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chachacha

Post n°62 pubblicato il 17 Giugno 2009 da mamboyoyo

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Il chachacha
(a cura di Enzo Conte)

Piccola storia del chachacha

Voglio lanciare un appello a tutti i dee jay, gli insegnanti, i ballerini, gli organizzatori come a tutti i proprietari delle discoteche latine: RISCOPRIAMO IL CHACHACHA!!!
Il pubblico comincia  a dare segni di stanchezza. La gente non ne può più di quel clima competitivo che sta avvelenando le nostre piste. In molti cominciano ad avere l'esigenza di cimentarsi con qualcosa di diverso. Molti ex salseri si sono dati al tango, alcuni ai balli brasiliani, altri hanno semplicemente riposto le scarpette nell'armadio, in mancanza di nuovi stimoli.
 
Il ballo latino, per fortuna, però "non è solo salsa", anzi sono moltissimi i tesori ancora inesplorati e sarebbe davvero bello poter tornare indietro nel tempo per riscoprire le magie del danzon, del danzonete, del son e via dicendo... Ma non lasciamoci travolgere troppo dai sogni e rimaniamo con i piedi per terra...il chachacha dunque. Tra tutti i ritmi cubani, il chachacha è  quello che ha  tutte le carte in regola per piacere al pubblico salsero e credo che sia nell'interesse di tutti promuoverlo. Ed i primi a farlo dovrebbero essere proprio i maestri cubani perché il chachacha ha un posto d'onore nel loro ricchissimo folclore.
Da  un po' che sto cercando di far capire, ad esempio, al mio amico Lazaro Martin Diaz che nelle sue serate lui dovrebbe in qualche modo "imporre" ai propri dee jay di programmare il chachacha. Ma non solamente uno o due a serata. Intendo dire almeno un chachacha ogni 5 o 6 salse. Sarebbe una ottima variante da affiancare alla bachata che ormai è entrata nelle grazie del  pubblico salsero e rappresenta il momento romantico della serata.
Per lanciare il chachacha basterebbe davvero poco: che i maestri lo insegnassero nei loro corsi e che i dee jay lo suonassero nelle loro serate.
Sarebbe uno stimolo nuovo, un motivo in più di interesse per i frequentatori dei locali che a forza di ascoltarlo e di vederlo ballare, sarebbero assolutamente rapiti da questo ballo che più lo pratichi e più ti intriga. Il chachacha poi è un ballo semplice, divertente e potrebbe aiutare anche a rompere le barriere oggi esistenti tra i vari stili.
Che ne dite? Ci proviamo tutti insieme?...
Sarebbe bello fare dell'imminente  2009 l'anno del chachacha!...
 
un abbraccio
Enzo Conte
 
 
 
PICCOLA STORIA DEL CHACHACHA
Negli anni '50 Cuba viveva la feroce dittatura di Fulgencio Batista, caratterizzata da crimini atroci, profonde ingiustizie sociali e da una corruzione dilagante. L'Habana, consegnata dall'astuto dittatore nelle mani della mafia americana, era diventata nel frattempo un grande casinò a cielo aperto: la Las Vegas del Caribe. L 'esigenza di incrementare il gioco d'azzardo e di divertire le folle di turisti danarosi che affollavano i casinò, favorì indirettamente il bisogno di musica, di nuovi locali e la creazione di nuove espressioni musicali.
Le charangas, tipiche formazioni cubane caratterizzate dalla presenza dei violini e del flauto, raggiunsero in quegli anni il loro apogeo. E questo grazie all'euforia provocata dal un nuovo ritmo: il chachacha,  creato nel '51 da Enrique Jorrín, violinista e direttore dell'orchestra America.
Questo nuovo ritmo fu favorito dall’incorporazione nella classica formazione di charanga delle congas, che contribuiranno a creare una interessante variante ritmica sincopata che sarà accolta con grande entusiasmo dai ballerini cubani.
Ispirandosi alla sensualità e alla bellezza delle ragazze cubane, il maestro Enrique Jorrìn compose nel 1951 il brano “La Engañadora”, considerato in assoluto il primo chachacha della storia. In realtà il violinista cubano quando creò questo nuovo ritmo, non sapendo che nome dargli lo battezzò provvisoriamente "mambo-rumba". Solo due anni più tardi  decise di chiamare la sua creazione chachacha, ispirandosi al suono onomatopeico che provocavano i ballerini nel marcare con i piedi la caratteristica sequenza sincopata di questo ballo che ascoltata con attenzione sembrava proprio dire: “chachacha”.
Alla diffusione di questo nuovo ritmo collaborarono tutte le orchestre cubane più famose, in particolare l'Aragón de Cienfuegos e quella di José Fajardo y sus Estrellas.
L’interesse verso questo nuovo ritmo provocò una vera e propria rivoluzione musicale e diede alla luce brani indimenticabili come ad esempio: “Rico vacilón”, “Los marcianos”, “El bodeguero”, ”Perfidia”, “Yo tengo una muñeca”, “Me lo dijo Adela”, "El pollo de Carlitos".
 
