Creato da luloca il 10/03/2006

Liberi come l'aria.

In questo blog sono graditi tutti gli interventi, se in tema con l'argomento del post. Potete dire qualunque boiata, purché non lo facciate in maiuscolo o in grassetto. La prima regola del vivere civile é quella di non prevaricare gli altri, e chi lo fa,oltre a non meritare la mia stima, si rivela solo un gran cafone.

 

 

Poesia

Post n°238 pubblicato il 17 Dicembre 2012 da luloca

Qui ad Hannover fa freddo.

 
 
 

Appello a Berlusconi.

Post n°236 pubblicato il 05 Ottobre 2011 da luloca

Berlusconi, questa Italia non ti merita. Vai a portare benessere e libertà altrove, ma lontano da qui.

 
 
 

Non ho più niente da dire.

Post n°235 pubblicato il 21 Settembre 2011 da luloca

Latito ormai da un bel po' da questo blog. Il fatto spiacevole è che il tempo non mi manca, ma purtroppo non ho un cazzo da dire.

La realtà a volte supera ogni immaginazione, e i tempi che stiamo vivendo mi lasciano incredulo e senza parole.

 
 
 

Quello che i padani non sanno.

Post n°233 pubblicato il 11 Ottobre 2010 da luloca

Parlare di stato padano fa un po sorridere, ma nel contempo subentra una grande malinconia.
L'unità d'Italia, non l'ha affatto voluta la gente del sud. E questo, chi ha studiato la storia, lo sa.
Se poi parliamo di Regno delle due Sicilie, é chiaro che ci abbiamo rimesso più che guadagnarci.
La realtà storica é molto diversa da quello che potrebbe sembrare. Il sud, all'epoca, era molto più sviluppato che il nord. Qui la gente non moriva certo di fame come nella pianura padana ed anche se esistevano delle sacche di povertà, non abbiamo mai conosciuto né la pellagra né la vitaminosi. A sud esistevano ospedali pubblici, ferrovia, rete stradale efficiente per l'epoca che si inerpicava ovunque, anche nelle montagne più sperdute della Calabria. Esisteva anche una forte industrializzazione, soprattutto in Sicilia ed in Calabria.
Cos'é che ha spinto la dinastia Savoia a creare l'unità d'Italia, é presto detto: i soldi del banco di Napoli.
Il regno dei Savoia era alla barcarotta prima di questa operazione di unificazione. In oltre, non riusciva più a competere con i paesi confinanti, tipo la Francia. Necessitavano investimenti, grossi investimenti, per mettere al passo le regioni del nord con il resto dell'Europa. Da qui, la trovata di genio: unificare la banca Savoia, con il banco di Napoli e con le altre piccole banche del sud. Addirittura i due terzi del denaro della banca d'Italia, provennero dal solo Banco di Napoli. E fu così che iniziò l'industrializzazione del nord. In oltre, alle città del sud, vennero tolti tutti i privilegi che invece avevano con i Borboni: tanto per dirne alcune, i porti franchi, le zone franche di scambio, la possibilità di legiferare per proprio conto e di avere dei governatorati propri.
L'operazione di Garibaldi fu complessa, e solo in apparenza legata alla spedizione dei mille. Quello fu solo un fenomeno di facciata e di propaganda. Si erano messi d'accordo, con i baroni siciliani e calabresi, con qualche principe napoletano, e soprattutto con la massoneria, che all'epoca (un po' come ora) fa il bello e il cattivo tempo della politica delle nostre parti.
Nei fatti, più che una unificazione, fu una colonizzazione. Qualcuno ci guadagnò parecchio, ma la gente comune la subì come l'ennesima dominazione.
Uno dei primi provvedimenti dei piemontesi, fu quello di colpire ogni autonomia Siciliana, di carattere statale, che storicamente ha sempre avuto. La riforma agraria, con la di distribuzione ai contadini, delle terre appartenenti alla chiesa, promessa da Garibaldi, si rivelò solo una bufala propagandistica. In più, ai contadini, vennero imposte tasse odiose, tipo quella sul sale e sul macinato.
A parte questi provvedimenti, che ovviamente vennero accolti malissimo dalla popolazione, il governo di Cavour, si apprestò a rimuovere prefetti, magistrati e questori del sud, per insidiare nei posti di comando solo piemontesi o comunque gente del nord. Fu una vera e propria dittatura del nord contro il sud.
Non solo vennero rubate tutte le risorse, a favore dell'industrializzazione e modernizzazione del nord, ma venne impedito ogni sviluppo. Il nascente stato Italiano, per molti decenni, non investì neanche un centesimo al sud, o meglio lo investì solo per costituire un forte presidio piemontese sul territorio. Mentre a nord iniziava l'industrializzazione, qui si dava la caccia ai briganti e si criminalizzava ogni dissenso. Le industrie più fiorenti, tipo quella tessile, quella delle essenze, degli estratti e conserviera, avevano una brusca frenata, perché fortemente tassate. Le tasse infatti non erano uguali per tutti: mentre al nord venivano detassati anche gli utili delle società, qui a sud veniva tassato praticamente tutto. Ovviamente gli introiti ricavati erano erogati solo al nord.
Quando ci fu il terremoto di Messina, nel 1908, con circa 80.000 morti, Giolitti, che all'epoca era presidente del consiglio, piuttosto che mandare qualche nave di soccorsi, minimizzò la situazione e censurò persino qualche giornale che ne parlava. Fu costretto ad intervenire solo perché i giornali europei iniziavano a gridare allo scandalo. In ogni caso, gli aiuti alla popolazione vennero dati dagli stranieri, che invece giunsero in massa con grande generosità. Il re d'Italia, si preoccupò solo di disseppellire il caveau della Banca d'Italia di Messina.
Fu solo con Mussolini, che si può iniziare a parlare di un vero stato italiano, e non più di colonialismo... ma quella é un'altra storia.

