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La fine della Perugina, la fine del sogno italiano

Post n°1639 pubblicato il 09 Ottobre 2017 da r.capodimonte2009

Abbiamo sopportato tutto da questi Governi imbelli e distruggitori, che vendessero le conquiste imprenditoriali suscitate da una storia, quella del Dopoguerra, in cui dell’Italia martoriata dalla guerra, e dalla conseguente guerra civile, erano restate solo rovine e vendette; le vendessero ad altri, stranieri e speculatori, per quattro denari, il resto a mazzette, dimenticando la fatica, il lavoro, i sacrifici di generazioni, ma soprattutto facendo finta di non vedere in che mani sarebbero finite!

L’Olivetti, la Merloni, le grandi case vinicole, gran parte di Finmeccanica, i grandi agglomerati alimentari, la moda più esclusiva del mondo, la stessa Fiat, grandi banche, e dietro questi nomi centinaia di piccoli asset, presi di peso e trasferiti per delocalizzazione, in Paesi che un tempo, quando in Italia c’era il boom, morivano di fame, come la Polonia, la Cecoslovacchia, ma soprattutto la Francia e la Cina. La prima, questa falsa partner “amica per modo di dire”, invidiosa da sempre, falsa e mistificatrice, come recentemente ha dimostrato, si è pappata la crema delle nostre aziende, per poi cederle ad altri partner letali, come gli “hedge fund”, che le hanno comprate solo per spremerle come limoni, e poi ne hanno gettato la buccia rinsecchita.

Rispetto alla Grecia, dove le aziende pubbliche sono state tutte divorate da cinesi e tedeschi a costo zero, l’Italia appare più fortunata: invece non è affatto vero! La Germania, il Giappone, gli Usa, perfino gli arabi aspettano con trepidazione il 2018, l’anno dell’avvento della Troika, quando potranno spartirsi ben altre rinomate imprese, e lasciare il nostro Paese come una brughiera abbandonata.

Le immense responsabilità di questo sfascio ricadono su una classe dirigente “terroristica”, formata dal connubio politica-impresa-sindacato, che ha macinato centinaia di miliardi di valore, in termini di ricavi, profitti e lavoro, soltanto ed esclusivamente per tornaconto personale: e li abbiamo visti questi imprenditori, vili e corrotti, vendere i loro arsenali, in cambio di soldi spostati in paradisi fiscali, dove è vietato indagare! Questi politici assaltare, corrotti o concussi, il patrimonio aziendale di un intero Paese, certi di non finire in galera, grazie ad una giustizia fallace! E questi sindacalisti, traditori della loro stessa missione, arricchirsi ai danni dei lavoratori e dello Stato, sottoposto ai prelievi forzosi delle casse integrazioni e degli ammortizzatori sociali! Come se questo trucchetto, che in tema delinquenziale, corrisponde al pentitismo, potesse salvare il Paese dalla crisi in cui è precipitato, che nulla ha a che vedere con la ripresa economica, ma solo con un assistenzialismo becero. La caduta verticale dell’occupazione (e ancora ci stiamo chiedendo se è giusto o meno inchiodare questi “giuda” che si mascherano dietro sindacati di regime, vietando, grazie alle connivenze dei giudici e della politica, che altri prendano il loro posto, per difendere almeno quel che resta da salvare!), ha distrutto per generazioni la speranza di lavoro per milioni di giovani, ma anche ha ristretto crudelmente le condizioni di vita di altri milioni di pensionati, quelli di oggi, ma soprattutto quelli di domani!

Dicevano, abbiamo sopportato tutto, tutto quanto, con lacrime e sangue, ma non questa notizia: la Perugina sta morendo. Uno dei simboli più cari alle famiglie, alla tradizione, allo spirito di milioni di coppie ma anche di bimbi golosi, caduta in mano agli strozzini svizzeri, e alla loro mega-galattica Nestlè, viene dimezzata dei propri dipendenti (800 –sic!-), dopo che intere filiere di produzione erano stata azzerate (gelati, caramelle –Rossana-, biscotteria), e i suoi 5.000 dipendenti (10.000 con l’indotto) aveva arricchito un’intera regione dimenticata da dio. La coppia Spagnoli-Buitoni, sgangherata col tempo, a causa della morte dei capofila: Luisa Spagnoli che dagli Anni Venti, aveva creato, oltre all’impero del pret-a-porter italiano (la famosa “lana d’Angora!), il cioccolatino “cazzotto”, tanto era brutto, poi battezzato “bacio” e diventato il più famoso al mondo; e Giovanni Buitoni, prima amministratore delegato, poi suo compagno per la vita, infine titolare  di un pastificio da cui hanno attinto cibo generazioni di bambini (la pastina glutinata), il cui amaro destino ha visto i suoi figli dilapidare un patrimonio (come veniva lapidato contemporaneamente quello degli Spagnoli), e cederlo al gruppo De Bendetti, che, al solito, dopo averlo spolpato, lo cedeva alla Nestlè.

A questo punto il marchio del “grifone” praticamente scompare, in mille rivoli di produzioni, che nulla hanno più a che fare con l’originale.

Questa è l’amara storia di una grande, grandissima impresa, che ha fatto la triste fine di molte altre, ma che resterà per sempre nei cuori di chi utilizzato i suoi prodotti, come simbolo  d’italianità.

Ma è anche la terrificante vicenda di questo Paese, che ormai non merita altro di fare la fine che merita, con un popolo, talmente imbelle, che è perfino capace di dimenticare i preziosi simboli della sua tradizione! (ITALIADOC)

 
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