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Creato da: r.capodimonte2009 il 13/10/2009
attualità, politica, cultura

 

 

La Grande Loggia massonica di Londra è in Italia per porre un argine ai Cinquestelle

Post n°1581 pubblicato il 23 Maggio 2017 da r.capodimonte2009
 

La Grande Loggia di Londra si riunisce a convegno, a Pesaro, il prossimo 27 maggio per discutere di come dare il colpo di grazia all’Italia e spartirsene “equamente” le spoglie. Non è un caso che costoro, per la prima volta,  si siano spogliati della loro veste “segreta”: la Grande Loggia, ormai, contrariamente alle “insignificanti massonerie” di casa nostra, che assomigliano più a saltimbanchi e a pagliacci, sempre pronti a deviare attenzioni dalla sorella maggiore, ha ormai il controllo, assieme alla Grande Loggia di Washington, a cui aderiscono anche alte cariche del nostro Stato, di buona parte dell’orbe terracqueo. Grazie alla cugina “francese”, altro immenso potentato europeo, ha piazzato Macron alla Presidenza, si appresta a incoronare per l’ennesima volta la “cancelliera”, e cerca, in tutti i modi, venendo qua, di comprendere il fenomeno cinquestelle, che la spaventa non poco, così come teme tutti quei fenomeni dove la corruzione e l’intrigo sono considerati deleteri per la gestione politica ed economica di un Paese. E magari studiare un piano strategico, che, nella discussione parlamentare sulla nuova legge elettorale, e sui futuri assetti politici italiani, sta già emergendo.

Davanti all’incubatrice che è stata accesa con dentro il mostruoso essere prematuro nato dall’amplesso sordido tra PD e Forza Italia, con contorno di infermieri satanici, da Verdini ad Alfano, catto-socialisti e catto-democristi, compresi,  si sta decidendo il destino del nostro Paese: ecco perché madama massoneria non è più l’invitato di pietra, ma il testimonial di questa nascita sordida.

Non azzardiamo paradossi, se vi diciamo che il futuro dell’Italia è sotto gli occhi di tutta l’Europa, ma anche del mondo: dalle elezioni politiche prossime, infatti, dipendono i futuri equilibri dell’Unione Europea, ma anche quelli della Troika, e quindi, del FMI, e quindi della Banca Mondiale, e quindi della Federal Reserve, che la finanzia, e quindi di grandi potenze, come la Cina e il Giappone, che sono gonfie come palloni di carta-dollaro; e quindi della Russia, che sta là, pronta ad approfittarne.

La piccola Italia, la cenerentola del mondo occidentale, la spugna che assorbe ogni tipo di corruzione, malversazione e intrigo politico, è arrivata, dunque, a determinare il destino di milioni di persone, molte delle quali, i tre quarti, già toccate dai guasti della globalizzazione, dell’imperialismo militarista americano, della commercializzazione selvaggia dei cinesi, e dal contagio irresistibile dell’alta finanza.

Finora molte  stampelle sono state date in dono al nostro Paese, affinchè la sua “zoppia” non diventasse crollo: un Papa chiacchierone, che, da buon gesuita, sa plagiare le masse, imbambolate di socialismo cristiano; una BCE che ha fatto piovere su di noi miliardi e miliardi di euro, poi inghiottiti dal gorgo dei fallimenti bancari; una bonomia della Commissione Europea, allargata a franchigie paradossali, mai utilizzate, ad esempio, con Grecia e Portogallo, e che ci mantengono in vita, con un’economia disastrata e fuori, da vent’anni, dalle regole d’ingaggio di Bruxelles.

Tutto questo per annacquare e addomesticare il momento della verità, che i poteri forti, abbarbicati come mignatte alle nostre istituzioni, hanno saputo rinviare a babbo morto, contando, ahimè, sui loro “agenti” inetti, da Monti a Letta, da Renzi a Gentiloni.

A questo punto, dopo aver sperimentato sulla pelle del M5S ogni sorta di ludibrio, in combutta dinamica tra massoni, criminali, giornalisti e magistrati, senza ottenere altro che nuove adesioni e più grassi sondaggi, al sistema non resta da giocare che la carta di una legge elettorale così’ ingarbugliata che possa servire alla politica raffazzonata e corrotta, a mantenere almeno una parvenza di potere, per tirare avanti. Fino alla normale conclusione della tragedia.

