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Divorzi in crescita

Post n°300 pubblicato il 20 Maggio 2017 da cavallo140
 

Le ragioni di un matrimonio finito

Matrimoni finiti, uomini e donne avviliti per il progetto di vita a due fallito in un divorzio.
I figli soffrono, i padri separati balzano agli onori della cronaca per la precarietà economica ed emotiva della loro esistenza. I soldi non bastano più, molti di loro devono lasciare la casa alla famiglia e si riducono a dormire in auto. E le madri separate devono accudire i figli ancora più di prima, l'ex marito riesce a vedere i bambini solo nel fine settimana e non può, a volte non vuole, occuparsi di loro.
Tutti conducevano una vita dignitosa mentre ora tutto è spazzato via con un colpo di vento, magari odi e risentimenti complicano ancor di più i rapporti. Non sono contro il divorzio e nemmeno avverso il matrimonio, ma rifletto sul fatto che si dovrebbe pensare a lungo prima di fare il grande passo.
Riflettere sull'azione che si sta per compiere, riflettere e cercare dentro di sé le ragioni che spingono alla scelta matrimoniale e al desiderio di diventare genitori. È importante comprendere se è la cultura in cui si è immersi a far percorrere il sentiero dell'unione per la vita, oppure se lo si fa perché lo fanno tutti gli amici, lo hanno fatto i genitori o semplicemente perché è la strada più comoda per uscire dalla casa paterna e spiccare il volo verso una maggiore libertà.
O magari perché ci si convince di non essere in grado di trovare la persona adatta e allora si sposa chi appare, al momento, come la soluzione migliore.
Queste ragioni sono troppo deboli per sposarsi e dove non c'è una forte motivazione, il tracollo è in agguato. E se poi la persona adatta la si trovasse dopo il matrimonio? Un bel guaio!
Lo so, se ora vi dico che alla base del matrimonio ci vuole l'amore mi direte in coro: lo sappiamooo! Vero, lo sappiamo tutti, ma allora perché molti, troppi, si sposano per motivi diversi e non per amore?
Questo discorso può apparire banale ma non lo è, desidera solo riportare l'attenzione sulle basi solide di un'unione.
Gli esseri umani sono, a mio parere, liberi di agire, sbagliare e correggersi senza però coinvolgere persone innocenti come i figli. I figli, nonostante si dica da più parti che prima o poi accettano, capiscono e si adattano, in realtà la separazione dei genitori rimane per loro la promessa disillusa di avere una famiglia.
C'è chi prosegue a vivere insieme nonostante comprenda di non amarsi più, ma anche qui forse non fa la cosa giusta...difficile trovare il comportamento migliore. Ecco perché una sana riflessione sul senso del matrimonio andrebbe fatta a partire dalla scuola: educare alla scelta più consona alla propria natura può rendere migliori molte vite.
Per fortuna esistono genitori separati in grado di condurre egregiamente la loro condizione affiancando i figli nella crescita e preoccupandosi di non far loro mancare affetto, vicinanza, comprensione...purtroppo non sono la maggioranza.

 

 
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I giovani scappano dall'Italia

Post n°299 pubblicato il 19 Aprile 2017 da cavallo140
 

I giovani fuggono all'estero? Il vero rischio è rimanere in Italia e cambiare questo Paese.

Allora io me ne vado, qui non ci sono speranze, non ci sono opportunità, mi sento oppresso e voglio realizzare i miei sogni. Me ne vado dall'Italia e non credo tornerò." Quanti di voi hanno sentito pronunciare questa frase o l'hanno pronunciata almeno una volta nella loro vita? Andare via dall'Italia sembra essere l'unica soluzione per costruire e realizzare i propri sogni, perché qui nessuno ti aiuta, perché qui nessuno ti incentiva, perché all'estero la burocrazia è più semplice e perché all'estero si guadagna di più. Mi rivolgo alle persone che hanno voglia di partire e lasciare la nostra Italia: siete sicuri di aver fatto bene tutti i vostri calcoli? Non parlo semplicemente di calcoli economici, troppo semplice così. Non parlo nemmeno degli affetti che lascereste. Vorrei ragionaste meglio sull'opportunità che questo Paese vi può ancora dare.

Dovremmo essere la generazione che non cerca lavoro, ma lo crea, se lo inventa dal nulla. Mi viene in mente quella splendida realtà che si trova a Monopoli e di nome fa Blackshape. Dopo un'esperienza all'estero Angelo e Luciano decidono ti ritornare a casa, in Puglia, e di realizzare il loro sogno imprenditoriale. Vincono il bando emanato dalla Regione Puglia -ottima intuizione del Presidente Vendola aver fatto questo bando- e intascano i primi 25000 euro per iniziare la loro impresa. Hanno poco più di venticinque anni all'epoca. Dopo qualche anno possiamo dire che sono diventati leader nel settore degli aeromobili (e pensare che avevano iniziato progettando mobili) in carbonio. A Monopoli, che si trova in Puglia, che a sua volta è in Italia. Guarda un po'. Il genio italiano non finirà mai di stupirmi.

Questo è soltanto un esempio di due ragazzi che hanno rischiato e deciso di ritornare e rimanere in Italia. Però deve assolutamente farci riflettere questa vittoria di Angelo e Luciano. Qui non siamo di fronte soltanto ad un colpo di fortuna, siamo di fronte alla tenacia e alla determinazione che soltanto noi ragazzi possiamo avere. Molte volte fare un salto nel vuoto risulta più gratificante che cercare una via di fuga che all'apparenza sembra più facile da perseguire.

Vorrei che la maggior parte dei ragazzi che conosco e che incontro ragionasse così. Vorrei potessimo costruire il nostro futuro qui, assieme. Abbiamo perso il senso di comunità, intesa come insieme comune di intenti, stiamo perdendo il controllo della nostra generazione, siamo sempre troppo impegnati a pensare al futuro di ognuno di noi, quando invece basterebbe guardarsi attorno per poter trovare dei fenomenali compagni di strada e di squadra. Vorrei cogliessimo di più le occasioni che ci riuniscono e mettessimo a disposizione i nostri talenti, l'uno con l'altro. Questa crisi, l'abbiamo letto in mille salse, non riguarda soltanto la finanza. "È strutturale", ci dicono. E allora dobbiamo ripartire da noi, la nostra generazione può e deve cambiare questo Paese. Non è una semplice questione politica, riguarda l'intera società.

Non ci mancano le capacità, molte volte mancano i fondi, la burocrazia è lenta e incute timore soltanto pronunciare la parola 'start up' associata alla parola "in Italia". Non abbiate mai paura di alzare la mano e chiedere aiuto. Riscopriamo l'umanità e troveremo la chiave per il nostro futuro.

Poletti: “Giovani italiani vanno all’estero? Alcuni meglio non averli tra i piedi”. Pensateci.........

