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Post n°242 pubblicato il 16 Maggio 2012 da cavallo140
Tag: Rispettiamola Se la vita ha un senso
Scrive Dostoevskij: «L’uomo è un mistero che deve essere districato e se noi diamo la vita per questo fine, potremo dire di non averla sperperata; io mi voterò a questo mistero, perché voglio essere un uomo». E da queste parole fa emergere tutta l’inquietudine di chi, svegliandosi dall’ipnosi di un quotidiano trito e abitudinario, scopre la vita. La vita, sì, ciò che abbiamo di più prezioso. Un mistero affascinante da abbracciare mentre si dispiega dinanzi a noi in tutta la sua complessità: gioie e dolori, speranze e delusioni, successi e perdite; un intreccio che tuttavia non può e non deve essere districato; deve invece rimanere tale per essere chiamato ancora vita ed essere gustato, respirato, contemplato in tutta la sua bellezza. È infatti il chiaroscuro che definendo luci ed ombre dà risalto all’immagine di un dipinto ed ha il potere di trasformarlo in un’opera d’arte. No, la vita non è tanto un enigma da districare quanto piuttosto un mistero da significare. Perché è proprio di significati e di senso che ci nutriamo. E definiamo insensato, malato di mente, pazzo chi compie azioni senza un perché, senza uno scopo, senza un senso. La nostra vita nell’ipnosi quotidiana passa giorno dopo giorno, anno dopo anno. Nella norma tutto ha il suo posto e il suo ordine, tutto ha il suo perché. Ma ecco, il crollo delle torri gemelle, il terremoto in Abruzzo, la malattia, la morte di un tuo caro, un incontro o semplicemente l’inspiegabile senso di vuoto che ti attanaglia dopo l’ennesima serata passata in discoteca e nasce il fatidico interrogativo: ma che senso ha? Quando questa domanda accade, dilagano dirompenti tutti i nostri perché: che senso ha la vita? Esiste davvero la felicità? Perché il dolore di tanti innocenti? Può esistere davvero un Dio? C’è qualcosa oltre la morte? Perché esiste il male? Mille perché a cui però la vita risponde solo a patto che siano state soddisfatte altre domande che lei stessa pone: «Tu chi sei veramente e dove stai andando? Cosa vuoi farne della tua vita? Cosa desideri veramente? Chi e cosa ti può far felice? Per che cosa ti stai sacrificando? Cosa rimane di ciò per cui ti stai impegnando?». Domande chiamate “esistenziali” non solo perché cercano di penetrare il significato profondo dell’esistenza ma perché sono capaci di stravolgerla pur lasciandoti esattamente dove sei. La domanda circa il senso della vita è basilare per ogni essere umano. È ciò che fa la nostra grandezza, che ci distingue da ogni cosa e da ogni essere vivente presente sulla terra: la consapevolezza di esistere e di essere liberi di dare una direzione alla nostra vita. Proprio in nome di questa libertà possiamo o no rispondere ad essa. Tuttavia farlo o non farlo non è la stessa cosa. La differenza è quella che passa tra una vita piena zeppa di significati ed una vita significativa. La prima è costellata di tante giustificazioni ai nostri modi di fare, alle nostre scelte alle nostre attività, ai nostri hobby; motivazioni che permettono di farci sentire a posto e coerenti in quel pezzetto di tempo che viviamo, in quel posto e in quell’ambiente, con quelle persone. Esse tuttavia riducono la vita ad una somma di frammenti di esperienze che difficilmente sono in grado di resistere alla prova del tempo, del sacrificio e della sofferenza. Una vita significativa è invece una vita in cui tutto può lasciare un segno verso quell'unica direzione scelta. È una vita mossa da una grande meta, un valore o una rosa di valori capaci di motivare tutto ciò che siamo e facciamo; un unico senso per cui vale la pena gioire e soffrire, impegnarsi e godere; un criterio ed uno sguardo per vedere noi e il mondo, in base al quale dirigere le nostre scelte. Questa meta ci attrae e ci sostiene perché più grande della nostra stessa vita; è in grado di fornire sempre nuove energie e motivazioni anche nelle situazioni più difficili e sofferte; di indicare la direzione giusta anche quando si smarrisce la via. Nel nostro mondo, che fa della razionalità il suo idolo e della funzionalità l’unico criterio di scelta, che considera la libertà soprattutto come diritto e premessa per una realizzazione personale basata su un falso concetto di dignità dell’uomo, molte sono le possibilità di fuga alla domanda di senso. Si viene quasi ipnotizzati dal moltiplicarsi di bisogni indotti, dalle frenetiche attività che si susseguono l’una all’altra: il lavoro, lo sport, il divertimento, l’impegno in parrocchia, i circoli culturali, la scuola di informatica… Ma quando non c’è un’unica grande motivazione a giustificare questa frenesia, quando ci si sveglia dall’ipnosi a causa della piccola risposta che non regge più alla fatica, alle richieste di chi ci sta intorno o semplicemente al bisogno del momento, ecco insorgere la sensazione di frammentarietà, la delusione, il vuoto, la confusione. E nella società dell’opulenza, dei comfort, dell’esaltazione dell’uomo, della verità, della libertà, dilagano depressione e noia ed il numero di suicidi cresce paurosamente. Dare un senso alla vita permette invece di rispondere al desiderio più vero e profondo che ci abita. Tale meta è capace di farci sentire in una unità di cuore mente volontà; e ci permette di godere anche se non la si raggiunge mai completamente; goderla solo per il fatto che essa è il centro di noi, è la nostra verità e ci sentiamo vivere (non sopravvivere) mentre siamo ancora in cammino verso di lei. Chi decide di rispondere al grande perché della vita scopre che essa e un dono ma anche un compito, una responsabilità e che con essa il senso non ci viene regalato automaticamente. Si tratta invece di un lungo e a volte faticoso cammino, indispensabile se si vuol “vivere e non vivacchiare”.Ci vuole buona volontà, disponibilità, umiltà ma anche competenze e persone capaci di fornire aiuto nella ricerca, in questo percorso di verità.
