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Un blog creato da vocedimegaride il 09/11/2006

La voce di Megaride

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Cliccando http://www.box404.net/nick/index.php?b  si procede ad una originalissima elaborazione del nickname ANCESTRALE di una url. "La Voce di Megaride" ha ottenuto una certificazione ancestrale  a dir poco sconcertante poichè perfettamente in linea con lo spirito della Sirena fondatrice di Napoli che, oggidì, non è più nostalgicamente avvezza alle melodie di un canto ma alla rivendicazione urlata della propria Dignità. "Furious Beauty", Bellezza Furiosa, è il senso animico de La Voce di Megaride, prorompente femminilità di una bellissima entità marina, non umana ma umanizzante, fiera e appassionata come quella divinità delle nostre origini, del nostro mondo sùdico  elementale; il nostro Deva progenitore, figlio della Verità e delle mille benedizioni del Cielo, che noi napoletani abbiamo offeso.
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AREA PERSONALE

 

 

TOH chi si risente! Biagio Costanzo

Post n°1282 pubblicato il 21 Novembre 2009 da vocedimegaride
 

De Magistris chiude l'inchiesta Toghe Lucane


Tra le richieste di rinvio vi sono il Sindaco di Policoro N. Lopatriello, l'attuale dirigente dell'ufficio tecnico F.Viceconte, N. Montesano, Vincenzo e Marco Vitale

08 ago 08 E' giunta a termine l'inchiesta "Toghe lucane" condotta dal sostituto procuratore della repubblica presso il Tribunale di Catanzaro, Luigi de Magistris, in merito ad un presunto comitato d'affari che avrebbe agito in Basilicata e del quale farebbero parte, a vario titolo, magistrati, uomini politici, imprenditori, professionisti, esponenti delle forze dell'ordine. Il magistrato ha firmato l'avviso di conclusione delle indagini, condotte dal nucleo provinciale di polizia tributaria della Guardia di finanza di Catanzaro, con il coordinamento della Procura della Repubblica del capoluogo calabrese, diretto a 33 persone che avrebbero agito per condizionare l'attivita' giudiziaria e di altre istituzioni della Basilicata. Il gruppo, in particolare, avrebbe ostacolato, sempre secondo l'ipotesi accusatoria, delicate attivita' investigative effettuate dalla Procura di Potenza. Secondo quanto emerso dagli elementi raccolti dagli uomini del colonnello Castrigliano', il gruppo avrebbe potuto anche contare, per realizzare le proprie attivita' illecite, sul ruolo di spicco ricoperto nel Consiglio superiore della magistratura dall'avvocato Emilio Nicola Buccico, nonche' su quello di direttore generale dell'ufficio magistrati presso il ministero della Giustizia svolto da Vincenzo Barbieri. Il provvedimento di conclusione delle indagini dell'inchiesta, composto da oltre 500 pagine, riassume gli esiti di attivita' contenute in cento faldoni, con migliaia di atti processuali, fra cui decine gli interrogatori e una quantita' di intercettazioni.

Sono trenta i capi d’imputazione. I 33 destinatari dell'avviso di conclusione delle indagini, cui sono contestati complessivamente trenta capi di imputazione, sono: Vincenzo Tufano, procuratore generale presso la Corte di appello di Potenza (associazione a delinquere finalizzata alla corruzione e corruzione in atti giudiziari, piu' singoli episodi di corruzione e rivelazione di segreto di ufficio); Gaetano Bonomi, sostituto procuratore generale presso la Corte di appello di Potenza (associazione a delinquere finalizzata alla corruzione e corruzione in atti giudiziari, piu' singoli episodi di corruzione e rivelazione di segreto di ufficio); Felicia Genovese, gia' sostituto procuratore presso la Dda di Potenza, ora giudice del Tribunale di Roma (associazione a delinquere, corruzione in atti giudiziari); Michele Cannizzaro, marito della Genovese, gia' direttore generale dell'Azienda ospedaliera San Carlo di Potenza (associazione per delinquere e corruzione); Giuseppe Chieco, procuratore della Repubblica di Matera (associazione per delinquere, corruzione in atti giudiziari, truffa aggravata ai danni dello Stato); Iside Granese, gia' presidente del tribunale di Matera (associazione per delinquere e corruzione in atti giudiziari); Attilio Caruso, gia' presidente della Banca popolare del Materano (concorso in corruzione in atti giudiziari); Emilio Nicola Buccico, avvocato, gia' componente del Csm, attuale sindaco di Matera (associazione per delinquere e concorso in corruzione in atti giudiziari); Pietro Gentili, colonnello dei carabinieri, gia' responsabile della sezione di Pg dei carabinieri di Potenza, oggi consigliere di amministrazione di Marinagri e addetto alla sicurezza della struttura (associazione per delinquere e corruzione); Vincenzo Vitale e Marco Vitale, titolari della struttura turistica Marinagri di Policoro (associazione per delinquere, concorso in corruzione e truffa aggravata allo Stato); Filippo Bubbico, parlamentare, gia' sottosegretario allo Sviluppo economico con il Governo Prodi, gia' presidente della Regione Basilicata (associazione per delinquere, concorso in corruzione e truffa aggravata allo Stato). Altri indagati sono: Arnaldo Mariotti, segretario particolare di Bubbico al ministero (concorso in truffa aggravata allo Stato); Massimo Goti, in qualita' di direttore generale del ministero dello Sviluppo economico (associazione per delinquere e corruzione); Vincenzo Barbieri, magistrato, gia' direttore della direzione generale magistrati al ministero della Giustizia, oggi procuratore capo alla Procura di Avezzano (associazione per delinquere e rivelazione segreti di ufficio); Luisa Fasano, dirigente della squadra Mobile di Potenza (associazione per delinquere, corruzione e rivelazione di segreti di ufficio); Giuseppe Labriola, avvocato, presidente del Consiglio dell'ordine degli avvocati di Matera (associazione per delinquere e corruzione); Vito De Filippo, presidente della Giunta regionale della Basilicata (truffa aggravata ai danni dello Stato); Elisabetta Spitz, moglie di Marco Follini, dirigente generale dell'Agenzia del demanio di Roma (associazione per delinquere e truffa aggravata allo Stato); Nicolino Lopatriello, sindaco del Comune di Policoro (associazione per delinquere, corruzione e truffa aggravata allo Stato); Nicola Montesano, presidente pro tempore del Consiglio comunale di Policoro (associazione per delinquere, corruzione e truffa aggravata allo Stato); Felice Viceconte, dirigente del settore urbanistica del Comune di Policoro (associazione a delinquere e truffa); Giuseppe Pepe, dirigente dell'Agenzia del demanio di Matera (associazione a delinquere e truffa); Michele Vita, segretario generale dell'Autorita' di bacino regionale della Basilicata (associazione a delinquere e truffa); Claudia De Luca, sostituto procuratore presso il Tribunale di Potenza (peculato); Daniele Cenci, gia' giudice del Tribunale di Potenza, ora giudice a Perugia (abuso di ufficio); Vito Santarsiero, sindaco di Potenza (concorso in abuso di ufficio); Vincenzo Mauro, gia' questore di Potenza, ora questore a Messina (concorso in abuso di ufficio e rivelazione di segreti di ufficio); Biagio Costanzo, cancelliere al Tribunale di Lagonegro (concorso in rivelazione di segreto di ufficio); Massimo Cetola, generale dell'Arma dei carabinieri, gia' comandante interregionale, ad aprile del 2008 insediatosi come commissario all'Asp di Reggio Calabria (concorso in abuso di ufficio e minacce a pubblico ufficiale); Emanuele Garelli, generale dell'Arma dei carabinieri, gia' comandante della regione carabinieri Basilicata (concorso in abuso di ufficio e minacce a pubblico ufficiale); Nicola Improta, colonnello dell'Arma dei carabinieri, gia' capo di Stato maggiore della regione carabinieri Basilicata (concorso in abuso di ufficio e minacce a pubblico ufficiale); Pietro Giuseppe Polignano, tenente colonnello dell'Arma dei carabinieri, gia' comandante provinciale di Potenza (concorso in abuso di ufficio e minacce a pubblico ufficiale).

(per l'articolo completo vai al blog originale)

http://ottavioframmartino.blogspot.com/2008_08_08_archive.html

 

 

 
 
 

TOH chi si risente bis! Giuseppe Irianni

Post n°1281 pubblicato il 21 Novembre 2009 da vocedimegaride
 

dall'archivio storico del corriere della sera

                                disastro colposo

«Il padre pagò Poggiolini, il figlio l' Aifa»Farmaci, tra gli indagati il titolare di una società implicata nel 1992 Disastro colposo. E' il nuovo filone dell' inchiesta torinese sull' Agenzia italiana del farmaco (Aifa). Disastro colposo per la messa in commercio di «farmaci non perfetti». Tutto è partito nel gennaio 2006 dopo la scoperta della falsità di uno studio di bioequivalenza, risalente al 2001, per tre medicinali generici (terafluss, prostatil e terazosina): soldi incassati, studio mai fatto. Dai generici all' Aulin, «protetto» mentre veniva ritirato in altri Paesi europei. E una trentina di altri medicinali. Due anni di inchiesta: registrazioni, filmati, email agli atti. Disastro colposo, oltre alle accuse di concussione, corruzione e favoreggiamento che hanno già portato a 8 arresti e 19 avvisi di garanzia tra i dirigenti e funzionari dell' Aifa, titolari di imprese farmaceutiche e intermediari. Ieri il gip e i pm hanno ascoltato a Torino Piera Campanella (difesa dall' avvocato Jacopo Pensa), procuratore della multinazionale Allergan, indagata per corruzione, e improvvisamente sono tornati a Roma, per ascoltare altri funzionari Aifa, i cui vertici sono già sotto inchiesta. Campanella ha ammesso gli addebiti, forse di più. E' stata scarcerata. E l' inchiesta, dopo i primi interrogatori, rischia clamorosi sviluppi. Un terremoto che ricorda lo scandalo delle tangenti a Duilio Poggiolini, il dirigente della Sanità che prendeva mazzette per autorizzare la vendita e i prezzi dei farmaci, che all' inizio degli anni ' 90 svelò un sistema di corruzione vastissimo e sistematico. Come allora si parla di soldi e favori per avviare e accelerare le pratiche burocratiche relative ai nuovi farmaci. E anche alcuni dei protagonisti sono gli stessi di allora. La Segena, per esempio: una società di consulenza legale che nel ' 92 finì nei guai per aver oliato con una tangente da 300 milioni le pratiche del Muscoril e che oggi è accusata di tre diversi episodi di corruzione a tre dirigenti dell' Aifa, tra i quali Pasqualino Rossi, rappresentante italiano all' Emea, l' agenzia europea dei farmaci. Titolare della Segena è Matteo Mantovani, finito agli arresti, figlio d' arte. Fu suo padre Azio, condannato a due anni, a rivelare nel corso del processo a De Lorenzo e Poggiolini i meccanismi delle tangenti che finivano al potentissimo capo della Direzione Farmaci del ministero, anche attraverso sua moglie Pierr Di Maria. Lady Poggiolini, che nascondeva titoli bancari e denaro dentro ai puff del salotto, era procuratore di diverse aziende farmaceutiche e tra queste la Chiesi di Parma. Nella farmacopoli del 1992 finì agli arresti Paolo Chiesi, amministratore dell' azienda di cui è azionista anche Anita, moglie di Calisto Tanzi, mentre oggi è indagato il suo procuratore Mario Umbri. Un giro di consulenti che sapeva molto bene come far girare le pratiche all' Aifa, Agenzia altrimenti impenetrabile per molte aziende del settore, anche importanti. Tra gli indagati, sono dell' Aifa il direttore Nello Martini, Pasqualino Rossi, Caterina Gualano (numero due della commissione per le autorizzazioni all' immissione in commercio) e altri 8 funzionari. Poi i professori, accusati di aver firmato dossier falsi, come Mario Eandi e Carlo Della Pepa. Infine, gli intermediari. Come Mantovani, o Giliola Sironi, che fu presidente della costituente lombarda del Pd, procuratrice di aziende come Named e Molteni. O Sante Di Renzo, chimico, editore e procuratore, che del suo mestiere sul suo sito internet dice candidamente: «Siamo la longa manus delle imprese farmaceutiche a Roma». Oggi è accusato di aver dato denaro a funzionari Aifa. Poi ci sono le imprese, i pagatori. Epifarma, Ipso Pharma e IG Farmaceutici, che fanno capo a Giuseppe Irianni, ma tra gli indagati ci sono anche Francesca Fiorenza e Claudio Pizzi, consigliere d' amministrazione della multinazionale Wyeth Lederle. Altre pratiche oggetto dell' inchiesta riguardano i prodotti delle aziende Allergan, Max Farm (indagato Carmelo Pavese), Chiesi, Hesinn Health Care (Riccardo Braglia), Bayer (Roberto Ceresa e Umberto Filippi), Ibsa di Lugano (Chiara Baio). E quelli, pare incredibile, di una società pubblica: l' Acom (Paola Panichelli), Advanced Onocological Center di Montecosaro, controllata al 51% dalla Provincia di Macerata, dai Comuni di Montecosaro e Tolentino, dall' università di Camerino. Mario Sensini * * * Casi fotocopia Settembre 1993 Duilio Poggiolini, il boss della malasanità, viene arrestato in Svizzera per aver preso tangenti per favorire aziende farmaceutiche. Con lui la moglie Pierr Di Maria (foto) che riscuoteva i compensi Maggio 2008 L' indagine torinese mette sotto inchiesta l' Agenzia italiana per l' approvazione e il controllo del farmaco (Aifa). Indagati il direttore Nello Martini e il numero due Pasqualino Rossi. Tra gli indagati Aifa: Caterina Gualano, Valter Patriarca, Vilma Sabatini, Francesco Bonetto, Sabrina Giacomelli, Antonina Bove, Laura Russo, Claudio Costantino, Stefano Pirone

Pappagallo Mario

COMMENTO di Agnesina Pozzi: Toh chi si risente! Giuseppe Irianni il fantamiliardario primo contribuente di Basilicata, vicesindaco  di Biagio Costanzo, coinquilino del suo stabile, dirimpettaio dei miei cani! Che coincidenza! Poveretto. Povero ricco! C'è gente ricchissima ma infelicissima che cerca di svagarsi in ogni modo. Adesso ha trovato lo svago dell'amministrazione Comunale! per fortuna. Prima avversario  e boicottatore del sindaco dell'ordinanza  (e voleva buttarlo in mezzo ad una strada) ed ora  suo alleato. E che alleanza proficua!...visto che Irianni ha  forse piazzato per amore o per forza nel comune di cui sopra ben tre cugini di cui due all'Ufficio Tecnico e uno come consulente...che fine ha fatto quest'inchiesta? Oh la mia trasgressione ad un'ordinanza di merda è stata subito punita...ma UN DISASTRO COLPOSO... che fine ha fatto? Aspettiamo

 
 
 

CONDANNATA per un'ordinanza di merda non rispettata, mettere la museruola, di giorno, nel loro giardino...ai cani!