 
 
 

La bellezza.

Post n°231 pubblicato il 01 Ottobre 2010 da luloca

 

Socrate: E come è possibile mai che possano essere belle tante cose differenti e prive di alcuna relazione l'una con l'altra?
Critobulo: Perché, se questi oggetti sono stati fabbricati in modo opportuno per gli scopi per i quali noi li acquistiamo, oppure sono adatti per natura ai nostri bisogni, allora questi oggetti io li chiamo belli nei vari casi.
Socrate: Bene; dunque gli occhi a che ci servono?
Critobulo: Ovviamente, per vedere.
Socrate: Allora è bell'e dimostrato che i miei occhi sono più belli dei tuoi. Perché mai? Perché i tuoi vedono soltanto quello che ti sta di fronte, mentre i miei sporgono in fuori in modo tale che io posso vedere anche quanto mi sta di fianco non meno di quello che ho di fronte.
Critobulo: Vuoi dire che il granchio è l'animale che ha gli occhi più belli?
Socrate: Per l'appunto, perché dal punto di vista dell'efficacia, i suoi occhi sono quelli meglio concepiti dalla natura.
Critobulo: E va bene; ma quale dei nostri due nasi è il più bello?
Socrate: Il mio, direi, se è vero che gli dei ci hanno dato le narici per cogliere gli odori, dato che le tue sono rivolte a terra, mentre le mie sono belle larghe così da recepire gli odori da ogni parte.
Critobulo: Ma in che modo un naso camuso puà essere più bello di uno diritto?
Socrate: Perché non costituisce alcun ostacolo, bensì permette agli occhi di vedere quello che vogliono, mentre un dorso di naso più alto ne ostruisce la visuale come per dispetto.
Critobulo: Lo stesso varrà anche per la bocca, te lo concedo fin da ora, perché se la bocca è fatta per mordere, tu puoi dare morsi molto più grandi dei miei.
Socrate: Poi, con le mie labbra grosse, non pensi che io riesca a dare baci assai più morbidi?
Critobulo: A darti ascolto, io avrei una bocca più brutta che gli asini.
Socrate: Non è questo, allora, un altro motivo per cui io sono più bello di te? Le Naiadi, che sono dee, generano quei Sileni che assomigliano molto più a me che a te.
Critobulo: Non so più in che modo replicare. Si metta pure ai voti per decidere subito che cosa devo fare o che multa devo pagare.

 
 
 

La terra femmina.