 
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Buona Pasqua

Post n°298 pubblicato il 16 Aprile 2017 da cavallo140
 
Tag: Auguri


La crisi economico-finanziaria ha messo allo scoperto che non si può vivere di solo benessere materiale. Ci sono in noi esigenze e aspirazioni spirituali che richiedono una risposta, altrimenti sperimentiamo un grande vuoto interiore. Siamo chiamati ad una conversione di mentalità, di modelli e stili di vita. Dio c'è e viene al nostro incontro.

Mi servo delle parole dell' Apostolo Paolo, per una riflessione che ci sia di augurio per la prossima Pasqua. S.Paolo scrive: "Togliete via il lievito vecchio‚ per essere pasta nuova...."

La Pasqua ci offra la grazia di attingere la linfa divina, che scaturisce dal cuore di Cristo, per irrorare la nostra fede, forse illanguidita, e la nostra speranza, forse vacillante.

Il Signore Risorto è vivente e il suo Spirito è fonte inesauribile di vita nuova e immortale. L'amore di Dio è più forte di tutti i segni di corruzione e di degrado.

Auguro a tutti una Santa Pasqua di vita nuova e di speranza.

 

 
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“Non avrete il mio odio”

Post n°297 pubblicato il 09 Aprile 2017 da cavallo140
 

"Non avrete il mio odio"

Se ciò che chiamiamo Occidente ha un senso, questo senso palpita nelle parole con cui il signor Antoine Leiris si è rivolto su Facebook ai terroristi che al Bataclan hanno ucciso sua moglie.


«Venerdì sera avete rubato la vita di una persona eccezionale, l'amore della mia vita, la madre di mio figlio, eppure non avrete il mio odio. Non so chi siete e non voglio neanche saperlo. Voi siete anime morte. Se questo Dio per il quale ciecamente uccidete ci ha fatti a sua immagine, ogni pallottola nel corpo di mia moglie sarà stata una ferita nel suo cuore. Perciò non vi farò il regalo di odiarvi. Sarebbe cedere alla stessa ignoranza che ha fatto di voi quello che siete. Voi vorreste che io avessi paura, che guardassi i miei concittadini con diffidenza, che sacrificassi la mia libertà per la sicurezza. Ma la vostra è una battaglia persa.

L'ho vista stamattina. Finalmente, dopo notti e giorni d'attesa. Era bella come quando è uscita venerdì sera, bella come quando mi innamorai perdutamente di lei più di 12 anni fa. Ovviamente sono devastato dal dolore, vi concedo questa piccola vittoria, ma sarà di corta durata. So che lei accompagnerà i nostri giorni e che ci ritroveremo in quel paradiso di anime libere nel quale voi non entrerete mai. Siamo rimasti in due, mio figlio e io, ma siamo più forti di tutti gli eserciti del mondo. Non ho altro tempo da dedicarvi, devo andare da Melvil che si risveglia dal suo pisolino. Ha appena 17 mesi e farà merenda come ogni giorno e poi giocheremo insieme, come ogni giorno, e per tutta la sua vita questo petit garçon vi farà l'affronto di essere libero e felice. Perché no, voi non avrete mai nemmeno il suo odio».

MASSIMO GRAMELLINI

 
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L'amore

Post n°296 pubblicato il 28 Febbraio 2017 da cavallo140
 

 

 "Sempre e per sempre" di Francesco de Gregori:

Pioggia e sole
cambiano
la faccia alle persone
Fanno il diavolo a quattro nel cuore e passano
e tornano
e non la smettono mai
Sempre e per sempre tu
ricordati
dovunque sei,
se mi cercherai
Sempre e per sempre
dalla stessa parte mi troverai
Ho visto gente andare, perdersi e tornare
e perdersi ancora
e tendere la mano a mani vuote
E con le stesse scarpe camminare
per diverse strade
o con diverse scarpe
su una strada sola
Tu non credere
se qualcuno ti dirà
che non sono più lo stesso ormai
Pioggia e sole abbaiano e mordono
ma lasciano,
lasciano il tempo che trovano
E il vero amore può
nascondersi,
confondersi
ma non può perdersi mai
Sempre e per sempre
dalla stessa parte mi troverai
Sempre e per sempre
dalla stessa parte mi troverai

"Sempre e per sempre" parla dell'amore vero, che non muore mai, l'amore che sa andare oltre gli anni che passano (pioggia e sole cambiano la faccia alle persone), i problemi della vita, e i sentieri che tutti noi ci troviamo a dover percorrere, che ci portano lontano, e ci dividono (Ho visto gente andare, perdersi e tornare e perdersi ancora E con le stesse scarpe camminare per diverse strade. O con diverse scarpe su una strada sola). Ma l'amore vero, sopravvive a tutto questo, sopravvive anche alla distanza di una vita (E il vero amore può nascondersi, confondersi ma non può perdersi mai). E non importa cosa sia successo, non importa dove ci si trova. Perché  quell'amore non cambia mai ,e fa in modo che chi lo prova non cambi mai (Tu non credere se qualcuno ti dirà che non sono più lo stesso ormai. Pioggia e sole abbaiano e mordono ma lasciano, lasciano il tempo che trovano). E alla fine, nonostante tutto, quell'amore e il suo propretario saranno sempre lì, ad aspettare e ad amare, qualsiasi cosa accada (Sempre e per sempre dalla stessa parte mi troverai).

È l'amore più grande che esista. L'amore che supera qualsiasi problema. Sono solo poche le persone che lo conoscono. E forse sono fortunate, chi lo sa.  Perchè  è difficile che due persone che si amano conoscano entrambe questo tipo di amore...

 

 

 
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Sono figli nostri

Post n°295 pubblicato il 18 Febbraio 2017 da cavallo140
 

 

Un breve video postato sulla pagina web di un quotidiano: una tragedia nascosta, di cui non vogliamo parlare perché ci appartiene, ci riguarda troppo da vicino. L'ambiente è un pronto soccorso nelle nostre città ,  le ambulanze piene non di malati o di anziani, ma di giovani ubriachi. Sono decine, centinaia, migliaia e tutti i sabati notte si ripete la stessa scena infernale: ragazzi e ragazze che ciondolano dalle barelle, non si ricordano nemmeno come si chiamano. Alcuni sono in coma etilico, altri intossicati da cocktail di droghe e alcol.

Sono figli nostri, alcuni minori, altri di 20 anni, altri di più, ma non c'è differenza, sembrano tutti uguali. È così da anni e non a caso. È un grande business, ci guadagnano i malavitosi, gli spacciatori più piccoli, gli esercenti. E ci guadagnano anche i genitori di quei giovani, perché con un una manciata di euro hanno comprato la loro anima e conquistato il proprio quieto vivere.