Post n°1280 pubblicato il 21 Novembre 2009 da vocedimegaride
 

Post n°1279 pubblicato il 21 Novembre 2009 da vocedimegaride
 

 

LA CONDANNA  DERKA

di Agnesina Pozzi

 

Evviva! Teoricamente ho la fedina penale macchiata! Finalmente sono una rea anch’io e quindi perfettamente incastonata in un contesto di farabutti che questo hanno generosamente voluto per me, per rendermi a loro simile, accettarmi nel loro misero contesto cultural-esistenziale. Sono commossa e felice di tanta magnanimità! Peccato che non possa vantare reati gravi  come i loro e che sia stata condannata sulla base di calunnie,  di invidie e rancori di donnette obese e frustrate, lavandaie nevrotizzate dalla loro prigionia domestica, maestrine ottuse, omettini impotenti e con associato delirio di onnipotenza, meschine opportunità personali di “YES MAN” imbecilli, di false attestazioni fatte da gente di merda, che hanno preteso da un altro “YES MAN” impotente  rispetto al valore della sua poltrona, un’ordinanza  assurda e infondata  in quanto voluta da gente di merda protetta da gente di merda. Una condanna  assurda come l'ordinanza, specialmente se arriva a suffragare la bontà di quest'ultima che invece è stata SOSPESA DAL TAR insieme a tutti i suoi effetti. Si dà il caso che gli artefici occulti  e manifesti di questa ordinanza  siano anch’essi passibili di condanna ma per reati bel più seri (che ho denunciato) che il non aver messo la museruola a dei cani che abbaiavano normalmente  in orari diurni, all’interno del proprio giardino (oltre che una stronzata…una pazzia violenta su animali innocentissimi).  Vedremo se la “giustizia” sarà però altrettanto celere ed efficace per i reati più veri che il mancato rispetto di un'ordinanza assurda!). Rifiutare di mettere la museruola in orari diurni (e non certo in pubblica quiete)  ai  propri cani regolarmente custoditi nel proprio giardino beh è certo più  GRAVE E CRIMINALE  che il rivelare segreti d'ufficio, o il disastro colposo, o no? Bisognava agire per l'ordinanza in maniera da colpire la ribelle (io) che non l'aveva rispettata, usando vigili che non sanno e non sanno e non hanno fatto spessissimo il loro dovere, coprendo reclamanti FUORI  dalla LEGGE che ho denunciato a mia volta. Mi sorgerebbe il legittimo dubbio che chi ha soldi, potere e amici influenti riesce sempre in un modo o nell'altro a farla franca. Chi invece ha cani che fanno solo il loro dovere e di giorno, dev'essere punito.

La legge è uguale per tutti? In caso affermativo, nel quadratino bianco di WANTED, non ci sarà certo il mio ritratto!!!

No No.

 
 
 

Gioacchino Basile: Verità e Onore - "Se Paolo Borsellino avesse avuto Ida Contrada per sorella..."

Una petizione per parlare
Gioacchino Basile in un’intervista controcorrente pubblicato il 19/11/2009

