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Blow Up (cosa sto guardando?)

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Dark Passage (sono io che sto guardando?)

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Collateral (ma siamo diversi io e te?)

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Milano Calibro 9 (mi ridefinisco radicalmente)

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Dillinger è Morto (la mia vità è nulla, non ha senso, è completamente svuotata)
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Creato da: NEO_GEO il 01/11/2005
pensieri sparsi su videogiochi e vita

 

 

Post N° 159

Post n°159 pubblicato il 02 Giugno 2007 da NEO_GEO
 

DA OGGI TRASFERSICO IL MIO BLOG!!!!!!!!!!!

Il nuovo indirizzo è questo!

Arrivederci a tutti! :)



 
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Monkey Island

Post n°158 pubblicato il 02 Maggio 2007 da NEO_GEO
 

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Monkey Island parla a tutti allo stesso modo. I pirati sono delle rock star (dove l’ho già sentita questa?) e Guybrush lo vuole diventare. L’eterna notte di melee island, la festa accogliente e le brutte facce del bar scumm, le lezioni di scherma, gli scontri ad insulti con i pirati di passaggio, gli inseguimenti notturni, la caccia ai tesori stupidi, la maga voodoo, i pirati fantasma, i polli di gomma con la carrucola in mezzo… sono cose che entrano direttamente nel cuore e difficilmente ne escono.

Questo gioco parla a tutti allo stesso modo, non è difficile entrarci e seguire la storia, farsi prendere e trascinare da essa. Tutto è molto intuitivo, grazie alla famosa interfaccia a verbi (tale e vecchia Scumm). Una sorta di luna park infinito. Giocare ad essere e a diventare rock star di ogni tempo (un tempo indefinito, una sorta di moderna era piratesca), sapere la composizione del Grog, comprare una nave usata di seconda mano, e reclutare un gruppo di pirati strambi. Salpare viaggiare e arrivare alla mitica isola delle scimmie. Scoprirla e capirla. Il tutto con il tassativo divertimento che impregna ogni cosa, ogni singola battuta scritta ogni singolo oggetto raccolto, ogni singolo personaggio incontrato.

Segna un passaggio questo gioco. Il decisivo e definitivo passaggio dalla avventura testuale a quella grafica, con un carisma fuori dalla media, con un modo di porsi che è già leggende e che presto verrà più volte imitato inutilmente. Ogni singola azione è motivo di iralità e apparentemente priva di senso. Il senso si costruisce andando avanti e si rivela sempre di più un non-senso. Cosa significa usare una testa mozzata come bussola? Perché una nave può essere condotta anche solo da scimmie ammaestrate? Perché un tipo travestito da troll dovrebbe chiedere il pedaggio ad un ponte?

Il senso ci sfugge da sotto il naso, ma è proprio questo che ci diverte. Uno straordinario sogno. Un sogno così pieno di dettagli da sembrare vero e tangibile. E’ quasi affetto quello che sviluppiamo nei confronti del timido Guybrush mentre ci identifichiamo in lui. Mentre suggeriamo quello da fargli dire, le sue impressioni quello che prova e che sente. Suggerire ma non comandare. Perché alla fin fine nelle avventure grafiche non si comanda un personaggio ma gli ci suggerisce cosa fare. Lui può anche rifiutarsi, spiegandoci che è impossibile, che qualcosa gli impedisce di realizzarlo, o che semplicemente non lo vuole fare perché non gli va! Possiamo ordinagli tutto ma lui farà solo quello che servirà, perché è lui che è dentro quel mondo, è lui che ci agisce non noi.

E’ difficile spiegare a chi non ci ha mai giocato, perché sia bello Monkey Island. Il modo migliore per farlo capire e farci giocare.

 
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E chi si ricorda di Elio?

Post n°157 pubblicato il 23 Aprile 2007 da NEO_GEO
 

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“Nella punta della dita poco Jazz” e nessuno conosce Elio. “Sono uno Scamarcio di Piano Bar” e nessuno sa che quello che suona veramente è il signor Germano. Insomma con la brutta sorpresa per tutte le ragazzine della sala in cui sono stato, l’attore del momento non è per niente il protagonista di “Mio fratello è figlio unico” (e ti amo Maaaariù) e pensare che tutta la stampa e tutta la televisione ci aveva confermato il contrario. Almeno, da quello che si percepisce sembra che i film parli di due fratelli (e questo è vero), che uno sia comunista e l’altro fascista (e queste è vero in parte), che uno sia Scamarcio e l’altro Elio Germano (e su questo non ci piove), ma che il film si regga principalmente sulla performance del Bravo Elio, io non l’ho visto da nessuna parte. Il film di Lucchetti (malgrado gli spot tim) è veramente bello. Non è tanto un film politico (cio è che parla di politica) ma è un film che parla della famiglia degli individui, dei loro rapporti umani, dell’affetto indistruttibile che lega assieme una famiglia, di un personaggio cronicamente irriverente, che, malgrado la confusione ideologica di quegli anni, cresce e diventa uomo (e questo è Elio).

Un ragazzo che diventa fascista per puro dispetto (ecco perché non è veramente tale) verso il fratello comunista sempre privilegiato e coccolato da tutti. Un ragazzo che passa il 68 in cucina a “mangiare i quadrucci in brodo” di sua madre. Un ragazzo che si innamora inutilmente della donna di suo fratello… Insomma un film che racconta del 68 alla lontana, ma che ci da in ogni caso un piccolo spaccato dell’Italia di provincia e della confusione di quale essa era impregnata in quegli anni. In ogni caso è un film che racconta una bella storia e la racconta molto bene e solo questi sarebbero i motivi per andare vedere un film (non Scamarcio).