Post n°241 pubblicato il 11 Maggio 2012 da cavallo140
Tag: Massimo Ragnedda
Il Movimento 5 stelle Ma come si fa a definire antipolitica un movimento, quello di 5 stelle, che porta in piazza migliaia di giovani, che scrive programmi elettorali (condivisibili o meno), che fa banchetti e fa proposte concrete? Come si fa a definire antipolitica migliaia di persone che nel tempo libero si impegnano per un’idea (condivisibile o meno) e un modello di società? Come si fa a definire antipolitica un movimento che propone piste ciclabili, orti urbani, stop alla cementificazione selvaggia, che propone di incentivare l’energia alternativa e che ha nelle sue liste solo incensurati? Certo, Beppe Grillo è un demagogo e non mi sta particolarmente simpatico, ma non è di lui che sto parlando. Qui si parla di migliaia e migliaia di ragazze e ragazzi, docenti, ingegneri, volontari di ONG, di persone comuni che nel tempo libero si impegnano per cambiare la società. Questa è politica: impegno civile, idee da portare avanti, proposte per gestire la cosa pubblica. Poi, ripeto, queste idee possono anche non essere condivisibili, ma sono proposte per gestire la cosa pubblica. Se non piacciono perché irrealizzabili, perché sbagliate, perché inique, bene si entri nel merito, ma non dipingiamo come antipolitica tutto questo fermento e questo impegno civile. Non voto 5 stelle, ma trovo offensivo e irrispettoso per tutti coloro che si impegnano democraticamente per un modello di società, essere definiti “antipolitica”. Per me l’antipolitica è il berlusconismo, la corruzione, il malaffare, le leggi ad personam, la gestione pubblica a scopi privati, le offese alle istituzioni, i contatti con la mafia, la corruzione di parlamentari, la concussione e il malaffare. Per me l’antipolitica è il clientelismo, la P2, la P3 e la P4, i finanziamenti illeciti ai partiti, il dentista pagato con i soldi pubblici, le lauree comprate in Albania o soldi pubblici depositati in Tanzania. Per me l’antipolitica è blindare un parlamento per parlare dei problemi di una persona o un parlamento che ritiene che Ruby sia la nipote di Mubarak, mentre l’Italia sprofonda nella crisi. Per me l’antipolitica è la depenalizzazione del falso in bilancio, l’accorciamento dei tempi di prescrizione, il Lodo Schifani, il Lodo Alfano, la Legge Pecorella, il legittimo impedimento e il definire la magistratura il cancro del paese. Questa è antipolitica, non proporre energie alternative e piste ciclabili. Per me l’antipolitica è il disprezzo delle istituzioni e chi definisce eroe un mafioso ergastolano e non chi pone al centro la questione morale. Per me l’antipolitica è quell’assessore leghista ai Servizi sociali del Comune di Giussano (Monza e Brianza) che propone il Napalm per gli extracomunitari che non pagano l’affitto. Per me l’antipolitica è l’ascesa del partito neonazista in Grecia, il Chrysi Avgi, che ha conquistato l’8% e propone l’espulsione, anche con le armi, degli stranieri. Per me l’antipolitica è il disinteresse da una parte e la violenza dell’altra. È lecito criticare il movimento 5 stelle, così come è lecito definirlo demagogo, populista o utopico: ciò che non trovo giusto è definire tutto questo fermento come antipolitica, perché dove vi è impegno civile vi è politica. Per lo meno quella con la P maiuscola.
Post n°239 pubblicato il 25 Aprile 2012 da cavallo140
E paga il cittadino. Avere un lavoro, fisso e certo, è già ora un privilegio. E sempre di più lo sarà. La crisi occupazionale investirà tutti, chi più e chi meno e tutti saranno coinvolti. Dai lavoratori dipendenti di tutte le categorie, fino ai liberi professionisti di ogni genere e tipo. Forse in qualche misura, Stato permettendo, i lavoratori autonomi, già abituati alla flessibilità, potranno sopravvivere. I segnali ormai sono evidenti. La Germania stessa, mette i paletti obbligandola ad assumersi oneri e doveri nei confronti dei lavoratori dipendenti ivi occupati. Lo Stato tedesco non vuole nè tantomeno è in grado di assorbire l’urto mediatico e sociale di migliaia di operai e impiegati a spasso senza lavoro. Il costo sociale sarebbe altissimo, quello politico e mediatico ancora di più. Ma il problema di fondo qual’è? Semplicemente si nasconde il fatto che, persino nella super-industrializzata Germania, è ormai impossibile far assorbire al comparto produttivo del Paese, tutti i disoccupati che il fallimento della centenaria casa automobilistica tedesca procurerebbe, tra indotto e casa madre stessa. Perchè non c’è posto! Dove metterli? Che prospettiva dargli? Quale futuro? Boh! Dove metti 8-10 mila operai che hanno lavorato sulle catene di montaggio? Operazioni di riconversione, sono assolutamente impossibili e hanno costi enormi. Allora meglio salvare un’azienda ormai decotta e sperare nel rilancio.
La novità di questi anni è che non si fallisce più. Le grosse aziende, i grossi gruppi e gli enormi conglomerati industriali non possono fallire, per il bene di tutti. Si salvano le banche, si salvano le grosse aziende industriali, si salva il salvabile. E paga il cittadino. Il cittadino paga per non essere licenziato e si indebita. Mentre gli industriali delocalizzano portando la produzione in Paesi dove la manodopera ha costi accettabili per geneare il giusto profitto e mantenere in equilibrio i propri bilanci. Come dice un mio carissimo amico, in Italia (ma aggiungo in tutta Europa e nei paesi postindustrializzati) rimarranno solo servizi, ricerca e sviluppo e design. La testa in Europa e in USA e il braccio in Cina, India e Brasile con qualche paese Africano in aggiunta. La produzione di massa, in Europa non ha futuro. E come ho già scritto in passato, si tornerà al piccolo. Dopo i giganti, o se vogliamo dire i dinosauri, arriverà il momento dei piccoli. Ma questo non è tutto male, anzi. Semplicemente cambierà il tipo di lavoro, cambierà il modo di lavorare e soprattutto, saranno necessarie politiche scolastiche che possano portare ad avere più opportunità di lavoro in tal senso. L’operaio alla catena di montaggio non ha futuro. Ma il programmatore di software o il designer di moda sì. Il lavoro sarà orientato alla generazione di idee, di metodologie, di progetti e sarà molto più competitivo di adesso. Ma perchè questo possa diventare un futuro roseo, è necessario che il mondo della politica e della gestione della pubblica amministrazione sia al passo con i tempi che cambiano. Ma così non è, men che meno da noi in Italia. L’imprenditoria è ostacolata come in nessun altro Paese europeo. Essere imprenditori in Italia è un atto di puro eroismo. Tra lacci e lacciuoli, imposizioni, trappole giuridiche e fiscali, fare impresa soprattutto per i giovani, è come mettersi “le palle in mezzo all’uscio” come si dice da noi, quando proprio adesso dovrebbe essere diverso. Proprio adesso sarebbe il momento di agevolare l’impresa soprattutto quella nuova, quella giovane, quella che porta idee e innovazione. Questo sicuramente comporterà una espansione della richiesta di lavoro dipendente, sicuramente specializzato e più evoluto (con tutto il rispetto per il lavoro in catena di montaggio, per carità) ma è il nostro futuro. Non ne esiste un altro. Altrimenti che futuro lavorativo e professionale diamo ai nostri ragazzi? Che speranza avranno? Cosa gli aspetta? Siamo imbracati e imbrigliati nel nostro sistema di veti e controveti, di interessi contrapposti o condivisi. Abbiamo un debito pubblico da capogiro, una disoccupazione potenziale da rivoluzione sociale. Non esiste una pubblica amministrazione che sia regionale, provinciale o comunale che non sia in passivo (se avessere l’obbligo di presentare i bilanci come si deve). Per avere un’opinione fuori dal coro degli “eletti” (e non dico verità, dico opinione) bisogna ascoltare i “vaffa” di Beppe Grillo o guardare Report su RAI3. E i nostri ragazzi escono dalle scuole pensando che valga la penna vivere solo di presente. Non possono uscire di casa per farsi una famiglia, non hanno prospettive future se non nuvoloni neri di recessione e povertà culturale. Niente figli i figli costano! Niente matrimoni, i matrimoni costano. Niente sogni, i sogni costano! Niente futuro, il futuro costa! Niente lavoro! Il lavoro costa! Stiamo uccidendo la speranza....Forse è morta.