Per quanto riguarda il ballo i ballerini cubani solevano entrare sul quarto tempo, per marcare la sincope chachacha tra i tempi quattro e uno (questo nel conteggio da uno a quattro). Il movimento ritmico era quindi: quatro y un-dos-tres, mentre nella tradizione americana diverrà popolare la maniera di entrare direttamente sul primo tempo e marcare la sincope sul terzo e il quarto tempo (un-dos-tres y quatro).
Tutto ciò a dimostrazione di come il ballo, cambiando latitudine, si trasforma adattandosi al gusto e al costume locale.
Il chachacha ebbe una grandissima popolarità fra i ballerini dell’epoca. Un enorme successo l’ottenne anche negli Stati Uniti, grazie alle innumerevoli incisioni dei portoricani  Tito Rodriguez e Tito Puente, che seppero fare del chachacha uno dei balli favoriti della loro generazione.
Si trattava di un ballo piuttosto semplice che si eseguiva prevalentemente in linea, con figure composte da semplici giri a destra o a sinistra.
Il suo ritmo allegro e contagioso alimentò però la creatività dei ballerini che cominciarono ad inserire figure sempre più fantasiose che spinsero i più virtuosi a riunirsi in circolo per eseguire la cosiddetta ”rueda de chachacha” dalla quale deriva quella che in futuro fu chiamata “rueda de casino”.
 
Anche in Italia questo ritmo cubano seppe conquistare l’onore delle cronache e attorno ad esso si scatenò la stessa febbre che in passato aveva saputo suscitare il mambo. Brani come il “Chachacha della segretaria”, favorirono anche il nascere di un chachacha nostrano che ci regalò numerosi successi discografici durante i favolosi anni ‘60.
 
Il chachacha è ancora oggi un ballo popolarissimo, entrato stabilmente, anche se con uno spirito molto diverso, tra le danze standard latino-americane che sono ricordiamolo: samba, paso doble, jive e appunto chachacha. Curioso come nel mondo degli standard, venga chiamato solo chacha e ancora più strano  che molti siano convinti che questi sia il suo nome originale.
Come abbiamo visto chachacha, stava a sottolineare la sincope che esegue la conga fra il quarto e il primo tempo formata da tre scansioni: appunto cha cha cha. Allora perché chiamarlo chacha? Probabilmente perché i maestri inglesi volevano enfatizzare il fatto che fosse un ballo differente rispetto all’originale cubano.
 
Sicuramente tra tutti i ritmi cubani il chachacha è l’unico a non essere mai passato di moda e anche durante l’apogeo della salsa ha continuato ad avere i suoi cultori e ha rappresentato per molti artisti una valida alternativa musicale. Persino artisti pop hanno preso ispirazione da questo ritmo che è diventato familiare in tutto il mondo.
La perfetta fusione fra il rock e il chachacha ce l’ha offerta, a cavallo degli anni ‘70, Carlos Santana, chitarrista californiano di origine chicana, che ha saputo regalarci una serie incredibile di successi come ad esempio: “Oye como va” (originariamente di Tito Puente), “Black magic woman”, “Moonflower”, fino alla recentissima “Corazon espinado”, che hanno saputo tenere alto, anche negli anni più bui, l’interesse del pubblico mondiale verso la musica di origine afrocubana.
 
Nell’attualità c’è da rilevare come nei locali italiani strettamente salseri raramente capita di ascoltare qualche chachacha. I deejay i preferiscono non programmarlo perché non vogliono correre il rischio di svuotare la pista. Di conseguenza gli stessi insegnanti di ballo non sono invogliati ad insegnarlo proprio perché nei locali non lo si balla mai. Sembra un po’ la storia del gatto che si morde la coda ma è decisamente un vero peccato perché il chachacha, al di là del suo fascino, è assolutamente propedeutico alla salsa e se ben fatto può veramente aiutare a migliorare il senso ritmico e interpretativo di ogni singolo ballerino.
 
Enzo Conte

 
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il tempo della salsa

Post n°61 pubblicato il 17 Giugno 2009 da mamboyoyo

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Il tempo nella salsa
(a cura di Enzo Conte)

Questo articolo è stato pubblicato in esclusiva dalla rivista Latino (n° 2, anno IV, marzo-aprile 2007) e vuole essere una mia riflessione sulle problematiche relative al tempo nella salsa, soprattutto alla luce delle conoscenze e delle esperienze fatte sul campo in tutti questi anni. Un articolo che vorrei estendere a tutti i colleghi o ai semplici appassionati, anche nell'ottica di aprire un dibattito attraverso eventuali confutazioni, critiche, appunti o richieste di chiarimento

La salsa musicalmente parlando è un tempo quaternario semplice, ovvero un 4/4.
La clave, che è la struttura ritmica sulla quale si basa ogni composizione salsera, si scrive abitualmente però (anche per una facilità di lettura), su due battute musicali.
Questa peculiarità ha dato vita a due scuole di pensiero per quanto riguarda il conteggio musicale (tenendo però ben presente che la maggior parte dei ballerini latino-americani tende a non contare la musica).
Di fatto i ballerini newiorkesi e portoricani (almeno quelli con una preparazione didattica) tendono a contare il tempo dall’uno all’otto.
A Cuba si tende invece a contare solo dall’uno a quattro.
 