di Enrico Natoli da www.cuntrastamu.org  

 Quella che segue è un’intervista effettuata per posta elettronica, i mezzi attuali di Cuntrastamu non ci permettono più di questo. Gioacchino Basile, sindacalista che negli anni più difficili di Palermo denunciò gli interessi mafiosi nei Cantieri Navali, ha mandato a Cuntrastamu e ad altri l’invito a firmare una petizione per essere ascoltato dalla Commissione Antimafia in merito alle stragi del ‘92. Ho colto dunque l’occasione per rivolgere a Basile delle domande più generali.  Pubblico l’intervista integralmente anche se non condivido né il tono né i contenuti di alcuni passaggi dei quali Gioacchino Basile si assume la totale responsabilità.
C’è una petizione da lei lanciata su internet che richiede il sostegno dei cittadini affinché lei venga ascoltato dalla Commissione Parlamentare Antimafia. Ci può descrivere per sommi capi i motivi di questa richiesta? Il 3 settembre us. ho scritto e spedito a mezzo raccomandata con ricevuta di ritorno la richiesta d’audizione in Commissione Antimafia, che troverete pubblicata anche sù Google.it, alla quale potrò dimostrare, al di là d’ogni ragionevole dubbio, che la strage di via D’Amelio, fu l’unica soluzione possibile che consentì all’odierno procuratore aggiunto di Palermo Vittorio Teresi, di salvare dall’olocausto giudiziario Fincantieri e tutto il corollario politico-affaristico e criminale, fotografato dal dossier dei ROS – Mafia e Appalti – al quale aveva posto la giusta attenzione Paolo Borsellino per arrivare ai mandanti della strage di Capaci. L’idea della petizione è stata del medico personale di Bruno Contrada, D.ssa Agnese Pozzi, che pur consapevole di quelle mie ragioni che non aiutano Bruno Contrada, ha apprezzato l’onestà intellettuale e morale delle mie battaglie contro l’esercizio della calunnia mafiosa e di quella
antimafiosa, e da persona libera – seppure ferma su alcuni suoi convincimenti – non ha esitato ad offrirmi la sua amicizia ed a regalarmi questa iniziativa, che per altro è stata condivisa con grande dignità anche dalla sorella di Bruno Contrada, la signora Ida. Dove si può firmare la petizione? Che tipo di impegno comporta la firma? Questo è il link: http://www.petitiononline.com/nov2009/petition.html. La firma non comporta alcun impegno. Esercita una pressione democratica nei confronti dei politici distratti e di quelli che hanno  l’interesse a far della Commissione Antimafia una passerella di sciacalli, che depistano la verità ed uccidono la speranza di verità e giustizia.  Sono legate in qualche modo diretto la sua vicenda personale, la presenza asfissiante di Cosa Nostra nei Cantieri Navali di Palermo, con la strage che portò alla morte di Paolo Borsellino? Nella mia battaglia esistenziale contro “cosa nostra” non c’è mai stata alcuna vicenda di tipo personale; l’accozzaglia criminale associata in “cosa nostra” prima del mio schierarmi a muso duro nella trincea della libertà, non mi aveva mai dato alcun disturbo. “Cosa nostra” dentro lo stabilimento navale di Palermo, grazie alla sua potente capacità intimidatrice, svolgeva un ruolo fondamentale; regolava  e  garantiva tutti i patti – da quelli più meschini a quelli molto più importanti degli appalti, ed il silenzio assoluto sullo scandalo sociale che vedeva migliaia di lavoratori in nero che operavano senza alcuna minima tutela economica e normativa. Per darvi un’idea dell’infame efficienza del grumo sociale, politico, criminale e imprenditoriale che per circa un ventennio s’impose dentro lo stabilimento di Fincantieri a Palermo, grazie alle indegne omissioni della Procura di Palermo, vi notifico che nello stabilimento navale di Palermo furono spenti ben 3000 posti di lavoro senza alcuna opposizione sociale e nel silenzio assoluto.
Il grumo mafioso espresso dalla mafia politica, sindacale e istituzionale, attraverso la politica del tanto peggio tanto meglio, che saziava anche gl’interessi meschini dei singoli, riuscì a fare  d’un grave problema sociale, una potente risorsa politico-clientelare che unitamente alla capacità intimidatrice di “cosa nostra” garantiva la tombale omertà ambientale. Se volevate sapere cos’è la mafia… ecco, vi ho servito un classico da scuola! Se andrò in Commissione Antimafia dimostrerò, non solo che Vittorio Teresi e pezzi importanti di quella Procura di Palermo non avrebbero mai potuto mettere in atto le indegne omissioni che riguardano il momento topico di questo classico da scuola, ma molto di più!!! I Ciancimino, ed i “pentiti” di circostanza non sono fonte di verità; troppe volte sono soggetti che trattano la salvezza delle loro vite perdute, dopo essersi saziati con il vissuto criminale è distrutto le vite degli onesti, utilizzando la morte come garanzia ai loro interessi. Cosa è cambiato a Palermo dagli anni ‘80? Gli arresti di Riina, Provenzano, Lo Piccolo, Giuffrè, Aglieri e gli altri capimafia, la nascita del movimento Addiopizzo e dell’associazione antiracket sono segnali di un cambiamento reale o soltanto la misura di un arretramento di Cosa Nostra sul piano militare?  A Palermo, così come nel sud del nostro Paese, non è cambiato nulla, se non il fatto che lo Stato – quel potere esecutivo dell’anno 1992 – dopo l’urgente e quindi non pianificata strage di via D’Amelio, fu costretto a tradire quei suoi sgherri che per circa 13 anni aveva utilizzato in funzione militare contro gli uomini onesti delle Istituzioni. La reazione degli infami criminali si realizzò con le stragi del 1993, ma ciò ha segnato la disarticolazione e la fine  delle funzioni socio – politiche di “cosa nostra” anche se ancora oggi, la profusa illegalità determinata dalla sopravvivenza alla povertà, partorisce sempre nuovi infami protagonisti criminali che vogliono emergere da quel nulla, dove la dignità umana vale quasi niente. Nel mese di giugno del 1999, insieme ad altri ho costituito l’Associazione Antiracket di cui sono stato Presidente fino all’anno 2002. Poi decisi di mollare perchè da quelle parti circola troppa gente inaffidabile, a partire proprio da Tano Grasso. Quando la giustizia assume il volto politico è si mettono valori di civiltà, politica e danaro nello stesso contenitore va sempre male.In qualità di Presidente dell’Associazione Antiracket e di Consulente del Sindaco di Palermo partecipavo ai comitati per l’ordine e la sicurezza in Prefettura ed in ordine al cosiddetto racket del “pizzo” se la cosa non fosse tragica, ci sarebbe da sconquassarsi dal ridere!!!Perché una spaccatura così profonda con il fratello di Paolo Borsellino, Salvatore? Possibile che le persone non riescano a dire cose diverse, a volta anche in contrasto, sentendo però di andare in una direzione comune, che sarebbe quella della ricerca di una verità condivisa?  Quando nell’anno 2002 mi resi conto che il movente della strage di via D’Amelio aveva il volto delle indegne omissioni della Procura di Palermo, cominciai a cercare di mettermi in contatto con i familiari di Paolo Borsellino per sollecitare la Procura di Caltanissetta ad agire con la dovuta attenzione, ma non fui molto fortunato, anche se Manfredi Borsellino fu disponibile ad un amichevole colloquio, che fissò una conferma importantissima al mio solido movente. Il 29 aprile del 2002, per avere l’opportunità d’interrogare il dottor Vittorio Teresi e costringerlo a dire la verità in qualità di persona offesa sotto giuramento, pubblicai provocatoriamente un comunicato stampa che se non fosse stato formulato con la strategica intenzione di farmi
querelare, poteva tranquillamente definirsi opera d’uno scemo impazzito. Quella volta centrai l’obbiettivo: Vittorio Teresi mi querelò, e poi fu costretto a mentire sotto giuramento sui fatti che si legano solidamente al mio movente. Poi – per evitare che con le testimonianze a mia difesa e l’adeguata documentazione che potevo produrre, squarciassero i veli della strage di via D’Amelio – propose il ritiro della querela, che accettai perchè in ogni caso quel Giudice al di là d’ogni ragione opposta al querelante, sarebbe stata costretta a condannarmi per le offese contenute nel comunicato stampa contro il Teresi.
Fornito di sempre più granitiche ragioni, continuai la mia battaglia, seppur consapevole del ruolo inadeguato dei media, di certa magistratura e della politica. Mi restava ancora la speranza che da qualche parte esisteva quel fratello di Paolo Borsellino, che pochi giorni dopo la strage di via D’Amelio, avevo incontrato nelle vicinanze della Cappella che ospitava i resti del nostro Eroe al quale poco prima avevo portato una rosa rossa.
Quella volta – Salvatore mi ha detto di non ricordarsi – incontrai quei suoi occhi che scavavano dentro i miei. Quegli occhi esprimevano tenerezza e gratitudine per l’affettuoso riconoscimento che mi aveva visto fare nei confronti di suo fratello.
La commozione quel pomeriggio m’impedì di abbracciarlo ed esprimergli tutta la solidarietà. Quel giorno avrei potuto parlargli dei miei dubbi, della maledetta sfortuna che aveva colpito le mie ragioni di uomo libero e la speranza di migliaia di lavoratori e cittadini, che da un decennio insieme a me si battevano contro “cosa nostra” e contro le indegne omissioni della Procura di  Palermo; ma oggi grazie al cielo so che è stato meglio non averlo fatto.
Nei primi giorni del luglio 2007, grazie ad un comune amico, contattai Salvatore Borsellino, e con costui – il prof. Enzo Guidotto – mi recai a Milano per incontrarlo e convincerlo a battersi per la speranza di ottenere Verità e Giustizia per suo fratello. Quella volta, Salvatore deridendomi, mi disse: “Ma ancora non ti basta quello che hai subito per aver creduto di poter sconfiggere la mafiosità dello Stato?!! “. Poi come a volermi fare un favore, dopo 10 anni di silenzio, il 16 luglio del 2007  ”tornò in trincea” con una lettera aperta che citava lo scrivente. Quando gli feci rilevare che tutta la stampa – dal livello locale a quello nazionale –  in quella lettera aperta eliminò la parte in cui mi citava, mi rispose: ” Questa è la conferma che tu sei troppo pericoloso per questo sistema, ma non preoccuparti io sono con te, anche se lotteremo contro i mulini a vento!!!”. Circa quindici giorni dopo, grazie all’intervista ad una tv privata pubblicata su youtube il 2 agosto 2007 compresi che forse non ero in adeguata compagnia: vedere il fratello del mio eroe che nascondeva il viso mi avvilì moltissimo e mi fece comprendere che ancora una volta in questa dura battaglia di libertà ero solo. Infatti, poco tempo dopo, Salvatore dovette fare i conti con quella sua sorella che, qualche mese dopo la morte di Paolo, aveva comprato due appartamenti da un costruttore, notoriamente amico dei mafiosi, per il valore di 700 milioni (in lire) di cui circa 350 milioni – alla faccia della legalità di cui dopo la morte di Paolo si era fatta paladina (sic.) – furono pagati in nero. Stiamo parlando di quella sua sorella che si è candidata con quelli che, con Paolo Borsellino vivo, avrebbero avuto ben altre candidature; di quella sua sorella che con Paolo Borsellino vivo non sarebbe andata a fare da stendardo di onestà con quei Magistrati che necessitarono della morte di Paolo Borsellino per porre in atto le indegne omissioni di circostanza, che salvarono le Partecipazioni Statali ed i loro compagni di merenda dall’olocausto giudiziario. Ma quella sua sorella che se stava dietro il bancone della sua farmacia avrebbe dato un grande contributo alla speranza di Verità e Giustizia per il nostro Eroe, non fu l’unica “debolezza umana” che azzoppò la sua voglia di volare alto verso gl’ideali di Giustizia e Libertà! Chi scrive, non è stato certamente più fortunato di Paolo Borsellino, anzi. Due miei fratelli per ben due volte per paura testimoniarono contro di me, nei processi contro “cosa nostra” e successivamente sono stati oggetto di pregiudizio giudiziario per le loro indegne scelte esistenziali, di cui hanno pagato le amare e giuste conseguenze. Ma mai e poi mai, loro oseranno ricavare profitto morale o di altra natura dai duri prezzi esistenziali pagati ai valori di civiltà dalla mia vita e dalla mia favolosa famiglia. Dentro la coscienza di Salvatore la speranza era già morta da anni, e quando per motivi parentali fu costretto a non disturbare la convenienza politica di sua sorella, la seppellì definitivamente e fece largo nell’animo suo alla vanità degli uomini senza qualità. Salvatore ha dei profondi limiti; soffre della piena consapevolezza di non essere all’altezza di Paolo. Vorrebbe volare alto come l’aquila che fu suo fratello, ma poi cade giù come un merlo azzoppato per sua stupidità. Indica nello Stato i mandanti della strage di via D’Amelio, ma poi per sfuggire alla verità, di cui a mio avviso ha paura, spruzza il fango dell’infamia stragista su  Dell’Utri e sul suo padrone Berlusconi, che utilizzarono la capacità intimidatrice di “cosa nostra” così come in quegli anni avevano fatto tutti gli attori del circuito imprenditoriale in Sicilia ed al sud più in generale, per tutelare la loro sicurezza ed i propri interessi sul territorio. Sa benissimo, ma fa finta di non capire, che lo Stato in quel momento  storico – 1992- aveva il volto di quel potere esecutivo, della “sua opposizione” e di quella Magistratura, di cui Silvio Berlusconi, era solo un  ”compagno di merenda” ben collegato alle logiche consociative.Salvatore sa benissimo che il tradimento contro suo fratello si è raggrumato dentro la Procura di Palermo, ma volge il dito contro quei Carabinieri di cui suo fratello si fidava.Lui teorizza la “trattativa” (sic.) e telefona “al professionista delle teorie” Massimo Ciancimino che insieme a suo padre, ai Riina ed ai  Provenzano ha danzato indegnamente tutta una vita sulle vite, sulle risorse e sulle speranze dei siciliani onesti e sui cadaveri dei nostri Eroi, ed ancora oggi ne vuole godere gl’infami profitti e dare dignità all’infame mafioso che fu suo padre che poi da confidente o aspirante “pentito” voleva darsi una dignità contrattuale!!! (sic.) Dà patenti d’eroismo a Magistrati che s’avvitano su comiche teorie dettate dai soliti noti, o forse suggerite da eminenze grige, pur avendo avuto conferma che il mio movente non è mai stato smentito da quei “suoi eroi” che hanno il potere ed il dovere di sbattere in galera i calunniatori. Salvatore fa domande a Carlo Vizzini, ma poi non pretende risposte; indica Nicola Mancino, ma s’avvinghia “alla munnezza” del “pentito” (sic.) Gaspare Mutolo: fa come quelli che vogliono la scena per darsi una considerazione, ma poi non ha la statura ed il coraggio di affrontare a muso duro quella verità, che lui ben conosce e che lo aveva costretto alla resa alla fine degli anni 90. Però c’è una cosa che Salvatore Borsellino sembra saper fare benissimo: quella di farsi scudo della grande statura Eroica di suo fratello Paolo per uccidere quella verità con la quale che Lui avrebbe difficoltà a convivere.
Per questo isola Gioacchino Basile e le granitiche ragioni, che portano dritto dentro lo scenario politico- Istituzionale che godette l’immediato vantaggio giudiziario della morte di suo fratello.
Nel mese di giugno dello scorso anno, e dopo aver atteso per ben 3 mesi una  rettifica sulle sue false e diffamatorie affermazioni in  risposta alla mia dura lettera aperta, è nel solo interesse di salvaguardare la speranza di Verità e Giustizia per suo fratello fui costretto a querelarlo.
Dovetti fare quella querela perchè non potevo permettere ad un inadeguato fratello di un Eroe, che vive di quella opaca luce riflessa, di  uccidere quella mia solida speranza di Verità, che non rende solo Giustizia a suo  fratello, ma anche alla mia vita rubata ed  alla mia famiglia. Lui invece di vergognarsi per avermi costretto a tanto, con grande piacere degli utili idioti, dei sciacalli e degli assassini di suo fratello, facendo la vittima ha consapevolmente e ulteriormente costruito il mio isolamento; Lui sfugge con il silenzio a quel confronto diretto che vorrei avere con lui e con quelli che lo spalleggiano per miserabile convenienza… Lui sfugge ai fatti perché non saprebbe reggerli: Lui alla mafia politico-istituzionale ed ai criminali che hanno ucciso suo fratello per inadeguatezza umana ha fatto il più grande dei favori: isolare il mio sogno di verità e giustizia…Lui, lo dicono i fatti, non vuole la verità: vuole la vuota scena del teatro della vanità… V’invito a chiedervi: perchè Salvatore, sempre attento ai “pentiti” ai Ciancimino ed agli squallidi che lo utilizzano per meschini fini politici, invece di agire miseramente dietro le quinte fingendosi vittima delle mie critiche e della mia querela, non firma la petizione della D.ssa Agnese Pozzi, medico personale di Bruno Contrada, che chiede con forza la mia audizione in Commissione Antimafia, pur sapendo che sul “ suo protetto” abbiamo posizioni opposte!!! V’invito a chiedervi: perché la signora Ida Contrada, – sorella di Bruno – ha firmato la petizione che mi vuole in Commissione Antimafia e Salvatore Borsellino e compagnia invece mi isolano?!!! (sic.)  A seguito di questa umana ed onorevole circostanza e senza per questo voler ledere la dignità di alcuno, vi chiedo: cosa sarebbe accaduto agli infami che tradirono Paolo Borsellino, se il nostro Eroe avesse avuto la fortuna d’avere una sorella come la signora Ida?!!!Lei ritiene che l’attuale situazione politica favorisca il
contrasto ai gruppi mafiosi, non solo in Sicilia ma in tutto il paese? Il re è ormai nudo, le vuote parole dello sciacallaggio antimafioso non ubriaca più la gente del nostro Paese, anche se attraverso le verità reinterpretate, riescono ancora ad ingannare i giovani e la gente onesta che s’affida pregiudizialmente all’informazione dettata dai “protobugiardi”. Dopo la strage di via D’Amelio, lo Stato – quel governo e la sua “opposizione” dovette necessariamente rompere i rapporti con “cosa nostra”,  ma per quel governo e quelli successivi s’apriva uno scenario sociale difficile da gestire: la pacifica convivenza fra ricchezza e povertà. Per scaricare le responsabilità di questo ingestibile fenomeno, hanno dovuto fare largo alle comiche e tragiche “teorie” (sic.) di Tano Grasso, alle storie lacrimevoli ed i fautori della delazione premiata, attraverso l’equivoco del vittimismo imprenditoriale, riuscendo perfino a presentare Confindustria come paladina dell’antimafia!!!!!Oggi, l’evidenza dell’equivoco – inganno è ormai palese: la povertà è sempre più costretta ad aggrapparsi all’illegalità più meschina che consente a milioni di cittadini del sud Italia di resistere ai bisogni più elementari e  la ricchezza diventa sempre più parassitaria e criminale. La politica dei ricatti, instaurata dopo le stragi del 1992, ha innescato l’attuale fenomeno socio-economico in cui la condizione criminosa e criminale non si esaurirà mai, fino a quando non si ricostruiranno i plinti sui quali poggiare i pilastri dei valori patriottici della nostra Costituzione.Da chi dipende maggiormente la confusione e la diversità di punti
di vista su alcuni temi riguardanti la lotta alla mafia (alcuni
esempi: il ruolo di alcune persone come Bruno Contrada o Corrado
Carnevale; l’arresto di Totò Riina; le dichiarazioni del figlio di
Vito Ciancimino; la presunta trattativa tra Stato e mafia)? Dalle
istituzioni? Dalle forze dell’ordine? Dai mezzi d’informazione?
Dall’antimafia?  Non c’è confusione, c’è soltanto una ruvida e arrogante strategia di sopravvivenza politica, che grazie ai noti servi dell’informazione – Oscar Wilde, li definirebbe protobugiardi – costruisce storie fantastiche che s’avvitano sulle vuote parole delle presunzioni, dettate dalla feccia “pentitistica” e raccolte da Magistrati troppe volte inadeguati o interessati al depistaggio. Lo scrivente può provare al di là d’ogni ragionevole dubbio, che la Magistratura è in grado di nascondere anche la verità più rozza ed infame: a Palermo lo ha fatto per circa 20 anni. Bruno Contrada non è un servo dei criminali: è stato un fedele servitore di quei governi e di quelle opposizioni che ingannarono e tradirono Giovanni Falcone, Paolo Borsellino e gli altri uomini delle Istituzioni. Bruno Contrada è innocente dal capo d’imputazione che lo condanna. In ultimo, considerata la difficoltà di proporre un’intervista
scritta, le chiedo di aggiungere, se vuole, qualcosa se pensa che
manchino delle domande importanti. Credo che per questa intervista, che spero pubblicherete, può bastare quanto fin qui detto, anche se mi piace cogliere l’occasione per confermare che la durezza delle mie parole è rivolta alle responsabilità delle persone citate e non alla loro dignità, e per ribadire ai consapevoli traditori della nostra Costituzione che forse il mio sogno di libertà è impossibile ma la mia patriottica determinazione è fatto certo, che si esaurirà solo dopo che li avrò costretti ad arrestarmi per dichiararmi loro prigioniero politico, o dopo finalmente morto e fuggito via dalle loro viltà.

 
 
 

BUBU' LAL-LA7-TTETE' MA CHE INCHIESTE DEL CAVOLO?