I giochetti sono ormai tutti scoperti: il “popolino” del PD è all’erta, quello di Forza Italia, trama, le “destre” sono confuse e temono di restare senza poltrone, così come le “sinistre”, che abbaiano ma non mordono. Tutti contro Beppe Grillo, e, in questa “guerra dei bottoni” in cui si rischiano le mutande, la maggioranza sa (ma speriamo nella minoranza!) di essere in “buona compagnia”.

In compagnia di quella “ignominia” che a Pesaro discute di vita e di morte, non di individui singoli, ma di popoli interi, compreso, ovviamente, il nostro... (ITALIADOC)

 

 
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La gestione governativa e sindacale del lavoro rasenta ormai la criminalità

Post n°1580 pubblicato il 22 Maggio 2017 da r.capodimonte2009
 

Sui dusastri del Jobs Act è ora ormai di stendere un velo pietoso, rammentando, prima, ai sindacati di regime, CGIL-CISL-UIL-UGL che fecero passare la riforma facendo spallucce, invece di mobilitare la piazza, come in Francia, visto che la nostra Consulta, si sa, è al servizio del regime, e mai avrebbe cancellato questa vera e propria offesa ai lavoratori, che l’avere eliminato i vaucher non li solleva certo da quella terrificante responsabilità (la stessa che si assunsero quando approvarono la Legge Fornero!).

Tra le nefaste conseguenze di questa invenzione dell’ex-buzziano Poletti, il recente calo del 37% delle assunzioni a t.i. e la strage dei licenziamenti (+24%), dopo la fine degli incentivi alle imprese, concordati con l’abolizione dell’art. 18. Ma soprattutto la “somministrazione abusiva”, che è una specie del “lavoro interinale” che viene proposto alle aziende dalle cosiddette “cooperative multiservizi”, che inquadrano i lavoratori quali soci, retribuendoli da 4 a 6 € all’ora, e che serve ai datori di lavoro impegnati a risparmiare, “esternalizzando la manodopera”. Un appalto fittizio, cioè,  che sta imperversando grazie, appunto ad una legge del lavoro, avallata dal PD, che aveva illuso Confindustria (che l’aveva dettata e poi benedetta) di poter costituire una panacea ai costi del lavoro più alti del mondo.

Alla fine, questa “somministrazione” (il rapporto è tra somministratore, lavoratore e utilizzatore), lo si capisce al volo, diventa un nuovo “caporalato”, e non ha niente a che vedere con il “lavoro in affitto” introdotto dalla Legge Biagi del 2003, circoscritto solo ad aziende autorizzate.

Ma il paradosso si conferma nel fatto che fino al 2016 si tratta di un reato punibile (sic!) con 50 € di ammenda per ciascun lavoratore sfruttato, ma con conseguenze penali; le quali, come per miracolo, sono state rimosse, aumentando l’ammenda (fino a 5.000 €), ma eliminando la denuncia penale. Così dal 2014 al 2015 il ricorso a questo sistema criminale, ordito dalle Cooperative, d’accordo con i sindacati (sempre in silenzio, quando conviene per interessi condivisi!) è passato da 8.320 casi di abuso a 9.620, fino ad arrivare nel 2016, a 13.416 (+39%), a dimostrazione che conviene molto di più sfruttare il lavoratore che pagare la  multa. I settori più interessati a questa porcata sono il noleggio, le agenzie di viaggio, il manifatturiero, i servizi di comunicazione e le costruzioni.

