi e abbandonati e che in Lei avevano rimesso fiducia. Commercianti costretti a chiudere bottega perché le tasse superano abbondantemente il 50% e lei non muove un dito contro le pensioni d’oro? Perché, di chi ha paura? Quei soldi sono i nostri e se governa in nome e per conto degli italiani, come ha giurato di fare, quei soldi ce li deve restituire. Deve (è un dovere), non può (una possibilità). Ribadisco: deve! Perlomeno se governa per conto degli italiani.

Le chiedo cosa stia aspettando a tagliare i super stipendi di manager pubblici (mettendo una soglia massima di 300 mila euro annui, che non è pochissimo, ma ben 25mila euro al mese, più o meno quanto prende il presidente degli Stati Uniti che mi pare abbia qualche responsabilità in più di un manager di un’azienda pubblica italiana) facendoci risparmiare qualche altro miliardo di euro. Che aspetta? Cosa aspetta a tassare i grandi patrimoni piuttosto di spremere i poveri
pensionati, gli operai e i piccoli artigiani? Cosa aspetta?

Parliamoci chiaro, da quando è stato nominato (senza elezioni) al governo del paese, cosa ha fatto nell’interesse dell’Italia? Cosa? Cosa ha fatto oltre ad aver regalato 2miliardi di euro al Monte Paschi di Siena e qualche miliardo di euro alla Morgan Stanley (soldi che dovevamo, ma quanti soldi lo stato deve ai piccoli imprenditori e sinora non ha versato? Perché non pagare prima i debiti con gli onesti cittadini italiani, prima di saldare un debito con una banca d’affari, dove
accidentalmente lavora suo figlio, che specula sugli stati e agisce come strozzino?) Cosa sta facendo da quando è stato nominato, oltre ad aver modificato l’art.18, tagliato le pensioni minime, aumentato le accise sulla benzina, aver introdotto l’IMU e l’aver tagliato i finanziamenti alla scuola pubblica destinandoli a quella privata che per il 90% sono in mano alla Chiesa?

Parliamoci chiaro e senza retorica: cosa sta facendo, da quando è al governo, oltre ad aver tolto i fondi per i malati gravi, aver insistito con l’inutilità della TAV e aver addirittura riesumato il ponte sullo stretto di Messina? I meno attenti diranno, sì ma ha messo a posto i conti dello stato. Di quali conti stiamo parlando? Il debito pubblico, dati alla mano, è aumentato da quando Monti è al governo, lo spread (qualsiasi cosa voglia dire) è sempre lì, gli italiani sono più poveri di prima, molte piccole e medie aziende sono fallite e l’Italia è in recessione. La legge anticorruzione che, forse, dopo un anno forse sarà approvata è semplicemente ridicola e corruttori, corrotti e chi ha truffato la pubblica amministrazione potrà continuare a sedere nei banchi del parlamento e fare le leggi in nome e per conto degli italiani. La corruzione, le ricordo, ci costa, secondo i dati della corte dei conti, ben 60 miliardi di euro l’anno.

A fine anno arriverà un’altra mazzata per le famiglie italiane. Chi esalta Monti dice: sì ma ora all’estero ci rispettano? Di chi stiamo parlando quando parliamo di “estero”? Delle banche estere? Sì è vero, ora rispettano Monti, non gli italiani, perché ha un interlocutore privilegiato. È vero, ci rispetta la Troika, quella che ora affama la Grecia e che impone misure liberticide. Ci rispettano i consigli di amministrazione delle grosse multinazionali pronte a comprarsi i beni dello
Stato che Monti mette all’asta. Se è di questo rispetto che state parlando, va bene. Ma io guardo alle famiglie che sono sempre più povere; guardo ai giovani, il cui tasso di disoccupazione è ai massimi storici; guardo ai pensionati che non arrivano a fine mese; guardo alle imprese che chiudono, ai piccoli commercianti con un fisco assassino; guardo a tutte le vertenze sindacali aperte e guardo al divario tra ricchi e poveri che in questo paese cresce pericolosamente.