Post n°1277 pubblicato il 19 Novembre 2009 da vocedimegaride
 

giovedì, 19 novembre 2009
LETTERA APERTA AD ANTONELLO PIROSO
DI NDP La7
se qualcuno riuscirà ad inoltrargliela,
visto che la registrazione  a La7,
tentata ben 7 volte, non è possibile.
INCHIESTA SULLA TRATTATIVA STATO-MAFIA
(sospesa per mancanza di contraddittorio)
Caro Piroso,
ma secondo te, così si fanno le inchieste serie? Si vuole far emergere la verità o infossarla definitivamente? Guarda un pò, inviti TUTTI, ma proprio tutti
PIETRO GRASSO
SALVATORE BORSELLINO
VINCENZO SCOTTI
NICOLA MANCINO
GIANCARLO CASELLI
ANTONIO INGROIA
GIUSEPPE LUMIA
LA REPUBBLICA
e perfino l'avvocato di Brusca e Mutolo !!!!
Mancano alla sceneggiata Vizzini, Violante, Teresi, Scalfaro, Di Pietro, Orlando, Prodi (IRI) affinchè il quadretto sia completo... 
E chi manca poi? Chi manca? Non certo dell'Utri, che perlomeno dovrebbe difendersi essendo stato chiamato in causa da Ciancimino jr... 
I GRANDI ASSENTI  NON SONO SOLO LA VOLONTA' E LA COSCIENZA DI OFFRIRE LA VERITA' perchè hai dimenticato di invitare l'unico vero soggetto che la detiene e che da anni LA GRIDA in faccia a Napolitano, Caselli, Borsellino, Violante, Ingroia, Mancino, Di Pietro, Violante, Vizzini ecc e chiede a Pisanu e Fini adesso come anni fa ad altri DI ESSERE AUDITO DALLA COMMISSIONE PARLAMENTARE ANTIMAFIA.  
MANCA L'INTERLOCUTORE PER ECCELLENZA:
UN TALE GIOACCHINO BASILE!!!
BUBU
e quindi mi chiedo e vi chiedo: "volete la verità o volete ancora cucire chiacchiere inutili, commemorazioni fasulle e pianti di coccodrillo sugli EROI che sono morti o hanno duramente pagato come Gioacchino Basile      Sindacalista storico della Fincantieri di Palermo, esiliato, espulso dal sindacato e perfino dal PCI solo per aver urlato la verità su questi intrecci che vengono dipinti in modo del tutto fasullo rispetto a fatti DOCUMENTATI e denunciati da Basile?"
Gioacchino Basile         ha accusato pesantemente una caterva di soloni della lotta alla mafia: perchè non osano denunciarlo?
Il perchè lo potrete capire leggendo cosa dice e scrive e soprattutto a CHI:
il video a Giorgio Napolitano
la lettera  che scrive a Caselli
LA+LETTERA+MORTA+DI+GIOACCHINO
la lettera che scrive a Salvatore Borsellino
al senatore Pisanu e Fini
LA+LETTERA+DI+BASILE+AL+SENATO
Ha scritto anche a Vizzini ma è un PDF :
8db65b9e4a3384d6913.pdf 
Insomma CHI E' INTERESSATO ALLA VERITA' non può fare a meno di interpellare Gioacchino Basile; specialmente quando in TV ci vanno quelli che Gioacchino Basile  accusa, urlando nel deserto da anni, censurato e boicottato perchè come disse Sciascia "lo Stato non può processare se stesso"!
Nel silenzio, nel depistaggio, nelle menzogne, nell'occultamento prervicace della verità documentata di Basile c'è la ripetizione quotidiana di quelle stragi: Capaci e Via d'Amelio, c'è la morte della Democrazia, il pestaggio della Costituzione e dei valori che la fondano, c'è lo sputo viscido sulla deontologia professionale, sul senso comune del pudore, sui valori che dovrebbero reggere uno stato civile ed alimentare le coscienze, c'è l'uccisione ripetuta ogni volta dei morti-eroi della Giustizia.
Si ' avviata una petizione per sostenere Gioacchino Basile    , eroe solitario ma non più solo; e una delle cose giuste che può fare chi legge questo articolo è andarla subito a firmare, pur avevdo opinioni, formazione e convinzioni diverse dalle sue, come me. Gioacchino Basile, non la pensa come me ad esempio su Contrada ma, invece di censurarne il pensiero (come con me fece il "fratello davvero minore" di Paolo Borsellino) io mi batterò per lui e con lui affinchè lui possa esprimere le sue convinzioni basate su documenti, e possa essere convocato dalla Commissione Parlamentare Antimafia. Altrimenti questa Repubblica sedicente democratica e civile, già agonizzante, morirà; sono un'idealista, un'illusa e credo che non sia ancora morta.
Posso solo dire:VERGOGNA, ma chi non ha coscienza non può provare vergogna....
FIRMATE
e permettete ad un cittadino di fare solo il suo dovere in nome della Giustizia, quella con la G maiuscola
Dott.Agnesina Pozzi
medico di Bruno Contrada, abbandonato dallo Stato che ha servito fedelmente, calunniato da pentiti che ha arrestato, insultato dai presunti paladini dell'antimafia; vittima tre volte.

 

 
 
 

I primi 50 anni di carriera artistica del pittore-brigante Cuono Gaglione! Festeggiamolo!

Il Museo di Pulcinella, la Città di Acerra, la Provincia di Napoli
in collaborazione con  “La Voce di Megaride” e V.I.P. edizioni Napoli

 celebreranno i primi 50 anni di carriera artistica del pittore meridionalista Cuono GAGLIONE con l’inaugurazione della sua mostra personale tematica dedicata al Pulcinella-brigante
lunedì 7 dicembre, alle ore 18,00
presso il Museo di Pulcinella
nel
Castello Baronale di Acerra

L’apertura della “personale” allestita nelle sale del Museo di Pulcinella sarà preceduta dalla proiezione nella sala del sottostante Museo Contadino del documentario identitario “Napoli Capitale” di Mauro Caiano e dibattito sui temi del meridionalismo tanto cari all’artista, con un breve ricordo dell’altro celebre acerrano Angelo Manna, bandiera del meridionalismo colto e propositivo.
Parteciperanno al dibattito:

Luigi Rispoli, presidente del Consiglio Provinciale di Napoli, insigne meridionalista

Aniello Montano, illustre critico d’arte che con Angelo Manna incoraggiò l’attività artistica di  Gaglione

Marina Salvadore de La Voce di Megaride, libero online meridionalista

Antonio Ciano, storico revisionista, assessore al Comune di Gaeta, ultimo baluardo borbonico

Carlo Missaglia, storico e noto interprete della tradizione canora napoletana che offrirà ai presenti una piccola performance dal suo vasto repertorio.

Si esibiranno Fernando Galano e il gruppo "NAPULANTICA"
(
La mostra sarà aperta al pubblico fino al 15 dicembre a.c.)

E' con rinnovata gioia che accompagno per la terza volta in questi ultimi sei anni Cuono Gaglione in una delle sue eccezionali performances ma questa volta - al di la' dei due meravigliosi progetti artistici realizzati assieme in prestigiose location istituzionali nel 2003 - ho l'onore di celebrarlo
nei suoi "primi" cinquant'anni di carriera artistica ed addirittura nella sua magica culla acerrana; la medesima della storica maschera di Pulcinella e del compianto mister Tormentone, il mio Maestro di Meridionalismo, Angelo Manna! Nelle precedenti importanti mostre di Gaglione da me curate ("Sirene, ninfe, miti delle Due Sicilie" dedicata ad Angelo Manna, tenutasi in Ragusa
e la prestigiosa "I Preziosi delle Due Sicilie" presso il Parlamento Europeo in Bruxelles) ho avuto l'occasione di trattare abbondantemente della sua Pittura e del suo Meridionalismo propositivo, del suo essere inconsapevolmente quindi arcanamente depositario di umori, voci, colori, sapori, suoni della Natura e dell'Antica Storia del Sud, del mistero delle luci ed ombre del suo animo che irradiano la sua aura delle essenze vitali di altre mille anime, di volti e di spiriti elementali autoctoni, imprimendo tutta la FORZA PASSIONALE ED APPASSIONATA della genìa sùdica a quella sapiente mano che istintivamente, come in atto liberatorio, muove ogni volta il pennello sulla trama di una nuda tela che si anima d'incanto di memorie tangibili, irresistibili, capaci di rapire - per sottile malìa di suggestioni - anime inconsapevoli altrui e fiondarle in salutari voli introspettivi sull'onda della memoria ancestrale di ognuno!
Del resto, siamo tutti fatti della stessa Luce ma ne siamo raggi diversi.
Auguri, caro maestro Gaglione e GRAZIE ai tuoi amici acerrani, gli unici ad essersi ricordati di te!. è sempre così estenuante e spinoso il ruolo di Profeta in Patria, al Sud; se fossi nato soltanto un po' più al nord del sud, dopo instancabili cinquant'anni di sofferta, appassionata, sudata affermazione, ti saresti guadagnato già un cavalierato, un "Ambrogino d'Oro", la Sala di uno dei tanti Palazzi Reali disseminati sull'Italico suolo. magari uno scrannetto in un Consiglio Comunale, un'iscrizione d'onore al Club degli Intellettuali Italioti. ma se tu fossi nato un po' più a nord del sud. non saresti Cuono Gaglione! - (Marina Salvadore)

 
 
 

Centocinquant’anni dell’unità d’Italia: cosa c’è da festeggiare? Un convegno che avrebbero dovuto organizzare gli ignavi del Sud

Post n°1275 pubblicato il 17 Novembre 2009 da vocedimegaride
 


Se ne parlerà in un Convegno organizzato da La Libera Compagnia Padana  domenica 29 novembre 2009, alle ore 15,00, all’Hotel Villa Carlotta di Belgirate (VB) 
Sono stati invitati gli storici e studiosi che fanno firmato l’appello “Più verità e meno retorica sul Risorgimento”, già pubblicato su numerosi periodici. “Il centocinquantesimo dell’unità rischia di ridursi a  una sbrodolata di retorica, a un’altra occasione per ribadire luoghi comuni ma anche omissioni e menzogne storiche. Rischia di essere una parata di cerimonie ufficiali, frequentate da azzimati spettatori pagati e da scolaresche cooptate; un diluvio  di discorsi politicamente corretti; la ripetizione di patriottici mantra. Noi vorremmo invece che la ricorrenza possa essere occasione per una analisi serena degli avvenimenti storici, per affrontare silenzi, reticenze e veri e propri occultamenti di prove e di cadaveri. I tempi sono maturi per farlo. Un secolo e mezzo di tempo dovrebbe aver sopito anche le passioni più accese, sicuramente quelle in buona fede. Vorremmo che si facesse finalmente anche da noi quello che – ad esempio – in America si è cominciato a fare appena qualche anno dopo la fine dalla loro guerra civile: esaminare gli avvenimenti e i ruoli con obiettività ed onestà. Purtroppo invece le interpretazioni, le giustificazioni, le verità “ufficiali” continuano a viziare la versione corrente della nostra storia. Noi chiediamo che le risorse impegnate in inutili e vacue cerimonie, in comitati paludati, vengano devolute in iniziative di chiarezza, di confronto, di divulgazione di verità non più coperte dalla ragion di Stato. Noi chiediamo che sia fatta giustizia sui vincitori e sui vinti, e su tutti quelli che sono stati presi in mezzo.” Francesco Mario Agnoli, Franco Bampi, Ettore Beggiato, Romano Bracalini, Elena Bianchini, Braglia, Lorenzo Del Boca, Gigi Di Fiore, Paolo Gulisano, Adolfo Morganti, Gilberto Oneto, Sergio Salvi

Belgirate è raggiungibile in treno (linea Milano-Domodossola), in autobus da Milano e da Novara, e in automobile (autostrada Voltri-Sempione, uscite di Castelletto, Meina o Carpugnino). Villa Carlotta si trova appena a nord del paese, sul lungolago (statale del Sempione).   É possibile pernottare, pranzare o cenare nell’albergo che ospita il convegno a prezzo convenzionato. Le prenotazioni vanno fatte direttamente all’Hotel Villa Carlotta (Tel. 0322-77696) citando la partecipazione al convegno.

 
 
 

Mostra fotografica di Mauro Caiano e proiezione-dibattito di NAPOLI CAPITALE con Marina Salvadore - Vi aspettiamo!

Post n°1274 pubblicato il 16 Novembre 2009 da vocedimegaride
 

Al PICO Palazzo dell'Innovazione e della Conoscenza

                                      via Terracina 230 angolo Via Marconi - Napoli 


 
 
 

CONTRADA HA FATTO BINGO !