Ma se vogliamo far capire alla gente quanto è deleteria, tuttora, la mancata realizzazione dell’art. 39 della Costituzione (su cui la Consulta si guarda bene dall’intervenire!), che prevedere che il sindacato debba essere libero, e proporzionalmente rappresentato in base agli iscritti, mentre attualmente la rappresentanza riconosciuta è quella alla “quadruplice”, solo perché firma i contratti (e ciò contrasta severamente con la Costituzione!), e perciò far sì che il 65% dei lavoratori non iscritti al sindacato di regime, possano esprimersi verso altre organizzazioni, come è accaduto, per esempio, con il referendum Alitalia; dobbiamo soffermarsi un attimo su quel che accade della nostra compagnia di bandiera, finita in mano a tre “commissari”, molto più somiglianti alla “Banda Bassotti” che a tre individui che dovrebbero difendere il destino di 12.000 lavoratori. Il capo-banda, l’ex-attore bambino Carlo Calenda, infatti ha approvato proprio l’altro ieri il bando coniato dal terzetto Gubitosi-Laghi-Paleari per le manifestazioni d’interesse relative alla vendita della compagnia, dove non c’è una sola parola sui criterio di selezione delle proposte (e qui già si capisce perché si siano già fatti avanti gli “hedge fund” cinesi, come Chine Investment Co., che trasformeranno l’Alitalia in un asset esclusivamente finanziario e speculativo, tagliando 2/3 dei posti di lavoro!); né, tanto meno, la preferenza per un progetto che limiti l’impatto sociale.

E’ ovvia che il maligno Calenda si voglia conformare alle tristi vendette della signora Camussso, nei confronti, ovviamente, dell’80% dei lavoratori Alitalia che le hanno buttato in faccia l’ennesima ristrutturazione-beffa; ma anche della Confederazione Unitaria di Base, il sindacato che, pur non ammesso alla trattativa, raccoglie la maggioranza dei lavoratori.

Così, l’ennesimo personaggio da commedia dell’arte, scelto da Renzi a sbuffoneggiare l’Italia e travagliare i lavoratori, ha messo tre “pupazzi” a redigere un piano di distruzione di Alitalia, questa volta definitivo, che non sarà affatto come dovrebbe essere, ma finirà nell’ennesimo “spezzatino”, se ne ricaveranno pochi milioni, maleddetti e subito, si regalerà al compratore denaro pubblico a iosa per incoraggiarlo, e con il ricavato si tapperanno i buchi degli unici due soci bancari, Unicredit e Banca Intesa. E i lavoratori, e le loro famiglie?

Se qualcuno immagina che ai sindacati di regime freghi qualcosa, piuttosto che rinunciare ai loro privilegi di casta, si sbaglia.

 

I piloti, vuoi o non vuoi, finiranno in altre compagnie straniere, tutti gli altri, a carico della collettività con la cig o a casa. In Alitalia resteranno solo chi ha la tessera del regime, quella sindacale o quella del PD, esattamente come se si ritornasse all’epoca fascista: dove però nessuno si sarebbe permesso di abbandonare a se stesse migliaia di famiglie, per salvare manager e politici, o Governi-Ombra. Questa gente, Mussolini, la mandava in galera! (ST.JUST)

 
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IL TRACOLLO DEL JOBS ACT

Post n°1579 pubblicato il 19 Maggio 2017 da r.capodimonte2009
 

Le ultime notizie sul fallimento definitivo del Jobs Act, e la caduta verticale delle assunzioni a t.i. (-37%) dimostra quello che avevano capito anche i polli: che la riforma, una delle tante regalie fatte ad un sistema di imprese ormai alla frutta, percorso da capo a piedi dall’evasione fiscale e dalla corruzione (di Confindustria è fallito perfino il Sole 24 Ore!); o, in alternativa ridotto ad un cimitero di aziende che avevano fatto dell’Italia un modello imitato da mezzo mondo (la piccola e media industria e l’artigianato), era solo un bluff per coprire l’abolizione dell’art. 18 preteso dall’Unione Europea (dopo che la stessa, identica operazione era stata compiuta in Grecia, e più recentemente in Francia, per merito dello stesso Macron!); in modo da incrementare quel calvario della manodopera “pigs” a costi infimi, ridotta a masse di precariato in lotta con gli immigrati clandestini, (che non trovano neppure più quei lavori che, un tempo, gli italiani deprecavano, e che si sono ripresi), in maniera tale da reggere l’impatto ancora nefasto con la globalizzazione delle multinazionali.