Nessuno se ne occupa, se non quei barellieri che rischiano anche le botte, i medici che devono prestare i primi soccorsi. Non se ne occupa la politica, distratta da ben altro; non se ne occupa buona parte delle famiglie italiane, ormai indifferente al futuro delle nuove generazioni.

Mi si dirà che non accade solo in Italia, giusto: mal comune mezzo gaudio? Eppure da noi le cose sono diverse, e peggiori. Basta leggere le statistiche, appena pubblicate, che dicono di un dramma parallelo, anzi contestuale: circa il 70% dei giovani con meno di 35 anni vive a casa dei genitori, oltre tre milioni di loro non studia e non lavora: il doppio di paesi come l'Inghilterra e perfino di più della Spagna. Peggio di noi Grecia e Bulgaria.

Due fenomeni che non c'entrano l'uno con l'altro? A pensarla così si continua ad alimentare il "buonismo educativo" che alimenta un fenomeno che costa allo Stato una cifra enorme: stiamo facendo a meno di milioni di giovani talenti che potrebbero dare un aiuto fondamentale alla ricrescita economica e culturale e che invece sono un peso, una zavorra mantenuta dai loro genitori.

Questa deriva giovanile non dipende solo dal mercato del lavoro o della casa, ma soprattutto da una mala-educazione che non ha cresciuto i propri figli sui principi dell'autonomia e della auto-determinazione. Giovani dipendenti dalle tagliatelle e dalla lavatrice di mamma e papà. Come potremo mai competere con il resto del mondo se collaboriamo ad annientare i nostri giovani? Le case troppo care, il lavoro che manca? E allora perché in Olanda, in Gran Bretagna, in Germania, in Francia il fenomeno è largamente inferiore? Non sarà che i genitori d'oltralpe sono meno invertebrati dei nostri?

L'emergenza educativa è stato il grido di qualche isolato intellettuale, non è in agenda di un governo o di un ministero perché non è nella testa delle famiglie, ma langue nella nostra irreprensibile indifferenza.

 

 
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Il Suicidio

Post n°294 pubblicato il 09 Gennaio 2017 da cavallo140
 

 

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Il suicidio non è la soluzione.

Un giovane di 28 anni senza lavoro si ammazza, un imprenditore si butta dal sesto piano perché la banca non rinnova il fido, un negoziante s'impicca nel suo negozio, un altro si brucia vivo. Un bollettino di guerra che aumenta di giorno in giorno e che, con la scusa del rischio emulazione, passa nel silenzio. Eppure la maggior parte dei suicidi avviene proprio quando quel silenzio è così forte da fare male alle orecchie. E' proprio lì, nel silenzio, che la solitudine aumenta insieme alla depressione. E la depressione può uccidere se non riconosciuta, se non curata, se non se ne individuano le cause, se chi ne soffre viene abbandonato da chi lo circonda e da uno Stato che quella depressione l'ha causata con le sue scelte sbagliate. Ma il suicidio non è mai una soluzione è un atto di egoismo senza replay. Una pugnalata a chi ci ama. Uno schiaffo a chi la vita la perde senza volerlo perché una malattia o un nostro simile gliela porta via. Chi si uccide non è un eroe che muore nell'atto di una protesta estrema, di cui, tra l'altro, ci si dimentica dopo il clamore iniziale.

La vera sfida, i veri eroi, sono quelli che non mollano, perché la vita non vale meno di una cartella di Equitalia, di un fido in banca che non arriva, di un debito anche ingente. E' più coraggioso chi chiede aiuto, mettendo da parte l'orgoglio, ma dando a se stesso e alla propria famiglia altre possibilità che la morte non dà più. Togliersi la vita è darla vinta a chi ci sfrutta o ci usa o ci umilia o ci rende impossibile realizzare la nostra individualità. A chi calpesta la nostra dignità. Dobbiamo invece reagire vivendo! E obbligando la politica, e chi ci è vicino, d assumersi le proprie responsabilità. Non è di forconi o bombe a mano di cui abbiamo bisogno, ma di coesione socialePer ritrovare la linfa vitale di un paese che era capace di sognare, che nel dna ha sempre avuto la gioia, la capacità di riemergere dalla distruzione, di realizzare i suoi sogni e che oggi pare come pietrificato di fronte a uno Stato che ha perso la sua ragione e la sua identità. E noi con lui. Lamancanza di rispetto delle regole e degli altri impera ovunque, nella capanna come nel condominio, nel paese come nella grande città, nella casa del fornaio come in quella dell'imprenditore, nelle strade come all'interno delle istituzioni. Basta! Dobbiamo gridarlo insieme facendo seguire a quel basta l'azione fino a che non ce n'è più necessità. Fino a che non ci rendiamo conto che il nostro piccolo orticello si posa sul mondo, che confina con quello di un altro e che quell'altro siamo noi.

 

 

 
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Buon Anno 2017

Post n°293 pubblicato il 30 Dicembre 2016 da cavallo140
 

Ci siamo quasi, ancora una manciata di giorni ed inizia il 2017. Ogni capodanno porta con sè i ricordi di ciò che è appena passato e che abbiamo vissuto, ma soprattutto porta sogni, speranze e tante buone intenzioni. E anche il desiderio di trascorrere il passaggio da un anno all'altro con le persone che più amiamo: la nostra famiglia, i nostri amici più cari, l'amore della nostra vita.

Auguro a tutti voi  numerosi delle splendide giornate in compagnia delle persone che più amate. Mi auguro che questi giorni di festa possano donarvi pace, amore, serenità e nuove aspettative positive per creare un futuro migliore e per finalmente permettere nella vostra esistenza tutto quello che desiderate di più, ricordandovi di essere grati ed apprezzare per tutto il bene che avete gia.

Buon Natale e Felice Anno Nuovo a Tutti

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La Dolcezza

Post n°292 pubblicato il 19 Dicembre 2016 da cavallo140
 

La dolcezza: ecco un'altra virtù femminile a rischio di estinzione. Non ancora drammaticamente in pericolo come la grazia, ma certo minacciata, soprattutto negli ultimi anni. La ragione di questo sfavore? Ancora una volta, la paura che dolcezza significhi debolezza, arrendevolezza, vulnerabilità, scarsa assertività, scarsa "territorialità", non solo nel mondo del lavoro ma anche con il partner. Addirittura, che l'essere "troppo dolce", troppo buona, consegni la donna quasi a un destino di abuso, emotivo se non fisico, e perfino a un vero e proprio destino di solitudine: quello della vittima predestinata.
L'errore più comune è il primo, in cui la dolcezza viene erroneamente assimilata alla debolezza. Da questo sostanziale fraintendimento discendono tutte le altre associazioni negative che inducono a guardare con diffidenza questo magnifico tratto della femminilità. In realtà, la dolcezza vera può essere espressa nella sua pienezza solo dalla donna interiormente forte. Che può cedere, in una discussione, se ritiene che le ragioni dell'altro siano migliori: e questa non è debolezza, è saggezza. Oppure, se ritiene che il farlo allenti la tensione e consenta poi di riprendere il discorso in climi emotivi più favorevoli: e questo è alto senso della strategia della vita, nel microcosmo della famiglia come nel macrocosmo del mondo.
Già, ma come si fa ad essere dolci in un mondo che si basa su guerre e guerriglie, ad ogni livello di interazione personale? Che richiede di mettersi letteralmente addosso l'armatura da guerra, quando si esce di casa? Armatura che finisce per diventare una seconda pelle, così ben assimilata con la nostra da non distinguerla più. In un mondo che non ci aiuta a scaricare in modo sano tutta l'aggressività che ogni giorno accumuliamo?
Quest'ultimo è un nodo importante: la stimolazione cronica della collera-rabbia, che è un'emozione di comando fondamentale, nella donna causa irritabilità, nemica prima della dolcezza, e l'iperstimolazione del nostro sistema di allarme. 