Post n°1273 pubblicato il 13 Novembre 2009 da vocedimegaride
 

di Marina Salvadore

Con abbondante anticipo sulla data prevista del 20 novembre, registriamo in appena un mese la terza imbarazzante sentenza negativa alle legittime istanze dello spauracchio di Stato, Bruno Contrada. Da troppo tempo seguiamo le sue contraddittorie vicende giudiziarie, la stanchezza ci ha spossati, vinti ma mai convinti o piegati; ha – tutt’altro! – avvalorato le nostre tesi, confermati i nostri sospetti, certificate le nostre investigazioni mediamente intelligenti! Gli sconfitti, pertanto – in questa trucida odissea – sono LORO, i giustizieri cazzimmisti dalla copertina troppo corta, ormai, per coprire le lordure putrescenti dei loro ventennali fasti, in qualità di Traditori del Popolo Sovrano, della LEGGE, della Democrazia. Dello Stato! Abbiamo più volte fatto osservare ai mafiosi dell’antimafia che l’accanimento terapeutico sul capro espiatorio Contrada finiva col mettere in luce le loro più recondite e segrete masturbazioni mentali, pacchianamente acclaratesi proprio per via dell’atteggiamento negazionista e punitivo oltre ogni decenza su di un uomo già morto! Avevamo, più volte, sollecitato un confronto civile; in silenzio abbiamo stoicamente subito i loro attacchi informatici ed alla nostra sfera privata. Abbiamo sempre mostrato il volto e offerto il fianco, nella speranza che qualcuno tra loro recuperasse ragionevolezza e dignità.Siamo un esercito, noi sostenitori di Bruno Contrada, che ingrossa le sue fila quotidianamente, dinanzi a tanta bieca arroganza dei nuovi Robespierre… siamo un esercito sulla immaginaria “linea Maginot” tracciata dai nuovi illuministi, dal nemico, sui labili confini tra la Legge e la Giustizia, in questo “paese” che vantava d’essere la culla del Diritto! Come cita l’ennesimo laconico comunicato-stampa “La settima sezione della Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso presentato dai legali di Bruno Contrada avverso alla decisione con la quale il Gip di Caltanissetta, Ottavio Sferlazza, nel marzo scorso ha archiviato l’esposto su “presunte condotte diffamatorie e calunniose tenute ai suoi danni al fine di screditarlo” e che, secondo l’ex funzionario del Sisde, sarebbero state tenute anche da “alcuni collaboratori di giustizia e alcuni appartenenti alle forze dell’ordine”. A questo punto, riproponiamo il medesimo quesito: Chi ha paura di Bruno Contrada?… di un uomo che nel suo esposto chiedeva fossero cercate prove autentiche a suo carico, facendo lucidamente nomi e cognomi dei suoi calunniatori, precisando date e luoghi che l’avevano visto operativo laddove, invece - benchè privo, egli, del dono dell’ubiquità - altri l’avevano invece intravisto altrove, sulla sola base di immondi inciuci tra compagni di merende, depravati menzogneri carriera-dipendenti. Eppure, oggi, allo “STATO” DEI FATTI, Bruno Contrada è forse l’unico sopravvissuto che può raccontarci dell’eldorado giacobino, l’unico testimone attendibile di quell’epopea che gettò la sue radici italiote sin dal 1948; rigogliosamente fiorita, poi, al crollo della Prima Repubblica ed attestatasi rapace, bugiarda, assassina e perfida nell’annus horribilis 1992… e non si capisce come mai anche quei politici liberali e cattolici della nuova era, tuttora al Governo e nel pieno Potere, alcuni indagati ed in procinto di arresti per il medesimo “reato che non esiste” per cui è stato bollato a vita Contrada, non vadano a cercarsi la VERITA’ ove questa è depositata, non usino questa VERITA’ neppure per difendere se stessi, non liberino Contrada dal fango nel quale l’hanno calato insieme ad una Repubblica, all’Italia intera! Non siamo in grado di produrci in cervellotiche minzioni; ci poniamo elementari domande…   Perché i radicali che hanno difeso così strenuamente il povero Enzo Tortora, non hanno espresso tale foga nel sostenere le ragioni di Contrada? Perché Cossiga, dichiaratosi spontaneamente teste a favore del generale Contrada, nel suo ultimo libro “La Versione di k” che tratta degli inestricabili misteri italiani – da Abaco a Zuzzurellone – glissa su Contrada che non è neppure menzionato nell’indice corposo dei nomi? Perché le Procure e la Cassazione continuano ad ignorare che dal ’90 al ’94 a Castello Utveggio c’era Antonio Ruggeri, amico di Caselli e NON Bruno Contrada? Perché e come hanno fatto carriera gli ufficiali dei carabinieri Raffaele Del Sole e Umberto Sinico ed altri calunniatori in divisa, citati con alcuni “pentiti” nell’esposto legittimo di Contrada, divenuto un “tabù”, uno spauracchio ancora più terrificante del suo stesso autore? In questa Cloaca Massima ch’è la degenerazione del far POLITICA, in Italia, sprofondata nel letame delle vie fognarie dell’analogo Grande Fratello televisivo, all’accattonaggio di prouderie, volgarità, camere da letto e fumerie, sarebbe davvero auspicabile ed interessante che fosse proprio Bruno Contrada a sparare il suo dossier di memorie, con nomi, fatti, situazioni, memorie… piuttostochè affidarle alla pietà dei posteri che comunque sarebbero poi accusati anch’essi delle divulgazioni postume di un morto; esattamente come denunciammo noi sostenitori a proposito del suo processo dove le parole infilate nelle bocche aperte dei morti, furono profferite dai pendagli da forca! E’ stanco ed ormai rinunciatario, Contrada. Ha accettato cristianamente il suo Golgota e la sua Passione ma il suo esercito non può dichiarare la disfatta, perché è la disfatta di un Popolo, di una Civiltà che, vigliaccamente, abbandonerebbe i suoi figli e nipoti nelle grinfie della dittatura; occorrono ancora forza e coraggio o, forse, un impulso di vandea con l’uso delle medesime armi del nemico. Speriamo che Bruno Contrada raccolga questo disperato appello, ora che anche la sua coraggiosissima sorella Ida, non vedente, si è appena affacciata sul socialnetwork Facebook, dal quale scaglia le sue piccole ma regali offensive. Ha già raccolto attorno a se’, in due giorni, un centianaio di estimatori. Il suo messaggio di benvenuto ai nuovi amici così recita:  Ci vuole coraggio ad essere amico di "un" Contrada! Ringrazio tutti i coraggiosi italiani VERI che non mi hanno negato la loro amicizia, temendo di finire in una lista di proscrizione! GRAZIE! OBBLIGATA!"...  la sua scheda di presentazione, è la seguente: “SONO LA SORELLA DELL'UNICO CONDANNATO A MORTE DELL'ITALIA DEL DOPOGUERRA, BRUNO CONTRADA. SONO NON VEDENTE MA FINO A QUANDO AVRO' VOCE LOTTERO' COME UNA TIGRE PER LA DIGNITA' E L'ONORE DI MIO FRATELLO!”… ed ha già anche partecipato ad un’iniziativa “politica” di protesta, sottoscrivendo e diffondendo la petizione pubblica per l’audizione del sindacalista Gioacchino Basile alla commissione Antimafia (n.d.r. Basile fu candidato quale teste a carico di Contrada)) con queste parole: “Vi invito a firmare coraggiosamente questa petizione. Nonostante Gioacchino Basile debba chiarirsi molte idee sul conto dell'operato "specialistico" di mio fratello Bruno (benchè nella sua lettera a Salvatore Borsellino l'abbia dichiarato INNOCENTE) aderisco al suo invito a fare chiarezza e PRETENDO che sia ascoltato dalla Commissione Antimafia! Poi, verrà il giorno in cui si ricrederà su mio fratello e potremo anche stringerci la mano! In fondo, dalle nostre diverse sponde combattiamo per la Verità ma soprattutto contro la MAFIA di certa ANTIMAFIA!", cosa che l’è valsa questo messaggio da parte del medesimo stupito Basile : “ Gentilissima signora Contrada, sono senza parole e le rivolgo un sentitissimo GRAZIE! Con stima!”, dimostrando, Ida Contrada, di avere più onore di chiunque altro papavero della Politica e della Magistratura, nell’ottica di quella Onestà Intellettuale ch’è ormai prerogativa di pochi!"

 
 
 

Una spy-story la scomparsa della dottoressa Tirone!

Post n°1272 pubblicato il 13 Novembre 2009 da vocedimegaride
 

di Marina Salvadore

Ci sono ricascata!.. Mi sono infilata in un altro mistero d'Italia che riguarda, questa volta, la "dottoressa Tirone", della quale - da almeno due anni - non si hanno notizie, a parte la recentissima recuperata in rete da me che la cercavo per inserirla nel ricompattato gruppo di “vecchie glorie” della prima Televisione Privata d’Italia: Napoli Canale 21… Una scrupolosa giornalista, Rita Pennarola, in grave ambascia per lei, ne annunciava in rete il misterioso decesso databile al 3 marzo 2008, per una grave malattia, non esimendosi di rilevare, accorata e mortificata come me che la leggevo, che la Stampa, l'Ordine dei Medici, le illustri frequentazioni, i familiari non ne avessero dato notizia, ne’ omaggiata la memoria: Manuela era un personaggio pubblico molto noto alle cronache non solo televisivamente, a riguardo della sua attività professionale o per il gossip della mondanità del quale s’era incautamente ammantata quanto, soprattutto, per le cronache giudiziarie che l'hanno riguardata (dall’indegno fallimento della sua farmaceutica, scaturito dal ridicolo, assurdo, contenzioso per la riscossione non autorizzata di un vaglia postale del valore di ben 156.000…LIRE!!!… all'eredità di Guttuso, suo “contemplativo” amante!). Ho incontrato Manuela ai miei esordi in Canale 21, mi risultava molto simpatica, nonostante quella sua istintiva voracità di vita e sregolatezza furiosa, quasi compulsiva, dei suoi appetiti (da far inorridire qualunque “dietologa” e “bizzoca”!)… 
che celava, probabilmente, un desiderio represso di dolce accoglienza, di calore umano… una sorta di fragilità interiore che aveva condannato questa donna – desiderata ma non amata – a scontare il peccato della sua prorompente fisicità, della sua “immagine” o – come si suol dire – la dannazione del  “phisique du rol”. A causa di ciò, suppongo, ella avesse maturato un carattere ed una personalità di copertura un po’ egotici: aggredire per difendersi! Certamente, la sua opulenta fisicità, i suoi “colori”, la sua altezza, persino il tono imperioso della sua voce (simile alle trombe di richiamo alla battaglia!), concorrevano a farne la rappresentazione di una spietata amazzone. Magari, chissà, si trascinava sin da bambina questa feroce “discrasia” tra l’essere e l’apparire. Era quindi odiata dalle donne che non riuscivano a competere con lei ed al tempo stesso “trofeo” per stupidi omuncoli ai quali faceva funzione di lussuosa tappezzeria! Ero molto giovane, ai tempi in cui la conobbi; ancora beccavo mazzate con la cucchiarella e il battipanni da mia madre, se trasgredivo ai suoi severi principi educativi… avevo un fidanzato; quello che, poi, avrei sposato ( per tale evento lasciai Canale 21!)… quindi capirete come e quanto il favoleggiare continuo sulle imprese private della valchiria Tirone, condito di fantasiose congetture ed anche volgare gossip, accentuasse la mia attenzione su questa donna alla quale avevo carpito, nonostante l’apparenza, sprazzi di verità! Un simpatico episodio personale ancora me la rese più affascinante tabù e quasi mi inorgoglì: notoriamente, ella si accompagnava ad un illustre ed attempato intellettuale napoletano che non cito perché è deceduto… ero seduta, di spalle all’ingresso, nella sala della redazione di Canale 21, per preparare con le grandi firme del Roma e de Il Mattino che la componevano il VG21, quando silenziosamente dietro di me si materializzò qualcuno che mi mollò un sonoro ceffone! Mi girai di scatto e scorsi un’anziana signora – la legittima consorte dell’illustre personaggio – che più stupita e dolorante di me prendeva a scusarsi in mille modi, per avermi scambiata con la Tirone! Quindi, riparato al suo errore, la battagliera signora salì ai piani superiori e… fu un macello! I fedifraghi, il giorno dopo, portavano il gesso!  Queste leziosità riferisco, solo per tracciarne un ritratto, il più possibile veritiero, degli albori della Tirone in TV, per capire le possibili sue mutazioni prima di cambiare registro e calarvi mei risvolti noir di una autentica spy-story che ormai la riguarda. Che ci riguarda!  E' sconcertante il fatto che - in rete - dopo appena nove giorni dalla sua presunta prematura scomparsa, un sito demenziale detto TOTOMORTI "fai morire il tuo personaggio preferito" riportava proprio la scheda biografica e la foto di Manuela!!! Agghiacciante! Ho contattato quindi Rita Pennarola, autrice di quel “messaggio in bottiglia” lanciato da una zattera in mezzo all’oceano, segnalandole tal cosa e lanciando a mia volta un appello ai veterani della Televisione privata, per risolvere l'enigma di questa "sparizione". Manuela era, infatti, di nuovo al centro dei suoi grandi casini giudiziari: stava perdendo la proprietà di una casa a Capri, in via Krupp, per gli strascichi delle sue questioni processuali… ma stava, però, anche per pubblicare un suo libro, compiutamente esercitava la professione medica in due studi napoletani; non solo: aggiornava anche il suo sito www.dottoressatirone.it . Ne' il portiere di casa, ne' i suoi colleghi con cui condivideva gli studi medici - interrogati - hanno saputo essere precisi sulle sorti di Manuela! Addirittura, due giornalisti stavano scrivendo un libro su di lei. Che fine hanno fatto? Chi sono? E' un mistero!  Se davvero la "dottoressa Tirone" ha lasciato questo mondo, meriterebbe almeno di essere ricordata da NOI “televisivi” ed ex tali, essendo stata, ella, una delle colonne portanti della Televisione! Rita Pennarola racconta: Ho sentito Manuela al telefono nel febbraio 2008. Mi chiama sul cellulare una domenica, ero per strada. Nella precedente telefonata - risalente ad un paio di mesi prima, o di piu' - mi aveva accennato ad un malanno fisico, accertamenti in corso, forse qualcosa di serio, ma il suo tono era brillante come sempre. A febbraio mi chiede a bruciapelo se voglio dare un'occhiata al libro che due giornalisti stanno scrivendo su di lei. Accetto, naturalmente. Ci sentiamo nei prossimi giorni, le dico. Ed e' stata l'ultima volta. Il suo cellulare staccato, un paio di mesi piu' tardi, non riusci' ad insospettirmi. A giugno un'amica radiologa ci consegna il bollettino dell'Ordine dei medici della Campania. Il nome della “Dottoressa Alma Manuela Tirone” e' nella rubrica “Ricordiamoli insieme”, fra i colleghi scomparsi. Un tuffo al cuore, cominciamo le ricerche. Il suo sito internet e' ancora super-attivo, addirittura nel forum e' presente una risposta ad un lettore firmata da Manuela l'8 aprile. Ma all'Ordine, dopo aver effettuato controlli, risulta che esiste un certificato di morte del 3 marzo. Poche settimane dopo quella telefonata frettolosa per strada. Altro giro sul web: Wikipedia - che ne traccia un'accurata biografia - la da' ancora viva. E non esiste traccia da nessuna parte di un suo decesso. Vado a riguardare con piu' attenzione l'autobiografia sul suo sito: si ferma a dicembre 2007, e con luminose prospettive. Pare che si aspettasse qualcosa di grande per il 2008, forse si intravedeva la possibilita' di rientrare in qualche modo in quella proprieta' di via Krupp, a Capri, che le era stata sottratta - fra gli altri beni - ai tempi del “fallimento” .Altro giro fra i portieri dei palazzi napoletani, quello di via Bracco dove aveva un domicilio, poi l'altro di via Cervantes, dove ci rimandano per trovare traccia di uno studio professionale. La notizia della sua morte era stata data proprio dal custode di via Cervantes, quando aveva rimandato indietro una circolare che le era stata inviata dal Sumai, il sindacato medico al quale era iscritta. «E' stato cosi' - ci dice il segretario del Sumai, Gabriele Peperoni - che ho appreso la notizia e l'ho data all'Ordine dei medici». Qualcosa di analogo spiega Paolo Loperto, il collega che la ospitava talvolta nel suo studio: «Se vi foste fatti vivi prima avrei potuto consegnarvi l'armadietto con le sue cose, niente di valore materiale, ma forse di rilevanza affettiva. Invece, dopo due mesi in cui nessuno e' venuto a richiederlo, a causa di un trasloco ho dovuto buttar via tutto. Sapevamo comunque che la dottoressa era ammalata». Forse un cancro. Forse al seno.Chiediamo ai colleghi del Mattino se esiste traccia della notizia in archivio. Non c'e'. E nessuno ha voglia di scriverne. Possibile che sia scomparsa cosi', nel nulla? Giriamo la domanda alla redazione di “Chi l'ha visto”. Del caso si occupa un giovane giornalista di origine napoletana, Gianluca Nappo. L'inviata e' Raffaella Notariale. Vengono, acquisiscono filmati e notizie. Poi non se ne fa niente. Una nipote (figlia di una sorella che vive a Milano, dice il custode dello stabile in via Sthendal, dove pare si fosse trasferita) avrebbe chiuso la casa, portato via con se' anche Paolina. E Manuela sarebbe morta a Roma quel 3 marzo.”
Non finisce qui, lanciato il mio appello alle vecchie glorie di Canale 21, Stefania Sala –giornalista scientifica – risponde immediatamente segnalandomi http://labbarra.blogspot.com con un redazionale del 9 marzo 2009 – primo anniversario della sua “morte” - annuncia: Care mamme, cari papà: quest'oggi il salotto della Barra si imbottisce di adipe e si trasforma nel Salotto dei Grassottelli per ospitare la mitica dottoressa Tirone (segue scheda biografica)… Dalla regia ci dicono che la dottoressa Tirone è ancora in onda su qualche emittente via satellite: amici grassottelli, aiutateci a trovarla. Quali sono queste emittenti satellitari? In quali case si affaccia ancora dallo schermo Alma Manuela Tirone? Facciamo appello a chiunque possa fornirci elementi utili a risolvere la  “scomparsa” di un personaggio tutt’altro che anonima persona! E’ stata forse rapita dagli extraterrestri? Ci piacerebbe saperla viva e vegeta, in giro per il mondo, la Valchiria di Canale 21! Speriamo, sinceramente, ch’ella si stia prendendo gioco di noi ma se così non fosse chiediamo per lei il rispetto della VERITA’ e l’omaggio che la sua memoria merita, da parte dei colleghi e di quel suo vasto ed affezionato pubblico. Beceri anche i  raffronti  che già sento aleggiare nell’aere:, perché la Tirone e Wanna Marchi sono come la seta e la lana!

