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Quotidianamente...

Vita di ufficio... ma quella è un'altra storia...

 

 

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Post n°529 pubblicato il 02 Dicembre 2009 da quotidiana_mente
 

 





Venerdì sono uscita come sempre alle diciotto. Pago, come ogni giorno, il pedaggio ascoltando per pochi minuti le chiacchiere del portiere, il quale era più ciarliero del solito perché il giorno dopo andava, col figlio, a vedere gli All Blacks a San Siro. Per un paio di secondi l’ho invidiato. Saluto, varco il portone e vedo una bici vicina alla mia. Mi avvicino, guardo meglio e mi chiedo come sia possibile che quella bici sia legata alla mia. Guardo meglio: era un’illusione ottica, la bici era semplicemente appoggiata al palo ma così vicina alla mia che sembravano legate assieme. Invece quella bici non era legata a nulla. Torno sui miei passi e lo faccio presente al portiere. Mi risponde che sta lì già da qualche ora, che non sa a chi appartenga. Ri saluto e me ne vado. Pedalando, penso che non sia prudente lasciare una bici incustodita anche per pochi minuti, figurarsi per ore.
Lunedì mattina la bici era sempre lì, semplicemente poggiata al palo, così com’è ancora lì il giorno seguente. Secondo il portiere è una bicicletta rubata da qualche albanese ubriaco. Ho chiesto il perché di tanta certezza sulla nazionalità del ladro. Mi ha risposto che, beh, sì, insomma, poi mi ha guardato e ha detto che con me di certi argomenti non può parlare perché la pensiamo in modo totalmente opposto. Infatti, ho risposto. Ho salutato e sono andata via.
Che sia una bicicletta rubata, non ci sono dubbi. Quello che mi stupisce è perché la mia (prima) bicicletta, sempre legata, mi è stata rubata e perché questa libera come l’aria dopo una settimana sia ancora lì appoggiata al palo. No, no, questo non è un quartiere particolarmente onesto, perché alla mia collega hanno rubato la sua (prima) bici dopo due settimane durante la pausa pranzo e la bici era chiusa a doppia mandata di lucchetto ché lei ha a cuore la sicurezza delle sue cose.
Rimane un mistero quello della bici poggiata vicina alla mia. La mia, in fondo, ringrazia. Almeno durante la sua permanenza sotto l’ufficio è in compagnia e riesce a scambiare due parole con una sua simile. Non è poco.
Ho chiamato i Carabinieri, mi è stato risposto che dovevo portare la bici da loro, fare la denuncia di ritrovamento e, nel caso fosse stata fatta una denuncia di furto, sarebbe stato facile individuare il proprietario, altrimenti sarebbe finita assieme ad altre biciclette in un deposito. Se poi, mi è sempre stato detto, è vecchia, sicuramente rimarrà dov’è per tanto tempo e sarebbe meglio chiamare l’AMA (Azienda Municipalizzata). Ci ho pensato. Non ho fatto nulla. Questa mattina, dopo ancora un altro fine settimana, la bici non c’era più e mi sento in colpa.

 



 

 
 
 
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