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Creato da: r.capodimonte2009 il 13/10/2009
attualità, politica, cultura

 

 

Dove alligna il vero "fascismo"

Post n°1616 pubblicato il 12 Luglio 2017 da r.capodimonte2009
 

A voglia immaginare un “qualunque tipo” di ripresa del nostro Paese, quando il Parlamento, orchestrato dalla maggioranza criminale che lo domina, collegata con l’altra, quella che presiede l’Unione Europea, continua a decidere col voto di fiducia, su questioni decisive e strategiche, come i fallimenti bancari, e questo mentre il Quirinale si gode le sue “eterne vacanze”, e non pronuncia mezza parola dopo tre anni di Governi trasformisti che decretano esattamente come soleva faceva il fascismo. Diciamo la verità: il primo fascismo, quello che governò fino al 1925, in coalizione con socialisti moderati, liberali e popolari, non si azzardò mai a coprire l’intero spazio istituzionale con “decreti legge”. Cosa che prima Renzi, adesso Gentiloni, continuano invece a fare in barba alla democrazia: la quale prevede, a livello costituzionale, che la “fiducia”, cioè il voto dell’accozzaglia di banditi che formano la maggioranza, sia esclusivamente utilizzato per “questioni di urgenza”!

L’urgenza, da questi “antifascisti” dell’ultima ora, al contrario, è stata mistificata nell’assioma totalitario del consenso: trasformando la casacca del deputato e del senatore, nella veste stracciata del corrotto, che vota sì per ritrovarsi parlamentare, magari con ancora addosso la funzione di giudice (a cui non ha mai rinunciato per mero interesse di bottega!); oppure carico di inchieste o addirittura di procedimenti penali, ma certo di godere dell’immunità, che lo rende intoccabile; o con trent’anni di carriera, con il laticlavio impallido di vergogne e salti della quaglia; oppure, tranquillamente ed esclusivamente, “raccattatore di vitalizi per sé e per la propria famiglia”.

Poi, è ovvio che ci sia chi protesta, come è accaduto ieri e tante altre volte, contro questa “grande loggia massonica” che ha sostituito la democrazia repubblicana, e che non si arrende, esattamente come accadde, appunto 90 anni fa, quando questi “antifascisti” dell’ultima ora, dimenticano cosa fu l’”Aventino”; la stessa entità che si è costituita nel nostro sistema istituzionale, “di fatto”, con l’opposizione asserragliata a lottare contro una maggioranza di “venduti” e “violenti”, che governa da tempo con sistemi autoritari!

E’ questo, onorevole Emanuele Fiano, quello che ella vuole significare, con questa “ventata antifascista”, intesa ad opporsi ai bancarellari e ai bagnini fascisti? Oppure, sotto sotto, come sostengono coloro che hanno scelto di non mentire al popolo, si tratta dell’ultima fase (quella che seguì lo scioglimento dell’ “Aventino”, e, quindi l’inaugurazione delle “leggi speciali”!), di disintegrazione della democrazia, esattamente come è avvenuto in Grecia tre anni fa?

Eppure da una persona “squisita”, che accampa “olocausti” di famiglia, causati dalle peggiori tirannie, e dovrebbe essere più sensibile di altri, a questa terrificante svolta autoritaria che il suo partito sta imprimendo al Paese, ci aspettavamo una presa di coscienza più nitida, temperata anche dalle sue origini ebraiche, che molti, oggi, confondono con la “normalizzazione” del potere massonico! Invece, forse perché la sua cultura è più “machiavellica”, e “intrigante”, ella ha inteso darci d’intendere i classici “fischi per fiaschi”: il “fascismo” da cui gli italiani dovrebbero guardarsi, infatti, non è quello dei busti del duce o dei gagliardetti, nè tanto meno dei pezzi legittimi di una storia che appartiene, come quella degli ebrei italiani, al nostro Paese, e non va di certo cancellata con un colpo di spugna, abbattendo cultura e pietre, come fa l’ISIS. Il suo “integralismo” politico-religioso, infatti, è il vero nemico da temere: e poca differenza fa se le origini siano al di qua o al di là del Giordano, su quella terra che con “grande senso della democrazia” i suoi correligionari, settant’anni fa, depredarono agli arabi, dando inizio, grazie ai sensi di colpa dell’Occidente, a nuove, sanguinose crociate!