 
 
 

IL GRIDO DELL'AMORE

Post n°1271 pubblicato il 12 Novembre 2009 da vocedimegaride
 

IL GRIDO DELL'AMORE

IL GRIDO DELL'AMORE

ISBN 978-88-904313-0-2 

http://www.libreriauniversitaria.it/

Un amore che sussurra, e grida, vivendo il suo tempo. Nasce tremando in una giornata di sole, viene nutrito dolcemente e cresce. Vive di passione ardente; sopporta tradimenti, bufere e delusioni, poi sconfitto, diventa ferita bruciante, dolore. Muore infine, gridando la sua tragica verità, la sua fragile bellezza, come quella di un fiore.  Come un fiore appassisce, lasciando il ricordo del suo profumo e l'impronta in un libro; questo.

cara Gabriella, il tuo lirico narrare è anche balsamo per ferite antiche, catarsi, rinascita. Come c'insegna il Tao, in ogni piccola vita c'è una piccola morte e in ogni piccola morte c'è una piccola vita.

Strettamente abbracciati Eros e Thanatos continuano a lacerarci, ma anche a ridarci nuova energia. Poter anche rinascere, purificati da questa strana e affascinante sofferenza, ad un nuovo Sé consapevole e luminoso.

Alcuni brani sono di sconvolgente e semplice bellezza, riuscendo, come in un acquerello delicato ed essenziale, a mostrarci senza tema di smentita il tratto dell'autrice  e il suo sentire.

Non so quanto di autobiografico ci sia nella raccolta, ma di sicuro vi ho trovato condivisione profonda e commozione.

Che la vita e il successo di questo libro possano restituire tutto ciò che è stato rubato, curare chi in questa avventura si è ferito, consolare chi è stato tradito, far ravvedere chi ha tradito, ucciso anime e sogni e disperso altrui tempo e preziosa energia. Tutto possa tornare nel gran crogiolo della nostra umana realtà per distillarne linfa preziosa.

Grazie amica mia di esistere. Felicissima di averti ritrovata così ricca di poesia.

Agnesina Pozzi

L'autrice, Gabriella Caruso è nata a Catanzaro nel 1956. E' laureata in Economia e Commercio. Attualmente vive a Roma dove insegna economia aziendale. Sin da bambina ha coltivato la passione per la poesia. Questa è la sua prima raccolta 

 

 
 
 

SIC TRANSIT GLORIA MUNDI (bis)

Post n°1270 pubblicato il 11 Novembre 2009 da vocedimegaride
 

SIC TRANSIT GLORIA MUNDI

di Agnesina Pozzi

Joel peter Witkin

opera di Joel Peter Witkin (Fotografo)

 

Sicuramente della storia studiata alle medie ci sarà rimasta impressa almeno la questione della Repubblica CIS e TRANS Alpina; che significava essere "al di quà" (appartengo alla setta degli accentatori e difensori dell'accento) e "al di là" delle Alpi. Dunque il termine TRANS ha un'etimologia latina e significa "al di là", "oltre". Non voglio parlare dell'al-di-là di genere che già troppo se ne parla in questi ultimi tempi; pare sia di moda e non solo nei talk-show. Voglio piuttosto mettere a fuoco una tragica TRANS-REALTA' MONDIALE che supera ogni immaginazione. Comincio dalla TRANS-MEDICINA in cui i pazienti invece che essere aiutati a vivere sono aiutati a morire, invece che avere l'ablazione di un calcolo vengono amputati, invece che riabilitati protesizzati, invece che assistiti nel coma rapinati di organi, invece che ben operati di cuore uccisi da valvole malfunzionanti, invece che trasfusi infettati, invece che soccorsi rimandati a casa a morire, infine radia dall'Ordine i sospettati e mantiene a lavorare depravati. Poi continuo con la TRANS-GIUSTIZIA che condanna gli innocenti e premia i colpevoli, che fa marcire in galera chi non ha commesso crimini e regala permessi a serial killers, che affida bambini a padri e nonni pedofili, che protegge pentiti e uccide magistrati, che insabbia inchieste importanti e processa rapidamente per furto di monetine o mele, che si fa rappresentare da ingiusti e ignavi e neutralizza quelli che valgono, che promuove gli imbecilli, degrada i valorosi, uccide eroi. Passiamo alla TRANS-POLIZIA che invece di proteggere carica folla pacifica, picchia gente innocua, uccide i deboli e inermi; e i TRANS-CARABINIERI che invece di denunciare ricattano, invece di servire lo Stato lo tradiscono, invece di far emergere la verità la insabbiano, invece di individuare colpevoli archiviano, invece di accogliere denunce di violenze domestiche minimizzano, invece di trovare prove le inquinano. E ancora tocca alla TRANS-POLITICA che invece di trovare soluzioni alla vita civile trova incivili soluzioni per se stessa, invece che proporre critica, invece di dialogare criminalizza, invece di assolvere i suoi compiti ruba lo stipendio, invece di votare di persona fa votare i pianisti, invece che fare sacrifici insieme alla gente si aumenta lo stipendio, invece che rinunciare ai privilegi ignobili che ha ne approfitta, invece che vigilare sul territorio lo svende, invece che valorizzarlo ne permette la cementificazione e l'inquinamento e la lordura, invece che aborrire la mafia, la camorra, la ndrangheta e la ndrangheta se ne serve, invece di usare onestamente e ragionevolmente i fondi che riceve ed eroga li sperpera o li sparpaglia tra amici e conoscenti. E ancora possiamo proseguire con la TRANS-ISTRUZIONE che è diventata distruzione di valori, disinformazione, dis-educazione a partire dagli insegnati che invece di aggiornarsi dormono, invece di fare proposte vegetano, invece di essere autorevoli sono vittime,invece di essere falchi lungimiranti sono pecore belanti. Poi ci sono i TRANS-AVVOCATI che invece di difendere i clienti si alleano con l'accusa, invece di fruire onestamente delle deleghe bancarie svuotano i conti, invece di aiutare distruggono, invece di chiedere l'onorario rapinano. E ancora c'è il TRANS-GIORNALISMO che invece di fare inchieste fa gossip, invece di rispondere a domande le pone, invece di informare manipola, invece di offrire verità fa salotto, invece di fare notizia fa il copia incolla, invece di offrire servizi offre bufale, invece di studiare gli eventi ne distrugge i protagonisti, invece di aspettare i giudici crea e sbatte mostri in prima pagina, invece di dare verità crea menzogna. La TRANS-RELIGIONE invece di perdonare condanna, invece di chiedere perdono chiede proseliti, invece di predicare bene razzola malissimo, invece di essere casta è perversa, invece di fare voto di povertà si adorna di ricchezza e via discorrendo. Insomma possiamo proseguire a piacimento e sconfinare in ogni campo e capire che il problema della TRANS-SESSUALITA' è davvero una questione di lana caprina, forse pecorina, ma non ha nulla di sconvolgente.

Sic transit gloria mundi...

 

 

 
 
 

Una Stirpe di Scorpioni

Post n°1269 pubblicato il 10 Novembre 2009 da vocedimegaride
 


8 novembre: compleanno di Marina Salvadore… 9 novembre: compleanno de La Voce di Megaride…. 11 novembre: … AUGURI, AGNESINA POZZI!

Celebriamo la nostra brigantessa lucana, indomita e fiera, con un omaggio del pittore-brigante CUONO GAGLIONE che dal 7 al 15 dicembre p.v. festeggerà i suoi primi cinquant’anni di carriera artistica nella sua ACERRA, presso il Museo di Pulcinella sito nel Castello Baronale della storica cittadina!

Ma non finisce qua, cara Agnesina, compagna di mille coraggiose avventure… La sorpresa l'abbiamo preparata da tempo... il dipinto originale, del quale assaggi questo bozzetto digitale  che non rende merito al'opera del maestro, ti sarà donato da Cuono Gaglione e “Megaride”, a nome anche di tutti i nostri affezionati lettori e, in particolare, dei nostri beniamini che da anni difendiamo: Bruno Contrada, Carlo Parlanti, Peppe Fontana, al più presto! Serbalo come un trofeo; simbolico tangibile riconoscimento del nostro bene e della nostra ammirazione! Una sorta di medaglia al valor civile che questo Paese non ti darà mai.... quindi ti decoriamo noi!

AUGURI, AGNESINA! L'ITALIA PERBENE SI AUGURA DI VEDERTI ANCORA A LUNGO GALOPPARE IN GROPPA AL TUO DESTRIERO DEL CORAGGIO SULLE PRATERIE ITALIOTE!

 
 
 

lettera aperta ai non firmatari

Post n°1268 pubblicato il 10 Novembre 2009 da vocedimegaride
 

A CHI NON FIRMA LA PETIZIONE PER TE

http://www.petitiononline.com/nov2009/petition.html

Caro Gioacchino
la petizione che ho creato per te resterà a testimonianza STORICA di chi crede, FIRMANDOLA, nei grandi Valori della Verità, della Giustizia e della Patria; valori che prescindono le proprie convinzioni individuali e politiche.

Sono un'idealista  (E ILLUSA)come te:  non ho perso un minuto a schierarmi per la dignità di Gioacchino Genchi e contro il comportamento delegittimante che operavano contro di lui,

non ho perso tempo a schierarmi al tuo fianco perché CREDO nelle tue ragioni, nella dignità dell'essere umano e NELLA FORZA della coesione data proprio dai valori più elementari che reggono la civiltà (o sedicente tale..).
Eppure voi due "Gioacchini" avete ravvisato le responsabilità di Bruno Contrada, quell'uomo che si dà il caso essere un detenuto malato che non conoscevo e che, da piccolo mediconzolo di provincia, sono riuscita a portare fuori dal carcere, ai domiciliari, perché QUELLO ERA IL SUO DIRITTO ed andava difeso senza paura; quell'uomo del quale sono poi diventata estimatrice e amica e per la cui dignità  E PIENA RIABILITAZIONE, sto combattendo insieme ad altri.


La nostra divergenza di opinioni in merito a Contrada non mi ha creato alcun dubbio nello schierarmi al vostro fianco, al tuo fianco PER LE GIUSTE RAGIONI che stai urlando da decenni!


Caro Gioacchino, c'è gente che non è degna di vivere nella società e meno che mai di avere un ruolo morale o sociale di riscatto contro la mafia. Certa gente si riempie la bocca di ANTIMAFIA ma adotta metodi mafiosi oltre ad essere impregnata di profonda ignoranza; quella stessa gente che mi ha calunniata di "collusione e di essere stata ricattata da Contrada" perché suo medico, vedrai, quella stesa gente NON FIRMERA' la petizione perché l'ho promossa io.