La dolcezza è un attributo dell'Aspetto Amore. E' un raggio che completa la qualità dell'Amore; è un colore delicato, tenue, carezzevole, rosato, potentemente presente in chi sa esprimere Amore.
L'Amore è un arcobaleno di virtù; espressione di sentimenti che albergano nel Cuore; sensibilità e dolcezza si fondono ed esprimono la ricchezza dell'Anima! E' questa fusione che permette allo sguardo umano di esprimere la consapevolezza dei Valori interiori. Uno sguardo pro- fondo, sincero, franco esprime tali Valori con semplicità, naturalmente e con dolcezza attraverso il suo proporsi.

 
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La normalita' che non esiste

Post n°291 pubblicato il 05 Dicembre 2016 da cavallo140
 

La normalita' che non esiste Il desiderio di essere liberi, privi di preoccupazioni e pensieri negativi, forse è un desiderio banale. Ma quanti di noi dipendono da tutto quel che succede durante il giorno; da tutte le persone che ci vogliono male, da tutte le situazioni in cui ci sentiamo bombardati dai pareri altrui, dalla moda, dalle critiche, dalle chiacchiere. Forse alcuni si chiedono in mente “Ma quando cavolo finirà tutta questa fretta.

 

Può darsi che pochi avevano voluto avere questo tipo di pensieri, ma di sicuro il discorso non è così banale come sembra e lo si capisce abbastanza. Oserei obiettare che molti di noi questi pensieri ce l'avrebbero se non li nascondessero. Li camuffiamo quando andiamo al lavoro, quando studiamo, quando compiamo delle mansioni lavorando in casa o in altri posti. La vita odierna è costruita anche di impegni, che a loro volta ci fanno dimenticare di alcune cose e domande essenziali della vita stessa. E' probabile che tutti questi pensieri e sentimenti possano nascere da una profonda sofferenza, da una vita difficile. Ma che cosa è una vita difficile? A che cosa potremmo paragonarla per avere una risposta certa? Di sicuro ci sarà troppa differenza tra gli esseri umani per comprendere questo fatto. Differenze al livello finanziario, culturale, religioso o politico. E questo ci divide, rendendo molti di noi egoisti, avidi, insensibili, confusi. Possiamo altrettanto essere diversi dal punto di vista emotivo. Quando ad esempio ci sentiamo arrabbiati e sentiamo di essere gli unici al mondo, mentre ciò non è proprio vero. I nostri sentimenti ed emozioni sono soprattutto soggettivi. Allora, chi mai potrà capirci meglio, se non noi stessi. Una cosa è certa, la presenza delle emozioni è comune a tutti noi, ma il modo in cui le viviamo è diverso e cambia. Spesso dietro un sorriso può nascondersi un profondo dolore. La luce può sembrare scura e la vita terrena un inferno. A quelli d'intorno possiamo sembrare normali, mentre non ci sembra di esserlo proprio. La soggettività quindi, è una cosa inevitabile, un modo di esistere, che ognuno di noi ha e che è diverso da una qualsiasi altra cosa che uno o più di noi possono vivere, provare o sperimentare. Tutti siamo soli, anche quando ci sembra di non esserlo. In caso contrario è solo una nostra illusione, che permette a molti di noi esclusivamente di sopravvivere e dimenticare dell'isolamento, delle riflessioni, dei rimorsi, dei nostri peccati. Nessuno di noi è normale, perchè la normalità non esiste e non è mai esistita. E' solo una nostra invenzione per vivere ed essere come tutti gli altri.

 
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Ci sono donne

Post n°290 pubblicato il 25 Novembre 2016 da cavallo140
 

Ci sono donne…

E poi ci sono le Donne Donne… E quelle non devi provare a capirle, perchè sarebbe una

battaglia persa in partenza. Le devi prendere e basta. Devi prenderle e baciarle, e non devi

dare loro il tempo il tempo di pensare. Devi spazzare via con un abbraccio che toglie il fiato,

quelle paure che ti sapranno confidare una volta sola, una soltanto. a bassa, bassissima voce.

Perchè si vergognano delle proprie debolezze e, dopo averle raccontate si tormentano – in una

agonia lenta e silenziosa – al pensiero che, scoprendo il fianco, e mostrandosi umane e fragili e

bisognose per un piccolo fottutissimo attimo, vedranno le tue spalle voltarsi ed i tuoi passi

allontanarsi. Perciò prendile e amale. Amale vestite, che a spogliarsi son brave tutte. Amale

indifese e senza trucco, perchè non sai quanto gli occhi di una donna possono trovare

scudo dietro un velo di mascara. Amale addormentate, un po’ ammaccate quando il sonno

le stropiccia. Amale sapendo che non ne hanno bisogno: sanno bastare a se stesse. Ma

appunto per questo, sapranno amare te come nessuna prima di loro.

