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Un blog creato da Jasondgl2 il 04/09/2006

L'arte...la mia vita

La mia arte... i miei pensieri... praticamente... io.

 
 

UN PO' DI ME...

Sono un pittore romano di 56 anni, mia caratteristica principale, una grande passione per l'ARTE in tutte le sue forme e rappresentazioni, la pittura è la mia vita, potrei dipingere anche in eterno, se la vita fosse eterna.. Artisticamente autodidatta, tutto quello che vedrete è frutto della mia personale esperienza. Ho operato, sin dall'inizio della mia attività, nella sfera del surrealismo e del fantastico ad olio su tela, pur nella sua diversità, Salvador Dalì, é stato il mio primo ispiratore. Poi dopo vari passaggi di stili diversi, la continua ricerca e la voglia di novità, ultimamente mi hanno portato a questo stile espressivo, volti intensi, colori violenti forti, rielaborazioni con tratti a spatola duri e decisi, la curiosità, l'insoddisfazione, la fantasia, la sensibilità e la voglia di comunicare emozioni, mi spronano a cercare e provare sempre; non mi fermo a quanto ho raggiunto, non mi piace ripetere a lungo il procedimento, il linguaggio, lo stile usato una volta. L'ammirazione e il piacere di scoprire le tecniche di esecuzione dei grandi maestri del passato e del presente pittorico, la costante applicazione, una naturale ed innata predisposizione al disegno ed alla creatività, mi hanno portrato piano piano a copiare quadri di autori famosi; è un’ esperienza affascinante, perché conduce a guardare il soggetto attraverso l’immagine che loro ne hanno dato, ossia attraverso la loro interpretazione; costringendoti a scegliere i loro colori, a scoprirne la finezza, a entrare nelle loro diverse sensibilità. Ho intensificato la mia attività pittorica anche con Ritratti, Trompe l'Oeil, pittura su vetro. Presso il mio studio di Roma, la "Arte & Pubblicità" lavoro ed espongo anche permanentemente le mie opere.
 

CRITICA DI ROBERTO MALFATTI

Normalmente pubblico testi piuttosto brevi perchè credo che la brevità e la leggerezza costituiscano una virtù... in questo caso però devo fare un'eccezione perchè poche parole non sono sufficienti per presentare un artista come Giacomo Sonaglia; ne devo spendere qualcuna in più, ...questo pittore si scoprirà che egli si dichiara disponibile a eseguire ritratti su commissione, vetrate artistiche, Trompe l'oeil, copie di capolavori e quadri originali. Alcuni storgono la bocca quando sentono che qualche artista opera su commissione, ma anch'io storgo la bocca quando vedo che queste persone storgono la bocca. So di avere la ragione dalla mia: conosco abbastaza bene la storia dell'arte per sapere che Giotto, il Beato Angelico, Raffaello, Michelangelo, Picasso e tutti i grandissimi lavoravano proprio in questo modo. Qualcuno si scandalizza perchè Renzo Piano progetta edifici soltanto se gli viene chiesto di farlo, ovvero se gli viene commissionato un progetto? Mozart o Verdi forse componevano per hobby? No, tutti i grandi artisti hanno lavorato su commissione. Il committente è fondamentale perchè l'arte possa vivere; non soltanto il singolo artista, l'arte. Da qualche decennio si è diffusa l'errata convinzione che l'artista deve essere completamente indipendente e che soltanto se fa quello che decide lui, dove e quando sceglie lui, potrà creare capolavori; ma è sbagliata e irrealistica. Tra i grandi, per quello che risulta a me, soltanto Cezanne ha potuto fare a meno del mercato, e soltanto perchè suo padre, grande banchiere, gli assicurò un rendita per tutta la vita. Sonaglia....se pure fosse bravo (come è) anche in uno solo dei cinque campi in cui opera, avrebbe il successo che ha e ne meriterebbe molto altro ancora; il fatto che di talenti ne possieda cinque (ma in realtà è sempre lo stesso) lo rende un personaggio e un artista straordinario. Sonaglia è un maestro, ovvero uno che conosce in profondità le tecniche che utilizza, che dal loro impiego trae opere di livello qualitativo altissimo e che è in grado di insegnare ad altri i loro segreti. Non è questo che deve saper fare colui a cui attribuiamo il titolo di Mastro? Visitando le gallerie si vedrà che sto descrivendo semplicemente le cose come sono. Si potrà dire che vetrate e trompe l'oeil belli come quelli che lui disegna e realizza hanno più a che fare con l'artigianato, seppure di alto livello, che con l'arte, intesa come capacità di creare. Un'osservazione come questa, che pure è accettabile, non tiene conto di parecchi elementi. Assumersi la responsabilità di affrescare la parete della sala più importate di una magione prestigiosa, non è cosa da tutti. Allo stesso modo copiare un Gauguin o un Renoir può portare a risultati squallidi e perfino grotteschi, ma può anche, all'opposto, riprodurre lo spirito dell'artista di cui si sta copiando l'opera. Per riuscirci occorre penetrare nell'animo di quell'artista, non basta limitarsi a ricalcare i suoi tratti e le sue pennellate. La maestria di Sonaglia in questa parte non puramente creativa della sua attività può essere paragonata a quella di un grande concertista, che esegue musiche composte da altri, ma che è in grado di affascinare chi ascolta. Ma come un grande concertista può essere anche compositore lui stesso, così Giacomo Sonaglia è anche artista "in proprio". Quando segue la propria ispirazione appare molto libero e moderno, quasi selvaggio. Di Sonaglia "pittore in proprio" parlerò ancora. Roberto Malfatti
 

