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Creato da luloca il 10/03/2006

Liberi come l'aria.

In questo blog sono graditi tutti gli interventi, se in tema con l'argomento del post. Potete dire qualunque boiata, purché non lo facciate in maiuscolo o in grassetto. La prima regola del vivere civile é quella di non prevaricare gli altri, e chi lo fa,oltre a non meritare la mia stima, si rivela solo un gran cafone.

 

 

Inverno 1969.

Post n°215 pubblicato il 19 Novembre 2009 da luloca

Quando da bambino vivevo in campagna da mia nonna, questi erano i giorni in cui mia nonna preparava la legna per l'inverno.
In paese esisteva una legge vecchia di secoli, che dava il diritto alla gente di far legna nei boschi comunali.
Le essenze erano varie, non si andava troppo per il sottile, purché la legna fosse ben asciutta e non portasse in casa filarie e termiti.
Se la legna non era ancora totalmente asciutta, si metteva al sole dell'estate di San Martino per alcuni giorni, e dopo si stipava in cantina, in grosse cataste, in mezzo alle botti di vino.
Dalle mie parti il freddo d'inverno era davvero tanto, e la neve rimaneva sul tetto ed intorno a casa, a volte fino a Pasqua. Ad ogni modo, anche se la legna era gratis, la nonna era assai parsimoniosa: e raramente in casa c'era una temperatura che si potesse definire tiepida.
La legna era usata più che altro in cucina, in una grossa stufa/cucina a legna che stava li da almeno un secolo e mezzo. L'ambiente in cui si stava durante il giorno era quello, la cucina, ed era inutile accendere la stufa a gas, posta nella sala con il divano e il televisore che mia nonna chiamava "il di là", sarebbe stato uno spreco. Così spesso, per vedere la televisione, dovevo mettere sulle ginocchia la borsa con l'acqua calda. Solo ogni tanto, quando nella stufa c'era tanta brace, si travasava in un grosso braciere di ottone, di quelli con il coperchio pieno di fori... e così solo si riusciva a vedere Canzonissima senza i piedi gelati.

Per mia nonna non andava sprecato niente, quindi quella cucina serviva sia per cucinare che per scaldare. Su un lato della stufa, c'era anche una serbatoio di rame, con sul fondo un rubinetto. Dentro c'era l'acqua, mantenuta sempre calda dal contatto con la camera di combustione. Con quell'acqua ci si lavava o si faceva il bucato.

A sera, prima che l'ultima brace fosse già spenta, si raccattava il raccattabile, ancora in combustione, e si poneva dentro un affare, di cui non ricordo più il nome, che serviva a scaldare il letto.

L'uso di quella antica cucina, era comunque limitato al periodo invernale, poiché d'estate emanava troppo calore e la nonna aveva dotato il piano cottura anche di una moderna cucina a gas (a ben tre fuochi!), tenuta come un gioiello.


La domenica mattina era sempre il giorno del bagno. Farà sorridere ora, ma la questione aveva un alone di avvenimento importante. Sotto la supervisione della nonna, sia io, che mio cugino e lo zio Orazio, facevamo il bagno in una tinozza di metallo, detta bagnaruola. Solo in quella occasione la nonna metteva tanta legna sul fuoco e scaldava bene la cucina, anche perché l'acqua della "tanica scaldabagno" doveva scaldarsi rapidamente.
A quei tempi, in quei posti di campagna, il bagno, si chiamava ancora cesso, e quindi era chiaro che un bagno con la vasca da bagno fosse un lusso per pochi. La tinozza, veniva posta sempre nell'immediata vicinanza del tepore e del crepitare della cucina, mentre la nonna magari preparava il ragù per il pranzo della domenica. Era ovale, di stagno, non molto grande, con due manici. Io che avevo sei anni, e mio cugino Piero di quattro anni più grande, riuscivamo a starci seduti con le gambe distese, sempre se non eravamo insieme a fare il bagno in tinozza, il che era abbastanza frequente. In quel caso si trattava di fare qualche contorsione, ma alla fine ci stavamo anche in due. Lo zio Orazio, invece, che all'epoca doveva avere intorno a venti anni, tra l'altro anche molto alto, era costretto a starci con le gambe rannicchiate all'inverosile, oppure con le gambe completamente fuori.
Di regola ci si lavava con il sapone di marsiglia, lo stesso di quello per il bucato. Ma ormai la pubblicità della televisione era arrivata anche all'orecchio di mia nonna, e qualche volta, crepi l'avarizia, acquistava un flaconcino di shampoo Palmolive, in una confezione così piccola che oggi farebbe pensare ad un campioncino dimostrativo. Ovviamente, guai a sprecare lo shampoo! Supervisionava personalmente il quantitativo necessario.