Alda Merini

 

 
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Fragilità umana

Post n°289 pubblicato il 19 Novembre 2016 da cavallo140

 

 Di David Crucitti

Fragilità umana Mi fu chiesto di guardare, ma impietriti gli occhi si negarono, preferirono il

buio all’umile fragilità umana. L’infinito vuoto del distacco s’impadronì della mia giovinezza, ed

il cancro dell’anima avvolse il mio cuore. Mi fu chiesto di parlare, ma serrate, le labbra si

unirono al mio dolore e mi preservarono da me stesso. Non tornai mai più indietro, neanche la

mia mente osò tanto al cospetto del rifiuto del ricordo, innanzi alla semplice scelta di non

morire ogni giorno. Mi fu chiesto di guarire, due voci lievi mi chiesero di tornare, di ritornare a

sorridere, a vivere. In una fresca sera d’estate, ad un tratto, avvenne che i miei occhi si

aprirono a godere del tramonto, e la mia bocca si consegnò al sorriso. Al ricordo dell’umile

fragilità umana, sorrisi a lungo, sorrisi, ed accettai la vita dopo la morte

 
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Referendum

Post n°288 pubblicato il 17 Aprile 2016 da cavallo140
 

10 buoni motivi per VOTARE SÌ al referendum di DOMENICA 17 APRILE

VOTANDO SÌ

diamo una scadenza certa alle concessioni di petrolio e gas in mare entro le 12 miglia dalla costa. La vittoria del referendum cancellerà l’ennesimo regalo fatto alle compagnie petrolifere grazie all’approvazione della Legge di Stabilità 2016, che permette loro di estrarre petrolio e gas nei nostri mari entro le 12 miglia, senza alcun limite di tempo. Se vince il SI, sarà ripristinata la norma precedente che prevede una scadenza temporale per ogni concessione. VOTANDO SÌ non rinunciamo a una risorsa strategica. Il contributo delle attività estrattive entro le 12 miglia sono pari al 3% dei nostri consumi di gas e meno dell’1% di petrolio: quantitativi ridicoli per i nostri fini energetici, a fronte di rischi incalcolabili. Un contributo energetico che è abbondantemente compensato dal calo dei consumi in atto e che non comporterebbe alcun aumento di importazione. Se vince il SI, il popolo italiano dirà che questo gioco non vale la candela. VOTANDO SÌ ci riappropriamo del nostro mare. Attualmente, solo le compagnie petrolifere che operano entro le 12 miglia godono del privilegio di concessioni a tempo indeterminato. Nessuna concessione di un bene dello Stato può essere affidata a un privato senza limiti di tempo, come prevede anche la normativa comunitaria. Se vince il SI, sarà ripristinata la data di scadenza delle concessioni e il bene pubblico resterà tale. VOTANDO SÌ diamo più forza alle fonti rinnovabili, già oggi concrete. Le energie rinnovabili coprono il 40% dei consumi elettrici del nostro Paese. Le rinnovabili sono sempre più efficienti e rappresentano la prima voce di investimento nel mondo. Ad esempio, incentivando il biometano, potremmo ricavare una quantità di gas 4 volte maggiore a quello estratto nei mari italiani entro le 12 miglia. Se vince il SI, potremo finalmente puntare sulle rinnovabili e non più sulle fossili. VOTANDO SÌ diminuiamo i rischi e abbiamo garanzie sulla dismissione degli impianti. Non dare scadenza temporale alle concessioni vuol dire anche lasciare nel mare piattaforme e pozzi a tempo indeterminato. Questo aumenta di molto il rischio di incidenti. Se vince il SI, avremo la garanzia che le compagnie, una volta scaduta la concessione, smantellino piattaforme, pozzi e tutte le infrastrutture, come previsto dalla legge. VOTANDO SÌ cancelliamo i privilegi di cui godono le lobby petrolifere. Il 70% delle concessioni produttive oggetto del referendum non paga le royalties, perché estrae un quantitativo minore della franchigia prevista dalla legge. Il risultato è che nulla è versato nelle casse dello Stato. Se vince il SÌ, elimineremo questi privilegi e non continueremo a “svendere” il nostro mare. VOTANDO SÌ fermiamo le trivellazioni ancora consentite nelle 12 miglia dalla costa. Oggi nel nostro Paese non è possibile ottenere nuovi permessi per trivellare entro le 12 miglia. Ma nulla impedisce che, nell’ambito delle concessioni già rilasciate e attualmente senza scadenza, siano installate nuove piattaforme e perforati nuovi pozzi, come nel caso delle piattaforme VegaB nel canale di Sicilia e Rospo Mare in Abruzzo. Se vince il SI, elimineremo il pericolo di nuove trivellazioni entro le 12 miglia. VOTANDO SÌ creiamo altra occupazione nel settore energetico, quello rinnovabile e dell’efficienza. Non sarà il referendum a mettere a rischio i posti di lavoro del settore di estrazione di petrolio e gas, comparto già in crisi da tempo: il 35% delle compagnie petrolifere sono già ad alto rischio fallimento, visto il crollo del prezzo del petrolio. Se vince il SI, possiamo dare gambe alle rinnovabili, raggiungendo i risultati della Germania con 400mila occupati nel settore. VOTANDO SÌ diamo un contributo alla lotta ai mutamenti climatici. Alla COP21 di Parigi dello scorso dicembre, il Governo italiano - insieme ad altri 194 paesi - ha sottoscritto uno storico impegno a contenere la febbre della Terra entro 1,5 gradi centigradi, dichiarando fondamentale l’abbandono dell’utilizzo delle fonti fossili. Se vince il SI, “almeno” il popolo italiano sarà coerente con questo impegno. VOTANDO SÌ difendiamo il nostro diritto a decidere sulle scelte importanti del nostro Paese.

 
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Lettera a Me stesso

Post n°287 pubblicato il 26 Dicembre 2015 da cavallo140
 

LETTERA DI NATALE AI GENITORI

doni

Una volta che avrete letto questo non sarete mai più gli stessi: il segreto della vita è in queste poche righe.

Dopo aver attirato l’attenzione degli utenti con la frase introduttiva di rito che preannuncia alternativamente eventi nefasti nel caso non si legga l’articolo, oppure conoscenza assoluta leggendolo, posso tranquillamente tediare i lettori con questioni molto più banali come i regali di Natale.

Ci siamo : il Natale è arrivato e fra pochi giorni i nostri figli potranno svegliarsi e celebrare il rito dell’apertura dei regali. Scartare pacchi e pacchetti, fingere di leggere le dediche nei biglietti che li accompagnano, proprio come chi li ha scritti ha finto di credere che qualcuno li avrebbe letti. Chi non vorrebbe vedere il sorriso illuminare il volto del proprio bambino, mentre scopre sotto la carta luccicante proprio il regalo che sognava?

Certo, quei regali, quei pacchetti, quegli incartamenti, i fiocchi e i nastri hanno un prezzo, ma d’altronde quale genitore non sarebbe lieto di spendere qualche soldo in più per poter realizzare un sogno del proprio figlio?

Purtroppo il vero prezzo di certe cose non ha nulla a che vedere con il denaro: al compleanno, come a Natale o in qualsiasi altra ricorrenza, decidendo se fare o meno un regalo, ci sembra di adempiere un dovere morale ma in verità stiamo compiendo una scelta. Oppure no. Certo, possiamo rimetterci al luogo comune, al sentire collettivo che impone la celebrazione di qualsiasi evento attraverso il regalo, e così vedere quei sorrisi che ci fanno sentire dei bravi genitori, fieri di noi stessi. Oppure possiamo decidere di esercitare una scelta, cioè valutare autonomamente il senso di una ricorrenza e scegliere in che modo celebrarla: se considerarla l’occasione per elargire un oggetto materiale o dei soldi, oppure per “trasmettere” qualcosa.