LA TECNICA DELLA PITTURA A OLIO

Il suo componente principale è l'olio di lino e conferisce caratteristiche di luminosità, opacità, trasparenza, elasticità, sottigliezza nelle mescolanze, corpo, in grado di soddisfare le esigenze di ogni artista. Rispetto ad altri mezzi pittorici oggi a disposizione, l'olio si distingue per duttilità e polivalenza. La tecnica all'olio appartiene senza dubbio alla tradizione della storia della pittura ed è allo stesso tempo sinonimo di modernità e di evoluzione nel corso della storia dell'arte. Per quanto non si sappia con precisione quando i colori a olio apparvero per la prima volta, si hanno prove della loro esistenza nelle Fiandre del XIV sec. Uno dei primi artisti ad utilizzare tale tecnica, fu il pittore fiammingo Jan Van Eyck (1390-1441). In Italia, l'olio venne introdotto durante il Rinascimento, dove conobbe il suo periodo d'oro. Da allora, fino ai giorni nostri, con l'evolversi delle varie tendenze artistiche, l'olio si è imposto in modo definitivo sulle tavolozze di tutti gli artisti indipendentemente dallo stile usato diventando una delle più importanti tecniche artistiche.
 

I FALSI D'AUTORE

(Leonardo:"Dama con l'ermellino") Sono molte le personalità di una certa fama che si tengono in casa dei "falsi d'autore". "La prima cliente famosa - racconta un grosso mercante di autentici falsi d'autore - fu Sophia Loren che, affascinata da queste opere, reclamizzò l'idea in America, dove oltre ai molti attuali estimatori annovera il ricordo di Frank Sinatra". Da noi la lista dei clienti può perfino stupire: "dal Barone von Tyssen, ad Alberto di Monaco, sino ad Agnelli e Berlusconi". Fabio Fazio non solo ha la casa piena di falsi, ma, come si vede dalla foto di "Panorama" del 3.2.2000, ci tiene a farsi fotografare con loro (in alto Ritratto del dottor Ghachet di van Gogh e, più sotto,  Ritratto di Giuseppe Verdi di Giovanni Boldini).   Ma quello che più stupisce è che anche Vincent van Gogh era un falsario di sé stesso, infatti di questo ritratto, come di tante altre opere di questo artista, ne esistono due versioni. Il primo di questi ritratti (Dottor Gachet con ramoscello di digitale - foto in alto) è esposto al Louvre di Parigi (una copia in casa Fazio); il secondo (Dottor Gascet con libri e ramoscello di digitale - foto in basso) si trova a New York al S. Kramarsky Trust Fund.  Entrambi i quadri sono stati dipinti nel giugno 1890 e, contrariamente a quanto appare nella copia di Fazio, nessuno dei due è stato firmato dall'autore, il primo misura cm. 68 x 57, il secondo 66 x 57. ____________________________________________________________________________________ (Vincen Van Gogh:"Autoritratto")
 

