la fiaccola
Ospedali, galere e puttane: sono queste le università della vita. Io ho preso parecchie lauree. Chiamatemi dottore (Charles Bukowski)
Nelle mani dello Stato la forza si chiama diritto
nelle mani dell'individuo si chiama delitto
(Max Stirner)
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(Charles Baudelaire)
nel mio cuore gemente; tu che forte
come un branco di demoni venisti
a fare, folle e ornata, del mio spirito
umiliato il tuo letto e il regno-infame
a cui, come il forzato alla catena,
sono legato; come alla bottiglia
l'ubriacone; come alla carogna
i vermi; come al gioco l'ostinato
giocatore, - che tu sia maledetta!
Ho chiesto alla fulminea spada, allora,
di conquistare la mia libertà;
ed il veleno perfido ho pregato
di soccorrer me vile. Ahimè, la spada
ed il veleno, pieni di disprezzo,
m'han detto: "Non sei degno che alla tua
schiavitù maledetta ti si tolga,
imbecille! - una volta liberato
dal suo dominio, per i nostri sforzi,
tu faresti rivivere il cadavere
del tuo vampiro, con i baci tuoi!"

Paramahansa Yogananda
5/1/1893 * 7/3/1952
UNA STRANA STORIA
Verso la metà degli anni settanta in casa di un amico vidi un libro che si intitolava "Autobiografia di uno yogi" di Paramahansa Yogananda. All'epoca iniziavo ad interessarmi alle filosofie orientali, perciò chiesi al mio amico di prestarmelo. In realtà ne lessi solo poche pagine, trovandolo, allora, di una noia mortale e dopo qualche mese lo restituii.
Il pomeriggio del 5 gennaio 1993, volendo acquistare dei libri da regalare per il giorno della Befana, mi recai alla libreria Feltrinelli di Largo Argentina. Curiosando tra gli scaffali fui attratto da un volume in bella vista nel reparto filosofia orientale. E' facile da indovinare: si trattava di "Autobiografia di uno yogi". Nonostante l'esperienza passata e il prezzo abbastanza elevato sentii il desiderio imperativo di acquistarlo. Quella stessa sera a casa iniziai a leggerlo e scoprii con meraviglia che Yogananda era nato esattamente 100 anni prima, il 5 gennaio 1893! Il libro questa volta mi affascinò, mi aprì le porte di un mondo sconosciuto e fantastico. La mia mente si confrontò con idee nuove e molte cose della vita, grazie a ciò, le vidi con più chiarezza.
Compatibilmente coi miei impegni continuai avvidamente la lettura fino alla sera del 7 marzo quando giunsi alla fine, e qui un'altra sorpresa, un altro strano caso: proprio il 7 marzo Yogananda aveva abbandonato il suo corpo terreno!
Anche se non mi sono cnvertito e continuo a guardare all'esistenza di Dio con un certo scetticismo, gli insegnamenti di Yogananda hanno cambiato non poco il mio modo di vedere le cose. E' una lettura che consiglio a tutti
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Post n°256 pubblicato il 08 Giugno 2011 da dr.emme
Tra il ponte delle Valli e il ponte Salario, a Roma, si snoda una pista ciclabile tra l'argine dell'Aniene e la ferrovia Roma Firenze (vedi mappa). Fino a trent'anni fa qui c'era una borgata di baracche, il Fosso di Sant'Agnese, tirate su dagli immigrati di alllora provenienti in gran parte dal Sud, ma anche dalle Marche, dall'Umbria, dal Veneto, attirati nella Capitale dalla speranza di una vita migliore. Me le ricordo bene quelle casupole e la gente che ci viveva, perchè ogni tanto ci andavo con un mio amico a fare il doposcuola ai bambini. Qui, nel 1955 venne girato il film "Il Tetto" di Vittorio De Sica e sceneggiatura di Cesare Zavattini, uno degli ultimi frutti del neorealismo. E sempre qui, restando in ambito cinefilo, fu girata la memorabile scena dell'inseguimento di Aldo Fabrizi e Totò di "Guardie e ladri". Allora questo era l'estremo limite della città, oltre c'era solo campagna. Qui spesso da bambino venivo con mio nonno a passeggiare, lungo la ferrovia fino al ponte di ferro che scavalcava l'Aniene, a vedere i treni passare.