La verità è che, anno dopo anno, ricorrenza dopo ricorrenza, regalo dopo regalo, non soltanto perpetuiamo degli stereotipi, ma trasmettiamo dei valori a chi ci sta intorno e in particolare ai bambini: la delusione nel non ricevere regali alle feste dipende soltanto dal fatto che siamo stati abituati ad averne. Le nostre aspettative possono essere innate oppure indotte: è indubbio che nessuno di noi riterrebbe di aver subito una lesione per non aver ricevuto un regalo al compleanno se abitasse in un’isola remota i cui abitanti non conoscono il significato del termine “regalo”, né di quello “compleanno”.

Nel lamentare la crisi dei valori e l’eccessivo attaccamento ai soldi o la corruzione riusciamo soltanto a vedere sintomi superficiali nei comportamenti altrui, ma non ci rendiamo mai conto che siamo proprio noi, giorno dopo giorno, azione dopo azione, a perpetuare e ad accrescere quei mali che affermiamo di detestare e di combattere. Ma in che modo, per esempio, combattiamo l’avidità e il materialismo? Dimostrando a quelli che ci circondano che è fondamentale avere soldi e poter comperare regali, ma, soprattutto, educando i nostri figli ad associare oggetti o somme di denaro a qualsiasi ricorrenza, dal buon voto a scuola al Natale, dal compleanno all’onomastico.

Il più bel regalo che potrete fare i vostri figli per questo Natale e per tutti quelli a venire sarà il vostro impegno per un mondo migliore, e con il termine “migliore” non intendo dire dal mio punto di vista, ma dal vostro stesso punto di vista: un mondo che non ha bisogno di annientare l’ambiente per ricavarne inutili oggetti ed effimeri profitti economici, che non si deve avvelenare con le radiazioni per poter far fronte alla produzione industriale, dove le persone non dedicano le proprie vite ad accumulare cose, non compiono atti illeciti per avere più soldi, non misurano il bene e i sentimenti in base a chi dà di più.

Certo, occorre coraggio per poter far fronte agli occhi tristi del proprio bambino, che sente racconti di regali eccezionali dai propri compagni di scuola, ma quanti più di noi sapranno farsi carico di questo, tanto meno assurdo e isolato sarà un simile comportamento.

Ad un’analisi superficiale questo invito potrà sembrare cinico, ma a volerlo guardare più in profondità si potrà comprendere che l’alternativa non è quella tra il crescere dei bambini felici e sereni, poiché circondati da regali, e il crescerli tristi e isolati perché non ne hanno mai ricevuti: l’alternativa è tra il renderli schiavi di abitudini e aspettative da cui probabilmente non riusciranno mai più a emanciparsi, costretti a cercare la felicità effimera in quei pochi istanti in cui avvertiranno il senso di possesso, e il garantire loro la libertà di essere anziché avere.

Forse, se pensassimo alla rinuncia a quei facili appagamenti momentanei come a un baratto con la serenità che soltanto le scelte consapevoli possono garantire nella vita delle persone, non ci sentiremmo dei genitori disamorati nel bandire il concetto stesso di regalo, bensì degli adulti responsabili capaci di farsi carico e di sopportare anche su di loro quei microscopici sacrifici che possono garantire enormi vantaggi.

Insomma, per questo Natale (e per i prossimi) decidiamo con cura cosa vogliamo donare ai nostri cari: la dipendenza da un sistema autodistruttivo, celata dietro alla rassicurante adesione alle consuetudini, oppure il seme di un pensiero che li renderà liberi?

 
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IL BALORDO

Post n°286 pubblicato il 01 Novembre 2015 da cavallo140

Nel Paese dei Balordi

Il Balordo (descrizione: figura mitologica con il corpo di asino, il volto come il fondo schiena e con i denti da vampiro).

Questo essere
si ferma all’apparenza, adora tutto ciò che viene messo in vetrina. Ascolta, annuisce senza mai avere un parere personale, ama lo show ma soprattutto il reality, il nutrimento principale del Balordo; ogni giorno cerca di saziare la sua sete in una realtà creata ad hoc da un sistema di comunicazione pilotato.

Il Balordo segue in maniera maniacale il fatto del momento propinato, ama la crudezza della cronaca nera e spesso sente il bisogno di approfondire, di recarsi nel luogo del delitto per vedere di persona, per nutrirsi e, solo dopo aver saziato la propria indole curiosa, per giudicare, muovendosi sempre e comunque con un gregge che varia di momento in momento, ma sempre composto dalla stessa specie.
Nei periodi di magra si nutre del menù classico e si limita ad osservare una casa, 24 ore su 24, una fattoria o barbie di plastica con individui colti, ma forse poco intelligenti, o semplicemente abbagliati dalla possibilità di entrare nel mondo del Balordo, un’isola o altro.

Il Balordo non riesce a vedere le maschere, o le vede dove non ci sono. Lascia che la propria attenzione venga catturata da una parte, per permettere al sistema di fare dell’altro.

Il Balordo vive in un territorio che si avvale di uno strumento di governo molto ben collaudato: “Panem et circenses”, in questo modo, questo essere mitologico, non si scandalizzerà se l’altro sistema usato, la democrazia, viene minato nelle sue fondamenta.

Il Balordo è in grado di difendere la propria libertà, palesa, infatti, la propria indignazione quando vengono imposte “tessere” che limitino il suo accesso al “colosseo moderno”, scatenando azioni di guerriglia urbana.

Il Balordo vive in un territorio variegato, all’interno di uno stato fatto a stivale, non si indigna dei propri rappresentanti al governo, né si pone il dubbio sul loro modo di fare. Al Balordo, basta andare in vacanza, magari accendendo un nuovo mutuo, sognare macchine grosse o donne costruite con vistose protesi siliconiche, per il Balordo, l’importanza sta nella forma e non nella sostanza.

In terra italica, vive anche un altro essere in via d’estinzione, l’idealista (spesso confuso come “comunista” dalla maggioranza). L’idealista viene allontanato dal Balordo che lo offende usando termini come: sfigato o “tipo out”.

Il Balordo è facile identificarlo, veste alla moda, solo abiti griffati, esibendo enormi “brand” su petto, sedere (quello dietro, simile comunque al volto), cintura ecc… agli altri Balordi poco importerà se il proprio simile abbia acquistato tali abiti a rate o meno, l’importante è ostentare e fare parte del gregge, soprattutto dimostrare di essere “in” (per non essere confuso con gli idealisti).

 

A napoli in un autobus affollato entra un balordo che armato di coltello si avvicina ad una signora " signo' questa e una rapina! Datemi i soldi!" la signora risponde" mamma mia giovanotto mi avete fatto paura, pensavo che eri il controllore!"