Guardo a tutto questo e mi chiedo: per conto di chi governa Mario Monti?

 

 

 
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L'amore di altri tempi...

Post n°249 pubblicato il 12 Ottobre 2012 da cavallo140
 

Lettera d'amore di altri tempi...

 

( testo integrale della lettera)

"Dichiarazione d'amore" autore sconosciuto.

Vi amo, i vostri occhi mi dicono che voi potete essere verso di me crudele, esprimere il vostro bel viso: La vostra bella immagine , è per questa ragione veramente ho deciso di volervi chiaramente parlare per dirvi tutto l'amore che il mio cuore sa provare; sia gentile , vorrei che le sue belle colorite labbra a dirmi di si, così, sollevarmi e liberarmi da tante angosce.
Vorrei ammirarvi ed appoggiarmi sulla vostra fiducia, desiderando infine di diventare la mia unica amica, abbiate però la gentilezza di avvertirmi se foste impegnata, sulla vostra buona volontà, e grazie ad oltre conquista, perché in tal caso mi farei forte sfondandovi il cuore di quei ostacoli: per avervi, se non avessi ciò che spero di averlo, mi accontenterei di posare le mie labbra sulla vostre candide mani, sotto il chiaro della luna: delle belle fiammelle, mentre le vostre dita rosse mi accarezzerebbero, le pallide mani; mi sembra di vedervi in questa gioia immortale, sperando che vorrete accontentarvi; e farvi qualche serenata, per lasciare al mio cuore una speranza buona e rara mentre io suonerò.
Io sarò contento se vorreste accettare un facciolino, ho un mazzolino di rose, dal vostro balcone, perdonatemi e abbiate un pochino d'amore per me, e così sarò più contento e sodddisfatto. L'inchiostro nero, foglio verde, il nostro amore non si perde; se mai fammi sapere se mi dici di no; ma riga si e una no.
La firma incompresibile riporta cognome e due nomi.

 

 

Una lettera ritrovata per caso, nella soffitta di una casa di campagna in seguito ad una sua ristrutturazione, in una scatola di scarpe avvolta da polvere e ragnatele, assieme a vecchie foto, immagini sacre, cartoline, un vecchio porta spiccioli, una piccola tabacchiera in legno, di cui è dubbia l'appartenenza.
Una dichiarazione, una vera confessione d'amore, una lettera umile di un presunto suonatore di strumento musicale di fine '800. L'autore quasi sicuramente apparterrebbe al mondo rurale e contadino di quel periodo. Desiderava sicuramente conquistare una ragazza in quel tempo di rarefatta spiritualistica del contesto sociale,in cui la sua sarebbe stata un'impresa piuttosto ardua, seppur nella sua ingenuità fosse conscio di ciò che voleva. Un' espressione sentimentale essenziale, composta ( per la cultura e scolarità di quel periodo) da semplici sentimenti,di sicuro veri.... Mi sembra una lettera davvero antica come quelle dei bei romanzi di una volta, dei poemi, è romantica e appassionata per definizione. Poco importa la preparazione lessicale o grammaticale, l'importante è come il pensiero viene espresso, in quale modo si manifesta il sentimento.
Chissa quale fosse l'età del compositore, forse un ragazzo, magari scriveva con penna e calamaio di notte al lume di candela, o forse al fuoco notturno tra gli odori della stalla......forse era la sua prima lettera rivolta ad un amore novello dalle "pallide mani e dita rosse..."
Verso la fine dello scritto, sorprende il connubbio romanticismo-ironia : "L'inchiostro nero, foglio verde, il nostro amore non si perde".
Questo mi ricorda la canzone "Lettera d'amore" di Roberto Vecchioni,in particolare:
"....le lettere d'amore non sarebbero d'amore se non facessero ridere, non aver paura, non aver mai paura di essere ridicoli: solo chi non ha mai scritto lettere d'amore fa veramente ridere......"