Questa differente forma di contare la musica ci spiega ad esempio perché per la maggior parte dei cubani non fa differenza ballare sul primo o sul quinto tempo, in quanto per loro il quinto tempo non esiste.
Si tratta in ogni caso di un argomento assai spinoso che necessiterebbe però una lezione di ritmica dal vivo e non su carta stampata.
 

E' importante sottolineare come quello del tempo sia nel mondo della salsa uno dei punti più controversi per cui è necessario affrontarlo con una certa cautela.
In realtà è un problema solo per chi se lo pone.
Cominciamo infatti col dire che molti  ballerini non hanno un'esatta definizione di cosa sia il tempo. La loro spesso è una scelta intuitiva che li porta ad interpretare la musica secondo l'ispirazione del momento. (NB: interessante a questo proposito la teoria del ritmo psicologico)
Alcuni ballerini preferiscono invece ballare direttamente sul terzo tempo della musica (attitudine molto diffusa oggi a Cuba soprattutto tra le nuove generazioni), perché evidentemente si trovano più a loro agio a ballare su questo tempo musicale.
Probabilmente questa attitudine è giustificata dal fatto che questi ballerini fanno un passo d'entrata sul primo tempo per poi entrare definitivamente nella musica sul terzo tempo (attitudine ereditata forse dal son dove si faceva un passo d'entrata sul quarto tempo per poi cominciare a ballare direttamente sul secondo tempo).
 
Sono scelte personali, tutte criticabili, ma (essendo la salsa una libera espressione corporea), tutte accettabili.
Andare "fuori tempo" infatti non vuol dire ballare su un tempo diverso dell'uno ma andare ad un tempo diverso da quello della musica.
Esempio: se la musica scorre alla velocità di 120bpm io non posso ballare a 118bpm e nemmeno a 124bpm. Idem se la musica rallenta io devo di conseguenza rallentare, mentre se accelera io devo accelerare e non continuare a ballare sul ritmo con cui sono partito.
 
Ci sono in realtà due modi predominanti per ballare la salsa: a tempo oppure in controtempo (chiamato anche contrattempo).
Se balliamo a tempo cominciamo a ballare sul tempo forte (sul battere: "tetico"), se balliamo in controtempo cominciamo a ballare sul tempo debole (ossia in levare: "acefalo").
La studiosa Graciela Chao Carbonero, ex direttrice del dipartimento di Danze Folcloriche dell'Istituto Superiore d'Arte dell'Habana, nella sua opera "El Casino" così ci ricorda:
"In relazione all'accentuazione del passo in corrispondenza con i tempi forti e deboli della battuta musicale, il casino, allo stesso modo che altri balli cubani ha due forme basiche che noi abbiamo designato col "ballare con la melodia" o "ballare col ritmo". Nel primo caso il ballerino segue il tempo forte naturale della battuta musicale, nel secondo segue le percussioni o il basso che nella maggioranza dei casi accentuano il contrattempo o tempo debole di forma sincopata."
 
A Puerto Rico si utilizza molto il termine "Ballare in clave". Bisogna però stare molti attenti nel dare il giusto significato a questo termine perché di fatto è un concetto "molto personale", non "una regola" che è stata messa per iscritto su un pezzo di carta da qualche autorità nel campo musicale. .
Bisognerebbe semmai far notare che a Puerto Rico si usa molto l'espressione "Tu no estas en nada" (tu non stai in niente) quando fai qualcosa di veramente sbagliato. Quindi in questo caso "No estar en clave" diventa un sinonimo di "stare fuori ritmo".
"Estar o bailar en clave" al contrario significa di conseguenza stare dentro il ritmo della canzone e non ballare "a lo loco" .
Per molti portoricani ballare in clave vuol dire, di conseguenza, entrare direttamente sul primo dei due colpi di clave simmetrici, che nella clave 3/2 cade sul sesto tempo e nella clave 2/3 sul secondo tempo della musica.
Per capire meglio questo concetto bisogna tenere presente che la maggior parte dei ballerini  portoricani che ballano in clave non sono abituati, a differenza di noi occidentali a contare la musica. Per loro la cosa importante è ballare sulla clave a prescindere dai numeri musicali.
 Di conseguenza non trovano differenza tra il ballare sul secondo o sul sesto tempo musicale.
 
 
E' doveroso ricordare che qualcuno nell'ambiente salsero asserisce che "ballare in clave" significa marcare con i piedi esattamente i tempi della clave.
Una teoria che non ha un reale fondamento, in quanto in un passo base i passi sono sei, mentre in un giro di clave i battiti sono cinque.
Lo stesso Felipe Polanco (uno dei massimi esponenti del ballo in clave) marca tranquillamente il basico sui tempi 2-3-4 / 6-7-8. Solo che lui non ti conta il suo basico, si canta la clave e lo esegue. Ma se tu prendi un metronomo vedrai che i suoi passi sono assolutamente simmetrici e d'altra parte non si è mai visto nessun ballerino eseguire di coppia un basico asimmetrico...
 