Smascherata dall’INPS la miseranda trasmissione di dati alla “Trilussa” da parte dell’ISTAT sul tasso di disoccupazione basato su estrapolazioni inventate dagli gnomi che siedono nei palazzi del potere europeo (se un individuo lavora un’ora in una settimana è considerato “occupato”!), che lo ha portato al 9,5%, oggi la BCE lo stima addirittura al 18 (sic!). Ovviamente, le menzogne sui dati “renziani” adesso spuntano fuori come funghi velenosi: la disoccupazione giovanile è al 45%, quella reale, che comprende ovviamente anche coloro che hanno rinunciato a cercare lavoro (e sono a carico delle famiglie, o sono in completo degrado), rasenta la soglia del 20%, un vero disastro. A questo punto bisogna commisurare le falsità che escono da certe bocche, come quella di Padoan o di Draghi, sulla famosa “ripresina” che tiene conto, badate bene, solo del recupero finanziario dei mercati, in continua espansione per effetto di docce inesauribili di speculazione de-regolata.

Si pensi ad esempio agli esuberi di cui nessuno parla (neppure i sindacati dei bancari, mai stati così silenziosi!), quelli della dieci o dodici banche ormai fallite, con in testa MPS, le due venete, Carigenova, e anche Unicredit (un elefante che dal punto di vista patrimoniale è ridotto pelle e ossa!), e non dimentichiamo le 4 cenerentole, cedute questi giorni al costo di 1 € (non stiamo scherzando!), ad UBI Banca che, ovviamente si impadronirà degli sportelli più appetibili, delle risorse pubbliche messe a disposizione dei banchieri falliti, di cui neppure uno ha mai visto il carcere, ma getterà nella polvere 2.000 dipendenti; mentre il grosso, circa altri 15.000 finiranno a carico della collettività dalle banche maggiori, con pre-pensionamenti, mobilità e cassa integrazione. E non dimentichiamo altri due particolari niente affatto edificanti: la nuova legge sulle banche popolari, ancora in fase di applicazione, come quella similare sulle banche cooperative, non riesce a prendere il largo! A parte altri 5.000 esuberi (e siamo a 22.000!), qui si tenta di obbligare gli istituti ancora sani ad inghiottire quelli marci e corrotti (con tutti i loro debiti e sofferenze), con uno schioccare di dita, senza tenere conto che qui si parla di “banche del territorio”, che hanno pagato care la crisi agricola e la chiusura delle piccole imprese, nonché la mole di debiti degli enti locali. E che stanno disperdendo patrimoni secolari, soprattutto immobiliari e terrieri, che in questo momento risultano invendibili. Un disastro epocale, che mette il sistema bancario italiano a massimo rischio crollo, ma con un botto che quello greco sembrerà un sussurro. E ci sarà pure un motivo se l’UE fa di tutto per non affrontare il problema!

Ora, un Governo bugiardo come quello messo in piedi da Matteo Renzi per coprirsi le spalle, nulla potrà fare di concreto, e passerà inevitabilmente altro tempo prezioso per fermare la catastrofe.

In attesa che il PD si inventi la legge elettorale giusta per bloccare la democrazia definitivamente, e poter pianificare la seconda, molto più deleteria, distruzione di un Paese, dopo la povera Grecia! (R.S.)

 
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Per discriminare il M5S sulla legge elettorale, arrivano gli apparentamenti contronatura!

Post n°1578 pubblicato il 18 Maggio 2017 da r.capodimonte2009
 

La trappola elettorale era pronta a scattare, ed è scattata: dopo aver finto di attendere che fosse il Parlamento all’opposizione, quello uscito vincitore dal referendum del 4 dicembre u.s., a prendere l’iniziativa, come blaterava l’ex PdC, e le opposizioni avevano messo in piedi, infatti, una legge parallela a quella uscita dalla Corte Costituzionale, allargata anche al Senato, con un relatore-schermo del PD che si è prestato all’imbroglio; adesso il candido e perfido ex-rabbino Emanuele Fiano, che l’ha sostituito con un colpo di bacchetta magica, butta sul tavolo una proposta uscita dalle mani di Verdini & C. alla quale la Lega si è affrettata ad aderire, in quanto essa non gode della maggioranza in Senato, e c’era bisogno di un’altra serie di trasformismi per farla passare. Il “Verdinellum”, questa fetenzia, direbbero a Napoli, nasce nella mente dei peggiori lestofanti politici che hanno frequentato le Camere dai tempi dell’Unità d’Italia, e ed composto di una serie di regole, tra maggioritario e proporzionale, con schede multiple, collegi uninominali suddivisi in circoscrizioni proporzionali, quozienti elettorali, calcolo dei resti, listini bloccati, divisioni delle schede, appunto, come fosse un risiko, grandi e piccole a seconda del tipo di voto (sic!), un grosso premio di maggioranza e una minima soglia, per creare la stessa situazione attuale: la confusione,  le coalizioni ad hoc, lo status confusionario dinamico, che riporterebbe il Parlamento ad un caravanserraglio come quello attuale!