VITA
Post n°238 pubblicato il 15 Aprile 2012 da cavallo140
Tag: Pensiamoci... Crisi della famiglia
Da un lato sembra davvero che la famiglia sia tornata in auge tra le giovani generazioni. Solo qualche decennio fa i ragazzi erano ipercritici con i loro genitori e non vedevano l'ora di compiere la maggiore età per abbandonarla e farsi una vita propria. Le ultime statistiche rivelano invece che gli adolescenti trovano nella famiglia quel punto di riferimento, che viceversa trovavano anni fa in altri valori o persone. I giovani, poi, ancora trentenni ed oltre, stentano ad abbandonare la rassicurante protezione dell'ambiente familiare. Eppure la famiglia continua ad essere in crisi. I matrimoni durano sempre meno e, quando non si arriva alla separazione, il clima all'interno della famiglia non è affatto sereno. Fatti di cronaca quasi quotidiani ci testimoniano di atti crudeli e omicidi avvenuti all'interno delle mura familiari. Certe volte, invece della violenza e dell'aggressione, si assiste ad una certa debolezza dei genitori. Intrisi di psicologismo e di sessantottismo i padri di oggi si presentano sempre meno come autorità e sempre più come amici dei loro figli, incapaci di dire dei “no”. Spesso si sentono in difetto nei confronti dei figli perché devono scontare il poco tempo loro dedicato, a favore della carriera e degli hobby, ripagandolo concedendo loro tutto dal punto di vista materiale. Spesso anche la mamma deve lavorare per tirare la carretta e loro sono parcheggiati dai nonni, davanti a televisione e videogame. I genitori, interessatissimi dei voti a scuola, per una questione di immagine e perché il loro figlio vale “ben più di quello che emerge da quell'insegnante che ce l'ha con lui", sono invece poco a conoscenza dei reali desideri dei figli. Questi ultimi, del resto, sono subito educati ai ritmi della vita moderna, e, dopo lezioni che si prolungano anche nel pomeriggio, si impegnano in corsi estenuanti, senza più tempo per il gioco e per quello che i latini chiamavano "otium", tempo non sprecato, ma davvero necessario per il benessere mentale di una persona. Certo, di tutto questo non hanno colpa solo i genitori, ma tutta la nostra società, cosi frenetica e basata sul culto dell'immagine. Anche la televisione fa la sua parte. Ditemi, su dieci telefilm in circolazione, quanti presentano la famiglia tradizionale come una realtà valida anche per il giorno d’oggi: forse nessuno! Vorrei comunque pensare in positivo: sappiamo infatti che dopo ogni crisi nasce una realtà diversa e in parte migliore rispetto alla precedente. La famiglia insomma potrà cambiare, ma non estinguersi. Essa rimane per me il nucleo originario della convivenza sociale e politica, ed anzi credo che più una società sia in grado di tutelare, proteggere e incentivare la famiglia, più questa società ha una prospettiva per il suo futuro. Perciò pensiamoci bene a demonizzarla o deriderla, se vogliamo garantire un futuro al nostro modo di vivere,e a noi stessi. Ricordiamoci che senza una famiglia non ci saremmo noi al mondo! In fondo, malgrado tutto, la famiglia è per me ancora il luogo in cui è tangibile la necessità del dono. L'amore consiste forse proprio in questo: mettere da parte l'egoismo per costruire qualcosa insieme.
La crisi della famiglia dipende dalla progressiva caduta della funzione di produzione, per secoli concentrata sulla grande famiglia, soprattutto a causa dell'avvento dell'organizzazione industriale, che ha gradualmente assorbito gran parte del tempo a disposizione dei membri della famiglia, provocandone di fatto uno sfaldamento progressivo proprio nella dimensione dei legami inter-famiglia.
Post n°237 pubblicato il 09 Aprile 2012 da cavallo140
Tag: Massimo Ragnedda Qualcosa non va in questo sistema. Qualcosa di profondamente sbagliato, di iniquo ed ingiusto c’è in un Paese quando 10 persone, le più ricche d’Italia, hanno un capitale pari a quello di 3 milioni dei più poveri. No, qualcosa di profondamente ingiusto e sbagliato c’è, quando in un paese democratico viene permessa questa sperequazione economica. Qualcosa non va e deve essere cambiata, subito, se non vogliamo che la situazione degeneri.
È semplicemente indegno di un paese democratico una simile disuguaglianza economica. Indegno, non conosco altri aggettivi più efficaci. Ed ancora più indegno è che in un periodo di crisi ed austerity il governo tagli i fondi per il Welfare State che permette anche a quei 3 milioni di cittadini di avere un’assistenza sanitaria gratuita o di poter mandare i propri figli a scuola. In un momento di crisi, dove aumenta la povertà, la disoccupazione e la disperazione, lo Stato deve farsi carico di chi sta indietro, di chi non ce la fa, di chi prova a sopravvivere e non, come invece sta facendo, aiutarli a buttarsi giù dal baratro. Ed ancora più indegno è che in un periodo di crisi il governo pensa a reperire fondi dalle classi più povere lasciando intatte le grandi ricchezze: il governo Monti tassa i poveri lasciando inalterati i grandi capitali.
È indegno di un paese democratico che si pensi di sanare il bilancio dello stato tagliando le pensioni e abolendo i diritti sindacali, mentre i grandi patrimoni vengono lasciati intatti. È indegno di un paese democratico che i vari Michele Ferrero (il più ricco d’Italia e vanta un patrimonio di 14,2 miliardi di euro) Leonardo Del Vecchio (8,6 miliardi di euro), Giorgio Armani (5,4 miliardi), Miuccia Prada (5.1 miliardi), Paolo e Gianfelice Rocca (4.5 miliardi), Silvio Berlusconi (4.4 miliardi), Patrizia Bertelli (2,7 miliardi) Stefano Pessina (1,9 miliardi), Famiglia Benetton (1,5 miliardi) , Mario Moretti Polegato (1,3 miliardi), possano aver accumulato così tanta ricchezza senza dover pagar dazio allo stato. Se è lecito che abbiano onestamente accumulato capitali non è lecito che in un periodo di crisi loro non paghino quanto e più degli altri. Forse un lavoratore che suda tutto il giorno non ha guadagnato lecitamente il proprio salario?
Forse il piccolo artigiano o commerciante non ha guadagnato onestamente il proprio pane? Forse il pensionato non si è lecitamente meritato la pensione? Ed allora perché questi ultimi possono essere tassati e gli straricchi no? Perché la crisi la devono pagare i poveri e non la nuova casta di super ricchi? Perché Prof. Monti non prova a far quadrare i conti tassando anche e soprattutto chi ha maggiori risorse? Perché insistere, in maniera sadica ed esasperando gli animi e le tensioni, sul taglio dello Stato sociale, sul taglio dei diritti dei lavoratori, sul taglio delle pensioni, sull’aumento delle accise sui carburanti, sull’aumento dell’Iva, sull’introduzione della tassa sulla prima casa ecc…? Perché Prof. Monti insiste in questo massacro?