Post n°230 pubblicato il 05 Luglio 2010 da luloca

Parlando con Hans, un mio amico tedesco di Germania, che ha messo su casa ai piedi dell'Etna, mi ha detto che é letteralmente innamorato della Sicilia. Ha lasciato un posto di dirigente in una grossa società di Monaco, una vita molto agiata e ben organizzata, per trasferirsi in una casa di pietra nera, senza riscaldamento né acqua corrente, ma circondata da altissime ginestre e farfalle di mille colori.
La Sicilia é una terra dalle mille contraddizioni, grossi problemi con i quali confrontarsi ogni giorno, a volte proprio esasperanti. In primo luogo inerenti all'amministrazione politica. Ma é una terra che definire bella é davvero poco. E' un luogo di potere, quello buono, quello che quando vai a fare una passeggiata su una delle tante spiagge, magari sporche e mal tenute, ti fa sentire ugualmente il re del mondo.
Si tratta di una bellezza così travolgente, che neanche la grettezza e la volgarità di chi ci amministra può neutralizzare.
Si tratta di una attrazione che ha un che di sensuale, se non sessuale. Mi piace pensare alla mia Sicilia come una femmina bellissima, ammaliatrice e passionale, ma anche  accomodante, dal carattere buono, dolcissima. Un corpo morbido e luminoso, dai mille soavi profumi. Una di quelle di cui innamorarsi perdutamente, e non desiderare altro che di stare abbracciati con lei per tutta la vita.

 
 
 

Penitenziagite!

Post n°229 pubblicato il 11 Maggio 2010 da luloca
 

 

I tempi sono maturi. La catastrofe é vicina.
La verità sull'economia attuale é che si fonda sulle menzogne, le più vergognose. E non parlo solo della Grecia.
Ma la paura é un sentimento infondato in questo momento, almeno per me. Non ho mai creduto al denaro, e francamente me ne fotto.
In realtà, ciò che in questo momento, la classe dirigente vuole, é instillare un sentimento di sana paura sulle classi più deboli, per giustificare domani altri salassi a danno soprattutto loro. In altri termini, siamo sempre alle solite: scappa il cetriolo, e va sempre in culo all'ortolano.
Se però si comprendesse che proprio in questo momento ciò che ha un valore, non é tanto un portafoglio rigonfio, quanto delle braccia sana e muscolose (e un po' di cervello), forse si riuscirebbe a vedere tutto in una diversa prospettiva.
Ciò che viene prospettato come una catastrofe, per evitare la quale, proprio quelli che l'hanno generata ci chiedono di sostenerli nelle contromisure, in realtà é una manna dal cielo.  Per gente come me, che non partecipa al bottino, c'é solo da guadagnarci dal fallimento di questo strampalato capitalismo.

 
 
 

Ecco, lui c'é l'ha fatta a cambiare la sua vita.

Post n°228 pubblicato il 02 Aprile 2010 da luloca

 

Ieri, chiacchierando sull'autobus con la gente, ad un tratto la discussione andò a finire su Berlusconi.
Io dissi che quando parla Berlusconi, nei suoi comizi spettacolo, somiglia in modo inquietante a Mussolini. La vena é quella, la solita. Populismo a iosa, atmosfera da motivazionale aziendale ed esaltazione alle stelle. Ho notato che racconta delle bufale così inaudite, che spesso corruga la fronte, come sospettando di averla sparata veramente grossa questa volta. Probabilmente anche Mussolini usciva dalla scuola americana delle vendite porta a porta (le televendite non esistevano ancora)... chissà.

Molti anni fa, incappai per caso in uno di quei corsi per venditori. Quelle orribili farse in cui cercano di metterti KO il cervello, convincendoti che sei il messia sceso sulla terra per vendere ai terrestri il miglior frullatore dell'universo.
Volere é potere, ti dicono. E altre scemenze di questo tipo. Alla fine esci fuori così rincoglionito, che, o vomiti appena vedi un frullatore, o sei colto dal raptus di venderlo anche a tua madre.
Ed io, ovviamente, dopo quell'esperienza, vomito, non solo a vederlo, ma solo a sentire il rumore di un frullatore... é una cosa che mi da proprio ai nervi.
Però gran parte di quei ragazzi lo hanno venduto veramente allo loro madre, e poi forse anche alla zia. E poi basta! Ma anche se avessero venduto solo due frullatori a testa, per l'azienda sarebbe già andata di lusso. Dove avrebbero potuto trovato degli allocchi così allocchi da comprare una macchina comunissima, mal funzionante e al triplo del prezzo di mercato?
Convincere la gente é un'arte. Ma in questi corsi, non la insegnano certo a te, ti "programmano" solo a vendere qualcosa per loro. In altri termini, lavorano di riflesso. Si lavorano il venditore, per quanto scarso, per fargli fare qualche contrattino/truffa nell'ambito familiare. Mica scemi! Chi riesce a fare qualche contratto in più, ammollando il frullatore anche a qualche altro malcapitato dal cuore tenero, viene additato come esempio: - Ecco, lui ce l'ha fatta a cambiare la sua vita-.
La cosa veramente sorprendente é che questi argomenti convincono molti ragazzi. e' quasi imbarazzante dirlo, ma é così.