Ed ora ella, onorevole Fiano, vorrebbe proiettare questo odio inveterato contro la storia, verso il popolo italiano? E magari mistificandone i mezzi, che altro non sono che “mezzi e strumenti di tipo totalitario”?

Se ne vada, esca di scena, lei e questa “ringhiosa” e “ridicola” imitazione del Partito Fascista che, lei e i suoi epigoni, avete voluto chiamare, con la tipica “battaglia delle parole” che un tempo scagliaste contro chi veramente si ispirava ai suoi principi (allora si chiamò “Arco Costituzionale”), “Partito Democratico” nel significato più distorto del termine! Ma prima la smetta di dire corbellerie, e si occupi invece della sua funzione, che è quella di dare una legge elettorale, e quindi, restituire democrazia, agli italiani: cosa che ci è sembrato, dal cipiglio vendicativo in perfetto stile “shylock”, lei abbia totalmente, fatto finta di dimenticare! (R.S.)

 
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Emanuele Fiano, il "liberticida"

Post n°1615 pubblicato il 11 Luglio 2017 da r.capodimonte2009
 

La polemica innestata dall’on. Emanuele Fiano, uno dei componenti più estremisti della Comunità Ebraica Italiana, nonché membro della loggia israelitica internazionale B’nai Brith, e, guarda caso anche relatore di maggioranza PD della commissione parlamentare che “dovrebbe” predisporre una nuova legge elettorale, a favore di un popolo governato da istituzioni già da tempo considerate “incostituzionali” dalla stessa Consulta; e quindi, da tempo in “minoranza”, sostenuto, il Suo Governo trasformista, da partiti ricolmi di corrotti e mistificatori seriali; la polemica da lui innescata, dunque, con il decreto da lui proposto, che  dovrebbe impedire a chicchessia, compresi  i venditori di gadgets, le guide di Predappio, le università, dove si studia il periodo fascista, e il web dove migliaia di storici discutono, finalmente, dopo settant’anni con obiettività, il fenomeno storico più importante e invasivo del XX° secolo, di esporre, discutere, pubblicare, illustrare e diffondere, ma senza alcun scopo dichiaratamente celebrativo, ogni argomento o raffigurazione di tipo fascista. Peccato che nel nostro ordinamento esistano già delle leggi, e addirittura degli articoli della Costituzione che vietano non solo la ricostituzione del Partito Fascista, ma colpiscono pure chiunque tenti di farne oggetto di propaganda. Il legislatore, tuttavia, non ha mai voluto orientare la specificità dell’assunto giuridico ad un divieto assoluto di conoscenza e approfondimento, che in nessuno degli altri Paesi dove i fascismi si diffusero, vale a dire tutti quelli europei, compresi perfino gli Stati Uniti (Fascist League of North America), e il Sud America, nessuno si è mai sognato di fare, tanto meno nei confronti dell’altro fenomeno, molto più ingombrante e preoccupante, come quello nazista; visto che nella stessa Germania vengono tollerati partiti di chiara ispirazione nazista, che si presentano puntualmente alle elezioni ed eleggono loro rappresentanti!

Ora l’onorevole Fiano ci ricorda che la sua famiglia è stata malauguratamente ospite dei campi di sterminio nazisti, e, come al solito ribalta la frittata. Nessuno ha minimamente l’intenzione di giustificare l’Olocausto, ma assegnare al fascismo le stesse responsabilità del nazismo è fuorviante. Se proprio la più recente storiografia, il cui apripista fu lo studiose di origini ebraiche Renzo De Felice, il massimo esperto mondiale di fascismo, sostiene che fino all’8 settembre del 1943, la data dell’armistizio badogliano, gli ebrei italiani, pur fatti oggetto di vessazioni soprattutto di carattere impiegatizio e culturale, ebbero nella maggior parte dei casi, il modo per lasciare l’Italia, e in ogni caso non furono mai costretti in detenzione, a meno che non palesassero l’appartenenza a partiti e gruppi antifascisti. Dopo l’8 settembre, con l’invasione dell’Italia da parte delle truppe tedesche, e lo scoppio della guerra civile, circa 5.000 ebrei italiani furono spediti nei lager, o arrestati per altri motivi obbrobriosi (le Fosse Ardeatine), e morirono. La vita umana non è certo commisurabile con i freddi numeri, ma Hitler ne ebbe sulla coscienza molti milioni, e non solo di razza israelitica, e le stragi furono spesso effettuate con metodi brutali e inumani.