Lei dice di essere un uomo di Stato, ma un uomo di Stato dovrebbe avere a cuore le sorti del suo paese e guidarlo con giustizia ed equità e francamente, mi permetta, non mi pare stia cogliendo la gravità del momento. Il problema dell’Italia non è solo lo spread, i mercati finanziari o gli investitori esteri. Il vero problema è la povertà che avanza e il conflitto sociale che sta per esplodere. Prof. Monti, ma non vede che la tensione sociale è alle stelle e che, nonostante abbia l’appoggio del Quirinale, di una maggioranza parlamentare trasversale e di tutte le Tv, l’Italia sta esplodendo? Perché insiste in maniera cinica a tartassare i soliti e lasciare intatti i grandi capitali? Perché?
La povertà Pablo Neruda
Post n°236 pubblicato il 04 Aprile 2012 da cavallo140
AUGURI A …….Tutti
Auguri a tutti quei signori, a quelle menti, a chi si gode i privilegi ed a chi non fa niente per combatterli, auguri a tutti coloro che dovrebbero pensare al nostro bene e che invece pensano ai loro “beni”! Auguri a chi li ha votati ed ora se ne lamenta, a chi ogni volta dice basta e poi come sempre vota questa casta. Auguri ma Auguri veri a chi ci ha governato fino a ieri! L’augurio mio più grande è che ci restiate voi almeno una volta in mutande. Auguri sinceri e sentiti perché stiate per sempre da noi lontani e non torniate, mai più, a rovinarci il domani. Auguri alle televisioni spazzatura ed alla loro non cultura. Auguri a tutti quelli che mandano nello spazio un’astronave senza pensare alla fame nel mondo: sempre più grave! Auguri ai signori della guerra, spero finiate subito sotto terra!
Auguri a coloro i quali non ci considerano tutti uguali,
fanno della ricchezza una diversità, si sentono i padroni della società! Auguri ai prepotenti delle auto grandi e potenti. Auguri ai maleducati, ai violenti, un augurio speciale per le loro menti. Auguri, davvero sentiti per chi li ha almeno una volta zittiti. Auguri a chi si accorge che così non và ed è giunto il momento di cambiare mentalità.
Auguri a chi tutti i giorni tutto ciò combatte,lotta, tiene duro e si batte per un miglior futuro. Auguri a chi non si piega e della violenza se ne frega. Auguri alla gente che lavora con serietà ed onestà. Auguri ai volontari, auguri ai missionari, ad ogni associazione che si prefigge d’aiutar le persone; qui non contano i partiti od il colore importante è il Valore!
Auguri ai nosti figli ed ai loro nonni di vivere e crescere fianco a fianco, come se della scuola fosse un banco. Per conoscere il passato, per costruirsi il futuro!
A chi li merita sentiti Auguri, a tutti gli altri ……..,nonostante tutto A U G U R I
Post n°235 pubblicato il 07 Marzo 2012 da cavallo140
Tag: La Gelosia
La gelosia è un sentimento legato alla natura stessa dell'essere umano, addirittura un partner NON geloso rischia di essere accusato di non provare un sentimento vero nei confronti dell'altra persona e guai a non trovare giustificazioni sufficienti a dimostrare il contrario. Quindi non dobbiamo preoccuparci se sentiamo nascere dentro di noi questo "fastidio"! L'importante è non sottovalutarla perché la gelosia può diventare morbosa sfociando in una vera e propria patologia. La gelosia ha diversi aspetti, ma noi chiaramente vogliamo occuparci di quella legata alla sfera dei sentimenti. In alcuni di noi la gelosia si sviluppa successivamente, magari quando, in un precedente rapporto, la fiducia è venuta a mancare causando sofferenza o se siamo stati lasciati a causa dell'arrivo di una terza persona. La gelosia va quindi intesa come paura di un'improvvisa fine della relazione che porterebbe asofferenza. Ecco perchè la gelosia è strettamente legata all'insicurezza.
La gelosia può provocare una semplice irritazione nel venire a conoscenza di rapporti anche solo d'amicizia tra la persona amata ed altre persone estranee alla coppia, oppure può far nascere in noi un bisogno irrefrenabile di controllare ogni spostamento e atteggiamento sospetto del proprio partner. Questo atteggiamento dimostra un attaccamento nei confronti del partner ed unapaura cronica di perderlo. La gelosia non servirà a farlo innamorare di più di teUna persona gelosa è prima di tutto una persona che dubita di se stessa e degli altri. Non appena le persone che ama si allontanano un po', si mette subito in allarme per paura di perderle. Imprigionare gli altri però non è una soluzione: se si è troppo gelosi, si rischia di compromettere il rapporto. Quest'ultima affermazione, se amiamo davvero l'altra persona, dovrebbe già bastare per convincerci che è meglio cercare di limitare il nostro "controllo sulla sua vita" e farla respirare lasciandole i propri spazi. Ma in tutto questo è importante sottolineare che, se vissuta serenamente, la gelosiapuò anche rafforzare la propria unione perché fa sentire amato e protetto il proprio partner. E meglio ancora se si è gelosi in due!
Post n°234 pubblicato il 01 Marzo 2012 da cavallo140
Il mondo della musica piange una delle sue stelle
Oggi, 1 marzo 2012, si è spento un grande poeta della musica italiana. Lucio Dalla è morto a causa di un attacco cardiaco a Montreaux, in Svizzera, dove si trovava per una serie di concerti. Tra qualche giorno avrebbe compiuto 69 anni: era infatti nato il 4 marzo 1943, come la sua celebre canzone del 71′. Musicista jazz, clarinettista, sassofonista, cantante, autore dei suoi testi, Lucio Dalla ha segnato la storia della musica italiana con le sue canzoni, da 4 marzo 43 a Piazza Grande, dall'Ultima Luna all'Anno che verra', da Com'e' profondo il mare a Caruso. In coppia con Pierdavide Carone, Dalla aveva partecipato all'ultimo festival di Sanremo con la canzone Nanì. Ciao Lucio.
Post n°233 pubblicato il 21 Febbraio 2012 da cavallo140
Tag: La pazzia.. “Siamo tutti costretti, Chi è il matto, il folle, il pazzo, il deviante? Cosa è la normalità?
La società ha definito “pazzia” qualsiasi cosa irrazionale, inconcepibile, per cui il pazzo è stigmatizzato come una persona bizzarra, senza ragione; non solo: anche irrequieto, capace di far danno e di essere pericolosa, per cui il matto per la collettività è riconducibile ad uno stato di “confusione”, visto come un essere/persona “non-normale”. Anche la follia merita i suoi applausi.
Post n°232 pubblicato il 14 Febbraio 2012 da cavallo140
Tag: Auguri..
COS'E' L'AMORE
Quando ti chiedi cos'è l'amore,
COME T'AMO?
Come t'amo? Lascia che te ne conti i modi.
SENZA DI TE
Non posso esistere senza di te.
IL BACIO Ti manderò un bacio con il vento Felicissimo San Valentino a tutti...