La stessa gente che ha consentito a Salvatore Borsellino (indegno portavoce di una voce nobile, quella di Paolo suo grandissimo fratello) di bannarmi (silenziarmi) dal suo blog solo perché civilmente, educatamente, pacatamente, democraticamente esponevo le mie ragioni a favore di Contrada; quella stessa gente che non ha preteso da Salvatore, di leggere ALMENO quello che scrivevo, pendendo dalle labbra di una critica a me..., preconcetta, ottusa, " a prescindere", solo perché medico e difensore di Contrada.
Questa stessa gente NON FIRMERA' perché la petizione per te l'ho proposta io e magari sono anche tuoi amici (sedicenti).

Dunque caro Gioacchino, ho pubblicato quello che scrivi, nonostante sia contro Contrada, perché sono una persona civile, non ho paura del confronto, non ho paura della verità perchè la inseguo e alla fine, anche se quella saletta esisteva, Contrada sarà stato obbligato dai suoi merdosi capi a prendere contatti, ad infiltrarsi ad agire. Per me resterà sempre, anche con quella saletta, la vittima SACRIFICALE di un periodo schifoso della nostra Repubblica, un fedele servitore immolato all'impunità DEI VERI responsabili che erano il Ministero degli Interni con Ministro e suoi scagnozzi della falsa giustizia e politici invischiati fino al buco del culo con la mafia, nonché magistrati forse da convenienza personale ed ideologia corrotti (o forse solo ignavi, vigliacchi, ottusi e quacquaracquà) e indegni della loro carica.

Falcone e Borsellino ed altri eroi sono morti perché credevano nel loro ruolo,ONORATO; altre persone hanno scontato e stanno ancora scontando la morte morale e sociale sempre in virtù del loro onore e patriottismo.


Ai tuoi amici pseudo antimafiosi mafieggianti, che ti diranno certamente "NON FIRMO PERCHE' LA PETIZIONE L'HA PROMOSSA IL MEDICO DI CONTRADA" fai giungere questa mail, perché si ricordino bene che io SONO UNA PERSONA prima che un medico e pria che medico di Contrada,  che ha dei valori profondi, una profonda cultura, una profonda e radicata libertà di pensiero e di azione, scevra da ideologie, preconcetti, schemi e seghe mentali.


A questi piccoletti, a queste pecorelle nel recinto ideologico, ricorda che nella vita è bene andare NELLA SOSTANZA delle persone e delle circostanze e che il fermarsi alle apparenze tradisce solo un'ignoranza abissale.

Vedi Gioacchino, della firma di questa gente NON HAI ALCUN BISOGNO perché non hanno capito nulla nè della battaglia che dichiarano falsamente di fare contro la mafia né della vita; così come non hai bisogno di firme smozzicate  di persone che  forse hanno paura o vergogna a mostrarsi per intero, con tanto di nome cognome.


Io sono orgogliosa della tua coraggiosa e solitaria battaglia, non importa se confligge con le mie convinzioni, E' UNA BATTAGLIA GIUSTA, DI DIRITTO E DI DOVERI e la sosterrò fino a che avrò forza.

Sono onorata dalla tua amicizia e spero che anche tu lo sia della mia.

Con affetto, stima e rispetto

 Agnesina Pozzi

 
 
 

LA LETTERA MORTA DI GIOACCHINO BASILE

Post n°1266 pubblicato il 09 Novembre 2009 da vocedimegaride
 

LA LETTERA MORTA DI GIOACCHINO BASILE

 

Preg.mo sig.
 Dott. Giancarlo Caselli
e.p.c.
Preg.mo sig.
Presidente della Repubblica Italiana
Giorgio Napolitano;
 
Preg.mo sig.
Dott. Sergio Lari
 c/o  Procura della Repubblica di Caltanissetta;
 
Preg.mo sig.
Proc. Aggiunto presso la Procura di Palermo
 Dott. Antonio Ingroia.
 
Tutti gl’indirizzi e-mail conosciuti dallo scrivente    
 
“Non troverai mai la verità 
se non sei disposto ad accettare
anche ciò che non ti aspettavi”.
(Eraclito)
 
             Caro Giancarlo, nella remota speranza che tu sia veramente ciò che vuoi apparire nell’immaginario collettivo e non quello che i fatti indicano di te quando ti vestono con gli abiti poco onorevoli di quei gravissimi “errori” che dall’anno 1993 al 1997 determinarono la mia morte civile- mercoledì 2 luglio 2003-, affrontai un lungo viaggio per esporti personalmente la solidità del fondato, motivato e documentato sospetto dell’urgentissima strage di via D’Amelio che il 19 luglio 1992, salvò dalla catastrofe giudiziaria Fincantieri ed i suoi servi politici.
            Il movente di quella strage, il volto degli attori ed il triste teatro, che grazie a quella strage mandò in scena l’indegno copione omissivo che salvò dall’olocausto giudiziario le Partecipazioni Statali ed i suoi servi politici, sindacali e criminali, sono esattamente uguali a quelli che dal 1997-2000  realizzarono l’inganno alla giustizia durante la tua reggenza di Procuratore di Palermo....

 

per ragioni di lunghezza, per non spezzare la lettera e il pathos che la  impregna, andatela a leggere tutta su
e TREMATE!
Caro Gioacchino
siamo onorati di ospitarti sui nostri blog. Possiamo avere su fatti e circostanze opinioni differenti, ma il bello della dialettica e della  civiltà  è quello di poter comunicare e scambiarsi opinioni anche diversissime  alla luce però  di valori condivisi ed  intoccabili come la verità, la giustizia, l'amore per la nostra Italia. Se non si chiariranno  i fatti di quegli anni bui e le responsabilità precise dello Stato e del Ministero degli Interni continueremo a morire dentro e con laverità morirà anche la democrazia in questo paese che non vogliamo maledire. Malediamo però chi ha usato il suo potere per affossare la giustizia e chi è morto da eroe per farla trionfare.
Agnesina Pozzi
 
 
 

MIRACOLO MERIDIONALE

Post n°1265 pubblicato il 07 Novembre 2009 da vocedimegaride
 

 Con un semplice atto di volontà politica.
 di Nunziante MINICHIELLO

Gli onesti paiono in minoranza; la presunta maggioranza, invece, devota del dio danaro, spende e  spande; i governanti sono tutti presi dalla  autoconservazione: gli onesti però non demordono, forti della eredità latina “probe vivere, neminem laedere, cuique suum tribuere” e confortati dai successi dei tutori della legge.
Rispettando le norme scritte il Popolo italiano avrebbe l’omogeneità indispensabile per  essere protagonista.
Per mettere le cose a posto, viene da concludere, basta la volontà politica!
Ogni politica infatti ottiene sempre quello che si propone di ottenere, ma non quello che non si propone: chiarisce il concetto il problema del Mezzogiorno che non è stato mai risolto perché non è stato mai posto e non verrà risolto che quando sarà posto.
Scritti, congressi e simili hanno sempre avuto il compito  di farlo conoscere, ma mai di risolvere il problema del Mezzogiorno: scienziati, studiosi ed inventori di enti riguardanti il Mezzogiorno hanno prodotto esattamente quanto loro richiesto.
I risultati e la realtà, in proposito, parlano chiaro: che non si attenda che il problema del Sud lo risolvano i diseredati, i degradati, gli ignoranti e gli impotenti in genere, che, da più diretti interessati, dovrebbero decidere se rimanere come tradizione ricorda o se avviarsi sulla via del progresso, da soli e con la certezza di trovare sul cammino solo ostacoli e  trappole della speranza?
Si immagini che la volontà politica ci sia:  allora, ad una certa ora, da un certo posto partirebbe un messaggio diramato ad altri pochi posti; da questi pochi posti il messaggio sarebbe inoltrato a numerosi posti: dopo non molto tempo “radio fante” farebbe sapere ovunque che in alto si sarebbe cambiato registro e che quindi la pacchia sarebbe finita!
Non è fantapolitica ma semplice attività politica di governo democratico di popolo sovrano.
Potere, impegnato nell’ autoconservazione,   conseguente  stato assente  e  cittadinanza abituata a difendersi, sarebbero convinte o costrette ad entrare nel solco della Costituzione.
Con un semplice atto di volontà politica, che però sarà arduo ottenere dai politici diventati quasi decemviri e dalla maggioranza della popolazione italiana usa ad  abitudini  non sempre encomiabili: principalmente interessati, i Meridionali siano Popolo sovrano ed impongano l’atto di volontà politica. www.minichiello.it

 
 
 

IDENTITA': EVENTO CALDAMENTE SEGNALATO DA "MEGARIDE".....

Post n°1264 pubblicato il 07 Novembre 2009 da vocedimegaride
 

... CH'E' BEATAMENTE GHIOTTA DELLE NOVELLE FLEGREE DI SANTARPINO E DELLE PREZIOSE EDIZIONI VALTREND!

EDIZIONE STRAORDINARIA!!!

In occasione della presentazione del volume "Un giallo ai tempi di Tiberio" di G. Santarpino, acquistando una copia del volume si ha in OMAGGIO una bottiglia di Piedirosso dei Campi Flegrei doc delle Cantine Contrada Salandra.
L'offerta al prezzo del volume di €12, è stata prodotta in tiratura liitata ed è valida fino all'esaurimento delle scorte.
La presentazione avverrà Il 13 novembre alle ore 16,30 presso la Camera di Commercio di Napoli. Interverranno il dr. G. De Luca, l'on. Luisa Bossa, il prof. G.C. Carrada e sarà presente l'autore.
Il volume tratta della storia del potere che, dall’antichità fino ai giorni nostri, è costellata di stragi, tradimenti, complotti e cadaveri eccellenti. A volte con protagonisti e mandanti insospettabili, almeno agli occhi della gente comune. Come accadrà a Nestore, il precettore alessandrino che riveste anche il ruolo di “detective”, alla sua giovane moglie, Idris e al loro figlio adottivo Ahmed, coinvolti loro malgrado e inconsapevolmente in un omicidio dai risvolti incredibili.
Tranne le figure di Tiberio e di Seiano, tutti i protagonisti del racconto sono di pura invenzione. Invece la descrizione dei luoghi, dei paesaggi, dei Giochi Isolimpici Neapolitani (antesignani della moderna Piedigrotta) è pienamente conforme alla realtà dell’epoca.
Il ripetersi nei secoli di storie come questa rende obbligatorio sottolineare che “ogni riferimento a fatti e persone dell’attualità è del tutto casuale e involontario”.
Il vino che abbiamo abbinato è un Piedirosso dei Campi Flegrei delle Cantine Contrada Salandra. Abbiamo scelto questo vino tipicamente flegreo perchè il "noir" è ambientato quasi interamete nei Campi Flegrei. Noi riteniamo che i vini non siano semplici merci, ma racconti di vita. Essi raccontano la terra che li produce in modo esauriente, esattamente come un libro di storia o una guida turistica, perchè berli vuol dire diventare parte di quella terra. Esprimono le colline e le pianure da cui hanno tratto origine narrando le storie di uomini che, generazione dopo generazione, li hanno creati.
Al termine dell'evento è prevista una degustazione del Piedirosso delle Cantine Contrada Salandra e un simpatico buffet curato da "La Cucina di Ruggiero" - Mara Iovene - Valtrend

 
 
 

LE MANI MOZZATE

Post n°1263 pubblicato il 07 Novembre 2009 da vocedimegaride
 

LE MANI MOZZATE

Non venite a raccontarmi fesserie. Alla rapina non ci credo e meno che mai credo ad un rapinatore o ladro che amputa le mani alla sua vittima in uno scatto di violenza. Ancora meno credo che il presunto ladro abbia portato con sé le mani amputate per poi derubarle con calma degli anelli. Non regge!

mani

Immaginavo la vittima come mia nonna o mia zia: una dolce e innocua vecchietta, mite, modesta, anche messa male, esteticamente trascurata, provata dalla vita; la immaginavo tranquilla a fare l’uncinetto, a leggere il giornale accanto al caminetto e a dirsi il rosario. Poi  hanno trasmesso le immagini di una donna che nulla aveva a che fare con le nonnette che conosco  ed ho conosciuto almeno dalle mie parti. Ho visto una donna cotonata, con rossetto e smalto e tanto di scollatura. Una donna matura piuttosto piacente e con il desiderio di piacere probabilmente anche in vecchiaia. Ci sono persone insomma, buon per loro, che non si arrendono al tempo e mantengono inalterata una sorta di civetteria, allenandosi sempre alla seduzione. Ora, lungi da me l’idea di infangare la memoria di questa poveretta di 84 anni a cui hanno mozzato le mani, ma credo che occorrerà leggermente scavare nel fango per avere speranza di trovare l’assassino. In questo gesto terribile e macabro leggo una rabbia inaudita insieme ad un profondo sentimento di vendetta. Una vendetta magari covata per anni, tanti anni. Le domande che mi sorgono son queste: la signora potrebbe aver sedotto un ragazzino negli anni passati? Potrebbe essersi giovata di "prestazioni" da parte di qualche ragazzo poco abbiente, costringendolo per denaro ad azioni non accettate da quest'ultimo? Già perché dietro un gesto violento c’è sempre un altro gesto violento. O meglio, viaggiando nel mostro che alberga in ogni essere umano ripenso a quel vecchio porco, amico di mio zio, che tentò di usarmi violenza quando avevo poco più di 6 anni. Evitai il peggio grazie alla mia intelligenza, grazie all’intuizione di un “peggio” che neppure capivo cos’era, grazie all’aiuto di Dio non so: con la scusa di andare a prendere un bambolotto mi chiusi a chiave in una stanza e barricai anche il balconcino che dava su un terrazzo cui si poteva accedere  da un altro ingresso. E attesi mia nonna tremando sotto le coperte e chiedendomi che cavolo voleva quello lì, perché mi aveva afferrato ed aveva tentato di abbassarsi i pantaloni. Lo capii quando ero più grandicella e covai covai e covai una rabbia inesprimibile che si concretizzò nel desiderio di ucciderlo. Probabilmente lo avrei ucciso tagliandogli non solo le mani ma anche l’uccello, se non lo avessi ritrovato, negli anni dell’adolescenza, disfatto e su una sedia a rotelle. La vita per fortuna mia e sua, mi aveva vendicata.  