Né ci pare storicamente giustificato che l’on. Fiano, dati i suoi attuali interessi culturali, dimentichi per strada l’altra faccia della medaglia, quella a cui “ideologicamente” si ispira la sua famiglia, cioè il comunismo sovietico: il quale non solo si macchiò per tutta la sua durata settantennale, di delitti e olocausti altrettanto gravi e numerosi di quelli nazisti (basti rifarsi a due soli avvenimenti, l’uccisione di 7 milioni di contadini ucraini, e le fosse di Katyn!), ma nessuno, tantomeno le classi dirigenti italiane, uscite da una guerra civile che, grazie a studiosi finalmente obiettivi, ha dato il volto a veri e propri massacri (sia in nome del fascio che in nome della falce e martello), pensò mai di ergere un dettato costituzionale nello stesso verso di quello antifascista!

A questo punto, è chiaro che il tentativo di creare una leggina contro i gadget del duce, contro le braccia tese (ma non i pugni chiusi!), ma soprattutto contro la cultura e la libertà di opinione, ripetiamo, che non hanno nulla a che vedere né con la celebrazione né tanto meno con la nostalgia di pochi esaltati, è solo un tentativo di eliminare del tutto quel che resta delle “libera opinione”, operazione  tanto cara agli eredi del comunismo, che oggi viene realizzata pienamente dai media attrezzati dal regime, che mentono spudoratamente, in cambio della loro sopravvivenza fisica, a spese di milioni di euro di pubblico denaro.

L’on. Fiano dimentica anche che, nell’ambito della sua crociata “liberticida”, c’è da considerare l’esistenza di uno Stato ebraico che, in nome di una rivisitazione storica esclusiva e leggendaria, quella biblica, e di diritti carpiti a tutta l’umanità, e non solo a quella responsabile dell’Olocausto, si è impadronito di territori non suoi, si è alleato con il capital-colonialismo occidentale, e ha causato, con le proprie, assurde velleità “razziste” la persecuzione degli arabi palestinesi, che dura da settant’anni; e  questo esempio di “parlamentare autocratico”, si dimentica di rammentare, soprattutto quando tenta di buttare polvere negli occhi di un popolo subissato e angariato,  e perché no, violentato, dal suo partito di riferimento; che lui è democratico, così si definisce, finchè non si trova di fronte chi, obiettivamente, scopre i suoi giochetti antifascisti, ormai decrepiti, utilizzati per coprire le magagne, invece, all’ordine del giorno, di chi governa l’Italia, per farne un vero “olocausto economico e sociale”! (F.ABBRUGIATI)

 

 
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I motivi intrinsechi della nuova legge sulla "tortura"

Post n°1614 pubblicato il 10 Luglio 2017 da r.capodimonte2009
 

C’era proprio bisogno di “accontentare” questa Unione Europea dei fallimenti, che ci ha abbandonato sulla crisi dell’immigrazione, che ci ha fatto sderenare migliaia di risparmiatori, azionisti, obbligazionisti, e mettere a carico della collettività 20.000 bancari (corresponsabili delle malefatte dei loro capi!), risparmiando i banchieri criminali assistiti da una magistratura compiacente, acquisendo una legge sulla “tortura”?

Che c’azzecca? In un Paese dove vengono puntualmente “torturati” i cittadini di ogni tipo, specie quelli poveri, dal fisco usuraio, da una sanità che uccide e non assiste, da un welfare dove si pagano quattro soldi di pensione a chi ha lavorato una vita, e si strapaga con milioni di € chi fa come mestiere il politicante, il faccendiere, il mafioso, il giornalista bugiardo? Dove la sicurezza del cittadino è a disposizione delle forze della natura, terremoti e alluvioni, della disonestà dei costruttori, della corruzione dei tribunali, della insensatezza delle Forze dell’ordine utilizzate, per la maggior parte, come scorte alla politica?