La stufa a gas, posta "di la", che consisteva in una bombola con il tubo che erogava gas ad una specie di trombone di combustione, era accesa veramente di rado: o nelle giornate di festa, tipo a Natale, oppure quando c'era davvero tanto freddo da poterci morire assiderati. La regola numero uno di nonna era che la maglia di lana fosse il miglior sistema di riscaldamento.


Ma il momento più bello era quando si faceva il pane. Quasi sempre il martedì, in un locale adiacente alla casa, provvisto di un grande forno in mattoni, la nonna preparava le pagnotte che sarebbero servite per l'intera settimana. Inutile dirlo, eravamo tutti li a goderci il tepore. A volte venivano anche i vicini, con la scusa che dovevano cuocere qualche biscotto o infornare le castagne. I cani si infilavano proprio sotto al forno e non li avresti cacciati di li neanche a prenderli a calci.
Nelle altre famiglie, la situazione non doveva essere molto diversa. Io, mio cugino e tutti i bambini del vicinato, eravamo quasi sempre a giocare fuori, qualunque tempo ci fosse. Forse proprio per il fatto che giocando fuori, e correndo di qua e di là, il freddo non lo sentivi manco per niente.

Mai preso un raffreddore!

 
 
 

Il cristianesimo con gli occhi del poeta (2).

Post n°214 pubblicato il 14 Novembre 2009 da luloca

 
 
 

Il cristianesimo con gli occhi del poeta.

Post n°213 pubblicato il 10 Novembre 2009 da luloca

 

Sono più che convinto che la più grande ricchezza della chiesa cattolica, sia il patrimonio culturale ed artistico. Non riesco neanche a pensare cosa potrebbe essere il cristianesimo senza il fremito artistico che lo ha animato.

Se tutto nel mondo cattolico dovesse essere ricondotto ai dogmi papali, ai simboli, alle liturgie e alla catechesi, probabilmente non avrebbe alcun valore neanche discuterne.

Immaginate il cristianesimo senza Dante, senza Giotto o Cimabue, senza Michelangelo o Raffaello? Sarebbe veramente poca cosa.

 
 
 

A scuola con la coscienza.

Post n°212 pubblicato il 06 Novembre 2009 da luloca

A proposito della croce nelle aule scolastiche, mi viene in mente un episodio che risale più o meno ad una trentina di anni fa, quando andavo ancora a scuola.
La cosa era un po caduta nel dimenticatoio dei miei ricordi, ma proprio questa mattina ci pensavo.

Un mio professore di disegno, buon anima, aveva un'aula tutta sua. Vale a dire che per ragioni di logistica, per fare disegno, eravamo noi a spostarci sempre da lui in quell'aula, non il professore. Quell'aula infatti aveva dei tavoli più adatti al disegno, ed era meglio attrezzata.
Una mattina, magicamente, da un giorno all'altro, sulla parete sopra la cattedra, apparve un crocifisso. In quell'aula non c'era mai stato.
Passarono solo alcuni giorni, quando mi accorsi che non c'era più. E dai e dai, per alcune settimane, fu un continuo apparire e scomparire di questo simbolo di plastica appeso ad un chiodo. La cosa andò a vanti, per quanto mi ricordi, per molto tempo, fin quando, un giorno, alla croce di plastica si era sostituita una grande scritta lunga più di due metri, in un bel carattere ornato dipinto in acrilico a pennello, con la seguente frase: "La prima guida dell'uomo é la propria coscienza".