Dunque chissà come mai, nell’ascoltare quella terribile notizia, mi venne in mente la mia esperienza,  e riagganciai quel gesto rabbioso alla mia rabbia di allora.  La vecchietta ha aperto a qualcuno che conosceva. Non c’è stato infatti scasso anche se tutto era sottosopra: scena del crimine immagino impregnata di rabbia, tanta rabbia, solo rabbia. Allora l’assassino, mi dispiace,  occorre cercarlo tra le conoscenze della signora, occorre cercare nelle foto, nelle telefonate, nelle lettere forse, nei trascorsi non esclusi anche famigliari. Ho questa sensazione e chiedo perdono alla famiglia se questa intuizione può offendere loro e la memoria della loro congiunta. Nessun ladro slavo o nordafricano, nessun tossico o delinquente italiano o straniero perpetrerebbe una simile atrocità se non avesse motivi ben più gravi di una rapina. Se non è rabbia è follia pura e allora altre persone sono in pericolo. Tertium non datur.

Agnesina Pozzi

 
 
 

IO, SUD .. E TU, MUNNEZZA!

Post n°1262 pubblicato il 06 Novembre 2009 da vocedimegaride
 

di Marina Salvadore

Da un po’ di tempo ricevo con cadenza quasi quotidiana proclami  ed accorati appelli sudisti dall’ennesima neonata e riciclata compagine politica fulminata sulla via di Damasco del meridionalismo; dejà vu: da Montezemolo a Rutelli, da Bassolino a Fini e Casini, la new age delle stesse facce di bronzo, rappresentanti di ben “due repubbliche e mezza” imperversa, blandendo, docendo, imponendo, imbrogliando, sulla via dell’accattonaggio insensato di consensi e del cieco e bieco meretricio pubblico, a tariffa scontata per innocenti militari e ragazzi… com’era buon uso al cinema ed al circo, negli speranzosi anni ’60! Tutti si sono riscoperti, improvvisamente, apostoli del meridionalismo, non fosse altro  per aver testato, dopo il nordico “ploff” del “boom” dell’Industria e del Commercio del Credito, le notevoli possibilità di sfruttamento delle eterne emergenze del Sud che – caricate a pallettoni di luoghi comuni e falsi storici – vengono puntualmente sparate a gragnola sui sùdici sudditi  soprattutto dai “militanti” non autoctoni, data “l’enorme morìa delle vacche” nelle fila prezzolate degli amministratori locali! In particolare, tra le sturmtruppen dell’illusionismo “sudicio” si distingue per ipocrisia melensa la senatrice Poli Bortone, di recente attivissima con il suo “Io Sud” ridondante di “lacreme napulitane”, e compiacente campanilismo che tira le cuoia al tricolorato  patriottismo del quale era imbibita fin nella biancheria intima!   
Sabato 7 Novembre alle ore 10:00 a Bari presso Villa Romanizzi Carducci con la grancassa e il putipù, la bella signora presenterà il programma di IO SUD, la sua nuova formazione politica . L’ obiettivo di questo momento di confronto – come recita l’ennesima brochure dell’improvvisata “pasionaria” vandeana -  è molto chiaro:  lanciare alcune sfide ai cittadini di Puglia per ottenerne contributi (?) e partecipazione stabile. All’assemblea sono state invitate tutte le forze politiche e sindacali, regionali e provinciali, della Puglia. Conclude, la Poli Bortone, “Ci sono tutti i presupposti per considerare interessante questo appuntamento che costituisce il primo di tanti incontri sui territori, per rilevare le esigenze e raccogliere i contributi di tutti i cittadini pugliesi”. Certo, ci vuole una gran faccia di tolla nel rimestare il torrone nel solito calderone dell’elettorato attivo, fingendosi innovatori ed evangelizzatori del Verbo; quello stesso che fino all’altr’ieri negava la Questione Meridionale, affogando il Mezzogiorno nel brodetto primordiale dei miti del Risorgimento e dell’Italia UNA, negando Dignità, Identità, Storia e Radici ai popoli garibaldizzati e piemontesizzati del vasto Sud! Ricorderà – spero – la senatrice Poli Bortone, ‘a tempi in cui era una delle sirenette del vecchio MSI, l’espulsione dal partito dell’on. Angelo Manna (che prese più voti di Almirante), immediatamente DOPO la sua celebre interpellanza parlamentare meridionalista che implorava la pubblica disponibilità degli archivi fotografici e documentali storici inerenti l’invasione e l’occupazione sabauda del Regno delle Due Sicilie nel 1861! Cacciato via, a calci nel sedere, come uno spergiuro di Stato, Angelo Manna – il MIO MAESTRO! – o, forse, dato il suo grande successo di popolo, cacciato per invidia con scialba ed asettica comunicazione di prammatica a firma di quel rampante yuppie bolognese che, anni dopo, affosserà il Partito, gli Ideali… Dio, Patria e Famiglia (e chi più me ha più ne metta) fino a far rivoltare nella tomba il mentore suo Almirante!
Cosa viene a magnificare, ora, bella signora Adriana, la scoperta dell'acqua calda? Anche per lei, come per Bossi, il vessillo italiota è ormai una mappina confortevole? I tempi d’oro dell’insipienza sono finiti; le maschere sono cadute! Vuole davvero occuparsi di Sud? Bene! Lo riabiliti storicamente, insieme ai suoi condottieri, ai suoi uomini ed alla sua gente, passando un po’ d’acetone sullo smalto tricolorato, prima di laccarsi le unghie da pantera!
Qui, sono cent'anni che di Sud ne sappiamo qualcosa più di lei!... che lo serviamo senza servircene! Ci lasci lavorare!

 
 
 

MIO FRATELLO

Post n°1261 pubblicato il 06 Novembre 2009 da vocedimegaride
 

Lettera aperta di Romano Contrada, fratello di Bruno

“QUEI MAGISTRATI INTOCCABILI E IMPUNIBILI”

Preciso subito che non intendo affatto denigrare la Magistratura nel suo complesso, rappresentata anche da persone oneste, preparate, imparziali e non politicizzate. Mi riferisco, invece, ad alcuni gruppi di magistrati di “alcune” particolari Procure, dominio incontrastato di giudici e PM, i quali strumentalizzano la Giustizia per fini politici, ideologici e personali. Anche quelli che dovrebbero essere organi istituzionali imparziali e di garanzia, super partes (CSM) si tramutano molto spesso in veri e propri soggetti attivamente politici (partito dei giudici). Finiamola con quei magistrati politicamente schierati, alleati di politici e giornalisti di “sinistra”!.. Finiamola con quei magistrati specialmente non giudicanti che ambiscono alla popolarità, esponendosi pubblicamente in TV, facendosi intervistare da giornalisti compiacenti appartenenti alla stessa linea politica; essi dovrebbero mantenere l’incognito e il riserbo; invece, si schierano contro il potere esecutivo e legislativo, partecipano alle manifestazioni di piazza contro il Governo, eccetera…
Ribadisco che faccio riferimento ad una parte della Magistratura, la quale in malafede e – a volte – per ignoranza ha causato spesso gravissimi danni al Paese… Quante condanne ingiuste! Quante famiglie distrutte! Quanti morti innocenti! Finiamola con questa vergogna!..
I magistrati ai quali mi riferisco sono persone che – bene o male – hanno studiato, ben impinguati e lodati anche quando hanno applicato male la Legge. Sono degli stipendiati o impiegati dello Stato (al quale hanno prestato giuramento!) che hanno vinto un pubblico concorso, come tutti i dipendenti della Pubblica Amministrazione… però, se ingiustamente dispensano la galera, nulla hanno da temere, perché – corazzati come potenti spietati carrarmati - mai vengono condannati. Non si rendono conto di essere un Ordine e non un Potere! Gli appartenenti agli altri Ordini: Avvocati, Commercialisti, Medici, Ingegneri, Geometri, Ragionieri, eccetera… ed anche i funzionari di PS, gli ufficiali dei Carabinieri e dell’Esercito… i Preti, gli Operai; insomma, TUTTI… vengono sbattuti in galera, se sbagliano! Solo Loro Onnipotenti in galera non vanno. LA LEGGE E’ UGUALE PER TUTTI… ma non per “loro”!
MIO FRATELLO è, ora, un uomo malato, distrutto fisicamente e moralmente. Dopo 17 anni di persecuzione e di processi fondati soltanto sulle calunnie dei così detti “pentiti” (ritenuti sempre affidabili) mio fratello è ancora oggi ritenuto colpevole del fantomatico reato di “concorso esterno in associazione mafiosa” e privo della libertà personale.
Mi chiedo se ancora oggi, in un Paese civile e democratico, debba esistere il “processo indiziario” senza riscontri e senza prove. Il processo Contrada si è fondato unicamente sulle accuse di un gruppo selezionato di criminali assassini mafiosi (collaboratori e tanto cari ai PM e giudicanti che lo hanno voluto condannare).
I cattivi giudici, in realtà, lo hanno condannato a morte ed hanno distrutto la vita della moglie, dei figli e di noi tutti fratelli.
Egli muore giorno dopo giorno. Gli inquisitori hanno condannato un fedele, onesto e valoroso poliziotto che ha fatto sempre il suo dovere, in modo encomiabile e dignitoso, com’è certificato.
Durante la sua lunghissima carriera nella Polizia ha assicurato alla Giustizia, arrestandoli, tantissimi criminali della Mafia; quegli stessi delinquenti che, ora, per vendetta e benefici personali, lo accusano.
Hanno testimoniato a suo favore tantissimi illustri uomini delle Istituzioni: questori, prefetti, commissari di PS, generali dei Carabinieri, parlamentari, ministri… eccetera… ma costoro non sono stati ritenuti attendibili dai giudici, i quali hanno riposto la loro ferma fede solo nei loro collaboratori prezzolati, assassini “non pentiti” ai quali – in realtà – viene tuttora riservato il diritto al “verdetto di condanna”.
Anche se evidenti e provate le gravi condizioni di salute di mio fratello Bruno, anche il Quirinale ha fatto marcia indietro ed ha bloccato l’iter per la “Grazia” richiesta dagli avvocati. Si sperava nell’intervento del Capo dello Stato… che avrebbe potuto attivarsi “sua sponte” ma ciò non è avvenuto… com’è stato, in passato, per dichiarati criminali dalle mani lorde di sangue. I giudici, dopo 17 anni, non vogliono accettare l’errore giudiziario… ed il calvario di mio fratello continua, “emblema della cattiva Giustizia in Italia”, vergogna del Popolo Italiano!

Romano Contrada

Napoli, 6 novembre 2009

 
 
 
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PREMIO MASANIELLO 2009
Napoletani Protagonisti 
a Marina Salvadore

Motivazione: “Pregate Dio di trovarvi dove si vince, perché chi si trova dove si perde è imputato di infinite cose di cui è inculpabilissimo”… La storia nascosta, ignorata, adulterata, passata sotto silenzio. Quella storia, narrata con competenza, efficienza, la trovate su “La Voce di Megaride” di Marina Salvadore… Marina Salvadore: una voce contro, contro i deboli di pensiero, i mistificatori, i defecatori. Una voce contro l’assenza di valori, la decomposizione, la dissoluzione, la sudditanza, il servilismo. Una voce a favore della Napoli che vale.”…

 

PREMIO INARS CIOCIARIA 2006

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A www.vocedimegaride.it è stato conferito il prestigioso riconoscimento INARS 2006:
a) per la Comunicazione in tema di meridionalismo, a Marina Salvadore;
b) per il documentario "Napoli Capitale" , a Mauro Caiano
immagine                                                   www.inarsciociaria.it 

 

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E' dedicato agli amici del nostro foglio meridionalista questo video, tratto da QUARK - RAI 1, condotto da Piero ed Alberto Angela, che documenta le origini della Nostra Città ed il nome del nostro blog.

 

NAPOLI NON È SOLO MONNEZZA

Napoli era la terza capitale europea


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Antimo Ceparano interpreta
'o surdato 'e Gaeta
di Ferdinando Russo

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Napoli e la sua provincia
di Mauro Caiano

 

IL MEZZOGIORNO CHE DIFENDIAMO

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I consigli di bellezza
di Afrodite

RITENZIONE IDRICA? - Nella pentola più grande di cui disponete, riempita d'acqua fredda, ponete due grosse cipolle spaccate in quattro ed un bel tralcio d'edera. Ponete sul fuoco e lasciate bollire per 20 minuti. Lasciate intiepidire e riversate l'acqua in un catino capiente per procedere - a piacere - ad un maniluvio o ad un pediluvio per circa 10 minuti. Chi è ipotesa provveda alla sera, prima di coricarsi, al "bagno"; chi soffre di ipertensione potrà trovare ulteriore beneficio nel sottoporsi alla cura, al mattino. E' un rimedio davvero efficace!

Il libro del mese:

Guida geoarcheologica della costa campana ad uso dei naviganti
Editore: Valtrend  Argomento:  archeologia, coste, campania-guide
Genere: storia del mondo antico. archeologia data publ.: 2005  - corredato da numerose immagini fotografiche; molte, di Mauro Caiano