Non si era forse capito che questa “tonsura giudiziaria” andava a cozzare contro l’ultima indipendenza delle polizie, quelle non ancora svergognate dal mercimonio di Stato, che d’ora in poi, non solo cattureranno i criminali, ben sapendo che poi certi magistrati daranno loro permessi premio, con cui scapperanno via, o impronteranno processi-farsa alla “buonista” in cui la legge non la applicano, ma la interpretano, per rimetterli subito in libertà; ma dovranno stare molto attenti a come si comporteranno, perché una spintarella, una parola a voce alta, una manetta troppo stretta, faranno scattare il reato di “tortura”! PARADOSSALE!

Perché, dunque l’Europa, si comporta così, e va a inaugurare un “progressismo” alla rovescia, che rischia di azzerare ciò che resta della dignità e della sicurezza dei popoli?

L’Europa dei massoni e dei banchieri, del complottismo dei poteri finanziari contro il lavoro e il risparmio; dell’ invasione etnografica a scapito dell’equilibrio sociale, ha paura: ha paura che le “uniformi”, ormai trattate come “carne da cannone” (vedi i disordini ad Amburgo), o come “bagnini di salvataggio” e “infermieri da strapazzo” del moderno “schiavismo”, possano uscire dai ranghi, e una buona volta, chiedere il conto.

Questa massa di giovanotti che finora ha abbassato la testa, umiliata tutti i santi giorni, da un trattamento salariale da terzo mondo, da una corruzione sempre più profonda che colpisce gli alti gradi, che ormai, politicizzati, servono il regime in guanti bianchi, senza pensare alle dotazioni ridicole e a rischio che vengono servite alla truppa; formata per lo più dalla “leva meridionale”, quella che ogni giorno deve scegliere tra l’impiego in polizia o in cosca; questa massa di “yesmen” che vengono strapazzati da ciò che resta del regime fascista, settant’anni di “prefetti” di cartapesta, che non hanno più adito in una democrazia moderna e funzionale, di controllo del territorio, sono esasperati, e non siamo noi a dirlo, ma i sondaggi, ovviamente discreti, che danno dei risultati a dir poco sorprendenti! Si evidenzia, cioè, un malcontento generalizzato, che non ha ancora trovato un punto di raccordo “coordinamento o organizzazione” che sia, tra Nord-Centro e Sud, ma che ha già intaccato, i sindacati di polizia, i Cocer, e i gradi intermedi dell’esercito. Ovviamente la gente ignora anche i numerosi atti di ribellione verificatesi nei reparti, e stroncati nel modo più feroce, ma la cui conoscenza, silenziosamente, si diffonde, accompagnata, è ovvio, da quella omertà che, purtroppo, anima la maggior parte, che vive di questo magro tozzo di pane, e non capisce ancora la profonda verità di Pier Paolo Pasolini, che la descriveva come “guerra tra poveri”.

Di che uniformi si tratti, a questo punto, poco importa: si è perso per strada il senso stesso di questa portanza! Invece di difendere la gente, invece di soccorrere, di salvaguardare, di assistere, costoro vengono destinati a scortate migliaia di politici, a presenziare a cerimonie le più insulse e inutili, a proteggere i palazzoni dove si consuma la profonda e inarrestabile scissione tra il popolo e le istituzioni: abitati da veri e propri autocrati, preoccupati solo di tutelare se stessi! Salvo poi, quando la protesta popolare finalmente si esprime, ANCHE SENZA VIOLENZA, e allora il regime li comanda a mazziare i poveri, i disoccupati, gli studenti, i pensionati.