Fin dai tempi del danzon il passo base è sempre stato composto da sei figure musicali perfettamente uguali precedute o seguite da una pausa (della stessa durata)
ovvero:
Pausa-2-3-4 / Pausa-6-7-8 (en contratiempo)
oppure:
1-2-3-Pausa / 5-6-7-Pausa (a tiempo)
 
Tutto il resto (compreso il tipico step che molti ballerini eseguono sulle pause, lo stile cocolo o il break on two newiorkese) sono semmai delle varianti ritmiche su un canovaccio consolidatosi nei secoli.
Enzo Conte
 

 
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il senso del ritmo

Post n°60 pubblicato il 17 Giugno 2009 da mamboyoyo

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Il senso del ritmo

'In teoria cominciare a ballare indifferentemente sul primo o sul secondo tempo della musica non dovrebbe rappresentare un problema. Nella pratica non è affatto così, perché noi italiani siamo abituati a seguire la melodia e ballare di conseguenza sui tempi forti. Per cui la persona che ha orecchio potrebbe non trovare nessuna difficoltà a ballare su qualsiasi tempo musicale, chi invece non possiede un innato senso ritmico potrebbe incontrare dei grossi ostacoli, col rischio di disinnamorarsi della salsa prima ancora di entrare in pista.
Dopo tanti anni di esperienza sul campo, in cui ho cercato di sperimentare moltissimo, sono arrivato semmai alla conclusione che più che impegnarci ad insegnare passi e figure spesso complicate, sarebbe auspicabile aprire in parallelo dei veri e propri corsi di musica, in particolare di solfeggio. Un semplice seminario sulla ritmica da solo non è infatti sufficiente per risolvere alcuni problemi che sono invece a monte.
Da alcuni anni nell'insegnare a ballare mi avvalgo di un metronomo elettronico e mi sono reso conto che molte persone non solo non sono in grado di seguire strumenti complessi come la clave, la conga, il bongó o la campana ma che addirittura sono incapaci di stare dietro alla linearità cronometrica di un semplice metronomo.
Le persone che non posseggono in partenza un senso ritmico, si trovano infatti in difficoltà a ballare sia sull'uno che sul due, perché per loro è quasi impossibile mantenere un tempo fisso. Si ritrovano sempre coll'accellerare o col rallentare.
Andare fuori tempo infatti non vuol dire ballare su un tempo diverso dell’uno ma andare ad un tempo diverso da quello della musica. Esempio se la musica scorre alla velocità di 120 bpm io non posso ballare a 118 e nemmeno a 122. Idem se la musica rallenta io devo di conseguenza rallentare, mentre se accelera io devo accelerare e non continuare a ballare sul ritmo con cui sono partito.
C’è purtroppo da parte di moltissime persone una assoluta ritrosia nel contare la musica o nell’apprendere la ritmica dei vari strumenti. Questa ritrosia l’ho constata soprattutto tra le donne, nonostante che in genere le donne hanno una maggiore attitudine verso il ballo. Molte infatti si adagiano sul fatto che nel ballo è l’uomo a portare, di conseguenza non sviluppano la capacità di cominciare a ballare da sole ed accomodarsi sul tempo adeguato.
Una volta insegnai ad una ragazza una sequenza di passi piuttosto complicata. Sembrava perfetta! La faceva insieme a me davanti allo specchio senza la minima sbavatura. Ad un certo punto gli dissi: “Brava, adesso però falla da sola!”
Ebbene: un disastro!!! Non si riusciva a capire su che tempo stesse ballando visto che in quel preciso momento la sua tecnica di riferimento era quella del “Io, speriamo me la cavo!”
Ho scoperto infatti che lei non contava la musica. Partiva a sentimento con la speranza di cogliere il momento giusto. Allora io l’ho costretta, mentre eseguiva i suoi passi, a contare la musica a voce alta, col risultato che a poco a poco ha cominciato a capire il problema ed oggi finalmente balla in maniera ritmicamente corretta.
Ci sono altre due mie allieve che sono piuttosto brave e fantasiose ma che sono molto deboli ritmicamente. Nonostante i miei sforzi hanno del tempo una interpretazione direi molto molto farfallina e questo un po’ da sempre.
Un giorno ci siamo ritrovati in un locale. C’era pochissima gente e così ne ho approfittato per insegnare loro la tecnica di esecuzione del tumbao delle congas. Una tecnica facile da apprendere per qualsiasi persona con un discreto senso ritmico. Ebbene per loro quella tecnica sembrava di una difficoltà mostruosa in quanto non riuscivano in alcuna maniera ad assimilarla. A forza di provare e riprovare il loro cervello ha cominciata ad assimilare quel tumbao ma le loro mani ancora no. C’è voluto una serata intera per riuscire a farglielo eseguire bene.
Oggi però, finalmente, ballano con una cognizione di causa!
Questo aneddoto ci dimostra che si può avere ben chiara in mente una cognizione del tempo ma non necessariamente questa cognizione sarà altrettanto pacifica per il nostro corpo. Non è sufficiente riconoscere il tempo con la mente ma dobbiamo fare in modo, al contrario, che anche il nostro corpo lo riconosca.
Molti ad esempio hanno una estrema difficoltà a ballare sul secondo tempo della musica perché ormai il corpo ha una sua memoria motoria che lo porta inevitabilmente a ballare sull’uno.. Dobbiamo invece fare in modo che il corpo si abitui fin dall'inizio a lavorare su tutti gli otto tempi, sviluppando la capacità di saper contare e sentire allo stesso tempo i vari strumenti musicali.
In caso contrario corriamo il rischio di creare inutili disagi, con gente che non si diverte più nell’affannoso tentativo di andare dietro a una musica che non sentono.
Dalla mia esperienza personale posso, ad esempio, confermare che le persone che imparano a ballare bene sul primo tempo (e che imparano soprattutto a rispettare le pause) non hanno alcun problema a ballare successivamente sul secondo tempo, senza perdere poi la capacità di ballare su entrambi i tempi. Le persone che hanno difficoltà ad apprendere sull’uno è matematicamente certo che non riusciranno mai ad imparare a ballare sul due, in quanto il problema sta appunto a monte, nella loro incapacità di contare la musica o semplicemente di sentirla.
In conclusione vorrei mettere l’accento su un’altra problematica, sicuramente non di minore importanza: un conto è sviluppare la capacità di andare a tempo, altra cosa è la capacità di avere ritmo.
Ci sono ad esempio dei batteristi che non si può dire che vanno fuori tempo ma che sono ritmicamente mosci al punto da non avere affatto swing. Ci sono altri batteristi che quando percuotono i loro tamburi riescono a trascinare da soli tutta l’orchestra.
Anche un buon ballerino deve saper sviluppare questa capacità.
Di conseguenza avere un senso ritmico non significa solamente andare a tempo ma dare a quel tempo lo swing appropriato.
Quando inviti a ballare una ragazza che ti scandisce il tempo con quella intensità che, in quel preciso momento, la musica ti richiede, sarete d’accordo con me, è proprio un vero piacere!!!...