IL RITRATTO

Ritratto a matita su tela Il ritratto, ovvero, il desiderio, l’ambizione o la necessità di tramandare ai posteri la propria immagine come testimonianza del proprio passaggio, così come un disegnatore lascia uno schizzo su un foglio di carta. L’origine di un istinto sicuramente molto vicino a quello della procreazione, poiché sempre di “creazione” si tratta, sebbene artistica. I tempi moderni ci portano costantemente ed inconsciamente a contatto con il ritratto in ogni momento della giornata, basti solo pensare a come l’uomo usa quotidianamente i mezzi multimediali: giornali, manifesti, televisione e pubblicità di ogni genere. Ciò che ha sicuramente contribuito alla rivoluzione del ritratto passando da una commissione élitaria ad un’altra su larga scala rivolta successivamente al business ed ai numeri del mercato è stata certamente l’invenzione della fotografia verso la metà del 1800. Attraverso l’uso della fotocamera il senso ed il valore odierno del ritratto è stato ormai “banalizzato”, nonostante validi fotografi abbiano saputo trasformare questa disciplina in una vera e propria nuova arte a sé stante. Chiunque di noi si sarà imbattuto in qualche vecchia foto che ritrae un vecchio antenato o magari i leggendari personaggi della frontiera americana, immagini che trasmettono fascino e curiosità, ma per poter trovare le origini artistiche ed il pathos dei ritratti dei Grandi Maestri occorre tornare indietro di qualche secolo. Nel 1300, grazie alla scoperta dell’olio di lino come legante per i pigmenti colorati, nasceva la pittura ad olio, probabilmente non solo con la complicità dei fratelli Van Eyck.  Ritratto olio su tela                                                                                                        
 

IL TROMPE L'OEIL

(Il tempietto) Chi sfoglia una qualsiasi rivista d'arredamento puo' accorgersi quanto oggi sia tornato di moda il TROMPE L'OEIL. Illusionistici inganni sulle pareti di interni privati e pubblici, per deliziare gli occhi di chi vive la propria casa e per stupire gli osservatori. Una fittizia architettura dipinta, che nobilita pareti statiche, prive di personalita', dilatandone gli spazi anche ristretti, sfondando la realta' fisica con finestre, balconi, prospettive, e riscattando la fantasia attraverso questi dipinti che ampliano lo spazio nel tempo. ___________________________________________________________________________________ (Oblò con vista tetti e uccellini)
 

LE VETRATE ARTISTICHE

(Vetrata Libery "Lo stagno") La cultura di inserire vetrate artistiche nell’architettura d’interni è divenuta ormai una consuetudine e una scelta d’arredo ottimale: il gioco di luce che attraversa i vetri policromi riflettendo il decoro, distorcendolo, moltiplicandolo in costante metamorfosi,finisce per vivificare l’ambiente e caratterizzarne la personalità. Ma fu solo verso la fine del 1800, dopo secoli di oblio, che la vetrata artistica venne reintrodotta nell’arredamento e nell’architettura d’interni, sia in Europa che oltreoceano. Molti artisti di fama, pittori in prevalenza, cominciarono ad interessarsi a questo settore, realizzando disegni per la creazione di vetrate “moderne” da collocare nell’arredamento delle nuove architetture che andavano profilandosi sia in ambito privato che pubblico. Un apporto determinante al riutilizzo delle vetrate istoriate si deve allo statunitense L.C.Tiffany, il quale produsse una nuova tipologia di vetri ed inventò un  metodo innovativo per legare le vetrate artistiche con lo stagno. ___________________________________________________________________________________ (Imitazione vetrata antica)
 

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La pittura.

Post n°41 pubblicato il 06 Dicembre 2006 da Jasondgl2

(La sofferta Libertà)

La pittura deve consentire all’artista di soddisfare il bisogno di dipingere, inteso come bisogno di vivere e manifestare le proprie sensazioni ed emozioni, il dipingere è il solo modo di sentire e far sentire che c’è, che esiste. La tecnica e le modalità pittoriche devono adattarsi all’essenza del quadro, permettendo al quadro stesso di comunicare emozioni. Ogni pittore può utilizzare la tecnica pittorica che meglio consente di esprimere le proprie emozioni, variandola da quadro a quadro e personalizzandola in base ai propri bisogni pittorici e al proprio istinto.
Claude Monet in una sua lettera scriveva: "…..Non sono un grande pittore, un grande poeta……So solo che faccio quanto ritengo giusto per esprimere ciò che provo davanti alla natura, e che il più delle volte, per riuscire a rendere ciò che sento davvero, dimentico del tutto le regole più elementari della pittura, se pure esistono".
Seguire tecniche pittoriche che rispondono ai canoni classici e scolastici della rappresentazione artistica, significherebbe per il pittore "vero" imprigionare la sua creatività, soffocare le ali della sua libertà espressiva, riducendo il proprio bisogno di dipingere ad un semplice esercizio pittorico.