E così la “repubblica dei reprobi” riesce a contenere le giuste reazioni dei giovani, sia quelli che hanno il companatico, che quelli che non ce l’hanno; che quelli che hanno scelto di scappare dalla società, illudendosi di indossare una uniforme che lo rendesse degno di uno Stato e di una bandiera, ma poi si son resi conto della trappola. Una “trappola etica”, un vero e proprio inganno: la consapevolezza di detenere un’arma in esclusiva, di aver imparato le regole e i codici, di aver fatto giuramento di dare sicurezza al cittadino, ma poi di non sottostare a nessuno di questi assiomi, perché il regime vuole altro...

Ecco che, perciò, c’è bisogno di “imbrigliare” ancora di più questa massa do scontenti, di traumatizzati, di falliti, che giorno dopo giorno, riassumono consapevolezza. C’era bisogno di strappare loro di mano l’ultima certezza, quella di fare il proprio dovere, quando si trovano di fronte l’abominio, lo sfruttamento, la violenza, la corruzione. E con il reato di “tortura”, il regime  ci riuscirà. Perché è esso stesso, abominio, sfruttamento, violenza e corruzione. E ha bisogno di una “divisa colorata” che lo salvaguardi, e soprattutto, che lo conservi in salute e attività... (ST.JUST)

 

 
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Le presidenze americane, e la falsa democrazia

Post n°1613 pubblicato il 10 Luglio 2017 da r.capodimonte2009

Ci sono Presidente americani “criminali”, perché convinti, sia politicamente sia “religiosamente”, che il modello di democrazia americano, nato dentro le logge massoniche inglesi e francesi, e poi importato dai vari La Fayette, Jackson & C. tra i coloni di Sua Maestà, è il più perfettibile al mondo, e va imposto anche con la forza militare: e vedono in essa uno strumento che va utilizzato, esattamente come fecero gli imperi coloniali, verso i popoli deboli e sfruttati (vedi il Medio-Oriente, l’America Latina, le Filippine, l’Afghanistan); e ci sono Presidenti “criminali”, che, partendo dagli stessi presupposti, ma convinti che il brutale peso militare conti molto di più della filosofia spicciola degli ”evangelici”, hanno in mente di far uscire gli Usa dalla loro crisi irreversibile (che dura dal 1929, e si è poi rinnovata di vent’anni in vent’anni!), rafforzando semplicemente l’industria pesante, che produce cannoni e tecnologie d’assalto, per poi scatenare guerre, non tattiche, ma strategiche, in cui coinvolgere, magari, una gran fetta di umanità. Disegno che Washington realizza ogni  qual volta la sua economia scricchiola!

Ecco a voi Barach Obama e Donald Trump!

Il primo ha distrutto il delicato equilibrio tra mondo islamico e mondo occidentale che durava ininterrottamente, con alti e bassi, dal 1918 (caduta dell’Impero Turco), poi, dal 1948 (nascita di Israele); poi dal 1990 (Ia Guerra del Golfo), poi dal 2011 (Guerra di Libia); scatenando nel mondo prima il terrorismo di Al Quaida, poi quello dell’Isis; il secondo, senza mezzi termini, vuole riassumere a tutti i costi la leadership mondiale, bastonando la Russia, che nel frattempo ha da capo raggiunto gli Stati Uniti, in termini militari, strategici e politici, con mezzo Occidente speranzoso di finire nella sua orbita politica ed economica; abbandonando le ormai letali contraddizioni americane!

D’altra parte i poteri forti che vigono sotto la statua di gesso di Lincoln, hanno fin da subito compreso la natura del nuovo inquilino della casa Bianca: un nazionalista sbruffone, un capitalista di fine Ottocento, un tycoon della comunicazione, immorale e privo di freni inibitori, che ha vinto le elezioni per i grandi errori della Clinton; per evitare che realizzasse il suo sogno “isolazionista” (che avrebbe dato, tuttavia, tregua a questo mondo in continua guerra e intrigo), che avrebbe messo, però, in gravi difficoltà i mercati della speculazione finanziaria e dello sfruttamento umano, che li nutre, gli hanno appioppato la storiella dell’intervento hacker di Putin nella campagna elettorale, in modo da costringerlo a ricusare tutti i suoi programmi, trasformandoli in “aggressioni, minacce, espansionismo ideologico” (la Nato che si sposta ad Est, e che fa il gioco di quei Governi di cartapesta, che tiranneggiano i popoli dell’Europa orientale, poveri e strapazzati, costretti ad emigrare nell’Europa dei ricchi, a fare lavori domestici o ingrassare le mafie); tentando, finora inutilmente, di cacciare i militari russi dal Medio Oriente (Siria-Iran); invocando, come ha fatto ieri parlando davanti ai governanti fascisti polacchi, parenti stretti di quelli ucraini, nuove sanzioni e il pugno di ferro, contro Mosca.