 Ma tornando al discorso di prima, in realtà non ho nulla contro Riccardo (che tutto sommato come attore non è neanche troppo malvagio), ma più del fatto che venga risaltato lui rispetto ad un più talentuoso Elio. Il signor Germano ha dimostrato più volte la sua abilità, sia in ruoli leggeri che in ruoli più impegnati, irrimediabilmente carismatico, anche quando interpreta un personaggio universalmente irriverente ed egoista come quello del film Lucchetiano. Un po’ un Alex di arancia meccanica, ma più umano e meno “rigido”, che è capace di amare oltre che soddisfare i suoi bisogni primordiali di violenza. Un personaggio umano (e quindi bello) a tutto tondo, che mostra i denti ma svela anche tutte le sue debolezze e i suoi timori. Un personaggio confuso ma che alla fine acquista una sua personalità forte e comprende il suo ruolo. Tutto questo il signor Germano lo sa dare a noi spettatori. Il signor Scamarcio, invece, si è preso più una macchietta, un fratello immutabilmente già maturo, che non evolve nel tempo, un ruolo facile da interpretare e da rendere sullo schermo. Ma nelle interviste appare solo Riccardo, e chi si ricorda di Elio?

P.S. Per tutti quelli che volessero sostenere il caro Elio, andate qui! ; )

 
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Natura Morta

Post n°156 pubblicato il 03 Aprile 2007 da NEO_GEO
 

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Natura morta, fatta di piani sequenza che creano spazi e ritmano i silenzi dei personaggi vittime e allo stesso tempo piccoli protagonisti di una società povera ma votata completamente al progresso. Non c’è più spazio per il passato, c’è il presente eternamente sospeso in attesa di un miglioramento che non esiste. Sembrano essere solo due storie (ma in realtà sono molte di più) che si intrecciano sullo sfondo di una città distrutta e allagata a causa di un maestoso progetto per una diga. I mandanti del progetto non esistono, sono eteree presenze senza nome appena accennate dalle TV abbandonate nei palazzi in demolizione. Quelli che sono li davanti a noi sono solo i cittadini, che badano solo a quello che guadagnano, a vivere con quello che trovano, e sono solo pochi a cercare il senso di se stessi nel passato. Un neorealismo che si macchia di metafisica, con le visioni di ponti illuminati nella notte che si sfuocano, di palazzi moderni che prendono il volo come razzi per lo spazio (la modernità è solo un miraggio) e di un equilibrista che cammina sospeso per aria tra due palazzi (precarietà dell’esistenza?).

I veri protagonisti forse sono gli oggetti, quei piccoli oggetti al quale il film dedica i suoi capitoli: Sigarette, liquori, tè e caramelle. Piccoli piaceri quotidiani, piccoli oggetti (universali) di scambio sociale che cementano e sanciscono amicizie e fratellanze tra gli sconosciuti. La macchina da presa (anzi, telecamera digitale), si muove sinuosa in carrelli e panoramiche, si concentra sul paesaggio, segue in lunghi piano sequenza i personaggi e aspetta che loro dialoghino tra di loro con lunghe pause, facendo parlare i silenzi più delle parole. E’ poesia, è il cinema che mescola realtà e sogno, documentario e visioni, ci parla di posti e vite lontane facendole sembrare più vicine.

 
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Nostra signora della bambole sullo scaffale

Post n°155 pubblicato il 27 Marzo 2007 da NEO_GEO
 


Hey! Hey! You! You!
I don't like your girlfriend!
No way! No way!
I think you need a new one
Hey! Hey! You! You!
I could be your girlfriend



immagineSi cara e piccola Avril. Come se decidere di stare con una ragazza sia uguale a scegliere una scatola di merendine dallo scaffale del super mercato. Come se stare con una ragazza si una cosa che vada a seconda degli umori. Come se contassero solo gli sguardi gli ammiccamenti e il sesso, perché è li che vuoi arrivare, non tentare di negarlo. Come se tutto iniziasse da li e si esaurisse li. Come se tu fossi una bella bambolina e lui un bel bambolone che per capriccio stanno assieme. Lui pecorone che non si accorge della realtà di cui si è circondato, ma per fortuna che sei arrivata tu! Cara e mitica Avril bambolina degli adolescenti. Sei arrivata ammiccante per farti desiderare, farti adulare, farti usare e poi magari essere gettata via e riciclata per il prossimo bel bambolone di passagio che ti guarda interessato. Si hai ragione Avril, conta solo quello, solo il sesso, perché alla fine è quello che vogliono i ragazzi e è quello che pensano, è quello il desiderio che l’uomo nasconde sotto la sua pantina di perbenismo. E allora perché non tirarlo fuori? Perché non dire a tutti che anche le ragazze sono dei prodotti e che i maschi non devono far altro che scegliersele dagli scaffali? Che male c’è? E’ la natura umana dopo tutto….

Di solito quando sento queste cose penso “non ti curar di loro e passa”. Ma lasciatelo dire Avril, questa volta potresti anche andare a quel paese che sta laggiù. Si laggiù, dove c’è sempre l’ombra ed esce la cacca.

 
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Uno su due umani.