Percorrendo la pista ciclabile si è proiettati in un'altra dimensione, in un'incredibile oasi di tranquillità. La città sembra essere così lontana, eppure è così vicina. I palazzoni al di là della ferrovia e della tangenziale sono nascosti dagli alberi e i rumori del traffico sono impercettibili. Il fiume scorre lento e il silenzio è rotto solo dal canto degli uccelli e dallo sferragliare dei treni che marciano lenti verso la vicina stazione.
Qualche giorno fa, dopo più di un anno, mi sono trovato di nuovo a percorrere questo sentiero e arrivato al ponte in cemento della ferrovia ad alta velocità che ha sostituito il vecchio ponte di ferro dei miei ricordi di bambino, ho notato che era stata affissa una lapide a ricordo del gesto eroico di un ragazzo di 12 anni.
Il 4 giugno 1944 gli americani erano entrati a Roma, liberandola dopo 9 mesi di occupazione nazista. Il giorno seguente i tedeschi in ritirata verso nord tentarono di far saltare il ponte ferroviario sull'Aniene al fine di rallentare l'avanzata alleata. Solo grazie al pronto intervento di un gruppo di giovani guidati dal dodicenne Ugo Forno il tentativo non riuscì. Anche se il prezzo pagato fu altissimo. Il primo giorno di libertà fu l'ultimo della vita di Ughetto.
Giugno 1944 (primo giorno della Liberazione) Ugo Forno, chiamato Ughetto dai suoi compagni di scuola, aveva 132 anni: Un ragazzino gracile ma vivacissimo, con i capelli scuri e con gli occhi azzurri. Terminato l’anno scolastico 1943/44 era stato alla III classe. “I tedeschi stanno mettendo le mine sul ponte dell’Aniene, lo vogliono demolire: noi andiamo a salvarlo, ci devono passare gli americani: Avete delle armi? Venite con me”. Dice prorprio così: “con me”, non “con noi”. Parla da capitano. I contadini si alzano tutti e sei e gli vanno dietro dopo aver tirato fuori dalla cantina due mitra Beretta, due fucili della fanteria tedesca, alcune pistole. Il ponte di ferro sull’Aniene, che fiancheggia la via Salaria all’altezza dell’aeroporto dell’Urbe, sorregge i binari della ferrovia Roma-Firenze: Una decina di guastatori tedeschi, con la tuta maculata verde e marrone. Stanno piazzondo sotte le tre arcate grossi pacchi di esplosivo e stendono i cavi elettrici del detonatore. E’ uno scontro furioso, Ugo e alcuni dei suoi sparano da dietro una capanna, glia altri allungati a terra sopra un dosso: I guastatori tedeschi capiscono subito che ad attaccarli sono patrioti* italiani ma si rendono anche conto di non avere più tempo, ormai, perché gli americani stanno arrivando. Così decidono di abbandonare quel maledetto ponte e ritirarsi. Per coprirsi le spalle sparano tre colpi di mortaio. I primi due colpi feriscono tre dei suoi compagni. “Sparate sul fumo! Sparate sul fumo!” urla Ughetto, che intanto fa fuoco col suo fucile. Il terzo colpo colpisce a morte il capitano bambino che cade di schianto. Quando tocca terra ilo suo cuore ha cessato di battere ……. I tedeschi fuggono e il ponte rimane intatto. Sono gli ultimi tedeschi a lasciare Roma e Ugo Forno l’ultimo romano che muore combattendo per cacciarli. AI PASSANTI: UN PAESE SENZA Riprendendo il cammino pensando al miserabile spettacolo offerto dalla politica e dalla società attuale dominata da affaristi, da opportutinisti, da personaggi di infimo spessore morale, inevitabilmente ho riflettuto sull'ineguatezza mia e di chi avrebbe dovuto preservare l'ideale di libertà che quel giorno animò Ughetto e i suoi compagni. http://www.ugoforno.it/ |
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Post n°255 pubblicato il 02 Giugno 2011 da dr.emme
TRIBUTO A RINO GAETANO Trent'anni fa moriva in un incidente stradale Rino Gaetano uno dei cantanti che più ho amato (e amo) per il suo anticofromismo, per l'ironia, per la semplicità con cui trattava temi anche importanti. I miei sogni d'anarchia |
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NUMMERI - Conterò poco, è vero: In modo del tutto casuale leggendo questa poesia di Trilussa il pensiero è corso al nostro grande Numero 1 nazionale e a tutti gli Zero che lo seguono.