Secondo voi quanto potrà durare l’assetto militare e politico mondiale di fronte a questo vero e proprio imbarbarimento, che sta causando nuovi incubi? Una Corea del Nord ringalluzzita e minacciosa, ma solo perché (ovviamente la stampa occidentale non ne parla), da anni quella del Sud si sta riarmando in modo subdolo; un’America Latina “insanguinata”, dove la Cia e le sette evengeliche, hanno abbattuto, uno dietro l’altro, governi di sinistra, ex-peronisti, o di ispirazione anarchica, che intendevano staccare la spina con gli OGM e i gli estrogeni forzosamente importati dagli Usa, e rendersi finalmente indipendenti dal dollaro; il preoccupante riarmo del Giappone, che gli “strateghi” del Pentagono, sono convinti, serva a calmierare, nel Pacifico, sia la Russia che la Cina; e invece, non capiscono quanto ancora odio covi sotto la pelle dei vari Shinzo Abe nei confronti di chi settant’ anni fa spedì le bombe su Hiroshima e Nagasaki: e questa manovra gli si ritorcerà contro!

E la “piccola e disastrata Italia” fatta oggetto di scherno perfino dall’ex-Impero Austro-Ungarico, in tema di immigrazione (e ci dispiace di ammettere, con piena ragione!)? Ha solo poche mosse da impostare, prima di finire stritolata tra i vasi di ferro di queste strategie omicide: ridiscutere immediatamente la propria adesione alla Nato, con la riduzione immediata dell’80% delle basi americane in territorio italiano; il ritiro delle nostre truppe da Afghanistan e Iraq; e l’interruzione immediata delle sanzioni contro la Russia (che danneggiano di 3 miliardi all’anno la nostra già decadente agricoltura), aprendo con Mosca accordi commerciali e industriali a largo respiro, annullando, contemporaneamente, il TTIP e il CETA. (R.S.)

 

 
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Quando le nostre uniformi risponderanno "SIGNORNO'"

Post n°1612 pubblicato il 06 Luglio 2017 da r.capodimonte2009
 

Cosa aspettano poliziotti, soldati, guardie di finanza a scrollarsi di dosso questa inequivocabile condanna a figurare come fantaccini di cartapesta a disposizione di magistrati azzeccagarbugli, o pupazzi tirati da politici a far da scorta alle loro insulse performance, spesso criminali; o addirittura come “truppe mercenarie”, che si sono dimenticate il tricolore e, come tanti “desperados” vengono inviate a vagare per deserti  e montagne, a difendere altre bandiere e soprattutto altri interessi cui la loro patria ha ceduto la propria sovranità?

Cosa aspettano a farsi un esame di coscienza, e, tra frizzi e lazzi cui è ridotta la loro funzione, a comprendere che ogni ordine che viene dal regime cui i loro superiori hanno ridotto la patria, di comune accordo con il potere nefasto che condividono, è un pezzo di dignità, di verità, di senso civico, di protezione nei confronti dei più deboli, che viene sacrificato, per i trenta o quaranta denari del soldo?

Possibile che la leva meridionale, che in maggioranza viene arruolata, formata da giovani che, pure, hanno scelto l’uniforme (o almeno la sceglievano), per trovare lavoro, oppure per fare la scelta con quello offerto dalla malavita organizzata, non si rendano conto che adesso l’Italia è tutta un “blocco meridionale”, perché suddivisa tra poche migliaia di lobbisti da galera (burocrazia e alta finanza), e 15 milioni di persone che non sanno la mattina come arrivare alla sera? Un fenomeno che Pasolini aveva  inquadrato in quella “guerra tra poveri”, cioè le uniformi della truppa, contro le camice rattoppate del popolo, che il potere ha necessità di mantenere continuamente “accesa” per guadagnarne i privilegi, che derivano dallo scassinamento dello Stato?