Post n°154 pubblicato il 03 Marzo 2007 da NEO_GEO
 

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La storia di un personaggio umano. Personaggio, che in quanto umano, è simpatico, ha una vita normale, invidiabile, è bravo con il lavoro, con gli amici, con le donne, ma è umano anche perché sbaglia, si coinvolge nell’illegalità e poi si pente, perché ha problemi di coppia, perché si trova davanti alla morte, perché della morte ha paura e davanti a lei si sente solo. E’ un personaggi umano, semplice è uno di noi, e tutti noi, quello che ce la fa, quello che viene sconfitto che cade e si rialza, quello che si affida alla fortuna, quello che quando e su due non sa se sarà l’uno o l’altro. E’ un po’ come il vecchio Ninetto Davoli che fu, il quale da una camera di ospedale gli strizza l’occhio, lo guida e gli passa lo scettro, anzi il testimone della staffetta. Come a ricordarci che nel cinema non sono importanti i titoli di studio e le accademie, ma è importante essere semplici immediati, se stessi sempre e comunque.
Siamo umani dicevo, ed è umano anche lui. Come umani siamo in lui quando è steso in un letto di ospedale, quando non sa se sopravviverà o no, quando parte alla ricerca della famiglia perduta di qualcun’altro che con lui non centra se non che è suo compagno nello soffrire. Non dobbiamo dire “poverino” come invece pensano i suoi amici, noi dobbiamo solo essere convinti che ce la farà, non dobbiamo guardarlo con pietismo ma dobbiamo essere con lui in ogni istante, pronti ad assisterlo e a condividere con lui il suo dolore. Dobbiamo portargli rispetto, come tutti si dovrebbero meritare in questo mondo. Come tutti noi vorremmo essere trattati quando stiamo male. Con rispetto. Rispetto del nostro dolore, rispetto della nostra situazione, rispetto per la nostra voglia di vivere.
La vita si configura così. Su due solo uno ce la fa. Se Forrest sopravvive nella giungla vietnamita Bubba invece ci deve morire.
Se noi siamo davanti alla morte, ci troviamo sempre soli, e questa è una delle più grandi ingiustizie.

 
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Quando un maestro ha il dono della sintesi...

Post n°153 pubblicato il 28 Febbraio 2007 da NEO_GEO
 

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Quando un maestro ha il dono della sintesi, è il miglior maestro possibile. In quest’era di serie (e serial) TV che vanno alla grande, sia vecchie che nuove, non sarebbe male parlare di una delle più belle della storia ma che nessuno si ricorda mai. Alfred Hitchock Presenta. Il maestro dei maestri produce e presenta (per l’appunto) una serie di brevi episodi, tutti distaccati tra di loro, fortemente intrisi di essenza cinematografica. Penso proprio che sia la serie più essenzialmente cinematografica che possa essere stata mai prodotta. Ogni episodio è un meccanismo narrativo perfetto, un colpo di scena preso nella sua singolarità, un frammento di una intera vita, un aneddoto, uno scatto di terribile quotidianità malata e corrotta dal male.
Finalmente mi trovo tra le mani il primo cofanetto di questa lunga serie, gentile e saggio regalo di mia sorella. Se devo dirla tutta non sono un amante dei così detti “telefilm”. Alias, Buffy, 24… saranno belli, ma dopo un po’ mi vengono a noia (ho già avvertito molti amici di non azzardarsi più a consigliarmi Lost). Sono pochi i serial che mi hanno intrigato, come Twin Peaks oppure le prime stagioni di X-files. Forse la ragione è che non sopporto più la televisione e preferisco il cinema (e parecchio, per questo mi chiamano vecchio).

 
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Quando una Wii ti suona alla porta.

Post n°152 pubblicato il 21 Febbraio 2007 da NEO_GEO

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Ieri hanno suonato alla porta , sono andato a vedere e ho scoperto che era una Wii. Anzi, era un uomo che teneva in mano una scatola con dentro una Wii. Naturalmente non sapevo ancora che la Wii era dentro alla scatola, ma ormai è passato tutto, che importanza ha sapere se io me ne ero accorto subito oppure no? Fatto sta che ho ancora un problema a capire perché dovesse arrivarmi una Wii a casa senza che io lo abbia esplicitamente chiesto a qualcuno e senza che io abbia sborsato una lira (pardon, euro) a qualcun altro. In realtà , il perché, lo avrei dovuto capire ieri, perché assieme alla Wii, dentro alla scatola c’era una busta, e dentro questa busta c’era un biglietto, su questo biglietto c’era scritto (parafraso per fare prima) che la Wii non era altro che un regalo (in ritardo) di un mio amico per il mio compleanno. Malgrado sembri palese, non mi sono ancora chiari i motivi di questo fatto straordinario. Probabilmente qualcuno si starà chiedendo che cavolo è una Wii, altri (quelli che sanno che cos’è una Wii) si dovrebbero rendere conto della stranezza del fatto, perché dovrebbero sapere che una Wii costa 250 euro, e dovrebbero anche sapere che il fatto che un amico sborsi 250 eruo per il regalo a un altro amico non è una cosa molto normale. Non che io non sia riconoscente a questa persona, per carità, mi rende felice sapere che mi abbia tanto a cuore, ma, d’altra parte, non posso fare altro che sentirmi un po’ inquietato davanti a così tanta generosità. Insomma, io mi merito veramente questi 250 euro? Io sono molto amico di questo individuo (ci conosciamo da fino all’infanzia) ma non mi sono mai sentito così tanto vicino a lui da fare un regalo del genere. Forse per chi ha molti soldi è normale, forse sono solo io che ho paranoie. Dopo tutto io e lui abbiamo sempre condiviso la passione per i videogiochi (anche se io forse in maniera più accentuata) e non posso negare che se io avessi molti (ma molti) più soldi di quelli che ho potrei anche pensare di fargli un regalo del genere. Racconto tutto questo in parte perché sono abbastanza sicuro che lui non ha possibilità di leggere questo blog, ma se un giorno gli capitasse vorrei ringraziarlo di cuore. Non tanto per l’oggetto che mi ha regalato, che alla fine possiede un’importanza relativa, ma per la stima che questo amico possiede nei miei confronti.

 
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Il coro.

