Creato da angiolhgt il 01/09/2011

Deliri di notte

vaneggiamenti inutili

 

boh!

Post n°153 pubblicato il 15 Dicembre 2016 da angiolhgt

Completa afasia, il vuoto della mente riempito dalle ragnatele dei ricordi, la cronaca quotidiana genera noia: anche il disgusto diventa insipido. 

la mia buona azione quotidiana consiste nell ' indossare quella maschera sorridente che rassicura chi incrocio.

 
 
 

Artigiani

Post n°152 pubblicato il 13 Luglio 2015 da angiolhgt

Bei tempi quelli in cui il mestiere dell'artigiano era orgogliosamente tramandato da padre in figlio, era appreso nelle botteghe carpendo i famosi segreti del mestiere con l'ausilio di pedete nel sedere.

Da molti anni ormai lo stagnaro produce figli ingegneri, il muratore figli architetti , il salumiere figli veterinari  ecc ecc: si chiamava ascensore sociale.

Ora gli artigiani si formano nelle comunità di recupero dalla tossicodipendenza , o nelle scuole interne alle patrie galere : l'artigianato è concepito come missione di recupero sociale.

I risultati sono ovviamente catastrofici: ex galeotti piastrellisti, ex tossici idrauci e via cantando.

E' l' amara constatazione di chi ha, pur consapevolmente, iniziato la tragica avventura di ristrutturare una casa: quel disgraziato infelice sono io.

E' una specie di corte dei miracoli di millantatori dotati di scilinguagnolo che all'apparir del vero .......

In italia le scuole professionali sono state concepite come rifugio per i meno dotati, il vecchio avviamemento raccoglieva ragazzi "raccomandati " alle famiglie dalle brave maestre delle elementari... "suo figlio è un bravo ragazzo ma non è un'aquila" (litote esemplare).

I discoli, i fannulloni  e i furbacchioni intelligenti arricchivano e arricchiscono naturalmente col mestiere del mercante; per essere un buon venditore bisogna essere molto intelligente tanto da capire che ci sono in circolazione più fessi che datori di lavoro: questa arte derivante da questa geniale intuizione si chiama commercio.

La germania ha puntato molto sulla formazione scolastica professionale e i risultati sono noti, noi abbiamo prodotto magari con ottime intenzioni e impegno formativo, artigianelli pescando dal fondo del barile sociale.

Forse il caldo e l' ora mi fanno vedere le cose un po' peggio di quanto siano, ma salvo rare eccezioni si tratta di una torma venale e frettolosa che fa del bricolage con lo spirito del bucaniere.

 
 
 

GENOVA PER NOI

Post n°151 pubblicato il 11 Luglio 2015 da angiolhgt

Genova è una citta strana, non c'è gente meno poetica dei genovesi,  asciutti, affetti da un affetto sincero e tenero per le palanche, migragnosi e spesso noiosi e scontrosi e,  quando sono gentili, lo sono senza infingimenti ma in modo patetico, quasi contro natura.

Ma genova produce come poche altre citta italiane ottimi poeti e cantautori eccellenti.

Sembra una contraddizione se poi, a scavare meglio, si scopre che buona parte di questi non sono nati a Genova, hanno bevuto nei caruggi una genovesità virale che aleggia nell'aria ora salmasta ora dal sentore di piscio di gatto dei vicoli del centrostorico.

A Genova anche se sei svizzero ti può capitare di beccarti il morbo della poesia così  facilmente come beccarsi lo scolo nei vicoli delle "graziose". 

Io amo genova e mi piacciono i genovesi, ho vissuto 18 anni in questa città, ne conosco le anime, da quella di albaro  dove ho recentemente passato  periodi di vacanza ospite di amici della genova bene a quella di via del campo dove ho abitato per breve tempo, in piazza san marcellino o più  a lungo a a S Fruttuoso.

Stendhal è sepolto nel cimitero di Montmartre, con l'epitaffio (in italiano) voluto dallo stesso Stendhal: «Arrigo Beyle / Milanese / Scrisse / Amò / Visse / amm. L IX. M.IL/ Morì il XXIII Marzo MDCCCXLII».

Io lo imiterei se non fossi certo che il miei resti saranno cenere al vento.

Certe città hanno un genius loci che ti ammorba per sempre.

Quel misto di understatement di basso profilo, di  una certa  pacatezza anemica e di un certo spleen e disincanto,  catalizzato dall'aria di mare, provoca una reazione chimica producendo un genere di poesia spesso malinconica scevra da ipeboli e sdolcinature lacrimogene del genere partenopeo.

Qui non si esagera mai, si è prudenti ..maniman..."non si sa mai" .

I genovesi amano più gli aperitivi dei i pasti, anzi sono stati gli antesignani degli aperitivi a buffet oggi così globalizzati, amano ritrovarsi al bar tra amici dove, come fosse una terra franca, incontaminata, si sentono meno "genovesi" lasciandosi andare a discussioni animate- si fa per dire-  per quanto possano essere quelle di un genovese ( a Napoli sarebbero scambiate per sbadigli).

Vanno pazzi per la pasta fresca , hanno una cucina povera e lo stesso panettone genovese somiglia più ad un corpo  contundente che ad un dolce ...ma a me piace anche se si direbbe fatto coi piedi.