Post n°231 pubblicato il 31 Gennaio 2012 da cavallo140
Tag: Questo mondo cada... Per il Bene. Per la Terra. Per noi stessi. Oggi non si crede più in nulla. Non parlo delle credenze, delle ideologie, che hanno ridotto il mondo di un gran teatro di burattini, dove la politica e l'economia hanno avuto la meglio, condizionando, ipnotizzando, distruggendo, asservendo. Parlo di valori. Un tempo si combatteva per ciò che vale. L'onestà, l'integrità, il sostegno, l'appartenenza a un popolo, in una sola parola il Bene. Oggi non si combatte nessuna battaglia di valore. Si fa guerra per conquistare le risorse energetiche e alimentari. Si distrugge per diventare sempre più ricchi. Nessuna battaglia ha veramente senso. La vita stessa ci insegna che la nostra esistenza è lotta: accade anche nel mondo animale. Ma questo tipo di lotta non ha nulla a che fare con la distruizione inutile, scollegata da ogni valore positivo.
Io amo la spada. Ne ho tre. La spada è una visione della vita. Se serve usarla, a mio avviso, è per il bene comune. Non per la sopraffazione. Un tempo vi era chi usava la spada per difendere il proprio regno, villaggio, famiglia, dagli assalti di ogni tiranno possibile. Per questo tipo di battaglia ha senso usare la spada. Oggi per cosa combattiamo? Per cosa lottiamo? Guardiamo il mondo dagli schermi e rimaniamo seduti. Non troviamo nulla per cui vale la pena combattere. E la rassegnazione avanza. Vengono meno le forze. L'uomo ha sempre avuto bisogno di credere in ciò che vale. Lo spettacolo abberrante a cui stiamo assistendo oggi in Italia è il trionfo della menzogna, dell'oscuro, della perversione, del potere nero. Molti giovani vedono e si ritirano nel proprio mondo interiore. Molti cittadini sono storditi. Anche chi vuole combattere, sa che ha do fronte un nemico potente: la televisione. E allora? Che fare? Arrendersi? No. Anche in questo mondo in decadenza, vale la pena lottare per ciò che vale. Chi crede nella Luce troverà sempre un'aquila che scenderà dal cielo per aiutare il guerriero. Il ruggito della forza interiore può echeggiare in modi nuovi, diversi, magari attraverso la Rete che ci connette tutti. Bisogna aspettare che questo mondo cada. Ormai i tempi sono maturi: è fin troppo evidente. Ma chi ancora crede in ciò che vale, chi crede nel Bene (cuore, solidarietà, rispetto per ogni creatura, amicizia, lealtà, verità) allora può sempre tirare fuori la propria spada interiore e combattere in questo tempo oscuro. Per il Bene. Per la Terra. Per noi stessi.
Post n°230 pubblicato il 30 Gennaio 2012 da cavallo140
ARROGANZA Arroganza. Non é il nome di un profumo, bensì un sentimento, uno stato d'animo che non ha niente di nobile, né di generoso. Per me é un vestito di pessimo gusto, orribile anche se ad indossarlo fosse Venere stessa, eppure se andassimo proprio ad analizzare l'essere umano, sono sicura che ognuno di noi ne possiede almeno un lembo da qualche parte, ma la capacità di farne una piccola palla grinzosa e buttarlo da una parte é una qualità che pochi riescono a sviluppare. Naturalmente esistono vari stadi di arroganza, quella grave é caratterizzata dal sudiciume interiore di chi riesce tranquillamente a calpestare gli esseri umani con assoluta assenza di vergogna per affermare i propri diritti calpestando quelli degli altri; a mio avviso, il mio Paese ne é la culla, infatti noto la mancanza del più grande strumento esistente per il controllo del comportamento e, cioé, la coscienza con il conseguente neutralizzarsi del sentimento della vergogna, sostituito dall'arroganza, spocchiosa e scostante con la sopravvalutazione dell'Io e l'assoluta consapevolezza dell'impunibilità raggirando abilmente le Leggi.
Ognuno poi ha il proprio carattere, caratterizzato da una linea genetica, principalmente, e formato in seguito dalla propria educazione, frequentazione, condotta di vita, studi, percorso di vita, vicissitudini, gratificazioni, successi, colpi bassi, etc. L'arroganza naturalmente non vive in solitudine ma in compagnia dei suoi sinonimi e cioé alterigia, prepotenza, superbia, insolenza, e devo dire, almeno per me, la sua forma meno sgradevole é la spavalderia che é forse l'unica sfaccettatura che personalmente riesco a malapena a tollerare, perché, in fondo, forse serve a dare un pizzico di coraggio nelle situazioni impreviste, a tener testa agli arroganti veri, proprio per evitare ferite gravi. Personalmente ritengo opportuno inserire nel proprio bagaglio un fazzolettino di umiltà, così tanto per mettere un profumo fresco adatto in tutte le stagioni, per essere piacevoli soprattutto a noi stessi, per ricordare la disponibiltà, l'educazione, la tolleranza, condannando a priori la prevalizzazione su esseri più miti, ricordando che il buon senso, secondo la mia opinione, é la più alta componente dell'intelligenza, e se per caso dovessi varcare quel confine che mi potrebbe trovare in stretta confidenza con l'arroganza, sarò grato ai miei più cari amici di farmelo notare e farò di tutto per ristabilire le opportune distanze.
Post n°229 pubblicato il 21 Gennaio 2012 da cavallo140
"La ragione è uBenvenuti nella città invisibile, con le persone invisibili La città invisibile è una contraddizione in termini. Se una città esiste, con le sue case, le strade, i lampioni, gli abitanti, come può essere invisibile?! La città invisibile però c’è: è dentro ognuno di noi. Le fondamenta delle sue case sono quello che abbiamo costruito fino ad oggi, le nostre esperienze passate, gli avvenimenti della nostra vita. I mattoni delle case sono i nostri sogni, le aspettative, le speranze, tutto ciò che vorremmo fosse, domani, presto o tardi che sia. Le vie della città invisibile sono i nostri pensieri, che si ramificano innervandosi e collegano case, ponti, quartieri, costituendo una fitta rete di scambi e connessioni. La città invisibile è lo spazio vivo in cui ognuno si sente quello che è, ed è libero di esprimersi, di sognare, di dire “no”, persino di creare mondi diversi, realtà parallele: con la speranza che quel tesoro invisibile custodito dentro ognuno di noi possa rappresentare la fiaccola del cambiamento e si riesca a passarne, tutti insieme, il testimone. La via per riuscirci, a mio parere, è quella indicata da Italo Calvino: “cercare e saper riconoscere chi e cosa, in mezzo all'inferno, non è inferno, e farlo durare e dargli spazio".
Esistono ma sono invisibili.
Partiamo da quello che, al parcheggio, vi sollecita con insistenza a dargli un contributo (se no ti ritrovi la macchina rigata), o al semaforo cerca di pulirvi il parabrezza o di rifilarvi improbabili souvenir.
La reazione spontanea è quella di dire: ma vai a lavorare. Giusto. Ma dove, da chi? Qual è l’azienda che può essere interessata ad assumere queste persone con un curriculum solitamente non incoraggiante?
Arriviamo al punto: tutti vorremmo che lavorassero. Tuttavia nessuno di noi sarebbe disponibile a dargli concretamente un lavoro (E chi si fida?).
Il problema è chiuso. Noi continuiamo nei nostri mugugni. Loro continuano ad "aggiustarsi". Del resto noi abbiamo cose ben più importanti di cui occuparci.