Post n°151 pubblicato il 04 Febbraio 2007 da NEO_GEO
 

immagineIl canto dei popoli, miti, leggende, dei cori che si alzano tra la gente comune, quella di tutti i giorni, quella che tenta di vivere, quella che tenta di ricercare la sua felicità, la sua nicchia nel mondo. Il canto corale che dipinge una affresco. Un affresco del passato di qualche decennio fa che si riflette sull’oggi, su come siamo noi occidente, su come vorremmo essere. Un canto che ci racconta dei nostri sogni, delle nostre paure, delle nostre vite, delle nostre disgrazie, e ci ricorda che senza miti in cui credere possiamo anche sprofondare nell’oblio e nel conforto. La distruzione del mito non ha volto, è parte di noi, come il male che risiede in ogni animo. La violenza dalla quale non possiamo sfuggire. Un canto dei popoli, delle masse, il loro punto di vista è sempre il più importante, è quello che conta davvero dopo tutto. Il ricordo che un’intera nazione preserva di un individuo, è tutto racchiuso nei punti di vista di un popolo variegato. Un canto, un coro, voci e immagini che si incrociano si anelano, trovano una loro omogeneità anche se sono le più diverse possibili. L’obbiettivo che tentano di raggiungere è sempre quello, e se viene a mancare vengono a mancare pure loro. Questo è il nostro occidente, questo è cinema, questo è Bobby. Almeno dal punto di vista di un corista solitario come me.

 
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Post N° 150

Post n°150 pubblicato il 03 Febbraio 2007 da NEO_GEO

Vorrei proprorre questa petizione perchè mi sembra importante.

Alla luce delle recenti denunce dalla Siae a siti didattici e culturali non profit per l'utilizzo di immagini digitali di pittori protette dai diritti d'autore, con richiesta di ingenti somme pecuniarie, esprimiamo all'opinione pubblica le nostre preoccupazioni di educatori e formatori.
La Siae infatti, applicando "alla lettera" una legge le cui origini risalgono all'anteguerra (legge del 22/4/1941, n. 633 e successivamente adeguata con la legge 22 maggio 2004, n. 128) e non individuando alcuna differenza tra uso didattico-formativo-istituzionale e uso commerciale, pretende il pagamento di diritti d'autore su opere protette. In particolare essa sostiene che l'utilizzazione, anche parziale, di un'opera costituisce lesione del diritto morale dell'autore e che la riproduzione non autorizzata delle opere in questione lede gli esclusivi diritti patrimoniali che la legge riconosce agli stessi.

Ecco solo alcune delle innumerevoli conseguenze dirette che si verificano rispettando la norma:
1- qualsiasi sito scolastico o blog didattico che utilizza per puro scopo didattico file sonori, immagini protette, citazioni d'autore, rischia ingenti sanzioni e quindi la chiusura immediata
2- le rappresentazioni teatrali, i saggi di fine anno caratterizzati da sottofondi musicali alla presenza di pubblico o dei genitori sono insostenibili dal punto di vista economico
3- la realizzazione di cd rom didattici e la creazione di ipertesti sono estremamente costose
4- la libertà didattica e le specifiche competenze professionali degli insegnanti ne risultano condizionate

Questo comportamento limita fortemente la funzione formativa della Scuola e la libertà didattica degli insegnanti!

Chiediamo quindi al Ministero della Giustizia, al Ministero della Pubblica Istruzione, al Ministero dei Beni Culturali che la Scuola, nell'ambito della propria e specifica funzione educativa, formativa e didattica, sia esentata dal COPYRIGHT in situazioni non profit e che gli insegnanti vengano equiparati alle categorie che possono beneficiare gratuitamente di opere artistiche nel contesto professionale, senza fini di lucro. Chiediamo inoltre che le richieste vengano estese a produttori di cultura off /on line a livello gratuito e che operano nello spirito del Cooperative Learning, quali associazioni e community non profit.

 
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Pushover: Il domino la formica e il cane goloso.

Post n°149 pubblicato il 24 Gennaio 2007 da NEO_GEO
 

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La polverosa scatola Big Games me la ricordo ancora. Dovrei avere ancora i 3 dischetti di Pushover. Capolavoro senza tempo e senza paura. Ricostruzione di schemi e decriptamento di questi ultimi. Parole complicate per un gioco dal concetto enormemente semplice. Il domino, non nella sua veste originale, ma in quella più popolare delle “tessere messe in fila che devono cadere secondo un certo ordine”. Tutto semplice appare, ma una sola è la spinta che la formichina può effettuare, e la scelta deve essere accurata e ponderata entro il tempo limite. Alcune tessere si comportano in modo bizzarro, impazziscono, contravvengono le più basilari, normali e innocue leggi della fisica e della logica (e forse della morale). Irriverenti, si rivelano la chiave del successo. Alcune si sdoppiano, altre scoppiano, altre si rifiutano di cadere, altre svaniscono nel nulla, altre ancora rotolano all’infinito, altre perfino osano cadere all’insù. Non c’è da fidarsi dello stile cartoonesco della grafica, anzi, sono proprio i Cartoon (quelli di Tex Avery soprattutto) con la loro natura di mattacchioni e dispettosi a giocare i più brutti tiri e scherzi noi poveri umani. Infatti la formichina che sembra simpatica, ci introduce in un mondo matematico e crudele, con una logica tutta sua, il tutto solo per soddisfare la golosità che un brutto cane prova nei confronti di disgustosi sacchetti di patatine. I livelli erano centinia, e tutte le volte che vedevo la formichina uscire da quella porticina mi schioccavo le dita (ahi che male!), per preparami alla sfida. Non sono mai riuscito a portarlo a termine Pushover. Capolavoro dei puzzle game, araldo di un’epoca che ho paura non tornerà più, ed è un vero peccato.


Non si fanno più giochi di questo stampo. Freschi originali con un gameplay apparentemente semplice e accattivante, che sanno dare un giusto grado di sfida e che possano durare molto (forse anche in eterno). Nei panni di una simpatica e antropoformizzata formichina, ci dobbiamo addentrare in strani livelli di piattaforme popolati da altrettanto strane tessere di domino. Lo scopo è di farle cadere tutto ma alla condizione che l’ultima a cadere sia per forza quella a tre strisce. A possiamo spostare le tessere a piacimento, ma abbiamo una sola spinta, quindi bisogna essere parecchio sicuri prima di dove, quando spingere e anche all’ordine in cui sono messe le tessere. Ci sono varie tessere speciali. Alcune esplodono, altre si sdoppiano, altre continuano a rotolare finche non trovano una compagna da abbattere, altre svaniscono nel nulla quando cadono.