 
 
 
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LA STRAGE DEGLI INNOCENTI.

All’inizio del secolo scorso circa il 90 per cento dei morti o dei feriti in guerra erano militari. Oggi il 90 per cento o più sono civili, soprattutto bambini e donne. Negli ultimi dieci anni le guerre hanno reso orfani o separato dai propri genitori un milione di bambini. Almeno 300 mila sono i bambini-soldato che stanno combattendo in 33 paesi coinvolti in conflitti armati. Con che occhi i bambini guardano oggi le stragi e i mali del mondo, di cui gli ‘’adulti’’ sono capaci? In che modo violenza e morte si imprimono indelebilmente nelle loro menti, nei loro cuori? La guerra si fa per sete di potere, per rivendicare libertà, per difendersi da altri popoli; spesso in nome della giustizia e perfino in nome di una religione. Si ritiene a volte ‘’giustificato’’ uccidere nemici, uomini o donne in divisa, ma non esistono ‘’bambini nemici’’. Non ci sono giustificazioni per uccidere bambini, guerre o non guerre, in nome di nessuna causa, diritto o rivendicazione. ______________________________________________________________________________________________ Ci sono cose per cui sono disposto a morire, ma non ce ne è nessuna per cui sarei disposto ad uccidere
 

COS'È LA POVERTÀ?

Quando si pensa alla povertà viene subito in mente la mancanza di denaro, di beni, di viveri. È vero, ma il fenomeno abbraccia anche altri aspetti della vita quotidiana. C'e chi è povero perché non può usufruire di cure mediche adeguate,non ha accesso all' istruzione, non ha la possibilità di trovare un lavoro. Eppure un quinto della popolazione mondiale vive con meno di un euro al giorno. In situazioni si parla di povertà assoluta, dove soprattutto dal punto di vista alimentare d dell'accesso ai beni essenziali, i livelli di vita sono ben al di sotto delle condizioni minime accettabili. Esiste invece un tipo di povertà relativa, che si realizza quando la differenza tra le fasce più alte di reddito e quelle più basse impedisce a queste ultime di avere accesso alle risorse necessarie per una vita realizzata. In ogni caso, chi è povero è spesso escluso dalla società e la povertà stessa priva le persone del diritto di vivere una vita piena, produttiva e felice. Chi soffre di povertà? Donne e bambini soffrono la povertà molto più degli uomini. Allo stesso modo nelle zone rurali si soffre di più che nelle città. Ciò avviene nei paesi del cosiddetto Terzo mondo, come anche nei paesi industrializzati. In questi ultimi prevale quel tipo di povertà cosiddetta relativa,mentre nei paesi del terzo mondo domina la povertà assoluta, che è una delle cause principali della mortalità infantile. Che portata ha il fenomeno della fame nel mondo? Secondo i dati forniti nel 2001 dal World Food Programme, un organismo dell'ONU, sul pianeta c'è cibo sufficiente per l'intera popolazione mondiale. Ma nonostante ciò la fame affligge ancora una persona su Sette. Paradossalmente le risorse agricole di tanti paesi servono a soddisfare i bisogni dei paesi più ricchi. Evidentemente il problema non è la produzione ma la distribuzione, la volontà quindi di distribuire il cibo in modo equo e giusto. L'articolo 11 del patto internazionale sui diritti economici, sociali e culturali parla chiaramente di tutto ciò: "Gli stati parti del presente patto, riconoscendo il diritto fondamentale di ogni individuo alla libertà dalla fame , adotteranno, individualmente e attraverso la cooperazione internazionale, tutte le misure, e fra queste anche programmi concreti, che siano necessarie… per assicurare un'equa distribuzione delle risorse alimentari mondiali in relazione ai bisogni…" Qual è il ruolo del lavoro per combattere la povertà? È un ruolo fondamentale, soprattutto se si pensa che ogni essere umano ha diritto ad avere un lavoro. Ne parla esplicitamente la Dichiarazione universale dei diritti umani, nell'art. 23: "Ogni individuo ha diritto al lavoro, alla libera scelta dell'impiego, a giuste e soddisfacenti condizioni di lavoro e alla protezione contro la disoccupazione. Ogni individuo, senza discriminazione ha diritto ad eguale retribuzione per eguale lavoro. Ogni individuo che lavora ha diritto a una rinumerazione equa e soddisfacente che assicuri a lui stesso e alla sua famiglia una esistenza conforme alla dignità umana e integrata se necessario da altri mezzi di protezione sociale. Ogni individuo ha diritto di fondare dei sindacati e di aderirvi per la difesa dei propri interessi". Non avere un lavoro per un lungo periodo di tempo o dover vivere con un salario insufficiente può portare a soffrire la povertà. Fortunatamente in Italia e nei paesi industrializzati il sistema di assistenza sociale tende a prevenire le situazioni di povertà assoluta. Ma ci sono ancora tantissimi paesi nel mondo in cui la vita stessa viene minacciata da una povertà che non lascia via di scampo.
 