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Post n°253 pubblicato il 21 Maggio 2011 da dr.emme
Il moscone ed io
Avevo esagerato con il vino, ma me ne resi conto solo quando mi alzai dalla sedia. Le gambe mi sorressero a fatica, vacillai, mi afferrai al tavolo che tremò sotto il peso del mio corpo. Le caraffe vuote ondeggiarono, e tintinnarono urtandosi, il bicchiere si rovesciò e rotolò giù verso il pavimento; non so come riuscii a riprenderlo al volo. Lo posai sul tavolo con cura esagerata e restai un attimo immobile cercando un equilibrio stabile. La sala iniziò a ruotare. Chiusi gli occhi, ma fu peggio, era come se fossi su una barca nel mare in tempesta. Un'ondata di vino e di succhi gastrici risalì dallo stomaco e mi riempì la bocca, ma riuscii a deglutire e a farla refluire nella laringe. Rimasi immobile trattenendo il respiro, poi quando la stanza smise di girare, con passo strascicato, mi avviai verso il cesso, sul lato opposto della sala. I tavoli erano tutti pieni, la gente parlava forte, rideva e scherzava. Una ridda di voci mi aggredì da ogni lato. Di quella melassa di suoni indistinti, stranamente, riuscivo a percepire chiaramente solo alcune, frasi che sembravano riguardarmi: "E alla fine la ditta ha chiuso e ci hanno licenziati tutti". "Mia moglie mi ha fatto scrivere dall'avvocato". "Tua madre è ancora in ospedale?". "Coraggio è solo un momento difficile, passerà!". Si, è solo un momento difficile. Lo è da quando sono nato e non passa mai! Ero frastornato, la traversata sembrava non aver fine. Sentivo le ondate di vomito salire come cavalloni Ad ogni passo ero costretto a fermarmi, a trattenere il respiro, a serrare le mascelle, a stringere le labbra per impedire che quel liquido fetido eruttasse come la lava di un vulcano. Alla fine, dopo un tempo che mi parve infinito, arrivai alla porta del bagno e l'aprii. Non era un bagno, ma una putrida latrina in tono con il resto del locale. Una fioca lampadina appesa a un filo pendeva dal soffitto, i muri scrostati erano ricoperti di graffiti osceni, sul pavimento un dito di melma giallastra e maleodorante che la segatura non riusciva più ad assorbire. "Per fortuna ho gli scarponi", pensai. Mi feci coraggio, entrai in quella mefitica palude e mi piazzai a gambe larghe davanti alla tazza. Aprii la cerniera dei pantaloni, infilai la destra nelle mutande, lo tirai fuori e lo puntai verso il water. All'interno, su uno schizzo di merda attaccato alla ceramica, c'era uno moscone. Uno di quei grossi mosconi schifosi con le zampe nere e pelose e gli occhi amaranto. "Cazzo!" pensai "A me la merda costringono a mangiarla a palate ogni giorno e tu invece sei lì che te la succhi felice. Che testa di cazzo!" Lo schizzo di urina uscì violento come il getto di una pompa. Lo presi in pieno, non gli diedi scampo. "Muori affogato nel piscio stronzo! Potevi volare su i fiori e hai scelto lo merda. Mille volte testa di cazzo!" Me lo sgrullai con cura e lo rimisi a nanna nelle mutande. Mentre tiravo su la lampo guardai il moscone che galleggiava nella pozza giallastra in fondo alla tazza. "Crepa!" e sputai con disprezzo. Ma mentre sputavo pensai che lui era morto facendo ciò che gli piaceva. Io invece sarei morto prendendolo in culo. Tirai la catena, tornai al tavolo e mi scolai un altro quartino. © Dr.emme |
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Post n°252 pubblicato il 01 Maggio 2011 da dr.emme
La zattera della Medusa è un quadro dipinto nel 1819 da pittore francese Theodore Gericault. L’autore si ispirò ad un episodio che all’epoca colpì profondamente l’opinione pubblica, il naufragio avvenuto nel 1816 della nave Medusa in viaggio dalla Francia verso il Senegal. Per l’imperizia del comandante la nave si incagliò al largo della costa africana; i superstiti si ammassarono su una zattera che andò alla deriva per giorni. Giorni terribili in cui la lotta per la vita assunse aspetti drammatici con persone gettate in mare ed episodi di cannibalismo. Dopo due secoli la rotta si è invertita, dall’Africa centinaia di fragili imbarcazioni fanno rotta verso l’Europa cariche di un’umanità disperata. Al dramma di questi nuovi naufraghi assistiamo indifferenti e oggi nessun pittore ne trova spunto di ispirazione.