 
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le mie origini venete

Post n°59 pubblicato il 12 Novembre 2008 da mamboyoyo
 


Un litro de quel bon

dopo questa canzone... mi hanno sospeso la patente....
 


Ancora un litro de quel bon,
ancora un litro de quel bon,
ancora un litro de quel bon, pò andemo a casa. No gò le ciave del porton
no gò le ciave del porton
no gò le ciave del porton per entrar a casa.
Le gò lasade in un canton,
le gò lasade in un canton,
le gò lasade in un canton de la contrada.

 
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la patente

Post n°57 pubblicato il 04 Ottobre 2008 da mamboyoyo
 

 
mamboyoyo@libero.itOccupazione 0% altre caselle
 
Da:angelo
A:mamboyoyo@libero.itCc: 
Oggetto:Una barzelletta per te...Ricevuto il:01/10/08 22:24
 
Ciao,

su www.barzellette.it ho trovato questa barzelletta:

********************************************
I vigili urbani di Napoli, per incoraggiare l'utilizzo delle cinture, hanno deciso di dare un premio di 5.000 Euro al primo automobilista che ogni mattina passa davanti a una pattuglia con la cintura allacciata. Il primo giorno il premio va a una macchina che sta ucendo dal porto. I vigili la fermano e si congratulano con l'automobilista.

Uno dei vigli gli chiede cosa pensa di fare con i soldi vinti.

- Beh - dice l'automobilista - penso che andrò a shcuola guida pe accattam 'a patient...

- Non lo schtate a senti' - interrompe la donna vicino a lui - pazzia sempre quando sta ubriaco!

Sul sedile posteriore un uomo che stava dormendo si sveglia, vede la scena e grida:

- 'O ssapevo che non saremmo passati co 'a macchina arrubbata!

Improvvisamente, si sente un colpo dal baule, e due voci con accento africano chiedono:

- Oh... allora, siamo usciti dal porto???

 
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sul sesso

Post n°51 pubblicato il 29 Febbraio 2008 da mamboyoyo

Famose bastardate sul sesso

"Credo che il sesso sia una delle cose più belle, naturali e salutari che il denaro possa comprare."
--Tom Clancy

"Avete presente "quella faccia" che fanno le donne quando vogliono fare sesso? Neanche io."
--Steve Martin


"Fare sesso è come giocare a bridge. Se non hai un buon compagno è meglio che tu abbia una buona mano."
--Woody Allen


"La bisessualità raddoppia istantaneamente le tue possibilità di un appuntamento il sabato sera".
--Rodney Dangerfield


"Ci sono vari strumenti meccanici che aumentano l'eccitazione sessuale, specialmente nelle donne. Tra i più importanti sicuramente c'è la Mercedes-Benz 380SL."
--Lynn Lavner


"Lasciare il sesso alle femministe è come lasciare il tuo cane durante le vacanze all'impagliatore."
--Matt Barry


"Il sesso a 90 anni è come giocare a biliardo con una corda."
--George Burns


"Il sesso è una delle nove ragioni della reincarnazione. Le altre otto non sono importanti."
--George Burns


"Forse le donne sanno fingere gli orgasmi. Ma gli uomini sanno fingere intere relazioni."
--Sharon Stone


"La mia ragazza rideva sempre durante il sesso, a prescindere da cosa stesse leggendo."
--Steve Jobs (Fondatore di Apple Computers)


"Mia madre non ha mai colto l'ironia nel darmi del figlio di puttana."
--Jack Nicholson


"Clinton ha mentito. Un uomo può dimenticare dove parcheggia o dove vive, ma non dimentica mai il sesso orale, a prescindere da quanto è fatto male."
--Barbara Bush (Ex First Lady degli Stati Uniti)