Se qualcuno riesce a recuperarlo dagli armadi o dai “sottocani”, il gioco gira tranquillamente sotto Dosbox!

 
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Titoli di coda

Post n°148 pubblicato il 22 Gennaio 2007 da NEO_GEO
 

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Senza pensare cosa mi riserva il lunedì mattina, mi fermo a pensare il sabato sera. La meta vaga e galleggia tra i ricordi rinsecchiti del tempo che fu e rifiuta pesantemente il lustro dei giorni futuri che sto per salutare. Tra cinquant’anni il livello dei mari sarà aumentato e tutte le nostre coste saranno allagate. Non posso fare altro che andare al cinema il sabato sera, che devo fare? La raccolta differenziata dei rifiuti la faccio già, sono iscritto al WWF, tento di consumare almeno possibile. Ma chi sono io? Mi sento stupido e abbandonato. Viviamo una vita artificiale e io ci sono dentro fino al collo, volente o nolente, come tutti. Siamo circondati da giovani che non hanno valori, che non sanno dove sbattere la testa, che non sanno cosa o quando fare qualcosa. Io perseguo un obbiettivo, strano quanto si vuole, ma un obbiettivo ce l’ho. La mia ragazza persegue un obbiettivo, molto nobile per giunta, e possiede tutta la forza necessaria per portarlo avanti. Io la ammiro molto, la stimo, e la amo tantissimo. Io mi sento molto impotente soprattutto in questi giorni. Riesco a vedere, anche se non sempre chiaramente, cosa c’è di storto in quello che ci circonda, ma non so come fare per cambiarlo. O meglio lo saprei anche, ma ho una gran paura che possa rivelarsi una cosa inutile. Andare il cinema al sabato sera, sembrerà un stupidaggine, ma forse è una delle cose che possono salvarci tutti. Educare e culturizzare. Il cinema è una di quelle cose che entrano nella mia vita e non ne possono più uscire. Il cinema è uno degli strumenti che potrebbero migliorare tutto quello che ci circonda. Sembra una cosa stupida ma io ci credo ciecamente. Non mi importa più di quello che mi dicono gli altri. Non mi importa più. Non mi importa più. So che quando le luci si accenderanno di nuovo, tutti si alzeranno dalle seggiole per uscire subito dalla sala e recarsi alle proprie automobili, solo pochi rimarranno a sedere per riflettere davanti ai nomi che scorrono. Pochi si fermeranno a riflettere, pochi si fermeranno a riflettere. Pochi usciranno poi dalla sala guardando il cielo.

 
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La prima "Guerra Politica" virtuale.

Post n°147 pubblicato il 17 Gennaio 2007 da NEO_GEO
 

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Notizia presa da Punto-informatico.it

E poi dicono che i videogiochi sono distanti dalla realtà! La notizia di oggi nel mondo informatico riguarda il MMORPG Second Life. “Second Life” è un gioco di ruolo online dove gli utenti sono tenuti semplicemente a vivere una “seconda vita”. Già tempo fa questo gioco era stato scenario di un caso curioso, dove un avvocato americano, iscritto al gioco, aveva fatto causa ad un altro utente per una diatriba riguardante un “pezzo di terra virtuale”. Ieri invece, il mondo surreale del gioco è stato teatro della prima “guerra politica virtuale della storia”. Sembra che sia già da un paio di settimane che una coalizione di utenti francesi abbia istituito una sorta di “ala politica di estrema” destra, attuando una vera e propria propaganda virtuale. Molti utenti non hanno gradito questa mossa, e allora sono scesi in piazza(virtuale), davanti alla sede della coalizione estremista francese dando via così ad una manifestazione con tanto di cartelloni e volantini (sempre virtuali) sfociando addirittura in un conflitto a fuoco con armi (anche esse virtuali). Nel mondo di Second Life le armi non hanno gli stessi effetti nel mondo reale, quindi il risultato è stato solo quello di un grosso putiferio di luci e suoni senza effetti negativi contro nessun utente, e tantissima lag (rallentamento del gioco dovuto alla eccessiva mole di lavoro dei server).
Interessante come un videogioco possa essere così simile a situazioni reali che quotidianamente vediamo in televisione o leggiamo sui giornali. Ci dimostra anche che, probabilmente, l'uomo non sia capace di costruirsi un utopia di pace e serenità neanche in un mondo finto.

 
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Il tesoro dietro casa

Post n°146 pubblicato il 13 Gennaio 2007 da NEO_GEO
 

immagineTrovai conforto nel riconoscere a me stesso che una persona a me così vicina poteva essere ancora più vicina. Come quando ti accorgi che una canzone parla di te e ti ci puoi riconoscere, che tutto te stesso può essere descritto da quelle note, da quelle parole cantate, da quei suoni, da quelle vibrazioni. Per me è stato così, accorgermi che la persona che avevo li difronte in tante nottate passate dentro la mia automobile era in realtà un mio riflesso, la persona che mi completava, quella con cui stavo più bene in assoluto, quella che rende il tempo privo di importanza, che trasforma i miei attimi in infinito. E' bello accorgersi, fare il passo e constatare di essere contraccambiati. Dopo la scorsa primavera non avrei mai pensato di trovare una compagnia così preziosa in poco tempo, e invece lei era li. Era sempre stata li e io non me ne ero accorto. E' un po' come ricoprirsi. E' un po' come trovare la felicità perduta, come trovare la famosa pignatta d'oro alla fine dell'arcobaleno. Alla fine del mio arcobaleno c'è stato questo tesoro ad aspettarmi. Sono molto felice.
Grazie di tutto baggy... ;-)