Proviamo ora a cercare di ricordare quante persone ciascuno di noi conosce che, per i più svariati motivi, nonostante siano in età da lavoro e nonostante siano privi di reddito sufficiente, passano la giornata prive di qualunque occupazione.
Non ci riferiamo a quelle persone, già sfortunate, che hanno perso il lavoro perché l’azienda ha chiuso (e di questi tempi è sempre più frequente...), ma di quelle che un lavoro non ce l’hanno proprio mai avuto. Per vicissitudini personali, per problemi psichiatrici, o semplicemente per stili di vita poco raccomandabili, per frequentazioni di sostanze o persone ritenute pericolose.
Ebbene, per queste persone concetti come ferie, vacanze, risparmio, orari, impegni, programmi per il futuro, sono concetti impropri, sconosciuti. I "consigli per gli acquisti" dai quali ogni minuto sono bombardate costituiscono autentiche istigazioni a delinquere. Le notizie che quotidianamente sentono relative alla vita politica ed economica sono indisponenti. Intanto perché sentono che gruppi numerosi di persone stanno vivendo spudoratamente sulle spalle della collettività, carichi di privilegi che non si preoccupano neanche più di tenere nascosti. E poi perché vedono la maggior parte delle persone che comunque, nel loro piccolo, hanno almeno una situazione sostenibile, una rete di rapporti familiari e sociali più o meno soddisfacente, un lavoro su cui contare pur con i problemi che comporta, qualche organizzazione sindacale o di categoria con la quale far sentire la propria voce. Persone che "esistono" non fosse altro perchè rientrano in categorie sociali riconoscibili sulle quali si fanno statistiche e sondaggi.
No, le persone di cui vi parliamo sono escluse da tutto ciò. Esistono ma sono invisibili. Colpevolmente (per noi) invisibili. Perché ci da fastidio vederle. Dunque rimuoviamo il problema. E ci illudiamo di averlo risolto.
E la prossima volta che al semaforo qualcuno ci infastidirà imprecheremo nuovamente: ma vai a lavorare. E continueremo a sentirci maturi e intelligenti.
Post n°228 pubblicato il 13 Gennaio 2012 da cavallo140
la libertà…… Morti sulle strade, morti sul lavoro, morti per droga, morti per soldi e morti per legge di sangue, morti tutti per non curanza. Sogno spesso un luogo
Post n°227 pubblicato il 06 Gennaio 2012 da cavallo140
Tag: la solitudine... Ma è così che ti frega, la vita...
A volte ci si illude di poter tenere il passato chiuso dentro una scatola riposta nell'armadio, così come in un cassetto in fondo al proprio cuore.
E un astronomo disse: Kahlil Gibran
Post n°226 pubblicato il 03 Gennaio 2012 da cavallo140
Tag: Massimo Ragnedda Sakineh... Ancora il caso Sakineh. Ancora una volta la strategia della tensione, dello scontro, della diffamazione e della strumentalizzazione dei media. Ancora una volta riparte la campagna di odio contro il nemico, con un balletto di ipocrisie e false notizie, di strumentalizzazioni e violenza verbale. Sia chiaro: sono contro la pena di morte in Iran, come negli Stati Uniti, come in Cina, come in Arabia Saudita e in tutte la parti del mondo dove ancora questa barbara pratica è in auge. Appunto, sono contrario alla pena di morte senza se e senza ma. Alcuni, ipocritamente, sono contrari alla pena di morte solo in Iran, perché in fondo non sono interessati a salvare dalla morte la condannata iraniana, ma a condannare un’intera nazione e popolo. L’obiettivo, non dichiarato, è preparare l’opinione pubblica alla guerra: quella prossima ventura contro l’Iran. Sono contro la pena di morte, ovunque nel mondo, ma anche contro la strumentalizzazione dei diritti umanitari, della falsa retorica e dell’ipocrisia. Il caso Sakineh è un emblema, un caso da manuale di strumentalizzazione e di manipolazione mediatica. Il caso della lapidazione a morte di Sakineh per adulterio (così ci è stata proposta, falsamente, per mesi e mesi) è forse uno dei casi più interessanti da studiare per capire come le campagne di odio nascono e si diffondono (il libro Barack Obush di Giulietto Chiesa e Pino Cabras spiega molto bene come sia nata la campagna per salvare Sakineh). Campagne di odio che prendono spunto da fatti concreti (in questo caso la condanna a morte di Sakineh) per essere poi strumentalizzati. È un classico da manuale e la storia recente è piena di questi esempi. Fu così durante la prima guerra mondiale quando si parlava dei crimini commessi dai tedeschi contro donne e bambini ai quali venivano tagliate le mani. Una notizia che ha scosso e turbato l’opinione pubblica e ha mobilitato parte di essa. Una notizia rivelatasi poi falsa, ma l’indignazione e l’odio, nel frattempo, erano già diventati guerra e mobilitazione contro il nemico tedesco. Fu così durante la seconda guerra mondiale quando si diede luogo, negli Stati Uniti, ad una feroce campagna d’odio contro i giapponesi con notizie false e strumentalizzazioni. L’obiettivo era lo stesso: trasformare un popolo riluttante alla guerra, in un popolo di feroci guerrafondai. Fu così per il Corea e il Vietnam. Fu così durante la guerra del Kosovo, la cosidetta guerra umanitaria (un orribile ossimoro). Si parlò di pulizia etnica, di sterminio sistematico, si paragonò Milosevic a Hitler. Alcune notizie erano vere, altre false, alcune per comodità taciute. L’obiettivo era evocare un’emozione da trasformare in odio per giustificare la guerra. L’obiettivo era spingere l’opinione pubblica ad accettare la guerra. E poco importa se quelle notizie, oggi, sono considerate esagerate e false (come i 500mila kosovari che mancavano all’appello e si temeva fossero stati uccisi da Milosevic). L’obiettivo è stato raggiunto. La guerra, per chi l’ha vissuta comodamente seduto a casa, è passata. È successo con Saddam Hussein (negli anni Ottanta fedele alleato degli Stati Uniti e poi considerato feroce nemico): accusato di detenere armi di distruzione di massa che a distanza di dieci anni non sono state mai trovate. Poco importa se poi proprio i marines americani in guerra per trovare le armi di distruzione di massa abbiano usato armi altrettanto micidiali e proibite dalla convenzione di Ginevra sugli iracheni (vedi il fosforo bianco usato a Falluja). Si diceva che l’Iraq perseguitava i kurdi (vero) ma si dimenticava di dire che la Turchia, membro della Nato dal 1952, fa altrettanto, ancora oggi. L’ultimo caso mercoledì 28 dicembre 2011 quando la Turchia con i suoi F-16 e droni senza pilota ha bombardato i dintorni di un villaggio chiamato Roboski (Ortasu in turco) al confine con l’Iraq. Primo bilancio parla di 35 morti (tra cui un dodicenne). I diritti umanitari vengono tirati in ballo quando conviene. È successo in Libia, ora succede in Siria e in Iran. Ma non succede in Barhein, Arabia Saudita e Kuwait. Loro sono gli alleati dell’Occidente e contro di loro nessuna campagna di sensibilizzazione. Si possono fare migliaia di esempi dell’ipocrisia occidentale, ma il caso Sakineh, in questi giorni ritornato di moda, è il più emblematico. Anche ieri ho sentito dire in TV che Sakineh è stata condannata per adulterio. Sakineh è stata condannata per omicidio e non per adulterio: l’accusa è di aver fatto drogare il marito e averlo fatto uccidere nel sonno dal suo amante. Per essere ancora più precisi: anche il suo amante (sì aveva un amante, ma è molto difficile in Iran provare l’accusa di adulterio poiché sono necessari 4 testimoni oculari che hanno assistito personalmente all’adulterio) è stato condannato a morte in entrambi i gradi di giudizio. Io spero che Sakineh non sia condannata a morte, come spero che tutti i detenuti statunitensi che vivono nel braccio della morte non siano condannati a morte. Spero anche che i condannati cinesi e quelli sauditi non siano condannati a morte, ma scontino la loro pena in carcere. La storia di Sakineh deve, però, farci riflettere. Non si tratta di una campagna per salvare la vita di una donna, ma una campagna per giustificare una guerra. Una campagna che prende spunto da un fatto concreto (la condanna a morte di una donna) ma che si discosta da essa per perseguire altri obiettivi.