COS'È LA FAME?

Ci avete mai pensato, quali sono le sensazioni che si provano ad avere fame... non quella del nostro "buco allo stomaco", dove basta uno spuntino per sentirsi sazi! La Fame quella vera... quando il "buco allo stomaco" è una voraggine senza fine... quando la parola mangiare assume il significato di vita o morte. Quando le forze, per la denutrizione,vengono a mancare, fino a non sostenere più neppure il respiro. Proviamo a pensarci... madri e padri che vedono i propri figli lentamente spegnersi... e non poter far nulla. Proviamo a pensarci... ci lamentiamo spesso che non ci piace determinato cibo o avremmo voglia di qualcosa... c'è chi a questo mondo si accontenterebbe anche di un cibo avariato! La fame uno spettro che non conosciamo, noi figli dell'abbondanza, almeno pensiamoci, cerchiamo d'immaginare come sarebbe la vostra vita senza...!
 

COS'È L'ODIO?

L'odio e l'odiosità sono sentimenti propri dell'uomo. Non ci è dato di dimostrare che in altri esseri viventi vi siano comportamenti paragonabili a quelli derivanti dal provare odio. Questo fa si che l'odio e le sue conseguenze siano tratti di differenziazione primaria tra uomo e altri esseri viventi. Nel corso della storia l'uomo ha manipolato l'odio raggiungendo tecniche raffinatissime per la sua applicazione pratica e questo fa si che si possa affermare che molti avvenimenti storici siano stati determinati dall'odio. Il sentimento che si contrappone all'odio è l'amore : sentimento di affetto vivo, trasporto dell'animo verso una persona o una cosa, devozione. Aspirazione spirituale al bene. L'amore è un sentimento individuale e totalmente soggettivo a diversità dell'odio che può essere vissuto come sentimento comune a più persone. L'odio è un sentimento che si può trasmettere a più persone con maggior facilità rispetto all'amore e lo si può fare attraverso il comportamento, le parole e le scritture. A diversità dell'amore, l'odio può coinvolgere contemporaneamente più individui ed autoalimentarsi all'interno di comunita` e popolazioni. L'odio può essere indirizzato verso valori ed istituzioni per cui si può avere : * odio razziale o etnico : che si sviluppa in un gruppo o in un popolo, verso un altro popolo o gruppo, per motivi razziali * odio culturale : verso tradizioni, culture, credenze religiose di altre persone * odio enpatico : verso persone specifiche e senza motivazioni oggettive * odio politico : verso gruppi politici ed i suoi rappresentanti 11 SETTEMBRE, ricordiamoci di cosa significa l'odio. Non è l'unico esempio di quanto l'essere umano non significa "essere umano", di quanto la vita del prossimo conti poco per molti di noi. Questa immagine deve essere per tutti un simbolo di pace, non ci sono razze, nè religioni, ne credo politico che possano giustificare la perdita di anche una sola vita umana.
 

COS'È IL BULLISMO?