Perché il PD ha cambiato idea, e adesso vuole condurre le danze? Perché, assistendo ormai alla discesa abissale nei sondaggi, spera nel caos, per mettere alle corde il M5S che è l’unico a non volere coalizioni o apparentamenti, e che uscirebbe da questo massacro purulento con le ossa rotte.

Questo eterno “lodo senatorio” introdotto dalla precedente legge elettorale, e che, appunto, porta il PD e Renzi a non avere la maggioranza in Senato, sempre che poi il vecchio marpione azzurro non cambi idea e si accodi, visto che la Lega gli ha aperto la strada (e Salvini spera che abbocchi, e che lui possa, così, guadagnare più voti di Forza Italia!), ha allertato i pattugliatori dell’ex-Porcellum (non dimentichiamo mai che fu il dentista Roberto Calderoli a inventarlo!), che si sono messi di traverso per bloccare i grillini.

Eppure da mesi, nei sondaggi, appaiono indelebili i risultati di un “italicum riveduto e corretto”, che vivrebbe con una maggioranza “euroscettica” e anti-sistema (come quella che diede la vittoria all’Appendino e alla Raggi), e che potrebbe governare il Paese in modo “pragmatico” in base non tanto ad un accordo ideologico (visto che il mondo intero ci sta mostrando ovunque l’avanzata di forze politiche fortemente post-ideologiche, vedi la Brexit, e l’elezione di Trump e Macron), ma ad un programma di governo prestabilito su alcuni punti base comuni e fondamentali, che accomunano M5S, Lega e FdI.

Ma evidentemente Salvini pensa ad altro, e precisamente ai conti che dovrà fare presto nelle tre Regioni  che governa con l’ex-centro destra, e che gli offrono pane e companatico per altri lustri: alla fine, vuoi vedere che tutte le chiacchiere contro l’euro, contro l’immigrazione clandestina, contro Renzi, e a favore dell’estrema destra lepeniana e casapoundiana, sono solo meri strumenti per buttare fumo negli occhi ai suoi elettori, per lasciare la Lega a “pasteggiare” tranquillamente nelle burocrazie regionali, dove migliaia di posti di potere si moltiplicano come i classici “pani e pesci”?

Bossi, che è una vecchia volpe politica, la natura di questo suo “figliastro” la conosce bene: ha capito che dopo la batosta di Marine, l’uomo doveva rafforzare la sua piccola corte medioevale (con primarie da luna-park!), e ripulirla degli ultimi “ideologhi”, quelli che l’hanno tenuta in piedi per vent’anni (con il centro-destra), per abbracciare la nuova sponda del “cerchiobottismo”, dove, in nome del potere, e dei privilegi, si tira a campà.

Le confusioni e i mali di testa che poi si susseguono in casa Meloni, tra sovranismi e nostalgismi, e con una netta differenziazione nei confronti dell’unanimismo leghista nei confronti della destra francese,  ha convinto Salvini che è meglio stendere la mano, con una duratura “concertazione” con Renzi (che in fondo gli fa meno paura di Grillo!), piuttosto che rischiare di costruire un Paese nuovo, ripulito dal trasformismo, e in cui la miseria e la distruzione sociale, che alla Lega fregano meno di niente, siano l’obiettivo numero uno. Né ignora che tutti i tentativi di penetrazione nel Sud, diventato ormai la plaga della disoccupazione e del malgoverno, non gli riusciranno, e tutto sommato, gli conviene; mentre il M5S, che a testa bassa lotta contro la criminalità politica, specie quella legata alle cooperative sociali, ne ha fatto la sua stessa ragione di vita.