"Ah, si, il divorzio, dalla parola latina che significa strappare i genitali di un uomo attraverso il suo portafogli."
--Robin Williams


"Le donne si lamentano della sindrome premestruale, ma penso a quel momento come l'unico momento del mese in cui posso essere me stessa."
--Roseanne


"Le donne hanno bisogno di una ragione per fare sesso.
Gli uomini hanno bisogno solo di un posto."
--Billy Crystal


"Secondo un nuovo sondaggio, le donne dicono che si sentono più a loro agio spogliandosi davanti agli uomini che non davanti alle donne. Dicono che le donne giudicano troppo, mentre, naturalmente, gli uomini sono semplicemente grati."
--Robert De Niro


"C'è una nuova emergenza medica. I dottori dicono che ci sono molti uomini che hanno reazioni allergiche ai profilattici di lattice. Dicono che causano grossi rigonfiamenti. Mi chiedo quale sia il problema."
--Dustin Hoffman


"Ci sono pochi consigli nelle riviste per uomini, perchè gli uomini pensano, so come sto facendo, mostrami solo qualche nudo."
--Jerry Seinfeld


"Invece di sposarmi ancora, penso che cercherò una donna che non mi piace e le regalerò una casa."
--Rod Stewart


"Vedi, il problema è che Dio ha dato agli uomini un cervello e un pene, ma sangue a sufficienza per far funzionare solo uno dei due alla volta."
--Robin Williams

 

 
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UN SENSO - VASCO ROSSI

Post n°43 pubblicato il 21 Dicembre 2007 da mamboyoyo

 

Messaggio N°38
Tags: vasco
08-12-2007 - 17:55
un senso

Un senso

Voglio trovare un senso a questa sera
Anche se questa sera un senso non ce l’ha

Voglio trovare un senso a questa vita
Anche se questa vita un senso non ce l’ha

Voglio trovare un senso a questa storia
Anche se questa storia un senso non ce l’ha

Voglio trovare un senso a questa voglia
Anche se questa voglia un senso non ce l’ha

Sai che cosa penso
Che se non ha un senso
Domani arriverà...
Domani arriverà lo stesso
Senti che bel vento
Non basta mai il tempo
Domani un altro giorno arriverà...

Voglio trovare un senso a questa situazione
Anche se questa situazione un senso non ce l’ha

Voglio trovare un senso a questa condizione
Anche se questa condizione un senso non ce l’ha.

di Vasco Rossi...qsto weekend cerkerò un senso....x il resto tanti e buoni cubalibra.....

Sai che cosa penso
Che se non ha un senso
Domani arriverà
Domani arriverà lo stesso
Senti che bel vento
Non basta mai il tempo
Domani un altro giorno arriverà...
Domani un altro giorno... ormai è qua!

Voglio trovare un senso a tante cose
Anche se tante cose un senso non ce l’ha

 

 
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questi napoletani...

Post n°40 pubblicato il 16 Dicembre 2007 da mamboyoyo
 

Al reparto alimentari si presenta un omino di Cinisello con faccia da
pignolo e piantagrane, e chiede al commesso mezzo cocomero.
"Un momento solo signore, devo chiedere una cosa al responsabile".
Il commesso si avvia verso gli uffici direzionali senza accorgersi che il
cliente lo segue.
Entra nell'ufficio del responsabile e prorompe:
"Direttore, c'è un cretino di la' che mi ha chiesto mezzo cocomero".
Cenni disperati del responsabile, che ha visto il cretino in questione.
Il commesso si gira e, senza fare una piega, dice:
"E poi ci sarebbe questo gentleman che sarebbe interessato a prendere
l'altra metà".
Risolta la situazione, il responsabile e il commesso si ritrovano da soli
nell'ufficio:
"Giovanotto", dice il direttore, "stava per combinare un bel disastro, ma
non ho potuto fare a meno di ammirare il sangue freddo con cui ne è
        uscito fuori.
Vorrei sapere qualcosa di più sul suo conto.
Come si chiama?".
"Mi chiamo Pasquale Quagliarulo, signore, e vengo da Napoli, città di
grandi calciatori e grandi mignotte".
Il direttore: "Mia moglie è di Napoli......".
"Ah, si'? E in che ruolo gioca?".
 

 
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x chi c'era

Post n°34 pubblicato il 20 Novembre 2007 da mamboyoyo
 

Noi che ci divertivamo
anche facendo "Strega Comanda Color".

Noi che le femmine ci obbligavano a giocare a
"Regina Reginella" e a "CampanaNoi che facevamo "Palla Avvelenata".

Noi che giocavamo regolare a "Ruba Bandiera".

Noi che non mancava neanche
"Dire Fare Baciare Lettera Testamento".

Noi che i pattini avevano 4 ruote e  si allungavano quando il piede cresceva.