Il bullismo è un malessere sociale fortemente diffuso, sinonimo di un disagio relazionale che si manifesta soprattutto tra adoloscenti e giovani, ma sicuramente non circoscritto a nessuna categoria né sociale né tanto meno di età.  Infatti il bullismo si evolve con l'età, e in età adulta lo ritroveremo in tante, troppe prevaricazioni sociali, lavorative e familiari. Provando a dare una sintetica definizione, in genere, "Uno studente è oggetto di azioni di bullismo, ovvero è prevaricato o vittimizzato, quando viene esposto, ripetutamente nel corso del tempo, alle azioni offensive messe in atto da parte di uno o più compagni" (Olweus 1996). Una recente indagine in Italia sul ''bullismo'' nelle scuole superiori ha evidenziato che un ragazzo su due subisce episodi di violenza verbale, psicologica e fisica e il 33% è una vittima ricorrente di abusi. Dai risultati dell’indagine emerge che le prepotenze di natura verbale e psicologica prevalgano rispetto a quelle di tipo fisico: il 42% dei ragazzi afferma di essere stato preso in giro; il 30% ha subito delle offese e il 23,4% ha segnalato di aver subito calunnie; nelle violenze di tipo psicologico, il 3,4% denuncia l'isolamento di cui è stato oggetto, mentre  l’11% dichiara di essere stato minacciato.  Come fa una società civile a tollerare tutto questo e allo stesso tempo sperare che la società stessa cresca e progredisca? Il cupo fenomeno del Bullismo è incomprensibilmente sottovaluto anche quando esso è una manifestazione di un vero è proprio malessere sociale sia per coloro che commettono il danno che per coloro che lo subiscono, i primi in quanto a rischio di problematiche antisociali e devianti, i secondi in quanto rischiano una eccessiva insicurezza caratteriale che può sfociare in sintomatologie anche di tipo depressivo. Di questi tempi si parla spesso della depressione come nuova grande malattia sociale, ma cosa si fa per combatterla? Le conseguenze del bullismo sono notevoli, a volte purtroppo irreparabili: il danno per l'autostima della vittima si mantiene nel tempo e induce la persona a perdere credibilità sulle istituzioni sociali come la scuola ma anche la famiglia oppure alcune vittime diventano a loro volta aggressori sui più deboli. Il bullismo, come detto, non è un problema solo per la vittima, ma va oltre l’individuo oppressore e oppresso, in quanto il clima di tensione che si instaura va a influenzare la famiglia, la scuola e le altre istituzioni sociali, nonché il futuro stesso della persona e della società nel suo complesso. Cerchiamo di fermare tutto questo, per un futuro dei giovani e dei meno giovani più armonioso e pieno di sogni. Il Bullismo nuoce alla società in modi devastanti, sfavorisce  lo sviluppo sociale ed economico, alimenta l'aggressività e la criminalità. Un paese moderno non può e non deve tollerare tutto questo.
 

STOP ALLA ''RETE'' DELLA PEDOFILIA

''Save the Children'' Il progetto raccoglie le segnalazioni anonime di qualsiasi cittadino che voglia contribuire ad evitare abusi su bambini: dietro le foto del mondo virtuale infatti ci sono sempre piccole vittime reali. Pertanto chiunque si imbatta per caso, navigando in rete, in siti o immagini pedo-pornografiche, può compilare il modulo di segnalazione pubblicato su ''Stop-it'' (http://www.stop-it.org/home), aiutando così i più piccoli. Il personale dell'associazione raccoglierà le denuncie che, dopo la verifica, saranno inviate alla Polizia Postale e delle Comunicazioni la quale avvierà le indagini necessarie per individuare gli autori del sito. La pornografia minorile è un crimine in continuo aumento che rientra nell'abuso sessuale ai danni di minori e nello sfruttamento sessuale dei bambini a scopo commerciale. Violenze che hanno ripercussioni enormi a livello fisico, psicologico e sociale sulle vittime. E i dati del fenomeno sono sempre più preoccupanti. Il giro d'affari legato alla pedo-pornografia on line è altissimo: solo in Italia fa registrare un fatturato annuo di oltre 11 miliardi di euro. Il prezzo delle fotografie varia dai 30 ai 100 dollari mentre i video hard costano dai 250 ai 300 dollari. Dopo la legge 269 del 1998 in Italia sono state sequestrate oltre 100mila immagini di pornografia infantile e circa cento persone sono state arrestate di cui 3 italiani. Nell'ultimo anno la Polizia Postale e delle Comunicazioni per combattere il fenomeno della pedo-pornografia ha intensificato l'attività di monitoraggio del web, a volte con investigatori sotto copertura, raggiungendo risultati interessanti. Se navigando nel web trovate, per caso, materiale pedo-pornografico, la prima cosa da fare è mettersi in contatto con la Polizia Postale e delle Comunicazioni, telefonicamente o via e-mail. Per non correre rischi ed essere d'aiuto agli operatori nelle indagini, è utile comportarsi seguendo alcuni consigli. Nel caso di siti Internet dal contenuto sospetto, occorre segnare l'indirizzo web esatto, evitando assolutamente di scaricare materiale poiché non è consentito dalla legge. Se invece si ricevono messaggi di posta elettronica con allegati di natura sessuale, è necessario non cancellare l'e-mail, finché non verrà detto dagli operatori della Postale. Per quanto riguarda le chat lines, invece, se si viene contattati da un utente che lascia intendere di avere immagini o video che ritraggono rapporti sessuali con minori, bisogna conservare il testo della conversazione con le indicazioni del giorno e dell'ora in cui è avvenuta, del server e del canale in cui si era conversato, specificando anche il servizio di chat usato (per esempio IRC, C6, ICQ).
 