 

 
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L'odio..sentimento naturale

Post n°285 pubblicato il 20 Agosto 2015 da cavallo140

L'odio

 

Love turns into Hate, but why

 

Bierce affermava “L’odio è il sentimento più appropriato di fronte all’altrui superiorità”,
mentre Cicerone, riportando una citazione di Ennio, diceva “Si odia chi si teme”,
Cesare Pavese ne Il mestiere di vivere, scriveva “Si odiano gli altri, perché si odia se stessi”.

Fermandomi a riflettere su questi aforismi cerco di capire perché mai l’uomo provi un sentimento così logorante soprattutto per se stesso e se è vero che lo riversiamo su chi sentiamo essere superiore a noi.

Il prof. Vittorino Andreoli, direttore del Dipartimento di Psichiatria di Verona, afferma in una sua lezione che:
“L’odio è un legame tra un individuo ed un altro. E’ quindi simile all’amore e, in quanto tale, altrettanto intenso. Se nell’amore una persona sente di aver bisogno dell’altra fino a pensare di non esistere senza di essa (…) nell’odio la persona odiata occupa lo spazio mentale (…) Amore e odio sono quindi dei legami tra due persone che spesso risultano interscambiabili (…) Esso ha certamente degli effetti sconvolgenti sul singolo o sulle società, ad esempio su di un popolo o su una razza, però mantiene un volto umano: è un qualcosa con cui tutti abbiamo a che fare e dobbiamo quindi imparare a conoscerlo bene per poterlo dominare”.

Primo Levi diceva “La ragione deve controllare l’odio”, ma spesse volte ci rendiamo conto che proprio dove non arriva la prima arriva il sentimento avverso che proviamo verso qualcuno o qualcosa che ci provoca dolore e che ci fa star male.

C’è chi dice che l’odio talvolta lentamente si può trasformare in amore perché in fondo sono il risvolto della stessa medaglia, ma voi siete d’accordo?

Non considerando le numerose implicazioni dell’odio, da quello razziale a quello misogino e così via e fermandomi a considerare quello che si nutre verso un parente, un collega rivale, un conoscente alcune domande ritornano nella mente:
- Per arrivare a provare un sentimento così forte bisogna essere credo molto feriti, lacerati e se si è tali come può questo sentimento trasformarsi in quello opposto?
- E se scambiamo per odio quello che in realtà è solo rancore, indignazione, insofferenza?
- Si può dire di odiare solo quando si arriva a fare del male all’altra parte?

E poi:
- Quando è lecito odiare e sentirsi apposto con la coscienza, senza avere rimorsi?

Qualche aforisma in tema che può chiarire qualche idea:
- Honoré de Balzac: L’odio senza desiderio di vendetta è un seme caduto sul granito.
- Pëtr Kropotkin: Soltanto quelli che sanno odiare sanno anche amare.
- Giuseppe Rovani: Preferisco l’odio che mi rispetta all’amore che mi insulta.
- Hermann Hesse: Quando odiamo qualcuno, odiamo nella sua immagine qualcosa che è dentro di noi.
- Tacito: E’ proprio della natura umana odiare colui che hai offeso.
- Paulo Coelho: Il Signore ascolta le preghiere di coloro che chiedono di dimenticare l’odio. Ma è sordo a chi vuole sfuggire all’amore.
- Charlie Chaplin: Credo nel potere del riso e delle lacrime come antidoto all’odio e al terrore.
- Martin Luther King: Con la violenza puoi uccidere colui che odi, ma non uccidi l’odio. La violenza aumenta l’odio e nient’altro.

 
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La vita è troppo bella

Post n°284 pubblicato il 28 Luglio 2015 da cavallo140

Ho perdonato errori quasi imperdonabili, ho provato a sostituire persone insostituibili e dimenticato persone indimenticabili. Ho agito per impulso, sono stato deluso dalle persone che non pensavo lo potessero fare, ma anch'io ho deluso. Ho tenuto qualcuno tra le mie braccia per proteggerlo; mi sono fatto amici per l'eternità. Ho riso quando non era necessario, ho amato e sono stato riamato, ma sono stato anche respinto. Sono stato amato e non ho saputo ricambiare. Ho gridato e saltato per tante gioie, tante. Ho vissuto d'amore e fatto promesse di eternità, ma mi sono bruciato il cuore tante volte! Ho pianto ascoltando la musica o guardando le foto. Ho telefonato solo per ascoltare una voce. Io sono di nuovo innamorato di un sorriso. Ho di nuovo creduto di morire di nostalgia e... ho avuto paura di perdere qualcuno molto speciale (che ho finito per perdere)... ma sono sopravvissuto! E vivo ancora! E la vita, non mi stanca... E anche tu non dovrai stancartene. Vivi! È veramente buono battersi con persuasione, abbracciare la vita e vivere con passione, perdere con classe e vincere osando, perchè il mondo appartiene a chi osa! La Vita è troppo bella per essere insignificante...! -Charlie Chaplin-

 

 
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Per non Dimenticare

Post n°283 pubblicato il 11 Giugno 2015 da cavallo140
 

"Vietato ai cani e agli italiani!"

 

Gli italiani in Svizzera oggi sono spesso presentati come un modello d'integrazione riuscita. La memoria degli uomini però è corta: fino a pochi anni fa erano in testa alla hit-parade della xenofobia.
Un'immigrazione che, come testimonia questa lunga lista di spregiativi, è stata tutt'altro che semplice.

"Alcuni decenni fa, lo straniero, il corvaccio, l'uomo col coltello era l'italiano il capro espiatorio responsabile di tutto ciò che non funzionava bene in Svizzera, che doveva solo lavorare e chiudere la bocca.
Le storie degli immigrati italiani sono spesso caratterizzate da un passato simile, fatto di povertà e a volte di soprusi, proseguite lungo un percorso sinuoso, doloroso. Storie che, comunque, si sono concluse frequentemente con la conquista di un posto al sole, guadagnato grazie "a una tenace volontà, a un lavoro accanito e al prezzo di grandi sacrifici.Infanzie rubate

Dai racconti emergono però soprattutto le pagine più buie della storia dell'emigrazione italiana in Svizzera. Come quella delle centinaia di bambini figli di stagionali (forse 5'000 all'inizio degli anni '70), che dovevano vivere nascosti, poiché in virtù del permesso di lavoro dei loro genitori non potevano risiedere, per legge, in Svizzera.

Una realtà raccontata in un toccante film del regista operaio Alvaro Bizzarri ("Lo stagionale", girato nel 1971) e vissuta anche dall'attuale senatore della Repubblica Claudio Micheloni, che alla fine degli anni '50, quando aveva tre anni e mezzo, dovette rimanere rintanato per due anni in un appartamento di Boudry, nel canton Neuchâtel.