 
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Ritorno Dal nulla

Post n°145 pubblicato il 11 Gennaio 2007 da NEO_GEO

Sono tornato. Dopo un terribile problema che ho avuto con internet, sono riuscito a riconettermi al mio blog!
Ho saltato tutte le feste, mannaggia! Vabbe sono contento di essere tornato! :)

 
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Post N° 144

Post n°144 pubblicato il 12 Dicembre 2006 da NEO_GEO
 

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Selfmisunderstanding, confondere la propria personalità, non riconoscersi, non capirsi. Quando si viene a contatto con una nuova realtà, simulata o autentica che sia, si mette in gioco la propria identità, il proprio spessore morale. Fischi per fiaschi, la dialettica, il dialogo è uno scontro che diventa scontro. Parti opposte che si vengono incontro come soldati pronti alla battaglia. Lo spessore fisico delle immagini proiettate è nullo, ma nonostante questo, quello che ci restituiscono è una visione della realtà, una storia. Magari una storia priva di capo e coda, magari una narrazione che non segue canoni normali, ma a noi non ci interessa. Noi esprimiamo il desiderio di entrare in quella realtà, di farne parte, di viverla assieme a quei personaggi che la subiscono o la pilotano. La nostra identità si mescola alla loro, è per questo che siamo disturbati quando uno di questi personaggi compie un’azione che noi non faremmo mai. Qualcosa di riprovevole, o qualcosa di trasgressivo, o semplicemente qualcosa che non ci è abituale. Viviamo altre realtà stando seduti in disparte, Protetti dall’oscurità della sala. In quel momento siamo tutti dei voyer, e in quanto voyer siamo curiosi e sognatori allo stesso tempo. Evadere, sentirsi raccontare una storia, vuol dire evadere da quello che ci circonda, magari evadere per vedere ciò che ci circonda da altri occhi, oppure per vederlo con occhi simili ai nostri, ma non uguali. Entrare, guardare, scrutare, apprendere, rielaborare. Questo vuol dire farsi una cultura, capire il mondo. Per questo molte volte si sostiene che il cinema non faccia altro che raccontare il mondo, anche quando mette in scena cose visionarie che non sembrano centrare nulla con la realtà. Magari può anche essere un viaggio dentro noi stessi, magari un viaggio dentro qualcun altro, magari un viaggio in un’altra parte del mondo, magari un viaggio in un luogo che non esiste.

 
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I sogni alle volte sono crudeli. 

Post n°143 pubblicato il 07 Dicembre 2006 da NEO_GEO
 

immagineI sogni alle volte sono crudeli. Alle volte ti svegli all’alba con le lacrime agli occhi, perché quello che hai visto e vissuto durante il sonno è qualcosa che non c’è più, che non c’è mai stato, che forse non ci sarà mai. Un passato negato che non torna, o una persona che è stata presente e che credevi li vicino a te, è svanita con l’apparire del sole che si insinua tra le serrande delle finestre. Uno schiocco di dita e quello che stavi vivendo si interrompe senza che tu te ne accorga, e come la scintilla di un motore ti accorgi che quello dove sei è un letto e che la giornata inizia. E’ crudele a volte farci vivere da un’altra parte mentre dormiamo, magari rivivere il proprio passato, confondendo i sogni con i ricordi. E’ crudele non capire più cosa si è vissuto, cosa si è visto per davvero o cosa si e visto per finta. Come nel mito di Platone, siamo incatenati e vediamo delle ombre muoversi su un muro, anche se crediamo che quelle ombre siano veramente qualcosa di vero, non possiamo far altro che constatare che alla fine sono soltanto ombre, riflessi, porzioni di vita di qualcun altro che forse non esiste neanche. Non sono solo i sogni, è la televisione, il cinema, la stampa, e quant’altro con cui veniamo a contatto ogni giorno. Frammenti di realtà che forse realtà vera non è. Noi non possiamo dirlo, ma possiamo solo sapere se a volte è crudele oppure no sentirci raccontare una bugia. Non è sempre crudele, magari sapendo cosa è finzione, sapendo perché è finzione e cosa ci vuole raccontare una bugia che vuole essere una bugia. Sono le bugie che vogliono sembrare qualcos’altro a farci star male.
Ma non voglio perdere il filo dei ricordi. Immagini. I replicanti di Blade Runner si illudono di avere un passato perché vedono delle fotografie che ritraggono ricordi di qualcun altro. Gli anziani nella casa di riposo del Miglio Verde si sentono solo bene quando in televisione vedono Fred Astaire e Ginger Roger ballare in “Cappelo a Cilindro” (forse una delle scene più toccanti de “ il Miglio” che è un po’ “melassoso”), perché quelle due icone fanno parte di un tempo che a loro è negato per sempre, che a loro non è più permesso vivere, ma che comunque non hanno scordato. Probabilmente loro stessi si vedono riflessi in Fred Astaire, mentre balla guancia a guancia Con Ginger, molo probabilmente è quelli il posto dove vorrebbero essere, non quello reale. Ma l’evasione, i sogni i ricordi, che cosa ci possono dare? Perché gli ricerchiamo così tanto, perché la realtà non ci soddisfa mai? Perché il relax deriva da evasioni di questo genere? Il finto, che sa di fingere, il bugiardo che sa di mentire a se stesso. Una grossa bugia che quando svanisce ci lascia qualcosa dentro ma non sappiamo nemmeno noi che cosa.