LA DICHIARAZIONE DI SIVIGLIA

Da: Adams, D. (ed.) 1991, The Seville Statement on Violence, UNESCO, Paris. Traduzione di Camilla Pagani. ____________________________________________________________________________________ INTRODUZIONE _______________________________________________________________________________________ Questa Dichiarazione è un messaggio di pace. Dice che la pace è possibile e che le guerre possono cessare. Dice che può cessare la sofferenza della guerra, la sofferenza della gente che viene ferita e muore e la sofferenza dei bambini che rimangono senza casa o senza famiglia. Dice che invece di preparare la guerra, possiamo usare il denaro, ad esempio, per insegnanti, libri, scuole, medici, medicine e ospedali. Noi autori di questa Dichiarazione siamo scienziati provenienti da vari paesi, dal nord, dal sud, dall'est e dall'ovest. Questa Dichiarazione è stata sottoscritta e pubblicata da molte organizzazioni di scienziati di tutto il mondo, tra cui antropologi, etologi (studiosi del comportamento animale), fisiologi, politologi, psichiatri, psicologi e sociologi. Abbiamo studiato il problema della guerra e della violenza con metodi scientifici moderni. Naturalmente le conoscenze non sono mai definitive ed un giorno sapremo di più di quanto sappiamo oggi. Ma abbiamo il dovere di esprimere il nostro pensiero sulla base degli ultimi dati scientifici. Alcuni affermano che la violenza e la guerra non possono cessare perché fanno parte delle nostre caratteristiche biologiche naturali. Noi diciamo che non è vero. Un tempo si diceva che la schiavitù e la sopraffazione in nome della razza e del sesso facessero parte delle nostre caratteristiche biologiche. Alcuni pretendevano persino di poter provare scientificamente queste affermazioni. Ora sappiamo che avevano torto. La schiavitù non c'è più e ora il mondo è impegnato a porre fine alla sopraffazione in nome della razza e del sesso.
 