Ritornando a Berlusconi, lui, per nostra sfortuna, non vende i frullatori, ma le tecniche sono sorprendentemente simili a quelle di un piazzista.
Le regole sono le seguenti:
1) Parlare male della concorrenza, senza mai entrare nel merito con argomenti seri, ma solo apostrofandoli con epiteti e aggettivi.
2) Non fare mai discorsi difficili, parlare il meno possibile del prodotto, chiacchierando piuttosto di altro che non c'entra nulla. Luoghi comuni che fanno sempre presa.
3) Se qualcuno malauguratamente fa qualche domanda su assistenza, garanzia, consumi eccc..., fare finta di non sentire, se proprio il tipo é insistente, rispondere in modo vago e senza dare tante spiegazioni: tutto ciò che dici sul prodotto può essere un buon motivo per non comprarlo. In ultima analisi forse meglio uscirsene raccontando una barzelletta.
4) Giacca e cravatta, sbarbato di fresco, sorriso a 34 denti. Necessario!
5) Isolare coloro che sembrano competenti sull'argomento. Tagliare corto, escludendo a priori che questa categoria di persone possa acquistare il vostro prodotto.
6) Rivolgersi esclusivamente a chi non ha la minima idea di cosa sta comprando. Un cliente ignorante é il miglior cliente che possa esistere.
7) Il cliente che scegliete deve necessariamente avere queste qualità: superficiale, boccalone, poco interessato all'argomento, disinformato, facilmente influenzabile.
8) Una volta definito chi sarà il cliente, non gli date tregua. Dovrà non solo convincersi che il vostro prodotto gli é necessario, anche se ne ha altri tre uguali a casa, ma dovrà letteralmente innamorarsi di voi. Per rendere possibile ciò é necessario mettere in campo tutte le vostre doti seduttive, e non importa se il cliente é maschio o femmina. Spesso si può sedurre una persona anche solo incarnando le sue aspirazioni, in altri termini, dando un'immagine di voi come lui vorrebbe essere, ma non é.
9) La chiave di volta della comunicazione del vostro prodotto é la "promessa". Promettete pure mari e monti, senza limiti. Tanto, ciò che interessa a voi é fare firmare il contratto. Una volta che il contratto capestro é stato firmato, il vostro scopo finisce li. Quindi, chi se ne impipa!
10) Se malauguratamente incontrate per caso un cliente a cui avete già venduto un prodotto difettoso, e ve ne chiede conto, addossate tutte le responsabilità ad altri. Inventate le scuse più improbabili, ma non addossatevi mai alcuna responsabilità. Un cliente che si é fatto già abbindolare con un frullatore, potrebbe in seguito comprarvi anche l'aspirapolvere.

 
 
 

La necessità di essere profondamente anticlericali.

Post n°227 pubblicato il 25 Marzo 2010 da luloca
 

In un panorama come quello di oggi, é bene che i "non credenti" escano dal loro angolo di silenzio.
La chiesa ha un potere così grande sulla nostra società, perché possiede un posto privilegiato nelle istituzioni, concesso non si sa bene per quale ragione.
Persino alla Rai, gli emissari del vaticano, occupano un loro posto nel consiglio di amministrazione. Per non parlare della scuola o di altre istituzioni, dove praticamente fanno ciò che vogliono, in barba ad ogni regola democratica sulla laicità dello stato italiano sancita dalla costituzione.
I numerosi privilegi, come quello di non pagare l'ICI, o le tasse, anche su attività che sono di tipo imprenditoriale, la pongono in una posizione di superiorità che non ha precedenti in alcun paese democratico dove vige l' uguaglianza.
In Italia, di fatto, la chiesa é uno stato dentro lo stato. Uno stato totalitario con regole e leggi tutte sue, e con una sovranità che non appartiene certo al popolo. In questa sovrapposizione di poteri statali, gli emissari del vaticano, vescovi e cardinali, godono di diritti diplomatici che di fatto li rendono immuni da ogni indagine giudiziaria della magistratura, non possono neanche essere interrogati o giudicati da una corte ordinaria nel caso commettano crimini. E ciò é accaduto varie volte, con il risultato che alcuni prelati criminali l'hanno fatta franca.
In tutto ciò, anche se, le eminenze cardinalizie, non fanno parte dello stato italiano, e a lui non sono assoggettati da alcun vincolo, anzi godono di immunità diplomatica, si sentono in diritto di dire la loro su ogni questione che riguardi la politica italiana, anche se di fatto non accedono neanche al voto. E' come se al telegiornale, a un certo punto, apparisse il console della Danimarca, per dirci la sua su cui votare alle prossime elezioni. Ma vi sembra possibile questo?