 
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Epopea di una passione: Mortal Kombat

Post n°142 pubblicato il 05 Dicembre 2006 da NEO_GEO
 

Prendete la cultura pop postmoderna, di quella più di serie B che potete trovare in giro: Film di arti marziali(rigorosamente di terza categoria), rockstar gay, pornodive di playboy, western, film demenziali, parodie di ogni sorta, videogiochi ecc.. mette tutto in un frullatore bello grande (ma davvero grande) con diversi ettolitri di sangue, ed avrete Mortal Kombat. Il “Kill Bill” dei picchiaduro, uno di quelli che più hanno osato sfidare, un serpente che si morde la coda e gira gira fino a che non esplode schizzando da tutte le parti. Armonia di massacro, forse di cattivo gusto, rigorosamente da vietare ai minori che tanto lo bramano, come un film splatter di serie Z degli anni ottanta. Purtroppo sono bene cosciente che questa serie di giochi non è un capolavoro e che le cose belle ed esteticamente apprezzabili stanno altrove, ma è una passione che mi muove e mi attrae ancora verso questo picchiaduro così esageratamente “esagerato” e fracassone. Vediamo se riesco a mettere tutto in ordine cronologico:

Mortal Kombatimmagine


Il primo non mi piacque mai. Musica orribile, Ninja che sembrano usciti da film come “Ninja campione” o “Ninja Padrino”(Scorpion e Sub Zero), un personaggio copiato e incollato da “Grosso Guaio a Chinatown” di Carpenter (Raiden), i cugini brutti di Bruce Lee e Van Damme(Liu Kang e Johnny Cage), tutto condito da grafica realistica, da una violenza esplicita e diretta, e da un esiguo numero di personaggi (“Street Fighter 2” ne aveva molti di più). Lasciai sempre il cabinato in disparte e non me ne curai molto. Di suo questo gioco ha avuto il merito di introdurre i personaggi segreti da sbloccare.

Mortal Kombat II
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L’amore scoccò con questo gioco. In realtà mi fu regalata la versione gameboy, quindi niente grafica realistica e quindi la violenza per me si fece più sopportabile. Di riflesso mi piacque anche la versione normale. Il mio amore per il personaggio Kung Lao, l’affermarsi dei Scorpion e Sub Zero come icone, le prime fatality imparate. Sub zero che congela e fa scoppiare, Shang Stung selezionabile che può effettuare le trasformazioni di tutti gli altri personaggi, un altro cugino brutto ma questa volta di Wolverine della Marvel (Barakka, ma che nome geniale!).

Mortal Kombat 3

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Lo comprò un mio amico per Supe Nes. Questo gioco sostituì definitivamente Street Fighter 2 nelle nostre giocate di sabato pomeriggio. Non saprei dire quante centinaia (migliaia) di sfide portammo avanti! Il mio personaggio prefertio era NightWolf (il nativo d’America con il Tomhawack fiammegiante) quello del mio amico era Kabal (quella sorta di fantasma dell’opera mischiato con Dart Vader). Dramma per la perdita di Scorpion e per il Sub Zero completamente cambiato (era un altro personaggio). Introduzione delle combo. Tantissime (pure troppe) le fatality, babality, e quant’altro. Troppo belli i due Cyber Ninja (imparentati con il famoso Predator), un po’ meno Shang Stung versione “Ali Babà”. I mid boss a quattro braccia sono sostituiti da un imponente minotauro (Motaro, ma molto più debole dei predecessori). Abbiamo anche la cugina della dea Shiva, che si chiama Sheeva!

Mortal Kombat Ultimateimmagine

Ecco il contentino per chi aveva lamentato la perdita dei ninja in MK3. Non ci ho mai giocato molto, mi sembrava uno stanco aggiornamento del gioco precedente, con poche novità.

Mortal Kombat Trilogyimmagine


L’orgasmo! Tutti i personaggi dei tre Mortal Kombat (anche quelli super segreti) riuniti sotto un solo gioco. Appena vidi il primo screenshot della versione Nintendo 64 gioco in un giornale me ne innamorai e decisi di comprare la suddetta console. In realtà il N64 non entrò mai in casa mia, in compenso mi procurai una versione per PC. Ebbi un po’ di delusione quando vidi che molte Fatality erano state rimaneggiate ed edulcorate. Nonostante ciò ci giocai parecchio, Nessuna novità introdotta, se non le agressor, ma non ho mai capito a che cosa servissero!

Mortal Kombat 4immagine

Il passaggio al 3D. Me lo procurai per PC. Ci giocai allo sfinimento. Sapevo tutto di tutti i personaggi. Forse è il Mortal Kombat su cui ho perso più ore. Visto oggi devo dire che è un gioco parecchio sotto tono, e ci sono davvero poche cose belle, all’epoca avevo il prosciutto sugli occhi e tutto quello che vedevo sullo schermo mi esaltava (in realtà mi succede anche con gli ultimi capitoli). Belle comunque le prese mortali (sadicamente estreme) e le fatality in 3D. Del resto l’introduzione delle armi non era il massimo, ma c’è da dire che i movimenti di macchina durante i combattimenti e le esultanze erano davvero belli. Zoom e carrelli violenti che esaltavano molto la vittoria, facevano molto film di arti marziali di serie B. Il nuovo arrivato Quan Chi sembra il nipote dello zio Fester. Scorpion per la sua fatality si trasforma in uno scorpione gigante (finalmente!). Appare il fratello di Raiden, Fujin dio del vento (il Fu-jin è il nome di un vento giapponese), il primo personaggio della saga a non sparare un proiettile nergetico o similari, l’unico che usa una balestra come arma. Il nuovo Reiko sembra Robin il compagno di Batman (ma meno gay). Per la prima volta possiamo selezionare il boss finale del gioco (se escludiamo M.K. Trilogy)



Mortal Kombat Goldimmagine 

Come L’ultimate, anche questo era un po’ un contentino. Era Mortal kombat 4 con qualche personaggio e qualche piccola modalità in più. I personaggi nuovi non erano altro che alcuni vecchi rispolverati e riportati in 3D per l’occasione(Barakka, Kung Lao, Cyrax ecc…). Non ci giocai quando uscii, ma solo in tempi recenti su Dreamcast. Devo dire che mi è sembrato molto squallido.