La mossa di Fiano & C. ci fa anche comprendere che Renzi non è disposto ad arrivare a maggio 2018 reggendo il moccolo a Gentiloni: non si fida più delle procure, a parte quelle di casa sua (Arezzo, Siena e Firenze), altrimenti non avrebbe inventato la famosa telefonata al padre, che ha fatto ridere mezza Europa, ma ha fatto incazzare la magistratura, visto che così l’ha voluta prendere letteralmente per i fondelli.

O la va o la spacca: o si va al voto entro ottobre, o la situazione italiana, nel frattempo diventata tumorale, gli cadrà addosso il prossimo anno, che si preannuncia come l’ “anno horribilis”, come una mannaia. E in questa corsa, il suo incubo peggiore, i Cinquestelle, stanno lì, a mordergli il deretano, mentre tutti i suoi trucchetti e malversazioni per fermarli cadono, uno dopo l’altro.

(R.S.)

 

 

 

 

 

 
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Chi garantisce per il futuro dell'Italia è chi la vuole predare

Post n°1577 pubblicato il 17 Maggio 2017 da r.capodimonte2009
 

Sinceramente si fa fatica a credere che i partner internazionali dell’Italia, compresa ovviamente l’Unione Europea, le società di rating, il FMI, l’Ocse, l’ONU, ma soprattutto le grandi potenze, possano tranquillamente accettarla quale interlocutrice; quando essa è e continua ad essere solo un Paese arretrato, percorso da decine e decine di scandali, con una classe politica marcia e corrotta, e con un partito di maggioranza relativa che partorisce personaggi a dir poco paradossali, tipici dei romanzi d’appendice, che riempirebbero volentieri le pagine dei rotocalchi messicani o di quelli cambogiani, se già non riempissero le cronache bugiarde di Repubblica o del Corriere della Sera, come la famiglia Renzi, il pupazzetto Lotti, l’intrigante Boschi, il saltibanco Alfano e il  mimo Gentiloni. Persone che, spinte al potere da poteri occulti, ma a loro volta drammaticamente inaffidabili, sono solo capaci di comportamenti buffoneschi o, addirittura, cialtroneschi, quando si scambiano telefonate sulla reciproca e dubbia onestà; e poi pretendono che il popolo non sciami verso la cosiddetta antipolitica.

Se non che, e torniamo al tema dell’affidabilità internazionale, c’è un terzo di coloro che non hanno ancora abiurato le urne, cioè un 20% degli italiani, e non esageriamo se parliamo di oltre 10 milioni, bambini esclusi, che si sono votati a questo sistema, anima e corpo, perché, come una trasfusione estrema prima della morte per dissanguamento, esso li tiene in vita, e rende loro le ultime prebende.

E quindi l’Italia va avanti così, compulsa nella cannibalesca mistificazione giornaliera di un regime che boccheggia, ma a cui nessuno riesce a dare il colpo di grazia.

Ma se perfino i cinesi, dalla loro “resuscitata “ Via della Seta, allungano sprazzi di fiducia, come quelli inerenti a miliardi di investimenti verso le nostre “macerie economiche”, allora probabilmente ci sbagliamo. Così come accade, quando tra qualche tempo ci riuniremo, con gli altri sei, noi che ormai siamo lontani anni luce dall’essere la settima potenza economica mondiale, a Taormina, per discutere degli assetti mondiali. O quando ci permettiamo di esprimere giudizi sulla politica estera asiatica delle due Coree, quando non siano in grado neppure di gestire un accordo con la Libia, sotto casa, relativo all’immigrazione.

In realtà, dietro tutto questo, si nasconde una ipocrisia politica, che si fa anticamera di una prossima rendicontazione: l’Italia, ormai, non è altro che un’espressione geografica, ma contiene ancora tesoretti e valori che vanno depredati, ad un popolo che non si merita altro che questo!

Ma andiamo per ordine.