Noi che mettevamo le carte da gioco con le mollette sui  raggi della bicicletta.
Noi che chi lasciava la scia più lunga nella frenata con la bici  era il più figo.
Noi che  'se ti faccio fare un giro con la bici nuova non devi cambiare le marce'.
Noi che passavamo ore a cercare i buchi sulle camere d'aria mettendole in  una bacinella.
Noi che ci sentivamo ingegneri  quando riparavamo quei buchi col tip-top.
Noi che il Ciao si accendeva pedalando.
Noi che suonavamo al campanello per  chiedere se c'era l'amico in casa.
Noi che facevamo a gara a chi masticava più big  babol contemporaneamente.
Noi che avevamo adottato gatti e cani randagi che non ci hanno
mai attaccato nessuna malattia mortale anche se  dopo averli
accarezzati ci mettevamo le dita in  bocca.
Noi che quando starnutivi, nessuno chiamava  l'ambulanza.
Noi che i termometri li rompevamo, e  le palline di mercurio giravano per tutta  casa.
Noi che dopo la prima partita c'era la rivincita, e poi la bella, e poi la bella della  bella. (pure mò)
Noi che se passavamo la palla al portiere  coi piedi e lui la prendeva con le mani non era fallo.

Noi che giocavamo a "Indovina Chi?" anche  se conoscevi tutti i personaggi a  memoria.

Noi che giocavamo a fiori frutta e città (e la città con la  D era sempre Domodossola).
Noi che con le 500 lire di carta ci venivano 10 pacchetti di figurine.
Noi che ci mancavano  sempre quattro figurine per finire l'album Panini.

Noi che ci spaccavamo i diti per giocare a  Subbuteo.

Noi che avevamo il "Nascondiglio  Segreto" con il "Passaggio segreto".

Noi che  le cassette se le mangiava il mangianastri, e ci toccava riavvolgere il nastro con la penna.

Noi che  in TV guardavamo solo i cartoni animati.
Noi che avevamo i cartoni animati belli.!!
Noi che  litigavamo su chi fosse più forte tra Goldrake e Mazinga (Goldrake, ovvio..)
Noi che guardavamo  "La Casa  Nella Prateria" anche se metteva tristezza.

Noi che abbiamo raccontato 1.500 volte  la barzelletta del fantasma
formaggino.
Noi che alla messa ridevamo di continuo.
Noi che si andava a messa se no erano legnate.
Noi che si bigiava a messa.
Noi che ci  emozionavamo per un bacio su una guancia.
Noi che  non avevamo il cellulare per andare a parlare in privato sul terrazzo.
Noi che i messaggini li scrivevamo su dei pezzetti di carta da passare al compagno.
Noi che non avevamo nemmeno il telefono  fisso in casa.

Noi che si andava in cabina a  telefonare.

Noi che c'era la Polaroid e aspettavi  che si vedesse la foto.

Noi che non era Natale se alla tv non vedevamo la pubblicità della Coca Cola  con l'albero.
Noi che le palline di Natale erano  di vetro e si rompevano.
Noi che al nostro compleanno invitavamo tutti, ma proprio tutti, i nostri compagni di classe.
Noi che facevamo il  gioco della bottiglia tutti seduti per terra.
Noi  che alle feste stavamo sempre col manico di scopa in mano.
Noi che se guardavamo tutto il film delle 20:30 eravamo  andati a dormire  tardissimo.
Noi che guardavamo film dell'orrore anche se avevi paura.
Noi che giocavamo a calcio con le pigne.
Noi che le pigne ce le tiravamo pure.
Noi  che suonavamo ai campanelli e poi scappavamo.
Noi  che nelle foto delle gite facevamo le corna e eravamo sempre sorridenti.
Noi che il bagno si  poteva fare solo dopo le 4.
Noi che a scuola  andavamo con cartelle da 2 quintali.
Noi che  quando a scuola c'era l'ora di ginnastica partivamo da casa in tuta.
Noi che a scuola ci andavamo da soli, e tornavamo da soli.
Noi che se  a scuola la maestra ti dava un ceffone, la mamma a casa te ne dava 2.
Noi che se a scuola la maestra ti  metteva una nota sul diario, a casa era il terrore.
Noi che le ricerche le facevamo in biblioteca, mica su Google.
Noi che internet non  esisteva.
Noi che però sappiamo a memoria "Zoff  Gentile Cabrini Oriali Collovati Scirea Conti Tardelli Rossi Antognoni Graziani (allenatore  Bearzot)".
Noi che 'Disastro di Cernobyl' vuol dire che non potevamo bere il latte  alla  mattina.
Noi che compravamo le uova sfuse, e la  pizza alta un dito, con la carta del  pane  che si impregnava d'olio.
Noi che non sapevamo  cos'era la morale, solo che era sempre quella..fai merenda con Girella.
Noi che si poteva star fuori in bici il pomeriggio.
Noi che se andavi in  strada non era così pericoloso.
Noi che però  sapevamo che erano le 4 perchè stava per iniziare BIM BUM BAM.

Noi che sapevamo che ormai era  pronta la cena perchè c'era Happy Days.
Noi che il primo novembre era "Tutti i Santi", mica  Halloween.
Che  fortuna esserci stati!
    .........IO C'ERO!!!   
 

 
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la perfezione

Post n°32 pubblicato il 15 Novembre 2007 da mamboyoyo
 

Questa e' un po' vecchia ma vale sempre la pena inoltrarla ....
 