All'epoca ero molto giovane, e ne io ne i miei compagni di classe potevamo avere idea di ciò che avvenisse tra quel professore e la direzione scolastica di quell'istituto. Oggi riesco invece a comprenderlo con una certa chiarezza.
Fatto sta che, dopo la comparsa di quella grande scritta sulla parete, nessuno sentì più il bisogno di aggiungervi alcunché. Ma quelli erano tempi diversi.

 
 
 

Crocifisso nei luoghi pubblici. L'abuso nel nostro paese é una tradizione.

Post n°211 pubblicato il 03 Novembre 2009 da luloca
 
Foto di luloca

Oggi la Corte Europea si é pronunciata: Il crocifisso nelle aule scolastiche non ci deve stare.
Meglio tardi che mai, dico io.
Quel simbolo non ha alcun senso come emblema di uno stato laico. Oltretutto, posto in quel modo, sembra quasi ribadire la titolarità di una ideologia religiosa, sopra tutto il resto. Infatti in genere é posto più in alto di ogni e qualsiasi altra cosa (foto di presidenti, bandiera, effigi scolastiche ecc...), come dire, alla fine, sopra ogni cosa comanda lui.
Ma per quale diavolo di ragione, una scuola laica, dovrebbe accettare come obbligatorio un emblema religioso del cattolicesimo, che sta li a ribadire la sua titolarità su tutto?
Quale cultura é questa, che pone come obbligatorio un simbolo che più che unire comporta profonde differenze e divisioni tra le persone, soprattutto i bambini?

Ma l'arroganza della chiesa in merito a questi emblemi non finisce nelle aule scolastiche, ma sta un po ovunque. Questi orrendi crocifissi di plastica stanno pure nelle aule dei tribunali e molto più in alto persino della scritta "la legge é uguale per tutti". Mi chiedo: ma che cazzo di senso ha in tribunale? Anche li si tratta solo di un emblema di carattere culturale, o sta li a ribadire che la legge cattolica é superiore alla legge dello stato?! E' forse per questo che nessun tribunale Italiano ha potuto mai dire la verità sul crocifisso?

Il caso italiano, in cui fino ad oggi si é accettato questo compromesso, decisamente in conflitto sia con la costituzione che con l'istituzione scolastica, é a dir poco abominevole. In nessun paese al mondo, tranne in quelli integralisti islamici, si fa tanta confusione tra stato e religione, e si sovrappongono in modo così stridente le due identità. Solo in Italia questo avviene, spesso anche con la connivenza delle istituzioni.

 
 
 

Sura di Maria (dal corano).

Post n°210 pubblicato il 02 Novembre 2009 da luloca

 
 
 

Sesso e Potere.

Post n°209 pubblicato il 27 Ottobre 2009 da luloca

Qualcuno diceva: comandare é meglio che fottere. Io non lo condivido.
I fatterelli che oggi vanno sulla cronaca, tendono invece un po a ribaltare la questione. Sembra infatti che chi ha il potere, in qualche modo, abbia bisogno del sesso per tirare avanti.
La nostra é una società molto competitiva e stargli dietro, alla lunga, é una grande fatica. Una fatica soprattutto di carattere psicologico.
A volte, credetemi, a vedere certe facce che si avvicendano sulla scena politica, provo addirittura compassione. Un politico deve infatti pensare, sopra ogni cosa, alla sua posizione, che può sempre scivolargli di mano da un momento all'altro, e ciò non solo per gli avversari politici, ma e soprattutto all'interno del suo schiermaneto. Deve essere tremendamente logorante ogni frase di circostanza, ogni assurda finzione, ogni compromesso e ogni necessaria ipocrisia: una fatica che per me sarebbe enorme, anzi impossibile da sostenere.
E' qui che provvidenzialmente entra in campo il sesso. Un sesso dissoluto, perverso, truculento... insomma di quello bello tosto che alla fine piace un po a tutti!
Sono più che convinto che sulla scena politica di ogni nazione e di ogni epoca storica, il sesso abbia fatto sempre la parte del leone, anche perché non riesco ad intravedere null'altro, a parte forse l'ideologia, capace di motivare o di costituire una ricarica all'immane sforzo psicologico che spesso la "politica della poltrona" richiede.
Purtroppo oggi le ideologie e gli ideali sono in ribasso, quindi ciò che può dare sfogo ad un politico, almeno che non abbia già trovato la pace dei sensi, come probabilmente qualche senatore a vita, é solo il sesso. Senza questa valvola di sfogo, il rischoi é quello di esplodere.
Un momento di stacco, da questo ciarpame immondo che chiamano politica. Una botta di vita, alla scoperta dell'abisso: un mondo di piacere ed abbandono in cui perdersi per ritrovare un po di se stessi.