Mortal Kombat Deadly Allianceimmagine

Mortal Kombat entra nella generazione dei 180bit (MK gold, anche se su dreamcast, tecnicamente è ancora da 32), e lo fa con grande stile. Molti personaggi nuovi parzialmente riusciti, ma tre stili di lotta per ogni personaggio (due a mani nude e uno con un’arma bianca). Sulle prime sembrerebbe molto più lento e forse più tecnico dei precedenti, in parte è vero, ma io ritengo che sia una trasposizione perfetta in 3D dello stile Mortal Kombat 3 (quello delle combo). Bello Reptile trasformato in rettile! L’ho comprato per Gamecube e ci ho giocato parecchio, sbloccando tutti i personaggi e le arene. Liu Kang scandalosamente ucciso, non si capisce più chi sarebbe il protagonista. Come Mid Boss abbiamo lo spaventoso Moloch (davvero il personaggio più inquietante della saga, soprattutto quando urla al cielo), come boss i due stregoni sfigati (Shang Stung e Quan Chi), Il personaggio segreto Mokap non è altri che il povero individuo che ha fatto il Motion Caputure (da qui Mokap) di tutti i personaggi del gioco (donne comprese).

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Purtroppo non sono mai riuscito a procurarmelo per Gamecube, ma l’ho giocato da un amico. Seguito e aggiornamento di Deadly Alliance, offre una bella rosa di nuovi personaggi (più i soliti rieditati dal passato). Scenari con cui si può interagire (lanciare l’avversario giù dal dirupo su una selva di spunzoni in mezzo al combattimento è come mastercard, non ha prezzo). Tornano i nostri amici Indiano (Nightwolf) e Fantasma/Vader (Kabal). Introdotte le Arakiri, delle contro fatality che il giocatore infligge a se stesso per togliere il divertimento dell’avversario. Smoke e Noob combattono in coppia (non si era mai visto). Bo Rai Cho (boraicho in spagnolo vuol dire ubriacone) tira scoregge per alzarsi in piedi. Modalità Konquista, è una sorta di action adventure (abbastanza scarso) intervallato da combattimenti lampo. Minigioco che fa il verso di Puzzle Fighter della capcom. Modalità Kombat chess che fa il verso al mitico Battle Chess, praticamente un gioco di scacchi in qui si usano i personaggi di Mortal Kombat e quando si mangia bisogna vincere un piccolo incontro. Il nuovo personaggio Shuginko è praticamente Pai Mei di Kill Bill Vol. 2 (che a sua volta è una parodia di tutti i maestri cinesi di arti marziali) che usa le mosse di Scorpion e Sub Zero. Lo sfigato Kobra sembra giunto da un altro gioco (tekken? Street Fighter? Chi puo dirlo!). Darrius con il suo costume alternativo assomiglia all’attore di arti marziali di colore Jim Kelly(quello di “i Tre dell’Opreazione Drago”). Le cose sembrano fari serie! (si fa per dire).

Mortal Kombat Armageddonimmagine

Totale e definitivo. Come Mortal Kombat trilogy, questo gioco è la summa di tutto quello che è venuto prima. Tutti i personaggi della saga (dal primo all’ultimo sono una sessantina). Solo due stili di lotta a personaggio (3 sarebbero stati troppi). Ho comprato una PS2 da poco e questo è stato il mio primo titolo. Più di dieci anni di Mortal Kombat e ancora sono qui a divertirmi ed entusiasmarmi per ogni singola novità. Il minigioco di turno prende in giro Mario Kart: un gioco di corse con i kart guidati da tutti i personaggi più famosi di MK. Più importante di tutte, la realizzazione di un sogno: L’editor di personaggi! Posso creare un me stesso virtuale, dargli uno stile di lotta tutto mio (col nome che voglio), con le mie combo, con l’arma che voglio io ecc… (nello specifico ho creato il mio stile Al Smash, come stile con la spada ho creato il Baggy Claw ^^).

Per adesso la saga si ferma con Armageddon, ma i programmatori hanno gia assicurato che presto si metteranno a lavorare ad una nuova saga di Mortal Kombat completamente nuova e rivoluzionata. Con armageddon si chiude un’era di MK e se ne apre un’altra!

 
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Musica anima e vibrazioni

Post n°141 pubblicato il 04 Dicembre 2006 da NEO_GEO
 

immagineNon so perchè ma rinasce in me la vecchia passione per la Drum & bass, musica che ho ascoltato e seguito con passione dalla metà degli anni 90 fino al 2000. Propio in quest'anno credetti che il genere fosse morto e sepolto dopo il bellissimo album di Roni Size "In the M0de". Grazie invece a Lastfm, invece ho scoperto che il il Drum & Bass vive ancora, e sono a venuto a conoscenza di un gruppo fenomenale chiamato Pendulum, con un album dal titolo "Hold your Colour". Ho sempre considerato questo genere di musica come un'espressione dell'anima stessa, ogni volta che sento la batteria veloce e sincopata, il basso che le corre dietro senza ansimare, suoni e voci che si perdono in un cielo fatto di eco e synth dal suono profondo.
Ascolti consigliati:

Pendulum - Girl in the Fire

The Street - it's Too Late (mixata dal grandissimo High Contrast)

Queste due tracce sono attualmente la colonna sonora di quello che sto vivendo in questo periodo.

 
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Kinogiochinio

Post n°140 pubblicato il 30 Novembre 2006 da NEO_GEO

Facciamo un giochino su un film che ho recentemente visto. Marie Antoinette. Questa è il primo frame, la prima inquadratura che si vede nel film. Io dico che questa inquadratura è una sintesi del film stesso. Insomma che dentro questa immagine si dovrebbe gia capire molte cose del film. Cosa ci vedete voi? Sia chi l'abbia visto che chi no, che idea vi da questa inquadratura?

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