Sakineh: “La donna non rischierebbe più la lapidazione, ma l’impiccagione che, come si sa, è più «umana»!”. Che dire allora dell’iniezione letale che ha ucciso la ritardata mentale Lewis due anni fa? È forse l’iniezione letale più umana? Il filosofo francese, parla di simboli, dignità delle donne, di uguaglianza dei diritti umani, di giustizia per l’innocenza. Parole nobili, belle, profonde. Ma perché non ha scritto due righe per Teresa Lewis? Non è una donna? Non è l’iniezione letale altrettanto inumana? Il segretario di Stato americano Hillary Clinton si è detta turbata da una possibile esecuzione a morte in Iran. Ha protestato dicendo che ancora una volta il regime iraniano non è in grado di salvaguardare i diritti fondamentali e in particolare quelli delle donne. La cosa che sorprende di questa affermazione è che è stata detta dal segretario di Stato di un paese che applica la pena di morte e che, proprio in quei giorni, assassinava Teresa Lewis, donna e ritardata mentale, anche lei accusata di aver fatto uccidere il marito. Proprio come Sakineh. Ma per salvare la Sakineh americana non c’è stata nessuna campagna internazionale.
Ascolta il passo breve delle cose A L D A M E R I N I
Post n°225 pubblicato il 30 Dicembre 2011 da cavallo140
Tag: Auguri a tutti
Ti auguro Io ti auguro non tutti i possibili regali. Io ti auguro del tempo per il tuo fare, per il tuo pensare, Io ti auguro del tempo non solo per poterlo sprecare. Io ti auguro del tempo per poter afferrare le stelle Io ti auguro del tempo per trovare te stesso, Io ti auguro di avere tempo per vivere..
Post n°224 pubblicato il 27 Dicembre 2011 da cavallo140
Tag: Perchè tutto questo La Crisi.... Non sono un economista e faccio fatica a districarmi in questa marea di informazioni e dati che tutto dicono e nulla spiegano. Quando gli economisti e i mass media parlano della crisi sembrano parlare in codice per non farci capire. I mass media hanno il dovere di informarci, ma non lo fanno. So tutto dell’omicidio di Avetrana, della casa di Cogne, del delitto di via Poma, della strage di Erba, eccetera, e non so i nomi degli speculatori, chi comanda il Fondo Monetario Internazionale, cosa sono le agenzie di rating e soprattutto cosa guadagnano le banche centrali e da chi sono governate. Voglio i nomi e voglio conoscere i meccanismi, e voglio che siate voi economisti a spiegarcelo.Per esempio mi piacerebbe che spiegaste questo ai cittadini. La crisi finanziaria non è un fatto inevitabile e in balia delle forze irrazionali della natura; non è un terremoto o un’eruzione vulcanica: non è, insomma, un evento geologico, ma un evento previsto e prevedibile. Mi chiedo e vi chiedo: qualcuno ci guadagna da questa crisi? E se sì, chi? E poi: se qualcuno ci guadagna, non potrebbe essere lui il responsabile creando ad hoc la crisi per specularci?
Cari economisti dovete dirci chi ci guadagna. Chi? Sappiamo chi ci perde, ovvero le classi sociali povere che sono costrette a pagare il debito in due modi: direttamente con l'aumento delle imposte e indirettamente con il taglio del welfare state e dei servizi che lo stato eroga ai cittadini. I giornali e i telegiornali parlano di crisi finanziaria, di attacco degli speculatori, di spread, di Bot e Cct, di Nasdaq, ma non spiegano niente. Sappiamo solo che la crisi la pagano i poveri. Questa è l'unica certezza. Quando lo stato sta “fallendo” (chi lo fa fallire? Perché?) Ad essere malizioso e a farla semplice si potrebbe dire: quando lo stato sta “fallendo” (chi lo fa fallire? Perché?) intervengono gli organismi internazionali che gli “prestano” i soldi ad un tasso di interesse altissimo, e chiedono in cambio, oltre alla restituzione dell’aiuto maggiorato da un tasso di interesse altissimo, “riforme”, un eufemismo per dire: riduzione dei servizi pubblici che lo stato offre ai cittadini (scuole e ospedali ad esempio); taglio dei diritti dei lavoratori, per permettere alle aziende di essere più competitive; e privatizzazione, ovvero vendita ai privati delle aziende “produttive” dello stato (quelle in debito ovviamente non interessano). Non sono un economista dicevo: allora cari economisti spiegatecelo voi come funziona. E parlateci anche del caso islandese. Nel 2008, con la crisi dei mercati finanziari, falliscono le principali banche islandesi e la corona islandese perse l’85% nei confronti dell’Euro. L’Islanda stava fallendo. A questo punto arriva la soluzione (come quella proposta alla Grecia e all’Irlanda e che può essere proposta al Portogallo, alla Spagna e chissà forse anche all’Italia). L’unione Europea e il Fondo Monetario Internazionale pensano bene che il debito creato dagli speculatori e dai banchieri dovesse essere pagato dai cittadini e il governo islandese accetta. Il governo, che dovrebbe rappresentare e tutelare i cittadini, ha proposto a loro il pagamento di 3 miliardi e mezzo di euro in 15 anni con un tasso di interesse del 5,5 %. Detto in soldini (mi scusino gli economisti per i termini non tecnici, ma questo mi pare il modo migliore di spiegare la cosa): ogni famiglia islandese avrebbe dovuto pagare 100 euro al mese per 15 anni. Gli scontri in Grecia, per intenderci, si sono verificati per questi motivi: hanno obbligato i cittadini greci a pagare il debito, tagliando i loro stipendi (in alcuni casi anche del 25%), tagliando i servizi, privatizzando le aziende dello stato, licenziando i lavoratori, eccetera. Ovvero hanno preso dai poveri per dare ai ricchi. E l’Islanda invece come ha reagito? O meglio, il popolo islandese come ha reagito? Il diffuso malcontento popolare si è tradotto in manifestazioni pacifiche con slogan come “salviamo il paese, non le banche” e “no al capitalismo strozzino” che hanno portato alle dimissioni dell’allora governo in carica e a indire un referendum consultivo popolare. A marzo del 2011 il 93% dei cittadini islandesi ha detto no al pagamento del debito. Ma non solo: sono stati emessi i primi mandati di arresto per diversi banchieri e membri dell’esecutivo. Certo il caso islandese è unico e forse non ripetibile, ma perché non ne parlate mai? Quando provate a spiegare la crisi, mai un accenno a quanto successo in Islanda. Perché? Se loro non si fossero ribellati, anche pacificamente, il debito l'avrebbero pagato i cittadini, mentre i banchieri sarebbero stati liberi e più ricchi. Invece è andata diversamente: la crisi non la pagano i poveri cittadini e i responsabili sono stati puniti. E in Italia e nel resto del mondo che succede? Cari economisti spiegateci che succede: chi sono i responsabili della crisi? Chi ci guadagna? È inutile dirmi che la borsa perde il 2,35% o che il Nasdaq scende del 2% e che lo spread si allarga, perché così non mi state spiegando un bel niente. Vogliamo i nomi dei responsabili della crisi e perché la crisi dovremmo pagarla noi. E poi spiegateci: possiamo fare come l’Islanda? Massimo Ragnedda
Post n°223 pubblicato il 16 Dicembre 2011 da cavallo140
Tag: SOGNARE.. VORREI Se la mia stella dei desideri mi concedesse di decidere il futuro per tutti i giovani vorrei un mondo senza violenza e guerra pieno di solidarietà tra tutte le persone.