Ultimamente ho viaggiato un bel po' ma poi vengo risucchiato in quel luogo delle contraddizioni che è Genova, esagerata solo in un luogo, nel  cimitero di Staglieno, tanto celebrato quanto squallidamente sontuoso dove si può ammirare la tomba simbolo : quella di una popolana venditrice di noccioline che, con i risparmi di tutta una vita rattrappita e risparmiosa decide di far scolpire, ancor viva - non si sa mai gli eredi- una costosissima statua  che la ritrae col suo sontuoso mezzero ricco di trine e la collana di noccioline simbolo del suo povero mestiere lei ,Caterina Campodonico ti fa capire cosa è la genovesità meglio di qualsiasi cosa possa dire.



 
 
 

preso

Post n°150 pubblicato il 28 Maggio 2015 da angiolhgt

Tra viaggi evasionali e grane autoprodotte non ho un momento libero ma non devo lamentarmi : non ci deve essere  pietà per chi i guai  va a cercarseli , anzi i cercatori di grane meritano le pene più dure.

Per consolarmi che fo'? Leggo come sempre, per vizio, spesso lasciando scivolare la lettura senza che lasci traccia alcuna, leggo per comodità ebook per apprezzare ancor di più il cetaceo cartaceo.

Insomma mi chiedo cosa sia la lettura per me: gomma da masticare al gusto di bistecca al sangue? 

Certe letture hanno il profumo delle salsicce arrostite, certe servono per prendere sonno (sono le più utili!) certe pretendono di stimolare consapevolezza o conoscenza o informazione( sono le più fraudolente) certe ti fanno viaggiare nel meraviglioso o nel sentimentale (sono peggio della pornografia per lo spirito e veleno per la ragione e ti rendono cieco per la nota ragione).

Il lettore incantato è lettore fottuto, il lettore disincantato può tranquillamente fare a meno della lettura a meno che non si tratti del librone con tavole dei logaritmi di Briggs (peraltro oramai inutile)   

Sulla biblioteca di Alessandria c'era scritto "questo è un luogo per la cura dell'anima".

Non è vero!!!!La lettura è un vizio come la masturbazione:fa male alla vista.

 La lettura migliore è scorrere con la mente sulla pagina per dubitare e se poi il libro ti serve per distrarti allora vuol dire che lo schifanoia ha tanto fumo e niente arrosto .

Mio padre era un gran lettore di libri, me ne ha lasciati tanti e ne ho anche la cantina piena, mia madre che viaggiava ben ancorata coi piedi per terra leggeva solo quotidiani o settimanali o meglio compulsava spesso un librone ormai consunto dall'uso, la sua bibbia: la smorfia dei numeri del lotto.

Mi sa che fosse il libro più onesto al mondo il che è tutto dire.

 

 
 
 

lavoro

Post n°149 pubblicato il 01 Maggio 2015 da angiolhgt

Oggi la giornata della commemorazione del Lavoro.

La repubblica italiana è fondata sul lavoro, ma non sui lavoratori..scriverlo avrebbe fatto tanto "soviet", ma andavano pur accontentati.

In senso stretto Lavoro è sostantivo senza sostanza, parola vuota, astratta, nel senso che richiede un soggetto, macchina o lavoratore che sia, che cigola o suda. 

Non si può sensatamente  dire, non ha nessun senso concreto  "è fondata sul lavoro"...diremmo di chi? chi lo crea? chi lo fa? E qui si scontrano mercato, imprenditoria e sindacalismo , ma lasciamo perdere.

Diciamo che è fondata sul lavoro di tutti e entriamo cosi' nel vago ginepraio della piena occupazione comunista dove  il lavoro diventa diritto-dovere..ma qui, da noi ,quando mai diritto? 

Il lavoro si crea con la domanda ( la domanda se ne frega del lavoro, vuole "cose", emozioni e , se potesse, farebbe volentieri a meno del lavoro umano troppo costoso).

 Il lavoratore ha il valore del mercato e se una volta  "lavoro" era "valore" riscattante che virtuosamente teneva lontani dal vizio , un diritto per la dignità individuale e la stabilità sociale adesso è solo un fattore della produzione e niente più.

Le ideologie amano le idee platoniche ma si apparecchia la tavola lavorando, rubando o vivendo di rendita che è un po' rubando con la livrea del parassita.

Perchè non creare del lavoro inutile per ridare dignità e sicurezza tutti?

Il lavoro inutile è stato creato dalle origini, anzi ci hanno sempre campato parassiti pagati in proporzione alla sua inutilità, il problema vero è  che lo si può creare solo per pochi privilegiati , gli altri o rimangono a spasso o si fanno il mazzo.

la festa del primo maggio vede  i sindacati come maestri di cerimonia ...i nuovi parassiti appunto, vede torme di credenti nel miracolo e nel sogno primaverile. 

Il primo maggio si celebra la morte del lavoratore, dei suoi diritti, della sua dignità, del suo futuro, della sua speranza...togli ad un uomo la speranza, rubagli il futuro e ne farai uno schiavo...ah mi viene una idea: ribattezzarlo  " la festa degli schiavi!" 


 

 
 
 
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