CINQUE PROPOSIZIONI

1.______________________________________________________________________________E' scientificamente scorretto dire che le guerre non finiranno mai perché gli animali fanno la guerra e gli esseri umani sono come gli animali. Prima di tutto questo non è vero, perché gli animali non fanno la guerra. In secondo luogo non è vero perché noi non siamo esattamente come gli animali. Diversamente dagli animali noi possediamo una cultura umana che possiamo modificare. Una cultura in cui è presente la guerra in un determinato secolo può cambiare e vivere in pace con i popoli vicini in un altro secolo. 2.______________________________________________________________________________E' scientificamente scorretto dire che la guerra non può finire perché fa parte della natura umana. Le argomentazioni sulla natura umana non possono provare nulla, perché la nostra cultura umana ci fornisce la capacità di plasmare e modificare la nostra natura da una generazione all'altra. E' vero che i geni che vengono trasmessi nelle uova e negli spermatozoi dai genitori ai figli influenzano il nostro modo di agire. Ma é anche vero che siamo influenzati dalla cultura in cui cresciamo e che possiamo assumerci la responsabilità delle nostre azioni. 3.______________________________________________________________________________E' scientificamente scorretto dire che la violenza non può finire perché gli esseri umani e gli animali violenti sono in grado di vivere meglio ed di avere più figli degli altri. In realtà i risultati della ricerca scientifica dimostrano che gli esseri umani e gli animali vivono meglio quando imparano a lavorare bene insieme. 4.______________________________________________________________________________E' scientificamente scorretto dire che siamo costretti ad essere violenti a causa del nostro cervello. Il cervello fa parte del nostro corpo come le gambe e le mani. Possono essere tutti usati per la cooperazione come per la violenza. Poiché il cervello è la base organica della nostra intelligenza, ci permette di pensare a quello che vogliamo fare e a quello che dovremmo fare. E poiché il cervello ha una grande capacità di apprendimento possiamo inventare nuovi modi di fare le cose. 5.______________________________________________________________________________E' scientificamente scorretto dire che la guerra è causata dall'"istinto". La maggior parte degli scienziati non usa più il termine "istinto" perché nessuno dei nostri comportamenti è così determinato da non poter essere modificato dall'apprendimento. Naturalmente abbiamo emozioni e motivazioni, come la paura, la rabbia, il sesso e la fame, ma ognuno di noi è responsabile per quanto riguarda i modi in cui le esprimiamo. Nella guerra moderna le decisioni e le azioni dei generali e dei soldati non sono di solito dettate dall'emozione. Al contrario, essi eseguono i loro compiti sulla base dell'addestramento ricevuto. Quando i soldati vengono addestrati alla guerra e quando alla gente si insegna a dare il proprio appoggio a una guerra, gli si insegna ad odiare e a temere il nemico. Il problema più importante è capire perché vengano addestrati e preparati in questo modo innanzitutto dai capi politici e dai mass media. __________________________________________________________________________________________ CONCLUSIONE ___________________________________________________________________________________________ Concludiamo affermando che le nostre caratteristiche biologiche non ci condannano alla guerra e alla violenza. Al contrario, noi possiamo porre fine alla guerra e alla sofferenza che ne deriva. Non possiamo farlo agendo da soli, ma soltanto insieme. Tuttavia è molto diverso se ciascuno di noi crede o no che lo possiamo fare. Altrimenti è verosimile che non ci proviamo neppure. La guerra è stata inventata nei tempi passati e nello stesso modo possiamo inventare la pace nel nostro tempo. Ciascuno di noi fare la propria parte.
 

FIGLI CONTESI.

Nelle statistiche dei commissariati aumenta il numero delle denuncie per scomparsa di minori ma i ragazzi davvero scomparsi per fortuna sono pochi; gran parte dei casi riguarda infatti le brevi fughe da casa di adolescenti. Un altro fenomeno però gonfia le statistiche, quello appunto delle sottrazioni legate ai conflitti familiari: cioè aumentano i bambini “rubati” da un genitore all’altro, nelle famiglie di separati. Rubarsi il figlio, portarlo via al coniuge a cui è affidato o semplicemente non riportarglielo dopo una vacanza concordata, sta diventando un fatto comune. È una battaglia nascosta, quella che vede al centro tanti bambini di coppie finite, una lotta che raramente compare sui giornali se non per la singolare decisione di qualche giudice, come quella di un mese fa, riguardante due bambini per i quali il tribunale ha decretato una divisione perfettamente “equa” fra padre e madre: da lunedì mattina a giovedì all’uscita della scuola, con lei, poi fino a domenica notte con il padre. Due figli divisi esattamente a metà: cosa c’è di più "giusto"? Chissà se al giudice o ai genitori non è nel frattempo sorto qualche dubbio, davanti a quei due bambini sempre con la valigia in mano e la vita tagliata con tanta precisione in due! Cresce purtroppo anche il numero di coloro che fanno dei figli un ostaggio, un qualcosa da dare in cambio di un assegno di alimenti più alto, un oggetto da portarsi via con la forza dicendo che è per amore. La prima cosa che capisce un ragazzino portato via in questo modo da casa, è che non ha più due genitori, cioè un padre e una madre coscienti del suo essere bambino. Si rende conto di doversela cavare come se fosse grande, dato che i suoi genitori non si ricordano più che grande non è. E anche se strattonato e corteggiato dal padre e/o dalla madre, impara in realtà che è solo. Solo, paradossalmente, mentre i suoi genitori lo usano come arma nella loro battaglia legale, litigano a colpi di carta da bollo per averlo e vanno al commissariato se non torna puntuale, come ha equamente stabilito la legge. Non dimentichiamo inoltre che i figli di genitori separati possono essere usati in squallide vicende penali a base di inesistenti violenze sessuali, inventate da un coniuge soltanto per gettare fango sull’altro e ottenere così l’affidamento del figlio.