I giornalisti, gli osservatori, e gli uomini politici che vivono all’estero  conoscono molto bene l’andazzo di casa nostra; leggono i nostri giornali, seguono le nostre televisioni, di cui una parte gli appartiene direttamente (Sky, Netflix, ecc.), sono in grado di commisurare il valore dei nostri rappresentanti presso le principali istituzioni internazionali o con l’approccio diretto. E quindi si sono fatti un’opinione del nostro Paese, fin da quando lo occuparono militarmente nel 1945, e poi lo hanno visto sbriciolarsi, tra corruzione e inaffidabilità, negli ultimi quarant’anni.

Per cui, è vero che la Cina si è dimostrata interessata all’espansione in Italia, in cui è entrata da tempo, basti pensare che è già azionista di minoranza di Poste Italiane Spa, ma anche di innumerevoli aziende private (*), ma perché ha ben compreso, come ha già fatto in Grecia, che, di fronte al futuro sfascio economico italiano, ha l’opportunità di accaparrarsi, prima dei tedeschi, le infrastrutture di trasporto e comunicazione, le più strategiche del Mediterraneo: porti e areoporti. I secondi sono già in predicato dell’avvoltoio germanico (come è già accaduto in Grecia), ecco, allora, l’interesse per investire sui porti di Genova e Napoli.

Così come è sintomatico che Moskovici “dia ancora credito” all’Italia, come l’alcoolista Junker (che da tempo non si esprime più!), per il semplice fatto che debba apparire sotto tono il mare magnum di acquisizioni che Francia (50 miliardi) e Germania (10 miliardi) stanno operando nella penisola (**).

Per gli Stati Uniti, invece, che non hanno interesse ad altro che, sempre che il TTIP sia morto e sepolto, al patrimonio culturale italiano (che sarà l’ultima  e succosa parte della nostra ricchezza nazionale a passare di mano –non dimentichiamo che in Grecia, il Partenone è posto a garanzia dei prestiti della Troika-), l’Italia è un asset strategico-militare unico e insostituibile, una gigantesca portaerei che si spinge sul Mare Mediterraneo, in grado di fornire direttamente spinta offensiva e difensiva alla Nato, verso Est e  Sud-Est. Per questo è e resta ripiena come un uovo di basi militari, anche atomiche, ed è percorsa dagli apparati di intelligence americani, quasi quanto il territorio metropolitano Usa, al punto che l’Isis non è mai riuscita a penetrarvi, né l’Arabia Saudita, che la finanzia, ma che non osa scavalcare la Cia, a spingercela (in compenso l’Italia le fornisce gli armamenti!).

Non dimentichiamo che in Italia scorrazzano, anche gli spagnoli (Telecom) e i giapponesi (Five, Ansaldo Breda), e presto giungeranno brasiliani e sudafricani.

E che cosa resterà agli italiani,  che, in nome della speranza e della provvidenza, alzano gli occhi al cielo, e ancora credono che sarà il Papa a salvare l’Italia dai barbari? Quel che vediamo tutti i giorni, e che, nonostante la maggioranza di loro sia raggirata, immiserita, predata, non ha ancora il coraggio di reagire, e aspetta, inerme che il suo destino si compia... (ROBESPIERRE)

(*) Sono il Gruppo Pirelli Spa, la CDP Reti (Snam-Terna), Ansaldo Energia, Sagra e Berio (alimentare), Ferretti Yacht, Infront (gestione marketing calcistico FGCI-Uefa), Krizia, e poi lo sport (Inter-Milan)

(**) I francesi  hanno espugnato con sistematicità il nostro alimentare (Parmalat, Galbani, Eridania), il lusso (Bulgari, Gucci, Bottega Veneta, Pomellato, Loro Piana) e l’energia (Edison). Nel risiko bancario i tedeschi hanno lasciato campo libero alle varie Bnp-Paribas (azionista di controllo di Bnl) e Crédit Agricole (azionista di controllo di CariParma). I tedeschi, da parte loro hanno acquisito MV-Agusta (Ducati), Acciaierie Terni, Allianz, e in azionariato di maggioranza e minoranza, tutte le principali banche italiane (e quindi Bankitalia!).

 

 

 

 

 

 

 
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