Quando da ragazzo studiavo ho attraversato un momento molto impegnativo, ricordo che anch'io ho fatto ricorso al sesso come ancora di salvezza della mia integrità psicologica. Credo sia la cosa più normale del mondo quando senti esaurirsi le batterie. Anzi, lo consiglio a tutti.
Anche nel caso mio, nel mio piccolo, si é trattato di sesso molto dissoluto, direi orgiastico e promiscuo. Ma non me ne vergogno affatto e non rinnego assolutamente nulla.

Così, considero le avventure di Berlusconi, forse l'unico elemento di simpatia che intravedo nella sua figura.

Mi piace pensare a Prodi come un vecchio porco che si infratta con le stagiste nei magazzini delle scope, Franceschini che si fa frustare sul popò,  la Bindi che sotto la gonna indossa solo perizoma e giarrettiere,  Tremonti che dentro la" borsuccia dei contucci", tiene anche qualche siluriforme accessorio in lattice anallergico.
Sarebbe tutto più umano!

 
 
 

Il marito della parrucchiera.

Post n°208 pubblicato il 13 Ottobre 2009 da luloca

 
 
 

Giampilieri, alluvione del 2007.

Post n°207 pubblicato il 07 Ottobre 2009 da luloca

 

Queste sono le immagini che ducumentano il precedente disastro franoso, avvenuto a Giampilieri Superiore già nel 2007, passato del tutto inosservato dai media nazionali (non ci sono state vittime).

Il fango e i detriti avevano già colpito duramente l'abitato, rendendo chiara a visibile la situazione di dissesto idrogeologico in atto.

La spesa sostenuta da allora per la messa in sicurezza del paese é stata di 48.000 euro. Finanziata per posizionare dei pallet in pietre, poggiati su un terreno già di suo inconsistente e franoso.

 
 
 

Il diluvio.

Post n°206 pubblicato il 02 Ottobre 2009 da luloca

La natura non é mai né buona né cattiva. Sconosce semplicemente il senso della morale umana, del bene e del male: é amorale.

Ieri sera a Messina é successo un macello.
Intere colline son crollate sui paesini a ridosso delle montagne e hanno riversato tonnellate e tonnellate di fango e detriti giù verso il mare.
Oggi molti piangono i loro cari, spesso impossibili da ritrovare anche morti, ma per la natura tutto ciò non é nulla di straordinario.
Domani in mare ci sarà più pastura per i pesci, data dal limo ricchissimo delle piantagioni di limoni. E le serpi ricaveranno dalla terra nuda e smossa, le nuove tane, più profonde e confortevoli.

lo strazio é troppo grande per parlarne oggi, ma ogni evento naturale, molto spesso può essere evitato nei suoi effetti verso il genere umano.
Quella che é stata una tragedia annunciata, annunciata da almeno due anni, non ha avuto nessuna attenzione da chi di dovere. E questo é immorale!

 
 
 
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UNA PROFEZIA DI PIER PAOLO PASOLINI.

Alì dagli Occhi Azzurri uno dei tanti figli di figli, scenderà da Algeri, su navi a vela e a remi. Saranno con lui migliaia di uomini coi corpicini e gli occhi di poveri cani dei padri sulle barche varate nei Regni della Fame. Porteranno con sè i bambini, e il pane e il formaggio, nelle carte gialle del Lunedì di Pasqua. Porteranno le nonne e gli asini, sulle triremi rubate ai porti coloniali. Sbarcheranno a Crotone o a Palmi, a milioni, vestiti di stracci asiatici, e di camice americane. Subito i Calabresi diranno, come malandrini a malandrini: «Ecco i vecchi fratelli, coi figli e il pane e formaggio!»
 
 

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