Possibile che i giovani soldati, sottufficiali e ufficiali non guardino i loro superiori, ricolmi di profitti e vantaggi, che mantengono aldilà della loro stessa onestà (perché si sono legati a “poteri oscuri” per proteggersi!), salire su fino alle massime cariche della Repubblica, con i petti infiorati di medagli di latta; mentre loro vengono considerati come birilli impazziti di un grande bowling, “yesmen” da figurine, cui viene appiccicata la targhetta tricolore, capace solo di far vibrare di un orgoglio idiota, l’estrema destra? Questa “destra” ha mai pensato di difenderli, aldilà delle chiacchiere, dai loro “politicizzati” superiori, nel momento in cui, per compensazione, anch'essi dovessero esprimere liberamente il proprio pensiero dialettico?

A quel punto occorre dare ragione a Franco Cardini, quando butta all’aria, ad esempio, ciò che resta dell’anima stessa dell’ “arma di cavalleria” intesa come spirito, stile, tradizione, mentre il lato militare della stessa viene innegabilmente mistificato in missioni militari che nulla hanno a che vedere con l’interesse del suolo patrio. In realtà è la politica che ha preso la mano dei militari, tanto che ad essi è stata brutalmente sottratta l’indipendenza e l’alteralità che li contraddistingueva, per poi spingerli verso contingenze che non sono loro proprie: basti pensare alle missioni in Afghanistan, dove i nostri soldati, comandati là da accordi politici, si vedono surclassati da migliaia di contractors, lautamente pagati proprio da chi stanno rappresentando!

Ma se è vero che è la politica (la peggiore, ci si permetta, compresa quella che tutela gli interessi strategici!), a dare il verso al soldato, dovremmo anche pensare che è giunto il momento per lui di “farla” un po’ di politica: e qui arriviamo al discorso del “militare di parte”, fino alla sua “insubordinazione”, quando l’ordine si fa specifico, contro determinate operazioni, che possono, in qualche modo, ad esempio, deturpare le garanzie democratiche; come il diritto alla sicurezza  o il diritto di sciopero, oppure, e questa è l’ultima di tutte le storture, la lotta alla corruzione e alla malavita organizzata; qui la linea si fa sottile, e può giungere perfino alla contestazione, da parte di quei militari che si sfilano il casco e si rifiutano di picchiare studenti e lavoratori, come è accaduto in Grecia e Portogallo; comandati da prefetture di regime che ordinano, sempre, le maniere forti contro gli insegnanti precari che manifestano, ma poi lasciano il boss mafioso libero di approntarsi il funerale hollywoodiano!

Il problema diventa etico, se non politico: a cosa serve un esercito che si allea con chi distrugge l’essenza stessa di ciò, lo Stato, la nazione, che dovrebbe difendere e garantire? La risposta è scontata: a niente. O meglio ad ingrassare “navi e poltrone”: ammiragli a iosa, al fresco dei loro uffici con aria condizionata, mentre marinai e ufficiali, sulle batane, al sole, alla salsedine, al rischio di infezioni, che raccolgono naufraghi! Ma costoro, o i loro colleghi che sfilano, con i petti ricolmi di nastrini di contrabbando, il 2 giugno, poi scompaiono nei loro inaccessibili ministeri, serviti di tutto punto da schiere di lacchè, sanno di camminare su un tappeto di uova?

La parete di argilla si assottiglia di ora in ora: sarà sufficiente che un reparto, uno solo, disobbedisca un giorno, ad una delle disposizioni o ad uno degli ordini emessi in nome di un popolo che ormai aspetta solo il momento opportuno per insorgere, che la reazione a catena coinvolgerà tutti gli altri. Né sappiamo di sicuro se ciò sia già accaduto, come qualcuno ci conferma: poliziotti, carabinieri, soldati e finanzieri sono pronti a riprendersi la loro funzione istituzionale, di difesa della nazione e della costituzione. E’ solo questione di tempo! (ITALIADOC)

 

 
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