Dal canto suo, Maria Paris, originaria di un villaggio nei pressi di Bergamo, non potrà mai dimenticare il 20 agosto 1946, data del suo viaggio in treno da Milano a Losanna. Arrivati alla stazione di Briga, tutti gli immigranti italiani furono fatti completamente spogliare in due tristi capannoni, dovettero farsi una doccia prima di essere cosparsi di DDT e passare la visita medica. Una donna incinta che rifiutava di svestirsi fu rispedita alla frontiera seduta stante.

Qualche anno dopo, la procedura del "controllo del bestiame" – come la definisce Maria Paris – dovette essere modificata: una 23enne italiana che rientrava a Neuchâtel dopo le feste di Natale prese freddo durante la visita medica a Briga e morì due settimane più tardi di broncopolmonite.

Se la vita per gli emigranti italiani non è mai stata facile, particolarmente penoso fu il periodo a cavallo tra gli anni '60 e '70, caratterizzato dalle iniziative Schwarzenbach contro "l'inforestierimento".

Anni grigi durante i quali "certe persone non hanno perso un'occasione per far sentire a noi, gli italiani, che valevamo molto meno degli altri", scrive Massimo Lorenzi, volto noto della Televisione della Svizzera romanda, nella sua prefazione intitolata in modo emblematico "Senza rancore, ma senza oblio".

Manuela Salvi, oggi giornalista alla Radio della Svizzera romanda, ricorda quando nel 1974, all'età di 14 anni, dei compagni si prendevano gioco di lei perché se l'iniziativa "Per la protezione della Svizzera" fosse stata accettata sarebbe forse stata rispedita in Italia.

A ormai quasi quarant'anni di distanza, Oscar Tosato, membro dell'esecutivo della città di Losanna, sente ancora salire la rabbia quando pensa al giorno in cui vide affisso all'entrata di una discoteca di Bienne un cartello con la scritta "Vietato ai cani e agli italiani".

Queste vicende hanno perlomeno avuto un pregio: molti emigranti e i loro figli sono stati immunizzati dal virus della xenofobia, un virus che oggi assume le forme del musulmano, del balcanico o dell'africano… Molti, ma non tutti però, come sottolinea Manuela Salvi, parlando dell'enorme buco di memoria di quegli italiani, emigrati e non, che oggi hanno paura e addirittura a volte odiano lo straniero.

Le testimonianze raccolte da Durous hanno anche il merito di far venire a galla un sentimento di impossibile appartenenza. "Un piede sull'asfalto ginevrino, un altro in Veneto, non mi sento mai veramente al posto giusto", scrive sempre Massimo Lorenzi nella prefazione.

"Un sentimento d'estraneità, che a volte mi crea un certo malessere, ma che offre sicuramente un vantaggio: sono vaccinato contro ogni forma di patriottismo ad oltranza. Né patria da amare a dismisura, né bandiera davanti alla quale prostrarmi".

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Non piangere bella se devo partire
se devo restare lontano da te;
non piangere  bella, non piangere mai
che presto, vedrai, ritorno da te.
Addio alla mia casa, addio alla mia terra
addio a tutto quello che lascio quaggiù;
o tornerò presto, o  tornerò mai
soltanto il ricordo io porto con me.
Partono gli emigranti
partono per l’Europa
sotto lo sguardo della polizia.
Partono gli emigranti
partono per l’Europa
i deportati della borghesia.
i deportati della borghesia.
Lontano chissà quanto tempo
dovremo restare finchè tornerò
le notti son lunghe, non passano mai
e non posso mai averti per me.
Ovunque fatica violenza e razzismo
ma questa violenza coscienza ci dà
consumo le mani
e mi cresce la voglia
la voglia di avere il mondo per me.
Partono gli emigranti
partono per l’Europa
sotto lo sguardo della polizia.
Partono gli emigranti
partono per l’Europa
i deportati della borghesia
i deportati della borghesia.


 
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Come due stelle

Post n°282 pubblicato il 20 Maggio 2015 da cavallo140
 

Siamo come due stelle,

così vicini, così distanti.

Illusi e sospesi come lacrime spente,

silenziose e nascoste dietro gli sguardi

per tacito accordo tra cuore ed orgoglio,

restiamo seduti a guardare la notte,

come alberi spogli nei viali d'inverno

siamo scheletri stanchi di vecchi ricordi.


Simile al vento che sferza sui pioppi

e bussa contro le imposte già chiuse,

al tiepido sole d'autunno inoltrato

cerco invisibili sfumature di sorrisi,

dietro le ombre allungate nei sospiri

In un silenzio inatteso cade una stella.

Resisto in piedi come pugile sconfitto,

aspettando la fine dell'ultimo incontro,

mi lasci nel buio d'invalicabili confini

non restano che foglie lungo il sentiero,

agitate dal vento e dai miei rimpianti,

audace sarà il futuro a venirmi incontro.

polvere+di+stelle+copy

Resisto in piedi come pugile sconfitto,

aspettando la fine dell'ultimo incontro.

 
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I RICORDI....

Post n°281 pubblicato il 07 Maggio 2015 da cavallo140
 

CI SONO DOLORI.......

Ci sono dolori che non si possono né evitare né cancellare. Esistono. Possiamo solo affrontarli, e cercare di fare di tutto affinché non ci devastino. Ma talvolta ci vuole tanto tempo. E non basta fare “come se” niente fosse successo perché la vita continui come prima. Perché, spesso, niente può più essere come prima, e si deve pian piano riuscire ad organizzare la propria vita in modo diverso. Come perdiamo una persona cara. Talvolta in maniera brusca. Talvolta in modo ingiusto e inaccettabile.

Quando una persona che amiamo se ne va via per sempre, è difficile imparare a vivere con quel vuoto profondo che si spalanca all’improvviso. E non basta semplicemente voltare pagina. Non basta ripetersi che la vita continua e che non serve a nulla piangere. Non basta imporsi di non pensarci… Quel vuoto è lì. Come una ferita profonda. Che pian piano cerchiamo di far cicatrizzare… Anche se alcune ferite non si cicatrizzano mai completamente…

Non basta premere sul tasto “cancella” per cancellare veramente tutti i ricordi che ci legano alle persone care, per distaccarsi da chi non c’è più. Elaborare la perdita è un’operazione psichica lunga e complessa. Si tratta non solo di accettare la realtà, ma anche di riconoscere veramente ciò che si è perduto, compresa la promessa di tutto quello che si sarebbe potuto e voluto vivere con chi non c’è più. Fare l’inventario di tutto quello che era stato investito, progettato, auspicato e sperato, e capire che non sarà più possibile realizzarlo.

Solo poi, si può tornare di nuovo alla vita, nonostante la sofferenza che resta quando si capisce una volta per tutte che i ricordi sono solo ricordi. Solo poi, si può amare di nuovo. E ricominciare. E riprendere a sorridere…Forse

La nostra vita è fatta in gran parte di ricordi.

 
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