Tra il blu del cielo e quello del mare ...la vita è fuga Tra il blu del cielo e quello del mare Tra il blu del cielo e quello del mare |
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Post n°251 pubblicato il 17 Gennaio 2011 da dr.emme
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Post n°250 pubblicato il 16 Gennaio 2011 da dr.emme
MACRO 3 "Are you sure that a floor can't also be a ceiling?" degli artisti olandesi Liesbeth Bik e Jos Van der Pol che collaborano con il nome di Bik Van der Pol è l’opera che mi ha più colpito. E’ un edificio in vetro che si ispira alla celebre Farnsworth House di Mies van der Rohe. Una serra, con la temperatura a 30 gradi e il 90% di umidità, che contiene centinaia di farfalle tropicali. Forse sarà perchè abitando in città di farfalle ne vedo poche, ma entrare nella struttura ammirare la bellezza delle ali di questi insetti e vedermeli svolazzare intorno mi ha veramente emozionato.
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The working class hero
(di John Lennon
eseguita da Marianne Faithfull)
As soon as you're born they make you feel small
By giving you no time instead of it all
Till the pain is so big you feel nothing at all
A working class hero is something to be
A working class hero is something to be
They hurt you at home and they hit you at school
They hate you if you're clever and they despise a fool
Till you're so fucking crazy you can't follow their rules
A working class hero is something to be
A working class hero is something to be
When they've tortured and scared you for twenty odd years
Then they expect you to pick a career
When you can't really function you're so full of fear
A working class hero is something to be
A working class hero is something to be
Keep you doped with religion and sex and TV
And you think you're so clever and class less and free
But you're still fucking peasants as far as I can see
A working class hero is something to be
A working class hero is something to be
There's room at the top they are telling you still
But first you must learn how to smile as you kill
If you want to be like the folks on the hill
A working class hero is something to be
A working class hero is something to be
If you want to be a hero well just follow me
If you want to be a hero well just follow me
FOLLIA
Stanley Kubrik - Full Metal Jacket
Imagine there's no heaven
It's easy if you try
No hell below us
Above us only sky
Imagine all the people
Living for today...
Imagine there's no countries
It isn't hard to do
Nothing to kill or die for
And no religion too
Imagine all the people
Living life in peace...
You may say I'm a dreamer
But I'm not the only one
I hope someday you'll join us
And the world will be as one
Imagine no possessions
I wonder if you can
No need for greed or hunger
A brotherhood of man
Imagine all the people
Sharing all the world...
You may say I'm a dreamer
But I'm not the only one
I hope someday you'll join us
And the world will live as one...
BARCAROLO ROMANO
(Pizzicaria/Balzani 1926)
Quanta pena stasera c'è sur fiume che fiotta così
disgraziato chi sogna e chi spera tutti ar monno dovemo soffrì
ma si un'anima cerca la pace pò trovalla sortanto che qui...
Er barcarolo và contro corente e quanno canta l'eco s'arisente
dice: si è vero che tu dai la pace fiume affatato nun me la negà
Più d'un mese è passato che una sera je dissi: "A Ninè,
quest'amore è ormai tramontato". Lei rispose: "Lo vedo da me".
Sospirò poi me disse: "Addio core, io però nun me scordo de te!"
Je corsi appresso, ma nun l'arivai; la cerco ancora e nun la trovo mai.
Si è vero, o fiume che tu dai la pace me sò pentito, fammela trovà.
Proprio incontro ar battello vedo un'ombra sull'acqua, viè in quà
s'ariggira che c'è un mulinello poi và sotto e ariassomma più in là
voga...presto...è 'na donna affogata poveraccia penava...chissà?
La luna da lassù fà capoccella rischiara er viso de Ninetta bella
me chiese pace e io je l'ho negata fiume bojaccia je l'hai data tu!






































































































Inviato da: massimo mariani parm
il 13/02/2011 alle 18:41
Inviato da: dr.emme
il 07/11/2010 alle 00:13
Inviato da: amorino11
il 30/10/2010 alle 20:08
Inviato da: albachiara.b
il 25/10/2010 alle 01:01
Inviato da: gimotto1949
il 08/08/2010 alle 01:53