 
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Viviamo male la nostra politica

Post n°248 pubblicato il 10 Ottobre 2012 da cavallo140

La speranza è morta?

La Sicilia è tuttora lo specchio di un Italia corrotta e disonesta, eredità lasciataci da chi ha snaturato le istituzioni, trasformandole in luoghi di privilegi, regalie e vantaggi personali; da chi ha fatto del nostro voto un bancomat ed un pretesto per le arrampicate sociali; da chi ha rubato risorse da destinare al lavoro dei giovani. 

Sono stati la caricatura dellla politica; referenti di clientele e dispensatori di pubblica disperazione, capaci di cancellare l'ideale del bene comune e di annullare speranza e futuro.

Anche io come voi, provo indegnazione e nausea difronte a questa politica obesa, ingorda e spendacciona, eredità di chi ha avuto modo e tempo per dare risposte.

   

Mi scusi Presidente
non è per colpa mia
ma questa nostra Patria
non so che cosa sia.
Può darsi che mi sbagli
che sia una bella idea
ma temo che diventi
una brutta poesia.
Mi scusi Presidente
non sento un gran bisogno
dell'inno nazionale
di cui un po' mi vergogno.
In quanto ai calciatori
non voglio giudicare
i nostri non lo sanno
o hanno più pudore.

Io non mi sento italiano
ma per fortuna o purtroppo lo sono.

Mi scusi Presidente
se arrivo all'impudenza
di dire che non sento
alcuna appartenenza.
E tranne Garibaldi
e altri eroi gloriosi
non vedo alcun motivo
per essere orgogliosi.
Mi scusi Presidente
ma ho in mente il fanatismo
delle camicie nere
al tempo del fascismo.
Da cui un bel giorno nacque
questa democrazia
che a farle i complimenti
ci vuole fantasia.

Io non mi sento italiano
ma per fortuna o purtroppo lo sono.

Questo bel Paese
pieno di poesia
ha tante pretese
ma nel nostro mondo occidentale
è la periferia.

Mi scusi Presidente
ma questo nostro Stato
che voi rappresentate
mi sembra un po' sfasciato.
E' anche troppo chiaro
agli occhi della gente
che tutto è calcolato
e non funziona niente.
Sarà che gli italiani
per lunga tradizione
son troppo appassionati
di ogni discussione.
Persino in parlamento
c'è un'aria incandescente
si scannano su tutto
e poi non cambia niente.

Io non mi sento italiano
ma per fortuna o purtroppo lo sono.

Mi scusi Presidente
dovete convenire
che i limiti che abbiamo
ce li dobbiamo dire.
Ma a parte il disfattismo
noi siamo quel che siamo
e abbiamo anche un passato
che non dimentichiamo.
Mi scusi Presidente
ma forse noi italiani
per gli altri siamo solo
spaghetti e mandolini.
Allora qui mi incazzo
son fiero e me ne vanto
gli sbatto sulla faccia
cos'è il Rinascimento.

Io non mi sento italiano
ma per fortuna o purtroppo lo sono.

Questo bel Paese
forse è poco saggio
ha le idee confuse
ma se fossi nato in altri luoghi
poteva andarmi peggio.

Mi scusi Presidente
ormai ne ho dette tante
c'è un'altra osservazione
che credo sia importante.
Rispetto agli stranieri
noi ci crediamo meno
ma forse abbiam capito
che il mondo è un teatrino.
Mi scusi Presidente
lo so che non gioite
se il grido "Italia, Italia"
c'è solo alle partite.
Ma un po' per non morire
o forse un po' per celia
abbiam fatto l'Europa
facciamo anche l'Italia.

Io non mi sento italiano
ma per fortuna o purtroppo lo sono.

Io non mi sento italiano
ma per fortuna o purtroppo
per fortuna o purtroppo
per fortuna
per fortuna lo sono.

 
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