Se avessi la possibilità di decidere per tutti i giovani vorrei che i ragazzi fossero quello che sono e non quello che vogliono apparire. Vorrei essere una stella
Vorrei essere una stella dipinta d’azzurro come l’azzurro del vasto mare. Vorrei essere una stella nel vasto cielo nero perché vorrei guardare con gli occhi di una stella il mondo lontano il mio mondo chiamato Terra. Vorrei guardare da lontano, le cose che accadono, le cose brutte e le cose noiose, potrei chiudere gli occhi di stella e non vederle… Vorrei essere una stella perché una stella è un qualcosa di simile a Dio, simile ad un anima di bambino, simile alla natura incontaminata, simile alle cose belle. Invece…, non sono una stella non vedo la terra dipinta d’azzurro anche lei, non umana, vede e vive cose che gli occhi miei vedono. Gli occhi miei umani troppo umani e vedono cose che gli fanno piangere pian piano. Vedono cose… nelle guerre, vedono cose…negli occhi di chi muore di fame. Vedono cose…mie… che mi fanno piangere pian piano… le cose belle son poche la felicità è poca nella mia vita nella vita di tutti. anonimo
Post n°222 pubblicato il 02 Novembre 2011 da cavallo140
Tag: scusate .... ADOLESCENTI DI OGGI UOMINI DEL DOMANI
Educare i propri figli non è un compito facile, soprattutto al giorno d’oggi. In questi ultimi tempi, infatti, come emerso dall’ottavo rapporto EURISPES sui giovani italiani, questi ultimi rivelano una “sofferenza di vivere” che era sconosciuta agli adolescenti di 30 o 40 anni fa, che non possedevano quasi nulla, vivevano in un ambiente familiare e sociale povero, autoritario e fortemente impositivo e non avevano certo di fronte a loro grandi prospettive di lavoro e di successo. Viene allora il sospetto che i giovani siano, in realtà, più poveri oggi di allora, senza voglia di fare, senza un’idea del futuro, senza nessun rapporto con il passato, incapaci di comprendere e di accettare il mondo degli adulti. Il periodo dell’adolescenza è infatti caratterizzato da cambiamenti fisici ma in particolare psicologici, cambia anche il modo di vedere la figura dei genitori con i quali spesso si iniziano a creare conflitti causati dalla voglia di indipendenza. Dal mio punto di vista i genitori di oggi non sono all’altezza di educare i propri figli; appaiono molto spesso assenti a causa del lavoro e della vita frenetica che conducono. Questo porta ad un vero e proprio capovolgimento dei ruoli, contraddistinto dal timore dei genitori di subire attacchi verbali o fisici da parte dei figli. Anziché rimproverarli molti preferiscono soddisfare le loro richieste con la convinzione che in fondo si tratta di piccoli capricci ai quali non conviene opporsi. La nuova generazione è quella del tutto e subito, che porta con sé due aspetti, uno positivo e l'altro negativo .
Se da un lato, infatti, è un bene che la conoscenza, contrariamente al passato, passi da figlio a padre, vista l'abilità dei ragazzi a utilizzare le nuove tecnologie, dall'altro, merita attenzione il fenomeno della sempre più crescente intolleranza dei figli nei confronti dei pari, dei professori e dei genitori stessi .L’idea di rispetto verso una persona più grande va ormai via via perdendosi ed è quindi un dilagare di maleducazione ovunque. Tuttavia anche l’uso della tecnologia,che può essere visto come un punto positivo,può diventare negativo nel caso in cui non se ne faccia un buon uso. Negli ultimi tempi abbiamo visto come gli adolescenti abbiano usato i cellulari e internet per divulgare su you tube video di vita scolastica ,spogliarelli nei bagni, bullismo, e altre situazioni che di certo non ci fanno onore. Inoltre hanno più facilità a parlare in chat che guardando negli occhi una persona, e hanno un rapporto quasi ‘morboso’ con le nuove tecnologie. L’unico modo per affrontare il problema è restituire importanza ai valori che da sempre erano alla base di una buona educazione,valori trasmessi da padre in figlio.Rilevante poi l’importanza del dialogo tra genitori e figli,ormai del tutto assente. Spesso i genitori pensano di poter colmare la loro assenza riempiendo il proprio figlio di regali inutili, accontentando ogni suo capriccio ovvero viziandolo ma delle volte vale molto di più una buona chiacchierata di qualsiasi altro desideratissimo regalo, che porta solo l’adolescente a credere che tutto gli sia dovuto, invece di imparare a guadagnarsi da solo ciò che chiede. Fortunatamente il rapporto con i miei genitori non ha mai attraversato momenti di crisi, in quanto basato su stima e fiducia reciproca. Loro sono sempre stati presenti, consigliandomi in molte scelte e aiutandomi nei momenti difficili. Se ho un problema prima di chiedere consiglio a qualsiasi altra persona so di poter contare su mia madre ,sempre molto paziente nell’ascoltarmi e soprattutto cosciente che ciò che ai suoi occhi può apparire un problema futile per me può non essere così quindi non sottovaluta ciò che mi rattrista ma anzi cerca di darmi conforto e di trovare una soluzione insieme a me. Sicuramente non è confortante pensare che i giovani di oggi sono il futuro del nostro paese in quanto se continuano così, mancheranno senso di responsabilità e capacità decisionali. È il caso quindi di rendersene conto e di prendere in tempo provvedimenti.
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Inviato da: ginevra1154
il 20/05/2012 alle 22:00
Inviato da: vivosospesa70
il 16/05/2012 alle 17:23
Inviato da: vivosospesa70
il 11/05/2012 alle 21:47
Inviato da: vivosospesa70
il 09/05/2012 alle 20:10
Inviato da: ginevra1154
il 07/05/2012 alle 20:29