 
 
 

Quando si parla del passato é perché il presente non ci piace.

Post n°226 pubblicato il 23 Marzo 2010 da luloca

Ieri sera ho incontrato Claudio, un mio vecchio amico di quando avevo 20 anni. Non lo vedevo da altrettanti anni, non so neanche il motivo, anche perché viviamo nella stessa città, che non é certo Pechino, o Città del Messico. Si é già sposato tre volte, ha messo al mondo 4 figli, sparsi tra Pavia, Domodossola e Catania. Fà il pizzaiolo, guadagna molto bene, ma non tanto da mantenere tre famiglie e due anziani genitori un po' malandati. A giudicare dal fare nervoso, dai tic, dall'ansia che comunica, non mi é sembrato nella sua forma migliore.

All'epoca vivevamo in una specie di comune: tutti insieme in una vecchia casa semi diroccata, con tanto terreno intorno, in mezzo a due viadotti autostradali.
Nella comune, di fissi, eravamo in 6: Manduga (che ero io), Ari, Scopetto (l'amico che ho incontrato), Frisby, Giovannona e Pelé, seguiti a vista dalla cognolina Micetta (strano nome per un cane!). Alternativamente, al gruppo, si univano altre persone, spesso stranieri di passaggio. Tra tutti, mi ricordo un poeta indiano, che oggi al suo paese é diventato molto famoso, due immancabili ragazze tedesche (di recente ne ho ritrovata una su facebook), un ungherese scappato dal suo paese, una ragazza americana (bellissima!) e tanta tanta altra gente di cui non mi é rimasto che qualche ricordo vago.
Noi fissi della comune, mettevamo proprio tutto in comune... dalle sigarette, ai pochi spiccioli circolanti. Per tirare avanti e pagare l'affitto e l'energia elettrica, speravamo nei frutti dell'orto, ma si rivelò più proficuo scaricane camion ai mercati generali. Quando c'era un problema, ci si riuniva e si discuteva (si discuteva, si discuteva e si ridiscuteva!). Spesso erano problemi di lana caprina, ma il bello era proprio quello, di problemi seri non ne avevamo mai.
A parte qualche ora di lavoro la mattina presto, per il resto oziavamo molto e ci dedicavamo alla nostra occupazione preferita... scopare come i ricci e arrotolare dei cannoni da guinness dei primati.
Io rimasi con loro per quasi un anno, dopo presi la mia strada che per ragioni affettive mi portò lontano.
La comune sopravvisse ancora altri due anni, e a quanto pare furono in molti, in vece mia, ad alternarsi a curare l'orto e a turare le crepe sui muri.
Bei tempi!

 
 
 
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UNA PROFEZIA DI PIER PAOLO PASOLINI.

Alì dagli Occhi Azzurri uno dei tanti figli di figli, scenderà da Algeri, su navi a vela e a remi. Saranno con lui migliaia di uomini coi corpicini e gli occhi di poveri cani dei padri sulle barche varate nei Regni della Fame. Porteranno con sè i bambini, e il pane e il formaggio, nelle carte gialle del Lunedì di Pasqua. Porteranno le nonne e gli asini, sulle triremi rubate ai porti coloniali. Sbarcheranno a Crotone o a Palmi, a milioni, vestiti di stracci asiatici, e di camice americane. Subito i Calabresi diranno, come malandrini a malandrini: «Ecco i vecchi fratelli, coi figli e il pane e formaggio!»
 

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