 
 
La perfezione

C'era una volta un uomo perfetto e una
donna perfetta che si incontrarono. Dopo essersi fatti una corte
perfetta, si sposarono. La loro unione era perfetta. Una vigilia di
Natale, di notte, la coppia perfetta viaggiava a bordo di una macchina
perfetta lungo una strada deserta, quando vide un uomo in difficoltà
sul bordo strada. Essendo perfetti si fermarono per dare soccorso. La
persona in difficoltà era Babbo Natale, con il sacco pieno di regali.
Non volendo che migliaia di bambini restassero delusi da questa vigilia
di Natale, la coppia perfetta fece salire sulla macchina Babbo Natale e
i doni e lo accompagnò a distribuirli. Sfortunatamente, a causa del
maltempo, i tre ebbero un incidente. Solo uno dei tre sopravvisse.
Quale?
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(vedere la soluzione più in basso)
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continuate a
scendere
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La donna perfetta è sopravvissuta!
Infatti è la sola
persona di questa
storia che esiste veramente.
Tutti sanno che l'uomo
perfetto e Babbo
Natale non esistono.
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Le donne
devono smettere
di leggere a questo
punto. La storia per loro è finita.
Gli uomini
possono continuare.
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continuate a
scendere
(SOLO GLI
UOMINI, HO DETTO!)
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Dunque,
se l'uomo perfetto e Babbo Natale non esistono... guidava per forza
la
donna. Ciò spiega l'incidente.
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Ancora un po' più in basso...
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D'altra parte, se sei una donna
e stai leggendo a questo punto, stiamo
semplicemente dimostrando
un'altra verità: La donna non ascolta mai ciò
che le si dice !!
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FINE!!
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Inviate il messaggio agli uomini intelligenti che
hanno bisogno di un sorriso...e alle donne che vi sembrano abbastanza

 
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said

Post n°30 pubblicato il 06 Novembre 2007 da mamboyoyo
 

 Un uomo d'affari deve recarsi per qualche giorno all'estero
    per un viaggio di lavoro, convoca il buon Said, suo fidato domestico e
    gli spiega la situazione:
    "Vedi io devo andare all'estero per qualche giorno, mi raccomando
   che tutto fili liscio qui e per qualsiasi problema chiamami.”
     "Si signore no preoccupare"
    Dopo qualche giorno l'uomo d'affari, non sentendo notizie, chiama Said:
   "Ciao, Said come va?"
  "Tutto male!"
   "Perchè cos'è successo?"
   "Rotto manico di vanga"
   "Ma Said, porco cane, mi hai quasi fatto prendere un colpo, mi dici
   che va male e poi si è solo rotto il manico della vanga!?"
   Poi preso dal rimorso pensa che Said potrebbe prendersela a male e
   allora cerca di conciliare:
   "Com'è successo?"
   "Niente, sotterravo cane"
   "Ma come, il mio cane che amavo come un figlio, ma com'è
   successo?"
   "Caduto piscina!"
   "Ma Said è un Terranova, il cane bagnino, come può essere annegato in
   piscina?"
   "No acqua in piscina e lui caduto morto"
   "Ma come, non c'era l'acqua in piscina, abbiamo fatto la settimana
   scorsa la pulizia e messo l'acqua per l'estate!"
   "Si ma acqua usata pompieri per spegnere incendio"
   "Incendio, ma quale incendio Said?"
   "Preso fuoco la casa!"
   "La mia casa, ma com'è successo?"
   "Camera ardente sua madre, c'era
   candela vicino tenda, tutto bruciato."
   "La camera ardente, è morta la mia mamma? Ma se abbiamo festeggiato
   l'altro giorno il suo 70° compleanno ed era piena di energia!"
   "Si, ma ieri notte sua madre no riuscire a dormire,
   andata a chiedere aiuto a sua moglie, ma l'ha vista in camera
   con suo migliore amigo ed e' morta d'infarto."
   "Ma come Said mia moglie mi tradisce col mio migliore amico?
   Ma Said resto via 4 giorni e la mia vita è sfasciata, ma non c'è proprio nulla
   di positivo?"
   "Si capo ricorda che altra settimana lei fatto test per AIDS?"
   "Si."
   "Ecco,... quello POSITIVO!"

 
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coppia moderna

Post n°28 pubblicato il 06 Novembre 2007 da mamboyoyo

Una donna manager in carriera, temporaneante per lavoro a Parigi, riceve una lettera dal suo fidanzato che vive in un altro Paese. La lettera diceva quanto segue:
"Cara Claudia, non posso più continuare la nostra relazione. La distanza che ci separa è troppo grande. Devo ammettere che ti sono stato infedele 10 volte da quando te ne sei andata e penso che né tu né io meritiamo questo. Mi dispiace. Per favore restituiscimi le foto che ti ho mandato. Con affetto, Roberto"
La donna, molto ferita, chiese a tutte le sue colleghe di lavoro che le regalassero foto dei loro fidanzati, amici, zii, cugini, fratelli ecc. Insieme alla foto di Roberto mise tutte quelle regalatele dalle amiche. C'erano 57 foto nella busta e una nota che diceva:
"Roberto, perdonami, non riesco a ricordarmi chi cazzo sei. Cerca la tua foto nel pacchetto e restituiscimi il resto."

 
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